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29 maggio 2023

Google-AI, ecco Search Generative Experience: come cambierà la Ricerca

Alex Baldarelli

Scritto daAlex Baldarelli

Tempo stimato per la lettura8 minuti

Durante l’evento Google I/O, dedicato agli sviluppatori, Big G ha dato ampio spazio alle evoluzioni dell’intelligenza artificiale e alle nuove implementazioni. L’iniziale scetticismo proveniente da Mountain View sull’effettiva utilità dell’intelligenza artificiale per le persone sembra ormai superato. “È vero, deve essere implementata in modo responsabile e senza eccedere, ma si tratta di uno strumento molto efficace che consente di aumentare la conoscenza, la creatività e quindi la produttività, sia agli sviluppatori che alle aziende” – è la posizione attuale di Google.

Ma la vera novità che interessa tutti gli utenti è il lancio ufficiale di un nuovo modello di motore di ricerca chiamato Search Generative Experience, basato proprio sull’AI. Vediamo di cosa si tratta e come cambia effettivamente la Ricerca a disposizione degli utenti.

Google SGE, Search Generative Experience: cos’è e nuove funzionalità
Cresce, evolve e si sviluppa la Ricerca di Google con l’intelligenza artificiale generativa. Si basa proprio su questa il nuovo progetto sperimentale lanciato da Google per migliorare e semplificare le ricerche online da parte degli utenti e da questa prende il nome. L’obiettivo è fornire all’utente la risposta più pertinente a una query nel più breve tempo possibile. Ancora oggi, gli utenti effettuano tante query prima di ottenere la risposta che cercavano: con l’intelligenza artificiale, Big G vuole evitare proprio questo. Un’unica query per una risposta pertinente e completa. In sostanza, il focus è sempre lo stesso: massima qualità della user experience e ricerca sempre più user friendly.

Search Generative Experience (SGE), lato utente, cambia in primis nella visualizzazione dei risultati, che includerà un blocco ombreggiato presente sotto la barra di ricerca contenente, sotto forma di snapshot, le informazioni chiave da considerare come “premessa” alla query, con tanto di link per approfondire. Questo serve agli utenti ad avere un punto di partenza nella propria ricerca di informazioni, avendo subito sott’occhio una visione d’insieme di un determinato argomento. I link alle risorse puntano ovviamente agli approfondimenti, forniti dalle fonti che Google ritiene più affidabili tra editori, creatori di contenuti, aziende: insomma, gli esperti di uno specifico tema.

Un'altra funzionalità prevista da SGE è l’implementazione di esperienze verticali in ambiti come lo shopping, sempre più al centro delle ricerche online. L’intelligenza artificiale aiuta l’utente a prendere decisioni consapevoli in fase di acquisto, accelerando i processi che portano alla conversione. Oltre a mostrare dettagliate descrizioni dei prodotti, vengono proposte recensioni pertinenti, prezzi di diversi fornitori e immagini, con diverse opzioni del prodotto stesso.

Google si è soffermato molto anche sull’advertising, nella progettazione di Search Generative Experience. Se è vero che le ads avranno sempre un ruolo importantissimo, è altrettanto fondamentale che l’utente riesca a distinguere immediatamente quelli che sono i risultati organici da quelli a pagamento. Al contempo, Google vuole che gli annunci di ricerca non dovranno più servire solo alle aziende per promuoversi, ma deve diventare anche un valido strumento per proporre agli utenti fonti autorevoli di informazioni.

SGE consente anche di creare storie: prova a chiedere di raccontarti una storia di un uomo che corre sul suolo lunare! Ecco perché il motore di ricerca può fornire ampio supporto per la realizzazione di un post sui social. E’ la modalità conversazionale e consente agli utenti di porre domande in una modalità molto più “umana”, completamente nuova ottenere idee creative utili in ambito lavorativo e non solo… . E’ la modalità conversazionale ed è un fattore on top alla nuova modalità di Ricerca Google, basata sull’intelligenza artificiale. Vediamo come funziona, quali le basi dell’intelligenza artificiale di Google e quali sono le differenze rispetto all’AI di Microsoft.

Google AI e modalità conversazionale: come funziona e differenze con Bing
Come abbiamo affermato precedentemente, l’obiettivo di SGE è quello di ottimizzare la user experience e rendere la ricerca più user friendly. Per questo, la modalità conversazionale è indispensabile, in quanto aiuta l’utente a porre domande in modo molto più naturale, riunendo più query in una sola, per ottenere la risposta che cercava. Ad esempio la query “miglior posto in italia dove andare in vacanza nel 2023 per movida, mangiare bene e spendere poco” comporta di solito tante ricerche; con la modalità conversazionale, invece, l’utente può ottenere una risposta con un’unica query. L’idea è che l’utente possa per l'appunto conversare con il motore di ricerca, ma solo per ottenere delle informazioni.

Ma come funziona questa modalità conversazionale? Google ha implementato un nuovo modello di linguaggio PaLM 2, in grado di portare avanti ragionamenti complessi, comprendendo e organizzando le informazioni in modo totalmente nuovo e completo. SGE, infatti, è stato “addestrato” per eseguire attività specifiche per la ricerca, sfruttando questi modelli insieme ai sistemi di ranking, per restituire all’utente risultati utili e pertinenti.

Attenzione, al contrario di ChatGPT implementato da Microsoft, l’intento di Google non è quello di ricreare una persona: l’obiettivo della modalità conversazionale è esclusivamente quello di perfezionare la Ricerca. Si tratta quindi di un sistema con il quale l’utente non potrà “dialogare” come con un essere umano, tantomeno richiedere opinioni su temi controversi. In sostanza, al contrario di Bing, non troverai mai risposte in prima persona, ma solo risultati oggettivi e superpartes e basati su fonti ritenute attendibili e autorevoli.

Resta comunque sempre valida e vigile la classificazione delle pagine YMYL, che contengono informazioni di vitale importanza per le persone, quali salute, finanza ecc. SGE è progettato per non rispondere a query riguardanti questi argomenti: pertanto se chiederai a SGE quando assumere un farmaco oppure se investire o meno in borsa, non otterrai risposte.
Inoltre, nei risultati di ricerca, SGE si basa su standard ancora più rigidi rispetto all’attuale modalità di Ricerca. Pensiamo, innanzitutto, che il modello è stato addestrato anche per restituire una vera e propria dichiarazione di “non responsabilità” nei risultati mostrati. Ad esempio, suggerisce di non fare affidamento a informazioni reperite sul web per una diagnosi, ma di rivolgersi a veri e propri professionisti.
Allo stesso modo, non restituirà risposte per query relative ad argomenti pericolosi, quali quelle legate ad autolesionismo o qualsiasi altro modo di procurare danno a sé stesso e/o agli altri.

Ecco che quindi si nota l’apertura di Google nei confronti dell’intelligenza artificiale, ma sempre con i piedi di piombo… su argomenti che possono cambiare, rendere vulnerabile o mettere in pericolo la vita delle persone, è meglio non farla intervenire.



Google SGE: cosa cambia in ottica SEO

Con l’introduzione (ora sì a tutti gli effetti) dell’Intelligenza Artificiale nei sistemi di Ricerca Google, anche la SEO si muove verso nuove frontiere. Al momento, SGE è disponibile solo per gli Stati Uniti e solo per gli iscritti al programma Labs di Big G, pertanto non esistono risultati certi e analisi inequivocabili a tal proposito.

Di sicuro diventerà ancora più importante la qualità delle informazioni condivise, per diventare fonte affidabile, innanzitutto per i crawler. Per Google l’utente non dovrà mai ricevere informazioni incomplete, inesatte o fuorvianti, ma solo le migliori risorse del settore. Resta quindi fattore di ranking primario la user experience e contenuti di alto valore.

Gli snapshot di “premessa” dei risultati e soprattutto la presenza di link di approfondimento certificano il fatto che Google metta sempre in primo piano fonti e riferimenti considerati autorevoli e affidabili.

Al contempo però gli snapshot iniziali rappresentano una sorta di evoluzione degli snippet, per migliorare, facilitare e soprattutto velocizzare la ricerca di informazioni da parte dell’utente. È chiaro l’obiettivo di Google di fornire in autonomia informazioni, mantenendo l’utente in SERP per un tempo maggiore e non sia considerato più solo come motore di ricerca, quindi “di passaggio”. I siti web diventerebbero solo un approfondimento. In sostanza, le ricerche informazionali potrebbero veramente terminare sempre più spesso su Google, mentre non avrebbero effetti negativi siti web legati a ricerche transazionali, come gli ecommerce.

Ecco che quindi molti siti web potrebbero notare un calo di traffico, almeno nel primo periodo di implementazione di SGE. Cosa fare quindi? Il consiglio è sempre quello monitorare costantemente il rendimento della ricerca organica. Al momento, possiamo solo effettuare delle previsioni su come sarà la SEO una volta che SGE sarà diventato la normalità, pertanto valutare periodicamente e a intervalli piuttosto brevi quanto traffico arriva al tuo sito è indispensabile, per prendere in anticipo le dovute contromisure. Nello specifico, prova a dare un’occhiata a quali pagine ottengono più visite e quali meno e prova a individuare un filo logico sul modo in cui gli utenti ti trovano. La comprensione dei dati di ricerca è fondamentale per tracciare una strategia. Non sai come fare per analizzare le metriche del tuo sito e ottimizzarlo in ottica SEO? Dai un’occhiata al nostro servizio di posizionamento SEO!

In sostanza, SGE non è altro che una nuova Ricerca Google basata sull’intelligenza artificiale che allontana l’utente da contenuti potenzialmente dannosi o fuorvianti, comprendendo il contesto dei risultati e aiutandolo a prendere decisioni consapevoli e informate, prive il più possibile di stereotipi e pregiudizi. L’assunto è che gli utenti sul web non vanno tanto per approfondire, ma per ottenere risposte rapide e il più possibile esaustive. Le ricerche che restituiscono informazioni complete e in modo rapido si traducono in un’esperienza utente ottimale… senza il bisogno di andare in giro per il web a trovarle: te le restituisce Google!
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