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26 marzo 2023

Google SpamBrain: cos’è e perché condiziona il posizionamento

Alex Baldarelli

Scritto daAlex Baldarelli

Tempo stimato per la lettura8 minuti

Uno dei problemi che Google (e ogni webmaster) si trova a dover fronteggiare ogni giorno è il pericolo spam. Se, in passato, lo spam si limitava a mail pubblicitarie invasive, oggi il fenomeno è diventato molto più ampio e in grado di sovraccaricare e bloccare le comunicazioni di un’intera azienda. Non solo, un’email di spam viene integrata spesso con link che conducono a siti web infetti, estremamente pericolosi per dati personali e aziendali.

Per mantenere gli utenti al sicuro, combattere e soprattutto prevenire lo spam, Big G ha realizzato, negli anni, svariati strumenti, tra questi l’algoritmo denominato “SpamBrain”. Vediamo di cosa si tratta e perché è in grado di condizionare il posizionamento delle pagine sul motore di ricerca.

Google SpamBrain: l’algoritmo che previene lo spam sul web
Google SpamBrain è un algoritmo che Google ha creato nel 2018, anche se la sua esistenza è stata resa nota solo lo scorso anno. Si tratta di uno strumento di intelligenza artificiale che ha lo scopo di individuare e ridurre al minimo possibile i siti web di spam sul motore di ricerca.

Aggiornato e migliorato costantemente, per far fronte alle minacce di spam in continua evoluzione, è riuscito a ridurre del 99% lo spam nelle ricerche, da quando è stato introdotto. Un altro dato significativo è quello che certifica come, secondo il rapporto annuale sul webspam del 2021, Google sia riuscito a diminuire del 70% i siti di spam compromessi. In sostanza, tutto ciò che esiste di spam sul web, ad oggi non è posizionato in alto in SERP.

SpamBrain e il suo enorme database di statistiche condivise di rilevamento e rimozione dello spam, sono stati inseriti, inoltre, nel Link Spam Update lanciato lo scorso dicembre: un aggiornamento che si avvale, appunto, dei dati dello SpamBrain: approfondiremo in seguito tutte le caratteristiche di questo update. Insomma, stop alle tecniche di SEO Black Hat, per non cadere in pesanti penalizzazioni!

Ma come funziona quindi questo algoritmo? Si basa sulla tecnica dell’apprendimento automatico e “impara” confrontando il sito web con migliaia di siti considerati spam presenti nel database: è così che migliora giorno dopo giorno. Ma che cos’è considerato spam da Google?

Innanzitutto, è bene chiarire che Google SpamBrain non interviene e non valuta solo i contenuti, per individuare casi di spam. Abbiamo detto dei backlink: secondo Big G, tutti i backlink acquistati, scambiati e ottenuti tramite network di siti che si “collegano” tra di loro è da considerarsi spam, senza parlare ovviamente di siti web compromessi da hacker e link infetti.

Per quanto riguarda i contenuti, abbiamo visto qui cosa Google considera spam: attenzione però… oggi i testi generati con l’intelligenza artificiale, se utili agli utenti, sono ben visti dall’algoritmo, come se fossero realizzati da un utente umano. Conta la qualità!

La qualità, appunto: sai che Google SpamBrain qualifica come spam anche la bassa qualità dei contenuti? Insomma, anche se non sei uno spammer, devi comunque stare attento e lavorare molto su ciò che proponi sul web, per non ricevere pesanti penalizzazioni sul motore di ricerca! Vediamo nel paragrafo successivo qualche consiglio per non finire nella rete di Google SpamBrain!

Google: segui le linee guida ed evita le penalizzazioni
Se è vero che l’analisi di Google SpamBrain è rivolta perlopiù a casi specifici di spam, è anche vero che per non ricevere penalizzazioni è importante soffermarsi anche sulla qualità dei contenuti.

Il consiglio che propone Google è sempre quello di seguire le linee guida, in particolare per quanto riguarda le politiche antispam. Come si evince dalle Norme relative allo spam per la Ricerca Google, alcune delle pratiche che devi assolutamente evitare sono:
  • Cloaking, ossia presentare agli utenti contenuti diversi rispetto a quelli mostrati ai crawler, con lo scopo di manipolare il ranking;
  • Doorway, pagine o siti creati con l’unica finalità di posizionarsi per query di ricerca specifiche e simili;
  • Link di spam, come quelli citati sopra, acquistati, scambiati e/o ricevuti da siti di directory e social bookmarking di bassa qualità o commenti nei forum con link nel post, tutte pratiche molto utilizzate in passato, per fare link building e oggi fortemente penalizzate da Google;
  • Funzionalità ingannevoli, come siti che “promettono” di fornire gratuitamente funzionalità utili come la conversione di file e servizi vari, ma che in realtà rimandano gli utenti ad annunci ingannevoli.
  • Redirect pericolosi, spesso inseriti dagli hacker allo scopo di reindirizzare gli utenti verso contenuti pericolosi. Rientrano tra i cosiddetti contenuti compromessi, ossia inseriti in un sito violato da un criminale informatico, spesso con lo scopo di installare contenuti dannosi sul computer.
Inoltre, poni particolare attenzione allo spam generato dagli utenti del tuo sito, ad esempio sul forum, tra i commenti, sul blog. Ecco perché ti consigliamo di implementare un captcha, per rilevare strumenti di bot che generano spam e bloccarli definitivamente!

Per quanto riguarda i contenuti, devi assolutamente allontanarti da pratiche di:
  • keyword stuffing, ossia testi strapieni di keyword per le quali si intende posizionarsi, senza alcun valore aggiunto per l’utente;
  • contenuti copiati
  • contenuti generati con l’intelligenza artificiale non utili per l’utente.
Ecco che quindi la parola d’ordine è sempre creare contenuti originali e di valore, per non essere classificato come spam. Pensa sempre che hai a che fare con persone reali, che desiderano ottenere qualcosa dalla ricerca, dimostra autorità e competenza e cerca di acquisire la fiducia degli utenti: così eviterai di cadere nelle penalizzazioni di Google SpamBrain!

Non solo, ricordati sempre dell’alta qualità dei link e soprattutto che siano organici e naturali. Se è vero che è possibile posizionarsi tra i primi risultati anche senza link building, un’attività del genere è un segnale forte che viene inviato a Google: il mio è un sito di alta qualità e autorevolezza!

Come ottenere backlink di alta qualità? Devi farti conoscere, con contenuti utili per gli utenti e possibilmente unici ed esclusivi, costruire relazioni nella tua nicchia e vedrai che arriveranno anche collegamenti importanti che valorizzeranno la tua strategia SEO!

Proprio sui link considerati spam, Google ha lanciato e portato a termine un aggiornamento proprio lo scorso gennaio. Prosegui nella lettura per scoprirne i dettagli!
Se hai ricevuto una penalizzazione da Google per spam, niente è ancora compromesso: contattaci subito!



SpamBrain e LinkSpam Update: l’aggiornamento di dicembre
Poco più di due mesi fa, Google ha confermato di aver terminato l’implementazione di un aggiornamento importante per contrastare lo spam sul web. L’update, lanciato lo scorso 14 dicembre, ha la funzione ottimizzare i criteri di esclusione di tutti i link considerati spam e quindi contrari alle linee guida. Si tratta di un aggiornamento che coinvolge tutte le lingue.

Nella nota ufficiale, Google cita anche SpamBrain, che è stato migliorato e viene impiegato sempre di più per rilevare anche i backlink non ottenuti in modo naturale e organico, ossia quei backlink, come detto, acquistati, ottenuti da siti creati appositamente con lo scopo di generare link in uscita e/o ricevuti tramite scambio.

Questo update, focalizzandosi sui link, “neutralizza” tutti quelli che considera spam, evitando di conteggiarli e valutarli: i siti web a cui “appartengono” potrebbero quindi notare delle penalizzazioni.

Nello specifico Google sfrutta diversi criteri di base per “etichettare” come spam un link:
  • non corrispondono al contenuto della pagina o del sito in cui sono pubblicati;
  • non integrano il contenuto e/o più della metà del contenuto è costituito da altri link
  • sono pubblicati su siti web con contenuti privi di utilità per l’utente e/o di bassa qualità
  • non indicano la fonte di un contenuto
  • sono pubblicati su siti web fraudolenti e/o riconducibili a giochi d’azzardo ecc.
Questo aggiornamento interessa anche i cosiddetti link di affiliazione. Ad esempio, ogni volta che incorporerai un link di questa tipologia all’interno di un testo sul tuo sito, devi qualificare e identificare quel link con un tag rel=sponsored. In caso contrario, potresti essere “tacciato” di spam.

Google consiglia quindi a ogni proprietario di siti web di utilizzare sempre una strategia di link building white hat, con link naturali e seguendo sempre le linee guida di Google per i webmaster, per ottimizzare il posizionamento SEO. Inoltre, ricorda sempre, che l’obiettivo per ogni content creator è quello di garantire sempre un’esperienza utente all’altezza, con contenuti di alta qualità: un fattore che vince sempre rispetto alla manipolazione dei link e del ranking.

Hai acquistato backlink? Il primo passo che puoi e che devi fare è quello di utilizzare lo strumento messo a disposizione da Google: Google Disavow. Questo tool ti consente di escludere e rimuovere i link “innaturali” che rimandano al tuo sito, ossia backlink non ottenuti in modo naturale e organico e che quindi violano le norme di Google.

Lo stesso Big G avverte: “si tratta di una funzione avanzata che deve essere adoperata con cautela”, pertanto il consiglio è sempre quello di affidarsi a degli esperti.
Doweb lavora sul posizionamento di un sito web sui motori di ricerca attraverso una strategia di link building che prevede link ottimizzati e una rete di link esterna, proponendo le tue pagine a siti attinenti alla tua attività. In questo modo Google valorizzerà il tuo sito ed eviterai qualsiasi rischio spam.
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