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DOWEB Numero Verde

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Piazza Buccari 30/a, 37141 Verona

Scritto in data
lunedì 09 dicembre 2019
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4 minuti
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La frequenza di rimbalzo è una metrica molto importante per stabilire l'efficacia di un sito web. Ecco perché è importante analizzarla a fondo con gli strumenti messi a disposizione da Google Analytics.

Cos'è la frequenza di rimbalzo?
La frequenza di rimbalzo è una metrica che misura la percentuale di persone che atterrano su un determinato sito web e non producono nessuna azione significativa sulla pagina visitata.

Questo significa, in sostanza, che gli utenti non cliccano su una voce di menu o su un qualsiasi altro link interno presente sulla pagina. In casi come questo il server di Google Analytics non riceve un “trigger”, ovvero un input, dal visitatore.

Si dice che un utente “rimbalza” quando non si è verificato alcun coinvolgimento con la pagina di destinazione e la sua permanenza sul sito web si limita alla sosta su una singola pagina.

La Frequenza di Rimbalzo può essere utilizzata come metrica per capire la qualità di un sito web, una landing page e, di conseguenza, la tipologia e i comportamenti del proprio pubblico di riferimento.


Come calcola la frequenza di Rimbalzo Google Analytics? 
Secondo quanto riportato da Google, la frequenza di rimbalzo è una sessione a pagina singola divisa per tutte le sessioni oppure la percentuale di tutte le sessioni in cui gli utenti hanno visualizzato solo una singola pagina e attivato una sola richiesta al server Analytics.

In poche parole, Google Analytics si occupa di raccogliere tutte le sessioni in cui un visitatore ha visitato solo una pagina e la divide per tutte le sessioni occorse.

Per essere ancora più chiari, avere un’alta frequenza di rimbalzo può prospettare uno dei seguenti scenari:

- La qualità della pagina è particolarmente bassa e l’utente non trova niente di interessante con cui interagire per procedere con la visita.

- Il pubblico che visita una pagina del sito non corrisponde allo scopo stesso della pagina in quanto non è portato ad interagire in alcun modo con essa o con altre pagine del sito web.

- I visitatori trovano nella pagina di atterraggio tutte le informazioni di cui necessitavano e quindi non hanno bisogno di proseguire la visita.
 

Frequenza di rimbalzo : come interpretarla?
La rilevanza della frequenza di rimbalzo dipende molto, secondo quanto riportato dai professionisti del posizionamento siti web, dallo scopo della pagina stessa; se lo scopo di quest’ultima è puramente informativo, una frequenza di rimbalzo elevata non è di per sé una cosa negativa.

Naturalmente, anche nel caso di un sito informativo come può esserlo un blog, l’auspicio è sempre quello che le persone leggano più articoli articoli possibili, che si iscrivano alla Newsletter e molto altro ancora, creando uno status di engagement profondo che li spinga a tornare.

Nel caso della tipologia di sito appena citato, però, è piuttosto normale che un visitatore si limiti a consultare la pagina di atterraggio, magari stuzzicato esclusivamente da quello specifico contenuto. Naturalmente, in questo caso, non viene inviato alcun trigger al server di Google Analytics, quindi si può parlare di “rimbalzo”.

Una cosa intelligente da fare quando si è proprietari di un blog, è creare un segmento che contenga solo i "Nuovi visitatori"al fine di verificare se la frequenza di rimbalzo tra i nuovi utenti è elevata.
 

Frequenza di rimbalzo : quando è buona?
Come insegnano gli esperti di posizionamento siti web, sono molte le variabili che determinano quando una frequenza di rimbalzo è da considerarsi buona, tra cui :

- tipologia di sito web
- tipologia di attività di riferimento
- tipologia di settore di riferimento
- localizzazione geografica
- tipologia di dispositivi utilizzati
- grado di responsività del sito

Secondo quanto riportato dai principali dati statistici, la maggior parte dei siti web registra una frequenza di rimbalzo che oscilla tra il 26% e il 70%.

Sempre secondo recenti statistiche, la media delle frequenze di rimbalzo in base alla tipologia di sito web è la seguente:

- blog: 70-98%
- siti web di contenuti: 40-60%
- ecommerce B2C: 20-40%
- siti di servizi: 10-30%
- landing Pages: 70-90%

Come regola generale, una frequenza di rimbalzo che cade nell'intervallo tra un 26 e un 40% è eccellente, una che cade tra il 41 e il 55% è approssimativamente nella media, mentre una che cade tra il 56 e il 70% è superiore alla media. Una frequenza di rimbalzo che supera il 70% è da considerarsi insoddisfacente qualsiasi sia la tipologia di sito web.

Quando un sito web presenta una percentuale di rimbalzo tra il 25 e il 30%, molto probabilmente significa che si è raggiunto l’obiettivo prefissato e si è riusciti nell’impresa non sempre semplice di tenere “incollati” al sito stesso i visitatori per un lasso di tempo prolungato che ha consentito la visita di numerose sezioni.

Come già accennato in precedenza, una frequenza di rimbalzo media si attesta tra il 40 e il 55%; in questo caso, dovrebbero essere verificati attentamente tutti i dati riportati da Analytics per riuscire a promuovere una maggiore interazione e, di conseguenza, abbassare ulteriormente la percentuale di rimbalzo.

Il vero problema, dunque, avviene quando la frequenza di rimbalzo supera il 60%; in questo caso è decisamente opportuno fare un’indagine approfondita del proprio segmento di pubblico per capire quali sono gli elementi che comportano una frequenza tanto negativa.

Quando oltre il 75% degli utenti non rimbalza, l'implementazione di una analisi errata dei dati è probabilmente la causa principale. Individuare la motivazione specifica che spinge i visitatori e non creare coinvolgimento con il sito web non è sempre semplice, ma secondo alcuni studi in merito, è possibile che la presenza di “call to action” precedenti all’ingresso vero e proprio nel sito web possano scoraggiare in modo consistente i visitatori dal proseguire la navigazione all’interno del sito.

Per essere più chiari, possiamo prendere ad esempio una modal box che invita l’utente ad iscriversi alla newsletter che compare immediatamente subito dopo l’atterraggio sulla pagina; la gente spesso viene infastidita dalla presenza di una “finestra” intrusiva e tende a lasciare il sito web prima ancora di averlo visitato e prima di aver eseguito qualsiasi tipo di azione.

Quando la frequenza è addirittura superiore al 90%, significa, in parole povere, che tutti gli utenti che atterrano su una determinata pagina del sito rimbalzano.

Anche in questo caso, non è mai semplice individuare in maniera precisa la causa del problema, ma c’è da dire che con una percentuale tanto alta è molto probabile che le cose da aggiustare siano davvero molteplici.

Le cause di una frequenza di rimbalzo tanto alta potrebbero essere una cattiva progettazione del sito per i device mobile, una mancanza di incompatibilità con uno o più browsers o un codice di monitoraggio totalmente errato.

Quando si decide di analizzare a fondo la frequenza di rimbalzo, è molto importante prendere in considerazione i dispositivi mobili; gli utenti che utilizzano lo smartphone o il tablet per navigare sul web hanno maggiori probabilità di rimbalzare.

In genere, si prevede che la frequenza di rimbalzo del cellulare incida circa il 10-20% in più rispetto al desktop.
 

Come interpretare correttamente la frequenza di rimbalzo
Conoscere le percentuali relative alla frequenza di rimbalzo è importante, ma è ancora più importante capire come valutare e imparare ad interpretare le informazioni di questa metrica. Un modo utile per interpretare la meglio i dati relativi alla frequenza di rimbalzo, è senza dubbio quello di rivolgersi a professionisti specializzati nel settore relativo al posizionamento dei siti web. Per approfondire personalmente la questione, è necessario precedere con una adeguata analisi dei seguenti fattori:

- comportamento dell'utente
- tipologia di pagina
- qualità della pagina
- tipologia di visitatore
- tipologia di dispositivo utilizzato
- tipo di canale di marketing


Comportamento dell'utente
Lo scopo principali di un sito e/o di una pagina web è quello di corrispondere il più possibile alle intenzioni palesate nella query di ricerca da parte dei visitatori. Se la pagina di destinazione presenta delle discrepanze che fanno sì che essa non corrisponda a ciò che i visitatori desiderano, è molto probabile che questi ultimi possano rimbalzare. 

Tipologia di pagina

E’ bene tener presente quando si analizza questo elemento che ogni sito web, in base alla tipologia di appartenenza, ha scopi diversi e, quindi, può generare frequenze di rimbalzo altrettanto differenti.

Ad esempio, non è raro che le persone che visitano la pagina di un blog  rimbalzino dopo aver finito la lettura, generando di conseguenza un’alta frequenza di rimbalzo. Il discorso cambia nel caso di una landing page, magari finalizzata alla vendita di un prodotto o un servizio; in questo caso, solitamente, nella pagina è presente un form per la richiesta di informazioni o per procedere con l’acquisto. Nel caso in cui la landing page risultasse ottimizzata, i visitatori sarebbero portati a compilare il suddetto form e la frequenza di rimbalzo sarebbe di conseguenza molto bassa. In caso contrario, i visitatori rimbalzerebbero molto facilmente. 

Qualità della pagina
Una pagina web di scarsa qualità, così come una dove è presente troppo testo o dove la call to action è poco chiara, può causare un’alta frequenza di rimbalzo. Per questo motivo, è sempre molto importante procedere con una attenta analisi della pagina sia dal punto di vista grafico che da quello contenutistico.

Tipologia di visitatore
La tipologia di visitatore può influire sensibilmente sulla frequenza di rimbalzo. E’ possibile infatti che i cosiddetti visitatori di ritorno mostreranno tassi di rimbalzo più bassi rispetto ai nuovi visitatori. E’ bene sempre dunque considerare le abitudini di ricerca degli utenti al fine di individuare al meglio la tipologia di visitatore.

Tipologia di dispositivo
Il tipo di dispositivo utilizzato per visualizzare una determinata pagina web può svolgere un ruolo importante a livello di statistiche della frequenza di rimbalzo. Se una pagina non è ottimizzata per i dispositivi mobili, è probabile che la frequenza di rimbalzo sia elevata.

Tipo di canale di marketing
Canali diversi hanno frequenze di rimbalzo diverse poiché l'intento di base è solitamente differente. E’ molto comune, ad esempio, che le ricerche organiche abbiano una frequenza di rimbalzo maggiore rispetto al traffico canalizzato dai social media o da campagne di advertising a pagamento.


Come verificare la frequenza di rimbalzo del sito web
Dopo aver compreso quali sono i punti fondamentali relativi alla frequenza di rimbalzo, è opportuno verificare i dati che possono consentire una maggiore definizione della giusta strategia da applicare.

Google Analytics mette a disposizione una serie di strumenti molto utili per capire quali sono i punti deboli delle proprie pagine web e migliorare il tiro.

La prima cosa da fare, dunque, è quella di accedere alla pagina di Google Analytics relativa al sito web da analizzare e, una volta all’interno, selezionare la scheda "Panoramica del pubblico", che fornisce anche una varietà di altre metriche che possono essere di grande utilità.

Da qui è necessario scegliere se si desidera leggere la frequenza di rimbalzo dell'intero sito Web o le sue singole pagine. Per quanto riguarda l'intero sito web, è sufficiente fare clic sulla metrica della frequenza di rimbalzo, che fornirà anche un grafico per il periodo di tempo definito. Il periodo di tempo può essere modificato come richiesto dal calendario in alto a destra dello schermo e include un'opzione personalizzabile.

Per le singole pagine, è opportuno cliccare su "Comportamento" seguito da "Tutte le pagine", che fornirà quindi un elenco delle pagine del sito web e la frequenze di rimbalzo specifiche.


Come ridurre la frequenza di rimbalzo
Una volta compreso il concetto di frequenza di rimbalzo, la domanda successiva che è giusto porsi è "come posso abbassare la frequenza di rimbalzo?"

Esistono molti metodi che possono essere utilizzati, tra cui vedere quale pagina funziona meglio e implementare alcuni dei suoi elementi su quelle che hanno frequenze di rimbalzo più elevate.

Tra le opzioni che è sempre bene tenere in considerazione quando si desidera migliorare la frequenza di rimbalzo, troviamo: 

Miglioramento del contenuto: uno dei modi più semplici per ridurre la frequenza di rimbalzo di una pagina o persino dell'intero sito è migliorare il contenuto stesso; infatti, più il contenuto è interessante ed ottimizzato più è probabile che il lettore abbia il desiderio di scoprire le altre pagine del sito. 

Miglioramento della pertinenza: se il sito web è dedicato ad una specifica tematica, è utile non divagare troppo dall’argomento principale, altrimenti si rischi di generare uno scarso interesse nell’utente. I contenuti di una pagina web richiedono una certa pianificazione in modo da capire se ciò che l’utente andrà a leggere risulterà  o meno pertinente.

Evitare l'uso di pop-up: i pop up sono un elemento di forte distrazione e fastidio per l’utente che, in molti casi, può abbandonare il sito senza compiere alcuna azione. Per questo, è bene calcolare bene il rischio di aumento di frequenza di rimbalzo di eventuali pop up in modo da ridurre al minimo l’impatto che questi ultimi possono avere sul rendimento del sito.

Ricercare parole chiave mirate: ridurre la frequenza di rimbalzo richiede sempre una combinazione di tattiche, ma una delle più affidabili è quella che riguarda l'uso mirato delle parole chiave. Il tasso di rimbalzo, infatti, sarà più alto in tutti quei casi in cui non verranno selezionate delle keywords interessanti per il target di riferimento del sito stesso.

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