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3280false30/11/2021 19:56:0730/11/2021 19:56:07Social network, come usarli per aumentare il valore del tuo sito30/11/20218Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/3034/alex-baldarelli.webp?20211130195607photo-1563986768494-4dee2763ff3f.webp//doweb.srl/download/decv/3035/photo-1563986768494-4dee2763ff3f.webp?20211130195607Seguire le linee guide rilasciate dal motore di ricerca per migliorare il proprio posizionamento non è più abbastanza. Non basta più creare contenuti ad hoc e in ottica SEO: ora è diventato fondamentale lavorare anche su un nuovo livello: quello dei social media. Ogni giorno vengono caricati e condivisi numerosi contenuti che aumentano la competizione per l’ottimizzazione del proprio sito web. Essere originali, creare contenuti di qualità sono ottime strategie ma che non assicurano più un eccellente risultati. C’è un fattore che non influisce direttamente sulla SEO ma che, attraverso la condivisione e la viralità, permette di aumentare la visibilità del proprio lavoro online o della propria azienda: stiamo parlando dell’incremento dell’utilizzo dei social media.https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Seguire le linee guide rilasciate dal motore di ricerca per migliorare il proprio posizionamento non è più abbastanza. Non basta più creare contenuti ad hoc e in ottica SEO: ora è diventato fondamentale lavorare anche su un nuovo livello.

Ogni giorno vengono caricati e condivisi numerosi contenuti che aumentano la competizione per l’ottimizzazione del proprio sito web. Essere originali, creare contenuti di qualità sono ottime strategie, ma che non assicurano più un eccellente risultato. C’è un fattore che non influisce direttamente sulla SEO ma che, attraverso la condivisione e la viralità, permette di aumentare la visibilità del proprio lavoro online o della propria azienda: stiamo parlando dell’incremento dell’utilizzo dei social media.
Non è possibile dichiarare che la condivisione dei canali social influiscano direttamente sulla SEO ma è decisamente corretto ammettere che la viralità e la promozione online hanno un forte impatto sul posizionamento del proprio sito web.

Come i social aiutano ad aumentare il valore di un sito web
Ogni giorno gli utenti del web trascorrono parte del proprio tempo all’interno di canali social. Chi per motivi di svago, chi lavorativi, i social media registrano costanti fruizioni. Ed è proprio questo, il primo tassello dell’aumento del valore del sito grazie ai social media.
Gli utenti navigano e, grazie al funzionamento dell’algoritmo delle piattaforme, i possessori di siti web hanno la possibilità di creare una propria strategia di presenza online, così da avere un ulteriore spazio dove avvicinare possibili fruitori. Specialmente a livello locale, con un lavoro social ben costruito e ricco di contenuti, si riesce a potenziare il proprio posizionamento.
Una differente modalità di approccio che però potrebbe presentare la possibilità di incrementare traffico all’interno del sito.

Presenziando nei principali canali social si ha maggiore possibilità di essere notati. Inserendo brevi descrizioni sulla propria attività e condividendo i link dei propri contenuti, aumenteranno l’esposizione del sito web, esibendo il proprio lavoro e mettendo a disposizione tutte le informazioni.
I social media non permetteranno di raggiungere in breve tempo risultati straordinari ma rendono più visibile le proprie informazioni, portando del traffico all’interno del sito.
La condivisione costante del sito e la divulgazione dei contenuti aumenteranno i segnali social che indicheranno al motore di ricerca l’affidabilità e l’utilità dei post, aumentandone così il traffico.

Ogni tipo di interazione con i contenuti online, partendo dalla condivisione ma anche likes e la possibilità di commentare, incrementeranno i segnali social che serviranno a Google per comprendere il livello di qualità del sito, mettendolo a disposizione del proprio mercato di riferimento. Ecco la chiave di un buon lavoro: incentivare le interazioni così da generare nuovi rapporti.

Il motore non fa reale affidamento sulla qualità dei propri canali social per il posizionamento del sito, ma è altresì vero che chi possiede un’ottima posizione all’interno delle pagine di ricerca, è anche attivo e ben ricondiviso sulle piattaforme social. Non c’è un diretto legame ma certo è il potere dei social media di influenzare, anche solo leggermente, la SERP, riuscendo poi a indirizzare del traffico realmente interessato sul proprio sito.


Perché la tua azienda deve essere presente sui social media: i vantaggi
Le piattaforme social hanno smesso da tempo di ricoprire un mero scopo ludico. Essere presenti come entità aziendale consente numerosi vantaggi.
Primo fra tutti, aumenta la propria visibilità, aumentando così utenti e possibili consumatori. L’utilizzo di un canale così diretto permette di rispondere in tempi brevi a qualunque richiesta dall’esterno e consente un approccio più diretto, pubblicizzando i propri contenuti e i prodotti e servizi ancora più in sintonia con il proprio target di riferimento.

Le interazioni così efficienti e semplici permettono anche un contatto costante con i propri consumatori, consentendo di ricevere anche feedback riguardo i propri servizi.
La condivisione rapida dei social permette di avvicinare ulteriormente i propri consumatori di riferimento. Un contenuto schietto ma di qualità, avvicina gli utenti che, comprendendo il livello e il valore, condivideranno il contenuto, incrementandone così la divulgazione.
Non parliamo solo di testi descrittivi, pieni di spiegazioni. Parliamo di contenuti accattivanti anche a livello visivo, video interattivi, contenuti sottoforma di podcast.

Creare contenuti di valore in cui le persone possano fare affidamento, in cui si sentano rappresentati e che carpiscano emozioni di ogni genere. Creando questi contenuti il proprio messaggio avrà modo di essere ricondiviso, aumentandone così la visibilità.

I social media si rivelano presto essere quello spazio disponibile per qualsiasi tipo di informazione. Promuovere in maniera costante i propri contenuti, prediligendo materiale di valore e qualità in grado di coinvolgere il proprio pubblico di riferimento, aumenterà il traffico e il numero di follower, agendo così indirettamente sul proprio posizionamento.

Da considerare anche il fatto che, ricercando la propria azienda o parole collegate alla propria produzione sui motori di ricerca, si noterà la possibile presenza nelle prime pagine della SERP dei profili social.
Un’ottimo approccio per possibili consumatori che, dopo un primo passaggio sulle piattaforme social, potranno essere attirati all’interno del sito web.
Da non dimenticare che un buon lavoro sulle piattaforme social influenzerà anche la reputazione del proprio brand, sviluppando anche una maggiore brand authority per il proprio target di riferimento, riuscendo così a promuoversi agevolmente, fino ad arrivare magari a essere considerati come esperti del settore.
Uno spazio da utilizzare al fine di creare un collegamento comunicativo con il proprio pubblico, una modalità più diretta che permetterà di rafforzare il rapporto, consentendo così di trasformare questi tipi di contatti in veri consumatori.
Improntare il lavoro su entrambi i canali aumenterà l’autorevolezza e la notorietà del proprio lavoro e della propria azienda. Seppur con linguaggi differenti e con contenuti spesso non uguali, si tratta di un doppio approccio importante e proficuo.



La comunicazione multicanale



Il lavoro online viaggia a pari passo con il lavoro sul web.
L’intera comunicazione sulle piattaforme social avrà come fine ultimo l’incremento del traffico sul sito ma, per fare ciò, può utilizzare un tipo di comunicazione differente rispetto al web.


I social permettono, su scelta propria, di utilizzare una comunicazione differente, una condivisione di informazioni attraverso tone of voice, contenuti più diretti, con un linguaggio più funzionale sulle piattaforme social. In questo modo si attrarrà un pubblico realmente interessato, in linea con gli stessi valori e intenzionato a condividere i contenuti. E la condivisione mirata di determinati contenuti che si desidera far prevalere rispetto ad altri, permetterà di indirizzare il traffico a proprio piacimento, migliorandone il posizionamento. La condivisione dei propri link sui social media attrarrà consumatori incuriositi, realmente intenzionati al prodotto o servizio offerto, che aumenterò così il tempo di permanenza all’interno del sito.



Questo tipo di comunicazione così schietta, capace di arrivare direttamente, permetterà di entrare in contatto non solo con possibili consumatori ma anche con altri esperti, permettendo così di incrementare i propri contatti e creare relazioni durature all’interno del proprio settore. La conoscenza di personaggi del web inerenti alla propria branchia, come ad esempio influencer, permetterà di dare vita a collaborazioni che porteranno a loro volta utenti fidelizzati e perciò possibili consumatori.



Il traffico generato dai profili social



I profili social possono essere rivendicati, dichiarandone il possesso. Ciò permette ulteriore possibilità di ottimizzare il proprio lavoro online, dichiarando al motore di ricerca l’intero possesso di vari canali online, dal sito web alle piattaforme social. In questo modo, la ricerca delle proprie keyword online porterà l’utente davanti ai propri canali di comunicazione. Un intero spazio nel motore di ricerca dedicato a tutti i propri canali.



In questo modo si avrà maggiore possibilità di essere scoperto. In base al tipo di preferenza dell’utente, si avrà modo di aumentare il proprio traffico sia sul sito web che nei social media, incrementando la probabilità di fidelizzare un nuovo utente, portandolo ad essere un futuro consumatore.



Anzi, spesso accade proprio che un possibile consumatore si approcci a un’azienda tramite i canali social. Questo perché risultano più personali, rendono una panoramica più diretta e ha la possibilità di visionare le recensioni di clienti esterni. I commenti e le interazioni risultano più reali rispetto a ciò che si trova all’interno delle pagine del sito web. I canali permettono di far conoscere la personalità dell’azienda, i suoi reali valori e, a quel punto, un cliente realmente interessato verrà attratto all’interno del sito, generando del vero traffico.



Per analizzare il proprio lavoro online, tutte le piattaforme social mettono a disposizione dell’utente un proprio canale di analisi, i cosiddetti insight. Sulla pagina si avrà la possibilità di analizzare il traffico, comprendere la quantità di click nei link condivisi ed esaminare il successo dei propri contenuti. In questo modo si avrà la possibilità di capire quali contenuti prevalgano rispetto ad altri, così da focalizzarsi maggiormente sui contenuti di successo.



I social media come un rafforzo positivo al proprio lavoro



Creare contenuti di qualità, mettere a disposizione degli utenti tutte le informazioni della propria attività, instaurare rapporti con altri esperti e utenti del settore, condividere i propri contenuti non influenzerà direttamente il posizionamento del proprio sito web ma avrà impatto sul proprio valore e sul proprio lavoro.

Implementare una strategia sui canali social promuoverà il proprio brand, attirando un traffico unico e realmente interessato, incrementando le vendite e potenziando il proprio lavoro.





A colazione mangio scrittura e frutta di stagione.0
1920false04/05/2021 00:13:3104/05/2021 00:13:31Indicizzazione siti internet, come scalare i motori di ricerca16/01/20214Patrizia Maimoneio.webp//doweb.srl/download/decv/2461/io.webp?20201208191025indicizzazione sito google.webp//doweb.srl/download/decv/2462/indicizzazione-sito-google.webp?20201208191025L'indicizzazione è uno dei fattori che più influenzano un buon marketing digitale. Aumentando il traffico sul nostro sito internet riusciamo a scalare importanti posizioni tra i risultati di ricerca anche se, è bene ricordarlo sempre, si tratta di un'operazione spesso semplice a dirsi ma non propriamente a farsi. Quali sono le regole da seguire per una corretta indicizzazione? Proviamo ad identificarle insieme. Pronti?https://www.facebook.com/patrizia.maiFare marketing digitale in maniera efficace è importante per ottenere i risultati sperati e per raccogliere, dal nostro lavoro, i frutti che desideriamo. Avete mai pensato a quanto sia importante, per un negozio fisico, essere "posizionato" in una strada strategica della città? Allo stesso modo, quando parliamo di siti internet, sono fondamentali il posizionamento ed il traffico che li contraddistinguono. Portare un aumento di traffico ai nostri siti, però, è spesso più complicato del previsto anche a fronte del fatto che, ad oggi, la concorrenza è davvero tanta ed agguerrita dal momento che esistono miliardi di siti pronti a darci filo da torcere. Come fare, quindi, per non passare inosservati e riuscire a distinguerci? Partiamo dal non perderci mai d'animo perché seppur difficile è comunque una "mission possible". Mettiamoci da subito in testa che dovremo lavorare alacremente per raggiungere l'obiettivo. Seguendo le giuste strategie ed applicando qualche utile (secondo noi) consiglio, si potranno raggiungere ottimi risultati già in 6-7 mesi.

Vediamo, quindi, come procedere con la corretta indicizzazione dei siti web e, di conseguenza, incrementare il nostro traffico e i riscontri economici.

Indicizzazione, la grandei importanza delle keywords

Appassionata di scrittura, ho maturato esperienza pluriennale nella redazione di contenuti inerenti i più svariati argomenti concentrandomi principalmente su tecnologia e web, le mie più grandi passioni. Oggi ho fatto della mia passione il mio lavoro e ne vado davvero molto orgogliosa.0
1840false04/05/2021 00:13:1104/05/2021 00:13:11Impressioni, posizione e clic, cosa sono e a cosa servono 24/10/20205Patrizia Maimoneio.webp//doweb.srl/download/decv/2384/io.webp?20201024115416google seo posizione.webp//doweb.srl/download/decv/2385/google-seo-posizione.webp?20201024115416Impressioni, posizione e clic sono tre concetti fondamentali sul web. Conoscerne bene le definizioni ed, eventualmente, le differenze può risultare di fondamentale importanza. Vediamo, quindi, di cosa si tratta ed avviciniamoci a questi tre importantissime variabili nel mondo SEO.https://www.facebook.com/patrizia.maiSe lavorate nel settore del web, vi interessate di SEO o state avvicinandovi a questo mondo solo adesso, tra i principali concetti con cui vi troverete ad avere a che fare vi sono quelli di impressioni, posizione e clic. Comprendere bene di cosa si sta parlando è importante per utilizzare al meglio ognuna di queste variabiliAppassionata di tecnologia e web, articolista per passione con esperienza pluriennale. Credo che internet sia un mondo meraviglioso da esplorare e che avere occasione di lavorare sfruttandone le potenzialità sia particolarmente entusiasmante. 1
4690true19/07/2024 17:47:0715/07/2024 17:27:45Campagne ADS su LinkedIn: come e perché usarle per la lead generation B2B15/07/20248Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4429/alex-baldarelli.webp?20240715172746social-media-icons-rendering.webp//doweb.srl/download/decv/4430/social-media-icons-rendering.webp?20240715172746Le campagne pubblicitarie su Linkedin ads sono particolarmente efficaci. Tra i vari obiettivi che si possono impostare e perseguire con le campagne ads su LinkedIn, la lead generation rappresenta uno degli approcci più vantaggiosi, specialmente per le aziende che mirano a generare contatti qualificati e potenziare le proprie vendite. Scopriamo in questo articolo come impostare queste campagne, le diverse strategie più efficaci e perché devi assolutamente sfruttarle.https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/LinkedIn è il social network principale per il networking in ambito lavorativo e il marketing B2B. Una piattaforma che offre tantissime opportunità di crescita professionale, ma anche di promuovere i propri prodotti e servizi alle aziende.

Da questo punto di vista, le campagne pubblicitarie su Linkedin ads sono particolarmente efficaci. Tra i vari obiettivi che si possono impostare e perseguire con le campagne ads su LinkedIn, la lead generation rappresenta uno degli approcci più vantaggiosi, specialmente per le aziende che mirano a generare contatti qualificati e potenziare le proprie vendite. Scopriamo in questo articolo come impostare queste campagne, le diverse strategie più efficaci e perché devi assolutamente sfruttarle.

LinkedIn per le campagne ads: un’audience qualificata pronta ad ascoltarti!
LinkedIn si distingue dalle altre piattaforme social per il suo focus prettamente professionale. Questo permette di raggiungere un’audience interessante per la tua azienda in ottica B2B, composta da decision makers, professionisti qualificati e potenziali clienti in modo mirato.

Le aziende che utilizzano LinkedIn sono spesso percepite come più professionali e affidabili dal pubblico di Linkedin, che in questo ecosistema “sicuro” si dimostra più aperto e ricettivo alle comunicazioni commerciali rispetto ad altre piattaforme social. I contenuti sembrano immediatamente di un valore superiore e gli utenti sono più disposti a leggere e “ascoltare”.

Insomma, se il target principale della tua azienda sono altre aziende, LinkedIn è senza dubbio la piattaforma più efficace.

Impostare una campagna di Lead Generation su Linkedin: attenzione al target
Impostare una campagna di lead generation su LinkedIn richiede una pianificazione attenta e l'utilizzo oculato degli strumenti messi a disposizione dalla piattaforma. Ecco una guida passo-passo per creare una campagna efficace.

In primis, accedi a LinkedIn Campaign Manager selezionando “Pubblicizza” sul menu in alto: è necessario avere un account LinkedIn Campaign Manager, se non ce l’hai ti verrà chiesto di crearne uno.

Una volta nel Campaign Manager, clicca su "Create Campaign" (Crea Campagna). Verrai indirizzato, attraverso una serie di passaggi, alla configurazione della campagna.

Seleziona quindi l'obiettivo della Campagna "Lead Generation /conversione": questo serve a generare lead, fissare appuntamenti e promuovere prodotti e servizi.

Una novità è la possibilità di usare l’IA per massimizzare il rendimento della campagna: tu fornisci un URL per preparare la bozza della campagna e lanciarla in pochi passi. Il consiglio, per il momento, è di restare su un’opzione classica per usare le funzionalità disponibili nella gestione classica delle campagne.

Dopo aver dato un nome alla campagna, puoi impostare il target che vuoi raggiungere sulla base di diversi criteri.
  • posizione: una o più regioni geografiche;
  • dati demografici, ovvero età e sesso (opzionale);
  • dati professionali, come il settore, le dimensioni dell'azienda, job title, anzianità, competenze, e interessi in ambito lavorativo.
Inoltre, puoi anche caricare un file con i tuoi contatti, per effettuare il retarget dei visitatori del tuo sito o per raggiungere account noti.

La selezione corretta del target è fondamentale per “attaccare” esattamente il pubblico desiderato, raggiungere decision makers e professionisti rilevanti, aumentando la probabilità di generare lead qualificati.

Un targeting preciso, infatti, non porta non solo a un maggior numero di lead, ma anche a una qualità superiore dei lead: i tuoi annunci vengono mostrati a persone che hanno già mostrato interesse o hanno le caratteristiche ideali per diventare clienti, sono più propensi a rispondere positivamente alle tue offerte, completando form di lead generation o interagendo con i tuoi contenuti.

La scelta del target è fondamentale perché in base a esso imposterai di conseguenza i messaggi pubblicitari più rilevanti e personalizzati. Sapere chi è il tuo pubblico consente di adattare il contenuto degli annunci in modo che risuoni con le loro esigenze, interessi e sfide specifiche. Annunci personalizzati sono generalmente più efficaci nel catturare l'attenzione e stimolare l'azione.

Vediamo quali sono i formati degli annunci sponsorizzati che possono essere selezionati su Linkedin ads.

Formato degli annunci sponsorizzati: quali scegliere
LinkedIn offre una varietà di formati di annunci sponsorizzati, ciascuno progettato per aiutare a raggiungere diversi obiettivi di marketing, in particolare la lead generation. Ecco una panoramica dei principali formati di annunci sponsorizzati disponibili su LinkedIn:
  • Annunci con una singola immagine che appaiono nel feed. Sono composti da un’immagine che attira immediatamente l’attenzione, un breve testo descrittivo e una CTA che incoraggia l’utente a compiere un’azione (es. Iscriviti, Scarica ora).
  • Annunci in formato carosello, che consentono di mostrare più immagini o schede in un singolo annuncio. Questo formato è utile per raccontare una storia più dettagliata o mostrare diverse caratteristiche di un prodotto.
  • Annunci video, che offrono un modo dinamico per raccontare storie, mostrare prodotti o condividere messaggi aziendali. È possibile utilizzare video fino a 30 minuti, anche se i video più brevi (di solito tra i 15 e i 30 secondi) tendono a performare meglio.
  • Annunci in formato messaggio, che vengono inviati direttamente alle caselle di posta LinkedIn e sono ideali per inviare messaggi personalizzati e diretti allo specifico utente.
  • Annunci in formato conversazione, ossia messaggi sponsorizzati interattivi che consentono agli utenti di scegliere tra diverse opzioni di risposta predefinite. È utile per creare un percorso di conversazione personalizzato.
  • Annuncio documento, volti a condividere documenti come whitepaper, report o eBook direttamente nel feed. Gli utenti possono visualizzare un'anteprima del documento e scaricarlo, fornendo in cambio i loro dati di contatto.

Budget e offerte Linkedin ads: quale strategia adottare
Ora che hai scelto il formato dei tuoi annunci, devi impostare il budget da destinare alla campagna. La corretta scelta del budget ti consente di ottimizzare le risorse e massimizzare i risultati.

Puoi impostare un budget giornaliero, un budget totale o un budget giornaliero e totale.

Nel primo caso, decidi l’importo massimo che sei disposto a spendere ogni giorno: in questo caso hai un controllo giornaliero della spesa, utile per campagne di breve durata o per testare il rendimento degli annunci. Esempio: se imposti un budget giornaliero di 100 €, LinkedIn non spenderà più di 50 € al giorno.

Nel secondo caso, stabilisci l’importo massimo che sei disposto a spendere per l'intera durata della campagna. È l’ideale per campagne con una durata definita e per garantire che non venga superato un determinato budget complessivo. Esempio: se imposti un budget totale di 1.000 € per una campagna di 15 giorni, LinkedIn distribuirà il budget per l'intero periodo senza superare i 1.000 €.

Nel caso di un budget giornaliero e totale, puoi decidere quanto spendere ogni giorno e il massimo complessivo per tutta la campagna.

Definisci anche la data di inizio e di fine della campagna, per stabilire il periodo in cui verrà speso il budget.

Linkedin richiede che tu stabilisca anche la strategia d’offerta. Questo indica il metodo utilizzato per determinare quanto pagherai per le azioni compiute dagli utenti in risposta ai tuoi annunci pubblicitari. Queste azioni possono includere clic sugli annunci, impressioni (visualizzazioni) degli annunci o conversioni specifiche (come la compilazione di un modulo di Lead Gen).

  • Offerta Manuale (ottimizzata): imposti manualmente l'importo massimo che sei disposto a pagare per ciascuna azione.
  • Massima diffusione (automatizzata): LinkedIn ottimizza automaticamente le offerte per ottenere il maggior numero di risultati (clic, impressioni, conversioni) entro il budget impostato.
  • Limite di costo: Imposti un costo massimo per risultato (lead, clic, impressione), e LinkedIn cerca di ottenere i risultati rispettando questo limite.
Nel caso di una campagna di lead generation può essere utile preferire una strategia di limite di costo, per mantenere sempre i costi sotto controllo e ottenere più risultati possibile restando al di sotto di un tetto massimo.

È anche vero che se il tuo budget è flessibile, l'offerta automatizzata può aiutarti a ottenere il miglior rendimento possibile senza dover monitorare costantemente le offerte.

Lead Gen Forms su Linkedin: come funzionano
Dopo aver creato la campagna, sarà possibile iniziare a creare i diversi annunci. Per farlo, ti basta selezionare la campagna appena creata, poi cliccare su Crea nuovi annunci. Ecco che quindi puoi inserire il copy dell’annuncio, l’URL di destinazione dove vuoi che “atterri” l’utente, l’immagine dell’annuncio, la call-to-action e soprattutto un Lead Gen Form.

I Lead Gen Forms sono moduli di lead generation che appaiono direttamente negli annunci sponsorizzati: quando l'utente clicca sull'annuncio, il modulo si apre automaticamente con le informazioni del profilo LinkedIn precompilate, facilitando il processo di invio dei dati di contatto.

Puoi selezionare un modulo esistente o creare un nuovo modulo di lead generation di LinkedIn. Il form è personalizzabile e potrai inserire:
  • un nome del modulo che descriva chiaramente il suo scopo;
  • titolo e dettagli dell’offerta, ossia ciò che gli utenti riceveranno in cambio delle loro informazioni, come un eBook, un whitepaper, la registrazione di un webinar, ecc.;
  • informativa sulla privacy policy della tua azienda (puoi inserire l’URL dell’informativa e/o il testo completo);
  • campi del modulo, Linkedin inserisce solitamente in maniera pre-compilata i campi “Nome”, “Cognome” e “Indirizzo mail”. E’ possibile inserire i campi relativi ad altre 5 categorie: dati demografici, formazione, azienda, “ufficio” (funziona lavorativa, anzianità e qualifica) e “contatta” (Numero di telefono, Url profilo Linkedin, Email aziendale ecc.).
Infine, è possibile inserire un messaggio di ringraziamento post conversione, che gli utenti vedranno dopo aver inviato il modulo. Includi, oltre al messaggio, una CTA, quindi un pulsante per scaricare il contenuto, visitare il tuo sito, o altre azioni successive.

Monitorare e Ottimizzare la Campagna
Una volta lanciata la campagna, è fondamentale monitorare le sue performance per assicurarsi che raggiunga gli obiettivi prefissati. LinkedIn Campaign Manager offre strumenti di analisi dettagliati per monitorare metriche come:
  • CTR (Click-Through Rate), gli utenti che cliccano sull'annuncio.
  • CPL (Cost Per Lead), il costo medio per ogni lead acquisito.
  • Conversion Rate, gli utenti che completano l'azione desiderata.
  • Engagement Rate, le interazioni con l’annuncio.
È possibile utilizzare questi dati per ottimizzare la campagna, testando diverse varianti di annunci (A/B testing) e regolando il targeting, il budget o i contenuti per migliorare i risultati.

In sintesi, impostare una campagna pubblicitaria su un social network come LinkedIn richiede una combinazione di strategia, creatività e analisi dei dati. Sfruttando al massimo le capacità di targeting e i formati pubblicitari offerti dalla piattaforma, è possibile creare campagne efficaci che raggiungono e coinvolgono il tuo pubblico di destinazione, generando lead qualificati che possono diventare i tuoi prossimi clienti. La creazione e la gestione di una campagna ADS può essere una attività complessa e costosa se non fatta correttamente!

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4680true08/07/2024 17:21:5530/06/2024 20:49:00E-Label, l’etichetta del vino è digitale: come funziona e come applicarla sulle tue bottiglie30/06/20249Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4418/alex-baldarelli.webp?202406302049019513120.webp//doweb.srl/download/decv/4419/9513120.webp?20240630204901Oggi praticamente tutte le aziende e ogni settore merceologico sta cercando nuovi modi per migliorare l'esperienza del cliente nell’approccio agli specifici prodotti e servizi: l'industria del vino non fa sicuramente eccezione. Anzi, l’attenzione nei confronti di un consumatore sempre più esigente è massima. Per questo sta prendendo sempre più piede negli ultimissimi anni la cosiddetta e-label, l’etichetta “digitale” applicata sulle bottiglie di vino che consente di accedere a una serie di informazioni e dettagli aggiuntivi sul prodotto, tramite uno smartphone o un dispositivo connesso. I vantaggi, sia per i produttori di vino che per i consumatori, sono molteplici e tutti assolutamente importanti. Ma al di là degli evidenti benefici, c’è una necessità normativa da rispettare all’interno delle aziende vinicole e vitivinicole. Scopriamo in questo articolo come funziona l’e-label, come viene realizzata e perché se produci vino non puoi (e non devi) farne a meno. https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Oggi praticamente tutte le aziende e ogni settore merceologico sta cercando nuovi modi per migliorare l'esperienza del cliente nell’approccio agli specifici prodotti e servizi: l'industria del vino non fa sicuramente eccezione. Anzi, l’attenzione nei confronti di un consumatore sempre più esigente è massima.

Per questo sta prendendo sempre più piede negli ultimissimi anni la cosiddetta e-label, l’etichetta “digitale” applicata sulle bottiglie di vino che consente di accedere a una serie di informazioni e dettagli aggiuntivi sul prodotto, tramite uno smartphone o un dispositivo connesso. I vantaggi, sia per i produttori di vino che per i consumatori, sono molteplici e tutti assolutamente importanti.

Ma al di là degli evidenti benefici, c’è una necessità normativa da rispettare all’interno delle aziende vinicole e vitivinicole. Scopriamo in questo articolo come funziona l’e-label, come viene realizzata e perché se produci vino non puoi (e non devi) farne a meno.

Regolamento UE e bottiglie di vino: e-label per adeguarsi alla normativa sull’etichettatura
Prima di entrare nel merito del funzionamento dell’e-label, è importante sapere che la sua applicazione è anche e soprattutto finalizzata all’adeguamento alle normative europee riguardo l'etichettatura e la tracciabilità dei vini.

Il Regolamento UE n. 2021/2117, integrato dalla rettifica di luglio 2023, ha introdotto, infatti, importanti novità in merito. Questo regolamento, recepito dall’Italia l’8 dicembre 2023, promuove la trasparenza e la sostenibilità nella produzione vinicola, con una particolare attenzione alle indicazioni geografiche che consentono ai produttori di evidenziare la provenienza e le caratteristiche specifiche dei loro prodotti - sia vino che prodotti vitivinicoli aromatizzati – comunicando obbligatoriamente l’elenco degli ingredienti e la dichiarazione nutrizionale per tutti i vini prodotti dopo l’8 marzo 2024.

Con l’etichetta digitale, i produttori di vini possono facilmente conformarsi a queste disposizioni normative, fornendo ai consumatori tutte le informazioni che – per legge – devono essere garantite, con il vantaggio di poterle aggiornare e integrare in modo dinamico e accessibile. Inoltre, la tracciabilità digitale aiuta a rispettare le normative concernenti la sicurezza alimentare e la lotta alla contraffazione o imitazione dei prodotti vitivinicoli all’interno del mercato europeo: in questo modo, i produttori possono distinguere efficacemente i propri vini, migliorando la fiducia dei consumatori nel prodotto.

Una novità recepita con favore delle aziende vinicole e vitivinicole perché considerata un’opportunità per migliorare la qualità e la reputazione dei vini, rispondendo all’esigenza di un consumatore sempre più desideroso di informazioni e attento alla provenienza e alla composizione dei prodotti acquistati.

Da questa esigenza di adeguamento alla normativa, emerge la necessità di una etichetta digitale facile da applicare e semplice da modificare in real-time, aggiungendo o modificando velocemente le informazioni fornite al consumatore. Vediamo quindi come funziona l’e-label per il vino, la risposta corretta per tutti i produttori.

E-label per il vino: come funziona
L'e-label, l’etichetta digitale applicata sulle bottiglie di vino, si basa sull’utilizzo di tecnologie come i QR code, l'NFC (Near Field Communication) o l'RFID (Radio-Frequency Identification) stampate o incorporate sull’etichetta. Il più comune è il QR code, un codice bidimensionale stampato sull'etichetta che può essere scansionato con la fotocamera di uno smartphone, per accedere a informazioni digitali. L’NFC, invece, è un chip incorporato nell'etichetta che permette la comunicazione wireless con dispositivi abilitati, come smartphone, semplicemente avvicinandoli. L’RFD è anch’esso un microchip che utilizza onde radio per trasferire informazioni a un lettore RFID.

L’e-label è solitamente collegata a una pagina web su cui puoi inserire tantissimi contenuti, quali:
  • informazioni sul prodotto, note di degustazione, dettagli sul processo di vinificazione, caratteristiche organolettiche;
  • dettagli sull'origine delle uve, la regione di produzione, e le pratiche di coltivazione;
  • certificati di autenticità e tracciabilità per prevenire la contraffazione;
  • video di degustazione, tour virtuali delle cantine, interviste con i viticoltori;
Tutti questi contenuti, come dicevamo, possono essere aggiornati in tempo reale, includendo informazioni sulle nuove annate, premi vinti, prossimi eventi e degustazioni, anche in base ai suggerimenti forniti dai consumatori, se inserisci un modulo di sondaggio/feedback.
Un’etichetta digitale che favorisce sia chi produce il vino sia chi lo consuma! Vediamo quali sono i principali vantaggi per l’uno e per l’altro!

Vantaggi per le aziende vinicole
Ora che sai come funziona l’e-label per il vino, andiamo a scoprire perché non è solo una necessità normativa, ma può vermente far fare un salto di qualità alla tua cantina, in termini di reputazione del brand ma anche dal punto di vista economico e ambientale.
  • Maggiore trasparenza e fiducia del consumatore: le e-label offrono ai produttori la possibilità di condividere con i consumatori informazioni dettagliate sulla provenienza delle uve, i metodi di vinificazione e le caratteristiche organolettiche del vino. Questo non solo aumenta la trasparenza, ma può anche rafforzare la fiducia nel prodotto da parte del consumatore.
  • Aggiornamenti in real-time: a differenza delle etichette tradizionali, le informazioni sulle e-label possono essere aggiornate in tempo reale. Questo è particolarmente utile per comunicare gli ultimi cambiamenti senza dover stravolgere tutta l’etichetta “fisicamente”.
  • Riduzione dei costi e dell’impatto ambientale: nel lungo termine, l'uso delle e-label può garantirti una riduzione dei costi di stampa e gestione delle etichette fisiche. Inoltre, consente di ridurre l'impatto ambientale legato alla produzione di carta e inchiostro, con una riduzione considerevole dell’impatto sull’ambiente.
  • Protezione del brand: le e-label possono integrare funzionalità di autenticazione che aiutano a combattere la contraffazione. Utilizzando tecnologie di tracciabilità, i produttori possono garantire l'autenticità dei loro vini, proteggendo il marchio e il consumatore.

Vantaggi per i consumatori
Non solo vantaggi diretti per te in quanto produttore di vino, ma anche per i tuoi clienti i benefici dell’e-label sono evidenti. Oggi i consumatori di vino non vogliono limitarsi a sorseggiare un vino di qualità, ma si aspettano un’esperienza completa, a partire dalla piena conoscenza di ciò che stanno bevendo. Tutto questo può essere garantito con l’etichetta digitale.
  • Accesso a informazioni dettagliate: scansionando l'etichetta digitale, i consumatori possono accedere a una vasta gamma di informazioni, dalle note di degustazione alle recensioni di esperti, fino ai consigli su abbinamenti gastronomici e ai dettagli sulla sostenibilità del prodotto.
  • Esperienza Interattiva: le e-label possono offrire contenuti multimediali, come video di degustazione, interviste con i viticoltori e tour virtuali delle cantine. Questa interattività arricchisce l'esperienza del consumatore: non si tratta più solo di sorseggiare il vino, ma di creare un coinvolgimento totale non nei confronti del tuo brand e nel mondo del vino in generale.
  • Personalizzazione: attraverso l'uso di app connesse, le e-label possono suggerire vini in base alle preferenze passate del consumatore, creando un'esperienza d'acquisto totalmente immersiva e personalizzata, aumentando la soddisfazione del cliente.
  • Multilingua: con l’e-label garantisci a tutti i consumatori worldwide di approfondire le informazioni relative al tuo vino. A differenza dell’etichetta standard realizzata in un’unica lingua, puoi raggiungere un pubblico globale, garantendo a tutti un’esperienza completa.
  • Sostenibilità e tracciabilità: con un crescente interesse per la sostenibilità da parte delle aziende (fortunatamente), le e-label possono fornire informazioni dettagliate sulle pratiche di coltivazione sostenibile e sulla tracciabilità del prodotto, permettendo ai consumatori di fare scelte più consapevoli. Un vantaggio che risulta valido sia per il consumatore che per il produttore: l’essere un’azienda sostenibile e attenta all’ambiente è uno dei motivi per cui un cliente può preferire il tuo prodotto anziché quello della concorrenza.
Come creare e-label per il vino: affidati a Doweb!
Eccoci giunti alla fase cruciale della scoperta delle e-label e della notevole valenza per lo sviluppo del mondo wine. Approfondiremo quindi come avviene la creazione dell’etichetta digitale per la tua bottiglia di vino.

Doweb fornisce un servizio di etichettatura elettronica del vino: a tua disposizione una piattaforma semplicissima da utilizzare che ti consente di creare la tua pagina web con le informazioni relative al tuo vino e scaricare il QR Code dinamico da stampare e applicare sulle etichette dei tuoi vini, ma anche sulle brochure.

Ricordati che i contenuti che carichi sulla pagina possono essere sempre modificati e personalizzati anche se hai già stampato l’etichetta, perché il QR Code resta sempre lo stesso! Per questo motivo, ogni etichetta elettronica creata viene mantenuta attiva e online finché non decidi di cancellarla!

Con il nostro servizio puoi eliminare i costi relativi alla creazione di nuove etichette per aggiungere informazioni e dettagli, cambiare listini ecc. Non dovrai più temere di stampare un’etichetta, perché qualsiasi errore nei dati inseriti nella pagina può essere eliminato real-time. In ogni caso, prima di rendere attiva la pagina, puoi sempre visualizzare un’anteprima del risultato finale, per assicurarti che tutto corrisponda alle tue intenzioni.

La piattaforma è assolutamente declinabile a seconda delle tue specifiche esigenze. Fisseremo un incontro per un’analisi completa delle tue esigenze e dei requisiti che deve avere lo strumento di etichettatura, per essere pienamente funzionale al tuo scenario produttivo, con un’interfaccia utente semplice e immediata. Dopo il rilascio, siamo sempre a tua disposizione per fornirti tutta l’assistenza di cui hai bisogno sia nell’utilizzo dello strumento che per l'aggiornamento dell'applicazione e/o l’introduzione di nuove funzionalità.

In conclusione, le e-label rappresentano un passo significativo verso la modernizzazione dell'industria del vino. Un'importante evoluzione verso la digitalizzazione e l'innovazione di un mondo sempre più in crescita, ma che necessita sempre di garantire massima trasparenza ai clienti in termini di qualità, attraverso un’etichetta chiara, completa e significativa.
L’etichetta digitale migliora l'esperienza del consumatore e apre a nuove opportunità per i produttori di vino. garantendo conformità con le nuove normative europee.

Vuoi approfondire il nostro servizio di e-label? Contattaci!
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4660true08/07/2024 17:21:5431/05/2024 15:52:12Influencer marketing: cos’è e come creare una campagna per la tua azienda31/05/20249Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4396/alex-baldarelli.webp?202405311552124318819.webp//doweb.srl/download/decv/4397/4318819.webp?20240531155212In passato, c’erano i testimonial in tv a parlare delle proprietà di un prodotto, ancor prima il passaparola, oggi sono gli influencer a farla da padrone nel mondo della pubblicità. Gli influencer hanno la capacità di “influenzare” le decisioni d'acquisto dei loro follower grazie alla loro credibilità, autorità o popolarità in un particolare settore. Le aziende hanno compreso, negli ultimi anni, l’importanza di affidarsi a questi professionisti per raggiungere un pubblico vasto e diversificato e aumentare le vendite. Ecco che quindi si è iniziato a parlare di influencer marketing all’interno delle aziende. In questo articolo esploreremo le strategie più efficaci, i benefici dell'influencer marketing e alcuni casi di successo che hanno segnato il settore.https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/In passato, c’erano i testimonial in tv a parlare delle proprietà di un prodotto, ancor prima il passaparola, oggi sono gli influencer a farla da padrone nel mondo della pubblicità. Gli influencer hanno la capacità di “influenzare” le decisioni d'acquisto dei loro followers grazie alla loro credibilità, autorità o popolarità in un particolare settore.

Le aziende hanno compreso, negli ultimi anni, l’importanza di affidarsi a questi professionisti per raggiungere un pubblico vasto e diversificato e aumentare le vendite. Ecco che quindi si è iniziato a parlare di influencer marketing all’interno delle aziende. L'influencer marketing è una strategia commerciale che coinvolge personaggi con una forte presenza sui social media per promuovere prodotti, servizi o più generalmente il proprio brand.

In questo articolo esploreremo le tecniche più efficaci, i benefici dell'influencer marketing e alcuni casi di successo che hanno segnato il settore.

Influencer marketing in azienda: quale scegliere
Quando si sceglie di intraprendere la strada dell’influencer marketing in azienda, è importante implementare una strategia strutturata per non investire inutilmente le proprie risorse.

Il primo passo che deve compiere l’azienda quando decide di avviare una collaborazione con l’influencer è stabilire chi può essere il corretto testimonial per i propri prodotti. Scegliere gli influencer giusti richiede tempo e ricerca, ma è un investimento fondamentale per il successo delle tue campagne di influencer marketing. Vediamo quindi i diversi tipi di influencer e quali sono i criteri con i quali individuare il professionista in linea con le tue aspettative, con cui avviare una collaborazione.

Gli influencer si distinguono in diverse categorie, a seconda della portata del pubblico:
  • celebrity influencer: Personaggi pubblici con un ampio seguito sui social network, derivante dalla popolarità acquisita su un altro media (soprattutto cinema e tv);
  • macro-influencer: influencer con un vasto numero di follower (generalmente oltre 100.000);
  • micro-influencer: influencer con un numero più ristretto di follower (generalmente tra 1.000 e 100.000).
La scelta di ogni influencer per le campagne marketing passa attraverso diversi parametri, che devi sempre valutare:
  • Budget: stabilisci preventivamente un budget da destinare a una strategia di influencer marketing, prima di contattare l’influencer scelto per la tua campagna. Chiaramente, a seconda del numero di follower è probabile che il costo per ogni post sponsorizzato aumenti di conseguenza.
  • Rilevanza: è fondamentale che l'influencer scelto sia rilevante per il brand e il settore di mercato. La coerenza tra i contenuti veicolati dall’influencer e il mercato in cui opera l’azienda è indispensabile per garantire l’efficacia della campagna e il raggiungimento del target prefissato.
  • Engagement: attenzione, non devi mai fidarti solo del numero di follower ma devi valutare anche l’engagement, ossia l’”attività” dei follower e l’interesse nei confronti dei contenuti condivisi dall’influencer, manifestato sotto forma di interazioni e reazioni.
  • Obiettivo della campagna: vuoi aumentare la visibilità del brand? Generare Fiducia e Credibilità, aumentando la brand reputation? Lanciare un nuovo prodotto? A seconda del tuo obiettivo, si sceglie l’influencer più indicato.
  • Coerenza tra messaggi e valori: attenzione al tone of voice e alla tipologia di contenuti pubblicati dall’influencer. Se intendi avvalerti di un comico e la tua azienda propone una comunicazione assertiva e seriosa, forse non fa per te. Individua un influencer che veicoli messaggi autentici e coinvolgenti, ma soprattutto in linea con i valori aziendali. Presta attenzione allo stile comunicativo e al linguaggio usato
  • Reputazione: prova a raccogliere feedback e recensioni sulla professionalità dell’influencer in base a precedenti collaborazioni. Questo è fondamentale per non iniziare una collaborazione che porti risultati ottimali.
Vuoi una mano a scegliere l’influencer? Prova questo strumento per identificare gli influencer rilevanti nel tuo settore e analizzare le loro performance.

Come collaborare con un influencer: la definizione degli accordi
Una volta che avrai individuato l’influencer corretto per la tua azienda, da utilizzare come testimonial per i tuoi prodotti, non resta che avviare una collaborazione. Ricordati che il rapporto tra azienda e influencer è una vera e propria partnership che richiede trasparenza, fiducia e collaborazione. Stabilire una buona relazione con gli influencer è essenziale per una collaborazione efficace e duratura. Considera quindi tre fattori indispensabili:
  • Comunicazione chiara: stabilire aspettative e obiettivi chiari fin dall'inizio.
  • Collaborazione creativa: coinvolgere gli influencer nel processo creativo per generare contenuti più autentici.
  • Rispetto e fiducia: costruire una relazione basata sulla fiducia e il rispetto reciproco giova sicuramente sull’efficacia delle campagne.
Spesso gli influencer pubblicano sui propri profili social i riferimenti con cui contattarli (solitamente sotto la voce “Info e collab”), pertanto puoi partire da qui per iniziare una collaborazione. Nell’email di richiesta, è necessario fornire una breve descrizione del brand, dei prodotti/servizi e degli obiettivi della campagna, richiedendo gli insights per valutare il reale engagement del profilo social.

Dopo un primo contatto via email andato a buon fine, si può procedere anche con un contatto telefonico, esplicitando in modo dettagliato la proposta. Qui vengono definiti:
  • Obiettivi della campagna e metriche di performance: concordare preventivamente gli indicatori chiave di prestazione (KPI) da monitorare durante la campagna è fondamentale per capire se e in che modo sono stati raggiunti gli obiettivi. Consigliamo di non limitarsi solo alle “vendite”, ma valutare anche fattori quali la crescita della popolarità del brand sui social media.
  • Dettagli operativi e tempistiche: stabilire la tipologia dei contenuti e stabilire le scadenze per la creazione e la pubblicazione.
  • Compenso, che può includere pagamenti in denaro, prodotti e/o servizi gratuiti o altri benefit. In alcuni casi, infatti, si inviano dei campioni dei prodotti o si concede un servizio gratuito al professionista come benefit, in sostituzione oppure in aggiunta al compenso.
  • Diritti d'uso dei contenuti: definire chi possiede i diritti sui contenuti creati e come possono essere utilizzati dall'azienda.
Una volta definiti gli accordi della collaborazione, non resta che procedere con la parte strategica e operativa.



Influencer marketing: una collaborazione creativa efficace
Dopo aver definito gli accordi su obiettivi, tempistiche e compenso, si può partire con la fase operativa della collaborazione. E’ fondamentale fornire all’influencer un vero e proprio briefing dettagliato su cosa ci si aspetta dai contenuti, includendo linee guida di stile, messaggi chiave e call to action, lasciando come al professionista la libertà di esprimere la propria creatività, assicurando che il contenuto sia autentico e rilevante per il pubblico. Ricordati che nessuno come l’influencer conosce i suoi followers!

Solo un consiglio: privilegia le storie personali e i racconti di esperienze, le quali attirano maggiormente l'attenzione degli utenti e favoriscono l'engagement.

Dopodiché si può definire un vero e proprio piano di pubblicazione, un calendario editoriale ben preciso con date (e possibilmente orari) di pubblicazione, anche sulla base degli insights forniti. Nel calendario editoriale vengono definiti:
  • temi trattati e tipologia di post (foto, video, stories, ecc.)
  • utilizzo delle piattaforme giuste: se il tuo influencer è attivo su più piattaforme, in questa fase è importante stabilire su quali verranno pubblicati i post. Instagram e TikTok, in particolare, sono particolarmente efficaci per campagne di influencer marketing grazie alla loro natura “visual”, senza dimenticare YouTube, ideale per contenuti più lunghi e approfonditi, come recensioni di prodotti o tutorial.
Una volta completato il pacchetto di post, si può valutare l’efficacia della campagna sulla base dei KPI (Key Performance Indicators) preventivamente accordati. L’influencer dovrà fornirti un report dei risultati dei post, ma tu tieni sempre monitorati i risultati periodici per valutare l'andamento della campagna rispetto agli obiettivi stabiliti. Quando avrai ricevuto il report, è opportuno utilizzare i dati raccolti per ottimizzare le future campagne e migliorare le strategie di influencer marketing implementate.

I benefici dell’influencer marketing
Abbiamo visto che impostare una campagna di influencer marketing richiede molte competenze e risorse, ma i benefici alla fine possono essere veramente importanti. Vediamone alcuni!
  • Aumentare la visibilità del brand: gli influencer possono aiutarti a far conoscere il tuo brand a un pubblico più ampio e diversificato. La loro capacità di raggiungere un gran numero di persone attraverso i loro canali social può significativamente amplificare la tua presenza online.
  • Generare fiducia e credibilità: poiché gli influencer hanno costruito una relazione di fiducia con il loro pubblico, le loro raccomandazioni sono spesso percepite come più genuine e credibili rispetto alla pubblicità tradizionale. Questo può influenzare positivamente le percezioni e le decisioni d'acquisto dei consumatori.
  • Aumentare l'engagement: le campagne di influencer marketing tendono a generare un alto tasso di coinvolgimento. I follower degli influencer sono generalmente molto attivi e interessati ai contenuti che condividono, il che porta a un'interazione maggiore rispetto ad altre forme di marketing.
  • Targeting preciso: collaborando con influencer che hanno un pubblico ben definito, le aziende possono raggiungere specifici segmenti di mercato in modo più mirato ed efficace. Questo permette di ottimizzare le risorse e ottenere un miglior ritorno sugli investimenti (ROI).
  • Generare contenuti di qualità: gli influencer sono spesso esperti nella creazione di contenuti accattivanti e visivamente attraenti. Le collaborazioni possono quindi portare alla produzione di contenuti di alta qualità che le aziende possono utilizzare anche sui propri canali.
  • Migliorare la SEO: le menzioni e i link da parte degli influencer possono migliorare la visibilità online del brand e contribuire positivamente alla SEO. I contenuti condivisi dagli influencer spesso raggiungono una vasta audience e possono generare traffico web significativo.
  • Aumentare le vendite è l’obiettivo ultimo: l'influencer marketing può direttamente influenzare le vendite. Le raccomandazioni degli influencer spesso portano i follower a considerare e acquistare i prodotti promossi, specialmente quando accompagnate da sconti o promozioni esclusive.
Affidarsi a dei professionisti per la creazione e la gestione di una campagna di influencer marketing è fondamentale per gestire in modo strutturato il rapporto con l’influencer, non disperdere risorse di tempo ed economiche e ottenere i risultati sperati.

Collaboriamo con influencer professionisti per aumentare la visibilità della tua azienda e dei tuoi prodotti: contattaci subito!
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4670true08/07/2024 17:21:5420/06/2024 17:35:04Hai un sito non-mobile? Attenzione, dal 5 luglio potrebbe sparire da Google!20/06/20248Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4407/alex-baldarelli.webp?2024062017350553531.webp//doweb.srl/download/decv/4408/53531.webp?20240620195158A partire dal 5 luglio 2024, Google ha annunciato una modifica significativa alla sua politica di indicizzazione dei siti web: non verranno più indicizzati i siti non ottimizzati per dispositivi mobili. Una decisione che segna un passo importante nella continua evoluzione del motore di ricerca per rispondere alle esigenze di un mondo sempre più mobile-first. Analizziamo in questo articolo la novità lanciata da Google e cosa devono fare i proprietari di siti web per… non sparire da Google!https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/A partire dal 5 luglio 2024, Google ha annunciato una modifica significativa alla sua politica di indicizzazione dei siti web: non verranno più indicizzati i siti non ottimizzati per dispositivi mobili. Una decisione che segna un passo importante nella continua evoluzione del motore di ricerca per rispondere alle esigenze di un mondo sempre più mobile-first.

Google ha già rassicurato sul fatto che i siti attualmente indicizzati con Googlebot Desktop - il crawler che simula un utente che usa un computer desktop – sono pochi; al contrario, la maggior parte dei siti è già indicizzata con Googlebot Smartphone, il crawler mobile che simula un utente che usa un dispositivo mobile e che sarà padrone assoluto dell’indicizzazione dei siti web.

Cosa succede però se i tuoi contenuti non sono totalmente accessibili da mobile? Analizziamo in questo articolo la novità lanciata da Google e cosa devono fare i proprietari di siti web per… non sparire da Google!

Google non indicizzerà i siti non-mobile: le motivazioni
La scelta di Google riflette un cambiamento fondamentale nel comportamento degli utenti di Internet. Negli ultimi anni, il traffico web da dispositivi mobili ha superato nettamente quello da desktop. Gli utenti si aspettano esperienze rapide, fluide e ottimizzate per lo schermo del loro smartphone o tablet. Un sito non ottimizzato per il mobile può risultare difficile da navigare, lento e frustrante per gli utenti, portando a una cattiva esperienza complessiva.

Google ha già compiuto passi significativi verso l'adozione di un approccio mobile-first. Dal 2018, il motore di ricerca utilizza la mobile-first indexing, che significa che l'indice principale di Google e il ranking dei risultati di ricerca si basano principalmente sulla versione mobile del contenuto del sito. Tuttavia, questa nuova politica elimina completamente la possibilità per i siti non ottimizzati per il mobile di essere indicizzati.

Siti non indicizzati: conseguenze devastanti
Oggi il sito web è diventato per molte attività uno dei principali veicoli di business. Quando un sito non viene più indicizzato, significa che non è più presente nell’archivio dei motori di ricerca e non è più accessibile a nessuno. Attenzione, quindi, non si parla solo di posizionamento tra i primi risultati di ricerca, significa proprio una scomparsa da Google!

Le conseguenze, sì per gli ecommerce ma anche per chi utilizza il sito per generare lead o semplicemente come vetrina, possono essere devastanti. Ecco perché avere un sito completamente accessibile da mobile è una vera e propria necessità. Vediamo le principali.

Visibilità ridotta e perdita di traffico: se il tuo sito non è indicizzato, non apparirà nei risultati di ricerca quando gli utenti cercano parole chiave rilevanti. Ecco che quindi la tua attività rischia di finire nell’oblio totale, avrai meno visibilità online, quindi potresti perdere traffico e potenziali visitatori, considerando che la gran parte delle visite oggi proviene dai motori di ricerca.

Perdita di credibilità e affidabilità: gli utenti possono percepire il sito come meno affidabile o di bassa qualità se non è presente su Google, mentre altre aziende o partner potrebbero esitare a collaborare con un’azienda che non abbia un sito presente nei risultati di ricerca, temendo una bassa visibilità e un minor valore della collaborazione.

Riduzione opportunità di business: Se il tuo sito è un ecommerce o ha una natura commerciale, la mancanza di indicizzazione può comportare una significativa perdita di opportunità di business. Le persone non troveranno il tuo sito quando cercano prodotti o servizi correlati.

Il tuo sito non è accessibile da mobile? Corri ai ripari!
John Mueller di Google l’ha dichiarato: a partire dal 5 Luglio 2024, se il tuo sito non viene visualizzato sui dispositivi mobili o non è facilmente navigabile non sarà considerato da Googlebot Smartphone. Attenzione, perché non apparirà più tra i risultati di ricerca indipendentemente dalla qualità del contenuto o dalla rilevanza per le query degli utenti!

Se finora hai trascurato la versione mobile del sito, è necessario quindi correre immediatamente ai ripari. In primis verifica la tua situazione con questo tool di Google: qui puoi valutare elementi come il design responsive, ma anche la velocità di caricamento e la facilità di navigazione. Uno strumento gratuito che analizza una URL e restituisce un rapporto dettagliato sulla compatibilità mobile, evidenziando eventuali problemi che devono essere risolti.

Per un test più approfondito è però indispensabile avvalersi di strumenti come Google Search Console o Google Lighthouse, così da individuare eventuali problematiche di accessibilità da mobile. Google Search Console, in particolare fornisce rapporti specifici sui problemi di usabilità mobile, inclusi elementi interattivi troppo vicini, contenuti più larghi dello schermo e testo troppo piccolo per essere letto facilmente su dispositivi mobili.

Ora che sai qual è lo stato attuale del tuo sito in ottica mobile, devi intervenire sui fattori che hai appena sottoposto a test, per un’ottimizzazione completa e puntuale.

Dal punto di vista del design responsive, fondamentale per garantire che il sito si adatti automaticamente a diverse dimensioni di schermo, dai desktop ai dispositivi mobili, devi lavorare su:
  • Framework CSS come Bootstrap o Foundation, che, nello sviluppo, offrono griglie flessibili e componenti predefiniti che si adattano automaticamente alla dimensione dello schermo.
  • Media Queries nel CSS, per modificare lo stile del sito in base alle caratteristiche del dispositivo, come la larghezza dello schermo, l'orientamento e la risoluzione.
  • Fluid Layouts: scegliere unità flessibili (percentuali o relative) invece di unità fisse (pixel) ti aiuta a definire meglio le dimensioni degli elementi della pagina.
Per migliorare la velocità del sito, cruciale per l'esperienza utente e per il ranking nei risultati di ricerca di Google, le strategie migliori fanno riferimento a:
  • ottimizzazione delle immagini, prediligendo formati “moderni” come WebP - che consente di comprimere le immagini senza perdita di qualità - e implementando il lazy loading per caricare le immagini solo quando sono visibili nella finestra del browser;
  • ridurre le dimensioni di file CSS, JavaScript e HTML rimuovendo spazi bianchi, commenti e caratteri non necessari;
  • utilizzare la cache del browser per memorizzare temporaneamente risorse statiche, riducendo il tempo di caricamento per i visitatori di ritorno;
  • distribuire i contenuti del sito su un Content Delivery Network, per ridurre la latenza e migliorare i tempi di risposta per gli utenti in diverse regioni geografiche.
Per ottimizzare la user experience (UX) - un fattore cruciale per mantenere gli utenti coinvolti - ci sono alcune pratiche fondamentali da seguire:
  • Menu di navigazione facile da usare anche su dispositivi mobili. Prova a considerare l'uso di menu a scomparsa (hamburger menu) per risparmiare spazio sullo schermo.
  • Dimensioni di font adeguate e un contrasto sufficiente tra il testo e lo sfondo, per facilitare la lettura su schermi piccoli.
  • Pulsanti e link facilmente cliccabili, con spaziatura sufficiente tra gli elementi interattivi per evitare clic errati.



Sito web su smartphone: monitora sempre le prestazioni!
Ricorda sempre che l'ottimizzazione dei siti web per i dispositivi mobile è un processo continuo che deve essere costantemente migliorato. Per questo motivo, è necessario monitorare regolarmente le prestazioni del sito e aggiornare i contenuti e il design in base alle nuove linee guida e tecnologie emergenti. Da questo punto di vista è indispensabile avere una buona conoscenza di strumenti come Google Analytics, che ti consentono di raccogliere dati sul flusso di comportamento degli utenti e identificare eventuali ostacoli nella navigazione e le diverse aree di miglioramento. In quest’ottica, infatti, il Bounce Rate (frequenza di rimbalzo) può indicarti problemi di usabilità e tempi di caricamento troppo lunghi. Dal punto di vista della velocità puoi monitorare i tempi di caricamento e a identificare le pagine più lente che necessitano di ottimizzazione.

Su Google Analytics, puoi individuare, inoltre, metriche come il volume del traffico proveniente dai dispositivi mobile, con informazioni tecniche come sistema operativo e browser utilizzati, ottenendo una visione dettagliata delle preferenze degli utenti mobili; allo stesso tempo, puoi monitorare le variazioni nel traffico mobile nel tempo aiuta a identificare picchi stagionali o problemi di accessibilità che potrebbero richiedere interventi specifici. Ora sai dove puoi intervenire!

In ottica marketing, invece, con Google Analytics, puoi verificare quanto la versione mobile del sito sia efficace in termini di conversione dei visitatori in clienti o lead, ma anche valutare il ROI delle campagne specifiche per dispositivi mobili, al fine di ottimizzare la spesa pubblicitaria.

Google Analytics può essere integrato con strumenti di A/B testing per sperimentare e ottimizzare continuamente l'esperienza utente mobile. Questo consente di testare diverse varianti di pagine o elementi del sito per determinare quali configurazioni producono i migliori risultati.
  • Test delle variazioni di layout: Sperimentare con diverse disposizioni di layout per vedere quale offre una migliore esperienza utente su mobile.
  • Ottimizzazione dei CTA (Call to Action): Testare diverse formulazioni e posizionamenti dei pulsanti di invito all'azione per massimizzare le conversioni mobili.
In definitiva, la decisione di Google di non indicizzare più i siti non ottimizzati per il mobile a partire dal 5 luglio 2024 sottolinea l'importanza crescente della connessione “in mobilità” e della navigazione da tutti i device. Per rimanere competitivi e rilevanti, i proprietari di siti web devono per forza di cose adattarsi a questa nuova realtà e “abbracciare” un approccio mobile-first, tanto più che è prevedibile che anche altre piattaforme e motori di ricerca seguiranno l'esempio di Google, rendendo la compatibilità mobile un requisito standard generale per la presenza online.

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4310true25/06/2024 16:19:3321/11/2023 19:15:46Pillar Page, cos’è, come crearla e perché è importante per la SEO31/07/20238Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4028/alex-baldarelli.webp?20231121191547pexels-cottonbro-5077048.webp//doweb.srl/download/decv/4029/pexels-cottonbro-5077048.webp?20240625161936La Pillar Page, detta anche pagina pilastro, è un contenuto di approfondimento che affronta una tematica in maniera completa ed esaustiva, consentendo agli utenti di ottenere tutte le informazioni di cui ha bisogno su un determinato argomento in un unico articolo. La Pillar Page è diventata negli ultimi anni un elemento fondamentale di una strategia SEO, in relazione all’evoluzione degli algoritmi dei motori di ricerca e sulla sempre crescente importanza che hanno i contenuti per il ranking. Vediamo in questo articolo come realizzare (e scrivere) una Pillar Page efficace e perché, se vuoi scalare posizioni su Google, non puoi farne a meno. https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/La Pillar Page, detta anche pagina pilastro, è un contenuto di approfondimento che affronta una tematica in maniera completa ed esaustiva, consentendo agli utenti di ottenere tutte le informazioni di cui ha bisogno su un determinato argomento in un unico articolo. La Pillar Page è diventata negli ultimi anni un elemento fondamentale di una strategia SEO, in relazione all’evoluzione degli algoritmi dei motori di ricerca e sulla sempre crescente importanza che hanno i contenuti per il ranking.

Vediamo in questo articolo come realizzare (e scrivere) una Pillar Page efficace e perché, se vuoi scalare posizioni su Google, non puoi farne a meno.

Pillar Page, come scegliere l’argomento e caratteristiche
Prima di iniziare la stesura di una Pillar Page per un sito web, è importante scegliere accuratamente l’argomento, perché possa destare l’interesse degli utenti. La scelta della tematica da affrontare non può che dipendere dai topic trends, ossia gli argomenti più in voga e più cercati dagli utenti sul web. Quali sono le domande che gli utenti si pongono più frequentemente?

Google mette a disposizione uno strumento molto utile, chiamato Google Trends, che ti consente di esplorare in maniera professionale le problematiche, i quesiti, gli eventi del momento e non solo. Questo tool, infatti, ti consente di ampliare la ricerca temporale fino a 9 anni fa; puoi impostare filtri molto utili come la Nazione di riferimento, il canale (Ricerca Google, Google Immagini, News, Shopping e Ricerca YouTube) e soprattutto la categoria. Devi scrivere un articolo relativo agli ultimi trends in ambito abbigliamento? Con questo strumento puoi individuare i principali trends!

L’analisi dei trends è importante per capire di cosa parlare in un determinato momento, tuttavia ricordati che il tuo contenuto deve essere il più possibile “durevole”. Se è corretto approfondire uno specifico argomento perché attualmente in voga, non dare troppi riferimenti temporali, ma soffermati su come la tua azienda affronta quella problematica e come la risolve.

L’obiettivo della Pillar Page è quella di creare autorevolezza, generare brand awareness: non si tratta di promuovere un prodotto o un servizio, ma dimostrare di essere “sul pezzo”. Cerca di non rendere desueta la Pillar Page, almeno in breve tempo, dopodiché provvedi ad aggiornarla!

Il principio da cui devi partire è che il tuo contenuto deve diventare una vera e propria guida in grado di rispondere alle domande che si pone l’utente: mai dare per scontato nulla, scrivi come se l’utente non fosse affatto preparato. La Pillar Page ha come caratteristica principale (in assenza della quale non si può definire tale) la completezza, quindi inserisci tutte le informazioni.

Ma come si scrive, quindi, una Pillar Page perché sia efficace? Esiste una struttura da seguire? Vediamo una serie di consigli di scrittura che ti aiuteranno nella stesura.

Pillar Page, struttura e come si scrive
Una Pillar Page che possa definirsi tale deve avere una struttura ben precisa, perché sia utile per l’utente e “gradita” dai motori di ricerca. Ora che sai come individuare l’argomento corretto per i tuoi utenti e quali sono i principi da cui partire per realizzare una Pillar Page, è giunto il momento di impostarla in maniera efficace e completa. Vediamo quindi qual è la sua struttura tipo e come deve essere scritta.
  • Completezza ed esaustività: mai sotto le 2000 parole. Abbiamo detto che la Pillar Page per essere tale deve essere completa ed esaustiva e non devi preoccuparti del numero di parole. Vuoi un parametro? Non scendere sotto le 2000 e approfondisci ogni punto di vista sull’argomento scelto.
  • Tutto qui, tutto in unica pagina. L’utente deve ottenere tutto ciò che gli serve in unica pagina, non costringerlo ad abbandonare il tuo sito e a scaricare risorse esterne per ottenere un approfondimento ulteriore.
  • Sempre in alto la creatività! Pur dovendo essere una guida, non scrivere come se fosse un manuale, quindi non essere troppo assertivo. Ricordati che, con ogni probabilità, il contenuto sarà lungo, quindi devi mantenere alta l’attenzione e la curiosità del lettore: cerca di essere creativo.
  • Procedi a piramide rovesciata: dal titolo, all’introduzione generale, fino a un approfondimento specifico su un aspetto importante del tema.
  • Non dimenticarti immagini e video e occhio ai paragrafi. La Pillar Page sarà lunga, quindi per evitare l’effetto “muro di testo” inserisci le immagini e impagina nel modo corretto, suddividendo nel modo corretto i paragrafi (h2, h3, h4) che potrebbero avere come titolo il quesito che potrebbe porsi l’utente su quel determinato argomento.
  • Priorità alla call to action: chiudi sempre con un invito a contattarti, se il primo obiettivo della Pillar Page è generare autorevolezza, l’obiettivo zero è sempre quello di generare conversioni.
La Pillar Page è un elemento indispensabile per una strategia SEO: vediamo perché non puoi farne a meno, come posizionarla su Google e i vantaggi per i motori di ricerca.



Pillar Page, Topic Cluster Model e SEO: consigli e strategia
La Pillar Page, assieme alla Cluster Page – che si limita a fornire aspetti specifici e particolari su un tema – contribuiscono all’applicazione del Topic Cluster Model. Il modello Topic Cluster è un approccio al content marketing che risponde all’affermazione della ricerca semantica e delle query conversazionali su Google.

Sappiamo che le search query oggi sono molto più colloquiali e informali rispetto al passato, quando gli utenti si muovevano sotto forma di singole keywords. Una tendenza spinta anche e soprattutto dai dispositivi mobili e dalla ricerca vocale. Gli utenti, infatti, fanno richieste complesse al motore di ricerca e non si limitano a semplici domande.

Una strategia di content marketing basata sul Topic Cluster Model si concentra, quindi, sul tema di un contenuto, piuttosto che sulle keywords. L’obiettivo, infatti, è quello di far sì che gli utenti ottengano risposte alle proprie richieste con contenuti organizzati e facilmente fruibili all’interno del blog.
Elemento fondamentale del Topic Cluster Model è proprio la Pillar Page, perché è da questa che i crawler (e gli utenti!) partono per comprendere l’importanza e la struttura delle singole pagine. Ecco perché la Pillar Page deve presentare due caratteristiche specifiche perché sia utile agli utenti ed efficace in ottica SEO. Vediamole.
  • Presenza di link bidirezionali, ossia link che puntano alle Cluster Page, le quali contengono temi correlati alla Pillar Page e link alla stessa. In questo modo, gli utenti trovano la panoramica completa di un argomento nella Pillar Page e trovano anche link a temi più specifici a essa afferenti. Ad esempio, se la Pillar Page approfondisce in maniera il tema della pizza, le Cluster Page saranno degli articoli più brevi sulla Margherita, Capricciosa, Quattro Stagioni ecc. .
  • Anchor text coerenti: quando inserisci link alle Cluster Page, non inserirli a caso, ma solo sulla parola più in linea con il contenuto a cui rimanda. Ad esempio, la Cluster Page relativa alla pizza Margherita deve essere inserita nella Pillar Page nella parola Margherita e non a caso.
  • Posizionamento sul primo livello di navigazione del tuo sito: affinché l’utente riesca a individuarle immediatamente, è necessario non nascondere le Pillar Page nei meandri della tua sitemap, ma renderle facilmente rintracciabili dall’utente. Inoltre, ricorda sempre il concetto di Link Juice: la Homepage è la pagina chiave e con più valore del sito, tanto più la Pillar Page è vicina ad essa, tanto più è considerata importante.
Altre tipologie di Pillar Page: Resource Pillar Page
Abbiamo visto l’importanza di posizionare la Pillar Page generica sul primo livello di navigazione del sito, affinché venga facilmente individuata dall’utente. Esiste una tipologia di Pillar Page chiamata Resources Pillar Page (o Pillar Page di risorse) che ha proprio la funzione di aiutare i visitatori a trovare con facilità le risorse presenti sul sito.

Le Resources Pillar Page si basano su un link alle risorse del sito web, uniti a un’immagine in miniatura, utile all’utente per identificarli con semplicità. Questi sono accompagnati, solitamente, da un testo descrittivo della risorsa specifica a cui punta il link. Questo testo è breve e contiene frasi e parole che identificano il problema che la risorsa del tuo sito riesce a risolvere. Quando il visitatore ritrova le parole che ha cercato nella query, sarà invogliato a proseguire nella lettura, perché convinto che troverà la risposta ai suoi dubbi e ai suoi desideri.

Per i motori di ricerca, questo testo è molto importante perché consente di rilevare facilmente l’argomento del topic cluster. Ricordati, in questo caso, di inserire dei link alla Pillar Page generica e alle Cluster Page: questo sarà valutato con positività sia dai crawler, che vedono un’interconnessione e una struttura ben organizzata sul tuo sito e nello specifico tra le diverse parti del topic cluster, sia agli utenti che riescono a tracciare un percorso lineare e una User Journey senza intoppi.

In conclusione, la creazione di una Pillar Page completa, approfondita ed esaustiva, è una vera e propria comunicazione ai motori di ricerca che il tuo sito è autorevole e che i contenuti che proponi sono corretti, pertinenti e informativi. Questo fa la differenza in termini di posizionamento. L’autorevolezza dei tuoi contenuti è, per l’utente, spesso legata alla tua preparazione e alla tua affidabilità sui prodotti e servizi che vendi. Questo significa generare conversioni.
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4620true16/05/2024 17:32:3516/05/2024 17:16:52Backup Real-Time, come massimizzare la sicurezza del tuo e-commerce16/05/20248Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4354/alex-baldarelli.webp?2024051617165310215531.webp//doweb.srl/download/decv/4355/10215531.webp?20240516171748Negli ultimi anni, tantissime persone si sono “tuffate” nel mondo degli e-commerce, facendolo diventare la prima fonte di introito. Così come per qualsiasi negozio fisico, è necessario prendere le dovute precauzioni perché il business non si interrompa mai e sia messo al sicuro da malintenzionati pronti a metterlo a repentaglio. Con il proliferare delle transazioni online, infatti, i dati sensibili dei clienti, inclusi dettagli di pagamento e informazioni personali, sono diventati un bersaglio sempre più allettante per i criminali informatici. Qualsiasi interruzione del servizio o perdita di dati può causare danni finanziari significativi e compromettere la fiducia dei clienti. Per garantire la continuità operativa e la protezione dei dati per le imprese online, si è affermato il cosiddetto backup in tempo reale, fino a diventare uno dei pilastri essenziali per ogni attività commerciale sul web. Scopriamo in questo articolo come funziona questa tecnica e come può essere implementata efficacemente per proteggere il tuo e-commerce in maniera efficace, riducendo i downtime in caso di guasti e garantendo una disponibilità del servizio H24 e 7 giorni su 7. https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Negli ultimi anni, tantissime persone si sono “tuffate” nel mondo degli e-commerce, facendolo diventare la prima fonte di introito. Così come per qualsiasi negozio fisico, è necessario prendere le dovute precauzioni perché il business non si interrompa mai e sia messo al sicuro da malintenzionati pronti a metterlo a repentaglio e da eventuali malfunzionamenti della struttura informatica.

Con il proliferare delle transazioni online, infatti, i dati sensibili dei clienti, inclusi dettagli di pagamento e informazioni personali, sono diventati un bersaglio sempre più allettante per i criminali informatici. Qualsiasi interruzione del servizio o perdita di dati può causare danni finanziari significativi e compromettere la fiducia dei clienti.

Per garantire la continuità operativa e la protezione dei dati per le imprese online, si è affermato il cosiddetto backup in tempo reale, fino a diventare uno dei pilastri essenziali per ogni attività commerciale sul web.

Scopriamo in questo articolo come funziona questa tecnica e come può essere implementata efficacemente per proteggere il tuo e-commerce in maniera efficace, riducendo i downtime in caso di guasti e garantendo una disponibilità del servizio H24 e 7 giorni su 7.

Backup in tempo reale, cos’è e come funziona
Il backup real-time è una soluzione che consente di creare copie istantanee dei dati in tempo reale, garantendo che qualsiasi modifica ai dati venga immediatamente replicata su un sistema di backup. Ciò significa che anche la più recente transazione o aggiornamento di inventario viene prontamente salvato su una copia, riducendo al minimo il rischio di perdita di dati.

Il backup real-time funziona in modo molto simile al backup tradizionale, ma con una differenza chiave: anziché eseguire copie periodiche dei dati a intervalli prestabiliti (come ogni giorno o ogni ora), il backup real-time cattura e replica immediatamente qualsiasi modifica apportata ai dati in tempo reale.

Queste le caratteristiche fondamentali di un backup in tempo reale:
  • monitoraggio e rilevamento delle modifiche: un software di backup real-time monitora costantemente i dati nel sistema, sia che si tratti di file, database o altre informazioni critiche. Quando viene apportata una modifica ai dati, che sia un'aggiunta, una modifica o una cancellazione, il software di backup rileva immediatamente questa modifica;
  • replica istantanea e sincronizzazione continua: una volta rilevata la modifica, il software di backup real-time crea una copia istantanea dei dati modificati e la replica su un sistema di archiviazione di backup. Questo processo avviene in tempo reale, quindi non c'è alcun ritardo significativo tra la modifica dei dati e la loro protezione tramite backup. Questo processo di monitoraggio, rilevamento e replica istantanea prosegue in modo continuo, garantendo che tutte le modifiche ai dati siano prontamente salvate e protette attraverso il backup in tempo reale;
  • accesso ai dati di backup: i dati di backup creati mediante il backup real-time sono generalmente accessibili immediatamente in caso di necessità di ripristino. Ciò consente di recuperare rapidamente i dati fino all'ultimo punto di backup, in caso di guasto del sistema, eliminando o riducendo al minimo i tempi di inattività.
In linea generale, ogni backup è indispensabile per riprendere rapidamente le operazioni in caso di interruzione del servizio o malfunzionamento del sistema, limitando i tempi di inattività e minimizzando l'impatto sulle entrate.

Il backup real-time si pone a un livello superiore, garantendo una protezione immediata e continua dei dati, assicurando che tutte le modifiche vengano rapidamente replicate e archiviate per proteggere l'integrità e la disponibilità delle informazioni aziendali critiche. Grazie alla natura in tempo reale del backup, anche le modifiche più recenti sono protette, riducendo al minimo la perdita di dati in caso di guasto del sistema.


Backup real-time: la strategia Doweb per la sicurezza del tuo negozio online
Per un ecommerce, così come per qualsiasi attività commerciale, i dati sono veramente la risorsa più preziosa.

Sappiamo che ogni transazione effettuata sul sito ecommerce è di fondamentale importanza. Un backup real-time garantisce che i dettagli delle transazioni siano salvati immediatamente, evitando perdite di dati finanziari.
Inoltre, il database di un ecommerce contiene informazioni critiche come dettagli dei clienti, ordini, inventario e dati di pagamento. Proteggere questi dati in tempo reale è essenziale per evitare perdite che potrebbero compromettere l'intera attività.

Doweb protegge il tuo ecommerce con un backup in tempo reale dei dati del sito, garantendo la continuità operativa anche in caso di problemi tecnici, malfunzionamenti o attacchi hacker. Come?

La sicurezza del tuo ecommerce passa attraverso ben 6 server in backup continuo, posti in datacenter diversi. In caso di interruzione del servizio nel data center primario, avere un backup in un luogo separato consente un ripristino più rapido, poiché è possibile avviare il ripristino dai dati di backup conservati altrove. Usare datacenter diversi per il backup è fondamentale per diversi motivi: vediamo i principali.
  • Riduzione del rischio di attacchi informatici devastanti: se un hacker dovesse penetrare in un datacenter, il backup conservato altrove rimarrebbe al sicuro. Mantenere una copia dei dati in un ambiente separato può ridurre il rischio di perdita di dati dovuta a violazioni della sicurezza. Inoltre, in caso di ransomware, avere un backup aggiornato in tempo reale permette di ripristinare rapidamente i dati senza pagare riscatti.
  • Resilienza ai guasti: se un datacenter dovesse andare offline per un guasto hardware, il backup conservato in un datacenter separato rimarrebbe intatto, garantendo la continuità operativa.
  • Protezione contro disastri: se si verifica un disastro naturale, come un terremoto, un incendio o un'alluvione, avere il backup in un datacenter diverso riduce il rischio di perdere dati critici, poiché i due siti sono fisicamente separati.
La storia ci ha insegnato che è meglio prevenire che curare. Pensiamo all’incendio ai gruppi di continuità delle tre sale dati che ha coinvolto nel 2011 il provider di servizi internet Aruba.it, causando il più grande blackout sul web che si era mai verificato in Italia. Migliaia di siti che appoggiavano sull’infrastruttura Aruba bloccati e con essi i relativi servizi di posta elettronica.

Un altro caso eclatante è quello che ha visto protagonista, suo malgrado, la società di web hosting OVH, che ospita nei propri datacenter gli applicativi di oltre 1.5 milioni di clienti. Nel 2021 un incendio divampa nel campus di Strasburgo, provocando non solo il blocco di diversi siti internet, ma anche la perdita di dati. Secondo le ricostruzioni, mancava una vera e propria ridondanza tra datacenter, tale da garantire la continua erogazione del servizio anche senza la piena funzionalità di un apparato.

In comune tra i disastri Aruba e OVH c’è quindi l’assenza di molteplici datacenter delocalizzati con un livello di protezione adeguato.

Ma il rischio di down non è l’unico motivo (seppur il principale) per cui è necessario implementare un backup real-time su datacenter diversi. Un'altra motivazione molto importante riguarda la conformità normativa. In molti settori, le normative richiedono che i dati vengano archiviati in modo sicuro e che siano subito disponibili in caso di emergenza. Conservare i backup in datacenter separati può aiutare a soddisfare questi requisiti normativi, facilitando audit e rendicontazione.

La conformità normativa è un aspetto cruciale per gli e-commerce, poiché queste attività gestiscono una grande quantità di dati sensibili dei clienti e devono rispettare le leggi e i regolamenti riguardanti la privacy e la sicurezza dei dati. Il backup è fondamentale per garantire che un'attività di e-commerce sia in grado di proteggere i dati dei clienti, mantenere la continuità operativa e rispettare i requisiti normativi. È un elemento chiave della strategia di sicurezza informatica di qualsiasi azienda online.

Come avviene l’implementazione di un backup real-time
L’implementazione di un backup real-time è un processo complesso che richiede una combinazione di hardware, software e configurazioni specifiche per garantire che i dati vengano copiati in tempo reale mentre vengono creati o modificati.

La nostra implementazione di un backup in tempo reale si basa su diversi step:
  • analisi e valutazione delle tue esigenze: in primis viene analizzato il volume di dati, i requisiti di velocità e capacità e i potenziali rischi, per determinare la tecnologia di backup più adatta alle tue esigenze;
  • backup continui e in datacenter diversi: esistono numerose soluzioni di backup real-time sul mercato. La soluzione Doweb prevede 6 server in backup continui e in datacenter diversi. Una soluzione in alta affidabilità e scalabile, in grado di adattarsi alla crescita del tuo e-commerce. Dal punto di vista software, questo viene configurato per la replica continua dei dati, utilizzando file system che supportano la sincronizzazione in tempo reale;
  • monitoring, controllo e gestione: monitora costantemente il processo di backup per rilevare eventuali anomalie o errori, per garantirti l’integrità dei dati di backup e intervenire tempestivamente sulla base di un piano di gestione dei dati in caso di emergenza;
  • test di backup: per garantire massima sicurezza, vengono eseguiti test di ripristino regolari per assicurarsi che i backup siano sempre validi e che i dati possano essere recuperati senza problemi. Non solo, è possibile eseguire delle vere e proprie simulazioni di disastri, per testare la capacità di ripristino dei dati in caso di perdita totale o parziale;
  • aggiornamento e manutenzione: vengono pianificati aggiornamenti software con le ultime patch release e viene effettuata manutenzione periodica, per mantenere l’hardware di backup sempre performante.
Il backup real-time rappresenta una componente essenziale della strategia di sicurezza dei dati per le imprese di e-commerce. Investire in una soluzione di backup real-time affidabile può proteggere la tua attività da perdite di dati costose e tempi di inattività prolungati, garantendo la continuità operativa e la fiducia dei clienti. Non lasciare che una perdita dei dati comprometta il successo del tuo e-commerce: metti in atto oggi stesso una robusta strategia di backup real-time!

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4610true25/04/2024 11:09:5419/04/2024 16:58:13Social Media e Community Management: comunicare con il tuo pubblico in maniera corretta25/04/20248Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4343/alex-baldarelli.webp?202404191658143412652.webp//doweb.srl/download/decv/4344/3412652.webp?20240419165814Costruire, gestire e curare una comunità online intorno a un brand, un'azienda o un'associazione è tutt’altro che semplice. Questo coinvolge diversi aspetti che toccano anche la psicologia della comunicazione e del marketing. L'interazione diretta con il pubblico attraverso piattaforme social come Facebook, Instagram e LinkedIn, con l'obiettivo di stabilire e mantenere relazioni autentiche e significative, nell’ottica di una potenziale conversione è assolutamente decisiva per lo sviluppo e la crescita aziendale. Scopriamo in questo articolo come impostare una strategia strutturata di community management!https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/I social media continuano a offrire ancora oggi grandi opportunità per le aziende, in quanto consente una stretta connessione con il proprio pubblico e di creare relazioni significative. La presenza sui social network tuttavia deve essere strutturata, con una gestione attiva e strategie puntuali per dialogare in maniera corretta e produttiva con i propri followers: è qui che entra in gioco l’attività di community management.

Costruire, gestire e curare una comunità online intorno a un brand, un'azienda o un'associazione è tutt’altro che semplice. Questo coinvolge diversi aspetti che toccano anche la psicologia della comunicazione e del marketing. L'interazione diretta con il pubblico attraverso piattaforme social come Facebook, Instagram e LinkedIn, con l'obiettivo di stabilire e mantenere relazioni autentiche e significative, nell’ottica di una potenziale conversione è assolutamente decisiva per lo sviluppo e la crescita aziendale. Scopriamo in questo articolo come impostare una strategia strutturata di community management!

Community Management: come funziona e regole di base
Il community management consiste nel gestire il dialogo con un pubblico social legato a un’azienda o un brand, con l’obiettivo di incrementare il livello di engagement, sviluppare la brand reputation, fornire assistenza e supporto e in generale curare e promuovere l’immagine aziendale, i prodotti, i servizi, le offerte e gli eventi organizzati.

L’attività di community management si basa su diverse operazioni strutturate:
  • monitoraggio del pubblico e dei dati demografici;
  • moderazione delle interazioni con i post;
  • gestione e risposta dei messaggi privati;
  • creazione di iniziative volte a stimolare il dialogo, l’engagement e le interazioni;
Ogni community manager si muove sulla base di una social media policy ben definita, che stabilisce le linee guida da rispettare nella gestione della comunicazione con il proprio pubblico sui social network. Qui vengono enunciate una serie di regole afferenti a “cosa dire” e con che tono in base ai valori aziendali.

Al di là di ogni social media policy, ci sono tre regole di base da non dimenticare mai quando si gestisce una community online.
  • Rispondere in maniera tempestiva: niente rende il pubblico più scontento di una totale indifferenza, un distacco tra azienda e cliente. E’ importante creare iniziative per stimolare il dialogo, ma anche quando la questione viene lanciata direttamente da un follower è importante dimostrarsi puntuali e tempestivi nel rispondere, che sia una domanda o una critica.
  • Non cancellare MAI i commenti. La censura è un altro elemento che dà particolarmente fastidio alle persone sui social. Questo costituirebbe un segnale controproducente nei confronti della reputazione del tuo brand, evidenziando la volontà di non risolvere una problematica o di creare un legame con il pubblico.
  • Valuta bene dove rispondere. In alcuni casi è corretto rispondere direttamente nel post dove viene sollevata una questione, in altri è preferibile creare un contatto diretto in privato, che sia via chat, su un forum, via e-mail o telefono.
Perché non puoi fare a meno di un community manager
Dopo aver approfondito come funziona un’attività di community management, avrai già intuito che non puoi farne a meno per sviluppare la tua presenza sui social network. Analizziamo quindi, a fronte delle operazioni che abbiamo visto precedentemente, i motivi per cui dovresti proprio considerarla fondamentale, quando decidi di affidare i tuoi social a un team di professionisti.
  • Coinvolgimento del pubblico: interagire con il pubblico sui social media consente alle aziende di coinvolgere i propri clienti e prospect in conversazioni significative. Questo coinvolgimento è indispensabile per contribuire a costruire un senso di appartenenza e fedeltà al brand, tale da generare conversioni continuative.
  • Gestione della reputazione online: monitorare e gestire la propria reputazione online, rispondendo prontamente ai commenti in maniera completa ed esaustiva è fondamentale per ribadire la presenza continua dell’azienda nei confronti del cliente, con estrema competenza e professionalità.
  • Gestione delle situazioni di crisi: rispondere ai commenti negativi e affrontare eventuali controversie è una sfida molto difficile. Può capitare che un prodotto o un servizio non sia stato soddisfacente per un cliente o abbia comunque deluso le aspettative. È necessario rispondere alle critiche in modo trasparente ed efficace, cercando di risolvere il problema in maniera diplomatica e professionale.
  • Supporto e assistenza continua e veloce: social media offrono un canale immediato per i clienti che cercano assistenza o hanno domande riguardanti prodotti o servizi. Un efficace community management assicura risposte tempestive e soluzioni rapide ai problemi dei clienti.
  • Generazione di Lead e Vendite: interagendo attivamente con il pubblico sui social media, è un ottimo veicolo per le aziende, per generare interesse nei confronti dei propri prodotti o servizi. In questo modo si crea un canale diretto per acquisire nuovi clienti e aumentare le vendite.
  • Feedback e Analisi: il community management fornisce alle aziende un canale diretto per raccogliere feedback e valutare l'efficacia delle proprie strategie di marketing e comunicazione. Analizzare metriche come l'engagement rate, il reach e le conversioni per identificare cosa funziona e cosa può essere migliorato, adattando le strategie in base alle esigenze del pubblico.

Community Management, come farlo in modo efficace: alcuni consigli
Fermo restando l’applicazione delle regole di base che abbiamo visto precedentemente, Doweb propone alcuni suggerimenti per gestire efficacemente la presenza aziendale sui social media, nell’ottica di un community management ad alto livello professionale.
  • Ascoltare e monitorare: prima di tutto, è essenziale ascoltare attivamente ciò che il pubblico dice sui social media riguardo al proprio brand e al settore di appartenenza. Solo dopo un’analisi attenta si può improntare una strategia efficace. Ogni pubblico ha le proprie caratteristiche ed è necessario adattare lo stile comunicativo, sempre nel rispetto dei valori aziendali. E’ importante utilizzare strumenti di monitoraggio per tenere traccia delle menzioni del brand, dei trend del settore e delle conversazioni rilevanti.
  • Essere sempre autentici, coerenti e reattivi: abbiamo visto che è indispensabile rispondere prontamente ai commenti, alle domande e alle preoccupazioni dei clienti. Questo dimostra che l'azienda si preoccupa del proprio pubblico e favorisce la fiducia e la fedeltà al brand. Al contempo però è necessario mantenere sempre massima onestà, sincerità e autenticità: non basta rispondere tempestivamente alle problematiche, ma identificare la giusta strategia di risposta, per non perdere l’autenticità del brand. Inoltre, cerca di non porti una volta in un modo e un’altra volta in un altro. Mi spiego meglio… se il tuo tono of voice è sempre serioso, composto e professionale, se una volta risponderai con una battuta ironica, questa potrebbe non essere compresa e passare per una risposta seccata: cerca di essere sempre coerente!
  • Flessibilità, aggiornamento e capacità di adattarsi ai cambiamenti: il mondo dei social media è in continua evoluzione, con nuove piattaforme, algoritmi e tendenze che emergono costantemente. Non solo, è necessario anche aggiornarsi continuamente sugli ultimi trends del settore di appartenenza per rispondere in maniera consapevole. Il community manager deve quindi essere flessibile e adattarsi rapidamente ai cambiamenti, sfruttando le opportunità che si presentano e adeguando la strategia di conseguenza.
  • Sollecita sempre il pubblico: non limitarti a rispondere. Un buon community manager non può soltanto moderare i commenti, ma deve incentivare il dibattito (non accendere lo scontro eh!). I sondaggi sono un ottimo strumento per coinvolgere il pubblico, ma in generale qualsiasi domanda posta tra i commenti dei post fa sì che la comunicazione sia il più possibile interattiva.
4 strumenti utili per un community manager professionista
Abbiamo visto che gli aspetti che deve tenere sotto controllo un community manager sono tantissimi. Ma tutta l’attività è manuale? Ma certo che no! Esistono degli strumenti che consentono di automatizzare le operazioni e monitorare con più semplicità l’engagement e l’interattività del proprio pubblico. Scopriamo i 4 principali consigliati da Doweb!
  • Hootsuite, una piattaforma di gestione dei social media che consente non solo di programmare post in maniera strutturata e di analizzare le prestazioni su più account social da un’unica dashboard, ma anche e soprattutto di monitorare le conversazioni sui tuoi post. Hootsuite offre un piano base gratuito e diversi piani premium che vanno dai 39 ai 599 euro al mese.
  • Sprout Social consente di monitorare il pubblico social e i competitor, facilitando la programmazione dei post e l’analisi. Non solo, è possibile monitorare in maniera efficiente le opinioni e le idee del target, analizzare le preferenze, tenere traccia di commenti e post. Ma soprattutto si rivela uno strumento utile per tenere sotto controllo le inbox dei tuoi canali social.
  • Buffer offre funzionalità importanti per la gestione della community, come il monitoring dei commenti a cui non hai ancora risposto e gli smart alert che notificano in tempo reale le domande e sui commenti più comuni del tuoi pubblico, individuando (grazie all’AI) quelli più urgenti a cui devi rispondere immediatamente!
  • Agorapulse: questa piattaforma permette di gestire in maniera agevole tutte le caselle di posta social, categorizzare i messaggi, ma anche i commenti e le mention su tutti i profili. Inoltre, ti garantisce la possibilità di tradurre “one click” i messaggi in lingua straniera e rispondere in maniera automatica (con risposte preimpostate) ai dubbi e le domande più frequenti.
In conclusione, il community management sui social media è un elemento chiave per il successo aziendale. Investire risorse nella creazione e nella gestione di una comunità online può portare a una maggiore fiducia dei clienti, a un aumento delle vendite e a una reputazione online positiva per il brand. E’ indispensabile però realizzare una strategia ben pianificata per ottenere risultati concreti, mantenendo sempre un'attenzione costante al feedback del pubblico. Solo così la tua azienda potrà sfruttare appieno il potenziale dei social media per raggiungere i tuoi obiettivi di business!

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4590true17/04/2024 15:27:5816/04/2024 17:21:44Integrare ChatGPT con PHP: espandi le funzionalità del tuo sito con l’intelligenza artificiale!16/04/20248Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4323/alex-baldarelli.webp?20240416172144155Z_2305.w017.n001.52B.p12.52.webp//doweb.srl/download/decv/4324/155z-2305w017n00152bp1252.webp?20240416172144L'intelligenza artificiale sta diventando sempre più presente nella nostra vita quotidiana, rivoluzionando il modo in cui viviamo, lavoriamo e comunichiamo. Pensiamo agli assistenti virtuali come Alexa e Siri, fino alle self driving cars che sfruttano l’AI per guidare. Uno dei simboli dell’esplosione delle tecnologie AI è ChatGPT, l’assistente virtuale con il quale possiamo conversare in modo naturale e intelligente. Sviluppato da OpenAI, ChatGPT è uno dei modelli di linguaggio AI più avanzati disponibili. Integrare ChatGPT con PHP può dare un tocco di intelligenza artificiale al tuo sito web, offrendo un'esperienza utente più coinvolgente e personalizzata. Vediamo in questo articolo come funziona l’integrazione. https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/L'intelligenza artificiale sta diventando sempre più presente nella nostra vita quotidiana, rivoluzionando il modo in cui viviamo, lavoriamo e comunichiamo. Pensiamo agli assistenti virtuali come Alexa e Siri, fino alle self driving cars che sfruttano l’AI per guidare.
Uno dei simboli dell’esplosione delle tecnologie AI è ChatGPT, l’assistente virtuale con il quale possiamo conversare in modo naturale e intelligente. Sviluppato da OpenAI, ChatGPT è uno dei modelli di linguaggio AI più avanzati disponibili.

Integrare ChatGPT con PHP può dare un tocco di intelligenza artificiale al tuo sito web, offrendo un'esperienza utente più coinvolgente e personalizzata. Vediamo in questo articolo come funziona l’integrazione.

Cos'è ChatGPT e perché integrarlo con PHP
ChatGPT è un modello di linguaggio basato su reti neurali ricorrenti (RNN), addestrato per comprendere e generare testo in modo simile a un umano. Utilizza la potenza del deep learning per capire il contesto di una conversazione e rispondere in modo coerente e rilevante. Questo modello è stato addestrato su una vasta gamma di testi, il che gli consente di affrontare una varietà di argomenti in modo intelligente.PHP, invece, è uno dei linguaggi di scripting più diffusi per lo sviluppo web.

Integrare ChatGPT con PHP consente di aggiungere funzionalità di intelligenza artificiale al tuo sito web senza dover cambiare completamente l'infrastruttura esistente. Questa integrazione migliora l'interazione con gli utenti, rendendola più avanzata e personalizzata, consentendo loro di comunicare con un assistente virtuale alimentato da ChatGPT direttamente sul tuo sito web. Una migliore interazione che si traduce spesso in un miglior supporto ai clienti in tempo reale.

D’altra parte, con l’integrazione si possono automatizzare una varietà di compiti, come rispondere alle domande frequenti, fornire informazioni sui prodotti o servizi, assistere gli utenti nel completamento di formulari e altro ancora.
Infine, l’integrazione ti permette di sviluppare applicazioni web intelligenti che utilizzano il linguaggio naturale per comprendere e rispondere alle richieste degli utenti. Questo può migliorare l'usabilità e l'interattività delle tue applicazioni, offrendo agli utenti un'esperienza più coinvolgente.

Come Integrare ChatGPT con PHP in 6 passaggi
Abbiamo visto che i vantaggi derivanti dall’integrazione ChatGPT e PHP sono molteplici. Vediamo quali sono gli step da affrontare per una corretta implementazione.

1. Ottieni le chiavi API di OpenAI
Prima di tutto, è necessario ottenere le chiavi API e per farlo è necessario registrarsi sul sito di OpenAI e sottoscrivere un piano API adeguato alle tue esigenze. Creare chiavi è gratuito solo per i primi tre mesi, poi sarà a pagamento.

Vai alla sezione delle API, di solito puoi trovarla nel menu a lato, sotto il simbolo di OpenAI. Nella sezione del tuo account dedicata alle API, puoi generare le credenziali, che includeranno un'API key o un token che userai per autenticare le tue richieste API. Ti basta selezionare “Create New Secrete Key”: ora copia la tua API in un posto sicuro… hai la chiave per accedere alle tecnologie OpenAI.

2. Configura l’ambiente di sviluppo PHP
Una volta che avrai ottenuto le chiavi API, verifica di avere un ambiente di sviluppo PHP funzionante. Puoi eseguire il test eseguendo un semplice script PHP: crea un file chiamato ad esempio "test.php" con il seguente contenuto:

<?php

phpinfo();

?>

Salva questo file nella directory del tuo server web e visita l'URL del file nel tuo browser (ad esempio, http://localhost/test.php). Dovresti vedere una pagina con le informazioni di configurazione di PHP, confermando che PHP è stato installato correttamente e funziona.

3. Installazione delle librerie PHP
Se hai scelto di integrare ChatGPT direttamente nel tuo server PHP, potresti aver bisogno di una libreria PHP per eseguire le richieste HTTP all'API di OpenAI e gestire le risposte. Una libreria comune è Guzzle, che puoi installare utilizzando Composer, uno strumento per la gestione delle dipendenze tra le librerie in PHP.

Nella directory del tuo progetto PHP, crea un file chiamato composer.json, se non ne hai già uno. Questo file contiene le informazioni sulle dipendenze del tuo progetto e le configurazioni di Composer.

Dopo aver creato il file composer.json, apri il terminale, naviga nella directory del tuo progetto e esegui il seguente comando per installare le dipendenze elencate nel file composer.json:

composer install

Questo comando scaricherà e installerà tutte le dipendenze elencate nel file composer.json, inclusa Guzzle. Ora che Guzzle è installato come dipendenza nel tuo progetto PHP, puoi utilizzarlo nel tuo codice PHP per inviare richieste HTTP all'API di OpenAI.



4. Scrivi il codice PHP per interagire con l'API di OpenAI
A questo punto è necessario scrivere il codice PHP per inviare richieste all'API di OpenAI e ricevere risposte da ChatGPT.

Verifica la corretta installazione di Guzzle per gestire le richieste HTTP in PHP. Apri il terminale, naviga nella directory del tuo progetto ed esegui il seguente comando per installare Guzzle:

composer require guzzlehttp/guzzle

Dopodiché utilizza l'API key fornita da OpenAI per autenticare le tue richieste API. Puoi farlo includendo l'API key nelle intestazioni delle richieste HTTP che invii all'API di OpenAI. Ad esempio, con Guzzle, puoi creare un client Guzzle e includere l'API key nelle intestazioni delle richieste come segue, sostituendo YOUR_API_KEY con la tua API key fornita da OpenAI:

use GuzzleHttp\Client;

$client = new Client([

'headers' => [

'Authorization' => 'Bearer YOUR_API_KEY',

'Content-Type' => 'application/json',

]

]);

Giunti a questo punto, puoi iniziare a creare e inviare richieste all’API di OpenAI. Ti consigliamo di utilizzare Guzzle, ma puoi sfruttare qualsiasi altro metodo per inviare richieste HTTP.
Prova a creare una richiesta e ottenere una risposta da ChatGPT, con questo codice, ricordandoti di sostituire “model” con il modello di ChatGPT che desideri utilizzare e “prompt” con il testo del prompt della tua conversazione:

$requestBody = [

'model' => 'text-davinci-002', // Specifica il modello di ChatGPT

'prompt' => 'Scrivi qui il prompt della tua conversazione...',

'max_tokens' => 100 // Numero massimo di token da generare nella risposta

];]);

Con il codice seguente potrai inviare la richiesta, utilizzando il metodo “post”, quindi passa le credenziali API come intestazione di autorizzazione della richiesta.

$client = new GuzzleHttp\Client();

$response = $client->post('https://api.openai.com/v1/completions', [

'headers' => [

'Authorization' => 'Bearer ' . $apiKey,

'Content-Type' => 'application/json',

],

'json' => $requestBody

]);


$responseData = json_decode($response->getBody()->getContents(), true);

$completion = $responseData['choices'][0]['text']; // Ottieni la risposta generata da ChatGPT


Infine, una volta ottenuta la risposta, puoi gestirla, analizzarla, estrarla e integrarla nel flusso della tua applicazione PHP. Questo potrebbe includere la visualizzazione della risposta nella tua interfaccia utente, il salvataggio della risposta nel database, l'elaborazione ulteriore della risposta, ecc.

$responseData = json_decode($response->getBody()->getContents(), true);

$completion = $responseData['choices'][0]['text']; // Ottieni la risposta generata da ChatGPT.

5. Implementa l'interfaccia utente
Decidi come vuoi presentare l'interfaccia utente della chat con ChatGPT sul tuo sito web o applicazione PHP. Prendi in considerazione fattori come il design, la disposizione degli elementi, la facilità d'uso e la risposta agli input dell'utente, adattandola alle specifiche esigenze. Per la struttura devi utilizzare HTML, mentre per applicare stili e personalizzare l'aspetto della tua chat devi agire con CSS. Con JavaScript puoi aggiungere funzionalità interattive alla tua chat, come la gestione degli eventi (es. la pressione del tasto Invio per inviare un messaggio), l'aggiornamento dinamico dell'interfaccia utente con i nuovi messaggi e la gestione delle risposte dell'utente.

Assicurati sempre che l'interfaccia utente sia intuitiva e facile da usare: testa attentamente la chat per garantire che funzioni come previsto su diversi dispositivi e browser.

6. Test, debug e… deploy!
Una volta implementata l’interfaccia utente, procedi con i test per verificare che l’integrazione ChatGPT con PHP funzioni correttamente. Completata l'integrazione e verificato il corretto funzionamento dell'applicazione, puoi effettuare il deploy sul tuo server web o hosting PHP in modo che gli utenti possano accedere alla chat con ChatGPT.

Considerazioni di Sicurezza e Privacy
Quando si integra ChatGPT con PHP, è importante considerare la sicurezza e la privacy dei dati degli utenti. Assicurati di proteggere le credenziali API e di implementare misure per evitare attacchi come SQL Injection o il cross-site scripting (XSS). Inoltre, tutte le comunicazioni tra il server PHP e l'API di OpenAI devono avvenire tramite connessioni sicure e crittografate. Utilizza il protocollo HTTPS per garantire che i dati trasmessi tra il server e l'API di OpenAI siano protetti durante il transito.

Se l'applicazione memorizza o registra le conversazioni degli utenti con ChatGPT, ricordati di adottare misure adeguate per proteggere la privacy e la sicurezza dei dati. Utilizza pratiche di hashing e crittografia per proteggere i dati sensibili e limita l'accesso ai dati solo al personale autorizzato. Definisci, inoltre, una politica di gestione dei dati chiara e trasparente che descriva come vengono raccolti, utilizzati e archiviati i dati degli utenti. Inoltre, fornisci agli utenti informazioni dettagliate sulla gestione dei loro dati e chiedi sempre il loro consenso esplicito per l'utilizzo della chat con ChatGPT.
Ricorda sempre di leggere attentamente la documentazione dell'API del servizio GPT che stai utilizzando e di rispettare i termini di servizio e le politiche di utilizzo dei dati.

Integrare ChatGPT con PHP può sicuramente arricchire il tuo sito web con funzionalità di intelligenza artificiale avanzate. Questa integrazione può migliorare l'esperienza utente, fornire supporto in tempo reale e automatizzare alcune attività di servizio clienti. Con le giuste librerie e le credenziali API, puoi facilmente integrare ChatGPT con PHP e sfruttare il potenziale dell'IA per il tuo sito web!

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4570true28/03/2024 17:25:4926/03/2024 17:47:18Video aziendale con drone: esplora nuove altezze del tuo business!26/03/20247Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4302/alex-baldarelli.webp?2024032617471820945611.webp//doweb.srl/download/decv/4303/20945611.webp?20240326174718Nel mondo digitale sempre più “visual” di oggi, le aziende stanno costantemente cercando nuovi modi per catturare l'attenzione del loro pubblico. In questo contesto, i video aziendali hanno dimostrato di essere uno strumento molto potente per comunicare messaggi e valori, promuovere prodotti e creare un'esperienza coinvolgente per gli spettatori. Ma cosa succede quando cerchiamo di elevare la nostra attenzione e portiamo il nostro sguardo in alto, letteralmente? Entrano in gioco i video aziendali realizzati con drone, che consentono di catturare immagini e video da angolazioni che in passato erano difficili, se non impossibili da ottenere! Scopriamo in questo articolo perché un video con drone è quel quid in più attraverso il quale creare un forte legame con il tuo target!https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Nel mondo digitale sempre più “visual” di oggi, le aziende stanno costantemente cercando nuovi modi per catturare l'attenzione del loro pubblico. In questo contesto, i video aziendali hanno dimostrato di essere uno strumento molto potente per comunicare messaggi e valori, promuovere prodotti e creare un'esperienza coinvolgente per gli spettatori. Ma cosa succede quando cerchiamo di elevare la nostra attenzione e portiamo il nostro sguardo in alto, letteralmente? Entrano in gioco i video aziendali realizzati con drone, che consentono di ottenere immagini e video da angolazioni che in passato erano difficili, se non impossibili da catturare! Scopriamo in questo articolo perché un video con drone è quel quid in più attraverso il quale creare un forte legame con il tuo target!


Video con drone: caratteristiche tecniche
I droni hanno veramente rivoluzionato il modo in cui vengono prodotti i video, registrando da nuove prospettive e aprendo un mondo di diverse possibilità per le imprese che cercano di distinguersi e valorizzare il proprio brand. I video aziendali con drone sono supportati da diverse tecnologie che consentono la cattura, l'elaborazione e la distribuzione di immagini e video di alta qualità. Vediamo quali sono queste tecnologie approfondendo le caratteristiche tecniche di base dei droni.

Partiamo con l’affermare che i droni non sono altro che dispositivi volanti comandati da remoto e dotati di telecamere e sensori che consentono loro di catturare immagini e video ad alta qualità dalla prospettiva aerea. I droni possono variare notevolmente in termini di dimensioni, capacità di volo, autonomia e qualità della telecamera incorporata.

Esistono attualmente mini droni che arrivano fino a 50 cm droni medi tra 50 cm e 2 metri, droni grandi che possono anche superare i 2 metri.

Per quanto riguarda la capacità di volo, il tetto massimo per voli amatoriali è di 70 metri, mentre quelli professionali eseguiti da piloti possono arrivare fino a 150 metri.

Le telecamere montate sui droni svolgono un ruolo fondamentale nella cattura di immagini e video ad alta qualità. Molte telecamere per droni sono in grado di registrare video in risoluzioni fino a 4K e scattare foto ad alta risoluzione. Inoltre, alcuni droni sono dotati di sensori avanzati, come giroscopi e accelerometri, che consentono di stabilizzare le riprese e ottenere risultati più fluidi.

L’alta qualità dell’immagine si ottiene solo con la tecnologia della stabilizzazione dell’immagine. Sappiamo che i droni sono soggetti a movimenti e vibrazioni durante il volo, quindi è importante utilizzare sistemi di stabilizzazione dell'immagine per garantire che le riprese siano fluide e prive di tremolio.

I droni moderni, inoltre, sono dotati di sistemi GPS e altri sensori di posizionamento che consentono di stabilizzarsi e navigare in modo preciso nello spazio. Questi sistemi consentono ai piloti di programmare rotte di volo specifiche e di mantenere il controllo del drone anche in condizioni meteorologiche avverse.

Un'altra tecnologia particolarmente utile che hanno i droni è la trasmissione del video in tempo reale. Alcuni droni, infatti, sono in grado di trasmettere video in tempo reale al pilota o all'operatore a terra. Questo consente ai piloti di monitorare ciò che la telecamera sta registrando mentre il drone è in volo, consentendo correzioni immediate e assicurando che vengano catturati i migliori scatti possibili.


Video aziendale con drone: come viene realizzato
Avere a disposizione un video aziendale con drone è sicuramente un plus per le imprese che puntano a impostare una strategia di marketing disruptive, in grado di evidenziare i punti di forza dell’azienda e dei suoi prodotti. Un video con drone viene realizzato in diverse fasi, ognuna delle quali è fondamentale per ottenere un prodotto di alta qualità tale da far sgranare gli occhi al pubblico. Vediamo quali sono nel dettaglio gli step che è necessario tenere in considerazione per ottenere un prodotto finito da “effetto wow”!

Definizione degli obiettivi – In primis è importante stabilire gli obiettivi che desideri raggiungere con il video aziendale: vuoi aumentare la brand awareness, la brand reputation, valorizzare i plus di un prodotto o servizio, oppure fornire un tour virtuale degli stabilimenti? La definizione degli obiettivi determinerà il messaggio da comunicare, tenendo sempre in considerazione il pubblico target.

Sviluppo del concept e identificazione location - Una volta definiti gli obiettivi, è necessario creare un concept per il video. Questo include la sceneggiatura, lo storyboard con le scene da girare e l'identificazione delle location. Verrà deciso quali immagini sono utili a supportare il messaggio che vuoi comunicare, secondo lo stile concordato.

Pianificazione dei voli - Creato il fil rouge “su carta”, volto a esprimere il concept che intendi comunicare con la serie di scene del video, si possono ora pianificare i voli del drone. Rispettando tutte le normative locali e le restrizioni di volo, verranno scelti (ed eventualmente prenotati) i luoghi dove riprendere le immagini aeree. È importante stabilire preventivamente il percorso che dovrà compiere il drone per catturare le scene desiderate.

Preparazione del drone e dell'attrezzatura - Prima di iniziare le riprese, verrà fatto un check generale di tutte le componenti del drone, verificando che tutto funzioni perfettamente. Un controllo puntuale anche dell’attrezzatura di registrazione (come telecamere, gimbal, microfoni, ecc.): tutto deve essere pronto al decollo!




Sicurezza e privacy prima di tutto - Durante le riprese aeree, la sicurezza sarà sempre la priorità assoluta, con un controllo costante del drone in ogni situazione. Nel rispetto delle leggi e delle normative locali, verranno ovviamente evitate le zone proibite, per catturare le immagini secondo lo storyboard precedentemente fissato, variando angolazioni e prospettive.

Montaggio e post-produzione - Una volta completate le riprese, è giunto il momento di passare alla fase di montaggio e post-produzione. I nostri videomaker potranno sbizzarrirsi con effetti speciali per ottimizzare le riprese e ottenere risultati professionali. Verrà importato il “materiale grezzo” nel nostro software di editing video, per poi montare le scene secondo il concept e lo storyboard concordato. Sulla base di effetti, grafiche, musica, l’obiettivo è rendere il video completo e coinvolgente.

Revisione e feedback - Dopo aver completato il primo montaggio, per noi non è ancora “prodotto finito”. Verrà lasciato riposare un paio di giorni e poi visualizzato da più occhi, per individuare potenziali migliorie. A quel punto ti verrà proposto il tuo video realizzato con il drone, rendendoci disponibili per le modifiche.

Distribuzione e promozione – Quando il video è definitivamente pronto per la condivisione, possiamo occuparci anche della promozione online attraverso i canali appropriati. Questo potrebbe includere il post su piattaforme social il caricamento sul sito web dell'azienda o la condivisione tramite newsletter. Tutta la promozione seguirà il tone of voice aziendale al fine di creare engagement con il pubblico.

Video aziendale con drone: tutti i vantaggi
Abbiamo visto che i video aziendali con drone offrono un modo unico ed emozionante per le imprese di comunicare con il loro pubblico. Dall'innovazione tecnologica all'impatto visivo, l'utilizzo di droni può trasformare la narrazione visiva di un'azienda e valorizzare le caratteristiche di un prodotto o servizio. Scopriamo in sintesi quali sono le motivazioni che stanno portando tante aziende verso questo stile comunicativo così impattante nella mente del pubblico.

  • Prospettiva unica: l'utilizzo di droni offre una prospettiva aerea che può trasformare radicalmente il modo di comunicare di un’azienda. Dal cantiere di un'opera edile al vasto paesaggio di una tenuta agricola, i droni offrono una visione panoramica che cattura l'attenzione e fornisce informazioni preziose in una veste tutta nuova.
  • Coinvolgimento del pubblico: le riprese aeree possono suscitare un senso di meraviglia e ammirazione. Questo coinvolgimento emotivo rende il messaggio aziendale più emozionante e quindi memorabile, contribuendo ad aumentare la possibilità di generare una conversione.
  • Professionale ed innovativo: il drone trasmette un'immagine di innovazione e professionalità. Dimostra che l'azienda è all'avanguardia nelle tecnologie e si impegna per offrire contenuti di alta qualità.
  • Costi accessibili: l'avvento dei droni ha reso le riprese video molto più accessibili rispetto al passato, anche per le piccole imprese.
Video drone: possibili applicazioni pratiche
Realizziamo video aziendali con drone per tantissime realtà di diversi settori merceologici. Di seguito solo alcuni esempi. Possiamo realizzare video promozionali per qualsiasi realtà aziendale secondo diversi formati, dai mini video per i social a veri e propri spot cinematografici!

  • Settore Immobiliare - Le agenzie immobiliari possono utilizzare i video con drone per mostrare proprietà da angolazioni che prima non erano possibili e consentire agli interessati di vedere la zona a 360 gradi senza essere direttamente sul posto. Questo consente ai potenziali acquirenti di ottenere una visione più completa di una proprietà.
  • Turismo e Hospitality - Hotel, resort e destinazioni turistiche possono sfruttare le potenzialità del drone per mostrare panorami mozzafiato e attrarre visitatori. Questo tipo di video può essere utilizzato anche per promuovere attività all'aperto come escursioni o sport estremi.
  • Agricoltura e Agrobusiness - Le aziende agricole possono utilizzare i droni per monitorare le coltivazioni, identificare problemi di salute delle piante e ottimizzare la gestione dei terreni.
  • Produzione di eventi – Le agenzie di eventi possono utilizzare i video con drone per evidenziare le peculiarità di una location per un'occasione speciale, come matrimonio, concerto o manifestazione sportiva.
Sei interessato a un video aziendale per creare un legame emotivo con il tuo pubblico e distinguerti dai competitor? Contattaci!
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4540true18/03/2024 16:55:4614/03/2024 16:20:39Creare un piano editoriale social efficace: consigli e tool utili14/03/20248Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4271/alex-baldarelli.webp?2024031416203917865.webp//doweb.srl/download/decv/4272/17865.webp?20240314162039La presenza sui social network è diventata negli ultimi dieci anni essenziale per qualsiasi azienda, a prescindere dal settore merceologico in cui opera. Consapevoli che connettersi con il proprio pubblico di riferimento è sempre di importanza fondamentale anche sui new media, molte aziende si stanno affidando a esperti di social media marketing per realizzare un piano editoriale ben strutturato, per gestire in modo efficace le piattaforme social e massimizzare l'impatto della presenza online. Senza una pianificazione strategica, le attività sui social media rischiano di diventare sporadiche e disorganizzate. In questo articolo, esploreremo i passaggi chiave per la creazione di un piano editoriale social e suggeriremo alcuni tool utili che possono esserti d’aiuto in questo processo e nella pianificazione dei post. https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/La presenza sui social network è diventata negli ultimi dieci anni essenziale per qualsiasi azienda, a prescindere dal settore merceologico in cui opera. Consapevoli che connettersi con il proprio pubblico di riferimento è sempre di importanza fondamentale anche sui new media, molte aziende si stanno affidando a esperti di social media marketing per realizzare un piano editoriale ben strutturato, per gestire in modo efficace le piattaforme social e massimizzare l'impatto della presenza online. Senza una pianificazione strategica, le attività sui social media rischiano di diventare sporadiche e disorganizzate.

In questo articolo, esploreremo i passaggi chiave per la creazione di un piano editoriale social e suggeriremo alcuni tool utili che possono esserti d’aiuto in questo processo e nella pianificazione dei post.

Piano editoriale social: cos’è e a cosa serve
Prima di entrare nel dettaglio sulle migliori strategie avanzate che possono portare la tua presenza sui social media a un livello superiore, cerchiamo di capire cos’è e perché non puoi fare a meno di un piano editoriale per i tuoi canali social.

Un piano editoriale è definibile come un documento strategico in cui viene elencata e dettagliata la programmazione delle attività sui diversi canali. Si tratta di uno strumento indispensabile per gestire in maniera strutturata e professionale le pubblicazioni, in questo caso sui social network e raggiungere gli obiettivi di marketing e comunicazione prefissati.

Cuore del piano editoriale è il calendario editoriale, che deve avere questi elementi:
  • Data e orario di pubblicazione - per tenere traccia e gestire la pubblicazione dei post senza perderti neanche un contenuto, mantenendo coerenza nel flusso.
  • Identificativo del contenuto – attribuisci un nome al contenuto per ricordarti di cosa si tratta
  • Tipo di contenuto - stabilisci e fissa la tipologia del contenuto (testi, immagini, video, sondaggi, ecc.), in linea con gli interessi del pubblico e la natura del prodotto o servizio promosso.
  • Canale - ogni social network ha caratteristiche e audience diverse. Il piano editoriale deve stabilire su quali piattaforme concentrare gli sforzi, considerando il tipo di contenuto più adatto a ciascuna.
  • Owner - se il tuo team social è composto da più persone, decidi chi si deve occupare della realizzazione e della pubblicazione del post.
Un piano editoriale con questi elementi è già un’ottima base per raggiungere i tuoi obiettivi di comunicazione, ma di certo non è sufficiente. Un piano editoriale ben strutturato e completo ti deve consentire di definire i target comunicativi che intendi raggiungere sui social media, identificando il pubblico di riferimento e stabilendo la voce e lo stile della comunicazione. In questo modo potrai creare contenuti rilevanti, interessanti e in linea con gli obiettivi aziendali. Ma in sostanza, quali sono le operazioni che devi mettere in conto per realizzare un piano editoriale efficace per i tuoi social? Scopriamolo!


Realizzare un piano editoriale efficace in 8 fasi
La realizzazione di un piano editoriale efficace prevede diverse fasi, tutte necessarie e sui cui porre la massima attenzione, affinché possa portare i risultati sperati. Approfondiamole dettagliatamente.

1. Analisi del pubblico e definizione degli obiettivi
Prima di iniziare la redazione di un piano editoriale social, è fondamentale analizzare e comprendere il proprio pubblico di riferimento, per stabilire di conseguenza gli obiettivi della propria presenza sui social media. Chi sono i vostri follower? Quali sono i loro interessi e comportamenti online? Definire obiettivi chiari, come aumentare l'engagement, generare lead o migliorare la consapevolezza del brand è fondamentale per strutturare il piano editoriale in modo mirato.

2. Identificazione topics
Una volta compresa la base del pubblico e degli obiettivi, è il momento di identificare i temi chiave su cui far leva per attrarre i propri followers. Ricordati che questi devono sempre rispettare i valori del brand e gli interessi del pubblico. Un piano editoriale social, infatti, funge anche da guida per mantenere coerenza nell'identità del brand. Definisci chiaramente i valori, i tone of voice e i messaggi chiave per creare una narrazione coerente che risuona con il pubblico di riferimento.

Parti dalla creazione di una lista di temi, poi fissali secondo una logica di storytelling: in questo modo manterrai coerenza e coesione nel contenuto condiviso sui social media.

3. Quando pubblicare: il calendario editoriale
Il cuore di un piano editoriale è il calendario ed è la chiave per una gestione efficace dei social media. Un calendario editoriale definisce chiaramente le tempistiche, i temi e i tipi di contenuto da pubblicare. Dopo aver scelto gli argomenti dei contenuti su cui vuoi puntare, stabilisci le date delle pubblicazioni per ogni singolo contenuto e segui una struttura professionale, con i consigli che abbiamo evidenziato in precedenza.

Presta attenzione alla frequenza di pubblicazione. Stabilire una frequenza di pubblicazione regolare è essenziale: trova il giusto equilibrio tra essere presenti senza essere invadenti.

Inoltre, è fondamentale scegliere orari di pubblicazione efficaci, che non sono gli stessi per le diverse piattaforme social. Ad esempio, su Linkedin martedì, mercoledì e giovedì mattina sono momenti ideali, secondo le statistiche, mentre su Facebook è meglio optare per mercoledì, giovedì e/o venerdì pomeriggio. Instagram è il social dove potresti anche non porti tanti problemi nella pubblicazione: potresti essere sempre efficace, anche se i giorni con più engagement dovrebbero essere lunedì e giovedì.

4. Varietà nei contenuti e uso strategico degli hashtag
Il coinvolgimento del pubblico è essenziale per una presenza sui social proficua: l’engagement non solo aumenta la visibilità, ma anche la fedeltà del pubblico.

Un piano editoriale ben strutturato include strategie specifiche per coinvolgere e mantenere elevato l’interesse dei followers, tra queste la diversificazione della tipologia di contenuti. Oltre a post testuali, includi immagini, video, sondaggi e storie interattive.
Le piattaforme social, in particolare, favoriscono sempre più il video. Utilizza le funzioni di video in diretta e storie per connetterti in modo più immediato con il pubblico.

Gli hashtag possono migliorare la visibilità del vostro contenuto, ma devono essere utilizzati strategicamente. Ricerca gli hashtag più rilevanti per il tuo settore e monitora quelli che sono popolari tra il tuo pubblico.

5. Coinvolgimento del pubblico
Il coinvolgimento del pubblico è fondamentale per il successo sui social media. La chiave principale per creare engagement è la personalizzazione del contenuto: utilizza i dati demografici e comportamentali dei follower per adattare il tono del vostro messaggio e il tipo di contenuto che condividete: sapere quando e cosa pubblicare in base agli interessi del pubblico contribuisce a creare una comunità online attiva e partecipativa.

Inoltre, ricordati di gestire la community. Come? Rispondere ai commenti e ai messaggi privati, realizzare sondaggi per chiedere un’opinione e incoraggiare la condivisione sono modi efficaci per coinvolgere i follower. Preparati anche a gestire eventuali situazioni di crisi che possono mettere in discussione la reputazione del brand!

6. Collaborazioni e Partnership
Considerate l'opportunità di collaborare con influencer di rilievo o altre aziende nel vostro settore. Le partnership possono aumentare la visibilità del tuo brand e portare nuovi follower targetizzati, pronti a parlare dei tuoi prodotti e aumentare le conversioni.

7. Monitoraggio, analisi dei risultati e sperimentazione continua.
Un piano editoriale social efficace deve essere flessibile e adattabile in base ai risultati ottenuti, alle evoluzioni delle piattaforme e al comportamento del pubblico. Monitora periodicamente i risultati e ottimizza continuamente il tuo piano editoriale, per migliorare le performance. Ricordati che la gestione di un piano editoriale richiede sperimentazione continua: prova nuovi tipi di contenuto, nuovi orari di pubblicazione e diverse strategie di coinvolgimento, quindi analizza di nuovo i risultati e adatta il piano di conseguenza.

8. Automazione smart e strumenti utili
L'automazione può migliorare l'efficienza del vostro piano editoriale. Non puoi gestire un piano editoriale in maniera efficace senza appositi tool che ti aiutano nel tuo lavoro, automatizzando le operazioni. Vedremo di seguito una serie di strumenti che renderanno tutto più veloce e semplice.

Tool consigliati per gestire un piano editoriale
Esistono numerosi strumenti che possono migliorare e facilitare la gestione dei social media, ognuno con la propria funzione. Scopriamoli!
  • Analizzare i dati e monitorare le performance: Facebook & Instagram Insights, Analisi Linkedin, Postpickr (analisi di tutti 3 i social).
  • Report dettagliati sull'engagement: Socialbakers
  • Pianificazione e la collaborazione tra team: Trello, Asana o Buffer
  • Programmazione post: Postpickr o Hootsuite
  • Identificare influencer rilevanti e gestire le collaborazioni: Influencity o Traackr
  • Creazione grafiche e editing video: Canva e Adobe Premiere
  • Menzioni e monitoraggio del sentiment online: Mention o Brandwatch
  • Identificare gli hashtag più efficaci: Hashtagify o RiteTag
In sintesi, un piano editoriale social è il fondamento su cui costruire una presenza online significativa e duratura. Funge da guida strategica, garantendo coerenza, coinvolgimento e adattabilità nel mondo dinamico dei social media. Investire tempo nella creazione di un piano editoriale ben strutturato è un passo essenziale verso il successo online, fornendo una struttura che consente di massimizzare l'engagement e la rilevanza del proprio brand.

La creazione di un piano editoriale sociale efficace richiede però un approccio strategico e flessibile e una pianificazione attenta. Utilizza i dati a vostra disposizione per comprendere il pubblico e sperimenta continuamente, implementando le giuste strategie avvalendoti degli strumenti appropriati: in questo modo puoi elevare la presenza sui social media, per un definitivo salto di qualità del tuo brand!
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4530true28/02/2024 18:00:4028/02/2024 17:54:25Remarketing dinamico su Google ADS: cos’è e come sfruttarlo per potenziare la tua pubblicità online28/02/20248Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4260/alex-baldarelli.webp?2024022817542620943795.webp//doweb.srl/download/decv/4261/20943795.webp?20240228175426Il remarketing dinamico su Google ads è diventata una strategia fondamentale per le aziende che desiderano massimizzare il loro ritorno sugli investimenti pubblicitari. Implementare il remarketing dinamico consente di personalizzare gli annunci online in base al comportamento degli utenti sul sito web, fornendo un'esperienza pubblicitaria altamente mirata. In questo articolo, esploreremo cos’è il remarketing dinamico, come funziona e come può essere utilizzato in modo efficace per incrementare le conversioni e fidelizzare i clienti.https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Il remarketing dinamico su Google ads è diventata una strategia fondamentale per le aziende che desiderano massimizzare il loro ritorno sugli investimenti pubblicitari. Implementare il remarketing dinamico consente di personalizzare gli annunci online in base al comportamento degli utenti sul sito web, fornendo un'esperienza pubblicitaria altamente mirata. In questo articolo, esploreremo cos’è il remarketing dinamico, come funziona e come può essere utilizzato in modo efficace per incrementare le conversioni e fidelizzare i clienti.

Cos'è il Remarketing Dinamico: una definizione
Il remarketing dinamico è una forma avanzata di pubblicità online che consente di mostrare annunci personalizzati agli utenti che hanno già visitato il tuo sito web, quando navigano su altri siti. Gli annunci dinamici possono apparire sulla Rete Display di Google, su YouTube o nella Rete di Ricerca di Google quando l'utente effettua nuove ricerche.

La particolarità del remarketing dinamico risiede nella sua capacità di adattare, appunto, dinamicamente il contenuto degli annunci in base alle specifiche pagine visualizzate dall'utente e quindi ritenute di particolare interesse.

Questa strategia è possibile attraverso l'integrazione di informazioni sul prodotto o servizio che ha attirato l'attenzione dell'utente durante la sessione. Per ottenere queste informazioni, a partire dalle quali mostrare gli annunci personalizzati, è necessario implementare un tag, chiamato tag di remarketing. Vediamo come funziona e come implementarlo sul tuo sito.

Tag di remarketing: cos’è e come implementarlo
Per iniziare con il remarketing dinamico, è necessario ottenere le informazioni a partire dalle quali realizzare gli annunci mirati. Per questo, dobbiamo implementare il tag specifico sul tuo sito web, per tracciare il comportamento degli utenti.

Questo tag non è altro che un piccolo snippet di codice, che puoi ottenere direttamente da Google ads e che utilizza cookie per tracciare le attività degli utenti sul tuo sito web. Questi cookie vengono utilizzati per identificare gli utenti che hanno visitato il tuo sito, ai quali mostrare loro annunci pertinenti quando navigano su altri siti web della rete di display di Google. Vediamo quindi come inserire il tag sul tuo sito.

Apri Google ads e seleziona prima l’account e poi la campagna a cui desideri aggiungere il tag di remarketing. Ora accedi alla sezione “Strumenti e Impostazioni” nella barra in alto, poi seleziona “Gestione segmenti di pubblico”. A questo punto clicca su “Origini dati del pubblico” nel menu di sinistra e poi su “Imposta Tag”, nel riquadro “Tag Google ads”. Ecco che quindi puoi scegliere se adottare una strategia di remarketing basata su dati generali delle visite al sito, oppure vuoi targetizzare in base ad azioni specifiche. L’ultimo step riguarda l’implementazione del tag, che può essere effettuata manualmente, oppure avvalendoti dello strumento Google Tag Manager.

Remarketing dinamico, come funziona
La forza del remarketing dinamico, al contrario di quello statico sta nella capacità di creare annunci personalizzati in base alle interazioni dell’utente sul tuo sito, adattandoli dinamicamente, senza necessariamente creare campagne diverse di volta in volta.

Una volta implementato, il tag inizia la raccolta di dati sugli utenti. Il tag può registrare informazioni come:

  • le pagine visitate, inclusi URL, titoli di pagina e altri dettagli correlati alla navigazione sul tuo sito
  • dati demografici e interessi
  • informazioni sui device utilizzati
  • dati di conversione, come l’iscrizione a una newsletter o la compilazione di un form.
Hai un ecommerce? Il tag di remarketing può tracciare i prodotti visualizzati, il completamento di un acquisto o un carrello abbandonato! Gli annunci dinamici vengono automaticamente personalizzati in base alle informazioni. Ad esempio, se un utente ha visualizzato una determinata categoria di prodotti sul tuo ecommerce, gli annunci mostreranno prodotti correlati o simili quando quell'utente successivamente naviga su altri siti web all'interno della rete di Google.

Dopo qualche giorno dall’implementazione, torna nella sezione "Audience" di Google ads per visualizzare i primi dati.





Creare campagne ads con la strategia del remarketing dinamico
Una volta che avrai ottenuto i primi dati dal tag di remarketing, potrai creare e configurare le campagne e i gruppi annunci specifici per il remarketing dinamico all'interno di Google ads. Ma prima, è necessario creare il segmento pubblico costituito dagli utenti tracciati attraverso il tag, che vogliamo raggiungere con la nostra campagna di remarketing.

E’ molto semplice: nella sezione “Strumenti e impostazioni” selezionare “Libreria condivisa” e poi “Gestione segmenti di pubblico”. Sotto la voce segmenti, clicca su “+ Visitatori del sito web”: così potrai mostrare i tuoi annunci alle persone che hanno visitato il tuo sito.

A questo punto non ti resta che personalizzare e categorizzare le azioni che un utente compie sul tuo sito, come ad esempio la visita di una qualsiasi pagina sul tuo sito, oppure pagine specifiche, fino all’accesso a una determinata pagina e non un'altra di tuo interesse. Le opzioni che Google ads mette a disposizione sono molteplici e varie.

Per gli ecommerce, come anticipato, possiamo creare un segmento di pubblico con le persone che hanno visitato la pagina di un prodotto, ma che non hanno completato l’acquisto. Con la campagna di remarketing potrai raggiungerli nuovamente con un annuncio personalizzato che mostrerà lo stesso prodotto “abbandonato”.

Ora che hai creato i segmenti di pubblico, puoi procedere con la creazione delle campagne pubblicitarie, applicando l’audience realizzata in precedenza. In Homepage clicca su Campagne, poi sul segno + e su Nuova Campagna. Adesso scegli il tuo obiettivo, che nel caso di ecommerce sarà “Vendite”, dopodiché seleziona la tipologia di campagna, tra Display e Search. Scegliendo la rete display, l’annuncio verrà mostrato sui siti che l’utente visita, sotto forma di banner; con la rete Search, invece, gli annunci a pagamento vengono mostrati sopra i primissimi risultati organici: questa rete, infatti, si basa sull’acquisto di determinate parole chiave. Ad ogni modo, una rete non esclude l’altra, quindi è possibile selezionarle anche entrambe.

Nel passaggio successivo, è necessario determinare il targeting geografico della campagna e il budget giornaliero che si desidera spendere.

Ora che hai creato la campagna, è sufficiente aggiungere il segmento di pubblico creato in precedenza, con le condizioni scelte. Infine, crea gli annunci selezionando immagini e CTA opportune per generare la conversione.

I vantaggi del remarketing dinamico su Google ads
Giunto a questo punto avrai già in mente uno o più vantaggi significativi e immediati che potresti ottenere implementando una strategia di remarketing dinamico su Google ads. Vediamoli insieme!

  • Segmentazione degli utenti e personalizzazione avanzata: è possibile suddividere gli utenti in segmenti in base al loro comportamento di navigazione. Questa segmentazione può essere utilizzata per personalizzare ulteriormente gli annunci in modo sempre più mirato. Ad esempio, è possibile mostrare annunci diversi adottando più criteri concatenati, che non si limitano alla visualizzazione di una pagina, ma che possono integrare anche un carrello abbandonato o meno. Insomma, il remarketing dinamico consente un alto grado di personalizzazione degli annunci sulla base di una segmentazione sempre più puntuale e dettagliata.
  • Risparmio di Tempo ed Effort: con il remarketing dinamico, la creazione e la gestione degli annunci sono semplificate. Una volta configurato il feed di prodotti e creato il tag di remarketing, Google ads si occupa automaticamente della personalizzazione degli annunci in base al comportamento degli utenti. Un automatismo che si ritrova anche nel sistema di bidding, che determina l'importo dell'offerta per ogni impressione degli annunci dinamici in base alla probabilità di conversione dell'utente.
  • Adattamento e ottimizzazione continua: gli annunci creati sulla base del remarketing dinamico si adattano in tempo reale alle azioni e agli interessi degli utenti, garantendo una rilevanza costante per i visitatori, continuamente “attratti” dalle ultime preferenze, migliorando la percezione del brand. Inoltre, basandosi sui dati di monitoraggio delle prestazioni, è possibile apportare regolari ottimizzazioni alle campagne, come regolazioni delle offerte, aggiornamenti del feed di prodotti e test A/B per migliorare l'efficacia complessiva. Google Ads, infatti, fornisce strumenti analitici avanzati che consentono di monitorare le prestazioni delle campagne di remarketing dinamico. È possibile ottenere informazioni dettagliate sulle impressioni, i clic, i tassi di conversione e altri indicatori chiave di performance (KPI), consentendo un'analisi approfondita e la possibilità di apportare ottimizzazioni.
Questi tre vantaggi “operativi” conducono a tre benefici per quanto riguarda il raggiungimento dei principali obiettivi di business per gli ecommerce.
  • Aumento delle Conversioni: poiché gli annunci sono altamente mirati e rilevanti per gli utenti, c'è una maggiore probabilità che portino a conversioni. La familiarità con i prodotti o servizi già visualizzati aumenta le possibilità che gli utenti completino un'azione desiderata, come l'acquisto.
  • Fidelizzazione del Cliente: il remarketing dinamico non è solo uno strumento per acquisire nuovi clienti ma può anche essere utilizzato per fidelizzare quelli esistenti. Mantenendo il tuo brand in cima alla mente degli utenti attraverso annunci personalizzati e sistematici, è possibile incoraggiare la fedeltà e stimolare acquisti ripetuti.
  • Competitività: è presto detto, il remarketing dinamico può conferire un vantaggio competitivo alle aziende che lo adottano, che al contrario delle altre possono offrire un'esperienza più personalizzata rispetto a quelle che utilizzano strategie di pubblicità meno mirate e generiche.
Concludendo, il remarketing dinamico su Google ads è un prezioso strumento per migliorare la personalizzazione degli annunci, aumentare le conversioni e consolidare la relazione con i clienti, offrendo un notevole vantaggio competitivo nel contesto del marketing online.
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4500true16/02/2024 15:55:5716/02/2024 11:56:31Prenotazioni online: perché implementare un sistema di booking sul tuo sito16/02/20248Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4228/alex-baldarelli.webp?2024021611563120945944.webp//doweb.srl/download/decv/4229/20945944.webp?20240216115646Negli ultimi anni, la tecnologia ha rivoluzionato molti aspetti della nostra vita quotidiana, tra cui il modo in cui acquistiamo i nostri prodotti preferiti e fissiamo appuntamenti per servizi di vario genere. Ecco perché tantissimi venditori digitali hanno implementato sul proprio sito web o ecommerce un sistema di booking engine. Grazie a questi sistemi, il processo di prenotazione online è diventato più efficiente e rapido per gli utenti, ma ci sono diversi vantaggi anche e soprattutto per i proprietari di attività sul web. Scopriamo in quest’articolo cos’è, in concreto, un sistema di booking, perché dovresti integrarlo sul tuo sito e quali sono gli step che è necessario affrontare per una corretta ed efficace implementazione. https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Negli ultimi anni, la tecnologia ha rivoluzionato molti aspetti della nostra vita quotidiana, tra cui il modo in cui acquistiamo i nostri prodotti preferiti e fissiamo appuntamenti per servizi di vario genere.

Ecco perché tantissimi venditori digitali hanno implementato sul proprio sito web o ecommerce un sistema di booking engine. Grazie a questi sistemi, il processo di prenotazione online è diventato più efficiente e rapido per gli utenti, ma ci sono diversi vantaggi anche e soprattutto per i proprietari di attività sul web. Scopriamo in quest’articolo cos’è, in concreto, un sistema di booking, perché dovresti integrarlo sul tuo sito e quali sono gli step che è necessario affrontare per una corretta ed efficace implementazione.

Sistemi di booking engine: cosa sono e a cosa servono
I sistemi di booking engine sono piattaforme software progettate per semplificare e velocizzare la prenotazione di servizi online. Questi strumenti sfruttano le API (interfacce di programmazione delle applicazioni) e dell’intelligenza artificiale per connettersi a un database di informazioni in tempo reale, consentendo agli utenti di accedere a una vasta gamma di opzioni e di effettuare prenotazioni istantanee, individuando velocemente la soluzione perfetta per le proprie esigenze.

Le persone, grazie a sistemi di booking, possono cercare e prenotare servizi in qualsiasi momento e in qualunque luogo, utilizzando dispositivi come smartphone, tablet o computer; possono avere immediatamente a disposizione un'ampia gamma di opzioni, consentendo loro di confrontare prezzi, recensioni e servizi, individuando le promozioni e gli sconti che gli consentono di risparmiare.

I sistemi di prenotazione online hanno coinvolto diversi settori, pronti a sfruttarne le potenzialità:

  • Viaggi, per la prenotazione di voli e hotel;
  • Trasporti, per l’acquisto di biglietti ferroviari, autobus e traghetti;
  • Ristorazione, per prenotare un tavolo in anticipo e in pochi click senza telefonare alla location;
  • Eventi e Intrattenimento, per ottenere un posto a teatro, cinema, stadio, concerti e spettacoli vari;
  • Medici e professionisti vari, per fissare appuntamenti di nostro interesse.
Prenotazioni online: i vantaggi per gli operatori
Abbiamo visto che garantire ai clienti la possibilità di prenotare online e ottenere un servizio in modo semplice, veloce e conveniente è diventato fondamentale per le aziende di diversi settori e può costituire un vero vantaggio competitivo.

Se i vantaggi per i fruitori sono diversi e molteplici, lo stesso si può dire per gli operatori e i fornitori di servizi online. Implementare sistemi di booking sul proprio sito o ecommerce permette di migliorare le performance della propria attività sotto diversi aspetti. Eccone alcuni!

  • Aumento delle Prenotazioni: garantire agli utenti la possibilità di contattarti e prenotare i tuoi servizi su diversi canali di comunicazione significa farti conoscere e ricevere prenotazioni su più fronti, non solo via telefono e chat/email. In primis i clienti possono prenotare servizi o prodotti in qualsiasi momento, 24 ore su 24, senza dover attendere l'orario di apertura dell'attività; inoltre, essere presenti su piattaforme di booking engine consente agli operatori di raggiungere un pubblico più ampio, aumentando le opportunità di vendita.
  • Maggiore efficienza: automatizzando il processo di prenotazione e riducendo l’intervento manuale dei tuoi collaboratori puoi risparmiare tempo e risorse che possono essere destinate e concentrate su altre attività, migliorando l’efficienza operativa.
  • Riduzione degli errori: riducendo l’intervento “umano” sulle prenotazioni, diminuisci anche il margine di errore associato alla registrazione manuale delle prenotazioni. Questo può contribuire a migliorare la soddisfazione del cliente evitando inconvenienti dovuti a errori di comunicazione.
  • Gestione delle Risorse semplificata: i sistemi di booking engine garantiscono la possibilità di tenere traccia puntuale delle risorse disponibili: pensiamo a camere d’albergo, posti sui voli o sui treni, fino al cinema o teatro. Questo consente una gestione più semplice ed efficiente delle risorse, evitando sovraffollamenti o sovrapposizioni di appuntamenti.
  • Analisi dei Dati: i sistemi di prenotazione online forniscono spesso strumenti analitici che consentono di raccogliere dati sui comportamenti dei clienti, le tendenze di prenotazione e altre metriche. Queste informazioni possono essere incidere sui processi di decision making e migliorare le strategie di marketing aziendale.
  • Pagamenti online e riduzione no-show: permettere ai clienti di effettuare pagamenti online riduce il no-show, in quanto i clienti potrebbero essere più propensi a onorare la prenotazione se hanno già effettuato il pagamento sul tuo sito web.
  • Recensioni e feedback: la prenotazione online ti consente di inviare un reminder agli utenti per ottenere feedback e recensioni sull’esperienza presso la tua attività. I clienti, in questo modo, possono consultare recensioni e feedback di altri clienti prima di effettuare una prenotazione.


Booking engine: consigli per un sistema sicuro e performante
Nonostante i numerosi vantaggi, l'utilizzo dei booking engine presenta alcune sfide che gli operatori devono mettere in conto quando decidono di implementare un sistema di questo tipo, perché sia veramente utile, performante e su misura per il target ma soprattutto perché semplifichi la gestione e consenta di aumentare le prenotazioni.

Sono sostanzialmente tre le caratteristiche principali che deve avere un sistema di booking ben sviluppato:

  • Sicurezza dei dati e dei pagamenti: il sistema deve assicurare a ogni utente la massima protezione dei dati che inserisce nei form di prenotazione e soprattutto garantire la sicurezza dei pagamenti. Per questo, è necessario associare a un gateway di pagamento conveniente in termini di commissioni, ma anche sicuro, contro gli attacchi hacker.
  • Accessibilità: i servizi di prenotazione online devono essere sviluppati in modo tale da essere accessibili in qualsiasi momento, da qualsiasi luogo e con qualsiasi dispositivo.
  • Esperienza ottimizzata: il sistema deve essere semplice da utilizzare e comodo per prenotare servizi o prodotti. Un sistema di prenotazione intuitivo, con un’ottima user experience e un’interfaccia user friendly può contribuire a fidelizzare i clienti e ad attirarne di nuovi.
Oltre a questi tre aspetti, devi tenere conto di altri fattori quando scegli un buon sistema di booking online, quale, ad esempio, un calendario aggiornato in tempo reale per evitare rischi di sovrapposizioni e che gli utenti prenotino esclusivamente slot disponibili. Particolarmente utili sono anche le conferme e le notifiche automatiche via email o SMS, per comunicare alle persone che hai accettato la prenotazione e per ricordargliela in prossimità della data prescelta. Infine, per facilitare la gestione delle tue risorse, è necessario che il sistema di consenta di tenere traccia dell’inventario disponibile.

Ti ricordiamo, ad ogni modo, che a tutte queste caratteristiche che identificano un buon sistema di booking, devi associare sempre e comunque un ottimo supporto clienti. Non lasciare l’utente da solo con il booking engine, ma garantisci alle persone la possibilità di contattarti facilmente per rispondere a domande e risolvere problemi in merito alle prenotazioni e non solo.

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Implementare un sistema di booking engine: cosa facciamo
Abbiamo capito che l'integrazione di un sistema di booking engine sul tuo sito web può rappresentare un passo significativo per migliorare l'esperienza del cliente e aumentare le opportunità di prenotazione. Ecco come ci muoviamo per garantirti un sistema di prenotazioni online customizzato sulle base della tua specifica esigenza.

1. Analisi della tua attività
Prima di tutto, analizziamo tutti gli aspetti che caratterizzano la tua attività, le tue esigenze e il tuo settore, oltre allo studio del percorso che un utente può compiere per prenotare un servizio sul tuo sito ecommerce. Possiamo sviluppare soluzioni più generiche, così come piattaforme specializzate in settori quali, ad esempio, alloggi o esperienze turistiche.

2. Sviluppo, test e integrazione tecnica
Sviluppiamo l’applicativo sulla base dei requisiti e dello scenario della tua attività, utilizzando linguaggi di programmazione web come HTML, CSS e Javascript. Successivamente testiamo il sistema di prenotazione, per individuare aree di miglioramento e rilevare eventuali incompatibilità con la piattaforma web. Simuliamo diverse situazioni di prenotazione per assicurarti che il sistema gestisca con successo tutte le possibili variabili.

3. Personalizzazione dell'Interfaccia Utente
Adattiamo l'aspetto e l’interfaccia del booking engine perché rifletta l'identità del tuo brand. Rendiamo l’intefaccia intuitiva e facile da navigare, con un processo di prenotazione chiaro e senza intoppi, per una user experience ottimale.

4. Configurazione delle opzioni di prenotazione
Personalizziamo le opzioni di prenotazione in base alle esigenze del tuo business. Configuriamo dettagli come disponibilità, prezzi, regole di cancellazione e offerte speciali direttamente attraverso il pannello di controllo.

5. Garanzia di Sicurezza
La sicurezza è fondamentale quando si gestiscono transazioni online. Garantiamo che il sistema di booking engine sia conforme agli standard di sicurezza, utilizzando connessioni crittografate per proteggere i dati sensibili dei clienti durante il processo di prenotazione.

6. Supporto tecnico e aggiornamenti continui
Dopo il lancio, forniamo supporto tecnico per semplificare il processo di integrazione e introdurre eventuali nuove funzionalità che possono ottimizzare i processi di prenotazione.

7. Condividi e promuovi
Una volta integrato il booking engine, promuovilo attivamente attraverso il tuo sito web e altri canali di comunicazione, come i social network. Un consiglio? Metti in evidenza le sue funzionalità e i vantaggi per i clienti, per attirare subito un maggior numero di prenotazioni.

L'integrazione di un sistema di booking engine sul tuo sito web è una mossa strategica per migliorare l'efficienza operativa del tuo sito e offrire un'esperienza più fluida ai tuoi clienti, aumentando le prenotazioni e le conversioni. Non perdere questa opportunità!

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4480true31/01/2024 15:55:2731/01/2024 15:53:21Video advertising, strategie e tendenze: ecco perché le aziende non possono farne a meno31/01/20242Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4206/alex-baldarelli.webp?2024013115532120945763.webp//doweb.srl/download/decv/4207/20945763.webp?20240131155321In questo articolo, esploreremo i motivi per cui il video advertising ha assunto un ruolo sempre più centrale nelle strategie di marketing, tanto da diventare irrinunciabile per molte aziende. Approfondiremo le tendenze, le tecniche e le best practices che rendono la pubblicità via video un potente veicolo per comunicare in modo efficace i valori e i messaggi di un brand, di un prodotto e/o di un servizio.https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Il video advertising è una delle forme più potenti e coinvolgenti di pubblicità nel panorama digitale contemporaneo. Con il video, le aziende possono comunicare in modo più dinamico e accattivante, catturando l'attenzione del pubblico e veicolando messaggi più diretti ed emozionali. Laddove le parole potrebbero risultare riduttive o le immagini statiche potrebbero perdere il loro impatto, il video, infatti, rappresenta uno strumento eccezionale di comunicazione aziendale.

In questo articolo, esploreremo i motivi per cui il video advertising ha assunto un ruolo sempre più centrale nelle strategie di marketing, tanto da diventare irrinunciabile per molte aziende. Approfondiremo le tendenze, le tecniche e le best practices che rendono la pubblicità via video un potente veicolo per comunicare in modo efficace i valori e i messaggi di un brand, di un prodotto e/o di un servizio.

Video advertising: 4 motivi per cui devi valutarlo
Iniziamo questo approfondimento sul video advertising analizzando i motivi per cui il video advertising è diventata una pratica comune in tantissime aziende, che hanno scoperto le potenzialità di uno strumento efficace per ogni tipologia di pubblico, inserendolo nella propria strategia di marketing.

Massimo engagement con la multimedialità
Il video advertising è un importante veicolo di engagement. Uno spot video ben realizzato risulta più persuasivo e può catturare l'attenzione del pubblico in modo più efficace rispetto ad altri formati pubblicitari, come banner o testi. La combinazione di immagini in movimento, audio e testo può trasmettere informazioni complesse in modo chiaro e coinvolgente. Le aziende attraverso il video possono presentare i loro prodotti o servizi in azione, dimostrare i benefici in modo tangibile e costruire un legame emotivo con il pubblico trasmettere non so, trasmettendo non solo informazioni ma anche “storie”, fondamentali per la costruzione di un rapporto duraturo tra il brand e i consumatori.

Video online in costante crescita
Il “consumo” di video online è in costante crescita e le persone trascorrono sempre più tempo online, preferendo sempre di più il consumo di contenuti video rispetto a forme più tradizionali di comunicazione. Piattaforme come YouTube e Vimeo, ma anche social media come Tik Tok e Instagram hanno reso il video accessibile a un vasto pubblico. Le aziende hanno compreso il potenziale di una comunicazione improntata alla multimedialità, per raggiungere il proprio target e suscitare emozioni tali da creare un legame stretto e una riconoscibilità senza eguali. Perché è l’emozione a generare conversione.

Condivisione e Viralità
I video hanno una maggiore probabilità di essere condivisi rispetto a altri tipi di contenuti, soprattutto sui social. La natura visiva e coinvolgente del video rende più facile non solo catturare l’attenzione dello spettatore, ma rende anche più probabile che gli spettatori lo condividano con amici e familiari, facendolo diventare virale e aumentando così la portata organica di una campagna pubblicitaria.

Video e interattività
L’uso degli elementi interattivi e della realtà aumentata ha reso il video ancora più incisivo nelle scelte di acquisto delle persone. Gli spettatori possono ora partecipare attivamente alle esperienze pubblicitarie, cliccare sugli oggetti per ulteriori informazioni o addirittura "provare" virtualmente i prodotti prima di acquistarli. Rispetto a un semplice testo, vedere i prodotti all’opera ancora prima di riceverli a casa propria è sicuramente un vantaggio competitivo che le aziende possono sfruttare per conquistare il proprio pubblico.

Flessibilità e approccio friendly alle nuove tecnologie
Le tecnologie da sfruttare in ottica promozionale e commerciale evolvono in continuazione, così come le piattaforme per generare awareness e migliorare la reputation del brand e dei prodotti. Le aziende devono essere flessibili e adattarsi rapidamente, approcciando anche a formati pubblicitari che non pensavano potessero essere funzionali alle strategie finora messe in atto. Con l'esplosione della fruizione di contenuti video online, dalle piattaforme social ai servizi di streaming, le aziende devono seguire il flusso delle tendenze di consumo: la presenza sui canali video più popolari è diventata essenziale per mantenere la visibilità e la rilevanza.



Strategie di Video Advertising: come sfruttarle al meglio
Come visto, sono diverse le motivazioni per cui le aziende stanno sempre più implementando strategie di video advertising per promuovere i propri prodotti e servizi. Vediamo quindi ora da dove partire e come sfruttare nel migliore dei modi il formato video per il definitivo salto di qualità del proprio business!

1. Conosci il tuo pubblico e individua il tuo target
La prima regola del video advertising è comprendere a fondo il proprio pubblico di riferimento. Analizza i dati demografici, le preferenze di consumo e il comportamento online del tuo target. Questa conoscenza ti aiuterà a creare contenuti video in linea con i gusti e le preferenze del tuo pubblico, personalizzando di conseguenza i messaggi veicolati e raggiungendo gli “spettatori” più inclini a convertire. Ciò non solo massimizza l'efficacia della campagna, ma consente anche di ottimizzare il budget pubblicitario focalizzandosi sulle persone “giuste”.

2. Crea storie coinvolgenti
Il Video Advertising è una strategia di successo se sfrutta la leva emotiva dello storytelling. Il video, infatti, è un potente strumento di narrazione che aiuta a connettere il pubblico al brand, rendendo il messaggio più memorabile. Attraverso la combinazione di immagini, suoni e narrazione, è possibile creare un racconto che cattura l'immaginazione degli spettatori e li coinvolge in modo significativo, trasmettendo valori, missioni e visioni aziendali. Questo tipo di connessione è prezioso nel panorama competitivo odierno, dove la fedeltà del cliente è spesso legata alla percezione del brand e alla sua capacità di raccontare storie emozionanti. Crea una storia con un obiettivo: far sì che il tuo pubblico ricordi e interagisca con il tuo brand.

3. Sfrutta gli Short-form video e i vertical video
Gli utenti online hanno una breve attenzione, quindi è essenziale catturare l'attenzione del pubblico fin dai primi secondi. Una tendenza che si è andata affermando negli ultimi anni è quella dei video brevi e dei formati verticali, soprattutto derivanti dalla predominanza di piattaforme come TikTok e Instagram Stories. I video brevi si adattano meglio agli stili di vita frenetici e alle scansioni veloci degli utenti sui social media, per questo le aziende hanno imparato a puntare su annunci brevi, pochi messaggi espressi in minivideo condivisibili sui social. Sfrutta i mini video, inserendo domande accattivanti e curiosità per generare interattività e mantenere elevata l’attenzione.

4. Inserisci una Call to Action (CTA) chiara e diretta
Ogni video deve includere una chiara chiamata all'azione. Indica agli spettatori cosa fare dopo aver visto il video, che si tratti di visitare il tuo sito web, iscriversi a una newsletter o effettuare un acquisto. Una CTA ben definita incanala l'interesse generato dal video verso azioni concrete. Lo storytelling è uno strumento efficace per generare awareness, ma per ottenere definitivamente la conversione devi inevitabilmente includere in uno dei video della campagna una call to action che spinga l’utente a compiere un’azione.

5. Customizza il video per i diversi canali
Ogni canale ha un proprio “tone of voice” di riferimento e delle caratteristiche intrinseche che il content creator deve valutare quando pianifica una campagna su quello specifico canale. Che si tratti di pubblicità televisiva, annunci online, contenuti su social media o persino video pubblicitari in-store, devi customizzare il video per adattarlo ai diversi contesti, affinché sia accattivante per il pubblico e parli il suo stesso linguaggio. Questa flessibilità del video consente alle aziende di raggiungere il loro pubblico ovunque si trovi, creando un'esperienza coesa e riconoscibile su tutti i canali di comunicazione.

6. Ottimizza il video per i dispositivi mobile
Oggi si guardano video ovunque e in qualsiasi momento grazie agli smartphone, anche involontariamente quando scorriamo il nostro feed sui social. L'omnipresenza del video offre alle aziende la possibilità di mantenere una presenza costante nella vita quotidiana dei consumatori. La maggior parte delle persone guarda video sui loro dispositivi mobile, quindi assicurati che i tuoi video siano ottimizzati per la visualizzazione su smartphone e tablet. Utilizza formati video responsive e testa la tua campagna su diverse piattaforme per garantire una visualizzazione ottimale su tutti i dispositivi. Ricordi gli short form e i vertical video?

7. Crea campagne di Video Advertising sui social media
Una volta che hai analizzato il tuo pubblico di riferimento, pensato a uno storytelling che reputi efficace per catturare la sua attenzione e creato diverse versioni del video per la tua campagna pubblicitaria ottimizzate per i diversi canali e dispositivi, il consiglio principale è per il video advertising online è quello di sfruttare appieno le funzionalità pubblicitarie di piattaforme come Linkedin, Facebook e Instagram (soprattutto gli ultimi due) per raggiungere specifici segmenti di pubblico. Le opzioni di targeting avanzate consentono di personalizzare le tue campagne e massimizzare la visibilità tra coloro che sono più inclini a convertire.

8. Monitora le performance e ottimizza la campagna
Una volta che hai avviato una campagna di video advertising non devi mai abbandonarla a sé stessa, ma monitorarla, analizzare i dati e ottimizzarla in continuazione.

Per una campagna di video advertising online, prendi in considerazione metriche come il tasso di clic (CTR), la visualizzazione completa del video e la condivisione sui social media. Questi dati ti forniranno insights preziosi per capire dove intervenire per migliorarla per massimizzarne l’efficacia e ottimizzare le future strategie pubblicitarie.

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4430true12/01/2024 09:55:4012/01/2024 09:47:09Posizionamento SEO dei file PDF: tutti i consigli di ottimizzazione12/01/20247Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4159/alex-baldarelli.webp?202401120947094022434.webp//doweb.srl/download/decv/4160/4022434.webp?20240112094709Sappiamo quanto sia importante lavorare sui contenuti per posizionare il proprio sito sui motori di ricerca. Ma c’è un aspetto che spesso viene trascurato, quando si lavora sulla SEO: i file PDF. I documenti in formato PDF sono comunemente utilizzati per condividere e analizzare dati e informazioni, sotto forma di report, guide e presentazioni. Quando si pubblicano sul web i file PDF (etichettati su Google con un apposito tag “PDF”) l’obiettivo è diffonderli su larga scala e ottenere la maggior visibilità possibile. Per questo motivo, è essenziale ottimizzare i PDF in maniera puntuale, per il posizionamento sui motori di ricerca. In questo articolo, esploreremo gli aspetti fondamentali che devono essere affrontati e alcuni consigli utili per far sì che i tuoi documenti PDF raggiungano il pubblico desiderato sul web.https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Sappiamo quanto sia importante lavorare sui contenuti per posizionare il proprio sito sui motori di ricerca. Ma c’è un aspetto che spesso viene trascurato, quando si lavora sulla SEO: i file PDF. I documenti in formato PDF sono comunemente utilizzati per condividere e analizzare dati e informazioni, sotto forma di report, guide e presentazioni. Quando si pubblicano sul web i file PDF (etichettati su Google con un apposito tag “PDF”) l’obiettivo è diffonderli su larga scala e ottenere la maggior visibilità possibile. Per questo motivo, è essenziale ottimizzare i PDF in maniera puntuale, per il posizionamento sui motori di ricerca. In questo articolo, esploreremo gli aspetti fondamentali che devono essere affrontati e alcuni consigli utili per far sì che i tuoi documenti PDF raggiungano il pubblico desiderato sul web.

Ottimizzare i PDF per i motori di ricerca in 10 step +1
Ci sono diversi fattori che contribuiscono al posizionamento dei file PDF sui motori di ricerca: in questa breve guida approfondiremo i principali 10, i più determinanti, molti di quali restano validi anche per un semplice contenuto testuale pubblicato sotto forma di pagina web. Aggiungiamo a questi 10 un altro consiglio di ottimizzazione extra, perché i tuoi PDF siano sempre correttamente fruibili. Scopriamoli tutti!

1. Nome del file in linea con il contenuto
Prima di pubblicare un PDF online, presta massima attenzione al nome del file. Evita assolutamente nomi generici come documento1.pdf e troppo lunghi: ricordati che devi aiutare i crawler a comprendere con semplicità il contenuto del file, quindi offri una chiara indicazione dell’argomento del documento nel nome del file, inserendo la parola chiave. Il nome del file PDF, che farà parte dell’URL, gioca un ruolo essenziale nell'indicizzazione e nel posizionamento sui motori di ricerca. Un altro consiglio: utilizza i trattini per dividere le parole del documento: es. seo-per-file-pdf.pdf.

2. Il titolo fa la differenza… anche per la SEO!
I motori di ricerca considerano il titolo del PDF come “Tag Title”, quindi, inserisci all’inizio del documento un titolo efficace sia per l’utente che per i crawler, contenente la keyword per la quale vuoi posizionarti. Se non scrivi un titolo, nella SERP verrà mostrato il nome del file. Ricordati che il titolo viene subito notato quando si effettua una ricerca, quindi se non è “accattivante” non riuscirai a cogliere l’attenzione dell’utente! Su Acrobat Reader, basta aprire il menu “File” e selezionare le proprietà del file: ora puoi modificare il titolo del documento.

3. Leggibilità del testo ottimizzata
Uno dei principi fondamentali dell'ottimizzazione PDF è garantire che il testo all'interno del documento sia facilmente leggibile sia dagli utenti che dai motori di ricerca. Questo significa che devi essere impeccabile dal punto di vista grammaticale, per non perdere credibilità e che il testo deve essere ben organizzato e strutturato in paragrafi, che favorisce una leggibilità e una fruibilità migliore. Utilizza, quindi, titoli e sottotitoli con parole chiave rilevanti per migliorare la comprensione del documento PDF. Per indicare che alcuni testi nel documento sono da considerare intestazioni (H1/H6) su Acrobat Reader, segui questi semplici passi.

· Clicca l’icona Tag nella barra a sinistra

· Individua il testo a cui vuoi assegnare un tag heading

· Clicca con il tasto destro nel tag

· Clicca Proprietà

· Seleziona il livello di heading dal menu

Ricordati che le regole SEO suggeriscono di non inserire una sola intestazione H1, mentre puoi usare più intestazioni H2-H6, in linea con la gerarchia di importanza degli argomenti tenendo conto della gerarchia degli argomenti trattati nel documento.

4. Aggiungi contesto al PDF con i Metadati
I metadati forniscono informazioni aggiuntive sui tuoi documenti. Assicurati di inserire metadati come il titolo, l'autore, le parole chiave pertinenti e le informazioni sul copyright: anche se i metadati, come le metadescription, non incidono direttamente sul posizionamento, è importante porre la massima attenzione perché aiutano a catturare l’attenzione dell’utente sui motori di ricerca. Esistono dei tool gratuiti che ti consentono di intervenire sui metadati, prova subito questo! Se, invece, utilizzi Acrobat Reader, puoi procedere con l’inserimento cliccando su File e poi su Proprietà.

5. Cura le immagini e inserisci il testo alternativo
Se il tuo PDF contiene immagini, assicurati che siano in una risoluzione accettabile, che consenta di visualizzare foto e grafici nel migliore dei modi. Inoltre, sia per una questione di accessibilità che direttamente per il posizionamento SEO, è importante assegnare il testo alternativo alle immagini, che fornisce ai motori di ricerca informazioni supplementari sul contenuto visuale, migliorando così l'indicizzazione. Se sei solito aprire i PDF con Acrobat Reader, segui questi semplici passaggi per inserire testo alternativo alle immagini (alt text):

· Clicca l’icona Tag nella barra a sinistra

· Individua l’immagine a cui inserire un alt text

· Con il tasto destro, apri la schermata delle proprietà

· Aggiungi il testo alternativo nell’apposita casella

6. Non incorporare il testo nelle immagini
Prediligere il testo effettivo rispetto a quello incorporato nelle immagini è preferibile per due motivazioni: in primis risulta più leggibile, inoltre il contenuto testuale sotto forma di foto impedisce a Google la corretta analisi e comprensione, con una conseguente difficoltà di indicizzazione. Se hai un PDF con immagini che hanno un testo incorporato, allora devi riportare tutto il testo su un altro programma (es. Word), poi salvarlo in formato PDF: in questo modo, il documento conterrà solo testo formattabile.


7. Link building strategico: crea collegamenti pertinenti con le risorse sul web
Inserisci nel tuo PDF link interni al tuo sito ed esterni verso altre pagine web, possibilmente verso siti di alta autorità e che trattano argomenti in linea con il contenuto del PDF. Questi collegamenti a risorse correlate o pagine web pertinenti migliorano la comprensione del tuo documento da parte dei motori di ricerca e contribuiscono a stabilire connessioni con altri contenuti online, compreso il tuo stesso sito. Una volta pubblicato, ricordati di inserire qualche link in altre pagine del tuo sito, ad esempio articoli, verso il PDF. Inoltre, presta attenzione all’importanza degli anchor text quando inserisci i link. L’ottimizzazione degli anchor text è fondamentale anche nei PDF ed ha effetti diretti sul posizionamento, quindi ricordati di inserire i link in una parola significativa per il contenuto che l’utente troverà nella pagina di destinazione, per non confondere i crawler.

8. Riduci le dimensioni del PDF e ottimizza la velocità di caricamento
Se la velocità di caricamento di una pagina web è un importante fattore di ranking, allo stesso modo lo è la rapidità con cui è possibile aprire un PDF. Cerca di non caricarlo troppo di immagini e video eccessivamente “pesanti”. Prova questo strumento di compressione, grazie al quale puoi ridurre la dimensione del file, senza perdere la qualità, garantendo un caricamento più veloce. In questo modo avrai benefici sui risultati di ricerca e migliorerai l’esperienza utente. Una dritta: se supera i 5-6 MB un PDF da veicolare online è troppo grande… cerca di limitarlo a 200 kbyte al massimo.

9. Inserisci le parole chiave in modo strategico e pertinente
Integra le parole chiave in modo strategico nel tuo testo, ma non esagerare! L'inserimento naturale di parole chiave in contesti pertinenti è indispensabile per evitare penalizzazioni causate da keyword stuffing. Utilizza la parola chiave nei posti giusti, quali: titolo, almeno un sottotitolo, nel primo paragrafo del testo, verso la fine, oltre ai metadati e nel testo alternativo. Ragiona sempre come se stessi raccontando qualcosa a una persona… non forzare mai l’inserimento delle parole chiave.

10. PDF canonical: evita contenuti duplicati!
Google considera i PDF come se fossero normali pagina web, quindi evita di inserire nel PDF contenuti già presenti in altre pagine del tuo o di altri siti. Se ci sono contenuti uguali in altre pagine del tuo sito, utilizza il tag rel canonical tramite intestazione HTTP da inserire nel file .htaccess: in questo modo eviterai penalizzazioni da parte del motore di ricerca! Non sai dove si trova il file .htaccess? Ne abbiamo parlato qui! Una volta individuato il file inserisci questa intestazione, sostituendo al link in esempio, quello del file PDF che intendi indicizzare e posizionare:

HTTP/1.1 200 OK
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EXTRA: Ottimizza il documento per i dispositivi mobile
Partendo dal presupposto che non è possibile creare un file PDF che sia responsive, ossia che si adatti al dispositivo su cui viene aperto, è consigliabile ridurre le dimensioni e allineare il contenuto, provando a disporlo il più possibile verticalmente. Ad esempio, se sono presenti immagini, prova a posizionarla sopra il testo; se possibile, evita la disposizione su più colonne, che risultano difficili da visualizzare correttamente su device mobili.

Abbiamo visto quindi 10 aspetti che devi ottimizzare per far sì che il tuo PDF scali posizioni sui motori di ricerca. Implementando queste pratiche fondamentali e avanzate, puoi massimizzare la visibilità online dei tuoi documenti e raggiungere un pubblico più ampio. L’ottimizzazione di questi elementi, tuttavia, non è sufficiente se ti dimenticherai il fattore più importante: la qualità del contenuto e la rilevanza per l’utente. Un contenuto informativo e coinvolgente non solo attira l'attenzione degli utenti ma contribuisce anche positivamente all'indicizzazione sui motori di ricerca.

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4410true27/12/2023 12:11:3622/12/2023 14:29:18Threads, è arrivato in Italia il nuovo social di Meta: ecco come funziona27/12/20238Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4138/alex-baldarelli.webp?20231222142919SL_Z_-071023-61200-05.webp//doweb.srl/download/decv/4139/sl-z-071023-61200-05.webp?20231222150415Si chiama Threads ed è il nuovo social network di casa Meta - proprietaria di Facebook, Instagram e Whatsapp - che tanto somiglia a X (ex Twitter). Sbarcato in Italia da giovedì 14 dicembre, la piattaforma, completamente gratuita, è stata lanciata negli Stati Uniti lo scorso luglio, per poi diffondersi anche in Canada, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda e Giappone, ottenendo in pochi giorni circa 70 milioni di utenti. Ma cos’ha di particolare e diverso questo nuovo social e vale la pena iscriversi? Approfondiremo in questo articolo cos’è Threads, come effettuare la registrazione, come funziona e come pubblicare subito il tuo primo post. Non solo… sai cos’è il fediverso? Comincia a leggere e scoprirai quale strada stanno intraprendendo le piattaforme social e cosa dobbiamo aspettarci nel futuro prossimo. https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Si chiama Threads ed è il nuovo social network di casa Meta - proprietaria di Facebook, Instagram e Whatsapp - che tanto somiglia a X (ex Twitter). Sbarcato in Italia da giovedì 14 dicembre, la piattaforma, completamente gratuita, è stata lanciata negli Stati Uniti lo scorso luglio, per poi diffondersi anche in Canada, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda e Giappone, ottenendo in pochi giorni circa 70 milioni di utenti. Ma cos’ha di particolare e diverso questo nuovo social e vale la pena iscriversi?

Approfondiremo in questo articolo cos’è Threads, come effettuare la registrazione, come funziona e come pubblicare subito il tuo primo post. Non solo… sai cos’è il fediverso? Comincia a leggere e scoprirai quale strada stanno intraprendendo le piattaforme social e cosa dobbiamo aspettarci nel futuro prossimo.

Cos’è Threads e come iscriversi
L’arrivo di Threads in Italia ha subito destato la curiosità di tanti utenti del web, ma chiariamo subito che le dinamiche sono molto simili ad altri social network, su tutti il già citato X, quindi le innovazioni sono minime… a parte una, ma scopriamola con calma.

In sintesi, Threads è una piattaforma di microblogging, quindi non aspettarti troppi contenuti multimediali come Instagram e Tik Tok, ma piuttosto tante opinioni, riflessioni sui trends e pensieri del momento. Puoi comunque condividere anche foto e video e commentare i post degli altri utenti.

Per creare un account la procedura è semplice e immediata, puoi effettuarla sull’homepage del social network, oppure scaricando l’apposita app su Play Store per Android o App Store per iPhone.

La prima schermata ti richiede di scegliere tra l’accesso attraverso l’account Instagram, oppure usare Threads senza un profilo: in questo caso però non potrai pubblicare post e interagire con i contenuti postati da altri utenti. Insomma, è possibile effettuare una registrazione su Threads solo attraverso un account Instagram, in caso contrario ti limiterai a osservare… .

Al primo ingresso, ti verrà richiesto se vuoi iniziare a seguire le persone e le pagine che già segui su Instagram, oltre a trovare e aggiungere subito nuovi account; gli utenti che avevi bloccato su Instagram restano bloccati.

Threads prenderà in automatico tutte le informazioni del tuo profilo su Instagram, ma puoi anche cambiarle; ciò che non può essere modificato è il nome utente. Inoltre, puoi stabilire il livello di privacy del tuo profilo: scegli se usare un profilo pubblico o un profilo privato. Di default è selezionato il Profilo pubblico.

Una volta stabilito il tuo “volto” su questo nuovo social network, è giunto il momento di scoprire come si presenta il feed, come funziona e come pubblicare il tuo primo post.

Come funziona Threads e come pubblicare
Il primo impatto con il feed di Threads è tutt’altro che complicato. La piattaforma suddivide i post tra quelli “Seguiti” e quelli “Per te”, insomma puoi vedere in due sezioni distinte i contenuti delle persone che segui e quelli che il social ritiene possano interessarti, quindi anche di pagine e profili che potenzialmente non conosci. Come sugli altri social, puoi smettere di seguire un profilo, ma anche bloccarlo o segnarlo: da notare che se esegui una di queste ultime due operazioni su Instagram, gli effetti saranno gli stessi anche su Threads. Se vuoi cercare altri utenti che conosci, ti basta fare tap o clic sull’icona della lente, inserire il nome e in un attimo puoi iniziare a seguirlo.

Passiamo ai post, ossia i Threads. L’interazione con questi si presenta come una commistione tra X e Instagram, perché puoi mettere mi piace (icona del cuore) commentare (fumetto) e condividere via DM (su Instagram), come il social già di Meta, ma anche repostare come avviene con i post su X.

Per quanto riguarda i tag, puoi menzionare altri utenti e, invece che una singola parola, puoi categorizzare il post con una vera e propria frase. Al momento però si può usare soltanto un tag per post.

Il post in sé ricorda molto un twitt, non valorizzando tanto l’aspetto “visual” con immagini e video, ma, essendo una piattaforma di microblogging si presenta come una vera e propria chat pubblica: brevi messaggi di testo che diventano conversazioni tra gli utenti.

Ad oggi esiste un limite massimo di caratteri per i post, fissato a 500. Ogni post può essere modificato, ma solo entro 5 minuti dalla pubblicazione. Ti sembrano pochi 500 caratteri? Sfrutta il potenziale di foto, video (massimo 5 minuti) e link, ma soprattutto la grande novità di questo social: i file audio!

Threads eredita da Whatsapp i vocali, una novità assoluta che non è presente in nessun’altro social media e che qui hanno spopolato sin dai primi momenti del lancio. È infatti possibile creare degli audio threads di 30 secondi e commentare i posti degli altri utenti con una nota audio, che può essere trascritta.

Da sempre gli audio giocano un ruolo di amore e odio per tante persone, ma ciò che è certo che possono migliorare l'accessibilità per gli utenti con disabilità visive. Inoltre, l’audio aiuta il dialogo tra le persone e stimola una conversazione molto più realistica, perché consente di esprimere le proprie idee (che il focus di questo social) con una vera e propria intonazione, trasmettendo, oltre al messaggio, una vera e propria intonazione.

Infine, da buon social “opinion”, su Threads stanno già spopolando anche tantissimi sondaggi: vuoi sapere cosa ne pensano i tuoi follower di un determinato argomento? Lancia il sondaggio e chiediglielo!

Ora che conosci le dinamiche di questo social network, non ti resta che testarlo: crea subito un nuovo post e, perché no, prova a creare un messaggio audio facendo clic sull’icona del microfono!


Threads: perché vale la pena iscriversi, le prime controversie e gli sviluppi futuri
L’idea di una piattaforma di questo tipo in cui esprimere le proprie opinioni, discutere degli argomenti di tendenza, come era Twitter in principio, ha stuzzicato molte persone anche in Italia. Facebook e soprattutto Instagram, infatti, se non utilizzati per scopi professionali sono diventati un po’ il social dell’apparenza più che della sostanza. Avere a disposizione un’arena in cui parlare liberamente e ascoltare le opinioni (e la voce) degli altri è una novità che può e che deve essere un motivo per cui vale la pena iscriversi. Pensiamo soprattutto alla possibilità di parlare (seppur in forma pubblica) con uno dei propri idoli della musica, dello sport e dello show business attraverso le note vocali.

Dal punto di vista professionale, le aziende non hanno ancora approcciato veramente, ma chissà che col tempo possano aprirsi nuove opportunità, marketing, pubblicità.

Nonostante il lancio di Threads sia abbastanza recente, non mancano già i primi malumori. Questa totale libertà di espressione ha dato campo libero anche a post con contenuti sicuramente vietati ai minori, lesivi della dignità delle persone e incitanti all’odio. La sensazione è che manchi un vero e proprio un controllo sui post, che eviti la pubblicazione di post dal contenuto “inappropriato”. Da questo punto di vista, consigliamo sempre di nascondere e segnalare post con immagini, video e testi che ritenete possano rientrare nelle categorie sopra citate.

È la privacy quindi a destare preoccupazione sul nuovo social. Diversi utenti, infatti, lamentano la stretta connessione tra Threads e Instagram, ritrovandosi i propri post condivisi anche sull’altra piattaforma Meta.

La soluzione più immediata per “limitare i danni” arriva proprio da Instagram ed è quella di mettere il proprio profilo “privato”. Ne risentirà la popolarità, ma almeno siamo certi che i nostri post verranno resi visibili solo alle persone accettate.

Un altro rischio che si corre su Threads è quello legato alla disinformazione, soprattutto in ambito politico. La natura di “opinion social” di questa piattaforma la rende particolarmente legata al rischio di condizionare in maniera errata l’opinione pubblica. Ecco perché dai primi mesi del 2025 inizierà una puntuale attività di fact checking: in Italia si muoveranno Pagella Politica, ma anche Facta e altri. Se Threads diventerà o meno un punto di riferimento per quanto riguarda l’informazione, saranno necessari questi soggetti capaci di smascherare personaggi poco chiari che cercano di deviare le notizie.

In futuro, si prevede che Threads possa integrare al proprio interno altre piattaforme, secondo il principio dell’interoperabilità, fino ad arrivare al cosiddetto “fediverso”. E’ Adam Mosseri, a responsabile di Instagram, ad annunciarlo tramite una serie di post. Ma che cos’è questo fediverso?
La parola “fediverso” è una crasi tra federazione e universo e non è altro che un sistema di servizi che funzionano sul protocollo ActivityPub, che consente agli utenti di connettersi e comunicare con persone presenti su altri server.
Ciò che distingue il fediverso dai social network è la possibilità di comunicare con persone su diverse piattaforme. Facciamo un esempio: sarà possibile inviare un tweet su Instagram e condividere un reel su Twitter tramite TikTok.

Questa interoperabilità tra piattaforme non si limita comunque all’invio di messaggio e alla comunicazione in senso stretto, ma coinvolge anche la portabilità dei follower. I creator, infatti, possono spostarsi su diversi social e “portarsi dietro” tutti i proprio seguaci. Il pubblico, infatti, diventa sempre più “di proprietà” dei creatori di contenuti, anche se, come afferma Mosseri, le tempistiche di implementazione di questi aggiornamenti non sono affatto brevi.

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4400true15/12/2023 12:55:4214/12/2023 20:45:14Tone of voice social network: come sceglierlo e utilizzarlo al meglio su ogni canale15/12/20239Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4127/alex-baldarelli.webp?20231214204514Referral marketing strategy.webp//doweb.srl/download/decv/4128/referral-marketing-strategy.webp?20231214204514Nell'era digitale in cui ci troviamo, la presenza sui social media è fondamentale per qualsiasi brand o azienda per farsi conoscere e dare visibilità ai propri prodotti e servizi. Quando si imposta una strategia di social media marketing, la definizione del tone of voice è uno step fondamentale perché questa abbia successo. La scelta del giusto “tono di voce” con cui dialogare con il proprio pubblico può veramente fare la differenza in termini di engagement e per costruire, di conseguenza, una solida presenza online e in particolare sui social network. In questo articolo, verrà approfondito il tone of voice, come sceglierlo nel modo corretto e utilizzarlo in modo efficace, adattandolo ai diversi linguaggi social.https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Nell'era digitale in cui ci troviamo, la presenza sui social media è fondamentale per qualsiasi brand o azienda per farsi conoscere e dare visibilità ai propri prodotti e servizi. Quando si imposta una strategia di social media marketing, la definizione del tone of voice è uno step fondamentale perché questa abbia successo. La scelta del giusto “tono di voce” con cui dialogare con il proprio pubblico può veramente fare la differenza in termini di engagement e per costruire, di conseguenza, una solida presenza online e in particolare sui social network. In questo articolo, verrà approfondito il tone of voice, come sceglierlo nel modo corretto e utilizzarlo in modo efficace, adattandolo ai diversi linguaggi social.

Tone of voice, cos’è: una definizione
Il tone of voice è un elemento cruciale per una strategia di copy dedicata ai social network. Può definirsi tone of voice l'insieme degli elementi linguistici e stilistici che caratterizzano la comunicazione di un brand ed ha la capacità di plasmare non solo la brand identity, ma anche e soprattutto come il brand stesso viene percepito.

Quando si scrive un post sui social, non è importante solo "cosa diciamo", ma anche "come lo diciamo". Questo si manifesta attraverso le parole scelte, il ritmo della comunicazione e persino, in alcuni casi, il livello di umorismo utilizzato. Un tone of voice ben definito aiuta a costruire un'identità riconoscibile e autentica.

Un brand che vuole comunicare e trasmettere “energia” e “aggressività” sceglierà delle parole e un tipo di punteggiatura, mentre un’azienda che punta sull’umorismo e sulla comicità avrà uno stile e un tone of voice completamente diverso, volto a suscitare ilarità e allegria. Con questi obiettivi comunicativi distinti, si imposterà una strategia di social media basata su tone of voice diversi.

Ma quali sono i fattori che devono essere valutati quando si sceglie il tone of voice per la comunicazione sui social network? Scopriamoli!

Tone of voice: perché è importante
La selezione del tone of voice ottimale implica il raggiungimento di tre obiettivi principali, strettamente legati tra di loro. Parti da questi presupposti quando devi individuare il giusto tono di voce con cui rivolgerti al tuo pubblico sui social network, per essere veramente autentico e coinvolgente.

Differenziazione e Riconoscibilità
In un mondo digitalmente “affollato” è indispensabile distinguersi e imporre una propria personalità, in primis a livello di brand e poi in termini di prodotti/servizi. La differenziazione è cruciale. Un Tone of Voice distintivo consente, non solo di emergere tra la “folla”, ma anche di creare un legame più profondo con il pubblico, aumentando la riconoscibilità del brand. Soprattutto sui social media l’originalità viene premiata, per questo conviene sempre sperimentare uno stile creativo, per uno storytelling innovativo: un approccio linguistico/comunicativo diverso, giochi di parole tutti nuovi possono fare la differenza e renderti unico.

Coerenza della Marca
Trovare la “chiave di volta” per sorprendere il proprio pubblico con un tone of voice innovativo non deve mai andare contro i messaggi e i valori intrinseci al brand, né a livello di comunicazione offline, né online, social network compresi. Un tone of voice che non rispecchia i valori del brand può creare confusione nel pubblico, che non si riconosce più nei messaggi trasmessi. Per questo, mantenere un Tone of Voice coerente con il brand sui tutti i canali social, seppur con linguaggi diversi, contribuisce a consolidare l'immagine della “marca”. La coerenza crea fiducia e stabilisce un'esperienza unificata per i follower, indipendentemente dal canale utilizzato.

Engagement del pubblico
E’ l’obiettivo ultimo, quello più importante: tutte le strategie comunicative devono convergere verso l’engagement del pubblico, perché generi conversioni e vendite. I social media sono oggi uno dei veicoli principali, se non il più impattante per creare una forte connessione e interazione con il pubblico.

Un Tone of Voice ben calibrato, da questo punto di vista, ti consente di coinvolgere il pubblico in modo efficace, incoraggiando la partecipazione e generando una conversazione il più possibile autentica, basata sui valori del brand e con linguaggio che li rispecchia.

Ora che sai quali sono i bersagli che devi colpire con il tuo tone of voice sui social media, vediamo quali sono gli step che devi affrontare per sceglierlo nel migliore dei modi, perché sia veramente efficace.


Come scegliere il giusto tone of voice sui social in 5 step

Studia e analizza il tuo pubblico
Ogni social network è popolato da un’audience con età media, preferenze e lifestyle diversi, che si muove in un contesto comunicativo specifico. Cerca di comprendere quale frammento di questo pubblico generale è il tuo target di riferimento, analizzando la tua fan base e l’audience raggiunta, con un focus su dati di tipo sociodemografico, gusti e preferenze e informazioni di comportamento, verificando, inoltre, se i tuoi follower interagiscono più o meno degli utenti medi di quella determinata piattaforma e su quali contenuti.

Personalizza il messaggio
Se è vero che è necessaria coerenza del tone of voice sui diversi social network per comunicare i valori del brand, è importante declinare e personalizzare il messaggio a seconda dello specifico linguaggio e delle peculiarità proprie della piattaforma. Ad esempio, l'approccio su X (ex Twitter) sarà telegrafico e diretto, su Linkedin tutto ruota al mondo del lavoro, su Instagram sarà più informale con contenuti più “visual” mentre su Facebook si prediligono solitamente contenuti “Corporate” o relativi alle novità sui prodotti, gli aggiornamenti e le campagne aziendali.

Fermo restando il linguaggio proprio di ogni piattaforma, il tuo tone of voice può cambiare in base a diverse variabili:

· formale o informale;

· assertivo o caloroso;

· prolisso o sintetico;

· ironico o serioso.

Essere Autentici e Umani
La costante che deve esprimere ogni comunicazione sui social è l’autenticità e l’originalità: essere creativi e al contempo “umani”. Ogni pubblico apprezza la sincerità, quindi, anche se la tua comunicazione è improntata sull’assertività, evita troppe formalità che rischiano di creare distacco con la tua audience e parla con il tuo pubblico come farebbe una persona, non un marchio.

L’umanità, spesso, è associata alle emozioni. Anche se la tua comunicazione è lineare e assertiva, ricordati dell’importanza di emozionare il tuo pubblico, perché è l’emozione a coinvolgere le persone ed e l’irrazionalità a spingerle verso la conversione e l’acquisto.

Attenzione all’uso dello humour
L'umorismo può essere un ottimo strumento per creare un legame solido con il pubblico, ma è importante adattarlo al contesto e alla piattaforma social. Può essere un’ottima leva su un social come Instagram, meglio contenerlo su Linkedin o comunque renderlo sottile e non troppo esplicito. Su Facebook, che è spesso un social dove l’engagement si costruisce anche sui commenti e sullo scambio di opinioni, attento a non sdrammatizzare eccessivamente, per non suscitare nel tuo pubblico la sensazione di non essere presi sul serio.

In ogni caso, valuta bene la sensibilità della tua audience e l’apertura all’umorismo, perché un uso inappropriato potrebbe avere l'effetto contrario e alterare le persone, dimostrando scarsa professionalità. Se i valori del tuo brand comunicano uno stile rigido e tutto sommato “conservatore” con toni assertivi e seriosi, non improvvisarti un comico: potresti rompere improvvisamente il rapporto con diverse persone e creare confusione in altre!

Sperimentare e Monitorare i Risultati
I social media sono estremamente dinamici: ciò che funziona oggi potrebbe non funzionare domani. Cerca, quindi, di essere sempre aggiornato sulle tendenze del tuo settore, perché il tuo pubblico potrebbe cambiare di conseguenza. Ricorda che il Tone of Voice non è fisso, sii flessibile e sperimenta diversi modi di rivolgerti al tuo pubblico, monitorando costantemente quanto effettivamente lo riesci a colpire, sulla base di puntuali metriche e feedback.

Verifica periodicamente quali sono i contenuti che funzionano meglio e quelli che, al contrario, non ha sortito l’effetto sperato, sistemando di volta in volta i dettagli nel modo con cui parli ai tuoi follower.

Una metrica che devi prendere in considerazione quando monitori i risultati delle tue pagine social è l’Average Engagement Rate. Questi non è altro che il rapporto tra la somma delle interazioni ottenute (reactions, commenti, condivisioni) da tutti i post della pagina e il numero di follower della pagina stessa, il tutto diviso per il numero di post presi in considerazione.


In conclusione, il tone of voice è una leva potente per creare connessioni significative con il pubblico sui social network. Lavorare sul tono di voce significa impostare una serie di attività in un vero e proprio lifecycle che ha come presupposto i tuoi valori che non devi mai negare, né mettere in discussione.

Il primo passo indispensabile è sempre lo studio del proprio pubblico, per poi procedere alla personalizzazione dell’approccio e del messaggio su ogni canale, adattandolo alle peculiarità di ciascuna piattaforma, con l’obiettivo di essere sempre autentico e coinvolgente, differenziandoti dalla concorrenza. Perseguire il giusto tone of voice sui social è quindi un processo senza soluzione di continuità, che richiede un perfezionamento continuo e una flessibilità tale in relazione all’evoluzione del pubblico, che deve essere periodicamente monitorato e studiato, per non perderlo mai di vista.

Noi di Doweb lavoriamo costantemente sui tuoi profili social con il giusto tone of voice, per esaltare i valori del tuo brand e conquistare il tuo pubblico online, monitorando l’engagement e adattando di conseguenza la comunicazione.

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4390true28/11/2023 17:30:0727/11/2023 19:40:51Ecommerce, come aumentare il tasso di conversione: i consigli di Doweb27/11/20238Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4116/alex-baldarelli.webp?20231127194051ecommerce-4849055_640.webp//doweb.srl/download/decv/4117/ecommerce-4849055-640.webp?20231127194051Con il Black Friday appena trascorso e il Natale alle porte, per gli ecommerce è tempo di mettere in pratica delle strategie strutturate, per incrementare il tasso di conversione. Su un sito web, viene generata una conversione quando si verifica un’azione oggetto di un determinato obiettivo, quale può essere la compilazione di un form, il download di una risorsa, una telefonata dalla pagina contatti o l’iscrizione alla newsletter. Per un ecommerce, la conversione può essere un prodotto aggiunto al carrello, ma soprattutto una vendita, l’obiettivo ultimo di ogni attività commerciale. Vedremo in questo articolo come incrementare il tasso di conversione (conversion rate) negli ecommerce: una serie di attività e di strategie che possono fare la differenza per il tuo negozio virtuale e che ti aiuteranno anche a migliorare il posizionamento sui motori di ricerca. È giunto il momento di far decollare le vendite! https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Con il Black Friday appena trascorso e il Natale alle porte, per gli ecommerce è tempo di mettere in pratica delle strategie strutturate, per incrementare il tasso di conversione. Su un sito web, viene generata una conversione quando si verifica un’azione oggetto di un determinato obiettivo, quale può essere la compilazione di un form, il download di una risorsa, una telefonata dalla pagina contatti o l’iscrizione alla newsletter. Per un ecommerce, la conversione può essere un prodotto aggiunto al carrello, ma soprattutto una vendita, l’obiettivo ultimo di ogni attività commerciale.

Vedremo in questo articolo come incrementare il tasso di conversione (conversion rate) negli ecommerce: una serie di attività e di strategie che possono fare la differenza per il tuo negozio virtuale e che ti aiuteranno anche a migliorare il posizionamento sui motori di ricerca. È giunto il momento di far decollare le vendite!

Ottimizzare il tuo sito e incrementare il conversion rate
Per aumentare il tasso di conversione e generare più vendite, devi innanzitutto ottimizzare il tuo sito web ecommerce. L’utente che visita il tuo negozio online deve poter concludere l’acquisto in maniera semplice e veloce, senza troppi passaggi, quindi devi garantire una user experience che funzioni nel migliore dei modi. Ecco qualche consiglio efficace!

  • Implementa un menu di navigazione strutturato, suddividendo i tuoi prodotti in categorie ben precise e puntuali, affinché le persone riescano a trovare ciò che gli interessa senza troppi problemi;
  • inserisci molteplici CTA di acquisto perché siano sempre visibili (usa colori ben evidenti, in contrasto con lo sfondo della pagina) in diversi punti della pagina prodotto.
  • non esagerare con le immagini ed evita qualsiasi elemento di distrazione che allontani l’utente dalla conversione e quindi dall’acquisto, comprese le descrizioni troppo lunghe;
  • rendi fluido il check out: ricordati che molti utenti abbandonano il carrello perché il processo di acquisto risulta troppo lungo e complicato. Un suggerimento al volo: concedi la possibilità di acquistare come “ospite”, quindi anche senza la registrazione di un account.
  • occhio alle visite mobile. Molti oggi acquistano direttamente dallo smartphone, quindi il tuo ecommerce deve essere mobile responsive, per una fruizione ottimale su ogni dispositivo;
  • pensa sempre alla sicurezza: implementa un certificato SSL e scegli un gateway di pagamento affidabile;
  • fai capire chi sei, dov’è la tua sede, come possono contattarti: devi instaurare un rapporto di fiducia con i clienti, quindi presentarti è il primo passo. Non dimenticare di inserire anche i recapiti telefonici e di garantire assistenza su tutti i canali che metti a disposizione.
Una user experience efficace si lega inevitabilmente alla velocità del sito. In primis, puoi lavorare sull’ottimizzazione delle immagini: se è vero che in un ecommerce immagini impattanti fanno la differenza, quindi devono avere una qualità eccellente, cerca di trovare il giusto compromesso con la dimensione. Un sito che fa fatica a caricare le immagini risulta lento.

Il tempo di caricamento della pagina è un fattore assolutamente prioritario per un negozio online che vuole generare conversioni. Per valutare le aree di miglioramento del tuo sito e sapere dove e in che modo puoi intervenire per renderlo più fluido possibile, dai un’occhiata allo strumento PageSpeed Insights di Google.


Aumentare le conversioni dell’ecommerce: le strategie
Una volta che avrai migliorato il tuo sito ecommerce nell’ottica di una completa e ottimale fruibilità da parte degli utenti, possiamo concentrarci sulle strategie più idonee per aumentare le vendite. In linea di principio penserai che, per la legge dei grandi numeri, per aumentare le conversioni del tuo sito è sufficiente incrementare le visite: sbagliato. Le visite sono condizioni necessaria, ma non sufficiente per avere un ecommerce di valore. Un negozio ben strutturato e che riceve molti visitatori è inutile se non genera conversioni e quindi vendite. Il tasso di conversione, infatti, non è altro che la percentuale degli utenti che acquistano in base al numero di visitatori che accedono al sito. Questa è la formula esatta: (conversioni / totale visitatori) x 100. Il tuo obiettivo deve essere aumentare il più possibile questo valore.

Fissato il tuo obiettivo, vediamo quali sono le tecniche da implementare step by step, che possiamo consigliarti per aumentare il conversion rate.

  • Conosci e analizza il tuo pubblico. Non puoi sapere come convincere i tuoi visitatori ad acquistare sul tuo ecommerce se non sai come si comportano. Google Analytics, ad esempio, è uno strumento fondamentale per comprendere il tuo target con informazioni specifiche quali l’età, le abitudini di navigazione e i dispositivi che utilizzano; puoi scoprire gli interessi, le categorie di prodotti che vanno per la maggiore e quelli che non “tirano”. Ma soprattutto puoi capire i movimenti degli utenti sul tuo sito, pagina dopo pagina, quali sono le fonti di traffico e da punto del sito “escono”, ossia quando abbandonano il negozio. Insomma, fanne buon uso perché Google Analytics è uno strumento fondamentale da cui partire per aumentare le vendite.
  • Definisci la tua value proposition. Ricordati che non basta offrire prodotti di qualità, devi anche far capire al tuo pubblico perché dovrebbero acquistare nel tuo negozio virtuale, anziché dalla concorrenza. Per questo devi sottolineare cosa rende unico il tuo prodotto. Ecco che quindi devi lavorare molto sul copy del tuo ecommerce e sulle descrizioni dei prodotti, evidenziando i vantaggi e i punti di forza. Ricordati di inserire recensioni e testimonianze dei tuoi clienti, per dimostrare la qualità di ciò che stai offrendo. Abbiamo parlato in precedenza di rapporto di fiducia? Ecco le recensioni fanno veramente la differenza perché il tuo negozio online acquisisca credibilità.
  • Crea landing page efficaci e sfrutta l’email marketing: racconta i tuoi prodotti in una landing page e invia mail ai tuoi contatti. Se hai un database di contatti registrati al tuo ecommerce ( e che hanno espresso esplicito consenso all’invio di comunicazioni) sfruttalo per l’invio di newsletter con le promozioni, ma anche per richiamare gli utenti che hanno abbandonato il carrello.
  • Punta sull’effetto scarsità e sugli sconti. La disponibilità limitata di un prodotto e uno sconto considerevole spingono gli utenti ad acquistare con più velocità, perché temono di non poter più sfruttare un vantaggio economico se non si muovono in fretta, oppure non riuscire più a comprare ciò che desiderano, per esaurimento scorte. Talvolta, ma non costantemente e sistematicamente, fare leva sulle emozioni degli utenti può essere una tecnica vincente.
  • Sfrutta le tecniche di upselling e cross selling. Presenta prodotti correlati a quelli di interesse dell’utente o che possono completare un’esperienza. Pensiamo a un ecommerce di smartphone: offrire una cover a un utente interessato all’acquisto di un telefono può essere una tecnica di conversione funzionante per generare una vendita in più.
Conversion rate e SEO: perché sono aspetti legati
Per logica, un ecommerce senza visite non può generare conversioni e vendite. Per incrementare il traffico verso il tuo negozio online devi adottare una strategia SEO strutturata e puntuale, come abbiamo visto qui. Ma il legame tra il tasso di conversione e l’attività di posizionamento SEO coinvolge anche altri aspetti collegati tra loro.

I consigli per migliorare il sito web in ottica user experience, finalizzati all’aumento delle conversioni, sono assolutamente validi, anzi necessari per Google, che considera una fruibilità ottimale dei siti un parametro fondamentale per posizionare le pagine tra i risultati di ricerca. Insomma, ottimizzare l’ecommerce, soprattutto per quanto riguarda la velocità di navigazione e la reattività delle pagine può fare la differenza e portare benefici in un duplice senso. Allo stesso modo, garantire all’utente la possibilità di navigare tra i prodotti senza problematiche tecniche e trovare quelli di proprio interesse con semplicità, è un’attività che porta benefici in un duplice senso. Ricordati di lavorare su tag, categorie e breadcrumb.

Anche l’analisi del proprio pubblico è fondamentale in ottica SEO e conversioni. Conoscere i dati demografici, le preferenze, i comportamenti degli utenti sul proprio sito permette di intervenire al meglio sia per quanto riguarda i prodotti su cui puntare, sia su quali contenuti orientare la propria strategia, quale tone of voice adottare nei testi ecc.: tutti aspetti che Google ritiene vitali perché un sito web acquisisca autorevolezza e diventi un punto di riferimento del settore, tanto da essere posizionati tra i primi risultati di ricerca. Fai partire Google Analytics e inizia subito l’analisi!

La stessa cosa vale per le recensioni e le testimonianze relative ai prodotti. Sappiamo quanto siano vitali nel processo di acquisto, perché il parere di chi li ha già provati è sempre determinante per convincere un utente a comprare. Ma le recensioni sono importanti anche per migliorare il proprio posizionamento SEO, perché Google valuta come affidabili i siti web che godono di un elevato numero di recensioni positive.

In conclusione, esiste uno stretto rapporto tra SEO e conversioni, che non si limita al posizionamento tra i primi risultati di ricerca per ottenere più visite, ma coinvolge diversi aspetti ottimizzando i quali si ottengono risultati in entrambe le direzioni. Ecco perché a partire dai nostri consigli, applicati in maniera puntuale e specifica a seconda del tuo settore di attività e soprattutto del tuo pubblico, puoi fare la differenza, incrementando finalmente le conversioni del tuo ecommerce.

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4370true21/11/2023 19:15:4921/11/2023 19:15:49Normativa RAEE per ecommerce: cos’è e quali sono le regole 31/10/20238Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4094/alex-baldarelli.webp?202311211915492108.q705.013.S.m005.c10.trash garbage types.webp//doweb.srl/download/decv/4095/2108q705013sm005c10trash-garbage-types.webp?20231121191549Negli ultimi anni, fortunatamente, l’attenzione dell’opinione pubblica nei confronti della salvaguardia dell’ambiente è aumentata considerevolmente. I governi, al contempo, hanno emanato diversi provvedimenti volti a regolamentare il riciclaggio dei rifiuti e ridurre il più possibile l’impatto delle attività economiche sul Pianeta. Tra queste, per chi è titolare di un ecommerce che vende prodotti elettrici ed elettronici, è fondamentale conoscere la normativa RAEE, le regole che la compongono e soprattutto cosa comporta la mancata osservazione. Scopriamo in quest’articolo che cosa lega questa normativa agli store online e quali obblighi deve rispettare chi vende questa tipologia di prodotti sul web. https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Negli ultimi anni, fortunatamente, l’attenzione dell’opinione pubblica nei confronti della salvaguardia dell’ambiente è aumentata considerevolmente. I governi, al contempo, hanno emanato diversi provvedimenti volti a regolamentare il riciclo dei rifiuti e ridurre il più possibile l’impatto delle attività economiche sul Pianeta.

Tra queste, per chi è titolare di un ecommerce che vende prodotti elettrici ed elettronici, è fondamentale conoscere la normativa RAEE, le regole che la compongono e soprattutto cosa comporta la mancata osservazione. Scopriamo in quest’articolo che cosa lega questa normativa agli store online e quali obblighi deve rispettare chi vende questa tipologia di prodotti sul web.

RAEE: definizione e differenza tra RAEE domestici e professionali
La sigla RAEE sta per “Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche”. Elettrodomestici, dispositivi informatici e di telefonia, apparecchi di illuminazione… tutti i rifiuti derivanti da questa tipologia di prodotti non sono biodegradabili e quindi sono considerati altamente tossici per l’ambiente. Al contempo però, da questi oggetti si possono ricavare diversi metalli, come il ferro, il piombo, il rame e in alcuni casi anche l’argento e l’oro, che possono essere riciclati e poi riutilizzati.

I RAEE possono essere classificati in domestici e professionali, a seconda della specifica provenienza e destinazione d’uso.
  • RAEE domestici: rifiuti che provengono da ambienti domestici o che per caratteristiche e quantità sono assimilabili ad apparecchiature prodotte da un nucleo domestico;
  • RAEE professionali: rifiuti prodotti in ambito industriale o che per caratteristiche e quantità sono assimilabili a un impiego professionale. Tra questi si distinguono anche i i RAEE storici (apparecchiature immesse sul mercato prima del 31 dicembre 2010) e i nuovi RAEE (prodotti immessi sul mercato dopo il 31 dicembre 2010).
Per le apparecchiature professionali, il produttore paga solo un contributo nel momento in cui le ritira e provvede allo smaltimento, mentre per la vendita non è necessario pagare alcun contributo in fase di immissione sul mercato.
Per i rifiuti professionali storici, a carico del produttore c’è un costo solo se ritira un rifiuto storico in cambio di uno nuovo; per i rifiuti nuovi, invece, il produttore paga sempre un contributo per lo smaltimento.

Normativa RAEE: excursus storico
Nel 2002, l’Unione Europea ha emanato una vera e propria normativa RAEE, perfezionata nel 2012 con la Direttiva n.19, per adeguarla ai progressi tecnologici. Con questa, l’UE è riuscita a regolamentare il riciclo delle apparecchiature elettriche ed elettroniche, con indicazioni sia per ridurre la produzione dei rifiuti, sia per promuoverne le forme di riciclo, responsabilizzando tutti gli addetti ai lavori che intervengono nel lifecycle di questi prodotti, dal produttore al consumatore. L’Italia ha recepito la direttiva nel 2005 e successivamente nel 2014.

Nel 2010, in particolare, è stato emanato un decreto con il quale si coinvolgono nello smaltimento dei rifiuti anche i venditori online, con modalità semplificate per la reimmissione di questi rifiuti nel sistema produttivo.

Nel 2018 sono state emanate altre due direttive, che riformano la cosiddetta Responsabilità Estesa del Produttore (EPR). Queste due normative interessano gli ecommerce, in quanto prevede alcuni vincoli per i venditori, in materia di imballaggi e smaltimento rifiuti. In particolare, nel 2018 è la normativa Open Scope a cambiare la definizione di RAEE e soprattutto i raggruppamenti specifici in cui includere i rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, al fine di semplificare quali fossero da destinare alla raccolta differenziata. Fino a quel momento, infatti, risultava complicato “classificare” alcune tipologie di rifiuti, che rischiavano di finire nella raccolta “mista”.

Ma quali sono gli obblighi relativi allo smaltimento dei RAEE e soprattutto quali fanno capo ai titolari di ecommerce? Scopriamolo!

RAEE e gli obblighi per gli ecommerce
Le diverse normative emanate hanno sancito degli obblighi che coinvolgono anche i titolari di negozi online, a partire dalla Direttiva del 2012, recepita in Italia dal D.L. n. 49 del 2014. Il mancato rispetto di queste regole comporta la nullità del contratto di vendita (il consumatore può richiedere la restituzione della somma pagata) e sono previste sanzioni pecuniarie per il proprietario degli store online.

Uno di questi vincoli è quello del ritiro gratuito 1:1. Nella fattispecie, se il cliente di uno store online - durante l’acquisto di un’apparecchiatura elettrica o elettronica – richiede il ritiro del proprio RAEE domestico, lo store è obbligato a ritirarlo, fermo restando tre condizioni:
  • il prodotto acquistato sia a tutti gli effetti equivalente, ossia appartenente alla stessa classe merceologica;
  • il RAEE da smaltire sia integro;
  • il RAEE non sia contaminato da altri rifiuti.
Se non sussistono tutte questi requisiti, l’ecommerce può rifiutare il ritiro. Il ritiro può avvenire contestualmente alla consegna del nuovo oppure in un secondo momento.

I titolari di ecommerce possono gestire in autonomia i RAEE oppure avvalersi di consorzi / ditte specializzate per il raccolta e il trasporto dei RAEE in un deposito o in un luogo di raggruppamento. Se optano per la gestione autonoma, devono essere iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali (categoria 3 bis) e devono ottenere l’accreditamento presso il Centro di Coordinamento (CDC) RAEE, monitorando le consegne dei RAEE nei Centri di Raccolta e rispettando sempre le quantità previste dalla normativa RAEE.

L’acquirente deve, in ogni caso, essere mandatoriamente informato sull’opzione ritiro, già in fase di aggiunta del prodotto nel carrello. Non solo, nelle Condizioni generali di vendita deve essere presente una sezione specifica per i RAEE, così come nel footer dell’ecommerce deve essere inserito un link all’informativa RAEE.



RAEE e raggruppamenti: la normativa Open Scope
Per la corretta definizione ai raggruppamenti, i rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche sono stati spesso oggetto di discussione.

In primis, per capire quando un prodotto diventerà RAEE è possibile fare riferimento al simbolo del “cassonetto con le ruote barrato” (il marchio RAEE) che sta a indicare che tali apparecchiature non devono essere smaltite con i rifiuti urbani, ma in apposite strutture. Se non è presente sul prodotto, si deve controllare sul libretto di istruzioni, sul foglio di garanzia o sull’imballaggio. Inoltre, basta porsi una semplice domanda: il dispositivo richiede la corrente elettrica per funzionare? Allora è un’AEE e quindi diventerà RAEE. Ciò che crea spesso dei dubbi sono però i raggruppamenti, perché gli stessi RAEE prevedono delle categorie distinte: gli smartphone e i TV, ad esempio, non devono essere smaltiti con lavatrici e forni elettrici.

Prima dell’agosto 2018, quando è stata emanata la normativa Open Scope, tra i RAEE rientravano quindi elettrodomestici, televisori, radio, telefoni, forni e tutti i dispositivi elettrici ed elettronici guasti o a fine vita.

L’Open Scope, invece, stabilì 6 diverse categorie con criteri legati alla dimensione dei prodotti:
  • apparecchiature per lo scambio di temperatura (es. frigoriferi e condizionatori);
  • monitor e apparecchiature dotate di schermo di superficie superiore a 100 centimetri quadri;
  • apparecchiature per l’illuminazione;
  • apparecchiature di grandi dimensioni con almeno una dimensione esterna superiore a 50 cm (es. grandi elettrodomestici, grandi dispositivi per la riproduzione di suoni o immagini, grandi apparecchiature musicali, grandi dispositivi medici, grandi lampadari, grandi strumenti elettrici ed elettronici di vario genere);
  • apparecchiature di piccole dimensioni con nessuna dimensione esterna superiore a 50 cm (es. apparecchiature di consumo, piccoli elettrodomestici, piccoli dispositivi per la riproduzione di suoni o immagini, piccole apparecchiature musicali, dispositivi medici di piccole dimensioni, piccoli lampadari, piccoli strumenti elettrici ed elettronici di vario genere);
  • piccole apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni con nessuna dimensione esterna.
Con l’Open Scope, inoltre, secondo il principio della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), la responsabilità dei rifiuti non è vincolata solo al produttore, ma anche a chi vende o importa per primo nel mercato europeo determinati prodotti e tra questi anche i RAEE. Inoltre per semplificare lo smaltimento degli imballaggi è richiesto che su questi siano riportate informazioni sulla composizione.

Quest’anno, con il Decreto 20 febbraio 2023, n. 40 i raggruppamenti visti sopra vengono modificati. Il provvedimento è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 21 aprile ed è entrato in vigore il 5 maggio. Vediamo cosa cambia rispetto all’Open Scope.

Normativa RAEE 2023: le categorie dei rifiuti
Rispetto all’Open Scope del 2018, con il Decreto del 2023 i raggruppamenti passano da sei a cinque categorie, specificate nell’allegato della normativa.
  • apparecchiature per lo scambio di temperatura con fluidi: non solo frigoriferi, condizionatori e deumidificatori, appartengono a questa categoria anche asciugatrici, pompe di calore e radiatori a olio;
  • altri grandi bianchi, come lavatrici, lavastoviglie, stufe elettriche e vari apparecchi di cottura;
  • TV e monitor, ma anche laptop e notebook: tutte le apparecchiature con superficie superiore a 100 centimetri quadri;
  • IT e Consumer electronics, apparecchi di illuminazione (privati delle sorgenti luminose), PED e altro: apparecchiature per riprodurre suoni o immagini, apparecchiature musicali, macchine per cucire, stampanti, ventilatori elettrici, ferri da stiro, tostapane, sveglie e orologi, videocamere, videoregistratori, telefoni, PC, giocattoli elettrici ed elettronici, ma anche stufe elettriche, pannelli fotovoltaici ecc.
  • Sorgenti luminose, come tubi fluorescenti; lampade fluorescenti; lampade a scarica e LED.
Restano esclusi, invece, armi e munizioni, lampade a incandescenza, mezzi di trasporto di persone o merci, dispositivi medici potenzialmente infetti e qualsiasi parte di apparecchiature non citate nella normativa, così come tutte le apparecchiature destinate all’invio nello spazio.

Ora che sai come gestire i rifiuti dei tuoi prodotti elettrici ed elettronici, stai attento ai diversi raggruppamenti e garantisci sempre il diritto al ritiro gratuito al consumatore, per non cadere in spiacevoli sanzioni.
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4380true21/11/2023 19:15:4921/11/2023 19:15:49Bad bots, cosa sono e perché sono un pericolo per il tuo sito web13/11/20239Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4105/alex-baldarelli.webp?20231121191549set_of_hand_drawn_robots_shooting_with_phaser_showing_error_sending_email_reading_message.webp//doweb.srl/download/decv/4106/set-of-hand-drawn-robots-shooting-with-phaser-showing-error-sending-email-reading-message.webp?20231121191549I bot sono applicazioni che effettuano in automatico operazioni ripetitive, “imitando” comportamenti e azioni messe in atto dagli esseri umani. Esistono “good bots” - che si avvalgono dell’intelligenza artificiale per compiere interventi online utili - e bot dannosi, che, invece, costituiscono un vero e proprio pericolo per la sicurezza dei siti web e per i dati in generale: questi vengono definiti “bad bots”. Vediamo in questo articolo le principali tipologie di bad bots e soprattutto come bloccarli tempestivamente e in maniera efficace, per evitare che vengano sfruttati da hacker malintenzionati per provocare danni al nostro sito web. Per riconoscerli è importante approfondirne le caratteristiche e anche la differenza di questi software malevoli con i good bots, i nostri alleati sul web.https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/I bot sono applicazioni che effettuano in automatico operazioni ripetitive, “imitando” comportamenti e azioni messe in atto dagli esseri umani. Esistono “good bots” - che si avvalgono dell’intelligenza artificiale per compiere interventi online utili - e bot dannosi, che, invece, costituiscono un vero e proprio pericolo per la sicurezza dei siti web e per i dati in generale: questi vengono definiti “bad bots”.

Prima di elencare quali sono i bad bots e i good bots che si muovono in rete, partiamo dal presupposto che entrambe le tipologie stanno diventando sempre più sofisticate. L’intelligenza artificiale ha fatto passi da gigante negli ultimi anni e la somiglianza tra le attività dei bot e i comportamenti “umani” è diventata a volte veramente impressionante.

Questo significa che, da un lato le potenzialità di questi strumenti sono diventate enormi e le funzionalità a nostra disposizione tantissime, tanto da arrivare a instaurare delle vere e proprie conversazioni. D’altro canto, tuttavia, questa capacità di imitare così bene il comportamento umano è diventato pericoloso, perché questi bot riescono ad aggirare i sistemi di sicurezza a protezione dei siti web. Questa doppia faccia dei bot ha fatto sì che si affermassero le due diverse categorie che abbiamo menzionato e che presentano diverse caratteristiche e obiettivi.

Vediamo in questo articolo le principali tipologie di bad bots e soprattutto come bloccarli tempestivamente e in maniera efficace, per evitare che vengano sfruttati da hacker malintenzionati per provocare danni al nostro sito web. Per riconoscerli è importante approfondirne le caratteristiche e anche la differenza di questi software malevoli con i good bots, i nostri alleati sul web.

Bad bots: quali sono e caratteristiche
La parola bot è diventata ormai di uso comune e ha, per la maggior parte degli utenti, un’accezione negativa. Non è un caso, anzi, è a ragione veduta che quando si parla di bot si resta sempre sull’attenti, visto che la maggior parte di questi non solo sono inutili, ma spesso sono proprio dannosi per il nostro sito web, andando a peggiorare le performances, oppure, nel peggiore dei casi, rendendolo inaccessibile agli utenti.

A preoccupare maggiormente non sono i bad bots che girano in rete per raccogliere dati e informazioni su uno specifico argomento, da destinare a indagini di mercato, ma quelli in grado di mettere in atto frodi pubblicitarie, violare i siti web, inviare spam e lanciare campagne di phishing.

Tra i bot destinati alle frodi pubblicitarie, uno dei temibili è quello che “attacca” i banner. Poiché l’utente paga per ogni singolo click che riceve, il bot “simulando” i click riesce a provocare un danno economico consistente alle aziende, che ricevono traffico fake e si ritrovano costrette a pagare un conto molto molto alto.

Un bot particolarmente comune e molto pericoloso è il bot DDoS. Questo è in grado di violare il tuo sito e interromperlo, sovraccaricandolo di traffico avvalendosi di botnet, ossia reti di computer e dispositivi compromessi, infettati da malware e controllati da hacker malintenzionati.

Da citare anche il bad bot dedicato allo scraping di contenuti web. Si tratta di un sistema automatico che estrae dati e contenuti da siti web, tra i quali il codice HTML e persino informazioni dai database del server vittima. Insomma, un bad bot particolarmente efficace, purtroppo, per la violazione dei dati. Spesso questo bot è utilizzato per copiare contenuti dal web e riutilizzarli senza autorizzazione in termini di copyright.

Un altro bad bot è quello che i cybercriminali sfruttano per rubare gli account degli utenti: questi solitamente vengono sfruttati come veicolo per lanciare attacchi spam e phishing molto pericolosi, oppure per effettuare acquisti non autorizzati su siti e-commerce, ma anche per danneggiare la reputazione del proprietario dell’account.

Alcune volte, il cybercriminale “dà in pasto” una lista di credenziali (solitamente acquistate sul dark web) a questo bot, che in automatico li testa su diversi siti web, persistendo finché non riesce ad accedere. I bot per il furto di account consentono di rubare credenziali di accesso con password anche molto complesse.

Sempre più diffusi oggi sono i bad bots diffusi sui social media. Quante volte vediamo - tra i commenti dei post pubblicati da pagine molto seguite – frasi decontestualizzate, spesso pubblicate da profili palesemente fake? Questi sono bot con funzione di spam per raccogliere follower, per spingere gli utenti a cliccare su link infetti e alcune volte sfruttati per diffondere disinformazione.

In sostanza, i rischi per il tuo sito derivanti dall’utilizzo dei bad bots da parte degli hacker sono molteplici. Dal furto di informazioni e contenuti al furto di identità, dalle violazioni dei dati allo spam, fino ai pesanti danni al marchio e alla perdita economica, causata dal blocco totale di un sito web, soprattutto quando è il canale di vendita principale. Insomma, i bad bots sono un nemico da non sottovalutare mai: vediamo quindi le migliori strategie per renderli inoffensivi.



Bad bots: come ridurre il rischio di attacco e mettere in sicurezza il tuo sito
Se possiedi un sito web, i bad bots possono veramente mettere a repentaglio un’intera attività. Ecco perché è necessario mettere in pratica delle strategie mirate e puntuali per ridurre i rischi legati al traffico dannoso. Mettiamo subito in chiaro che l’evoluzione continua di queste minacce rende necessario aggiornare gli strumenti di protezione di conseguenza. Ecco sei consigli di Doweb per prevenire i bad bots!
  • Utilizza sempre password sicure, preferendo passphrase a numeri.
  • Installa un certificato SSL, per proteggere e cifrare le comunicazioni tra browser e server web.
  • Implementa i captcha, che consentono di prevenire attacchi bot automatizzati verificando che l’utente sia umano sottoponendo domande ed enigmi.
  • Aggiorna software e protocolli di sicurezza, “colmando” le vulnerabilità presenti sul sito.
  • Monitora il file robots.txt (posizionato nella root del sito) e intervieni escludendo la scansione del sito da parte dei bot che potrebbero consumare risorse, danneggiare il tuo sito o bloccarlo.
Devi sapere che ogni qualvolta utente o bot, che sia good o bad, accede a un sito web, questo viene identificato da un user agent che contiene informazioni sul browser e il sistema operativo utilizzato, oltre alla lingua di navigazione. Ad esempio, Googlebot si presenta spesso con questo user agent:

Mozilla/5.0 (compatible; Googlebot/2.1; +http://www.google.com/bot.html).

Per bloccare i bot che non vuoi che accedono al tuo sito, la riga di comando è la seguente:

User-agent: nomebot

Disallow: /

A questo punto devi solo sapere quali sono i bot considerati pericolosi… basta una ricerca su Google per trovare una lista di bad bots aggiornata. Periodicamente, esegui questa operazione per ridurre il rischio di attacco da bad bots.

L’ultimo consiglio per bloccare questi software malevoli richiede l’intervento non sul file robots.txt ma su un altro file denominato .htaccess. Attraverso questo file è richiamare una serie di istruzioni che eseguono la scansione di tutte le richieste http inviate al sito: individuando richieste anomale o sospette è possibile bloccarle immediatamente.

In conclusione, il panorama dei bad bots è in costante aggiornamento ed evoluzione, per questo è necessario mantenere sempre aggiornato e sicuro il proprio sito. E’ anche vero che per limitare le vulnerabilità, è necessario che già in fase di progettazione vengano adottate delle misure di protezione adeguate, a partire dalla piattaforma CMS. Doweb non utilizza Wordpress e non riempie il sito di plugin facilmente hackerabili.

Ora che sai tutto sui bad bots, è giunto il momento di approfondire chi sono i nostri alleati sul web, ossia quei software automatici utili che ci consentono di rendere il sito performante e di essere indicizzato in maniera corretta tra i risultati di ricerca.

Good bots: i nostri alleati sul web
La faccia buona dei bot è rappresentata dai good bots. Tra i questi software utili e “benevoli”, i più conosciuti sono sicuramente gli assistenti virtuali, entrati a far parte negli ultimi anni della nostra quotidianità, come Alexa, Google Assistant ecc. Ma sono good bots anche i chatbot utilizzati da moltissime aziende per il proprio Customer Service, con cui è possibile instaurare delle conversazioni e ricevere risposte immediate alle proprie problematiche.

Per quanto riguarda i chatbot, come non ricordare il tanto vociferato chatGPT, il sistema AI utilizzato per ottenere informazioni approfondite, automatizzare le attività e soprattutto avere conversazioni “coinvolgenti”, come se fossimo di fronte a un essere umano.

Per quanto riguarda il mondo del web, tra i good bots più “celebri” e famosi c’è sicuramente Googlebot. Abbiamo detto in precedenza che esiste un bad bot per lo scraping di contenuti sul web. Googlebot è la versione buona di questo software automatico che ha la funzione di scansionare i siti web per comprendere e valutarne il contenuto e la struttura. E’ grazie a questo software automatico che le pagine del nostro sito vengono indicizzate e incluse tra i risultati di ricerca.
Googlebot - il web crawler di Google – può essere di due tipi, quello che simula un utente che utilizza un computer desktop e quello che si comporta come un utente mobile. Google indicizza in primis la versione mobile dei contenuti e solo per alcuni siti viene effettuata la scansione con il crawler desktop.
Googlebot è quindi il nostro “interlocutore” quando parliamo di SEO, perché ci consente di indicizzare le nostre pagine, valutando i nostri contenuti e stabilendo quali possono essere proposti agli utenti, determinando poi la posizione in SERP per una specifica query.

Se il web è pieno di bad bots, Googlebot è il nostro vero amico su cui possiamo sempre contare!

Progettiamo siti web sicuri con la nostra piattaforma proprietaria: contattaci subito!
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4350true21/11/2023 19:15:4821/11/2023 19:15:48Cookie banner, cos’è e quali sono le pratiche illecite da evitare29/09/20238Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4072/alex-baldarelli.webp?2023112119154811121.webp//doweb.srl/download/decv/4073/11121.webp?20231121191548Il cookie banner negli ultimi anni è veramente diventato l’elemento ovunque della nostra navigazione sul web: a volte fastidioso per l’utente, ma indispensabile per essere “a norma di legge” con il proprio sito. Il 1° novembre 2019, infatti, la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che ogni sito web deve obbligatoriamente disporre di un cookie banner (così come di una cookie policy): ogni webmaster quindi deve implementarlo sul proprio sito. Ma che cos’è esattamente un cookie banner e qual è la sua funzione? In questo articolo vedremo le caratteristiche del cookie banner e approfondiremo tutto quello che devi sapere per essere in regola con la normativa GDPR e la Direttiva “ePrivacy” – 2002/58, soprattutto per quanto concerne la fase di posizionamento o lettura dei cookie. https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Il cookie banner negli ultimi anni è veramente diventato l’elemento ovunque della nostra navigazione sul web: a volte fastidioso per l’utente, ma indispensabile per essere “a norma di legge” con il proprio sito.
Il 1° novembre 2019, infatti, la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che ogni sito web deve obbligatoriamente disporre di un cookie banner (così come di una cookie policy): ogni webmaster quindi deve implementarlo sul proprio sito. Ma che cos’è esattamente un cookie banner e qual è la sua funzione?

In questo articolo vedremo le caratteristiche del cookie banner e approfondiremo tutto quello che devi sapere per essere in regola con la normativa GDPR e la Direttiva “ePrivacy” – 2002/58, soprattutto per quanto concerne la fase di posizionamento o lettura dei cookie.

Cookie e banner: cosa sono e a cosa servono
Il cookie banner non è altro che un pop-up che avvisa il visitatore che stai utilizzando i cookie, ossia piccoli file di testo che vengono archiviati nel browser dell’utente e che contengono informazioni quali la lingua di fruizione, ma anche interessi e dati identificativi come il dispositivo utilizzato per navigare e l’indirizzo IP. Poiché, attraverso questi dati è possibile ricondurre all’identità dell’utente, sono da considerare a tutti gli effetti dati personali, per questo sono regolamenti dalla normativa GDPR.

I cookie, da una parte, migliorano l’esperienza dell’utente, dall’altra, in alcuni casi, monitorano il comportamento del visitatore, con due obiettivi ben precisi:
  • analizzare l’andamento del sito web
  • creare profili di retargeting a cui indirizzare campagne marketing.
Alcuni cookie, quelli legati alla user experience (cookie tecnici) sono essenziali per far sì che il sito web funzioni in maniera corretta, quindi per questi non è necessario chiedere al visitatore il consenso all’installazione, ma è sufficiente l’avviso.
Negli altri casi, ossia per i cookie di profilazione, è obbligatorio sì informare l’utente dei diritti riguardo alla raccolta di dati personali, ma soprattutto richiedere il consenso all’installazione.

In sostanza, attraverso il banner, l’utente può scegliere se limitarsi ai cookie essenziali, necessari al completo funzionamento del sito, oppure concedere il consenso all’installazione dei cookie “traccianti”.

Il banner, anche attraverso un link alla cookie policy deve, inoltre, contenere informazioni specifiche su:
  • quali cookie o altre tecnologie di tracciamento vengono impiegate;
  • il titolare dei cookie
  • le finalità di installazione dei cookie e le attività di terze parti legate ai cookie
  • tempo di archiviazione e conservazione dei cookie nel browser dell’utente.
Ora che abbiamo chiara la “fisionomia” del cookie banner, vediamo qual è il suo significato per la normativa GDPR, in che modo è interessato dalle diverse Linee Guida emanate e quali sono le pratiche considerate illecite che devono essere assolutamente evitate per non cadere in pesanti sanzioni. Non solo… sapevi che esiste una vera e propria Cookie Banner Taskforce che verifica se i cookie banner presenti online sono in regola?



Cookie banner e normative: cosa devi sapere
L’ormai lontano 10 giugno 2021, Il Garante della Privacy emanò le Linee Guida sui cookie e sui diversi strumenti di tracciamento. Nello stesso anno, è stata istituita ad hoc una vera e propria Task Force, con il compito specifico di gestire i tanti reclami relativi all’implementazione dei cookie banner pervenuti alle diverse autorità di controllo europee. Oltre 700 di queste segnalazioni vennero inviate da NOYB, un team di legali che, in tutta Europa e per conto di diversi interessati, ha contestato pratiche ritenute illecite nell’utilizzo dei cookie banner.

L’EDPB (European Data Protection Board), il Comitato Europeo per la protezione dei dati, avvalendosi di questa Task Force, ha analizzato i reclami pervenuti e ha quindi prodotto un report contenente indicazioni specifiche che le aziende devono fare proprie relativamente al’uso di cookie banner sul proprio sito web. Vediamo quali sono questi “suggerimenti”, che non sono vincolanti, non sostituiscono le Linee Guida, né la normativa nazionale, ma possono avere effetti sulle valutazioni che esprime il Garante caso per caso. Per questo, conoscerli e applicarli è sicuramente la scelta migliore, nell’ottica dell’implementazione di un cookie banner che rispetti e sia conforme a uno standard comune. Insomma, un documento di orientamento di cui non possiamo che farne tesoro.

I principali errori che NOYB ha segnalato alle autorità di controllo in tutta Europa e che sono diventate oggetto del report dell’EDPB riguardano soprattutto il layout e i cosiddetti dark pattern, ma non solo. Questi non sono altro che delle interfacce progettate per spingere l’utente a compiere delle scelte inconsapevoli, falsando così la raccolta del consenso.

L’EDPB ha evidenziato sette diverse pratiche illecite riguardanti i cookie banner e riscontrate in diversi siti web, fornendo al contempo dei suggerimenti per modificare queste implementazioni e adeguare i banner alle normative GDPR, rispondendo così ai reclami presentati dal team NOYB. Insomma, una serie di check-list che ogni proprietario di sito web deve seguire e spuntare come “fatto” per dormire sonni tranquilli e non rischiare di cadere in sanzioni salatissime.

  • Il pulsante “Rifiuta” deve essere sempre in primo piano. Molte volte notiamo che un banner presenta solo due opzioni “Accetta” e “Altro”. Questa modalità non consente all’utente di negare in modo facile e veloce il consenso all’utilizzo dei cookie che possono essere installati solo dopo aver acquisito l’autorizzazione, ossia quelli di profilazione. Il costringere l’utente a ulteriori e spesso difficoltose azioni per manifestare il rifiuto rappresenta una violazione della normativa perché, talvolta, l’utente accetta le condizioni per proseguire con la navigazione, non trovando immediatamente il pulsante “rifiuta”. La taskforce indica, invece, che tutti i cookie devono disporre di un consenso libero, consapevole e fornito con un’attività chiara e inequivocabile con due pulsanti nella prima schermata del banner: “Accetta e Rifiuta”, con un link al registro elettronico in cui sono espresse le volontà dell’utente, lasciandogli la possibilità di cambiarle.
  • L’utente deve poter continuare la navigazione sul sito anche senza cookie di profilazione. L’assenza del pulsante di rifiuto in primo piano può indurre l’utente a pensare che occorra inevitabilmente prestare il consenso per navigare sul sito e per questo sentirsi obbligato a concederlo. Questo non deve mai accadere: l’utente deve conoscere il significato del banner e le finalità della richiesta di consenso, con la possibilità di visitare il sito anche senza rilasciarlo.
  • Mai e poi mai caselle pre-selezionate nel secondo livello del cookie banner! Il cookie banner deve concedere all’utente la facoltà di personalizzare le proprie scelte e decidere a quali categorie di cookie approvare. Ecco perché deve essere presente in primo piano una voce del tipo “personalizza le tue scelte”, “altre opzioni”, oppure “preferenze”, così l’utente può accedere a un secondo livello del cookie banner. Qui il visitatore non deve mai trovare le caselle pre-selezionate, ma devono essere vuote: i consensi pre-selezionati NON sono consensi validi!
  • Pulsanti “Accetta” e “Rifiuta”: attenzione alla leggibilità! La Task Force sottolinea come l’implementazione del cookie banner deve rispettare determinati colori. Quali? Non è importante, ciò che conta è la leggibilità rispetto allo sfondo del banner. Dall’analisi di alcuni casi, è stata riscontrata una netta disparità tra il pulsante “Accetta tutto” e gli altri: un contrasto tra il testo e lo sfondo talmente minimo che il testo del pulsante “Rifiuta” risulta illeggibile per chiunque. Insomma, nessun limite in termini di colori, l’importante è che tutte le opzioni siano leggibili allo stesso modo, senza “giocare” su font, colori e dimensioni per indurre l’utente, con l’inganno, a cliccare su “Accetta”. Attenzione: come abbiamo indicato prima, l’EDPB, mediante la propria Task Force propone dei suggerimenti, ma la Direttiva E-Privacy contiene una vera e propria normativa che non si può non rispettare: nascondere il pulsante di rifiuto è una pratica illecita e puoi rischiare una sanzione!
  • Cookie essenziali o non essenziali: non mentire! Capita che alcuni cookie di profilazione vengano classificati come “essenziali” o “strettamente essenziali” per poter navigare sul sito, quando in realtà non lo sono. L’EDPB riconosce che non è semplice categorizzare i cookie e che talvolta gli stessi strumenti non consentono di predisporre un elenco di cookie attendibile. Il consiglio è quello di fare riferimento all’Opinion WP29 n. 04/2012 on Cookie Consent Exemption, che riporta alcuni esempi di cookie che possono essere classificati come essenziali. Attenzione, come ricorda L’EDPB, l’errata classificazione costituisce un illecito!
  • Non ingannare l’utente con il link design! Sono stati riscontrati casi in cui il pulsante rifiuta è stato sostituito con un link, spesso con rimando a un secondo livello del banner, tale da rendere complicato, se non impossibile, rifiutare il consenso. La progettazione del cookie banner deve sempre prevedere, come detto, due pulsanti ben visibili “Accetta” e “Rifiuta” in primo piano e lasciare all’utente la possibilità di navigare anche senza consenso.
  • Revoca del consenso: prima sì, poi no. Così come l’utente può concedere (o rifiutare) il consenso facilmente, deve poter, altrettanto semplicemente, revocarlo. Al di là del cookie banner, ogni visitatore deve avere la possibilità di farlo con un’icona sempre visibile o un link posto in un punto di immediata visibilità. E’ la stessa Direttiva E-Privacy a porre l’obbligo di prevedere per l’utente la revoca del consenso e di poterlo fare in qualsiasi momento.
Vuoi sapere se il tuo sito è a norma? Prova questo strumento!

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4360true21/11/2023 19:15:4821/11/2023 19:15:48Log File: cosa sono e come usarli per migliorare il posizionamento SEO14/10/20238Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4083/alex-baldarelli.webp?2023112119154866133.webp//doweb.srl/download/decv/4084/66133.webp?20231121191548Sapevi che qualsiasi attività svolgi avvalendoti di un sistema informatico viene registrata? Esatto, qualsiasi movimento che sia l’apertura di un file, l’esecuzione di un software, l’attivazione di un servizio, viene annotata e considerata come “evento”. Questo è vero per il mondo offline, ma soprattutto per l’online e quindi per i siti web: ogni operazione viene segnata dal web server in appositi file, chiamati “log file” o “file di log”. In questo articolo, approfondiremo tutte le caratteristiche di questi “registri digitali” per ciò che concerne l’attività web, come utilizzarli ed analizzarli e perché sono importanti in ottica posizionamento SEO.https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Sapevi che qualsiasi attività svolgi avvalendoti di un sistema informatico viene registrata? Esatto, qualsiasi movimento che sia l’apertura di un file, l’esecuzione di un software, l’attivazione di un servizio, viene annotata e considerata come “evento”. Questo è vero per il mondo offline, ma soprattutto per l’online e quindi per i siti web: ogni operazione viene segnata dal web server in appositi file, chiamati “log file” o “file di log”. In questo articolo, approfondiremo tutte le caratteristiche di questi “registri digitali” per ciò che concerne l’attività web, come utilizzarli ed analizzarli e perché sono importanti in ottica posizionamento SEO.

File di Log: come funzionano e quali informazioni contengono
Ogni qualvolta utenti e bot inviano una richiesta al nostro sito, il server web la registra su appositi file, i file di log. Questi si caratterizzano per una struttura a righe, dove su ogni riga viene riportato un evento specifico che si è manifestato, come la richiesta di una risorsa sul sito. L’evento, a sua volta, viene scritto sotto forma di campi, che solitamente sono:
  • timestamp – la data e l’ora in cui è stato registrato l’evento;
  • pagina Web a cui si accede, l’URL richiesto;
  • IP del client (solo in alcuni casi l’IP del server);
  • access request – fa riferimento alla risorsa richiesta al server;
  • codice di stato HTTP – la risposta del server alla richiesta del browser (esito negativo o positivo);
  • user agent, ossia informazioni supplementari relative al client che ha inviato la richiesta, come il browser e il dispositivo usato (desktop o mobile).
Ogni evento viene registrato e scritto in ordine cronologico, sia che riguardi eventi standard che messaggi di errore o malfunzionamenti. In sostanza, attraverso il file log, il webmaster può risalire a chi ha avuto accesso a un determinato contenuto, quale tipo di contenuto, l’orario e il giorno, distinguendo anche tra visitatori umani e “bot”.
I log file sono conservati solo per un certo intervallo di tempo sul Server Web del sito. Dove si trovano? Come aprire questi file e leggerli?

Log files, dove si trovano e come leggerli
Ora che abbiamo visto quali informazioni contengono i log files, scopriamo dove sono salvati, come aprirli e leggerli. L’accesso a questi file dipende dalla soluzione di hosting adottata: ogni web server, infatti, prevede determinate opzioni per configurare i file di log. In alcuni casi se non hai i diritti di amministratore del server potrebbero non essere immediatamente visibili oppure mostrarsi incompleti.

In linea di default, i file di log dovrebbero trovarsi in queste cartelle:
  • Apache: /var/log/apache2/access.log
  • Nginx: /var/log/nginx/access.log.
  • Microsoft IIS: C:\Windows\System32\LogFiles.
Puoi scaricare questi file sul computer, per leggerli comodamente in locale. Come?
In primis devi connetterti al tuo spazio web sfruttando un programma FTP come FileZilla. Una volta che hai scaricato questi file, è il momento di aprirli e di leggerli. Esistono diversi software che ti consentono di aprire, leggere e analizzare i file log, ma puoi utilizzare anche il comunissimo Excel, per poi organizzare le informazioni secondo le specifiche esigenze. L’alternativa più professionale e completa per leggere e analizzare file Log è Screaming Frog, un tool fondamentale per ottimizzare il proprio sito web e migliorare il posizionamento SEO. Sapevi che i file log sono elementi utilissimi da cui prendere spunto per scalare posizioni su Google? Prosegui la lettura per scoprire come analizzare questi file e quali sono i dati importanti in ottica SEO.




Analisi file di log: perché è importante per la SEO
Come detto, i log files consentono al webmaster di individuare i “movimenti” di visitatori umani e bot sul proprio sito. L’analisi di questi file permette quindi di identificare l’origine dei problemi del sito web e di ottimizzare le prestazioni. Ad esempio, analizzando i file di log si può verificare se ci sono bug software, e si può notare se il sito è troppo lento, se le pagine sono troppo grandi ecc, migliorando la user experience.

Non solo, chi si occupa di posizionamento SEO, sa benissimo che l’analisi dei log files è un’attività indispensabile per ottenere risultati di alto livello. Lo studio di questi file, infatti, ti permette di avere una visione generale di tutti quegli aspetti SEO lato tecnico che Google considera fondamentali e che puoi (e devi) migliorare. Ma quali sono i dati più importanti che possiamo rilevare dall’analisi? Questi i principali, prova a individuarli nel tuo file di log!

  • Frequenza di scan di Google Bot: ogni quanto tempo Google esegue la scansione del tuo sito?
  • Pagine più scansionate: quali sono le pagine che Google ritiene di maggior importanza?
  • Velocità di caricamento del tuo sito secondo Google: verifica quali pagine si caricano in un tempo eccessivamente lungo.
  • Codici di stato per ogni pagina: controlla il codice di stato restituito, come gli errori 404.
  • URL scansionati inutilmente: identifica quali URL dovresti mettere no-index.
  • Catene di redirect: monitora i reindirizzamenti e scopri subito eventuali loop.
  • Indicizzazione mobile-first: verifica il passaggio all’indicizzazione con priorità ai contenuti per dispositivi mobili;
  • Errori nella gerarchia e struttura dei collegamenti interni: analizza l’architettura del sito e ricordati che i link interni facilitano la scansione e quindi l’indicizzazione di una pagina.
  • Aumenti o cali improvvisi di scan: cerca di capire perché Google scansiona (improvvisamente) troppo spesso o poco spesso il tuo sito.
  • Ultima indicizzazione: hai pubblicato qualcosa di interessante? Scopri se Big G l’ha già indicizzato.
In sostanza, analizzare il file di log permette di sapere come il sito viene mostrato ai crawler di Google e quello leggono i bot, stabilendo di conseguenza gli interventi di ottimizzazione necessari. Inoltre, quando effettuiamo una migrazione di contenuti o particolari modifiche alla struttura del sito, possiamo verificare, attraverso l’analisi dei file log, come questo cambiamento così decisivo ha cambiato il comportamento del motore di ricerca. Infine, è possibile “studiare” la natura dell’user da cui parte la richiesta, se è umano e da quale dispositivo si è collegato, ma anche si tratta di un bot. Tutti fattori di assoluta importanza per chi lavora sugli aspetti tecnici in ottica SEO, ma anche per chi lavora in ambito sicurezza informatica. Vediamo perché nel paragrafo successivo.

File Log e sicurezza del sito: proteggi i tuoi dati!
I file log sono elementi che trovano una funzione molto importante anche per la sicurezza e la protezione del sito contro gli attacchi hacker. L’analisi di questi file, infatti, ti permette di risalire alla vulnerabilità sfruttata (oppure il tentativo di sfruttarla) per violare il tuo sito web.
Sebbene nella maggior parte dei casi la lettura approfondita degli eventi presenti nel file non consenta di individuare l’aggressore, identificare il “punto esatto” in cui è avvenuto l’attacco e i movimenti che l’hacker ha realizzato e portato a termine, ci permette di correre ai ripari in maniera più mirata.

Ad esempio, puoi avere visibilità di eventuali cambi password d’accesso FTP e account utente dei CMS, ma anche indentificare se è stato cambiato parte del codice di sviluppo e se è stato inserito codice dannoso. Insomma, puoi monitorare tutte le attività svolte in un lasso temporale e scovare anomalie sospette ed eventuali minacce malware. Abbiamo detto che attraverso la lettura e l’analisi dei file log puoi individuare quali utenti e quali bot hanno visitato il tuo sito: ecco che se un bot malevolo dovesse attaccare il tuo sito puoi averne subito traccia.

Ad ogni modo, nel caso di un attacco, avere una copia di backup del sito potrebbe veramente salvarti, sia se decidi di verificare manualmente quale parte di codice è stata inserita a tua insaputa, confrontando stato attuale e copia di backup, sia se decidi di “ripartire” direttamente dalla tua copia, ripristinando completamente il sito dopo l’attacco.
In conclusione, sia che tu abbia il sospetto di una violazione, che tu abbia la certezza, i file di log possono darti una mano per capire cosa sia successo sul tuo server web e trovare quella vulnerabilità che sta mettendo tutto il tuo lavoro a repentaglio.

File Log e GPDR: il regolamento
Sapevi che i file di log sono elementi necessari anche in ottica privacy? Sì, perché per ottemperare alla normativa a tutela dei dati personali, il possesso di questi file consente di ricostruire l’attività di un sistema informatico, in questo caso il sito, e individuare eventuali responsabilità.
Secondo il principio di accountability, infatti, vige l’obbligo per il titolare del trattamento di dimostrare il rispetto della normativa, stabilendo in autonomia le modalità e gli strumenti. Ecco che i file di log, quindi, diventano indispensabili per tenere traccia delle operazioni svolte sui e attraverso i dati.

Il problema è che spesso le aziende trascurano i file di log sia per quanto riguarda la sicurezza informatica che per quanto riguarda la compliancy GDPR, agendo solo quando l’attacco hacker si è verificato e non conoscendo la possibilità di dimostrare con questi file la messa in pratica di tutte le azioni nel rispetto del GDPR.
Un’azienda, invece, dovrebbe registrare file di log e conservarli in totale sicurezza (avvalendosi anche di strumenti di backup) non solo perché può fare la differenza nell’essere a norma con il GDPR, ma anche per avere una panoramica completa, strutturata e puntuale di tutto ciò che accade sul proprio sito e non solo.
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4320true21/11/2023 19:15:4721/11/2023 19:15:47In vacanza con… Google: gli strumenti più utili per la tua estate!07/08/20237Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4039/alex-baldarelli.webp?2023112119154728567.webp//doweb.srl/download/decv/4040/28567.webp?20231121191547Pronto a partire per le vacanze? Agosto è da sempre sinonimo di ferie e la voglia di staccare dalla routine si fa sentire, ma sappiamo già che non ti staccherai tanto facilmente dal tuo smartphone. Non solo tanti post e tante stories sui social: nella tua estate potrebbe esserci tanto spazio anche per… Google. Big G, infatti, pensa sempre ai propri utenti e mette a disposizione molti strumenti utilissimi per le tue vacanze, che possono aiutarti prima e durante i tuoi viaggi. Non solo: leggi fino in fondo per scoprire un tool (quasi) segreto con cui Google tiene traccia dei tuoi spostamenti. Prima di chiudere la valigia, scoprili tutti! https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Pronto a partire per le vacanze? Agosto è da sempre sinonimo di ferie e la voglia di staccare dalla routine si fa sentire, ma sappiamo già che non ti staccherai tanto facilmente dal tuo smartphone. Non solo tanti post e tante stories sui social: nella tua estate potrebbe esserci tanto spazio anche per… Google.

Big G, infatti, pensa sempre ai propri utenti e mette a disposizione molti strumenti utilissimi per le tue vacanze, che possono aiutarti prima e durante i tuoi viaggi. Non solo: leggi fino in fondo per scoprire un tool (quasi) segreto con cui Google tiene traccia dei tuoi spostamenti. Prima di chiudere la valigia, scoprili tutti!

Google Maps: non più un semplice navigatore!
Senza Google Maps non si parte. Il navigatore di casa Mountain View è ancora il più utilizzato per gli spostamenti e per orientarsi all’interno delle città. Se non sei un guru della geografia, non puoi proprio farne a meno. Non solo, gli ultimi aggiornamenti hanno reso Maps uno strumento ancora più completo, che non si limita a guidarti verso la tua meta, ma ti garantisce anche altre nuove funzionalità, basate sull’Intelligenza artificiale. Una di queste è Immersive View: la conosci?
  • Visite virtuali: arriviamo preparati! Roma, Milano, Venezia, Firenze e Pisa in Italia e tante altre città all’estero: Google ti permette di familiarizzare con la città prima di raggiungerla. Con il Live View ti sposti nei luoghi delle tue vacanze virtualmente e puoi anche vedere la situazione in luoghi interni come l’aeroporto e alcuni negozi. Vuoi dare un’occhiata al Colosseo prima di visitarlo? Ora puoi farlo!
  • Meteo e affollamento: pianifica tutto nei minimi dettagli. Con Google Maps puoi scoprire il meteo in diverse ore del giorno e capire quanto è affollata una zona… . Puoi anche vedere gli orari di apertura musei e parchi divertimento da lontano, per una programmazione organizzata e strutturata delle tue giornate.
  • Sbirciamo i ristoranti, prima di prenotare. Proprio così! Con Google Maps puoi, in alcune città, dare un’occhiata all’interno dei ristoranti per valutare la location e… i piatti!
Ma Google Maps non perde certo la sua natura di navigatore, anzi… diventa ancora più potente. Big G, infatti, ha introdotto la funzionalità delle indicazioni rapide. Non devi per forza avviare il percorso per ottenere le indicazioni per il tuo viaggio, ma puoi seguire l’avanzamento dalla schermata di blocco del tuo smartphone o dalla overview del percorso stesso.
Non ti resta che aprire Maps e creare il tuo itinerario con le diverse tappe del tuo viaggio… e non dimenticare di condividerlo con i tuoi compagni di avventura!

Google Lens: l’alleato migliore per la tua curiosità in viaggio
Si sa, quando visitiamo posti nuovi, ogni cosa ci incuriosisce. Vogliamo sapere proprio tutto delle meraviglie che abbiamo intorno. Ecco che Google ci viene in soccorso con Google Lens! Con questo strumento e con l’opzione “Luoghi” puoi fotografare un punto di interesse e, grazie all’intelligenza artificiale combinata con i modelli 3D di Google Earth, potrai ottenere tutte le informazioni che desideri, tra storia e attualità.

Ma non solo luoghi e attrazioni, anche cibo tipico e specialità significative della zona: con l’opzione “Cerca” di Google Lens, ti basta fotografare per diventare un esperto dei posti che visiti. Un’esperienza di viaggio divertente e completa.

Sei un esploratore nato e ti piace viaggiare all’estero? Google Lens può aiutarti persino con la lingua. Se il ristorante dove avete prenotato non ha un menu in italiano, seleziona l’opzione “Traduzione” di Google Lens e posiziona la fotocamera sopra il menu per ottenere tutte le voci in italiano (o in qualsiasi lingua le preferiate).



Non hai ancora deciso dove andare in vacanza? Ma c’è Google Viaggi!
Sei uno di quelli che si riduce all’ultimo minuto anche per prenotare le vacanze? Sei già tornato e stai pensando già alla prossima avventura? Prova Google Viaggi per pianificare la prossima meta.
Google Viaggi è la suite di servizi di Big G che ti mette a disposizione diversi strumenti utili per programmare in maniera organizzata le tue vacanze. Vediamoli in sintesi.

  • Google Voli (Flights): parti in aereo? Trova la migliore tariffa! Inserisci aeroporto di partenza e la tua destinazione, la data di partenza e quella di ritorno: Google ti restituirà tutte le tariffe più convenienti delle diverse compagnie aeree. Non sai dove andare? Stabilisci solo da dove vuoi partire… in un attimo tante potenziali mete e relativo costo a tua disposizione con cui potrai sbizzarrirti. Prima di prendere la decisione definitiva, puoi anche tenere monitorate più tratte, per poi completare in un secondo momento l’acquisto dei biglietti. Insomma… uno strumento molto utile per trovare offerte e voli low cost e risparmiare sul tuo prossimo viaggio.
  • Hotel e Case Vacanze: secondo step… dove dormire? Con le funzioni Hotel e Case Vacanze di Google Viaggi, imposti un budget massimo e i servizi che desideri e ottieni subito una lista di hotel e case vacanze dove puoi alloggiare nel luogo della tua vacanza. Non dimenticare di selezionare anche la valutazione che gli utenti hanno assegnato alle diverse strutture, per avere sempre la massima qualità. Così come per i voli, anche in questo caso Google funge da aggregatore, raggruppando le offerte di diversi siti web di prenotazione di strutture alberghiere, come booking.com, hostelworld, ecc. .
  • Cose da fare: tutte le attrazioni del luogo. Quando scegli di andare in vacanza, devi sapere quali sono le cose che proprio non puoi perdere. Ascolta i suggerimenti di Google che trovi sotto la voce “Cose da fare” di Google Viaggi: troverai tutte le informazioni su una determinata attrazione, compresi gli orari di apertura e chiusura e i dettagli storici dei monumenti più importanti. Potrai scoprire anche le recensioni degli utenti per capire se veramente vale la pena visitare quelle che vengono considerate le attrazioni migliori del luogo.
Non solo Google Lens: come usare Google Translate all’estero
Se ti piace viaggiare all’estero, ma non sei un portento con le lingue, la soluzione si chiama Google Translate. Uno strumento di viaggio molto utile che consente di tradurre l’italiano in più di 100 lingue: rispetto a qualche anno fa è migliorato molto ed è diventato molto più affidabile, avvalendosi del Machine Learning e imparando dalle traduzioni che gli vengono chieste dagli utenti giorno dopo giorno.

Google Translate prevede cinque diverse modalità di traduzione: testo, fotografia e comando vocale. Scarica l’app sul tuo smartphone, per avere sempre a portata di mano tutte le funzioni che ti facilitano la vita in viaggio.

Hai ricevuto un’email dalla struttura alberghiera, ma non riesci a capire cosa ti sta chiedendo? Copia e incolla il testo della mail in Google Translate, per una traduzione immediata.
Sei al museo e vuoi tradurre le descrizioni delle opere presenti? Apri lo strumento sul tuo smartphone e fotografa la scheda: in un attimo avrai la versione italiana.

Google Translate e il microfono del tuo smartphone sono un binomio vincente per abbattere le barriere linguistiche con le persone che incontri durante le tue avventure all’estero. La modalità conversazione ti permette di intrattenere vere e proprie discussioni; la modalità voce, invece, ti consente di pronunciare una frase in italiano e avere la traduzione nella lingua locale. Facile e veloce, no? In attesa di un corso di lingua, Google Translate è il tuo alleato migliore per viaggiare senza problemi di lingua!

Ricordati che puoi usare Google Traduttore anche senza connessione, in modalità offline: prima di partire, ricordati di scaricare il dizionario e avrai tutte le funzionalità anche senza collegarti in rete!

Google Maps Timeline: il tuo diario di viaggio
Sapevi che Google può tenere traccia dei tuoi spostamenti creando una vera e propria mappa personale che ti aiuta a ricordare i viaggi che hai effettuato e i luoghi che hai visitato? Dai un’occhiata a Google Maps Timeline: lo strumento può farti scoprire la distanza percorsa per un determinato viaggio e ricordarti se hai viaggiato con i mezzi pubblici, in auto oppure a piedi. Non solo, ristoranti dove hai mangiato, negozi in cui sei entrato… insomma: è il posto dove Google conserva tutto ciò che sa di te, in una grande mappa, con tutti gli spostamenti filtrabili per anno, mese e persino singolo giorno.
Testalo subito e scegli un giorno particolare, se vuoi riaccendere un ricordo: potrai scoprire anche a che ora sei andato a cena e per quanto tempo sei rimasto al ristorante.

Spaventato per la tua privacy? La posizione è segnalata a Google dal tuo dispositivo mobile e soltanto tu (e Google) potete vedere questi dati. E’ attivabile con la cronologia delle posizioni presente sul tuo account: Google Maps Timeline salva i luoghi in cui ti rechi con i tuoi devices anche se non stai usando un servizio Google specifico. Se vuoi, puoi anche cancellare tutti i dati della cronologia dei tuoi spostamenti tracciati finora e disattivare i futuri.

Pronto per partire? Hai ancora le idee confuse? Vuoi sapere quali sono le località più cercate dagli utenti sul motore di ricerca? Scopri le mete più ambite dagli italiani: te le suggerisce Google qui! Buon viaggio!
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4330true21/11/2023 19:15:4721/11/2023 19:15:47Rendering pagine web: cos’è e perché cambia il posizionamento SEO30/08/20237Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4050/alex-baldarelli.webp?202311211915477848113.webp//doweb.srl/download/decv/4051/7848113.webp?20231121191547Sebbene sia sempre vero che “content is the king”, sappiamo che per ottenere importanti risultati in ambito SEO è indispensabile intervenire anche su diversi aspetti più tecnici. I crawler, infatti, interpretano non solo i contenuti in quanto tali e quanto sono effettivamente utili agli utenti, ma anche la resa grafica della pagina. L’operazione attraverso la quale i crawler interpretano la disposizione degli elementi sulla pagina web è detta rendering e gioca un ruolo determinante per quanto riguarda il modo in cui i siti vengono visualizzati e quindi indicizzati sui motori di ricerca. Perché i contenuti siano ben visibili agli utenti e ai motori di ricerca, è necessario comprendere nel migliore dei modi come funziona il rendering e come può cambiare il posizionamento del tuo sito nei risultati di ricerca.https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Sebbene sia sempre vero che “content is the king”, sappiamo che per ottenere importanti risultati in ambito SEO è indispensabile intervenire anche su diversi aspetti più tecnici. I crawler, infatti, interpretano non solo i contenuti in quanto tali e quanto sono effettivamente utili agli utenti, ma anche la resa grafica della pagina.

L’operazione attraverso la quale i crawler interpretano la disposizione degli elementi sulla pagina web è detta rendering e gioca un ruolo determinante per quanto riguarda il modo in cui i siti vengono visualizzati e quindi indicizzati sui motori di ricerca.
Perché i contenuti siano ben visibili agli utenti e ai motori di ricerca, è necessario comprendere nel migliore dei modi come funziona il rendering e come può cambiare il posizionamento del tuo sito nei risultati di ricerca.

Rendering siti web, definizione
Il rendering non è altro che il processo di esecuzione del codice grafico presente in una pagina web per generare un risultato visivo per l’utente. Lato client, quando l’utente richiede una pagina o una risorsa, il codice viene tradotto dal browser per renderlo visibile all’utente sotto forma di immagini e forme (il cosiddetto layout visivo) e consentire l’interattività. Lato server, invece, il codice viene eseguito sul server ancor prima che la pagina venga inviata al browser, accelerando così il caricamento della pagina stessa per l’utente.

I motori di ricerca leggono e interpretano questo codice grafico proprio come farebbe un visitatore “umano” durante la navigazione. Come? Esistono degli appositi motori di rendering chiamati rendering engine che, dopo aver raccolto i dati in arrivo dal server, trasformano il codice in elementi grafici e risorse. Ma come funziona il rendering di una pagina web? Scopriamolo!

Come funziona il rendering di una pagina web
Per comprendere come funziona il rendering di una pagina web, è indispensabile avere chiari concetti come DOM, CSSOM e Render- Tree, che stanno alla base di un processo di rendering.
  • Document Object Model (DOM): una web-api che rappresenta la struttura e il contenuto di una pagina web. Il browser, quando processa la pagina, crea dei nodi per ogni elemento HTML e li elabora al fine di creare la struttura DOM per gestire e leggere la pagina stessa in modo efficace. Gli sviluppatori possono intervenire sul DOM, per modificare gli elementi HTML, compresi gli attributi, i commenti e il testo.
  • CSS Object Model (CSSOM): riguarda l’applicazione degli stili CSS agli elementi del DOM. Il browser legge i CSS da file CSS esterno, via javascript, con delle regole o degli attributi presenti nella pagina web, per poi costruire il CSSOM, che ha una struttura ad albero come il DOM. Ogni nodo dell’albero, quindi, contiene lo stile che verrà applicato ai singoli elementi HTML. Al contrario della web-api DOM, il CSSOM non è visibile all’utente.
  • Render Tree: l’albero di rendering combina gli alberi DOM e CSSOM e rappresenta ciò che effettivamente occupa spazio sullo schermo ed è visibile all’utente Attraverso degli appositi attributi none, hidden e o è possibile stabilire cosa deve essere presente nell’albero e quali elementi rendere visibili.
Il browser quindi legge il codice, costruisce il DOM e ne determina la struttura, esegue il CSS e realizza l’albero CSSOM, per poi combinare DOM e CSSOM e costruire il Render Tree, a partire dal quale mostra gli elementi all’utente (e ai motori di ricerca) in tre fasi: layout, paint e composition.

Nella prima fase, il browser individua le dimensioni (in pixel) di tutti nodi dell’albero di rendering e la posizione dove verrà mostrato sullo schermo.
Nella fase di paint, il browser dispone gli elementi del render tree su più livelli, al fine di “disegnare” in modo corretto ed efficace gli elementi, nel loro aspetto, nella loro posizione e nelle loro animazioni.
Nella terza fase, avviene l’effettiva rappresentazione di tutti gli elementi sullo schermo, sotto forma di pixel.
La sequenza di eventi che parte dal DOM alla fase di composition è detta percorso di rendering critico.



Rendering e posizionamento SEO: cosa devi sapere
Poiché Google considera come fattore determinante in ottica SEO anche la user experience, la resa grafica delle pagine web incide, di conseguenza, anche sul posizionamento del sito sui motori di ricerca.

I crawler di Google, infatti, leggendo il codice comprendono di cosa tratta una pagina, cosa contiene in linea generale, come è visibile agli utenti e come questi possono interagire. Se gli utenti non riescono a vedere tutti gli elementi del sito in modo corretto e/o non riescono a fruirne in maniera ottimale e veloce, è presto detto che la user experience sarà fallimentare e quindi per Google non è meritevole di punteggi elevati di Core Web Vitals.

Google, ad esempio, valuta se gli annunci riempiono la pagina, il contenuto è ben visibile oppure è nascosto dietro un clic, se il caricamento della pagina è eccessivamente lento, se i contenuti sono effettivamente visualizzati nella posizione indicata dal codice ecc.

Ecco perché è importante lavorare su un processo di rendering efficiente, al fine di ottenere risultati in tutte le metriche chiave di Google per la SEO e per la user experience. In sostanza, il rendering è connesso alla SEO perché determina il modo in cui i motori di ricerca interpretano e indicizzano le pagine di un sito.

In realtà il rendering avviene dopo l’indicizzazione: prima una pagina viene “scoperta” dai crawler attraverso link inseriti in altre pagine o mediante sitemap; poi questa pagina viene aggiunta alle pagine da sottoporre a scansione, quindi i crawler richiedono il codice sorgente della pagina web e scaricano tutti i file necessari al rendering, dopodiché viene analizzato il contenuto e la pagina viene indicizzata. Solo a questo punto la pagina viene inserita nell’elenco contenente tutte le pagina da renderizzare.

Il rendering di Google, che richiede, talvolta, anche alcune settimane, avviene in due fasi:
  • Analisi HTML: viene analizzato il codice HTML per identificare i contenuti e le informazioni sulla struttura della pagina, compreso lo stile e la formattazione. Questo consente a Google di avere una visibilità generica della pagina.
  • Esecuzione codice JavaScript: viene eseguito il codice JavaScript per visualizzare i contenuti dinamici della pagina e comprendere appieno una pagina e la sua forma. E’ importante che lo sviluppatore del sito garantisce che il contenuto essenziale sia visibile anche senza JavaScript, perché Google, talvolta, non è in grado di eseguire completamente il codice.
In ogni caso, prima del processo di rendering, Google riesce già a capire, attraverso determinate regole quali elementi sono presenti nella pagina, dove sono posizionati e l’importanza che hanno per l’utente.

Ottimizzazione SEO: come analizzare e migliorare il rendering
Analizzare il rendering in ottica SEO significa prestare attenzione a come i contenuti vengono visualizzati, alla struttura alla formattazione e alla velocità di rendering, senza dimenticare un approfondito controllo del codice JavaScript e CSS e degli elementi dinamici che funzionino in maniera corretta e siano facilmente elaborati dai motori di ricerca. Insomma, si deve controllare che il codice sia pulito e semantico, in modo tale da facilitare il rendering ai motori di ricerca.

Attenzione: non pensare solo alla versione desktop, ma anche a quella mobile: per Google l’indicizzazione è Mobile-First, quindi assicurati che il sito sia mobile-responsive. Come? Prova Google Mobile Friendly Test, che ti mette a disposizione direttamente Big G.

Lo strumento utile per testare il rendering di Google che ti consigliamo è URL Inspection Tool di Google Search Console:
Dopo il test, aprire il codice HTML della “Crawled Page” e confrontalo con il codice HTML della pagina del tuo sito, per individuare eventuali risorse mancanti o bloccate. Queste puoi trovarle analizzando la sezione “More Info”, che ti consente di trovare risorse bloccate durante il rendering, che impediscono a Google di visualizzare nel modo corretto una pagina web.
Lo so, è un lavoro lungo e lento, ma ricordati che il rendering è uno degli elementi più importanti per il posizionamento del tuo sito!

Infine, esiste un’estensione di Google Chrome, chiamata View Rendered Source, che ti mostra come il browser renderizza l’HTML di una pagina web in un DOM perfettamente funzionante. In questo modo, puoi comprendere in che modo i motori di ricerca visualizzano le pagine del tuo sito.
In particolare puoi vedere, riga per riga di codice, le differenze tra versione HTML “grezza” (ossia inviato dal server al browser, prima del rendering) e renderizzata, ossia dopo che il codice è stato interpretato in DOM.

Insomma, come puoi migliorare il rendering di una pagina web? Tutto quello che devi fare è ottimizzare il codice sorgente, ridurre i tempi di caricamento delle pagine (utilizzando il caching e un sistema di compressione, ad esempio), diminuire l’uso di file CSS e JavaScript e, ovviamente, assicurarsi che il sito sia visualizzabile e compatibile con i browser più utilizzati.

Alcuni spunti utili puoi raccoglierli anche con lo strumento Page Speed Insights, ma per incrementare le prestazioni e migliorare il rendering in maniera definitiva, scegli Doweb: realizziamo siti web con grafica realizzata su misura e layout responsive, compatibili con tutti i dispositivi e visualizzabili in maniera completa e corretta da Google.
Hai già un sito web e vuoi un nuovo stile grafico più accattivante e ottimizzato in ottica SEO? Contattaci subito!
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4340true21/11/2023 19:15:4721/11/2023 19:15:47Sito web responsive o adaptive: cosa cambia e qual è il migliore18/09/20237Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4061/alex-baldarelli.webp?202311211915487510722.webp//doweb.srl/download/decv/4062/7510722.webp?20231121191548Oggi lo smartphone è veramente parte integrante della nostra vita e della nostra quotidianità: tra social network e ricerche online, che sia per svago o per lavoro, per informazioni o per acquisti online, non possiamo proprio più farne a meno. Consapevoli che la maggior parte delle ricerche sul web proviene da smartphone, ecco che la progettazione di un sito web passa per forza di cose attraverso delle opportune strategie per renderlo mobile friendly, affinché sia facilmente e integralmente fruibile dagli utenti su dispositivi mobili, come su desktop. Esistono due strategie principali di creazione di un sito web che sia mobile friendly e che garantisca una navigazione fluida e completa: responsive o adaptive. Vediamo in questo articolo quali sono le caratteristiche principali di un sito responsive e quelle di un sito adaptive. https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Oggi lo smartphone è veramente parte integrante della nostra vita e della nostra quotidianità: tra social network e ricerche online, che sia per svago o per lavoro, per informazioni o per acquisti online, non possiamo proprio più farne a meno.

Consapevoli che la maggior parte delle ricerche sul web proviene da smartphone, ecco che la progettazione di un sito web passa per forza di cose attraverso delle opportune strategie per renderlo mobile friendly, affinché sia facilmente e integralmente fruibile dagli utenti su dispositivi mobili, come su desktop.

Esistono due strategie principali di creazione di un sito web che sia mobile friendly e che garantisca una navigazione fluida e completa: responsive o adaptive. Vediamo in questo articolo quali sono le caratteristiche principali di un sito responsive e quelle di un sito adaptive e le rispettive differenze, per una scelta consapevole del miglior design, anche in ottica posizionamento SEO.

Attenzione però: quando parliamo di mobile, intendiamo qualsiasi dispositivo che consente una connessione in qualsiasi luogo e non solo lo smartphone (es. tablet).

Sito web responsive: cosa significa
Un sito web responsive si basa su un mantra ben definito: una versione del sito per tutti i dispositivi. Nel caso di un sito web con struttura responsive, infatti, il browser riconosce il dispositivo sul quale viene visualizzato e ha la capacità di adattare il template a seconda delle dimensioni dello schermo. Un sito web responsive non presenta, quindi, una versione diversa, magari ridotta o semplificata su device mobile, rispetto al desktop, ma ridimensiona gli stessi contenuti in base alla risoluzione dello schermo (smartphone, tablet o altro dispositivo): insomma, un’unica versione del sito che cambia a seconda del dispositivo su cui viene visualizzato.

Tutti gli elementi, che siano testi, immagini e/o menu, prendono posizione nell’interfaccia grafica e acquisiscono una dimensione in linea con il device sul quale avviene la fruizione, per facilitare l’interattività dell’utente. In particolare, le immagini vengono caricate nella risoluzione massima e poi adattate al device del visitatore; i testi, invece, vengono scaricati completamente, anche se presenti in pagine non richieste. Le immagini e i testi sono quindi flessibili e cambiano dimensione, vengono mostrati oppure no sui diversi schermi, a seconda di ciò che lo sviluppatore stabilisce in fase di programmazione.

La notevole dinamicità e flessibilità di un sito responsive, anche in ottica scalabilità per risoluzioni future, viene “pagata” dalla velocità di caricamento, un fattore tutt’altro che minoritario. Le performance, soprattutto nel processo di ridimensionamento delle immagini spesso non è ottimale e comporta un tempo di caricamento non di poco conto. Soprattutto su dispositivi mobili, gli utenti cercano spesso informazioni per ottenerle con estrema rapidità: si stima entro due, massimo tre secondi. E se non trovano immediatamente ciò che cercavano, passano oltre. Nel caso di un ecommerce può veramente voler dire perdere un potenziale cliente, per le altre tipologie di sito la mancata conversione. E’ indispensabile quindi ottimizzare e velocizzare il caricamento del sito e rendere l’interattività sempre più semplice e reattiva. Come?

E’ necessario adottare e mettere in atto delle operazioni volte a ridurre i tempi di caricamento delle pagine, come possono essere ottimizzare le immagini, implementare la memorizzazione nella cache, migliorare il percorso critico di rendering. Non solo, puoi migliorare anche l’Interaction to Next Paint, che analizza i tempi di risposta della pagina all’interazione dell’utente, un fattore di vitale importanza anche in ottica posizionamento SEO. Con questi accorgimenti un sito responsive sarà veloce e performante sia su desktop che su dispositivi mobile.

Sito web adaptive: caratteristiche e differenze dal responsive
Un sito web adaptive può avere lo stesso risultato finale, la stessa versione di un sito responsive, ma è importante sottolineare le differenze specifiche tra i due design, per prendere una decisione consapevole quando si sceglie di ottenere un sito che sia fruibile in maniera ottimale su tutti i device, desktop o mobili.

La differenza principale (e sostanziale) tra un sito web responsive e uno adaptive è che il primo ti consente di avere un’unica versione del sito e di adattarne, di volta in volta, il layout, per garantire una fruibilità ottimale a seconda dello schermo sul quale viene visualizzato; un sito web adaptive, invece, si basa su più versioni. Attraverso uno script sul web server, viene riconosciuto il device da cui ci si sta visualizzando il sito e in base a questo viene restituita la corretta risoluzione e la versione migliore per lo specifico dispositivo (desktop, mobile, tablet, ecc.). In questo caso, quindi, i diversi template vengono realizzati “a monte”, prima della fruizione.

E’ evidente, quindi, che un sito web con un design responsive, rispetto a uno adaptive è molto più semplice e “comodo” per quanto riguarda la manutenzione. Non esiste, infatti, una versione per il desktop e una per il device mobile, quindi non è necessario apportare e ripetere due volte eventuali modifiche: essendo un’unica versione per tutti i dispositivi, basta un solo intervento correttivo/migliorativo.

Inoltre, nel momento in cui nasceranno nuovi device diversi da desktop, smartphone e tablet, i siti adaptive non saranno pronti per supportarli: un problema che non sussiste nel caso di un sito con design responsive.

Un vantaggio che caratterizza un sito web con design adaptive è la sensazione di un’esperienza personalizzata: il layout sembra proprio fatto apposta per quel dispositivo! Al contrario, un sito web responsive, basandosi su un’unica versione, pur consentendo un’ottimale fruizione, pecca in termini di personalizzazione.

In termini di velocità, c’è da considerare che un sito adaptive è più “pesante” rispetto al responsive, perché si basa su più template che si adattano allo specifico dispositivo: meno leggerezza, meno velocità di caricamento. D’altro canto, però, i siti adaptive si basano su immagini ottimizzate per i diversi device, mentre per i responsive le immagini sono le stesse e si adattano allo specifico device. Consigliamo, in ogni caso, di apportare le operazioni di ottimizzazione velocità indicate sopra.

Una rapidità di caricamento necessaria per non perdere utenti e… posizioni: Google non ama i siti lenti e poco fluidi nella navigazione. Vediamo, quindi, quale design scegliere per avere dei risultati importanti per il posizionamento SEO.





Adaptive vs. responsive: quale scegliere in ottica SEO
Ora che abbiamo esplorato le caratteristiche principali dei web design responsive e adaptive, con i relativi pro e contro, è importante capire quale metodologia scegliere per ottenere risultati di posizionamento SEO e perché.

Partiamo dal presupposto che l’obiettivo di entrambi è migliorare la user experience per tutti i tipi di utenti su ogni dispositivo, evitando pagine difficili da caricare, da navigare e da leggere, un fattore che può essere raggiunto sia dai siti adaptive che responsive.

Ma c’è un elemento da considerare, che abbiamo accennato in precedenza e che fa inevitabilmente propendere verso un sito responsive: l’unicità del template. Un sito web adaptive, come abbiamo detto, si basa su più versioni del sito: è come se avessimo siti diversi, infatti i siti adaptive presentano diversi domini e diversi URL.

Questo comporta il rischio di cadere in contenuti duplicati, un errore considerato molto grave da Google, con penalizzazioni in termini di posizioni in SERP. Gli URL, infatti, sono fisicamente diversi, ma di fatto puntano allo stesso contenuto. A questo punto Big G si farà una domanda: chi ha copiato chi?

Per questo motivo, avere un’unica versione responsive delle pagine, evita la duplicazione di URL sulle due versioni del sito e quindi allontana il rischio penalizzazioni.

Non solo, come abbiamo detto, nel caso di un sito adaptive, il lavoro di “manutenzione” è moltiplicato per il numero di versioni da gestire e modificare. Questo comporta il rischio di un disallineamento in termini di indicizzazione tra una versione e l’altra e a seconda dei device dal quale si accede. Un problema che non sussiste con un sito responsive.

Prima di chiudere, vogliamo però ricordarti che se hai già un sito e vuoi renderlo mobile friendly l’unica soluzione è quella relativa al design adaptive: viene creata un’ulteriore versione del sito, per una fruizione mobile.

Il consiglio di Doweb, per ottenere risultati e scalare posizioni tra i risultati di ricerca, è però quello di optare per un sito mobile responsive, per una fruizione ottimale su ogni device, con un design nativo per i dispositivi mobile. Progettiamo quindi un sito web da zero compatibile con tutti i dispositivi dotati di browser. Quando il sito sarà pronto, verrà testato su decine di device, per ottenere le prestazioni ottimali.

In ogni caso, ricordati che se è vero che la maggioranza delle visite proviene da mobile è importante non limitarsi a un sito visualizzabile solo su smartphone come su desktop, ma anche sugli altri dispositivi, per non escludere gli altri device da una navigazione fluida.

Che sia responsive o adaptive tutti i contenuti devono essere disponibili e navigabili su ogni device, non solo su mobile: un vantaggio veramente importante per quanto riguarda le potenziali visite e quindi il generare conversioni.

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4280true21/11/2023 19:15:4621/11/2023 19:15:46Errore “ERR Too Many Redirects”: cos’è, soluzioni e conseguenze SEO13/06/20237Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/3995/alex-baldarelli.webp?202311211915466199776.webp//doweb.srl/download/decv/3996/6199776.webp?20231121191546I redirects sono strumenti molto utili per i webmaster, perché inoltra e reindirizza gli utenti che accedono a un URL esistente, ma non più valido, verso un altro URL funzionante. I redirect sono quindi un elemento fondamentale anche in ottica SEO per comunicare a Google questo cambiamento. Tuttavia, i redirect devono essere implementati e configurati nel modo corretto, altrimenti si rischia di incorrere nel temuto errore “Too Many Redirect” (letteralmente troppi reindirizzamenti), che impedisce agli utenti di accedere correttamente a un sito. In questo articolo, vediamo qual è la natura di questo errore, da cosa dipende, e come risolverlo, per fare in modo che il tuo sito sia sempre attivo e perfettamente funzionante in tutte le sue pagine. https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/I redirects sono strumenti molto utili per i webmaster, perché inoltrano e reindirizzano gli utenti che accedono a un URL esistente, ma non più valido, verso un altro URL funzionante. I redirect sono quindi un elemento fondamentale anche in ottica SEO per comunicare a Google questo cambiamento. Tuttavia, i redirect devono essere implementati e configurati nel modo corretto, altrimenti si rischia di incorrere nel temuto errore “ERR_Too Many_Redirect” (letteralmente troppi reindirizzamenti), che impedisce agli utenti di accedere correttamente a un sito. In questo articolo, vediamo qual è la natura di questo errore, da cosa dipende, come risolverlo, e tutte le ripercussioni in termini di posizionamento, se non gestito in maniera completa e puntuale.

Errore Err Too Many Redirects: cosa significa e possibili cause
L’errore Err Too Many Redirects è un avviso restituito dal browser web ed è conosciuto anche come “ciclo di reindirizzamento”. Si tratta di un errore tutt’altro che inusuale quando si effettuano modifiche al sito e alle diverse configurazioni dei redirects sul server: in sostanza, questo errore avvisa gli utenti che una pagina è inaccessibile perché un reindirizzamento non è andato a buon fine.

L’utente, infatti, entra in vero e proprio loop tra reindirizzamenti, le cui regole entrano in contrasto tra di loro: succede perché nella configurazione dei redirects sono state impostate regole che si contraddicono. Ad esempio, se una pagina A ha un reindirizzamento verso una pagina B e quest’ultima viene reindirizzata verso la stessa pagina A, sono stati impostati troppi redirects che entrano in contrasto, costringendo l’utente in un loop infinito. Il browser, per evitare questo loop, riconosce subito il problema e blocca i troppi reindirizzamenti per evitare che sia il server a bloccarsi.

L’errore potrebbe essere causato da diversi fattori, legati a eventuali problemi con la cache o con i cookie del browser. In alcuni casi, infatti, è possibile che i cookie scaduti non vengano eliminati completamente dal browser. Questo causa l’errore Err Too Many Redirects, soprattutto nei siti che prevedono aree riservate: ecco che quindi si verifica un loop infinito tra login e pagine di destinazione; allo stesso modo capita per file nella cache scaduti o corrotti.
In altri casi, la causa di questo problema possono riguardare le impostazioni HTTPS, il certificato SSL, oppure problematiche con servizi proxy. Spesso però il problema nasce in una configurazione scorretta del sito, come file generati dal sito web scaduti o corrotti o errori di rendirizzamento nel file .htaccess del sito.

Alcune volte, invece, sono i plugin Wordpress, quando sono incompatibili tra di loro, a causare questo problema. Doweb realizza siti web che non si basano sulla piattaforma Wordpress, che da un lato facilita l’implementazione dei contenuti, dall’altra risulta poco sicura e piena di plugin hackerabili e/o incompatibli tra di loro. Il nostro team developers progetta un sito web con funzionalità specifiche per la tua esigenza e con un livello di sicurezza nettamente superiore a un sito Wordpress.

Come risolvere l’errore Err Too Many Redirects
Prima di scoprire i diversi metodi per risolvere il nostro errore, è importante sottolineare che tutti i browser restituiscono un avviso riguardante i “troppi reindirizzamenti”, ma a seconda del browser utilizzato, l’errore Err Too Many Redirects può manifestarsi sotto diverse varianti:
  • Google Chrome - ERR_TOO_MANY_REDIRECTS (così come Opera)
  • Mozilla Firefox - La pagina non reindirizza in modo corretto
  • Microsoft Edge – Questa pagina al momento non funziona: www.esempio.com redirect you too many times.
  • Safari – Safari non può aprire la pagina: too many redirects occurred trying to open.
La soluzione che i browser identificano come potenzialmente efficace è quella di provare a cancellare i cookie e svuotare la cache del browser. Ed è proprio da questa che partono tutti gli utenti quando si trovano di fronte a un errore del genere. Anzi, ce n’è una considera la soluzione zero: hai provato a utilizzare un altro browser? Ok, allora passa subito alla cancellazione dei cookie.

In alcuni casi, infatti, i cookie causano delle catene di redirect in loop che i browser non riescono ovviamente a gestire. Eliminare i cookie e svuotare la cache del browser è un’operazione che è possibile effettuare in modo semplice e veloce: su Chrome, puoi eliminare tutti i cookie e anche solo cookie specifici. Come? Dai un’occhiata qui!

Se dopo queste operazioni di verifica preliminare il problema non è stato risolto e non riesci ad accedere correttamente a tutte le pagine del tuo sito, allora è indispensabile andare più a fondo. Utilizzi dei plugin sui quali hai impostato le regole di reindirizzamento? Controlla che non ci sia incompatibilità tra queste.
I plugin semplificano la gestione dei contenuti sul tuo sito, ma richiedono delle verifiche continue per evitare problemi di sicurezza, di incompatibilità e di gestione della configurazione del tuo sito.

Inoltre, alcuni CMS (compreso Wordpress) per velocizzare la restituzione della pagina all’utente inseriscono alcuni file nella cache del CMS stesso. Questi file però scadono nel lungo periodo, pertanto possono causare errori che impediscono agli utenti di accedere alla risorsa memorizzata nella cache. Controlla la presenza di plugin che gestiscono la cache e provvedi a “pulirla”. Ricordati che anche il server è una fonte di cache… dai un’occhiata alla dashboard del tuo hosting e cancella la cache server.

Un’altra causa dell’errore ERR_TOO_MANY_REDIRECTS è legata alla migrazione da HTTP a HTTPS. Se il certificato SSL non è stato configurato correttamente, oppure non è stato proprio installato e hai impostato un reindirizzamento da HTTP a HTTPS, allora il sito cadrà in un loop di reindirizzamento. Verifica qui lo stato del tuo certificato SSL e se è mancante provvedi a installarlo.

Sapevi che anche il file .htaccess può impedire un corretto accesso al tuo sito web? Se hai aggiunto un redirect impostato in modo errato su questo file, potresti aver provocato l’ormai famigerato di loop di redirect. Devi per forza esaminare il codice del file per individuare le incompatibilità: attenzione lascialo fare a utenti esperti, altrimenti potresti provocare danni ben peggiori al tuo sito di un errore ERR_TOO_MANY_REDIRECTS!
Hai problemi di redirects sul tuo sito? Contattaci subito per una verifica!



Tool per trovare l’errore ERR_TOO_MANY_REDIRECTS
Identificare la causa dell’errore ERR_TOO_MANY_REDIRECTS è tutt’altro che semplice se non sei un utente esperto e in ogni caso può richiedere tanto tempo. Per velocizzare questa operazione, esistono dei tool, disponibili anche in versione gratuita, che ti consentono di individuare la catena di reindirizzamenti sul tuo dominio.

Un primo tool che ti consigliamo è online e si chiama Httpstatus. Questo strumento identifica gli errori presenti sul tuo sito, compresi i redirect in loop. Si tratta di un tool molto semplice da utilizzare, ti basta inserire una o più URL che vuoi verificare e analizzare e lo strumento ti restituisce il codice di stato (se è presente un errore o meno in un determinato URL) e i dettagli dell’eventuale errore. La presenza di un errore ERR_TOO_MANY_REDIRECTS è esplicitata con un messaggio “Exceeded maximum number of redirects”.

Un altro strumento utile per l’individuazione e l’analisi delle catene di reindirizzamento è Screaming Frog. Nella versione free, il tool ti permette di analizzare fino a 500 URL, mentre nella versione premium non ci sono limiti. Con una semplice e automatica scansione del sito, Screaming Frog identifica i reindirizzamenti in loop e quelli “troppo lunghi”, che generano l’errore Redirect Chain Too Long. Al termine della scansione otterrai un report dettagliato e potrai intervenire per risolvere le catene di reindirizzamento.

Già, perché l’errore too many redirect non è l’unico a non far dormire sonni tranquilli ai webmaster (e ai browser), quando si parla di reindirizzamenti. Vediamo quindi brevemente quali sono le differenze tra ERR_TOO_MANY_REDIRECTS e Redirect Chain too Long.

Too many Redirect e Redirect Chain too Long: le differenze e conseguenze SEO
In questo articolo abbiamo considerato l’errore ERR_TOO_MANY_REDIRECTS come un loop di reindirizzamenti. In realtà esiste un altro errore legati ai redirect che impedisce il corretto accesso a una risorsa del tuo sito e si chiama Redirect Chain too Long. Questo errore si differenzia dal precedente per il fatto che i reindirizzamenti non sono incompatibili tra di loro e non entrano in contrasto, tuttavia per il browser il flusso è considerato troppo lungo.

Per Google Chrome è possibile impostare al massimo 20 redirect, prima che il browser li consideri troppi, mentre per Mozilla Firefox questo limite è fissato di default a 10. Se è vero che è possibile modificare questi settaggi, consigliamo di non intervenire per non sovraccaricare il server.

Piuttosto, intervieni rimuovendo i redirect non necessari: lo schema perfetto è URL iniziale – URL finale, con un redirect 301 o 302. Un redirect così impostato è importante per evitare errori 404, risorse non più disponibili o temporaneamente inaccessibili ecc. . Insomma, tutto ciò che ha ripercussioni negative per la SEO.

Ma Too many Redirect e Redirect Chain too Long risultano dei nemici ancora peggiori per il posizionamento sui motori di ricerca: se i crawler individuano di redirect in loop o catene di reindirizzamento troppo lunghe, impiegheranno troppo tempo ad arrivare alla fine e smetteranno di provarci, con conseguenze terribili in ottica SEO.
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4290true21/11/2023 19:15:4621/11/2023 19:15:46Sito web ristorante, come migliorare il posizionamento su Google 26/06/20237Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4006/alex-baldarelli.webp?20231121191546cameriera-utilizzando-l-app.webp//doweb.srl/download/decv/4007/cameriera-utilizzando-l-app.webp?20231121191546Oggi la visibilità sul web è uno dei fattori determinanti per il successo di un ristorante. Le persone oggi si affidano sempre più a internet per trovare un ristorante per le occasioni più disparate: una cena speciale, una serata pizza, un pranzo di lavoro e molto altro. Ecco perché un ristoratore che vuol fare conoscere al mondo le proprie prelibatezze deve per forza avere un proprio sito web e posizionarlo tra i primi risultati di Google. Come? E’ necessario implementare una strategia SEO strutturata che si basi sull’ottimizzazione di diversi aspetti del sito: vediamoli in questa guida! https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Oggi la visibilità sul web è uno dei fattori determinanti per il successo di un ristorante. Le persone oggi si affidano sempre più a internet per trovare un ristorante per le occasioni più disparate: una cena speciale, una serata pizza, un pranzo di lavoro e molto altro.

Ecco perché un ristoratore che vuol fare conoscere al mondo le proprie prelibatezze deve per forza avere un proprio sito web e posizionarlo tra i primi risultati di Google. Come? E’ necessario implementare una strategia SEO strutturata che si basi sull’ottimizzazione di diversi aspetti del sito: vediamoli in questa guida!

Sito ristorante: cosa non deve mancare
Prima di partire con lo studio della strategia SEO per ristoranti, è importante ottimizzare il sito web, perché gli utenti che ti trovano ottengano tutte le informazioni che desiderano e siano convinti della tua qualità.

In primis devi inserire i contatti perché possano chiamarti o scriverti per una prenotazione e soprattutto le indicazioni stradali corrette perché possano raggiungerti con semplicità. Per il booking, potresti anche valutare l’implementazione di una landing pages per le prenotazioni online. Inserisci, inoltre, anche gli orari e i giorni di apertura e chiusura, magari nel footer, così che siano visibili in ogni pagina del sito.

Un’altra cosa che non devono mai mancare sono le immagini: se possibile, assumi un fotografo professionista perché realizzi degli scatti sensazionali. Devi far provare all’utente la sensazione di aver già davanti a sé un tuo piatto, seduto al tavolo del tuo ristorante!

Insomma, tutte queste informazioni non devono mai mancare sul sito del tuo ristorante. Sembrano banali, ma sono proprio questi i dettagli che fanno la differenza e che ti aiutano a trasformare un potenziale cliente in un cliente effettivo!

Ora che sai che contatti, Indicazioni stradali puntuali e precise, orari di apertura e immagini sono indispensabili per dare valore al sito web di un ristorante, possiamo partire con gli aspetti più importanti che stanno alla base di una strategia di posizionamento seo e che devi per forza ottimizzare se vuoi avere visibilità sul web.

Posizionamento sito ristorante: keyword research e contenuti
Ogni strategia di posizionamento SEO sui motori di ricerca parte dall’analisi del target: chi è il tuo cliente tipo? Prova a identificare il tuo cliente ideale, compilando una scheda “buyer persona”, rispondendo a questi quesiti:
  • Età, genere, città di residenza e professione
  • Cosa gli piace
  • Cosa detesta
  • Quali obiettivi si pone
  • I suoi hobby, le sue passioni
  • Siti e social network preferiti
In base alla buyer persona individuata, verrà effettuata la keyword research, ovvero la ricerca e l’analisi delle parole chiave più utilizzate dal tuo cliente target. Tra queste, cerca di valorizzare sempre le long tail keyword, le parole chiave a coda lunga. Sono parole chiave formate da più parole che spesso hanno poco traffico, ma al contempo sono poco competitive, quindi ti consentono di posizionarti con più facilità.

Inoltre, ricordati che oggi tantissime ricerche sono “conversazionali”, spesso derivanti anche da ricerche vocali… queste non si limitano a due keyword, ma sono più complete, come se l’utente conversasse con i motori di ricerca. Ad esempio, avremo meno “ristorante Roma” e più “Ristorante Roma Trastevere piatti tipici economico”.

È ovvio che tra le parole chiave per posizionare il tuo ristorante su Google non deve mai mancare “ristorante” e “dove mangiare”, ma il consiglio è di essere più specifico possibile, con keyword long tail che comprendono anche la tua specialità: es. “ristorante lesso con pearà Verona”, oppure “dove mangiare lesso con pearà a Verona”.

Una volta che hai individuato le parole chiave per cui intendi posizionarti, è il momento di realizzare dei contenuti da caricare sul tuo sito, contenenti queste keyword, nelle diverse sezioni del tuo sito.
  • Chi Siamo: è la sezione “brand” del tuo ristorante, in cui racconti la tua storia e soprattutto quella della tua cucina.
  • Menu: dedicagli una sezione apposita, così che gli utenti possano capire sin da subito qual è la tua offerta e quali sono i prezzi.
  • News: è la sezione decisiva per il tuo posizionamento. Realizza un piano editoriale strutturato con articoli dedicati alle tue creazioni. Questi testi conterranno le keyword che hai individuato nella fase precedente e che ti aiuteranno a posizionarti sui motori di ricerca.
  • Immagini: ricordati che l’alta qualità delle immagini è considerata un valore molto importante da Google; inoltre, devi curare l’alt tag, ossia il testo alternativo delle tue immagini che descrive l’immagine stessa.
  • Per ogni contenuto testuale ricordati sempre meta-title, meta-description e link in entrata e in uscita.
Non perdere di vista snippet e dati strutturati, considerati tra i SEO trend 2023. In particolare i rich snippet, che sotto l’URL del tuo sito possono indicare eventi, recensioni, prezzi e molto altro… . Come avere i rich snippet? Devi comunicare a Google che il tuo sito fa riferimento a un’attività e in particolare un ristorante, attraverso i dati strutturati.

Abbiamo detto che tantissime ricerche, soprattutto per ristoranti e locali, avvengono oggi tramite ricerche vocali? Ecco, valuta l’inserimento delle FAQ, ossia la sezione con domande e risposta. Prova a pensare a quali domande potrebbe farti un cliente o semplicemente quelle che ricevi più spesso e ponile in una sezione con domanda-risposta. In questo modo, se l’utente cercherà quella determinata query, presente sul tuo sito, sarai sicuramente tra le prime posizioni “per corrispondenza”.

Oltre alla questione contenuti, ci sono altre questioni tecniche che Google considera come fattori di ranking, legati all’esperienza dell’utente sul sito. Scopriamoli.



Sito web ristorante: ottimizzare user experience
La user experience è uno degli elementi più sotto la lente di Google e dei crawler, nella valutazione dei siti web: non fanno sicuramente eccezione i siti web dei ristoranti. Ecco perché devi lavorare sulla velocità del sito e sui cosiddetti Web Core Vitals, ossia metriche che fanno riferimento al tempo di caricamento delle risorse (video o immagine), il tempo perché il sito risponda all’input utente e alla riduzione/eliminazione dei cambiamenti improvvisi di layout che avvengono durante il caricamento della pagina.

Per scoprire lo stato del tuo sito in queste metriche, usa subito lo strumento Google Page Speed Insight e avrai una stima e suggerimenti per migliorarle.

Non è tutto, ricordati che tantissime ricerche di ristoranti presenti sul territorio avvengono via mobile. Se il tuo sito non è mobile responsive sei già fortemente penalizzato!

Un sito web mobile responsive consente all’utente di navigare in maniera fluida e piacevole a prescindere dal dispositivo su cui viene visualizzato: immagini e testi si riadattano senza problemi. L’utente può vedere senza problemi le tue prelibatezze, contattarti e venire a trovarti… Google sarà soddisfatto.

Infine, se è vero che gran parte delle ricerche di ristoranti avvengono via mobile, è anche vero che quasi tutte le ricerche sono local, ovvero contengono il nome della città dove trovare un ristorante. Ecco perché una strategia di posizionamento del sito di un ristorante deve essere anche e soprattutto local.

SEO Local per ristoranti e recensioni: alcuni suggerimenti
Una ricerca geolocalizzata fa sì che l’utente riceva tutte le attività presenti una determinata città oggetto della ricerca. Ad esempio, la query “ristorante stellato dove mangiare la fiorentina a Firenze” avrà come risultati solo i ristoranti che fanno la fiorentina a Firenze e in un nessun’altra città.

Una strategia di SEO Local parte sicuramente dall’inserimento della keyword della città del tuo ristorante. Ti trovi a Milano? Inserisci sicuramente la keyword nella sezione “Chi Siamo”, ma anche nel footer e in qualche articolo presente sul blog.

Un altro elemento fondamentale per una strategia SEO Local ben strutturata è sicuramente Google My Business, il servizio gratuito di Google che ti consente di creare una scheda della tua attività con tutte le informazioni di base della tua attività, quali indicazioni stradali (essendo integrando con Google Maps), orari e giorni di apertura e contatti. Sulla stessa scheda puoi prevedere anche il link al tuo sito web e pubblicare foto e video dei tuoi piatti e della tua location. Ti basta avere un account Google per la gestione della scheda Google My Business.

Ma una parte fondamentale di Google My Business sono soprattutto le recensioni. Google considera come fattore di ranking anche le recensioni che ottieni su Google My Business, pertanto cerca di ottenerne (chiaramente positive) il più possibile.

Al di là del fattore posizionamento, sai già benissimo quanto incidono le recensioni nella scelta di un ristorante da parte di un potenziale cliente che non conosce l’attività. Pertanto, dai il massimo e magari al momento del conto, lascia un bigliettino con la richiesta della recensione, oppure esponi un cartello visibile ai clienti nel tuo ristorante. Insomma… largo alla creatività, ma massima attenzione e importanza alle recensioni!

Ogni volta che ottieni una recensione, non dimenticare di rispondere, ringraziando i clienti che si sono trovati bene e scusandoti, esponendo le tue motivazioni per un servizio non impeccabile. Una giornata storta può capitare a tutti!

Insomma, crea e tieni aggiornata la tua scheda su Google My Business, perché è un fattore assolutamente determinante per la visibilità del tuo ristorante sui motori di ricerca!
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4300true21/11/2023 19:15:4621/11/2023 19:15:46Integrazione ERP con ecommerce: come funziona e tutti i vantaggi18/07/20238Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/4017/alex-baldarelli.webp?202311211915467040910.webp//doweb.srl/download/decv/4018/7040910.webp?20231121191546Come puoi monitorare l’inventario e disporre in tempo reale di tutti i dati relativi alle scorte di magazzino senza un ERP? Come riesci a tenere sotto controllo clienti, flussi di merce, fornitori? Esatto, con un ERP! Hai già un ERP, ma sganciato dal tuo ecommerce? Ogni volta aggiorni il tuo ERP manualmente? Non perdere tempo e risorse: la soluzione è l’integrazione tra ecommerce ed ERP: vediamo in questo articolo come funziona e tutti i vantaggi che può portare al tuo business!https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Ogni tipologia di business ha bisogno di un sistema ERP per gestire in maniera strutturata e sincronizzata i dati aziendali. Dalla disponibilità di magazzino alla contabilità, dai dati di vendita all’analisi dei costi: un ERP è proprio indispensabile per ottimizzare i processi e prendere decisioni più ponderate.

Ogni tipologia di business, ecommerce compresi! Come puoi monitorare l’inventario e disporre in tempo reale di tutti i dati relativi alle scorte di magazzino senza un ERP? Come riesci a tenere sotto controllo clienti, flussi di merce, fornitori? Esatto, con un ERP!

Come dici? Hai già un ERP, ma sganciato dal tuo ecommerce? Ogni volta aggiorni il tuo ERP manualmente? Non perdere tempo e risorse: la soluzione è l’integrazione tra ecommerce ed ERP: vediamo in questo articolo come funziona e tutti i vantaggi che può portare al tuo business!

Come integrare ecommerce con gestionale ERP
L’integrazione del gestionale ERP con l’ecommerce è un’operazione indispensabile per automatizzare e velocizzare la gestione dei dati e ottimizzare i processi e il flusso di attività che stanno alla base del tuo negozio online. Questa integrazione consente di far dialogare i due strumenti, creando una vera e propria interconnessione che permette di sincronizzare bidirezionalmente i dati.

In questo modo, ogni qualvolta ricevi un ordine, si aggiornerà automaticamente anche il tuo ERP, che comunicherà, viceversa, al tuo ecommerce che hai una disponibilità in meno di quel dato prodotto che hai appena venduto. Quando inserirai un rifornimento di magazzino sul tuo ERP, anche l’ecommerce si aggiornerà di conseguenza. Insomma, quantità, ordini, prezzi saranno sempre allineati tra i due strumenti, senza lunghe e difficoltose operazioni manuali, facilitando e migliorando anche l’esperienza d’acquisto del cliente.
Una comunicazione più snella che ti aiuterà anche con le spedizioni: dopo ogni vendita, l’ERP invia comunicazione al magazzino, che provvede a organizzare la spedizione e aggiornare il cliente.

Non solo, un prezioso supporto arriverà anche nell’automatizzare il processo di fatturazione, con una puntuale e precisa contabilizzazione degli ordini. Mai più problemi con i documenti fiscali e contabili. Le funzioni di contabilità di un ERP contemplano budget, contabilità generale e specifica dei clienti e previsioni. Con un ERP integrato, si riduce il tempo di gestione degli aspetti finanziari.

Infine, con l’integrazione potrai avere a disposizione dati pronti all’uso da analizzare sottoforma di reporting, monitorando costi-ricavi, ecc. Oggi nessuna piattaforma ecommerce ti restituisce statistiche aggregate e complete sull’andamento del tuo negozio virtuale o perlomeno non sufficienti per poter intervenire in maniera strutturata sui processi di vendita.
Con l’integrazione, invece, l’ERP ti fornirà, sulla base del dialogo con l’ecommerce, tutte le informazioni che ti aiuteranno a prendere decisioni più consapevoli. Statistiche, dati, analisi e report: l’integrazione ti permette tutto questo.

Da una parte avrai quindi il tuo negozio che interagisce con il mercato e dall’altra un ERP dedicato alla gestione dei dati. Al centro un sistema di integrazione che li mette in comunicazione. Chiaramente, l’integrazione velocizza e riduce l’intervento “umano” nei processi, ma non lo elimina. Restano operazioni in capo a te, quali l’inserimento delle schede prodotto con una descrizione dettagliata, varianti, codici, immagini e… l’imballaggio!

L’integrazione può essere comunque modulabile a seconda delle specifiche esigenze, selezionando quali processi automatizzare e quali è preferibile gestire in maniera manuale.



Perché integrare ecommerce con ERP: i vantaggi
Hai visto le tantissime funzionalità di automatizzazione che l’integrazione tra ecommerce ed ERP ti consentono di avere a disposizione. I vantaggi di un’implementazione ormai vengono da sé e alcuni li avrai già ben in mente, tra questi sicuramente l’importazione automatica dei prodotti dal gestionale allo shop e, viceversa, degli ordini e delle anagrafiche dal negozio virtuale al gestionale.

Approfondiamo quindi nel dettaglio i vantaggi derivanti dall’integrazione tra gestionale ERP e negozio virtuale.
  • Riduzione rischio di errori umani. Per quanto un utente sia preparato e competente nell’uso del gestionale, il rischio di un errore è sempre dietro l’angolo: non siamo mica perfetti come un automa! Ecco perché avere un sistema che importa automaticamente dal gestionale all’ecommerce è un vantaggio notevole, soprattutto se i prodotti sono tanti e le varianti ancora di più. Uno snellimento di operazioni ripetitive che eliminano lo sforzo e riducono il tempo da dedicare a queste operazioni. Tutti i dati sono contenuti in un’unica piattaforma e aggiornati continuamente in maniera automatica.
  • Aumento della produttività e focus sulla customer satisfaction. Per logica, ridurre l’intervento umano in operazioni lunghe e ripetitive, ti consente di spostare il carico di lavoro delle risorse verso altre mansioni più “di business”. Pensiamo al fatto che il back office potrà dedicarsi maggiormente ai singoli ordini, identificare più velocemente i clienti con le caratteristiche e le preferenze specifiche e garantire la sua soddisfazione completa e in tempi rapidi. Meno intervento umano su operazioni ripetitive, meno errori e clienti più soddisfatti.
  • Riduzione rischio indisponibilità di prodotti. Con un sistema automatico che aggiorna automaticamente l’ERP dall’ecommerce, riduci il rischio di indisponibilità di prodotti: puoi impostare, se il tuo gestionale lo prevede, una mail automatica al tuo fornitore, per avvisarlo della necessità di un ricarico. Inoltre, con l’integrazione, aggiorni live il tuo negozio virtuale (e quindi il cliente), che saprà subito dell’indisponibilità e potrà essere avvisato quando il prodotto di suo interesse tornerà nuovamente disponibile. Un valido alleato anche per il tuo magazzino perché ti consente organizzare i prodotti magari in base alle richieste o in base al costo, conoscendo in tempo reale la marginalità lorda/netta.
  • Spedizioni più veloci. L’automatizzazione dei processi riduce i tempi di gestione degli ordini e di conseguenza puoi procedere con più tempestività alle spedizioni dei prodotti. Se collegato direttamente al sistema di spedizione del tuo corriere, l’ERP creerà in automatico anche l’etichetta di spedizione, per velocizzarla. Anche in questo caso, un netto miglioramento che verrà riconosciuto dal cliente, che si aspetta sicuramente una consegna puntuale.
  • Analisi dei dati più strutturata e decisioni più consapevoli. Come detto, la continua sincronizzazione tra ERP ed ecommerce permette di avere sempre sotto controllo i dati che certificano l’andamento del tuo negozio virtuale sulla base di KPI ben definiti e di creare così report dettagliati, anche e soprattutto dal punto di vista finanziario. In questo modo potrai effettuare analisi puntuali e strutturate e prendere decisioni sulla base di dati certi.
Se continui a leggere… scoprirai che l’integrazione tra ERP ed ecommerce può diventare uno strumento di marketing molto efficace!

In sostanza, l’integrazione ti consente di avere una visione completa della tua attività online, per una gestione professionale e performante, nell’ottica di un servizio impeccabile. Si tratta di un elemento importante in un business medio-piccolo, ma assolutamente indispensabile per i grandi business. Uno strumento assolutamente flessibile e scalabile che si adatta alla crescita del tuo volume d’affari.

Doweb realizza siti web e-commerce integrati con il tuo gestionale ERP. Un e-commerce “pronto all’uso”: non dovrai perdere tempo con l’allineamento e l’inserimento dei prodotti: la sincronizzazione garantita dall’integrazione, ti permette di non bloccare neanche per un secondo il tuo business!

ERP ed ecommerce integrati: uno strumento di marketing
Sappiamo che la base del marketing è la conoscenza approfondita del pubblico e dei clienti, sulla base di dati certi. Dati assimilati dall’ecommerce ed elaborati dall’ERP in maniera automatica, grazie all’integrazione tra i due sistemi.

Ecco che quindi avrai a disposizione uno strumento di marketing performante che ti consente di studiare e definire la tua buyer persona, con un’analisi e una reportistica integrata. Potrai comprendere le tendenze di mercato, come si posiziona il tuo brand, prodotti più venduti e quelli meno in voga.

Potrai quindi impostare strategie di vendita più puntuali e specifiche, pianificare azioni di cross-selling e up-selling più profittevoli, perché basate su dati inconfutabili e circoscritti al tuo specifico scenario.

Non solo, l’integrazione ti permette di ridurre il problema dei carrelli abbandonati, ossia prodotti lasciati nel carrello e vendita mancata. Un ecommerce che comunica all’ERP un carrello abbandonato, ti permette di inviare una mail in automatico al cliente, per ricordargli se intende o meno portare a termine l’acquisto.

Inoltre, sulla base dei dati acquisiti dall’ERP, sarà possibile inviare “mini-newsletter” targetizzate sulla base dei prodotti acquistati in precedenza. Sapere quali sono le preferenze dei clienti, ti consentirà di aggiornarli via email su sconti, nuove disponibilità, promozioni e prodotti simili a quelli comprati. In questo modo mantieni sempre vivo il dialogo con il cliente.

Insomma, la strategia di business passa attraverso la tecnologia, grazie alla quale studiare le informazioni sui clienti e sul loro comportamento: in questo modo l’intero processo decisionale passa attraverso l’ERP, che lavora a stretto contatto con il tuo negozio virtuale.
Dall’automazione tra ecommerce ed ERP, nasce una marketing automation efficace e applicabile a tantissime campagne. Dai dati raccolti dall’ERP attraverso il negozio virtuale, vengono creati contenuti rilevanti e utili per lo specifico cliente, garantendo esperienze personalizzate sfruttando email, social, whatsapp e molto altro.
Per massimizzare il ROI, il reparto marketing sfrutterà inevitabilmente un ERP ricco di dati, che gioca un ruolo sempre decisivo in ogni processo strategico aziendale. Scoprirai subito cosa non funziona, cosa deve essere migliorato e intervenire tempestivamente.
In sostanza, l’unico rischio che comporta l’integrazione tra gestionale ed ecommerce è che poi non puoi più farne a meno!
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4250true21/11/2023 19:15:4521/11/2023 19:15:45Backup del sito: cos’è, come funziona e perché non puoi farne a meno27/04/20237Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/3962/alex-baldarelli.webp?20231121191545rete-di-download-di-backup-su-cloud.webp//doweb.srl/download/decv/3963/rete-di-download-di-backup-su-cloud.webp?20231121191545Il backup del sito non è altro che una copia di riserva, un duplicato di tutti i file che costituiscono il tuo sito e che lo fanno funzionare correttamente. Vediamo come funziona un backup del sito efficace e perché proprio non puoi farne a meno per far fronte a un’eventuale perdita di dati. Documenti, immagini, video e non solo: a causa di disastri naturali e attacchi informatici, senza un backup periodico potresti perdere tutto in un attimo. Ecco perché tutte le aziende scelgono di implementare un backup solido e strutturato di tutti i dati aziendali e del sito web, in modo tale da poter ripristinare nel più breve tempo possibile l’intera operatività. https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Il backup è un’operazione indispensabile per far fronte a un’eventuale perdita di dati. Documenti, immagini, video e non solo: a causa di disastri naturali e attacchi informatici, senza un backup periodico potresti perdere tutto in un attimo. Ecco perché tutte le aziende scelgono di implementare un backup solido e strutturato di tutti i dati aziendali e del sito web, in modo tale da poter ripristinare nel più breve tempo possibile l’intera operatività.

Nello specifico, il backup del sito non è altro che una copia di riserva, un duplicato di tutti i file che costituiscono il tuo sito e che lo fanno funzionare correttamente. Vediamo come funziona un backup del sito efficace e perché proprio non puoi farne a meno!

Backup sito web: come funziona
Parliamoci chiaro, un imprevisto che può mettere a repentaglio il tuo sito (e quindi visibilità online per la tua attività commerciale) è sempre dietro l’angolo. Prevenire è meglio che curare dicono i saggi e in informatica la prevenzione si chiama backup.

Il backup, come detto, consiste nella creazione e nel salvataggio di una o più copie dei dati che compongono il sito (su piattaforme cloud, su hard disk esterni o in locale sul pc) per ripristinarle in caso di necessità. Ma come funziona questo backup?

In caso di sito statico (costituito solo da HTML, JS e CSS) è sufficiente copiare solo i file, mentre se è installato un CMS è indispensabile copiare non solo i file, ma anche tutto il database del sito. In questo secondo caso, dovrai scaricare (esportare) tutti i file e un dump, ossia un file .sql con tutte le informazioni relative al database.

Il backup può essere automatico oppure manuale (attenzione, se non sei un utente esperto, evita questa seconda operazione perché potresti compromettere il corretto funzionamento del tuo sito!). Oggi molti hosting provider includono soluzioni di backup nei piani di hosting o comunque sono acquistabili direttamente dal provider stesso.

L’opzione di backup automatico prevede che il sistema crei periodicamente e in maniera del tutto automatica una copia del sito web. Spesso il backup automatico avviene in cloud, una soluzione che consente di proteggere i dati e garantire elevata scalabilità (in caso di crescita ed espansione del sito) ma anche semplicità di gestione anche a utenti meno esperti.

Il backup manuale, invece, avviene copiando tutti i file (ed eventualmente il database) usando un client FTP per accedere al proprio sito da remoto e copiare tutto il contenuto della cartella root in cloud o in locale. Per copiare il file dump devi accedere al sito con un altro strumento che spesso è denominato PHPMyAdmin. Per l’accesso è sufficiente aprire il browser, fare il login in PHPMyAdmin e selezionare il database del sito, per poi provvedere all’esportazione in formato .sql.

Backup siti web: tipologie
Dopo aver visto come funziona il backup e come può essere effettuato, è importante sottolineare che esistono tre diverse tipologie di backup interconnesse tra di loro, ognuna efficace a suo modo, a seconda del diverso scenario web in corso e delle specifiche esigenze del sito. Vediamole!
  • Backup del sito completo: è una copia totale del sito. Questo backup consente quindi di ripristinare completamente il sito, senza criteri o vincoli e a prescindere da quali modifiche sono state effettuate nel corso del tempo e dall’ultimo backup. Ha come svantaggio il tempo necessario per effettuarlo e soprattutto lo spazio disco occupato, a volte inutilmente.
  • Backup differenziale: è una delle tipologie di backup “intelligente”. Questo tipo di backup effettua il salvataggio solo dei file modificati dall’ultimo backup completo, pertanto è più veloce, trattando meno dati di un backup totale del sito. E’ anche vero che la quantità dei dati aumenterebbe con ogni attività di backup differenziale, fino al successivo backup completo.
  • Backup incrementale: è l’altra tipologia di backup smart, che agisce solo su alcuni file. In questo caso, viene effettuato il backup tenendo conto non solo dell’ultimo backup completo, ma anche dei differenziali. Si tratta quindi di un backup che, come quello differenziale, copia solo i file cambiati e richiede in assoluto meno spazio di tutti gli altri.
In sostanza, è sempre necessario eseguire un backup completo ed eventualmente, per i successivi, creare solo dei backup con le modifiche effettuate. Il consiglio, ad ogni modo, è di effettuare comunque un aggiornamento del backup completo periodicamente.

Backup periodico: ogni quanto farlo?
Il backup, per essere utile, deve essere effettuato periodicamente, in modo tale da avere la copia del sito più aggiornata possibile, nel caso in cui servisse ripristinarlo. Qual è l’intervallo di tempo ottimale perché il backup risulti efficace? Non esiste.

La cadenza con cui viene impostato un backup varia in base alla quantità di dati e contenuti realizzati ogni giorno: se le modifiche al sito non sono frequenti si può optare per un backup mensile, mentre se si producono continuamente dati nuovi, addirittura ogni giorno, allora è inevitabile scegliere un backup giornaliero.

Una volta stabilita la periodicità, è importante valutare anche il parametro di “data retention”, che fa riferimento alla disponibilità del dato e in questo caso al tempo di mantenimento del backup.

Doweb realizza siti web garantendo backup giornalieri fino a 15 giorni e backup mensili fino a 6 mesi: contattaci per maggiori informazioni!



Ripristino sito web da backup
Il ripristino dei siti web è un’operazione, denominata anche restore, grazie alla quale viene ripristinato un sito web con tutti i suoi file a una versione attiva e perfettamente funzionante. E’ sempre consigliabile, prima di procedere con un restore, cancellare i file residui del sito non più attivo, svuotare il database, per poi avviare il ripristino: prima i dati e poi il database.

La procedura per ripristinare il sito web da backup varia in base alle impostazioni dell’hosting provider: nella maggiorparte dei casi è possibile selezionare quali file ripristinare (ripristino parziale/selettivo) oppure ripristinarli tutti (ripristino completo), lo stesso vale per i database. Per questi ultimi, in caso di ripristino parziale, si salvano anche le modifiche realizzate durante il processo di aggiornamento: modifiche che con un restore completo andrebbero perse.

Una volta che l’operazione di ripristino è stata effettuata, ricordati di svuotare la cache, prima di verificare che il restore sia andato a buon fine e che il tuo sito sia tornato finalmente a funzionare nel modo corretto.

Backup sito: i pericoli della rete
Dopo averti spiegato nel dettaglio cos’è il backup, come funziona e come utilizzarlo per ripristinare il sito web a uno stato perfettamente funzionante, vediamo perché proprio non puoi fare a meno di un backup: quali sono i reali rischi che corre la tua attività in rete?

Hai investito tempo e denaro per il tuo sito web vetrina o per il tuo ecommerce e potresti perdere tutto in un attimo, per questo ti serve una copia di backup. Ogni giorno capitano errori di distrazione umana, cancellazione o sovrascrittura accidentale, insomma modifiche che mettono a repentaglio il funzionamento del sito.

Non solo, le minacce hacker sono in continua evoluzione. Fino a qualche anno fa, i piccoli siti e senza tanto traffico non erano così frequentemente bersaglio di attacchi informatici: oggi, al contrario, nessuno può dormire sonni tranquilli. Malware, attacchi DDos, Web Spoofing… le tecniche utilizzate dai criminali informatici per bloccare il tuo sito sono tantissime.

Ecco perché i siti che Doweb realizza siti web protetti da certificato di sicurezza HTTPS, implementa una corretta strategia di cybersecurity e provvede a un continuo aggiornamento, per superare le diverse vulnerabilità del sito, creando chiavi di accesso forti e di difficile decriptazione.

Vuoi sapere se il tuo sito è considerato sicuro da Google? Dai un’occhiata al tool Google Safe Browsing, uno strumento che verifica lo stato di sicurezza del tuo sito. Inoltre, puoi verificare se il tuo sito è finito nella Blocklist di Google sfruttando la funzione “Problemi di sicurezza” nella sezione “Sicurezza e azioni manuali” di Google Search Console.

Se è vero che una certezza matematica di una protezione totale e definitiva contro gli attacchi hacker è impossibile da garantire, con l’implementazione di una corretta procedura di backup, il tuo sito potrà tornare online in poco tempo. Al contempo, in caso di violazione, non limitarti però al ripristino, ma cerca di capire la causa dell’attacco, controllando i registri delle attività, del server web e del server FTP: in questo modo potrai individuare eventuali comportamenti sospetti, come nuovi utenti creati e modifiche alle password; esaminando i file di log del server web e del server FTP, puoi identificare comportamenti sospetti sul tuo sito e prendere le dovute contromisure perché non si manifesti una nuova violazione.

In conclusione, mettere al sicuro i tuoi dati e il tuo sito web da tutti gli imprevisti è indispensabile per garantire la continuità operativa della tua attività e quindi prevenire interruzioni del tuo business. Una sicurezza che solo un backup può darti!

Attenzione però: se non sei un utente esperto, affidati ai professionisti, in grado di creare e implementare un backup del sito in linea con le tue esigenze, altrimenti, in caso di necessità, non potrai ripristinare il tuo sito web!

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4260true21/11/2023 19:15:4521/11/2023 19:15:45Immagini per ecommerce: i consigli di Google per l’ottimizzazione24/05/20238Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/3973/alex-baldarelli.webp?20231121191545persona-che-aggiunge-vestiti-al-primo-piano-del-carrello-per-la-campagna-di-acquisto-in-linea.webp//doweb.srl/download/decv/3974/persona-che-aggiunge-vestiti-al-primo-piano-del-carrello-per-la-campagna-di-acquisto-in-linea.webp?20231121191545Quante volte sentiamo parlare di un web che sta assumendo sempre più un carattere visual dove immagini e video la fanno da padrone? Ecco, è importante che soprattutto le immagini abbiano delle caratteristiche idonee a poter “vivere” online mantenendo un’elevata qualità, senza appesantire troppo il sito su cui sono pubblicate. Oggi non è sufficiente, infatti, ottimizzare la parte testuale, soprattutto nelle schede prodotto dei negozi virtuali, ma è necessario valorizzare le immagini presenti. Vediamo quindi in questa guida quali sono le caratteristiche ideali che devono avere le immagini in uno store virtuale: alcuni suggerimenti per ottimizzarle e garantire sempre prestazioni elevate del tuo store online in termini di velocità, senza rinunciare all’alta qualità. E non dimenticare Google Images e il posizionamento SEO… .https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Quante volte sentiamo parlare di un web che sta assumendo sempre più un carattere visual dove immagini e video la fanno da padrone? Ecco, è importante che soprattutto le immagini abbiano delle caratteristiche idonee a poter “vivere” online mantenendo un’elevata qualità, senza appesantire troppo il sito su cui sono pubblicate. Oggi non è sufficiente, infatti, ottimizzare la parte testuale, soprattutto nelle schede prodotto dei negozi virtuali, ma è necessario valorizzare le immagini presenti.

Vediamo quindi in questa guida quali sono le caratteristiche ideali che devono avere le immagini in uno store virtuale: alcuni suggerimenti per ottimizzarle e garantire sempre prestazioni elevate del tuo store online in termini di velocità, senza rinunciare all’alta qualità. E non dimenticare Google Images e il posizionamento SEO… .

Immagini ecommerce: caratteristiche
Le immagini sono assolute protagoniste soprattutto degli ecommerce, sottolinea Google, e sono indispensabili per rappresentare al meglio il prodotto in vendita. Se è vero che ogni immagine è soggetta a un’interpretazione estetica, in uno store virtuale esistono delle caratteristiche che la rendono più funzionale al suo scopo specifico, ossia ritrarre un prodotto in vendita e aiutare nella conversione.

In un ecommerce, un’immagine della scheda prodotto deve sì incuriosire l’utente, ma deve soprattutto descrivere, ossia essere di supporto all’utente nel processo di valutazione di un prodotto. Per questo motivo, l’immagine deve essere grande e dettagliata: se è chiara e ben rappresentativa di un prodotto, la fotografia fa la differenza in termini di probabilità di conversione. Devi sempre partire dal presupposto che gli utenti non conoscano affatto il tuo prodotto, quindi un’immagine di grandi dimensioni e dettagliata è veramente indispensabile.

Ricordati che deve sussistere anche un certo grado di coerenza tra le immagini: innanzitutto perché garantisce quell’uniformità di cui l’utente ha bisogno nella navigazione, per non perdersi tra i tanti prodotti in vendita e comunque, in ogni caso, devi assolutamente mostrare uno stile coordinato. Un’uniformità che si traduce in termini di sfondo dell’immagine, nell’inquadratura fotografica e nel contesto. In un ecommerce di abbigliamento, se ti avvali di modelli, cerca di inserirli sempre nello stesso contesto (su un prato, in una casa, ecc.), con la stessa inquadratura (di fronte alla telecamera, in figura intera ecc.).

Ma a cosa serve esattamente ottimizzare le immagini ecommerce? Quali benefici puoi ottenere? Cosa succede se, almeno periodicamente, non provvedi a sistemarle e migliorarle sotto tutti i punti di vista? Scopriamolo!

Ottimizzare immagini ecommerce: a cosa serve
Perché un’immagine sia efficace in un ecommerce, è necessario che siano ad alta qualità, che mostrino ogni singolo dettaglio del prodotto e, meglio ancora, che l’utente possa ingrandire e ruotarle a suo piacimento, per vedere l’articolo da prospettive diverse. Non solo, foto di alta qualità incrementano la credibilità e quindi la reputazione in termini di affidabilità del tuo negozio online: ecco perché devi assolutamente evitare immagini stock, sgranate o sfocate. Ricorda sempre che devi differenziarti e al contempo assicurarti la fiducia del cliente, quindi se hai la possibilità, investi in un fotografo, altrimenti armati di smartphone e fai qualche scatto da diverse angolature, per ritrarre tutte le caratteristiche del prodotto in vendita. Per differenziarti dagli altri, devi mostrare immagine autentiche, che valorizzino la tua specificità.

Non solo, un’immagine stock potrebbe deludere l’acquirente, che si ritroverebbe tra le mani un articolo diverso dalle immagini mostrate nel tuo store online, tanto da indurlo a richiedere il reso, lasciando una recensione negativa. Stai molto attento!

L’obiettivo di chi gestisce un sito web, a prescindere dalla sua funzione, è sempre quello di garantire una user experience ottimale: l’utente in un ecommerce deve avere la sensazione di trovarsi in un negozio fisico e vedere da vicino gli articoli in vendita. Una user experience che significa anche velocità di caricamento delle pagine: la stessa Amazon stima che la riduzione di un decimo di secondo nel tempo di caricamento di una pagina porta a un aumento dell’1% nel tasso di conversione.

È indispensabile quindi individuare quali sono gli elementi che incidono sulla velocità di caricamento di una pagina: tra questi il formato, selezionando quello più appropriato per il web e la dimensione delle immagini. Implementando una compressione delle immagini che chiaramente non comporti una perdita di qualità significativa e al contempo riduca le dimensioni e quindi lo spazio occupato in hosting può veramente fare la differenza. Come? Ne abbiamo parlato qui: troverai 5 metodi efficaci per ottimizzare le immagini di un sito web per Google Images. Consigli che costituiscono i primi passi per migliorare la gestione delle immagini presenti sul tuo

Una velocità di caricamento che è anche, come sappiamo, un fattore di ranking fondamentale per Google: ecco quindi che se vuoi posizionare il tuo sito tra i primi risultati di ricerca devi assolutamente rendere il tuo ecommerce veloce. Scegliere il giusto formato delle immagini e comprimerle è sicuramente importante, ma non è sufficiente. Vediamo quindi quali sono gli accorgimenti, specifici per ecommerce, che devi adottare per renderlo veloce, performante e che abbia tutte le carte in regola per posizionarsi in prima pagina sui motori di ricerca.



Immagini ecommerce e SEO: alcune dritte importanti
Abbiamo visto che esistono delle best practices di ottimizzazione SEO per le immagini, quali la scelta del formato più opportuno, la dimensione delle stesse, fino alla pertinenza delle stesse con il contesto e gli immancabili tag alt, descrittivi di ciò che ritrae l’immagine. Queste piccole accortezze sono indispensabili, ma non sufficienti per la corretta gestione delle immagini in un ecommerce e per ottenere le prime posizioni sui motori di ricerca.

Google, in una vera e propria videoguida, propone altri utilissimi consigli per ottimizzare le immagini degli store virtuali. Eccoli!
  • Eliminare il CLS – Cumulative Layout Shift, che fa riferimento alla stabilità visiva della pagina. E’ fondamentale che l’utente non subisca degli spostamenti imprevisti del layout, soprattutto se non causati da una sua interazione. Pensiamo a quando vogliamo cliccare su un pulsante e si sposta tutto il layout, impedendo una corretta interattività: le immagini, se non correttamente gestite, contribuiscono a questo fastidioso problema. Nello specifico, succede che il browser non conosce preventivamente le dimensioni dell’immagine, pertanto non lascia la giusta quantità di spazio in fase di caricamento dell’immagine. E’ necessario, quindi, inserire le dimensioni dell’immagine nel markup HTML.
  • Stabilire il tempo di memorizzazione delle immagini nella cache. Verifica le impostazioni del web server e/o la presenza di un set per regolare la durata della memorizzazione delle immagini in cache: se modifichi spesso le immagini è importante impostare una durata della cache breve. In alternativa, per gli utenti esperti, è possibile utilizzare gli strumenti per sviluppatori, all’interno di Chrome, per analizzare le intestazioni di risposta della cache HTTP.
Oltre a questi consigli più strettamente tecnici, Google, nei suoi diversi approfondimenti dedicati ai webmaster, propone dei suggerimenti più operativi e facilmente risolvibili relativamente alle immagini presenti in un negozio virtuale.
  • Ottimizza le miniature, ossia le anteprime delle immagini rappresentative dei prodotti. Presta massima attenzione a queste immagini presenti nelle pagine di elenco dei prodotti, restituite spesso anche in seguito a una ricerca. Devi garantire un’immagine per ogni possibile opzione, soprattutto in termini di colore, per far sì che l’utente ottenga la versione ricercata (ad es. cappello rosso, deve mostrare un’immagine rossa). Nelle pagine elenco, infatti, sono presenti anche i filtri che consentono all’utente di individuare la soluzione migliore per le sue esigenze, pertanto sono un esempio chiave di come la user experience deve essere fluida e profittevole per l’acquirente. In sostanza, le miniature devono essere ottimizzate perché riescano a far comprendere all’utente l’immagine stessa nel migliore dei modi e nelle diverse versioni del prodotto. Inoltre, pur essendo “thumbnail”, il loro peso può comportare un rallentamento della navigazione: cerca di comprimerle.
  • Crea immagini utili a generare backlink. In ottica link building, le immagini sono un elemento molto importante. Se il tuo store online include un blog, prova a inserire qualche infografica, statistiche relative al prodotto, a supporto del valore del prodotto stesso. Servirsi di immagini per convincere i potenziali acquirenti e integrare le tue schede prodotto può rivelarsi fondamentale per la tua strategia commerciale!
  • Analizza il tuo pubblico ed effettua dei test periodici. La scelta delle immagini deve essere effettuata in base al target, così come la stesura dei testi del tuo sito. Cerca di capire i gusti e ele preferenze del tuo pubblico e quali immagini possono colpirli. Se le immagini “rendono” lo capisci soltanto con il tempo: dai un’occhiata ai clic, al percorso dell’utente verso la conversione… solo così riuscirai a capire se le immagini sono efficaci e ottimizzate.
In conclusione, l’ottimizzazione delle immagini è ancora oggi di fondamentale importanza sia direttamente in ottica conversione, sia per posizionarsi tra i primi risultati di ricerca di Google. Segui questi consigli che Google mette a disposizione per migliorare la fruibilità del tuo negozio virtuale da parte degli utenti e ottimizzarlo in ottica ranking. Per una consulenza completa sul tuo ecommerce, affidati agli esperti e dai un’occhiata al servizio di realizzazione ecommerce: otterrai una piattaforma unica sul mercato, scalabile e protetta contro gli attacchi hacker, che ti permette di ottenere massima visibilità sul mercato e superare la concorrenza!

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4270true21/11/2023 19:15:4521/11/2023 19:15:45Google-AI, ecco Search Generative Experience: come cambierà la Ricerca29/05/20238Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/3984/alex-baldarelli.webp?20231121191545Engineers creating robot.webp//doweb.srl/download/decv/3985/engineers-creating-robot.webp?20231121191545Durante l’evento Google I/O, dedicato agli sviluppatori, Big G ha dato ampio spazio alle evoluzioni dell’intelligenza artificiale e alle nuove implementazioni. L’iniziale scetticismo proveniente da Mountain View sull’effettiva utilità dell’intelligenza artificiale per le persone sembra ormai superato. “È vero, deve essere implementata in modo responsabile e senza eccedere, ma si tratta di uno strumento molto efficace che consente di aumentare la conoscenza, la creatività e quindi la produttività, sia agli sviluppatori che alle aziende” – è la posizione attuale di Google. Ma la vera novità che interessa tutti gli utenti è il lancio ufficiale di un nuovo modello di motore di ricerca chiamato Search Generative Experience, basato proprio sull’AI. Vediamo di cosa si tratta e come cambia effettivamente la Ricerca a disposizione degli utenti. https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Durante l’evento Google I/O, dedicato agli sviluppatori, Big G ha dato ampio spazio alle evoluzioni dell’intelligenza artificiale e alle nuove implementazioni. L’iniziale scetticismo proveniente da Mountain View sull’effettiva utilità dell’intelligenza artificiale per le persone sembra ormai superato. “È vero, deve essere implementata in modo responsabile e senza eccedere, ma si tratta di uno strumento molto efficace che consente di aumentare la conoscenza, la creatività e quindi la produttività, sia agli sviluppatori che alle aziende” – è la posizione attuale di Google.

Ma la vera novità che interessa tutti gli utenti è il lancio ufficiale di un nuovo modello di motore di ricerca chiamato Search Generative Experience, basato proprio sull’AI. Vediamo di cosa si tratta e come cambia effettivamente la Ricerca a disposizione degli utenti.

Google SGE, Search Generative Experience: cos’è e nuove funzionalità
Cresce, evolve e si sviluppa la Ricerca di Google con l’intelligenza artificiale generativa. Si basa proprio su questa il nuovo progetto sperimentale lanciato da Google per migliorare e semplificare le ricerche online da parte degli utenti e da questa prende il nome. L’obiettivo è fornire all’utente la risposta più pertinente a una query nel più breve tempo possibile. Ancora oggi, gli utenti effettuano tante query prima di ottenere la risposta che cercavano: con l’intelligenza artificiale, Big G vuole evitare proprio questo. Un’unica query per una risposta pertinente e completa. In sostanza, il focus è sempre lo stesso: massima qualità della user experience e ricerca sempre più user friendly.

Search Generative Experience (SGE), lato utente, cambia in primis nella visualizzazione dei risultati, che includerà un blocco ombreggiato presente sotto la barra di ricerca contenente, sotto forma di snapshot, le informazioni chiave da considerare come “premessa” alla query, con tanto di link per approfondire. Questo serve agli utenti ad avere un punto di partenza nella propria ricerca di informazioni, avendo subito sott’occhio una visione d’insieme di un determinato argomento. I link alle risorse puntano ovviamente agli approfondimenti, forniti dalle fonti che Google ritiene più affidabili tra editori, creatori di contenuti, aziende: insomma, gli esperti di uno specifico tema.

Un'altra funzionalità prevista da SGE è l’implementazione di esperienze verticali in ambiti come lo shopping, sempre più al centro delle ricerche online. L’intelligenza artificiale aiuta l’utente a prendere decisioni consapevoli in fase di acquisto, accelerando i processi che portano alla conversione. Oltre a mostrare dettagliate descrizioni dei prodotti, vengono proposte recensioni pertinenti, prezzi di diversi fornitori e immagini, con diverse opzioni del prodotto stesso.

Google si è soffermato molto anche sull’advertising, nella progettazione di Search Generative Experience. Se è vero che le ads avranno sempre un ruolo importantissimo, è altrettanto fondamentale che l’utente riesca a distinguere immediatamente quelli che sono i risultati organici da quelli a pagamento. Al contempo, Google vuole che gli annunci di ricerca non dovranno più servire solo alle aziende per promuoversi, ma deve diventare anche un valido strumento per proporre agli utenti fonti autorevoli di informazioni.

SGE consente anche di creare storie: prova a chiedere di raccontarti una storia di un uomo che corre sul suolo lunare! Ecco perché il motore di ricerca può fornire ampio supporto per la realizzazione di un post sui social. E’ la modalità conversazionale e consente agli utenti di porre domande in una modalità molto più “umana”, completamente nuova ottenere idee creative utili in ambito lavorativo e non solo… . E’ la modalità conversazionale ed è un fattore on top alla nuova modalità di Ricerca Google, basata sull’intelligenza artificiale. Vediamo come funziona, quali le basi dell’intelligenza artificiale di Google e quali sono le differenze rispetto all’AI di Microsoft.

Google AI e modalità conversazionale: come funziona e differenze con Bing
Come abbiamo affermato precedentemente, l’obiettivo di SGE è quello di ottimizzare la user experience e rendere la ricerca più user friendly. Per questo, la modalità conversazionale è indispensabile, in quanto aiuta l’utente a porre domande in modo molto più naturale, riunendo più query in una sola, per ottenere la risposta che cercava. Ad esempio la query “miglior posto in italia dove andare in vacanza nel 2023 per movida, mangiare bene e spendere poco” comporta di solito tante ricerche; con la modalità conversazionale, invece, l’utente può ottenere una risposta con un’unica query. L’idea è che l’utente possa per l'appunto conversare con il motore di ricerca, ma solo per ottenere delle informazioni.

Ma come funziona questa modalità conversazionale? Google ha implementato un nuovo modello di linguaggio PaLM 2, in grado di portare avanti ragionamenti complessi, comprendendo e organizzando le informazioni in modo totalmente nuovo e completo. SGE, infatti, è stato “addestrato” per eseguire attività specifiche per la ricerca, sfruttando questi modelli insieme ai sistemi di ranking, per restituire all’utente risultati utili e pertinenti.

Attenzione, al contrario di ChatGPT implementato da Microsoft, l’intento di Google non è quello di ricreare una persona: l’obiettivo della modalità conversazionale è esclusivamente quello di perfezionare la Ricerca. Si tratta quindi di un sistema con il quale l’utente non potrà “dialogare” come con un essere umano, tantomeno richiedere opinioni su temi controversi. In sostanza, al contrario di Bing, non troverai mai risposte in prima persona, ma solo risultati oggettivi e superpartes e basati su fonti ritenute attendibili e autorevoli.

Resta comunque sempre valida e vigile la classificazione delle pagine YMYL, che contengono informazioni di vitale importanza per le persone, quali salute, finanza ecc. SGE è progettato per non rispondere a query riguardanti questi argomenti: pertanto se chiederai a SGE quando assumere un farmaco oppure se investire o meno in borsa, non otterrai risposte.
Inoltre, nei risultati di ricerca, SGE si basa su standard ancora più rigidi rispetto all’attuale modalità di Ricerca. Pensiamo, innanzitutto, che il modello è stato addestrato anche per restituire una vera e propria dichiarazione di “non responsabilità” nei risultati mostrati. Ad esempio, suggerisce di non fare affidamento a informazioni reperite sul web per una diagnosi, ma di rivolgersi a veri e propri professionisti.
Allo stesso modo, non restituirà risposte per query relative ad argomenti pericolosi, quali quelle legate ad autolesionismo o qualsiasi altro modo di procurare danno a sé stesso e/o agli altri.

Ecco che quindi si nota l’apertura di Google nei confronti dell’intelligenza artificiale, ma sempre con i piedi di piombo… su argomenti che possono cambiare, rendere vulnerabile o mettere in pericolo la vita delle persone, è meglio non farla intervenire.



Google SGE: cosa cambia in ottica SEO

Con l’introduzione (ora sì a tutti gli effetti) dell’Intelligenza Artificiale nei sistemi di Ricerca Google, anche la SEO si muove verso nuove frontiere. Al momento, SGE è disponibile solo per gli Stati Uniti e solo per gli iscritti al programma Labs di Big G, pertanto non esistono risultati certi e analisi inequivocabili a tal proposito.

Di sicuro diventerà ancora più importante la qualità delle informazioni condivise, per diventare fonte affidabile, innanzitutto per i crawler. Per Google l’utente non dovrà mai ricevere informazioni incomplete, inesatte o fuorvianti, ma solo le migliori risorse del settore. Resta quindi fattore di ranking primario la user experience e contenuti di alto valore.

Gli snapshot di “premessa” dei risultati e soprattutto la presenza di link di approfondimento certificano il fatto che Google metta sempre in primo piano fonti e riferimenti considerati autorevoli e affidabili.

Al contempo però gli snapshot iniziali rappresentano una sorta di evoluzione degli snippet, per migliorare, facilitare e soprattutto velocizzare la ricerca di informazioni da parte dell’utente. È chiaro l’obiettivo di Google di fornire in autonomia informazioni, mantenendo l’utente in SERP per un tempo maggiore e non sia considerato più solo come motore di ricerca, quindi “di passaggio”. I siti web diventerebbero solo un approfondimento. In sostanza, le ricerche informazionali potrebbero veramente terminare sempre più spesso su Google, mentre non avrebbero effetti negativi siti web legati a ricerche transazionali, come gli ecommerce.

Ecco che quindi molti siti web potrebbero notare un calo di traffico, almeno nel primo periodo di implementazione di SGE. Cosa fare quindi? Il consiglio è sempre quello monitorare costantemente il rendimento della ricerca organica. Al momento, possiamo solo effettuare delle previsioni su come sarà la SEO una volta che SGE sarà diventato la normalità, pertanto valutare periodicamente e a intervalli piuttosto brevi quanto traffico arriva al tuo sito è indispensabile, per prendere in anticipo le dovute contromisure. Nello specifico, prova a dare un’occhiata a quali pagine ottengono più visite e quali meno e prova a individuare un filo logico sul modo in cui gli utenti ti trovano. La comprensione dei dati di ricerca è fondamentale per tracciare una strategia. Non sai come fare per analizzare le metriche del tuo sito e ottimizzarlo in ottica SEO? Dai un’occhiata al nostro servizio di posizionamento SEO!

In sostanza, SGE non è altro che una nuova Ricerca Google basata sull’intelligenza artificiale che allontana l’utente da contenuti potenzialmente dannosi o fuorvianti, comprendendo il contesto dei risultati e aiutandolo a prendere decisioni consapevoli e informate, prive il più possibile di stereotipi e pregiudizi. L’assunto è che gli utenti sul web non vanno tanto per approfondire, ma per ottenere risposte rapide e il più possibile esaustive. Le ricerche che restituiscono informazioni complete e in modo rapido si traducono in un’esperienza utente ottimale… senza il bisogno di andare in giro per il web a trovarle: te le restituisce Google!
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4240true21/11/2023 19:13:0321/11/2023 19:13:03Google EEAT, nuovo aggiornamento: ecco cosa cambia per i contenuti17/04/20237Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/3951/alex-baldarelli.webp?2023112119130366119.webp//doweb.srl/download/decv/3952/66119.webp?20231121191303Ti sei mai chiesto quali sono i criteri in base ai quali Google stabilisce se i contenuti in rete sono di qualità e quindi utili per gli utenti? Fino allo scorso dicembre, i principi erano tre: competenza, autorevolezza e affidabilità, che equivalgono a Expertise, Authoritativeness e Trustworthiness (EAT). Questi tre fattori, utilizzati dai quality raters per determinare la qualità dei risultati di ricerca, sono diventati quattro con l’ultimo aggiornamento delle linee guida: ora, per una valutazione più puntuale e completa, Google aggiunge un’altra E, quella di “esperienza” (Experience). Ecco che quindi l’acronimo diventa EEAT. Vediamo in questo articolo cosa cambia con l’inserimento di un ulteriore criterio di valutazione dei contenuti e le nuove regole per ottenere un buon posizionamento sui motori di ricerca. https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Ti sei mai chiesto quali sono i criteri in base ai quali Google stabilisce se i contenuti in rete sono di qualità e quindi utili per gli utenti? Fino allo scorso dicembre, i principi erano tre: competenza, autorevolezza e affidabilità, che equivalgono a Expertise, Authoritativeness e Trustworthiness (EAT).

Questi tre fattori, utilizzati dai quality raters per determinare la qualità dei risultati di ricerca, sono diventati quattro con l’ultimo aggiornamento delle linee guida: ora, per una valutazione più puntuale e completa, Google aggiunge un’altra E, quella di “esperienza” (Experience). Ecco che quindi l’acronimo diventa EEAT. Vediamo in questo articolo cosa cambia con l’inserimento di un ulteriore criterio di valutazione dei contenuti e le nuove regole per ottenere un buon posizionamento sui motori di ricerca.

Aggiornamento EEAT: ora conta anche l’esperienza dell’autore
Lo scorso dicembre, Google ha messo mano alle linee guida per i quality raters e in particolare al concetto di EAT utilizzato per stabilire se e quanto i risultati di ricerca forniscono contenuti utili e pertinenti agli utenti.

Con l’ultimo aggiornamento, non bastano più competenza, autorevolezza e affidabilità, per far sì che un contenuto sia giudicato “di valore”: ora conta anche l’esperienza dell’autore. Che significa l’effettiva esperienza con un prodotto o un determinato luogo pubblico, ma anche l’esperienza dell’autore del testo sull’argomento in questione. Pensiamo, ad esempio, un articolo su un determinato software scritto da un programmatore informatico: questo verrà sicuramente valutato “con un occhio diverso” dai quality raters, rispetto a un autore senza esperienza.

Nello specifico, Google parla di “esperienza di prima mano”, quella vissuta in prima persona dal creatore del contenuto, che gli permette di scrivere con cognizione di causa su un determinato tema. In assenza di una particolare esperienza, secondo Google, il contenuto potrebbe essere troppo superficiale, basato su fonti non verificate e presentare inesattezze o incompletezze.

Quando Google parla di esperienza personale intende proprio una conoscenza pratica, concreta e provata con un determinato prodotto o servizio, che avvalora un’opinione espressa dal creatore del contenuto. L’esperienza personale fa la differenza perché ispira fiducia al lettore. D’altronde, quando troviamo una recensione su un prodotto realizzata da un acquirente che l’ha provato direttamente, non condiziona la nostra opinione e spesso anche il nostro acquisto?

Google e EEAT: come viene valutata l’experience
Abbiamo approfondito qui la figura del quality raters e come funziona la “valutazione umana” di Google. Con l’aggiornamento del paradigma EEAT, vengono cambiate anche le linee guida per questi valutatori, che devono comprendere nel modo migliore e con un nuovo criterio i contenuti presenti sul web.

Insomma, quali informazioni cercano questi soggetti per capire il livello di esperienza dell’autore? Sicuramente, ricercano pagine attendibili in cui comprendere e valutare sul livello di experience dell’autore sul web, in base a recensioni, notizie e altri riferimenti “esterni” al sito dove ha pubblicato.

Ma soprattutto sfruttano la cosiddetta Authorship Autore, ossia il sistema con cui viene identificato l’autore del contenuto, la sua esperienza e quindi la sua competenza: elemento fondamentali delle regole EEAT.

Google nelle linee guida consiglia sempre ai valutatori di controllare la presenza di una bio dell’autore sul sito stesso su cui scrive, oppure su alcuni social network: da qui parte la ricerca e l’analisi dell’esperienza dell’autore. Inoltre, viene controllata la data di pubblicazione del contenuto, le informazioni sui contatti e soprattutto le informazioni di base dell’editore o dell’azienda per cui scrive.

La valutazione dell’autorevolezza dei siti su cui l’autore scrive/ha scritto è importantissima: un redattore che scrive da 10 anni sul sito della Gazzetta dello Sport, ad esempio, verrà valutato come esperto di sport.

L’Authorship Autore e in particolare l’Author Rank è un elemento che Google considera di importanza elevatissima, per far sì che il web sia popolato da contenuti veri, verificati e utili per l’utente. In primis, Big G ritiene sia giusto per il visitatore sapere chi ha realizzato un contenuto, per stabilirne la credibilità, per questo consiglia sempre di esplicitare il nome dell’autore del contenuto: una pratica in linea con la ricerca accademica e la buona prassi giornalistica.

Insomma, ricorda sempre di inserire un blocco “bio” nel tuo blog, un profilo autore da dedicare ai creatori dei tuoi contenuti: Google, i quality raters, ma soprattutto i tuoi utenti ti ringrazieranno!

EEAT e profilo autore: 6 consigli +1 per scriverlo nel modo corretto
Appurato come Google e i quality raters valutano l’esperienza dell’autore che scrive il contenuto, è importante impostare nel modo corretto la bio. Doweb ti propone 5 consigli per realizzarla nel modo corretto e SEO-friendly.
  • Sii breve e sintetico: non devi veramente scrivere la tua biografia e tutte le tue esperienze. Sii breve e conciso, resta tra le 50 e le 100 parole;
  • fai un accenno alla tua professione: presentarti con il tuo ruolo e/o la tua funzione, ti conferisce credibilità e fa capire agli utenti che non sei uno sprovveduto;
  • poni in evidenzia i dettagli sulla tua esperienza (Lavori precedenti, anni di esperienza nel ruolo, lauree ecc.)
  • inserisci una tua foto: il modo migliore per diventare il “signor nessuno” sul web è non inserire una foto. Non dimenticarla mai!
  • Inserisci il link ai tuoi social, preferibilmente il profilo Linkedin, ormai essenziale per ogni professionista del web;
  • sii originale e crea un “marchio di fabbrica”: un elemento qualitativo e non quantitativo, ma che è sempre gradito dai lettori. Fatti riconoscere e fai sì che gli utenti si ricordino di te per una frase simpatica nella tua bio, che sia anche significativa per la tua esperienza.
Un profilo autore scritto seguendo queste indicazioni sarà efficace sia lato SEO, sia per i quality raters, affinché possano valutare nel modo corretto la tua esperienza. Attenzione però: ricordi le pagine YMYL? Scrivi contenuti che possono condizionare lo stato di salute fisica e psicologica, la stabilità (anche economica) e la sicurezza dell'utente?

In questo caso, l’esperienza, quale nuova regola e criterio preso in considerazione da Google e i quality raters, diventa ancora più importante. Se sei un medico che scrive di medicina, devi assolutamente specificarlo perché gli utenti possano fidarsi dei tuoi articoli, che, giustamente, avranno un valore diverso rispetto al contenuto scritto da un blogger o un copywriter! Ricordati che puoi influenzare fattori di vitale importanza per le persone con i tuoi scritti online!



EEAT e SEO: le regole per ottenere un buon posizionamento
Soddisfare i parametri EEAT è un ottimo indicatore perché il tuo contenuto abbia visibilità e il tuo sito sia considerato quindi autorevole. È bene ricordare, tuttavia, che EEAT e quindi la valutazione dei quality raters non incide direttamente sul ranking di Google, ma solo sui sistemi automatici che stabiliscono il posizionamento. EEAT non è altro che un un framework, un modello di qualità che contiene gli indicatori che Google (e in particolare i quality raters) utilizzano per classificare i contenuti di valore.

Ne consegue che devi intervenire sui contenuti, perché siano in linea con i parametri utilizzati dai sistemi automatici per stilare il ranking. Ricordati il profilo autore e di inserire link ad articoli pertinenti scritti da fonti autorevoli: un ottimo inizio, per segnalare a Google il tuo è un contenuto rilevante.

Nei tuoi articoli, devi far sì che venga compresa la tua competenza, dimostrata la tua esperienza, al fine di ottenere autorevolezza ed essere considerato fonte affidabile. Se hai un ecommerce, l’affidabilità è legata alla sicurezza del tuo sito e dei sistemi di pagamenti garantiti.

Proprio quest’ultimo elemento, l’affidabilità, è considerato il più importante e determinante in ottica SEO, tanto che Google lo definisce “il centro della famiglia EEAT”. L’affidabilità è strettamente legata ai motivi per cui un sito pubblica determinati contenuti, se strettamente per fare informazione oppure per ottenere visibilità sul web. In sostanza, è indicatore della fiducia che gli utenti ripongono sul contenuto nello specifico ma anche al sito nella sua interezza.

Lavora sulla brand awareness del tuo sito: inserisci tutte le certificazioni e i riconoscimenti che ottieni e, soprattutto se scrivi contenuti YMYL non dimenticare di far sapere agli utenti che sei un professionista del settore, soprattutto in campo medico, ma anche finanziario. Insomma, tutto ciò che contribuisce alla creazione e al miglioramento della fiducia degli utenti nei tuoi confronti.

Inoltre, se vuoi facilitare la vita a Google e i quality raters, lavora sempre sui dati strutturati: ne gioveranno anche le performance organiche del tuo sito. Google ha fatto sapere che sfruttare i dati di schema.org al massimo livello aiuta il motore di ricerca, che avrà delle prove puntuale e inequivocabili per comprendere i contenuti e ricercare le informazioni online. Un ulteriore livello di precisione affinché i crawler possano valutare nel migliore di modi tutti i criteri EEAT!

In conclusione, ci sono alcune questioni che devi assolutamente avere chiare. Ottimizzare i criteri EEAT è importante e devi assolutamente cercare di soddisfarli il più possibile quando scrivi un contenuto, tuttavia non sostituiscono e non sostituiranno mai le altre ottimizzazioni SEO, sia onpage, che per quanto riguarda i contenuti, ma anche per quanto concerne il link building. Insomma, una strategia puntuale volta a migliorare diversi fattori di user experience e non solo, che, insieme, concorrono al tuo posizionamento sui motori di ricerca.
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3930true13/04/2023 17:15:5619/11/2022 10:53:47Quality Raters: cosa sono e come influenzano i risultati di Google23/11/20228Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/3556/alex-baldarelli.webp?20221119105406quality-g378bc2715_1920.webp//doweb.srl/download/decv/3557/quality-g378bc2715-1920.webp?20221119113844Sapevi che ci sono delle persone dietro i risultati di ricerca di Google? Si chiamano Quality Raters, sono circa 15mila, sono distribuiti in varie parti del mondo e possono influenzare il posizionamento del tuo sito in SERP. Dal 2005, i Google Quality Raters sono i collaboratori esterni del colosso di Mountain View, che - secondo specifiche guide lines - controllano e valutno la qualità dei contenuti delle pagine web.https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Non solo algoritmi e robot. Sapevi che ci sono delle persone dietro i risultati di ricerca di Google? Si chiamano Quality Raters, sono circa 15mila, sono distribuiti in varie parti del mondo e possono influenzare il posizionamento del tuo sito in SERP. Dal 2005, i Google Quality Raters sono i collaboratori esterni del colosso di Mountain View, che - secondo specifiche guide lines - controllano e valutano la qualità dei contenuti delle pagine web.

Quasi tutto il lavoro viene fatto da spider e sistemi AI, ma ci sono alcuni contenuti che non possono essere giudicati in modo completo ed esaustivo da una macchina, per quanto possa essere smart. Ecco che allora subentra “il lato umano” del motore di ricerca, la voce che giudica se dovrai lavorare ancora tanto sulla qualità del tuo sito, per poter scalare posizioni. Ma che cosa fa nello specifico il Quality Rater e quali sono veramente le metriche utilizzate per le valutazioni? C’è un modo per conquistare il suo “apprezzamento”? Scopriamolo!

Che cosa fanno i Quality Raters di Google
Abbiamo visto che il sistema di valutazione che Google adotta per giudicare la qualità delle pagine web non si limita a un semplice algoritmo, ma coinvolge delle persone in carne e ossa che dicono “sì questo contenuto vale”, “no, questo non porta alcun valore aggiunto agli utenti”, “questo è palesemente copiato” e per finire “questo vuole fregare l’algoritmo…”.

Si tratta quindi di un’analisi prettamente qualitativa su determinati contenuti, che non può essere effettuata dai crawler. Hai mai visto alcune pagine web che raggiungono ottime posizioni in SERP, nonostante contengano informazioni totalmente errate? Gli spider non possono riconoscerle, pertanto è necessaria la mano e soprattutto l’occhio vigile e puntuale di una persona, per far sì che nelle prime posizioni ci siano sempre contenuti utili per gli utenti.

È bene ricordare, tuttavia, che il Quality Rater non può accedere ad alcun meccanismo dell’algoritmo, non può penalizzare o peggio ancora bannare un sito web, così come non determina direttamente il posizionamento di una pagina sul motore di ricerca. Vengono utilizzati dei criteri e un sistema di valutazione specifico, pertanto sì indirettamente influenzano il posizionamento organico in SERP.

Indirettamente, perché non è che influenzano il ranking dei siti valutati, bensì condizionano la classifica di ogni sito web rispetto a una determinata query oggetto di valutazione, in base alla qualità del contenuto.

Inoltre, il lavoro dei Quality Raters è importante anche nella lotta alla disinformazione presente sul motore di ricerca. Gli algoritmi automatici e i crawler spesso non sono in grado di scovare tutte le fake news presenti sul web.

Dal campione di ricerche al rating: come funziona la valutazione “umana” di Google
Le linee guida di Google contengono dei parametri di valutazione della qualità della pagina, come una pagina deve soddisfare i bisogni degli utenti: quanto è utile questo risultato per l’user intent?

Inoltre, viene specificato il Rater Task, ossia il processo di valutazione che i Quality Raters devono adottare e seguire step by step.

In primis, Google crea un campione di ricerche e lo assegna a un gruppo di valutatori, che li utilizzeranno in diversi task e giudizi. Uno di questi è il side-by-side. Ai Raters vengono mostrati due diverse serie di risultati: una con la modifica proposta, già implementata, per migliorare la qualità, e l’altra senza modifiche. I valutatori stabiliranno e segnaleranno quale versione preferiscono e perché.

Inoltre, i Quality Raters si cimenteranno anche in compiti meno opinabili, come l’ortografia. Google propone la pagina originale con presunti errori e quella modificata, con le correzioni suggerite. La versione originale è veramente sbagliata? La versione modificata è giusta e le correzioni sono accurate? I Quality Raters sono chiamati a un giudizio.

La valutazione effettuata dai Quality Raters quindi non è per niente soggettiva, ma si basa su una serie di domande di controllo, poste sottoforma di check list, una serie di parametri definiti nelle linee guida stabilite da Google, continuamente aggiornate. In base a questi parametri, i valutatori di qualità identificano e definiscono quelli che sono i contenuti di bassa qualità. Ma quali sono queste linee guida? Dai un’occhiata qui!

Il risultato dell’analisi effettuata sulle pagine sottoposte da Google per un giudizio “umano” è sempre riconducibile a un numero, in merito alla qualità del contenuto e della pagina, dal punto di vista tecnico. Questo risultato passerà tra le mani di un preposto Google, che lo interpretano, lo elaborano e lo inviano ai sistemi di machine learning, che li utilizzano per ottimizzare gli algoritmi di ricerca.




Quality Raters, analisi e metriche utilizzate
Per esprimere un giudizio, i Quality Raters prendono in considerazione due diverse metriche, che vengono talvolta cambiate con gli update di Google:

· Google YMYL: Your Money, Your Life
· Google E-A-T: Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness

Per quanto riguarda la prima metrica, si è espresso Google:
"Esistono delle pagine per le quali la Page Quality è specialmente importante. Definiamo queste particolari pagine Your Money or Your Life. Si tratta infatti di pagine che possono avere un marcato impatto positivo o negativo sul vostro attuale o futuro benessere (che sia esso fisico, finanziario e via dicendo). Le pagine YMYL, che trattano dunque questi argomenti, dovrebbero quindi provenire da siti web altamente affidabili, e i loro contenuti dovrebbero essere creati con un alto livello di competenza e di autorevolezza“.

Nello specifico, si tratta di pagine con informazioni utilizzate dagli utenti per gli investimenti e le transazioni finanziarie, articoli di natura giuridico-legale, pagine con informazioni mediche e pagine che contengono contenuti potenzialmente pericolosi per le persone.

La metrica E-A-T, invece, come suggerisce l’acronimo, valuta i contenuti in base all’esperienza, l’autorevolezza e l’affidabilità dell’autore. Chi scrive un contenuto, infatti, dovrebbe dimostrare sempre una certa esperienza nel focus e nel settore oggetto dell’articolo. Una comprovata conoscenza maturata negli anni che dovrebbe essere facilmente desumibile dal contenuto e dal modo in cui viene trattato.

Allo stesso modo, è importante l’autorevolezza, la capacità di distinguersi positivamente e farsi largo per la competenza in una determinata materia o argomento.

Infine, attenzione anche all’affidabilità: il tuo fine deve essere sempre portare valore aggiunto agli utenti in termini di conoscenze. Se per un intervallo di tempo consistente hai dimostrato che il tuo fine non è solo ed esclusivamente avere visibilità sui motori di ricerca, ma informare gli utenti, allora vedrai che i Quality Raters ti premieranno. Se, al contrario, i tuoi contenuti sono ricchi di parole chiave, ma privi di sostanza… vedrai che non farai molta strada nei risultati di ricerca.

Un piccolo suggerimento: inserisci link ad articoli pertinenti e scritti da fonti autorevoli, ne guadagnerai anche tu in termini di autorevolezza!

Anche il rating dei Quality Raters sulle singole pagine si basa su una metrica specifica, una scala di valutazione che prende in considerazione due diversi parametri: page quality e needs met. La prima è ovviamente la qualità della pagina, ossia quanto riesce a raggiungere il suo scopo, al netto dei rischi sul contenuto in termini informazionali. Una pagina web, infatti, potrebbe contenere un contenuto scritto bene e completo di tutte le informazioni necessarie a rispondere a una query. Tuttavia, potrebbe essere di cattivo gusto, controverso, persino pericoloso per le persone, pertanto deve essere considerato “di bassa qualità”, e posizionato nelle posizioni più basse, riducendo la visibilità.

I needs met si focalizzano, invece, sui bisogni dell’utente, quindi valuta quanto è effettivamente utile la pagina per una determinata query. In questo caso, prima viene determinato l’user intent dalla query, quindi ciò che effettivamente vuole ottenere l’utente da una query sul motore di ricerca; successivamente, il Quality Raters valuta il livello del needs met della pagina, considerando diversi parametri, tra i quali quanto è completo, quanto è aggiornato, se proviene da una fonte autorevole e se l’utente vuole vedere altri risultati. Il fully meets indica la piena soddisfazione: l’utente non dovrebbe voler visitare alte pagine web per vedersi soddisfatto il proprio intent.

E’ bene ricordare che Google parte dal presupposto che gli utenti stiano cercando informazioni aggiornate e attuali, pertanto le pagine contenenti informazioni “fresche” vengono privilegiate. Questa, tuttavia, non è sempre la scelta migliore, perché l’user intent potrebbe essere legata a ottenere informazioni storiche e di archivio, pertanto non viene immediatamente raggiunta la soddisfazione dell’utente, che vorrà vedere altri risultati.

Diventare Google Quality Rater: come fare
Vuoi diventare Quality Rater? Si cela un discreto mistero su queste figure. Alcuni dicono che basti aspettare una posizione aperta nel programma Career di Google. In realtà sembra che sia proprio una “chiamata” (molto più semplicemente una mail) di Big G a richiedere un contributo come Google Evaluator.

Si dice che come requisiti richiesti basti conoscere alla perfezione la lingua, le persone locali e la Nazione, oltre ad avere una certa familiarità con il motore di ricerca. Chiaramente, viene ribadita la necessità di non lasciarsi mai condizionare dalle opinioni personali e dall’orientamento politico e religioso.

Insomma… cerca di distinguerti con i tuoi contributi online, fino ad acquisire autorevolezza e potresti essere contattato da Google per contribuire ai risultati di ricerca!
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4060true26/03/2023 17:01:2726/03/2023 16:29:39Google SpamBrain: cos’è e perché condiziona il posizionamento26/03/20238Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/3691/alex-baldarelli.webp?202303261629397934976.webp//doweb.srl/download/decv/3692/7934976.webp?20230326170034Uno dei problemi che Google (e ogni webmaster) si trova a dover fronteggiare ogni giorno è il pericolo spam. Se, in passato, lo spam si limitava a mail pubblicitarie invasive, oggi il fenomeno è diventato molto più ampio e in grado di sovraccaricare e bloccare le comunicazioni di un’intera azienda. Non solo, un’email di spam viene integrata spesso con link che conducono a siti web infetti, estremamente pericolosi per dati personali e aziendali. Per mantenere gli utenti al sicuro, combattere e soprattutto prevenire lo spam, Big G ha realizzato, negli anni, svariati strumenti, tra questi l’algoritmo denominato “SpamBrain”. Vediamo di cosa si tratta e perché è in grado di condizionare il posizionamento delle pagine sul motore di ricerca. https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Uno dei problemi che Google (e ogni webmaster) si trova a dover fronteggiare ogni giorno è il pericolo spam. Se, in passato, lo spam si limitava a mail pubblicitarie invasive, oggi il fenomeno è diventato molto più ampio e in grado di sovraccaricare e bloccare le comunicazioni di un’intera azienda. Non solo, un’email di spam viene integrata spesso con link che conducono a siti web infetti, estremamente pericolosi per dati personali e aziendali.

Per mantenere gli utenti al sicuro, combattere e soprattutto prevenire lo spam, Big G ha realizzato, negli anni, svariati strumenti, tra questi l’algoritmo denominato “SpamBrain”. Vediamo di cosa si tratta e perché è in grado di condizionare il posizionamento delle pagine sul motore di ricerca.

Google SpamBrain: l’algoritmo che previene lo spam sul web
Google SpamBrain è un algoritmo che Google ha creato nel 2018, anche se la sua esistenza è stata resa nota solo lo scorso anno. Si tratta di uno strumento di intelligenza artificiale che ha lo scopo di individuare e ridurre al minimo possibile i siti web di spam sul motore di ricerca.

Aggiornato e migliorato costantemente, per far fronte alle minacce di spam in continua evoluzione, è riuscito a ridurre del 99% lo spam nelle ricerche, da quando è stato introdotto. Un altro dato significativo è quello che certifica come, secondo il rapporto annuale sul webspam del 2021, Google sia riuscito a diminuire del 70% i siti di spam compromessi. In sostanza, tutto ciò che esiste di spam sul web, ad oggi non è posizionato in alto in SERP.

SpamBrain e il suo enorme database di statistiche condivise di rilevamento e rimozione dello spam, sono stati inseriti, inoltre, nel Link Spam Update lanciato lo scorso dicembre: un aggiornamento che si avvale, appunto, dei dati dello SpamBrain: approfondiremo in seguito tutte le caratteristiche di questo update. Insomma, stop alle tecniche di SEO Black Hat, per non cadere in pesanti penalizzazioni!

Ma come funziona quindi questo algoritmo? Si basa sulla tecnica dell’apprendimento automatico e “impara” confrontando il sito web con migliaia di siti considerati spam presenti nel database: è così che migliora giorno dopo giorno. Ma che cos’è considerato spam da Google?

Innanzitutto, è bene chiarire che Google SpamBrain non interviene e non valuta solo i contenuti, per individuare casi di spam. Abbiamo detto dei backlink: secondo Big G, tutti i backlink acquistati, scambiati e ottenuti tramite network di siti che si “collegano” tra di loro è da considerarsi spam, senza parlare ovviamente di siti web compromessi da hacker e link infetti.

Per quanto riguarda i contenuti, abbiamo visto qui cosa Google considera spam: attenzione però… oggi i testi generati con l’intelligenza artificiale, se utili agli utenti, sono ben visti dall’algoritmo, come se fossero realizzati da un utente umano. Conta la qualità!

La qualità, appunto: sai che Google SpamBrain qualifica come spam anche la bassa qualità dei contenuti? Insomma, anche se non sei uno spammer, devi comunque stare attento e lavorare molto su ciò che proponi sul web, per non ricevere pesanti penalizzazioni sul motore di ricerca! Vediamo nel paragrafo successivo qualche consiglio per non finire nella rete di Google SpamBrain!

Google: segui le linee guida ed evita le penalizzazioni
Se è vero che l’analisi di Google SpamBrain è rivolta perlopiù a casi specifici di spam, è anche vero che per non ricevere penalizzazioni è importante soffermarsi anche sulla qualità dei contenuti.

Il consiglio che propone Google è sempre quello di seguire le linee guida, in particolare per quanto riguarda le politiche antispam. Come si evince dalle Norme relative allo spam per la Ricerca Google, alcune delle pratiche che devi assolutamente evitare sono:
  • Cloaking, ossia presentare agli utenti contenuti diversi rispetto a quelli mostrati ai crawler, con lo scopo di manipolare il ranking;
  • Doorway, pagine o siti creati con l’unica finalità di posizionarsi per query di ricerca specifiche e simili;
  • Link di spam, come quelli citati sopra, acquistati, scambiati e/o ricevuti da siti di directory e social bookmarking di bassa qualità o commenti nei forum con link nel post, tutte pratiche molto utilizzate in passato, per fare link building e oggi fortemente penalizzate da Google;
  • Funzionalità ingannevoli, come siti che “promettono” di fornire gratuitamente funzionalità utili come la conversione di file e servizi vari, ma che in realtà rimandano gli utenti ad annunci ingannevoli.
  • Redirect pericolosi, spesso inseriti dagli hacker allo scopo di reindirizzare gli utenti verso contenuti pericolosi. Rientrano tra i cosiddetti contenuti compromessi, ossia inseriti in un sito violato da un criminale informatico, spesso con lo scopo di installare contenuti dannosi sul computer.
Inoltre, poni particolare attenzione allo spam generato dagli utenti del tuo sito, ad esempio sul forum, tra i commenti, sul blog. Ecco perché ti consigliamo di implementare un captcha, per rilevare strumenti di bot che generano spam e bloccarli definitivamente!

Per quanto riguarda i contenuti, devi assolutamente allontanarti da pratiche di:
  • keyword stuffing, ossia testi strapieni di keyword per le quali si intende posizionarsi, senza alcun valore aggiunto per l’utente;
  • contenuti copiati
  • contenuti generati con l’intelligenza artificiale non utili per l’utente.
Ecco che quindi la parola d’ordine è sempre creare contenuti originali e di valore, per non essere classificato come spam. Pensa sempre che hai a che fare con persone reali, che desiderano ottenere qualcosa dalla ricerca, dimostra autorità e competenza e cerca di acquisire la fiducia degli utenti: così eviterai di cadere nelle penalizzazioni di Google SpamBrain!

Non solo, ricordati sempre dell’alta qualità dei link e soprattutto che siano organici e naturali. Se è vero che è possibile posizionarsi tra i primi risultati anche senza link building, un’attività del genere è un segnale forte che viene inviato a Google: il mio è un sito di alta qualità e autorevolezza!

Come ottenere backlink di alta qualità? Devi farti conoscere, con contenuti utili per gli utenti e possibilmente unici ed esclusivi, costruire relazioni nella tua nicchia e vedrai che arriveranno anche collegamenti importanti che valorizzeranno la tua strategia SEO!

Proprio sui link considerati spam, Google ha lanciato e portato a termine un aggiornamento proprio lo scorso gennaio. Prosegui nella lettura per scoprirne i dettagli!
Se hai ricevuto una penalizzazione da Google per spam, niente è ancora compromesso: contattaci subito!



SpamBrain e LinkSpam Update: l’aggiornamento di dicembre
Poco più di due mesi fa, Google ha confermato di aver terminato l’implementazione di un aggiornamento importante per contrastare lo spam sul web. L’update, lanciato lo scorso 14 dicembre, ha la funzione ottimizzare i criteri di esclusione di tutti i link considerati spam e quindi contrari alle linee guida. Si tratta di un aggiornamento che coinvolge tutte le lingue.

Nella nota ufficiale, Google cita anche SpamBrain, che è stato migliorato e viene impiegato sempre di più per rilevare anche i backlink non ottenuti in modo naturale e organico, ossia quei backlink, come detto, acquistati, ottenuti da siti creati appositamente con lo scopo di generare link in uscita e/o ricevuti tramite scambio.

Questo update, focalizzandosi sui link, “neutralizza” tutti quelli che considera spam, evitando di conteggiarli e valutarli: i siti web a cui “appartengono” potrebbero quindi notare delle penalizzazioni.

Nello specifico Google sfrutta diversi criteri di base per “etichettare” come spam un link:
  • non corrispondono al contenuto della pagina o del sito in cui sono pubblicati;
  • non integrano il contenuto e/o più della metà del contenuto è costituito da altri link
  • sono pubblicati su siti web con contenuti privi di utilità per l’utente e/o di bassa qualità
  • non indicano la fonte di un contenuto
  • sono pubblicati su siti web fraudolenti e/o riconducibili a giochi d’azzardo ecc.
Questo aggiornamento interessa anche i cosiddetti link di affiliazione. Ad esempio, ogni volta che incorporerai un link di questa tipologia all’interno di un testo sul tuo sito, devi qualificare e identificare quel link con un tag rel=sponsored. In caso contrario, potresti essere “tacciato” di spam.

Google consiglia quindi a ogni proprietario di siti web di utilizzare sempre una strategia di link building white hat, con link naturali e seguendo sempre le linee guida di Google per i webmaster, per ottimizzare il posizionamento SEO. Inoltre, ricorda sempre, che l’obiettivo per ogni content creator è quello di garantire sempre un’esperienza utente all’altezza, con contenuti di alta qualità: un fattore che vince sempre rispetto alla manipolazione dei link e del ranking.

Hai acquistato backlink? Il primo passo che puoi e che devi fare è quello di utilizzare lo strumento messo a disposizione da Google: Google Disavow. Questo tool ti consente di escludere e rimuovere i link “innaturali” che rimandano al tuo sito, ossia backlink non ottenuti in modo naturale e organico e che quindi violano le norme di Google.

Lo stesso Big G avverte: “si tratta di una funzione avanzata che deve essere adoperata con cautela”, pertanto il consiglio è sempre quello di affidarsi a degli esperti.
Doweb lavora sul posizionamento di un sito web sui motori di ricerca attraverso una strategia di link building che prevede link ottimizzati e una rete di link esterna, proponendo le tue pagine a siti attinenti alla tua attività. In questo modo Google valorizzerà il tuo sito ed eviterai qualsiasi rischio spam.
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1310true14/03/2023 14:56:1404/05/2021 00:11:48Operatori Google: come utilizzarli per effettuare ricerche approfondite11/02/20206Desirée Pucciio.webp//doweb.srl/download/decv/2021/io.webp?20200211181125operatori-di-ricerca-google.webp//doweb.srl/download/decv/2022/operatori-di-ricerca-google.webp?20200211181125Gli operatori di Google sono dei validi alleati per tutti coloro che desiderano migliorare, ottimizzare e restringere i risultati restituiti dalle ricerche.https://www.facebook.com/traduzioniprofessionalifirenze/Gli operatori di ricerca di Google sono caratteri e comandi speciali che estendono le capacità delle normali ricerche di testo. Gli operatori di ricerca possono essere utili in una molteplicità di operazioni, dalla ricerca di contenuti agli audit tecnici SEO.

Questi operatori di ricerca hanno le loro basi nella codifica; fondamentalmente, si tratta di “scorciatoie” per ottenere risultati migliori in termini di ricerca e, in ultima analisi, anche di SEO.

Quando si utilizza un operatore di ricerca, si sta comunicando a Google l’intenzione di restringere i risultati per quella query in modo decisamente specifico; in questo modo, invece di ottenere pagine e pagine di risultati non correlati alla ricerca, si ottengono solo risultati effettivamente pertinenti.

Utilizzare gli Operatori di Google significa innanzitutto conoscerli bene e, soprattutto, comprenderne a fondo lo scopo.

Il modo migliore per imparare ad utilizzare questi validissimi strumenti molto apprezzati da chi si occupa a livello professionale di posizionamento siti web, è procedere con l’esperienza diretta “sul campo”, in modo da capire pienamente le potenzialità degli Operatori.


Operatori di Ricerca di Google : quanti tipi ne esistono?

Gli operatori di ricerca di Google possono essere sostanzialmente suddivisi in 3 categorie, ovvero :

• Operatori di ricerca di Base
• Operatori di ricerca Avanzati
• Operatori di ricerca obsoleti (o inaffidabili)


Operatori di ricerca di base

Gli operatori di ricerca di base di Google aiutano a filtrare i risultati ottenuti da ogni singola ricerca di tipo standard.

Gli operatori di base sono costituiti da singoli caratteri ciascuno impostato all'inizio e alla fine della combinazione di parole chiave prescelta.

Vediamo un elenco dei principali operatori di base:

+ : Con il simbolo “+” è possibile combinare diversi concetti. In precedenza questo era l'unico modo per dire al motore di ricerca che tutte le parole dovevano essere cercate in combinazione. Al giorno d'oggi tale procedura è stata più semplicemente sostituita dallo spazio tra i termini, ma la presenza con il simbolo suddetto è sempre valida.

- : è possibile escludere determinate parole chiave con il simbolo “-”. Ad esempio, se si digitano le parole "SEO -posizionamento" nel campo di ricerca di Google, si otterranno solo risultati relativi al SEO. La parola chiave "posizionamento" viene dunque filtrata. La combinazione del simbolo meno e della parola da cercare che deve essere esclusa deve essere chiaramente distinta dagli altri termini di ricerca con uno spazio.

'': se si digita una query composta da almeno due termini, come "posizionamento siti", è possibile inserire la combinazione di parole chiave tra virgolette. Di conseguenza, la ricerca restituirà i risultati dove i termini inseriti corrispondono esattamente a quelli cercati, sia nell'ordine che nel numero.

* : L’asterisco, identificato a livello di operatore come "ricerca jolly", può sostituire una parola chiave che non è ancora nota al momento dell’inserimento della query. Se si inserisce "SEO *", verranno visualizzati i risultati delle combinazioni di termini più frequentemente cercati contenenti la parola chiave SEO. Questo processo è, tuttavia, al giorno d'oggi sostituito principalmente dall'estensione Google Suggest (meglio conosciuto come completamento automatico di Google). Pertanto, le parole chiave più utilizzate o le combinazioni di parole vengono visualizzate automaticamente durante la digitazione della parola da cercare.

OR : L’operatore di ricerca “OR” è importante nel caso in cui la ricerca non debba essere super specifica ma si desideri comunque ottenere risultati pertinenti. Questo operatore di ricerca indica a Google di mostrare i risultati che mostrano uno o l’altro termine di ricerca; ad esempio, se si digita “Gossip OR Fashion”, verranno mostrati risultati che riguardano il Gossip, il Fashion o entrambi. L’operatore “OR” può essere sostituito con il simbolo del pipe “|”.

() : Il simbolo delle parentesi è molto utile per raggruppare gli operatori di ricerca e controllare l’ordine con cui vengono eseguiti, come nell’esempio “(Fashion OR Gossip) ultime notizie”

: si tratta di un operatore di base poco utilizzato a dire il vero, ma può essere utile per effettuare ricerche di prodotti presso ecommerce e marketplace. Per utilizzare questo operatore di ricerca, basta apporre il simbolo dell’euro al nome del prodotto che si desidera cercare, come, ad esempio “€ spazzola elettrica”


Operatori di ricerca avanzata

Gli operatori di ricerca avanzata sono comandi speciali che modificano i risultati delle ricerche che possono richiedere parametri aggiuntivi (come un nome di dominio). Gli operatori avanzati sono in genere utilizzati per restringere le ricerche e approfondire i risultati.

Tra i principali operatori di ricerca avanzata, troviamo:

site: per verificare quali sono effettivamente le pagine di un sito che sono state correttamente indicizzate da Google, è sufficiente apporre la dicitura “site:” al dominio principale del sito stesso (esempio: “site:miosito.it”). In base all’esempio appena riportato, è bene specificare che i risultati mostrati saranno relativi solo all’estensione di dominio “.it”. E’ possibile restringere ulteriormente questo tipo di ricerca utilizzando una parola chiave aggiuntiva all’operatore, del tipo “site consulenza:miosito.it” : in questo modo, all’interno dei risultati di ricerca, verranno visualizzati solo quelli relativi al sito in questione che contengono la parola chiave “consulenza”.

info: se un utente digita "info: www.miosito.it", verrà visualizzata una grande quantità di informazioni relative al sito web in questione, come la cache del sito Web, siti similari o pagine che contengono un collegamento al sito di riferimento inserito nella query.

filetype: se si cerca su Google una query del tipo "filetype: pdf concorso" verranno visualizzati tutti i file PDF che contengono il parametro “concorso”.

intitle: se nella casella di ricerca di Google viene inserito l’operatore “intitle” seguito da un nome (ad esempio "intitle: selvaggio", verranno visualizzati tutti i risultati che contengono la parola “selvaggio” nel titolo.

inurl: questo operatore di ricerca serve sostanzialmente a restringere il numero dei risultati a tutte quelle pagine che presentano le keywords prescelte nella URL. Ad esempio, la ricerca “inurl:parigi” riporterà tutti i risultati che hanno la parola “parigi” nella URL.

AROUND : si tratta di un operatore poco utilizzato ma piuttosto interessante; permette infatti di ricercare termini che possono risultare all’interno di una pagina ad un determinato numero di parole di distanza. Ad esempio, la query “Vacanza AROUND 10 mare”, restituirà i risultati in cui i due termini frasi sono racchiusi in un intervallo di 10 parole l'uno dall'altro.



Operatori non affidabili o obsoleti

È stato riscontrato che operatori d ricerca inaffidabili producono risultati incoerenti e, per questo, il loro utilizzo è stato scoraggiato da parte di Google.

L'operatore "link:", ad esempio, è stato ufficialmente deprecato all'inizio del 2017. Sembra che gli operatori "inanchor:" siano ancora in uso, ma restituiscano risultati molto poco interessanti e talvolta inaffidabili.

Tra gli operatori non affidabili più comuni, troviamo :

daterange: questo operatore di ricerca restituisce i risultati nell'intervallo specificato. Sebbene possa risultare utile in determinate circostanze, si tratta di un operatore poco affidabile e discretamente inutile per un intervento di SEO.

link: questo operatore di ricerca (già citato in precedenza), restituisce risultati che rimandano al dominio di destinazione (la query potrebbe essere del tipo link:larepubblica.it). Questo operatore, come già sottolineato, è stato deprecato all'inizio del 2017.

inanchor: questo operatore di ricerca restituisce risultati collegati alla parola di ancoraggio specificata come, ad esempio, nella query “inanchor:annuncio”. Si tratta di un operatore obsoleto in quanto i dati ad esso riconducibili sono fortemente campionati.


Suggerimenti e trucchi per utilizzare al meglio gli operatori di ricerca

Conoscere nel dettaglio quali sono gli operatori di ricerca di Google più utilizzati ed efficienti è solo il primo passo per sfruttarne pienamente le potenzialità. E’ importante sottolineare, infatti, che il vero potere degli operatori di ricerca deriva dalla loro combinazione.

Se, infatti, questi strumenti possono risultare poco utili individualmente, c’è da dire che combinati forniscono un’analisi davvero interessante in relazione alle più svariate query di ricerca.

Innanzitutto, è bene tenere a mente una cosa quando si decide di combinare gli operatori di ricerca: molti di questi vengono applicati solo alla parola che li segue direttamente. Ad esempio, la query [intitle: guest posting blog] applicherà l'operatore intitle: solo alla parola "guest".

Esistono due modi per gestire questa cosa; innanzitutto, è possibile applicare gli operatori per ottenere frasi di corrispondenza esatta come "guida per il guest posting" inserendo le virgolette (“) intorno alla frase, per una ricerca del tipo: [intitle: "guida per il guest posting"]. In questo caso, si sta dicendo a Google che si desidera visualizzare solo risultati che contengano la frase esatta "guida per il guest posting", così l’operatore intitle: svolge la sua funzione su tutta la frase come se fosse una singola parola.

Nel caso in cui si desideri utilizzare l’operatore “intitle:” con varie parole ma non in un esatto ordine di corrispondenza, è possibile richiamare più volte tale operatore in una query in questo modo: [intitle: guida intitle: guest intitle: posting].

E’ di fatto possibile concatenare quasi tutte le combinazioni di operatori di base e operatori avanzati:

"guest posting" intitle: "top 5..10 notizie principali" -site: blogposting.com inurl: 2019

Questa ricerca restituisce tutte le pagine che menzionano "Nikola Tesla" (corrispondenza esatta), con la frase "notizie principali (X)" nel titolo, dove X varia da 5 a 10, non sono su blogposting.com e hanno "2019 "da qualche parte nell'URL.



Come scoprire il plagio di contenuti con gli operatori di ricerca

Coloro che desiderano scoprire se i contenuti del proprio sito sono stati in qualche modo “rubati” da altri siti web, possono sfruttare la potenza degli operatori di ricerca di Google.

E’ sufficiente usare una frase univoca estrapolata da un contenuto del proprio sito web e metterla tra tra virgolette (per una corrispondenza esatta) dopo un operatore "intext:" ed escludere il proprio sito con "-site:"

L’uso degli operatori può rivelarsi utile anche in caso di cambio di protocollo, ovvero, di passaggio da Http e Https; in questo caso, utilizzare una stringa del tipo “site: miosito.it: -inurl:https”, dove l’operatore “inurl:” serve per escludere dai risultati tutti quelli riconducibili alle pagine indicizzate col protocollo https.

Ciò ti aiuterà a rintracciare eventuali errori di indicizzazione o pagine che potrebbero non essere state sottoposte a una nuova scansione di Google.



Altre operazioni che è possibile fare con gli operatori di ricerca

Ricerche sui competitors

Nel caso si desideri verificare la presenza in rete di un contenuto che rimanda ad una certa keywords sul sito web di un concorrente del proprio settore di riferimento, è possibile sfruttare l’abilità degli operatori di ricerca di Google.

La query in questione potrebbe somigliare alla seguente : “sito: esempiosito.com intitle: "migliori spazzole per capelli"]; in questo caso Google restituirà qualsiasi post o pagina sul sito web specificato con quelle parole nel titolo.

Se invece si desidera sapere quanti sono gli articoli presenti sul blog di un concorrente, è possibile utilizzare gli operatori di ricerca nel seguente modo : “site: esempiosito.com/blog].

Miglioramento delle tempistiche di ricerca

Gli operatori di ricerca di Google, rappresentano un ottimo modo per risparmiare un po' di tempo prezioso ogni volta che ci si appresta ad effettuare una ricerca su motore in questione.

Supponiamo che si voglia rintracciare su uno specifico sito uno o più post che forniscano informazioni sull'uso efficace di Google Adwords senza perdere tempo a visitare migliaia di post inutili allo scopo; in questo caso, è possibile utilizzare la combinazione di operatori “site: esempiosito.com intitle: "google analytics".

In questo modo, sarà possibile ottenere un elenco di tutto ciò che il sito ha pubblicato relativo a Google Adwords.

La maggior parte dei siti Web che pubblicano guide o e-book ha un'area hub centrale dove è possibile accedere a tutti i pdf pubblicati; al fine di scremare la ricerca e velocizzare l’operazione di download, è possibile utilizzare gli operatori di Google nel seguente modo : “site: esempiosito.com filetype: pdf] per ottenere un elenco completo di tutti i file PDF ospitati su quel sito web. Ciò semplifica la navigazione e il download di tali file senza perdere tempo visitando in lungo e in largo il sito in questione.
SEO Copywriter professionista specializzata in tematiche legate al mondo del Web e della tecnologia 3914
4040true08/03/2023 16:17:3206/03/2023 13:49:48File .htaccess, cos’è, a cosa serve e perché è importante per la SEO08/03/20238Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/3670/alex-baldarelli.webp?202303061349484380747.webp//doweb.srl/download/decv/3671/4380747.webp?20230306134948Il file .htaccess è apparentemente un semplice file di testo, ma in realtà ha una funzione ben precisa: ti consente di “comunicare” con il web server Apache. Nello specifico, questo file contiene le direttive di Apache e ti permette di intervenire sui comandi che riguardano directory e file del tuo sito. Insomma, per apportare cambiamenti al comportamento del tuo sito - pur senza “godere” di un livello di accesso che normalmente garantisce un account standard di hosting – passa dal file .htaccess. Ma ricorda… non troverai un file htaccess.html o htaccess.txt: htaccess è essa stessa l’estensione del file! https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Il file .htaccess è apparentemente un semplice file di testo, ma in realtà ha una funzione ben precisa: ti consente di “comunicare” con il web server Apache. Nello specifico, questo file contiene le direttive di Apache e ti permette di intervenire sui comandi che riguardano directory e file del tuo sito. Insomma, per apportare cambiamenti al comportamento del tuo sito - pur senza “godere” di un livello di accesso che normalmente garantisce un account standard di hosting – passa dal file .htaccess. Ma ricorda… non troverai un file htaccess.html o htaccess.txt: htaccess è essa stessa l’estensione del file!

Per cominciare, vediamo come creare un file di questo tipo su Windows, per poi passare a un’analisi puntuale delle principali funzioni che puoi implementare attraverso questo file e, per concludere, perché può cambiare il tuo posizionamento su Google.

Creare un file .htaccess su Windows
Creare un file .htaccess sul sistema operativo Windows è semplicissimo. Basta aprire il blocco note, salvare il file e rinominarlo con l’estensione .htaccess, anziché .txt. Attenzione: in alcuni casi, caricare il file nelle cartelle root o interne del tuo sito potrebbe non è essere sufficiente, affinché i comandi in esso contenuti si “attivino”: in alcuni casi, infatti, gli hosting provider richiedono file eseguibili e intervenire sui permessi.

Le alternative per la creazione del file .htaccess sono due: creare il file direttamente nella root del tuo sito e rinominarlo .htaccess, oppure usare i generatori di file .htaccess che trovi sul web. Questi tool online ti facilitano anche in fase di implementazione dei codici, per ogni specifica funzione che desideri ottenere, grazie a un’interfaccia piuttosto semplice e intuitiva. Ti consigliamo htaccessredirect. Lo trovi qui.

File .htaccess: ottimizza il tuo sito e migliora la SEO
Prima di analizzare nello specifico i diversi comandi che puoi implementare nel file.htaccess è bene metterti in guardia di un fattore fondamentale: se questo file è posizionato nella cartella root del tuo servizio di hosting, ogni azione ha effetti su tutto il sito, a esclusione di quelle cartelle che contengono un diverso file .htaccess. Pertanto, se non conosci bene la sviluppo web e i codici di programmazione, affidati prima agli esperti, altrimenti rischi di mettere a repentaglio l’intero sito! In ogni caso, se pensi di intervenire in autonomia, ti consigliamo di salvare una copia di backup del file, affinché, in caso di qualsiasi problematica tecnica, si possa ripristinare il file .htaccess originale.

Detto questo, vediamo le potenzialità del file .htaccess: con una semplice modifica potrai ottimizzare notevolmente le prestazioni del tuo sito, con effetti benefici anche in termini di posizionamento sui motori di ricerca. Sappiamo che ci sono tantissimi fattori che Google considera elementi chiave per stabilire il ranking: questi si traducono in opportune direttive da inserire nel file sotto forma di comandi. Di seguito l’elenco:
  • Dominio e redirect. Abbiamo già approfondito la tematica del dominio canonico www o non www qui. Con un opportuno codice inserito nel file .htaccess puoi impostare un redirect automatico del dominio www a non-www e viceversa. Non solo, se hai spostato il tuo sito su un nuovo dominio, puoi anche implementare un reindirizzamento da quello vecchio a quello nuovo.
  • Redirect HTTPS: si tratta di reindirizzamenti che puoi fare da una URL non-HTTPS a una HTTPS.
  • Redirect 301 delle pagine. Con questo redirect vengono comunicati ai crawler dei motori di ricerca gli spostamenti di pagina verso un nuovo URL. Un avviso che può avvenire tramite la lettura di un frammento di codice nel file .htaccess.
  • URL SEO friendly e “pulite”. Uno degli elementi che Google valuta come fattori di ranking sono gli URL in ottica user. Questo deve essere breve e contenere la keyword. Inoltre, una URL deve essere “pulita” ossia priva dello slash finale: la presenza dello slash crea due link diversi che puntano allo stesso contenuto.


  • Evita contenuti duplicati. Con un comando nel file .htaccess puoi stabilire una regola quale URL è da considerarsi “canonica”? Ad esempio, l’homepage può essere raggiunta tramite diversi indirizzi: www.esempio.it, esempio.it, www.esempio.it/index ecc. Per l’utente è la stessa identica cosa, per il motore di ricerca assolutamente no! Questo dubbio in testa ai crawler su quale URL sia corretta porta a contenuti duplicati e quindi a penalizzazioni in SERP!
  • Seleziona la versione di PHP migliore. Impostare la versione di PHP più performante ti consente di ottimizzare le performance del tuo sito
  • Compressione dei file: GZIP. Un’ottima pratica per velocizzare il caricamento delle pagine web e la reattività del tuo sito è quella di comprimere i file che richiesti dagli utenti. Ogni volta che un utente clicca su una pagina, richiede una risorsa, non fa altro che sfruttare una porzione di banda: comprimendo il file, si risparmia l’uso della banda, poiché si scaricano meno dati e l’utente vedrà accelerarsi il caricamento della pagina e la reattività del sito. GZip è il metodo di compressione più utilizzato online.
  • Attivare la cache del browser. Abilitando la cache si stabilisce per quanto tempo il browser degli utenti deve leggere i file contenuti in cache, prima del nuovo download dall’hosting. Tarando nel modo corretto questo intervallo di tempo si otterrà un incremento di velocità nel caricamento delle pagine web.
  • Restituire messaggi di errore corretti. Se un utente dovesse richiedere una risorsa che non esiste più, quale ad esempio una pagina del tuo sito, è importante comunicarlo al visitatore: si tratta del classico errore 404. Con un apposito comando inserito nel file .htaccess, si può stabilire quale pagina mostrare all’utente in questa casistica: una pagina personalizzata, magari in linea con l’immagine coordinata della tua azienda e quindi del sito in generale.

Chiaramente, questi sono solo alcune (le principali) direttive che puoi inserire nel file .htaccess. Ne vedremo altre nel successivo paragrafo. Con questi comandi, puoi migliorare la sicurezza del tuo sito e delle tue risorse.
Attenzione: l’implementazione di queste direttive non è da considerarsi in alcun modo sufficiente per garantire protezione contro le violazioni messe in atto dagli hacker e non sostituiscono un’opportuna, completa e specifica strategia di cybersecurity contro le minacce informatiche.

File .htaccess: usalo per difendere il tuo sito dagli hacker!
Le tecniche di attacco hacker sono sempre in continua evoluzione e chiunque può finire nel mirino di un cybercriminale senza scrupoli, pronto a violare il tuo sito e mettere a repentaglio i tuoi dati. Il file .htaccess ha un’importanza non trascurabile anche per la sicurezza di un sito web e puoi (anzi, devi!) sfruttarlo per incrementare le barriere di difesa. Vediamo quindi quali sono le direttive principali che ti aiutano a proteggere maggiormente il tuo sito.
  • Proteggi file e directory con una password. Rendi accessibili i tuoi dati solo previa conoscenza di una password. Ti basta creare un file con l’estensione .htpassword contenente username e parola chiave criptata, per consentire il login a un file o una directory. Ci sono diversi tool online che ti aiutano nella creazione di questo file: noi ti consigliamo 4WebHelp.
  • Nega l’accesso a file a cartelle. Con opportune stringhe di codice, puoi anche negare completamente l’accesso ad alcuni file (ad esempio quelli nascosti) e directory.
  • Evita il furto di immagini (e di banda). Gli spammer sono soliti linkare sul loro sito immagini ospitate su altri server, sfruttando, di fatto, le sue risorse, i suoi file e la sua banda: una pratica, chiamata “hotlinking” che Google scoraggia con una penalizzazione in SERP. Blocca l’hotlinking con il file .htaccess.
  • Limita la dimensione dei file in upload. Una strategia utilizzata dagli hacker per “paralizzare” il tuo sito è quella di caricare in upload file di dimensioni gigantesche: questo renderebbe il tuo sito inattivo per un po’ di tempo. Ti basta inserire un codice in cui stabilisci la dimensione massima di caricamento dei file.
  • Blocco di un IP: se pensi che un determinato IP stia tentando di attaccare l’host, puoi addirittura bloccarlo tramite il file .htaccess. Questo risolverebbe il problema in caso di IP statico, ma in caso di IP dinamico, basterebbe riavviare la connessione per aggirare il blocco. Inoltre, fate attenzione perché con un errore potreste bloccare la visualizzazione ad alcuni utenti considerati “buoni”!
Htaccess e Robots.txt: la differenza
Chiudiamo questo articolo con una dovuta precisazione. I non addetti ai lavori talvolta confondono il file .htaccess con il robots.txt: vediamo in estrema sintesi quali sono le differenze tra questi due file.

La principale differenza sta nel fatto che htaccess regola l’accesso interno, perché, come abbiamo visto, comunica al server Apache come gestire il file, le directory, gli URL e quindi il modo in cui l’utente accede a queste risorse.
Al contrario, robots.txt gestisce l’accesso esterno, in quanto avvisa i motori di ricerca e i relativi strumenti web come leggere e cosa indicizzare. Senza questo file, i crawler di Google indicizzerebbero tutto ciò che trovano nel tuo host, senza eccezioni, compresi i file “privati”.

Insomma, entrambi i file sono assolutamente fondamentali per la “salute” del tuo sito, sia dal punto di vista strettamente tecnico, che per quanto riguarda gli effetti in termini di posizionamento sui motori di ricerca. Due fattori che vanno di pari passo per il successo della tua presenza online!
Pensi che il tuo sito non sia abbastanza performante e non riesci a posizionarti su Google? Contattaci subito!
A colazione mangio scrittura e frutta di stagione.14
4010true25/02/2023 18:34:1922/02/2023 17:25:24Google e contenuti AI: nessuna penalizzazione, conta la qualità25/02/20238Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/3640/alex-baldarelli.webp?2023022217252520945590.webp//doweb.srl/download/decv/3641/20945590.webp?20230222172831Google si è espresso: “Nessuna penalizzazione per i contenuti AI, ciò che conta è la qualità”. Non solo, Big G ha introdotto delle novità, implementando l’intelligenza artificiale in alcuni strumenti di sua proprietà e rispondendo a Microsoft e all’ormai stranoto ChatGPT. Scopriamo insieme la posizione di Google in quest’articolo e le migliori strategie per sfruttare l’intelligenza artificiale a proprio vantaggio.https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Avevamo parlato circa un anno fa della posizione di Google sui contenuti generati dell’intelligenza artificiale, passibili di penalizzazione nei risultati di ricerca. In queste ultime settimane, c’è stato un dietrofront del colosso di Mountain View, destinato ad avere ripercussioni sul lavoro di tantissime figure che operano con i contenuti digitali e con le strategie di posizionamento. Ma soprattutto sono previsti potenziali cambiamenti in SERP ed è necessario muoversi e agire di conseguenza.
Google si è quindi espresso: “Nessuna penalizzazione per i contenuti AI, ciò che conta è la qualità”. Non solo, proprio Big G ha introdotto delle novità, implementando l’intelligenza artificiale in alcuni strumenti di sua proprietà e rispondendo a Microsoft e all’ormai stranoto ChatGPT.
Scopriamo insieme la posizione di Google in quest’articolo e le migliori strategie per sfruttare l’intelligenza artificiale a proprio vantaggio.

Google e Intelligenza Artificiale: la nuova posizione
Ad aprile dello scorso anno, John Muller - Webmaster Trends Analyst di Google – aveva definito, senza mezze misure, i contenuti generati dai AI come un "tentativo inequivocabile di manipolare il ranking", scontrandosi quindi con l’obiettivo ultimo del motore di ricerca di “aiutare” gli utenti a trovare le informazioni che cercano: una vera e propria violazione delle linee guida per i webmaster.
Invece, sembra essere tornata di moda la visione precedente all’ultima presa di posizione, contraria ai contenuti generati con l’intelligenza artificiale: ciò che conta, fa sapere Google di recente, è la qualità, a prescindere da chi (o quale strumento) abbia generato il contenuto. Ed è proprio questo il leit motiv che risuona in questo periodo.

L’algoritmo, insomma, continuerà a premiare contenuti utili per gli utenti, anche se scritti da un sistema automatico. Chiaramente, restano penalizzati i contenuti realizzati con il solo scopo di scalare il ranking, senza portare alcun valore aggiunto alla community del web. In questo caso, verranno considerati spam, sia che siano prodotti da un utente umano, che siano stati restituiti da uno strumento di AI.
Tutto sta, quindi, nella responsabilità - tanto invocata da Google - di chi scrive il testo. Una responsabilità richiamata da Big G anche nel far sapere all’utente che un contenuto è stato realizzato con l’intelligenza artificiale. “Indichiamolo con una nota” – fanno sapere da Mountain View. Vediamo se e quanti seguiranno il consiglio di Google. Per il bene dell’utente e dei suoi intenti di ricerca.

Contenuti generati con AI: cosa devi sapere
Ora che conosci la posizione di Google sui contenuti generati con l’intelligenza artificiale, è il momento di scoprire quali sono i principi che devi considerare quando scriverai un contenuto AI.

Innanzitutto, come ben saprai, i contenuti devono essere originali, pertanto, anche se generati da un sistema automatico, sarebbe sempre bene apportare un tuo contributo, prima della pubblicazione. In questo modo, potrai scongiurare il rischio di testi ritenuti troppo simili tra loro, dal motore di ricerca. È proprio Google, tra le righe, a sottolineare il fatto di non abusare con l’intelligenza artificiale. Non deve mai sostituire il lavoro umano, essere un semplice supporto: solo con questo mantra si può avere la garanzia che i contenuti siano incentrati sulle persone.
Da questo punto di vista, non dimenticarti che la ricerca vocale è diventata oggi sempre più utilizzata: prova a inserire qualche keyword conversazionale a coda lunga, che potrebbe fare la differenza in termini di posizionamento. E lavora sempre sulla leggibilità, un elemento che solo l’essere umano può valutare correttamente.

Inoltre, ricordati sempre che ogni articolo o contenuto multimediale deve rispettare quattro fattori ben precisi, per essere considerato contenuto di qualità: esperienza, competenza, autorevolezza e affidabilità. Sia che siano realizzati dall’uomo o dall’intelligenza artificiale, Google farà emergere sempre informazioni di alta qualità, provenienti da fonti affidabili, soprattutto quando si parla di temi sanitari, sociali o finanziari. È proprio l’affidabilità l’elemento ritenuto più importante e prioritario da Google, fermo restando il rispetto delle norme relative ai contenuti.

Una valutazione che non è solo automatica e realizzata dall’intelligenza artificiale, ma anche da persone umane, in grado, chiaramente, di influenzare il giudizio sulla qualità di un testo e di conseguenza i risultati di Google. Ricordi i quality raters? Ne abbiamo già parlato: dai un’occhiata qui!

Abbiamo accennato, in precedenza al consiglio di Big G di indicare con una nota l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, quando si scrive un articolo. A testimonianza del fatto che Google non considera l’AI sostitutiva dell’uomo, sconsiglia di indicare come autore del contenuto la stessa intelligenza artificiale: “Non il modo migliore per seguire la raccomandazione di Google” – suggeriscono da Mountain View.

Ma Google ha voluto poi anche mostrare degli esempi di contenuti realizzati con l’intelligenza artificiale, diventati utili per gli utenti:
  • risultati sportivi: consentono agli appassionati di seguire le partite, leggendo commenti generati dall’AI, sfruttando i dati disponibili online;
  • previsioni meteorologiche: utilizzando dati attuali e storici, si possono ottenere proiezioni automatiche relative alla temperatura climatica
  • trascrizioni: servizi di speech-to-text, per ottenere la trascrizione di un audio o di un video.


Google e intelligenza artificiale: Lens e Multisearch con nuove funzionalità

Oltre alla presa di posizione sui contenuti (vedremo quanto definitiva), Google ha introdotto altre funzionalità di intelligenza artificiale sui propri strumenti, migliorando notevolmente l’esperienza dell’utente e l’integrazione con altre applicazioni.

In primis, è da evidenziare l’aggiornamento di Google Lens che permetterà agli utenti di ricercare anche da dispositivi mobile. Google fa sapere che il motore di ricerca e i suoi strumenti collegati sono in grado di comprendere testo, immagini, video e scatti dal mondo reale. Nello specifico, con Google Lens puoi cercare informazioni su ciò che ti circonda, sfruttando la fotocamera o semplicemente un’immagine.

Con il nuovo aggiornamento, gli utenti potranno inquadrare qualcosa e lanciare una ricerca sul web e nelle app utilizzate senza dover uscire dall’app stessa. Insomma, un notevole passo in avanti per quanto riguarda l’integrazione di questo strumento con le app più diffuse e utilizzate dagli utenti. Tutto con il prezioso aiuto dell’intelligenza artificiale.

Inoltre, Google ha pensato a un perfezionamento della Multisearch, che consente all’utente di effettuare ricerche utilizzando immagini e testo in contemporanea, ottimizzando la sua ricerca e rendendola ancora più comprensibile al motore, in termini di intento e bisogno. Ad esempio, si può effettuare una ricerca a partire dalla foto di un maglione rosso, ma che noi vorremmo nero: ecco che basta inserire la foto e aggiungere il testo “nero”. A questo Google aggiunge la possibilità per l’utente di effettuare ricerche locali a partire da una foto, aggiungendo a essa “vicino a me”. Sul blog di Google trovi esempi pratici delle nuove funzionalità di intelligenza artificiale che verranno presto introdotte.


Google contro ChatGPT: annunciato Bard
È notizia di questi ultimi giorni la risposta di Google a ChatGPT: si chiama Bard ed è il sistema di intelligenza artificiale di Big G. Lo ha annunciato proprio Sundar Pichai, il CEO dell’azienda, definendolo un servizio ancora sperimentale basato su AI con la capacità di dialogare con gli utenti e rispondere alle loro richieste. Al momento Bard è disponibile solo in una versione limitata a un numero predefinito di utenti, ma nelle prossime settimane potrebbe essere aperto al pubblico.

Uno strumento che verrà integrato nel motore di ricerca e che è in grado di trovare informazioni in tempo reale sul web, per poi restituirle, aggiornate, agli utenti.
ChatGPT - che probabilmente sarà integrato presto in Bing - sfrutta un database fermo al 2021; al contrario, Bard si avvale di dati sempre nuovi e verificati a partire dai feedback degli utenti stessi e con processi di verifica interna.

Insomma, Bard sembra addirittura meglio di ChatGPT in termini di potenzialità. Sembra, appunto. Perché il lancio di Bard è stato un autentico flop. Interrogato sulle scoperte astronomiche, Bard ha fallito miseramente, riportando un’informazione errata. Un errore che è costato a Google un crollo delle azioni del 9%. Ora i developers di Mountain View sono già al lavoro per addestrare meglio lo strumento, con risposte nette e fattuali, ricorrendo a degli esempi, per consentirgli di immagazzinare nuovi dati nel migliore dei modi. Non solo, è stato suggerito loro, con linee guida ben definite, di rivolgersi a Bard con risposte in prima persona, tono educato ma anche informale.

Articoli interessanti, per gli utenti
In conclusione, la posizione di Google nei confronti dei motori di ricerca non è assolutamente una delegittimazione dell’importanza del contributo “umano” nei contenuti che vengono pubblicati online e nell’interazione con il motore di ricerca. Per Google, l’intelligenza artificiale è un mondo con infinite possibilità che faciliteranno il dialogo con gli utenti, affinché ottengano sempre più velocemente e in maniera completa ciò che cercano sul web. Come sottolineato da Big G, l’uso appropriato dell’AI non è assolutamente contrario alle linee guida; l’uso inappropriato verrà combattuto, come sempre.

Nessuna rivoluzione è prevista, ma solo un’evoluzione a vantaggio degli utenti, che siano semplici fruitori o creatore di contenuti. Che si avvalgano di intelligenza artificiale o meno.
In Doweb, seguendo le linee guida di Google, realizziamo articoli interessanti per il tuo business, per incrementare la tua authority nel settore e aumentare le pagine indicizzate su Google. L’obiettivo è sempre spingere i tuoi servizi in prima pagina.
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4000true15/02/2023 09:30:0214/02/2023 17:42:18Interaction to Next Paint (INP): cos’è e perché devi ottimizzarlo16/02/20238Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/3629/alex-baldarelli.webp?20230214174218Sandy_Bus-06_Single-05.webp//doweb.srl/download/decv/3630/sandy-bus-06-single-05.webp?20230215092350Le metriche che Google tiene in considerazione per stabilire il ranking dei risultati di ricerca sono tantissime, tra queste quelle sicuramente più rilevanti sono quelle legate alla user experience. Da anni si studiano i Core Web Vitals e come ottimizzare un sito web per migliorare l’esperienza dell’utente, tuttavia troppo poco si parla dell’importanza dell’Interaction to Next Paint (INP), un fattore che, come vedremo, fa assolutamente la differenza. Tra poco, questo parametro potrebbe essere inserito nei Core Web Vitals e diventare quindi una metrica di assoluta rilevanza in termini di posizionamento sul motore di ricerca. Vediamo quindi, nello specifico, di cosa si tratta quando parliamo di Interaction to Next Paint, come si misura, come ottimizzarlo e perché chi si occupa di SEO non lo sottovaluta mai. https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Le metriche che Google tiene in considerazione per stabilire il ranking dei risultati di ricerca sono tantissime, tra queste quelle sicuramente più rilevanti sono quelle legate alla user experience. Da anni si studiano i Core Web Vitals e come ottimizzare un sito web per migliorare l’esperienza dell’utente, tuttavia troppo poco si parla dell’importanza dell’Interaction to Next Paint (INP), un fattore che, come vedremo, fa assolutamente la differenza.

Tra poco, questo parametro potrebbe essere inserito nei Core Web Vitals e diventare quindi una metrica di assoluta rilevanza in termini di posizionamento sul motore di ricerca. Vediamo quindi, nello specifico, di cosa si tratta quando parliamo di Interaction to Next Paint, come si misura, come ottimizzarlo e perché chi si occupa di SEO non lo sottovaluta mai.

Interaction To Next Paint: una definizione
L’Interaction To Next Paint (INP) è una metrica che analizza i tempi di risposta della pagina all’interazione dell’utente: un clic, un tocco su un device touchscreen, la pressione di un tasto (non contano, invece, gli scroll di pagina).

Come detto, tra poco potrebbe entrare a far parte dei Core Web Vitals, ossia l’insieme dei parametri legati alla velocità del sito, ma anche alla chiarezza e alla reattività delle pagine web rispetto alle richieste dell’utente. Tutti questi fattori, che incidono sulla Page Experience devono essere ottimizzati affinché il visitatore possa fruire di un’esperienza all’altezza dei suoi intenti di ricerca.

Innanzitutto, è importante sapere che l’INP misura proprio la reattività, soffermandosi sulla latenza delle interazioni di un utente con la pagina web. La reattività non è altro che la velocità con cui la pagina risponde alla richiesta del visitatore in termini di interazione; la latenza quindi è l’intervallo di tempo che va dal momento in cui l’utente inizia l’interazione con la pagina a quello in cui viene presentata la risorsa richiesta. Ad esempio, quanto tempo occorre al sito per aggiungere un articolo nel carrello, dopo il tuo clic? Dopo quanto tempo viene mostrato un determinato menu, a partire dalla tua interazione con il sito? Ecco, questa durata deve assolutamente essere ridotta il più possibile.

Attenzione però, il valore dell’INP non si misura solo sulla base della latenza verificata nella prima interazione (in questo caso si parla di First Input Delay) ma in tutto il ciclo di vita della pagina. In sostanza, è un valore “definitivo” basato su tutte le interazioni che il visitatore effettua sulla pagina, aggiornandosi continuamente, fino a quando l’utente abbandona la pagina. E’ a questo punto che si registra un valore di INP complessivo.

È importante non confondere l’INP con la velocità di caricamento di una pagina, che prende in considerazione il tempo necessario affinché l’utente veda la prima schermata. L’INP - definita anche reattività di runtime - parte dal clic (o dal touch) dell’utente, fino a quando questi non riceve una risposta dalla risorsa richiesta: questo sarà il risultato “parziale” dell’INP, che cambierà, come detto, fino alla chiusura della pagina da parte dell’utente stesso.

Interaction To Next Paint: come si misura
È giunto quindi il momento di approfondire come effettivamente Google misura l’Interaction To Next Paint e quali sono i valori ottimali. La risposta ci viene fornita da uno degli sviluppatori di Google, su blog.dev. Vediamola in sintesi.

Come detto, l’Interaction to Next Paint rappresenta la latenza complessiva delle interazioni di una pagina. Per le pagine con meno di 50 interazioni complessive (si pensi alle pagine con testo e immagini, con poche modalità di interazione) l’INP non è altro che l’interazione con la latenza peggiore (quella con la durata più elevata), ignorando i valori anomali. Per le pagine con più di 50 interazioni l’INP è rappresentato, nella maggior parte dei casi, dal 98° percentile della latenza di interazione.

Ricordiamoci che sull’INP incidono fattori quali:
  • Input delay – l’intervallo di tempo tra l’interazione e l’esecuzione dei gestori di eventi
  • Processing time – il tempo complessivo necessario per eseguire il codice nei gestori di eventi associati
  • Presentation delay – l’intervallo di tempo tra la fine dell’esecuzione dei gestori degli eventi e la presentazione della risorsa richiesta nel browser.
Vuoi garantire una buona user experience? Il tuo sito non dovrebbe mai avere un INP al di sopra di 200 millisecondi. Una buona soglia da tenere in considerazione è il 75° percentile dei caricamenti di pagina, divisi tra device mobili e desktop.

Troppo complicato? Non preoccuparti, ci sono diversi tool che ti consentono di effettuare il test delle diverse metriche che incidono sulla velocità di pagina, con effetti in termini di ranking. Ovviamente, quello più semplice e immediato è PageSpeed Insights. Ti basta inserire l’URL di una pagina web e avrai anche degli spunti di ottimizzazione.
Inoltre, esiste un’estensione di Chrome che ti consente di analizzare i Core Web Vitals, fornendo un feedback immediato su Largest Contentful Paint, Cumulative Layout Shift e First Input Delay. Al momento, la misurazione dell’Interaction to Next Paint è solo sperimentale, ma consente già di farsi un’idea sullo “stato di salute” del tuo sito in termini di user experience. La trovi qui: provala subito!



Come ottimizzare l’Interaction To Next Paint
Migliorare le prestazioni delle pagine del nostro sito e ottimizzare i valori di Interaction To Next Paint non è così immediato, senza un minimo di conoscenze di programmazione (JavaScript) e sviluppo.

Come abbiamo già sottolineato, l’Interaction to Next Paint è una metrica che tiene conto di tutto il ciclo di vita della pagina. A grandi linee, quindi, l’ottimizzazione di questo parametro consiste, in primis, nell’individuare il momento critico dove avviene la riduzione della reattività, se durante il caricamento della pagina oppure successivamente.

Solitamente, a causare elevati valori di INP è un caricamento di un frammento di codice Javascript che avviene in concomitanza con l’interazione dell’utente. Un qualsiasi script che blocca il thread principale per un lungo periodo, ritarda, per forza di cose, l’interazione.

Per migliorare l’INP durante il caricamento della pagina, il programmatore rimuove, innanzitutto, la parte di codice inutilizzato, identifica la parte che fatica ad essere caricata e trova quale frammento può essere suddiviso in più parti per essere caricato più velocemente. Un Javascript non ottimizzato, con codice ridondante o poco suddiviso può causare il blocco del threat per un tempo prolungato.

Per ottimizzare l’INP dopo il caricamento completo della pagina, è opportuno verificare se esistono frammenti di codice Javascript di terze parti in esecuzione che condizionano la reattività della pagina (si pensi agli script pubblicitari).

Inoltre, è estremamente utile “far girare” il profilatore di prestazioni, che consente di individuare attività che richiedono troppo tempo e che devono essere ottimizzate, oltre a valutare interazioni discrete. Al contempo, è importante utilizzare l’API postTask, per assegnare le giuste priorità nel modo corretto.
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Interaction to Next Paint e SEO: cosa devi sapere
Sappiamo da tempo che Google considera molto importante l’esperienza utente, per posizionare le pagine web sul motore di ricerca. Se veramente tra poco l’INP diventerà parte dei Core Web Vitals, allora sarà opportuno farsi trovare pronti. Noi in Doweb stiamo approfondendo questa metrica da tempo e teniamo conto di ogni aspetto che possa incidere sulla velocità del sito, quando realizziamo siti web ed effettuiamo restyling di siti web esistenti.

Una volta entrata nei Core Web Vitals, l’Interaction to Next Paint sarà considerato fattore di posizionamento da Google. E’ vero che i contenuti e la capacità di questi di soddisfare gli intenti di ricerca restano fattori di primaria importanza, ma a parità di questo fattore, un sito web con valori Core Web Vitals più elevati, verrà premiato. Senza tralasciare, ovviamente, altri fattori come la creazione di una struttura di link ottimizzati, una rete di link esterna, l’implementazione dell’HTTPS, l’ottimizzazione per i dispositivi mobili e l’eliminazione di ogni forma di annuncio invasivo, ecc.

Tutti questi elementi e molti altri vengono valutati quando realizziamo un sito, individuando la migliore soluzione per la specifica esigenza del cliente. Ecco perché i nostri siti sono progettati sin dal primo codice per posizionarsi tra i primi risultati di ricerca e ottenere tante visite.

Non dimenticare, inoltre, che la frequenza di rimbalzo è un parametro di primaria rilevanza per Google: non abbandoneresti subito un sito che non risponde con reattività ai tuoi comandi? Ecco che allora potrai offrire anche il miglior contenuto, ma nel lungo periodo, se non riesci a mostrarlo nel modo corretto, non andrai molto lontano.

Non solo, una reattività del sito incide in larga parte anche sul tasso di conversione: pertanto, se hai un ecommerce, non puoi sicuramente esimerti dall’ottimizzare l’Interaction to Next Paint. E’ risaputo che un utente che ha già le idee chiare e vuole procedere con l’acquisto, non ha nessuna intenzione di perdere tempo con una procedura troppo lunga e difficoltosa, figuriamoci se si trova di fronte un sito che non risponde subito alla sua interazione!

Insomma, a prescindere da quale sia la natura del tuo sito e dei contenuti che “promuovi”, devi subito correre a ottimizzare l’Interaction To Next Paint, una metrica che fa assolutamente la differenza!
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3990true29/01/2023 12:36:5829/01/2023 12:11:13Ecommerce integrato con Amazon: come funziona e tutti i vantaggi29/01/20237Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/3618/alex-baldarelli.webp?20230129121113amazon-gb61ed53f0_1920.webp//doweb.srl/download/decv/3619/amazon-gb61ed53f0-1920.webp?20230129123431Hai un ecommerce e vedi Amazon come la principale minaccia per il tuo business? Sappi che può diventare un tuo alleato! Oggi il colosso americano è il punto di riferimento per gli acquisti online ed è molto complicato (se non impossibile) riuscire a competere. Ecco perché è molto più conveniente integrare il proprio ecommerce con Amazon, sfruttandolo come canale di vendita. Una strategia che ti permette di aumentare le probabilità di vendere, senza preoccuparti di problematiche in termini di gestione del doppio canale. Ma vediamo come funziona l’integrazione e quali sono i vantaggi immediati per il tuo negozio virtuale! https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Gli acquisti online sono diventati, soprattutto dal 2020 in poi, una pratica sempre più consolidata. Secondo l’Osservatorio eCommerce B2C, nel 2022 il business ha toccato quota 33,2 miliardi di euro. Insomma, investire in un negozio virtuale sembra una scelta sempre più azzeccata. Tuttavia, spesso un motivo per cui si desiste è la concorrenza spietata di Amazon, un fattore che desta più di qualche preoccupazione anche per chi è già un venditore navigato.

Hai un ecommerce e vedi Amazon come la principale minaccia per il tuo business? Sappi che può diventare un tuo alleato! Oggi il colosso americano è il punto di riferimento per gli acquisti online ed è molto complicato (se non impossibile) riuscire a competere. Ecco perché è molto più conveniente integrare il proprio ecommerce con Amazon, sfruttandolo come canale di vendita. Una strategia che ti permette di aumentare le probabilità di vendere, senza preoccuparti di problematiche in termini di gestione del doppio canale.
Ma vediamo come funziona l’integrazione e quali sono i vantaggi immediati per il tuo negozio virtuale!

Ecommerce e integrazione con Amazon: i dettagli
L’integrazione del proprio negozio virtuale con Amazon consiste nell’estensione delle diverse funzionalità del marketplace proprietario alla piattaforma del “re degli ecommerce”. In sostanza, puoi mettere in vendita i tuoi prodotti oltre che sul tuo sito, anche esternamente, gestendo tutto da un’unica dashboard sempre aggiornata.

Ci sono diversi venditori digitali che, fedeli al proprio ecommerce, evitano Amazon, preferendo un’unica piattaforma per non doverne gestire due contemporaneamente: troppo tempo perso per l’aggiornamento dei prodotti in vendita, la merce disponibile, i ricarichi, gli ordini ecc. Ed è proprio qui che quindi l’integrazione viene in soccorso, garantendo una gestione unificata ed efficiente.

Insomma, una sincronizzazione totale tra le due piattaforme: potrai creare annunci Amazon, stabilire quali prodotti mettere in vendita esternamente con la massima semplicità, selezionandoli da un unico pannello di controllo. Potrai scegliere la categoria, la quantità disponibile, il prezzo, la descrizione… un’inserzione a regola d’arte. Senza dimenticare la sincronizzazione anche per quanto riguarda l’inventario: in sostanza, piena integrazione anche con la logistica e il magazzino!
Hai già capito che i vantaggi sono considerevoli… ma non hai ancora visto tutto! Prosegui la lettura e scoprili nel dettaglio!

Perché integrare l’ecommerce con Amazon
Abbiamo già capito che l’integrazione del tuo ecommerce con Amazon è una possibilità da non lasciarsi scappare. Ottimizzare il tuo sito per renderlo più veloce e performante per l’esperienza dell’utente è sicuramente un passo indispensabile per posizionare il tuo sito tra i primi risultati di ricerca. Con il nostro servizio di posizionamento SEO, lavoriamo su ecommerce per ricevere più visite e quindi maggiori probabilità di attrarre nuovi clienti, evitando costi di sponsorizzazione.

Ma sfruttare la copertura a livello internazionale di un colosso come Amazon è un vantaggio che può far fare un salto di qualità ancora più grande al tuo negozio virtuale. Ed è proprio questo il plus principale che caratterizza l’integrazione. Ma vediamoli tutti!
  • Visibilità. Amazon è sempre in cima ai risultati sui motori di ricerca ed è posizionato per tantissime keyword: insomma, è una vetrina che ti permette di raggiungere milioni di utenti con i tuoi prodotti. Potrai intercettare target e interessi molto variegati e diversi, aumentando quindi notevolmente le possibilità di vendita.
  • Promozione facile: farsi strada e battere la concorrenza online non è così semplice come si pensa: l’integrazione con Amazon è un’ottima “scorciatoia” per far conoscere i propri prodotti anche a persone che acquistano solo sulle grandi piattaforme.
  • Autorevolezza e fiducia. La reputazione che Amazon si è conquistata nel tempo è notevole e consolidata e nessuno la mette mai in discussione. Ecco perché quando un utente trova un prodotto sul noto marketplace non si pone mai il dubbio sulla sua affidabilità, di conseguenza nessun potenziale acquirente perso perché timoroso degli acquisti online, tanto più su un ecommerce poco conosciuto.
  • Sicurezza dei sistemi di pagamento online. Uno dei dubbi che assillano gli scettici degli acquisti online è quello di dover inserire le proprie carte di credito sul web. Ecco perché tanti si fidano solo dell’acquisto su Amazon, che garantisce transazioni veloci e sicure con molteplici sistemi di pagamento.
  • Linee guida e meccanismi di vendita standardizzati. Amazon garantisce una customer experience eccellente e riconosciuta da sempre, con informazioni sempre chiare e complete in ogni fase d’acquisto da parte del cliente, senza dimenticare la possibilità di garantire il reso e il rimborso, un fattore sempre apprezzato dagli utenti.
  • Spedizioni veloci e sicure. Se scegli di avvalerti delle spedizioni con Amazon Prime, ecco che garantisci immediatamente un servizio di consegna tempestivo e sicuro, che è sempre visto come un plus determinante per concludere una vendita.
Oltre a questi vantaggi intrinseci alla presenza su Amazon, non dimentichiamo il già accennato vantaggio legato all’integrazione in quanto tale: la gestione unificata e automatizzata, tutta in unico pannello di controllo. Gestisci tutti gli ordini da un’unica dashboard, ti basta selezionare quale canale utilizzare per la messa in vendita e scegliere quali prodotti già presenti sul tuo ecommerce, pubblicare anche su Amazon.

In generale, risparmi tanto tempo e ottimizzi la gestione, considerando anche la sincronizzazione continua dei magazzini, delle scorte e dei prezzi. Aumentano quindi notevolmente gli standard di efficienza, evitando di conseguenza vendite non tracciate, scarsa disponibilità di prodotti e problematiche di vario genere nella gestione di due piattaforme e talvolta anche a livello di logistica.



Ecommerce e integrazione: gli svantaggi
L’integrazione del tuo negozio virtuale con Amazon non è però esente da svantaggi, seppur “sopportabili” in confronto ai pro. Per una panoramica completa, dai un’occhiata ai motivi per cui l’integrazione è ancora vista con scetticismo e prendi la giusta decisione per il futuro della tua attività in rete.
  • Concorrenza: eh certo… non ci sei mica soltanto tu su Amazon. Tantissimi venditori lo scelgono come unico marketplace, altri lo integrano con il proprio ecommerce… insomma a tanti potenziali clienti corrisponde comunque tanta concorrenza. E poi c’è Amazon stesso a farti concorrenza, con tantissimi prodotti con il suo marchio. Insomma… da una parte la portata internazionale e una visibilità impennata, dall’altra la concorrenza, per certi versi anche maggiore.
  • Scarsa visibilità del proprio brand su Amazon: chi acquista su Amazon spesso pensa che il venditore sia proprio… Amazon! Ecco perché se pensi di valorizzare e far conoscere a tutti il tuo brand, vendere i prodotti sul colosso statunitense non è proprio la scelta ottimale… o meglio, non è il canale giusto dove improntare una strategia di brand awareness, che dovresti valutare per il tuo ecommerce.
  • Scarsa fidelizzazione: un fattore che si lega alla scarsa visibilità del tuo brand. I clienti, spesso, quando acquisteranno un tuo prodotto su Amazon, non torneranno a cercare il tuo brand, perché spesso e volentieri non l’hanno mai conosciuto, in quanto troppo nascosto. Ecco che quindi ripartiranno da una classica ricerca per prodotto, tra i tantissimi venditori presenti: questo rendere sicuramente molto complicata la fidelizzazione.
  • Scarsa personalizzazione: come ben saprai, tutti gli oggetti in vendita hanno schede prodotto, cataloghi e vetrine molto simili tra loro. Per questo, le caratteristiche peculiari della tua offerta potrebbero perdersi nell’immensa moltitudine di prodotti.
  • Commissioni: Eh sì, tutti i vantaggi che abbiamo elencato sopra hanno un costo, che è dato dalle commissioni che Amazon trattiene dai venditori. Certo, non sono commissioni da niente, ma confrontandole alla crescita di visibilità e di conseguenza all’incremento di probabilità di vendita, vedrai che è sicuramente un prezzo che sarai disposto a pagare. A quanto ammontano le commissioni? Scoprilo nel prossimo paragrafo!
Vendere su Amazon: le commissioni
Oltre alla concorrenza, sono le commissioni che spesso fanno desistere i venditori a essere presenti anche su Amazon. Vediamo quindi quali costi devi mettere in conto, se vuoi integrare il tuo ecommerce con Amazon.

Innanzitutto, esistono due piani di vendita: se hai un account base, non paghi alcun abbonamento, ma solo 99 centesimi ad unità venduta; con un account professionale devi sborsare 39,99 euro mensili come parte fissa, a prescindere dalle unità vendute.

Per quanto riguarda le commissioni, queste cambiano a seconda del piano di vendita, della categoria del prodotto e dalla modalità di gestione degli ordini (autonoma o tramite logistica Amazon). A questi vanno aggiunti dei costi extra eventuali, quali, ad esempio, per lo stoccaggio e/o eventuale pubblicità. Le commissioni per la segnalazione su ogni articolo venduto, che varia dall’8 al 15%, mentre alcuni prodotti sono soggetti a un’ulteriore commissione: libri, dvd, prodotti musicali, software, computer e videogiochi.
Per ulteriori informazioni sulle commissioni e i costi che dovrai sostenere per vendere su Amazon, non perderti tutto quello che ha da dirti il colosso di Bezos: vedi quici sono bonus per i nuovi brand in piattaforma!

Come hai visto, i vantaggi di vendere su Amazon sono molteplici, ma se non hai ancora un ecommerce, ti sconsigliamo di utilizzare solo il marketplace statunitense. La scelta migliore è aprire un negozio virtuale proprietario e integrarlo con Amazon, per sfruttare tutti i vantaggi in termini di visibilità, senza però dover fare i conti totalmente con una concorrenza difficile da gestire. Come? Utilizzi già entrambi i canali, ma non li hai integrati? Smetti di impazzire con una gestione separata: integrali e gestisci tutto in un unico pannello!
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3960true16/01/2023 19:54:2722/12/2022 16:36:017 tendenze SEO 2023: come scalare posizioni nel nuovo anno23/12/20228Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/3587/alex-baldarelli.webp?202212221636012023-year-with-japan-ornament.webp//doweb.srl/download/decv/3588/2023-year-with-japan-ornament.webp?20221222163718Ormai prossimi alla fine del 2022, si inizia già a pensare alle migliori strategie per il posizionamento SEO nel 2023. Ecco perché devi conoscere quali saranno le tendenze SEO previste per il prossimo anno, per poter scalare posizioni e battere in anticipo la concorrenza. Vedremo quindi quali saranno i fattori più determinanti, almeno per i primi mesi del nuovo anno: sappiamo che l’algoritmo di Google è in continua evoluzione e stabilire cosa avverrà con i nuovi aggiornamenti è pressoché impossibile, ma possiamo già prevedere cosa ha in programma Big G e come agire in modo proattivo. Dove porre l’attenzione e dove investire tempo e risorse?https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Ormai prossimi alla fine del 2022, si inizia già a pensare alle migliori strategie per il posizionamento SEO nel 2023. Ecco perché devi conoscere quali saranno le tendenze SEO previste per il prossimo anno, per poter scalare posizioni e battere in anticipo la concorrenza. Vedremo quindi quali saranno i fattori più determinanti, almeno per i primi mesi del nuovo anno: sappiamo che l’algoritmo di Google è in continua evoluzione e stabilire cosa avverrà con i nuovi aggiornamenti è pressoché impossibile, ma possiamo già prevedere cosa ha in programma Big G e come agire in modo proattivo. Dove porre l’attenzione e dove investire tempo e risorse?

SEO Trends 2023: user experience, mobile responsive e non solo
Se hai sempre seguito gli aggiornamenti di algoritmo di Google nel 2022, prevedere le tendenze SEO nel 2023 non è troppo complicato. Diventa sempre più fondamentale studiare e analizzare la search intent, quale fattore di ranking preponderante. E’ indispensabile quindi, per conquistare i primi posti sui risultati di ricerca, comprendere le motivazioni reali per le quali un utente effettua una ricerca: le persone cercano sempre di più risposte rapide e coerenti.

Resta sempre valida e necessaria l’ottimizzazione della user experience, in particolare su device mobili, ma soprattutto massima importanza ai contenuti di qualità, un vero e proprio must che Google continua a “premiare” nei suoi algoritmi. Ma vediamo nello specifico quali sono i trends per l’anno che verrà e le strategie migliori per applicarli.
  • Ricerca semantica. L’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico diverranno sempre più parte integrante degli algoritmi di Google. Questo condizionerà anche la keyword research, riducendo sempre l’importanza della keyword density nei contenuti. Le parole chiave “conversazionali”, come se fosse una vera e propria domanda a un individuo umano. Basta “migliori tv 2022” e avanti con “quali sono le migliori tv del 2022?” . IA e apprendimento automatico consentiranno al motore di ricerca di interpretare con estrema precisione il significato di parole e frasi all’interno delle pagine, pertanto non è necessario riempire un testo di keywords per le quali si intende posizionarsi, perché Google sarà in grado di comprendere la tematica, le parole e il contesto, decidendo di conseguenza come posizionare le pagine nei risultati di ricerca. Attenzione però: non pensare di usare l’intelligenza artificiale per la creazione di contenuti, perché Big G non smetterà di valorizzare l’apporto umano nella stesura dei testi. Solo gli umani, secondo il motore di ricerca, potranno capire veramente come soddisfare gli intenti di ricerca delle persone.
  • Ricerca vocale: oggi sempre più persone utilizzano ogni giorno la ricerca vocale su Google, che non può fare a meno di dare sempre più importanza a una feature sempre più in rilievo. Un trend in crescita che potrebbe diventare il principale metodo utilizzato dalle persone per effettuare ricerche: è previsto per il 2023 un aggiornamento che renderà il motore di ricerca sempre più “umano”, in grado di rispondere alle query in modo naturale. Se l’utente non ricercherà più con una parola o una frase, ecco che anche i contenuti dovranno essere realizzati in quest’ottica. Potresti vincere la concorrenza in questo campo!
  • Ricerca multimediale: Google sta già pensando di implementare un sistema per inserire in input un video per trovare informazioni. Le persone online sono sempre più catturate con contenuti multimediali e soprattutto video. Ecco che quindi tutorial, interviste, video recensioni e presentazioni multimediali saranno contenuti sempre più apprezzati dal motore di ricerca.
  • Ricerca visiva: pronti per l’esplosione di Google Lens? Oggi lo strumento per effettuare una ricerca, solitamente di un prodotto, tramite foto è ancora poco utilizzata, ma si prevede un decollo nel 2023. Ecco perché, soprattutto se sei il titolare di un e-commerce, dovrai prestare massima attenzione alla qualità delle immagini. Attenzione però: le immagini ad alta risoluzione sono molto pesanti, pertanto è importante trovare il giusto equilibrio tra qualità e dimensione, per non gravare troppo sulla velocità di caricamento del sito, che resterà anche per il 2023 (e probabilmente per molti anni a venire) un fattore di ranking di primaria rilevanza.
  • Seo Local e Google Maps. La geolocalizzazione è ormai un fattore determinante su Google da anni, ma il 2023 potrebbe essere il definitivo anno del decollo. Si prevede che gli algoritmi cercheranno sempre di più di comprendere, anche attraverso la ricerca semantica, se l’intent è local, restituendo risultati geolocalizzati. Ecco perché dovrai dare sempre più importanza anche all’ottimizzazione della tua scheda su Google My Business (incoraggiando gli utenti a lasciare recensioni) e di conseguenza curare la presenza della tua attività su Google Maps. Questo vuol dire inserire le informazioni con accuratezza in merito alla tua ragione sociale, l’indirizzo preciso e il numero di telefono, oltre a una descrizione dell’attività, con il settore merceologico. Inserisci quindi anche foto delle tue sedi, dei tuoi prodotti o servizi.
  • Snippet: attenzione alle anteprime dei risultati che vengono mostrati sopra il primo posto in SERP. Sono nati soprattutto per migliorare la navigazione da mobile, perché spesso forniscono la risposta alla query senza accedere al sito. Gli snippet sono composti quindi dalle informazioni che Google ritiene utili per la Search Intent. Il motore di ricerca valuta la qualità degli snippet sulla base della presenza delle immagini, la pertinenza del tag e se è stato usato l’anchor text.
  • Link Building: maggior attenzione alla qualità e link spontanei. Rispetto al passato, dove la costruzione di link interni, link esterni e soprattutto backlink si basava soprattutto sulla quantità, oggi e ancor più dal prossimo anno, diventano fattori predominanti l’authority del backlink: insomma, backlink spontanei e organici.
Conoscere queste tendenze SEO 2023 ti consentirà di sapere in anticipo dove si dovrà intervenire per scalare le posizioni su Google, ma devi ricordarti sempre che “content is the king” . I contenuti restano una parte più che fondamentale per il posizionamento sui motori di ricerca. Come anticipato, tuttavia, Google ha già implementato strumenti di intelligenza artificiale per la “lettura” e la valutazione dei contenuti, che non vengono più interpretati alla lettera, per restituire i risultati più pertinenti per una query, ma analizzerà la Search Intent, pertanto la lettura sarà semantica e non strettamente lessicale.

Vediamo quindi nello specifico quali sono i trends previsti per i contenuti nel 2023 e quali sono le strategie più opportune per creare un contenuto di qualità.



Contenuti sito 2023: le strategie migliori per la stesura dei testi
Prima di vedere cosa cambierà nel 2023 per la stesura dei contenuti, è importante sottolineare un’importante conferma: Google E-A-T, il sistema di Big G (e in particolare dei quality raters) per valutare i testi delle pagine web, in base a Expertise (Esperienza), Authoritativeness (Autorità) e Trustworthiness (Affidabilità). Massima priorità quindi a questi tre fattori quando si scrive un contenuto, perché sono i criteri principali che Google considera validi per giudicare un testo di qualità o meno.

Abbiamo accennato alle keyword conversazionali: devi assolutamente ricordarti di inserirle nel titolo, nei sottotitoli e nel corpo, ottimizzare i meta-tag, includendo le parole chiave e aggiungere il testo alt alle immagini. Inoltre, abbiamo detto della ricerca semantica? Utilizza assolutamente un linguaggio naturale, come se parlassi a un amico. Ma quali i trends su cui devi concentrarti maggiormente nel 2023? Ecco le principali!
  • Devi diventare la fonte autorevole nel tuo settore! Cerca di trovare argomenti di cui nessuno ha mai parlato e parlane con cognizione di causa, in modo tale che, col tempo, le persone ti considerino affidabile! E’ così che puoi diventare veramente virale e soddisfare appieno l’intent degli utenti!
  • Pensa prima alle persone, poi al posizionamento. Un problema annoso che ci portiamo dietro dai periodi in cui si riempivano i testi di keyword per cui si intendeva posizionarsi è che si pensa prima a raggiungere la vetta dei risultati e poi al bisogno di informazioni o “transazioni” delle persone. Con l’algoritmo Helpful Content Update, Google ha stabilito categoricamente che penalizzerà i contenuti realizzati palesemente con lo scopo di posizionarsi sul motore di ricerca. Cerca di dare un valore aggiunto agli utenti… il posizionamento sarà poi una conseguenza diretta. Ricordati sempre la user experience: non si tratta solo di navigazione fluida e veloce, dove ogni informazioni è ordinata e ben posizionata all’interno della sitemap. Il tuo sito deve avere uno scopo ben preciso: dopo aver letto un contenuto, le persone devono sentirsi soddisfatte, devono aver imparato qualcosa e/o aver ricevuto un’informazione determinante. Quella che Google definisce un’esperienza di profonda conoscenza.
In conclusione, come detto in apertura, queste sono le previsioni per le tendenze di Google nei primi mesi, ma per ottenere risultati concreti è indispensabile tenersi continuamente aggiornati sui nuovi algoritmi di Big G. Ci sono tre canali che non devi mai perdere d’occhio per tutto l’anno: il blog di Google Webmaster Central e relativo canale YouTube, che offrono informazioni sul mondo Google e gli algoritmi, con ricchi approfondimenti (anche sotto forma di video) sui diversi aspetti del posizionamento SEO. Infine, tieni sempre sott’occhio anche l’account Twitter di Google Search Liason, dove il colosso di Mountain View pubblica gli annunci ufficiali relativi agli algoritmi e ai vari cambiamenti previsti e applicati sul motore di ricerca.

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A colazione mangio scrittura e frutta di stagione.16
3980true16/01/2023 19:53:4016/01/2023 19:26:26Ricerca vocale e SEO: strategie e ottimizzazione contenuti16/01/20238Alex BaldarelliWhatsApp Image 2023-01-16 at 19.30.30.webp//doweb.srl/download/decv/3607/whatsapp-image-2023-01-16-at-193030.webp?20230116193426voice-search-g701539d32_1280.webp//doweb.srl/download/decv/3608/voice-search-g701539d32-1280.webp?20230116192627Già dalle ultime settimane del 2022, sono uscite le prime voci sui possibili cambiamenti previsti sull’algoritmo di Google. Tra questi, figura una maggior rilevanza della ricerca vocale, anche detta Voice Search, destinata a diventare un vero e proprio fattore di ranking. Ecco che allora gli esperti SEO hanno iniziato a studiare le migliori strategie per posizionare il proprio sito e ottimizzare nel migliore dei modi i contenuti, sempre più importanti per Google. Vediamo quindi quali sono queste strategie di ricerca vocale e SEO. https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Già dalle ultime settimane del 2022, sono uscite le prime voci sui possibili cambiamenti previsti sull’algoritmo di Google. Tra questi, figura una maggior rilevanza della ricerca vocale, anche detta Voice Search, destinata a diventare un vero e proprio fattore di ranking. Ecco che allora gli esperti SEO hanno iniziato a studiare le migliori strategie per posizionare il proprio sito e ottimizzare nel migliore dei modi i contenuti, sempre più importanti per Google. Vediamo quindi quali sono queste strategie di ricerca vocale e SEO.

Ricerca vocale su Google: cos’è e come funziona
Quante volte per cercare velocemente su Google, quando siamo di fretta, ci rivolgiamo alla ricerca vocale? Tantissime! E Big G lo sa bene, ecco perché ha deciso di dare sempre più rilevanza a questo tipo di ricerche, effettuate soprattutto su dispositivo mobile e afferenti perlopiù a intenti di ricerca “local”, quali ristoranti, distributori vicini. Ma non solo, vista l’ormai diffusissima presenza di Amazon Alexa in tantissime abitazioni, senza dimenticare, ovviamente l’assistente vocale di Google, “Siri” di casa Apple e Cortana. Insomma, le ricerche vocali sono ormai all’ordine del giorno, soprattutto per i più giovani, ma anche per gli adulti, soprattutto per quelli che… vanno sempre di fretta!

Spesso, il risultato restituito dagli assistenti vocali è lo “snippet” in primo piano, anche detto risultato zero o “Answer Box”, posta al di sopra di tutti gli altri risultati. Quando l’intento di ricerca è chiaro e inequivocabile, Google restituisce lo stesso risultato anche per le ricerche vocali effettuate su mobile e desktop (anche se su device di quest'ultimo tipo le ricerche vocali sono molto ridotte).

Ricerca vocale e strategie di posizionamento
Se la ricerca vocale è sempre più usata, cambiano anche le dinamiche di posizionamento su Google e le strategie SEO, sia per i siti standard che per gli e-commerce.

Innanzitutto, per quanto riguarda la voice search, è indispensabile introdurre il concetto di VEO, che sta per voice engine optimization, ossia la SEO specifica per il “vocale”. La VEO si pone come obiettivo principale quello di ottenere risposte rapide, se non immediate. Spesso, come abbiamo detto, le ricerche vocali vengono effettuate da mobile, mentre l’utente sta facendo altro, e non ha tempo da perdere.

Ecco perché i siti veloci vengono privilegiati! Focalizzati sull’ottimizzazione della velocità di caricamento, che è già uno dei primari fattori di ranking per la SEO, ma per le ricerche vocali diventa ancora più importante. Non sai dove intervenire? Inizia da Google: dai un’occhiata qui!

Se la maggiorparte degli utenti utilizza la vocal search per ricerche “local” è qui che la strategia deve puntare. Cerca di ottimizzare i contenuti per essere trovato, partendo dalle pagine “chi siamo” e “contatti”, fino ai dati strutturati. Questi sono contenuti in uno schema di “markup”, che contiene tutte le meta-informazioni presenti nel codice HTML di una pagina e che consentono al motore di ricerca di comprendere la struttura (non a caso) del sito, le relazioni tra le pagine e informazioni sui contenuti presenti in esso. In questo modo Google avrà tutto ciò che gli serve per restituire i risultati, tenendo conto della rilevanza dell’attività, la distanza dall’utente e l’authority dell’attività stessa.

Come anticipato sopra, con la tendenza alle vocal search, diventa di primaria rilevanza la cura degli snippet, che si creano partendo dai dati strutturati. Per prima cosa, devi prestare massima attenzione ai rich snippet, ossia le informazioni extra che vengono mostrate sotto a URL e titolo e sopra la descrizione. Solitamente i rich snippet contengono il rating dei prodotti, il punteggio delle recensioni, i prezzi, fino al tempo di cottura per le ricette. Insomma, i dati più importanti che possono valorizzare il tuo sito e renderlo “attraente” per l’utente, vengono contenuti qui.

Sempre per quanto riguarda gli snippet, sono assolutamente rilevanti per la vocal search anche i featured snippet, che appaiono in evidenza in SERP e possono essere di diverse tipologie:
  • List snippet: contengono le risposte alle domande “come fare” e vengono mostrate sotto forma di lista numerata (usato soprattutto per le ricette);
  • Table Snippet: vedi sopra, ma sotto forma di tabella;
  • Text Snippet: è la risposta standard che appare come “risultato zero” , prima di tutti gli altri.
  • Video Snippet: è una risposta alla query in formato video, visualizzabile anche direttamente in SERP.
  • Carosello: una serie di risposte alla tua query poste in serie.. pensa a quando chiedi a Google chi sono i giocatori della Nazionale Italiana.
  • Knowledge Panel: una scheda informativa che viene mostrata sulla parte destra, usata soprattutto per le aziende presenti su Wikipedia.
Insomma, come devi lavorare sugli snippet, per migliorare il tuo posizionamento anche in ottica ricerca vocale? Come fare perché il tuo sito appaia sotto forma di featured snippet? Chiaramente è Google a stabilirlo… l’unica cosa che puoi fare è lavorare al meglio sui contenuti. Nel paragrafo successivo troverai una serie di consigli per ottimizzare testi per la Vocal Search: piccoli accorgimenti che aumentano le tue probabilità di apparire tra i featured snippet.

Infine, devi assicurarti che il tuo sito sia perfettamente mobile responsive, perché gli utenti possano ottenere tutte le informazioni che gli servono dai propri smartphone, senza problemi di visualizzazione.
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Ricerca vocale e posizionamento: come ottimizzare i contenuti
Prima di vedere come ottimizzare al meglio i contenuti per rispondere alle ricerche vocali, è importante sapere che, solitamente, queste sono molto più lunghe e conversazionali rispetto a quelle tradizionali “scritte”. Quando effettuiamo una ricerca scritta sul motore di ricerca, infatti ci limitiamo a “migliori ristoranti verona”, mentre una ricerca vocale corrispondente sarà “quali sono i migliori ristoranti vicino a me?”. Insomma, il linguaggio è molto più naturale, come se si parlasse a un amico.

A fronte di questo, cambierà anche la keyword research. Siamo ormai ben lontani da testi pieni di keyword per le quali ci si intende posizionare. Google ha sviluppato una capacità di comprendere il testo in maniera semantica e quindi non più strettamente lessicale. Inoltre, se proprio ci si vuole soffermare sulle keywords, allora sarà veramente la volta di scrivere contenuti molto più colloquiali… . Prova a usare strumenti come Answer The Public, che partono da un topic ben preciso e da queste è possibile individuare le più frequenti query conversazionali. Focalizzati quindi sulle keyword a coda lunga (long-tail), che hanno un tasso di conversione più elevato, con le ricerche vocali.

In linea generale, presta molta attenzione alla leggibilità, anche con elenchi puntati per rendere un concetto chiaro e inequivocabile, facendo un uso puntuale di avverbi e preposizioni, che uniscono nel migliore dei modi il discorso e lo rendono più vicino al parlato. Insomma, usa un linguaggio più friendly, sempre tenendo conto del tuo target. Attenzione, in ogni caso, alle figure retoriche: Google è diventato più smart dal punto di vista semantico, ma non metterlo troppo sotto “stress”!

Per quanto riguarda la struttura del testo, non dimenticare i sempre validi titoli e sottotitoli, che rendono il testo ordinato e consentono all’utente di andare immediatamente al punto focale di proprio interesse.

Inoltre, diventano sempre più importanti le FAQ, acronimo di Frequently Asked Questions. Se una query dell’utente corrisponderà a una domanda inserita tra le FAQ, sarà più facile che il tuo contenuto venga considerato pertinente per soddisfare l’intent di ricerca. Una risposta ottimale per le vocal search è dettagliata e al contempo breve. Approfondisci finché vuoi l’argomento, ma, almeno in questa sezione, cerca di scrivere frasi corte, evitando giri e giochi di parole. Le risposte alle tue domande, vengono spesso estratte da Google e visualizzate sotto forma di rich snippet. Inizia da qui per creare le tue FAQ!

Ricerca vocale e Google My Business: occhio alle recensioni
Quando parliamo di Local SEO, non possiamo mai dimenticare Google My Business. Come detto, gran parte delle ricerche vocali, sono volte a cercare un’attività o un qualcosa vicino all’utente. Per questo motivo, è indispensabile per te comunicare a Google che la tua attività è presente e attiva in un determinato luogo, in determinati giorni e orari. Ecco perché devi verificare la tua attività, inserendo nome, indirizzo e telefono.

Non solo, devi assolutamente prestare attenzione alla recensione, puntando ad averne positive il più possibile. Ecco perché oltre a lavorare sulla qualità dei tuoi prodotti e servizi devi lavorare anche sulle recensioni. Se ne otterrai tante positive, gli algoritmi di Google attribuiranno fiducia e autorevolezza alla tua attività e quindi al tuo sito, mostrandoti come risultato migliore per la ricerca. Un fattore assolutamente importante per le ricerche local e a maggior ragione per le ricerche vocali. Insomma, cerca quindi sempre di incoraggiare i clienti a rilasciarti una recensione, appena acquistano un tuo prodotto o scelgono un tuo servizio.

Abbiamo parlato qui di Google My Business, con alcuni consigli su come ottimizzare la scheda. Ricordati che siamo a tua disposizione per individuare la strategia ottimale per la tua azienda e migliorare il posizionamento sui motori di ricerca. Inoltre, lavoriamo sul profilo della attività My Business, con la modalità più efficace per ottenere recensioni positive dai tuoi clienti.
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A colazione mangio scrittura e frutta di stagione.15
3920true13/12/2022 15:31:3209/11/2022 19:33:13Black Friday 2022 su ecommerce: 8 consigli per aumentare le vendite!09/11/20228Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/3545/alex-baldarelli.webp?20221109193313black-friday-gb7c7c30e5_1280.webp//doweb.srl/download/decv/3546/black-friday-gb7c7c30e5-1280.webp?20221109193313Black Friday vuol dire tempo di saldi! Tutti i negozi si stanno preparando a un’ondata di persone pronte ad approfittare di super offerte per accaparrarsi quei prodotti che desideravano da tempo. Per gli e-commerce, questo significa la possibilità di aumentare il traffico e le visite, ma anche tanto da lavoro da fare in termini organizzativi. Senza un’opportuna strategia, il Black Friday può rivelarsi per il tuo e-commerce un arma a doppio taglio. Vediamo perché, come evitare che questo accada e alcuni consigli per aumentare le vendite!https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Black Friday vuol dire tempo di saldi! Tutti i negozi si stanno preparando a un’ondata di persone pronte ad approfittare di super offerte per accaparrarsi quei prodotti che desideravano da tempo. Per gli e-commerce, questo significa la possibilità di aumentare il traffico, le visite e le vendite, ma anche tanto lavoro da fare in termini organizzativi. Senza un’opportuna strategia, il Black Friday può rivelarsi per il tuo e-commerce un'arma a doppio taglio. Vediamo perché e come evitare che questo accada.

Black Friday: cos’è, dove nasce e perché tutti lo aspettano
Come molti sanno, il Black Friday è la grande giornata degli sconti e ha avuto origine negli Stati Uniti. Per la precisione, nel 1924 la catena di negozi Macy’s organizzò una sorta di parata celebrativa, che sanciva l’inizio dello sfrenato shopping natalizio e delle offerte. Era l’indomani del Giorno del Ringraziamento, che oltreoceano si festeggia il quarto giovedì del mese di novembre. Allora non si parlava ancora di Black Friday, ma è stato il primo caso di giornata dedicata agli sconti.

Solo negli anni ’80 diventò il “venerdì nero” che oggi conosciamo e diffusosi anche in Italia da circa un decennio, soprattutto in seguito al boom degli ecommerce. Da unica giornata, anche per contenere e gestire nel migliore dei modi la folla pronta a dar vita a una vera e propria battaglia all’ultimo saldo, ultimamente, già dalla seconda settimana del mese iniziano gli sconti su tantissimi prodotti. E tu? Hai già cominciato a organizzare il tuo ecommerce per il Black Friday? No? Sei ancora in tempo! Dai un’occhiata ai nostri consigli!


Black Friday: vantaggi e rischi per il tuo ecommerce
Tutti aspettano il Black Friday, pertanto se le tue vendite in quest’ultimo periodo prima del boom sono calate, non preoccuparti: vedi di non farti trovare impreparato al momento del gong. E’ la giusta occasione per far impennare il tuo ecommerce! Vediamo quali sono le opportunità per il tuo negozio virtuale.
  • Più visite, più vendite. E’ matematico: crescono le ricerche, ottieni più visite e hai più probabilità di vendere i tuoi prodotti. Secondo un’indagine di Statista, in questo periodo si concentra il 15-20 % delle vendite totali di un ecommerce e -nello specifico - il Black Friday è il giorno con il tasso di conversione più alto dell’anno. In ogni caso, anche se non generi direttamente conversioni, sfruttare questo periodo per incrementare la brand awareness e generare lead da sfruttare in un secondo momento.
  • Offerte convenienti, nuovi clienti e fidelizzazione. Se un’offerta presente nel tuo ecommerce è particolarmente conveniente, è probabile che, dopo aver acquistato a un prezzo vantaggioso, il cliente torni sul vostro ecommerce, alla ricerca di nuove occasioni.
  • Fuori le eccedenze. Hai in magazzino prodotti che non hai venduto durante l’anno? E’ il momento giusto per metterli in promozione speciale. Il Black Friday non è solo la giornata tanto attesa dai consumatori per comprare prodotti desiderati da tempo, ma anche il periodo in cui si acquistano anche oggetti di cui non si ha bisogno, attratti dallo sconto. Gioca su questo fattore per liberarti delle eccedenze!
Ma non è tutto oro ciò arriva dal Black Friday… innanzitutto il margine di guadagno sui singoli prodotti è sicuramente inferiore rispetto alla consuetudine, ma i vantaggi di cui sopra riguarderanno la mole di vendita e la conoscenza del tuo brand. Questa giornata di pazzo shopping, insomma, può comportare anche dei rischi per il tuo negozio virtuale, che deve essere pronto a gestire nel migliore dei modi:

  • Il tuo sito riuscirà a sostenere un incremento improvviso di visite? Controlla tempi di caricamento e risposte del server! Anche se il tuo sito è ben posizionato, se il server non riuscirà a gestire la quantità di richieste, superiore alla media, il tempo di caricamento sarà lungo. Questo farà sì che il potenziale cliente abbandoni il tuo sito prima del tempo: una vendita persa!
  • Hai rifornito il magazzino? Potresti ricevere un sacco di richieste, pertanto assicurati di avere la giusta disponibilità e rispondere a una domanda sicuramente più alta ed esigente della media;
  • Preparati ai resi. Come detto, il venerdì nero spinge le persone a comprare anche senza un reale bisogno, salvo poi accorgersi della perfetta inutilità per le proprie esigenze. Preparati quindi a dover accogliere un numero ingente di resi dovuti ad acquisti impulsivi! Un fattore che può gravare su una logistica già particolarmente oberata di lavoro.
  • Sarai in grado di gestire le spedizioni? In sostanza, sai già come gestire l’incremento di vendite? Assicurati che la tua rete logistica sia in grado di gestire le consegne con tempi di spedizione accettabili, altrimenti ti troverai di fronte a una pioggia di recensioni negative e clienti insoddisfatti! Se hai un negozio fisico, puoi sfruttare la modalità “buy and collect” così da permettere ai clienti l’acquisto online e il ritiro in negozio. In questo modo, potrai snellire la mole di traffico da gestire con le spedizioni a domicilio.
  • Customer Care sempre pronto. Preparati a essere tempestato di email, telefonate e messaggi sui social, se i tuoi prodotti e soprattutto i tuoi sconti colpiranno le persone affamate di shopping. Sei in grado di garantire un’assistenza clienti real-time? Se non l’hai ancora implementata, valuta la possibilità di inserire sul tuo ecommerce anche una live chat o una chatbot.





Come organizzare il Black Friday su ecommerce: alcuni consigli
Hai valutato opportunità e rischi di una partecipazione o meno del tuo ecommerce al Black Friday e hai deciso che non vuoi perderti quest’occasione per incrementare le vendite? Allora segui i nostri consigli!

  • Analizza i competitor prima di avviare la tua strategia di vendita! Dai un’occhiata a quello che hanno già messo in pratica, sia sul sito ecommerce, sia sui social media. Quale strategia e quali canali stanno sfruttando per la strategia? Prendi spunto, ma non copiare: differenziarti è sempre la chiave per vincere la concorrenza! Sii innovativo!
  • Studia una strategia di scontistica: quali sconti vuoi mettere a disposizione dei tuoi clienti? Un’idea potrebbe essere quella di spedire un omaggio per ogni acquisto, oppure uno sconto a partire da una soglia minima. La spedizione gratuita è sempre un’ottima base, ma spesso non sufficiente. Cerca di sfruttare tutti i canali a disposizione e non limitarti solo al sito web!
  • Valorizza le recensioni. Cerca di ottenere nuove recensioni sugli acquisti, magari offrendo uno sconto da sfruttare nel periodo Black Friday. Valorizza quelle che hai già ottenuto, mettendole in risalto sul tuo sito, ma anche sui social. Oggi circa l’88% dei consumatori si fida delle recensioni online tanto quanto dei consigli personali. Non dimenticare anche la scheda Google My Business, particolarmente utile anche in ottica posizionamento!
  • Sfrutta il principio della scarsità. Impostare un countdown, promozioni lampo e quantità limitate è un fattore assolutamente determinante verso l’acquisto. Fai capire ai potenziali clienti che se non colgono subito l’occasione, questa non si ripresenterà!
  • Imposta una strategia di email marketing e newsletter: sfrutta il database clienti che ti sei creato in questo periodo e invia email promozionale con sconti dedicati ai clienti, specifici per il Black Friday. Fai valere la fidelizzazione e premiali con scontistiche particolari rivolte a loro.
  • pianifica una campagna ricca di contenuti. Hai un blog affiancato al tuo ecommerce? Scrivi un articolo dedicato al Black Friday e pubblicalo, poi condividilo sui social. Programma post con gli sconti che hai pensato per i tuoi clienti e, come detto, invia mail e newsletter con le promozioni dedicate. Interagisci con loro anche sui social con messaggi diretti a chi ha reagito a qualche post;
  • Ricordati del mobile! Tante visite oggi arrivano dal mobile, pertanto assicurati che il tuo ecommerce e sia mobile responsive e tutti i prodotti siano perfettamente visualizzabili sui device mobili come sul desktop. La user experience deve essere fluida e consentire al potenziale cliente di arrivare al carrello e quindi all’acquisto senza particolari problematiche.
  • attenzione alla sostenibilità. Un tema particolarmente caro a molti consumatori. Se dimostri che sei particolarmente attento alla sostenibilità (e non deve essere solo apparenza, ma cerca di adottare metodologie rispettose dell’ambiente e del pianeta) avrai un plus importante e determinate che può fare la differenza rispetto ai competitor!
Vuoi approfondire le migliori strategie per organizzare il Black Friday sul tuo ecommerce? Contattaci subito!

Studiare con attenzione pro e contro di ogni attività è fondamentale e il Black Friday non fa sicuramente eccezione. Hai visto quelli che sono i vantaggi e i rischi principali di cui un ecommerce durante il Black Friday deve farsi carico per uscire vincente e aumentare le vendite. Mancano ancora alcuni giorni per prendere una decisione definitiva, anche se più tempo perdi e più ininfluente sarà la strategia che metti in pratica.

Pensi che la tua piattaforma di ecommerce non sia in grado di sostenere il “venerdì nero”? Per quest’anno, puoi anche evitare di “partecipare”. Dai un’occhiata ai nostri siti ecommerce basati su una piattaforma scalabile e perfettamente integrabile con il tuo gestionale ERP e con Amazon. Avrai la possibilità di incentivare le vendite con una programmazione automatica degli sconti del Black Friday: il prossimo anno sarai in prima fila!
A colazione mangio scrittura e frutta di stagione. 15
3950true13/12/2022 15:02:2509/12/2022 17:04:11Ecommerce, carrelli abbandonati: motivi e come recuperare il cliente09/12/20227Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/3576/alex-baldarelli.webp?20221209170411front-view-cyber-monday-shopping-cart-with-bags.webp//doweb.srl/download/decv/3577/front-view-cyber-monday-shopping-cart-with-bags.webp?20221209170412L’offerta online è molto ampia, i dubbi sono tantissimi e prima di concludere l’ordine si prende sempre tempo: intanto aggiungo al carrello e poi si vedrà… . Ed è così che si creano carrelli abbandonati, che restano tali anche per diverso tempo. Per chi gestisce un e-commerce, il periodo natalizio è spesso ricco di carrelli abbandonati, una vera e propria criticità da gestire nel migliore dei modi per non perdere una vendita a un passo dalla conclusione. Vediamo quindi quali sono le ragioni che portano utente ad abbandonare un carrello. Si tratta solo di indecisione? Dopo aver analizzato i motivi, vedremo che esistono delle strategie, delle vere e proprie soluzioni per far sì che il cliente recuperi il carrello e concluda l’acquisto. https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Caro titolare di ecommerce, tra poco è Natale ed è proprio tempo di regali. Per evitare le lunghe code nei negozi fisici, sempre più persone si stanno affidando agli acquisti online, per trovare qualcosa di entusiasmante e sorprendente da regalare ai propri cari. Ma l’offerta online è molto ampia, i dubbi sono tantissimi e prima di concludere l’ordine si prende sempre tempo: intanto aggiungo al carrello e poi si vedrà… . Ed è così che si creano carrelli abbandonati, che restano tali anche per diverso tempo.

Per chi gestisce un ecommerce, il periodo natalizio è spesso ricco di carrelli abbandonati, una vera e propria criticità da gestire nel migliore dei modi per non perdere una vendita a un passo dalla conclusione. Vediamo quindi quali sono le ragioni che portano un utente ad abbandonare un carrello in un negozio online. Si tratta solo di indecisione? Dopo aver analizzato i motivi, vedremo che esistono delle strategie, delle vere e proprie soluzioni per far sì che il cliente recuperi il carrello e concluda l’acquisto.

Carrelli abbandonati su ecommerce: perché succede
Se un utente, proprio sul più bello, decide di non comprare un oggetto sul tuo ecommerce, un motivo c’è sempre. Abbiamo visto che in questo periodo - trattandosi di acquisti destinati ai regali, subentra ed è determinante il fattore indecisione, ma in linea generale le ragioni sono più concrete.
  • Spese di spedizione troppo elevate. L’utente ha trovato nel tuo negozio virtuale un prodotto a un prezzo più basso rispetto alla concorrenza, ma nel momento in cui l’ha aggiunto al carrello e stava per concludere un acquisto, si è accorto che – al netto dei costi di spedizione – non è più così convinto di comprarlo.
  • Tempi di spedizione troppo lunghi. Soprattutto in periodo natalizio, le persone si riducono agli ultimi giorni per fare i regali. I tempi di spedizione troppo lunghi sono spesso un motivo per cui gli utenti abbandonano il tuo ecommerce con i prodotti nel carrello.
  • Indisponibilità o indecisione sui metodi di pagamento. Capita che l’utente stia per concludere un acquisto, ma poi si accorge che il tuo ecommerce non prevede metodi di pagamento di cui dispone, o che non ha abbastanza fondi su una carta prepagata in quel preciso momento, oppure che non li ritiene abbastanza sicuri e protetti da possibili attacchi hacker.
  • Check Out complicato. A volte l’utente, soprattutto se è la prima volta che visita il tuo sito, può far fatica a concludere l’acquisto, oppure ci sono troppi passaggi da compiere, dopo aver aggiunto l’articolo al carrello. Capita quindi che l’utente si stanchi e decida di rinunciare.
  • Iscrizione obbligatoria. Se il tuo ecommerce richiede obbligatoriamente l’iscrizione al sito, questo può allontanare il potenziale cliente: è sempre consigliabile concedere la possibilità di acquistare anche senza l’iscrizione.
  • Assenza di reso. Se il tuo sito non concede il reso, può essere questo un motivo valido per cui l’utente ha deciso di non portarsi a casa l’oggetto che aveva messo nel carrello.
Carrelli abbandonati: come sollecitare il cliente
Ora che abbiamo visto perché un utente abbandona un oggetto nel carrello, senza concludere l’acquisto, vediamo come possiamo risollecitarlo, per convincerlo a tornare sul tuo ecommerce e recuperare quel carrello che aveva abbandonato. Non temere: un utente che ha lasciato il carrello in sospeso, può essere sempre recuperato!

La prima tecnica per convincere il cliente a riprendere in mano il carrello è sicuramente l’Email Marketing. Se un utente (chiaramente registrato sul tuo ecommerce) ha inserito un oggetto nel carrello, ma poi non ha concluso l’acquisto, il primo metodo per sollecitarlo è inviargli una mail. La strategia migliore sarebbe quella di implementare un’email di marketing automatica che invia all’utente una mail del tipo “Ti interessa ancora quell’articolo?” “Ricordati che hai x articoli nel carrello!”. Ricordati che ci sono delle trigger words, che ti aiutano a vendere e sono utilissime anche in questo caso: l’effetto urgenza e la cosiddetta “disponibilità limitata” giocano a tuo favore.

Potresti pensare di inviare un'email di promemoria dopo un’ora dall’abbandono del carrello e un’altra il giorno seguente. In sostanza, non serve inviare una mail dopo una settimana, perché probabilmente la persona avrà già comprato l’oggetto altrove, oppure non gli interessa più. Se proprio decidi di inviare una terza mail, dopo una decina di giorni, potresti valutare l’ipotesi di concedere un piccolo sconto, che può essere decisivo perché il carrello venga recuperato.
Attenzione però: la tecnica dello sconto, così come quella della spedizione gratuita, devi utilizzarla solo in alcuni casi, non per ogni carrello abbandonato, altrimenti ridurresti eccessivamente il margine sulle tue vendite! Magari concedilo a un nuovo cliente, appena iscritto, per convincerlo della “bontà dell’affare”: potrebbe essere la carta vincente anche per fidelizzarlo.

L’alternativa all’email marketing sono i chatbot, sempre più implementati in ogni negozio virtuale. Puoi utilizzare il chatbot anche affiancato all’email marketing! Una volta che l’utente che ha abbandonato il carrello torna sul tuo sito, fallo intercettare dal chatbot, che gli ricorda l’ordine non concluso e magari lo guida verso la cassa.

Infine, valuta sempre di impostare delle strategie di remarketing con inserzioni su Google e sui social network Instagram e Facebook. Sui motori di ricerca, Google ADS ti consente di mostrare inserzioni pubblicitarie, per raggiungere gli utenti che hanno abbandonato dei prodotti nel carrello del tuo ecommerce; su Facebook ADS (che coinvolge anche Instagram) puoi creare inserzioni da mostrare agli stessi utenti che sono vicini alla conversione. Hai capito adesso perché ti appaiono sui social sponsorizzate relative a prodotti che hai cercato sul web? Una personalizzazione così puntuale è una valida strategia per risollecitare il cliente, con un tasso di conversione molto elevato.



Come ridurre i carrelli abbandonati: 6 elementi che puoi cambiare
Per ridurre i carrelli abbandonati, ci sono diversi fattori che devi assolutamente considerare.
· Garantisci la spedizione gratuita: prova ad alzare leggermente il prezzo di vendita, per rientrare dei costi di spedizione. Ricordati che la parola gratis è sempre un trigger acchiappa clienti! In alternativa, valuta di garantire la spedizione gratuita al raggiungimento di una soglia minima di spesa.
· offri il reso gratuito: viene percepito dagli utenti come una garanzia contro il rimorso da acquisto e/o un acquisto sbagliato, soprattutto per quanto riguarda l’abbigliamento e calzature. Può essere un’ottima leva per conquistare il cliente!
· Sito mobile responsive: valuta la possibilità di dotarti di un’app o comunque assicurati che il tuo sito ecommerce sia perfettamente fruibile anche sui dispositivi mobile! Oggi molte visite provengono dagli smartphone, pertanto devi garantire una user experience all’altezza su tutti i device.
· Aumenta i metodi di pagamento offerti, per coprire ogni necessità: bonifico, carte di credito, prepagate, gateway di pagamento come paypal o satispay, fino al contrassegno, sempre apprezzato da chi non si fida degli acquisti online.
· Velocizza il check out: abbiamo detto di migliorare la user experience? Il check out è lo step finale! Cerca di renderla veloce, semplice e immediata, riunendo in un’unica pagina tutte le informazioni riepilogative dell’ordine, le indicazioni dettagliate sulle modalità e i tempi di spedizione ecc.
· Offri la possibilità di acquistare senza registrazione: spesso gli utenti vogliono concludere un acquisto online velocemente. Non obbligarli a registrarsi se non strettamente necessario.
Implementiamo nei nostri ecommerce la possibilità di acquisto senza registrazione, per non perdere i clienti che lasciano i carrelli abbandonati perché non voglio effettuare l’iscrizione!

Analisi carrelli abbandonati: come effettuarla
Vuoi avere una panoramica sul problema “carrelli abbandonati” sul tuo sito? Google Analytics ti viene in soccorso e ti offre la possibilità di tracciare anche quante persone lasciano oggetti nel carrello. Lo strumento di Google, se correttamente implementato sul tuo ecommerce, ti permette di comprendere il modo in cui gli utenti interagiscono con i prodotti e i servizi che vendi, aiutandoti a ottimizzare la customer journey e migliorare le conversioni. Tra i tanti eventi che può tracciare, ci sono anche i carrelli abbandonati: potrai quindi scoprire qual è l’esatto comportamento d’acquisto dei tuoi clienti e quanti acquisti mancati sono avvenuti. Trovi questi dati nella sezione “Comportamento d’acquisto”, sotto il menu Conversioni – E-commerce.

Una costante analisi del tuo sito e dei comportamenti degli utenti sul tuo sito è un elemento indispensabile per recuperare i clienti e convincerli a ultimare l’acquisto. Ma è sicuramente la base da cui partire per migliorare il tuo sito dal punto di vista tecnico, dei copy e soprattutto della user experience.
Al di là di tutte le strategie per il recupero dei clienti, infatti, è importante pensare a come prevenire i carrelli abbandonati: abbiamo visto alcune delle migliorie che possono essere apportate, ma in linea generale è indispensabile tenere sempre monitorato il sito dal punto di vista fisico e ottimizzare la user experience su tutti i device. Questo fa veramente la differenza nella customer journey che conduce l’utente all’acquisto.

Sviluppiamo ecommerce pensati per Google, quindi con l’obiettivo di posizionarsi in prima pagina, e pronti per essere sottoposti all’analisi di ogni metrica relativa al comportamento degli utenti sul sito.

Sei pronto per una nuova esperienza sul tuo ecommerce? Contattaci subito!
A colazione mangio scrittura e frutta di stagione.20
2940true02/11/2022 19:51:0814/06/2021 14:53:35Come creare un form di contatto per le richieste dei clienti14/06/20216Davide Bertagna1516482236602.webp//doweb.srl/download/decv/2699/1516482236602.webp?20210614145348denise-chandler.webp//doweb.srl/download/decv/2700/denise-chandler.webp?20210614145349Tutto quello che devi sapere sulla realizzazione di un perfetto form di contatto puoi trovarlo all’interno di questo articolo.https://www.linkedin.com/in/davide-bertagna-19573931Se sei capitato in questo articolo sei sicuramente alla ricerca su informazioni utili sui form di contatto, probabilmente non sei un esperto webmaster e ti stai anche chiedendo a cosa servirà mai questo elemento su un sito. Tutte domande lecite anche per chi è un addetto ai lavori a volte può risultare difficile stare al passo con i tempi e perdersi qualche novità nel settore. In questo articolo vogliamo parlare proprio dei form di contatto, della loro utilità e di ciò che comporta averne uno sul proprio sito web, continua questa lettura per scoprire tutto ciò che c’è da sapere su come creare un form di contatto per il tuo sito web.


Che cos’è un form di contatto e a cosa serve?
Il form di contatto è presente quasi in ogni sito web. Il form di contatto è disposto su una pagina web del sito ben visibile agli utenti e con un modulo preciso che prevede l’inserimento di determinati dati: nome, indirizzo email, oggetto, messaggio. Questi 4 elementi devono essere sempre presenti in un form di contatto, a volte possiamo trovare anche la richiesta di numero di telefono, sito web, e altre informazioni utili. Questo box da compilare permette ad ogni utente di entrare direttamente in contatto con il gestore del sito, fare domande, richiedere informazioni, segnalare errori, chiedere assistenza e molto altro. Il messaggio di fatti è libero quindi un utente ha la possibilità di scrivere tutto ciò che vuole.

Perché è indispensabile non basta lasciare un’email?
Oggi lasciare un’email non è sufficiente, con il modulo di contatto l’utente ha l’impressione di entrare in contatto diretto immediato con voi. Inoltre ha altri numerosi vantaggi:

- Vi rende disponibili per tutti.

- Vi permette di dividere per categoria le email che ricevete grazie all’oggetto.

- È molto più sicuro perché vi allontana da eventuali robots, spa, script per la compilazione automatica soprattutto se scegliete di inserire i reCAPTCHA.

- È efficace e vi apparire molto più professionali agli occhi degli utenti del web.

Molti moduli che ci permettono la creazione di un form di contatto sono gratuiti e disponibili attraverso un plugin, quindi noi non dobbiamo far altro che scegliere il plugin più idoneo e installarlo nell’apposita pagina web scelta.

Quali sono i plugin più popolari in questo momento?
Nel mondo digitale troviamo centinaia di plugin differenti tra cui scegliere, ed anche per la creazione di un contact form abbiamo diverse possibilità. Per questo abbiamo deciso di menzionare 4 plugin utili e popolari per Wordpress, che risultano essere tra i migliori presenti online e a cui puoi affidarti subito, ecco quali sono:

- Contact Form 7

- Form Maker by WD

- Contact Form by WPForms

- Formidable Forms

Scopriamoli meglio.

Contact Form 7
Questo form di contatto disponibile per WordPress è sicuramente il più popolare, diffuso ed utilizzato dai gestori di siti web. Viene infatti considerato il numero 1 dei plugin per contat form presente al mondo, visto che poi è tradotto in 60 lingue differenti. Con Contact Form 7 possiamo utilizzare i CAPTCHA e lo troviamo integrato con Akismet che ci permette di ottenere una maggiore tutela dai messaggi SPAM. Questo plugin ci permette di personalizzare i moduli di contatto ed è semplicissimo da utilizzare, bastano pochi e semplici passaggi per realizzare il nostro e renderlo attivo fin da subito. Grazie poi allo shortcode che crea per ogni modulo di contatto possiamo rapidamente inserirlo in qualsiasi pagina vogliamo.

Form Maker by WD
Un altro plugin molto buono è proprio questo qui che ci permette di personalizzare quanto più vogliamo il nostro modulo di contatto. Oltre a poter stabilire quali campi inserire oltre a quelli obbligatori possiamo anche scegliere il colore e lo stile del modulo. Anche qui facilmente possiamo attivare i CAPTCHA e eventualmente attivare un questionario o inserire una mappa Google. Come il precedente plugin WordPress si presenta sicuramente una scelta solida ma anche molto versatile.

Contact Form by WPForms
Questo plugin è un po' differente dai precedenti infatti offre delle funzionalità aggiuntive seppur è molto semplice da utilizzare. Oltre a creare moduli di contatto basic, come quelli di cui abbiamo parlato fino ad ora, permette di creare moduli di iscrizione, moduli di pagamento, moduli per lasciare un feedback e molto altro. È un prodotto molto semplice da utilizzare e consigliato per i principianti che vogliono un prodotto semplicissimo. È pensato per l’utente e per dare una spinta in più a SEO, inoltre troviamo anche qui la possibilità di utilizzare i CAPTCHA per tutelarci dallo SPAM.

Formidable Forms
Anche questo plugin è molto popolare ed è pensato per WordPress. Questo plugin ci permette di creare il nostro modulo di contatto personalizzato visionando un’anteprima durante la creazione. Utilizza la funzionalità “drag and drop” ossia ci permette di effettuare modifiche trascinando gli elementi che desideriamo nella schermata di creazione. Oltre al modulo di contatto semplice possiamo inserire anche altre varianti che sono però disponibili unicamente nella versione PRO, non c’è da preoccuparsi però perché la versione gratuita offre la possibilità di creare un modulo di contatto perfetto per entrare in contatto con i nostri utenti.

Ora che conosci questi plugin non ti resta altro da fare che andare a creare il tuo primo modulo di contatto ed inserirlo sul tuo sito web! Permetti ai tuoi utenti di entrare in contatto con te oggi stesso!
Titolare di DOWEB 1224
560true02/11/2022 19:47:0704/05/2021 00:10:26HTTP e HTTPS: quando è una S a far la differenza01/08/20195Giuseppe Martonefoto.webp//doweb.srl/download/decv/1537/foto.webp?20190801132925articolohttps.webp//doweb.srl/download/decv/1538/articolohttps.webp?20190801132925Scommetto che visitando un sito, non hai mai notato la presenza o meno di quella “s” alla fine di http. Se sei un utente occasionale, difficilmente l’avrai notata. Eppure, devi sapere che è proprio quella s a fare la differenza nella sicurezza informatica, considerala un po’ come la “S” di Superman, ecco. HTTP ed HTTPS costituiscono la parte inziale di ogni URL, ma...https://twitter.com/Giumart17

Scommetto che visitando un sito, non hai mai notato la presenza o meno di quella “S” alla fine di HTTP. Se sei un utente occasionale, difficilmente l’avrai notata. Eppure, devi sapere che è proprio quella "S" a fare la differenza nella sicurezza informatica, considerala un po’ come la “S” di Superman, ecco. Ogni volta che prepariamo un preventivo per la realizzazione di un sito web teniamo sempre conto anche di questo fattore.

HTTP ed HTTPS costituiscono la parte inziale di ogni URL, ma tra le due vi è una differenza molto importante. Ed anche se non sei molto interessato a scoprire come funzionano le cose, sono sicuro che questo amplierà i tuoi orizzonti, soprattutto se ti stai affacciando per la prima volta al mondo della sicurezza informatica.

HTTP: nessuna crittografia dei dati implementata
Se all’inizio di un URL troverete la parola HTTP, significa che quel sito sta utilizzando un protocollo di trasferimento di un ipertesto (da http: HyperText Transfer Protocol). Esso è stato sviluppato da Tim Berners- Lee nei primi anni ’90, quando Internet era ancora agli inizi. Tale protocollo è stato sviluppato per far sì che il Browser Web potesse mettersi in contatto con il Server, al fine di poter comunicare tra loro e scambiarsi dati.

L’HTTP essendo un protocollo a livello applicativo, si focalizza esclusivamente sulla trasmissione dei dati, e quindi informazioni, senza preoccuparsi del modo in cui queste viaggiano da un luogo a un altro. Sfortunatamente, questo significa che le informazioni che circolano sotto questo protocollo possono essere facilmente intercettate, rendendo vulnerabile sia l’informazione stessa che chi la riceve, ossia l’utente.

L’HTTP è anche chiamato “sistema senza stato”, ciò significa che abilita la connessione esclusivamente su richiesta. Come funziona? L’utente, cliccando su un collegamento, invia una richiesta al Server. Il Server che visualizza questa richiesta risponde aprendo la pagina. Più veloce è la connessione, più velocemente riceverai le informazioni richieste.

HTTPS: perché è così importante?
Senza l'HTTPS, tutti i dati che vengono inseriti in una pagina Web, come ad esempio il nome utente, la password, i dati della carta di credito ed altri dati sensibili, verranno inviati in maniera trasparente e quindi facilmente intercettabili. Per questo motivo, è necessario verificare sempre che un sito stia utilizzando HTTPS prima di inserire qualsiasi informazione.

HTTPS: connessione crittografata
L’HTTPS (HyperText Transfer Protocol over Secure Socket Layer) non è l’opposto dell’HTTP, anzi, sono molto simili tra di loro. Entrambi si riferiscono allo stesso “protocollo di trasferimento ipertestuale”, che consente di visualizzare attraverso il Browser Web i dati che vengono richiesti. Tuttavia, l’HTTPS risulta essere leggermente diverso, più avanzato, più sicuro. Il protocollo HTTPS è un’estensione dell’HTTP, dove quella "S" deriva dall’abbreviazione di “Secure”. Esso, in definitiva, rappresenta un protocollo per la comunicazione sicura. Tale sicurezza è alimentata da una “Transport Layer Security” (TLS), essa è il predecessore di “Secure Sockets Layer” (SSL). Entrambi sono dei protocolli di sicurezza che garantiscono la protezione di una connessione Internet, proteggendo tutti i dati sensibili che vengono scambiati tra il Client e il Server, evitando dunque che qualche malintenzionato possa accedervi. In aggiunta, oltre a crittografare i dati trasmessi tra il Server e il Browser, la TLS autentica e verifica che il server a cui si sta effettuando la connessione sia sicuro, proteggendo i dati da qualunque manomissione.

I vantaggi e gli svantaggi dell’https
Come discusso in precedenza, l’HTTPS aiuta a garantire la sicurezza informatica durante le azioni di routine che compiamo ogni giorno mentre navighiamo per la rete. E’, senza dubbio, una soluzione di protocollo di rete migliore rispetto all’HTTP. Ma l’HTTPS, offre davvero solo vantaggi?

I vantaggi di sicurezza sopra menzionati – crittografia dei dati scambiati tra Client-Server, protezione dalla manomissione durante gli scambi e autenticazione del server – sono gli ovvi principali motivi per cui si debba utilizzare esclusivamente l’HTTPS. I creatori del sito devono desiderare e devono proteggere i dati dei propri visitatori. Tuttavia, l’HTTPS rappresenta un requisito fondamentale per tutti i siti che raccolgono informazioni di pagamento sulla base della conformità della PCI DSS (Payment Card Industry Data Security Standard). Insomma, detto in parole povere: se avete voglia di acquistare un vestito da Internet, accertatevi prima che il sito stia utilizzando come protocollo l’HTTPS, o metterete a serio rischio i dati del vostro conto corrente o bancario.

La crescente domanda di privacy e sicurezza dei dati da parte del pubblico rappresenta un ulteriore vantaggio dell’HTTPS. Infatti, secondo alcuni dati statistici, circa il 13% delle persone abbandonano ed evitano di inserire i propri dati in un sito perché si accorgono di non star visitando un sito sicuro. I visitatori vogliono e devono sapere che possono fidarsi del tuo sito, specialmente se stanno inserendo dati sensibili, e l’HTTPS è un modo per conquistare la loro fiducia, in quanto mostri loro che qualsiasi informazione inseriranno, saranno protette da una potente crittografia.

Per il creatore di un Sito, l’HTTPS rappresenta anche una valida alternativa per migliorare la visibilità del proprio sito. Nel 2014, Google ha annunciato che i siti che utilizzano il protocollo HTTPS avranno maggiori vantaggi rispetto a chi utilizza il protocollo HTTP, in termini di classifica e quindi visibilità. Google infatti, pone come obiettivo primario la sicurezza, premiando esclusivamente i siti che garantiscono una certa protezione e che mettono al sicuro la privacy di visitatori. Dunque, abbiamo appena chiarito che l’HTTPS può anche aiutarti con il SEO (Search Engine Optimization).

HTTPS e http: quando il Browser web ti viene in aiuto
Quando giriamo per la Rete è d’obbligo accettarsi che il sito che si sta visitando stia utilizzando un protocollo HTTPS, ciò per garantire la sicurezza dei propri dati. Per farlo è molto semplice. Infatti, basta semplicemente prestare una piccola attenzione all’URL.

L’URL è semplicemente quell’indirizzo che compare nella barra in alto, immaginatelo come la strada che inseriamo nel navigatore quando si vuole raggiungere un determinato luogo. L’URL si compone di 3 sezioni fondamentali, a noi interessa la prima, che rappresenta proprio la sezione che garantisce la sicurezza dei nostri dati.

Vediamolo con un esempio:



In questo caso
, nella prima sezione vi è HTTPS, quindi, e ormai lo sapete meglio di me, che le informazioni restano private quando vengono inviate a questo sito. Se notate bene, subito prima della voce “HTTPS” vi è l’icona di un lucchetto. I Browser Web per andare incontro alla sicurezza degli utenti, hanno implemento una funzione che permette, alle persone che non conoscono la differenza tra HTTP e HTTPS, di avvisarli circa la loro sicurezza. Se il sito utilizza come protocollo l’HTTPS , allora il Browser Web vi segnalerà che il sito è sicuro, altrimenti verrà segnalato come non sicuro.

Esempio di un sito sicuro:

https is secure

Esempio di un sito non sicuro:

http is not secure

È complicato effettuare il passaggio da HTTP ad HTTPS?
Non è detto che un sito che utilizzi un protocollo http sia assolutamente malevolo, i rischi che si corrono li conosciamo alla perfezione, quindi il mio consiglio resta sempre lo stesso. Tuttavia, un tempo i siti erano tutti in HTTP, e in molti ancora hanno effettuato il passaggio ad HTTPS, per semplice mancanza di informazione e praticità. Se hai familiarità con il Backend di un sito Web, il passaggio a HTTPS è in pratica molto semplice.

Di seguito vi elenco i passaggi base per effettuare il trasferimento ad HTTPS senza andare ad influire negativamente sulla SEO:

  1. Effettua un backup completo del tuo sito, laddove dovesse presentarsi la necessità di tornare indietro ed annullare le modifiche che si è apportati.
  2. Acquista un certificato SSL ed un IP dedicato.
  3. Installa e configura il certificato SSL.
  4. Configura eventuali link presenti all’interno degli articoli del tuo sito, da http ad HTTPS.
  5. Reindirizza tutti i collegamenti esterni che controlli utilizzando l’HTTPS, ad esempio gli elenchi di directory.
  6. Aggiorna le informazioni HTAccess, come ad esempio Apache Web Server.
  7. Configura il sito in HTTPS all’interno di Google Search Console e Google Analitycs.

I primi due punti possono sembrare ostici, semplicemente prestate attenzione alla compagnia Hosting a cui deciderete di affidarvi. La maggior parte di loro vi offriranno gratuitamente un supporto sulla configurazione.

Ci teniamo a sottolineare che DOWEB rispetta ogni punto sopra citato. Come potete notare il sito dispone di un valido certificato, ed è correttamente configurato al protocollo HTTPS. Per eventuali configurazioni non esitate a contattarci. Per raggiungerci basta cliccare qui.

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1790true02/11/2022 19:35:3704/05/2021 00:13:00Click Baiting, cos'è? Quando è meglio evitarlo e perché?01/09/20206Patrizia Maimoneio.webp//doweb.srl/download/decv/2340/io.webp?20200924095459clickbaiting.webp//doweb.srl/download/decv/2341/clickbaiting.webp?20200924095459Il click baiting è un fenomeno che ha sempre caratterizzato il mondo dell'informazione. Il suo fondamento sta nella curiosità che induce un lettore a scegliere un articolo rispetto ad un altro solo per la sensazionalità del titolo che, poi, non rispecchia il contenuto del pezzo. Ma come funziona? Vale davvero la pena utilizzarlo? Scopriamolo.https://www.facebook.com/patrizia.maiSe state iniziando ad addentrarvi nell'immenso mondo che è la SEO, incontrerete (se non è già successo) il termine Click bait. Un termine inglese che è importante conoscere molto bene dal momento che Google penalizza non poco, in termini di posizionamento e non solo, i webmaster e i copywriter che utilizzano questa pratica all'interno dei loro siti web. Di cosa si sta parlando? Per comprenderlo basta prendere in considerazione la traduzione letterale di questa parola. La traduzione sarebbe "esca da click" e già da qui comprendiamo molto bene per quale motivo viene utilizzata questa "tecnica". Lo scopo è quello di attrarre il maggior numero di utenti e convincerli, con titoli accattivanti, a cliccare su determinati link presenti in una pagina internet per andare a leggere il contenuto promesso.

Parlando in maniera molto più ampia, il riferimento è ad ogni titolo sensazionalistico o immagine accattivante che porta il lettore a fare click su determinati contenuti che poi, alla fine, hanno tassi informativi davvero molto bassi e, in alcuni casi, anche completamente vicini allo zero. Le promesse dei titoli o delle immagini, quindi, non vengono soddisfatte e lasciano, per questo, i lettori del tutto insoddisfatti di quanto letto.

Se in origine il clickbaiting vedeva l'inserimento di un link all'interno delle pagine che, una volta cliccato dai lettori, permetteva loro di effettuare dei pagamenti o richiedere un contatto prima di aver accesso ai contenuti veri e propri, oggi si tratta di una tecnica abbastanza utilizzata sul web sia sui social network dove sempre più spesso vengono pubblicati annunci e collegamenti a link da cliccare se interessati sia in ottica SERP e, quindi, all'interno dei risultati dei motori di ricerca. Nel caso di clickbait, come anticipato, saremo difronte ad un titolo sensazionalistico, ammiccante e criptico in maniera voluta al fine di spingerci, mediante la nota curiosity gap, a fare clic sul link proposto.

Tipici esempi li ritroviamo proprio sui social network come, ad esempio, Facebook o Instagram. È capitato a tutti di trovarsi, almeno una volta, dinnanzi ad un post accompagnato da un titolo che ci incuriosisce molto. Titoli come "Pazzesco! Non crederete a quel che è accaduto..". Un titolo di questo tipo è naturale che induca gli utenti al clic perché subentra la cuorisità di sapere quel che, poi, è realmente accaduto. Tranne poi, all'interno della pagina, non scoprire quasi mai alcunché. Ormai, però, il clic è stato fatto e i vantaggi per le pagine in questione sono ormai partiti. Impossibile tornare indietro!

Ecco, quindi, che si palesa il principale obiettivo del clickbaiting, quello di attirare visite (facendo aumentare i guadagni in termini pubblicitari).

Clicca qui per ulteriori informazioni


Quando è nato il clickbaiting?

Cerchiamo adesso di rispondere ad una domanda che, magari, tanti di voi si sono già posti. Quali sono le origini del clickbaiting? In definitiva, da cosa trae spunto il suo sviluppo?

Per trovare una risposta dobbiamo tornare abbastanza indietro nel tempo, scivolando indietro fino al 1800. Erano anni, quelli, in cui i vari giornali cercavano di attirare i lettori in ogni modo. Ed è in questo clima di accanita concorrenza che si è cominciato a ricorrere alla drammatizzazione e all'alterazione delle news per portarle ad essere quanto più vicine ai lettori e a suscitare la curiosità della gente.

Se il clickbaiting è nato e si è sviluppato in ambiente giornalistico, ne possiamo trovare tracce evidenti anche in quello pubblicitario. Per comprenderlo basta prendere in considerazione il nostro stesso comportamento dinnanzi ad uno spot qualsiasi. Da quale veniamo attirati di più? Ovviamente da quello che ci incuriosisce con più forza e che ci spinge, quindi, a creare in noi la voglia di approfondire e, magari, provare il prodotto pubblicizzato. Un link che ci incuriosisce ha tantissime possibilità in più di essere cliccato rispetto ad uno che non lo fa. Anche se, poi, il contenuto del secondo potrebbe risultare molto più congruo e pertinente rispetto al primo. Il fatto, poi, che sul web le notizie diventino "vecchie" e superate già dopo poche ore porta all'utilizzo di qualunque tecnica per accaparrarsi il maggior numero di clic possibili incrementando, di conseguenza, i guadagni.


I "princìpi" su cui si fonda il clickbaiting

Abbiamo già sottolineato più volte come l'elemento cardine su cui il clickbaiting fonda il suo "successo" sia quello emozionale. Esistono vari testi letterari che ci spiegano come un contenuto emotivamente forte attiri molti più utenti di uno che non suscita alcuna emozione. In base ad alcuni recenti studi, però, parrebbe non esserci solo l'emozione dietro il successo di questo fenomeno. Pare, infatti, che gli utenti siano sempre più pigri cerebralmente al punto da non riuscire ad evitare l'interazione con tutti i link che gli si pongono davanti. A dimostrarlo vi sono i milioni di link che, giorno dopo giorno, vengono postati sui social network e che, puntualmente, riscontrano la curiosità degli utenti. A provocare curiosità sarebbero, però, solo i titoli sensazionalistici dal momento che poi, all'atto pratico, i tempi di permanenza all'interno del link (una volta aperti) sono davvero molto ridotti per riguardare una chiara lettura delle pagine. La Columbia University ha affermato che quasi il 60% degli internauti che condivide un link sui social network, lo fa senza averlo nemmeno aperto. Molto spesso, anzi sempre, è sufficiente creare un titolo accattivante e persino post "vuoti" riescono a racimolare un numero impressionante di condivisioni. Ne consegue un importante ritorno economico in termini di guadagni pubblicitari che non ci sarebbero se chi apre i link, constatatone la pessima qualità informativa, non contribuisse a divulgarlo ulteriormente.

Data per assodata, quindi, la potenza di questo fenomeno, vi sono numerosi giornalisti e testate che se ne discostano fermamente. Il motivo è chiaro: il click baiting viene ritenuto troppo manipolativo e del tutto ininfluente (cosa comunque sempre vera) sul piano dei valori dei contenuti.


Il click baiting sul piano etico

Il click baiting funziona, ormai è chiaro a tutti! Il suo utilizzo, però, è stato più volte definito del tutto contrario all'etica che dovrebbe stare alla base del lavoro di chi fa informazione. In base ad una sentenza di quasi 40 anni fa (ulteriore dimostrazione che il fenomeno è molto in voga da tantissimi anni), ogni giornalista ha il dovere di informare i lettori in maniera corretta e nella più totale imparzialità trovando il titolo che maggiormente descrive il contenuto del proprio articolo. L'invito contenuto in sentenza, quindi, è quello di evitare assolutamente di utilizzare toni scandalizzati o sensazionalistici con il solo obiettivo di indurre i lettori a leggere la notizia.

Quanto detto vale, indubbiamente, se intendiamo il fenomeno nella sua accezione più negativa: attirare click degli utenti senza fornire loro informazioni di valore. Se andiamo a considerarlo, però, in termini positivi, il click baiting diventa uno strumento per portare gli utenti a cliccare su un articolo che, però, fornirà loro contenuti di valore. In questo caso è consentito l'utilizzo di titoli attraenti e virali che, se rispondenti al contenuto dei pezzi, non lede la credibilità di chi scrive e non lascia l'amaro in bocca a chi decide di leggere la news.

Ma quali qualità deve avere un titolo per essere adeguato e per contribuire ad un'adeguata strategia di marketing?

Sono essenzialmente quattro le caratteristiche che individuano un buon titolo e che un giornalista deve assolutamente tenere a mente nel momento in cui ne sceglie uno per il proprio articolo. Vediamoli insieme.

  1. Titoli eticamente e "politicamente" corretti devono essere innanzitutto pertinenti alla query inserita dagli utenti. La search intent, quindi, deve risultare soddisfatta al 100%.
  2. I titoli devono rispecchiare contenuti che siano capaci di informare i lettori che decidono di affidare la propria fiducia a quel determinato articolo.
  3. I titoli che siano realmente degni di questo nome devono, poi, essere in grado di stabilire un canale comunicativo con gli algoritmi dei motori di ricerca e devono risultare idonei alla diffusione mediante i social network (in primis Facebook).
  4. Per concludere, un buon titolo deve essere dotato di una forte persuasività.
Detto questo, è chiaro che il click baiting possa rivelarsi un'arma a doppio taglio a cui bisogna fare davvero moltissima attenzione. Se utilizzato in maniera scorretta, infatti, è uno strumento atto a produrre una sola conseguenza, ed anche molto grave, ovvero la perdita della fiducia da parte dei lettori. Di conseguenza, le nostre pagine verrebbero seguite sempre meno, perderemmo followers sui social network e i nostri guadagni ne risentirebbero in maniera molto più che negativa.


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3830true02/11/2022 19:31:4028/08/2022 12:03:10Product Reviews Update, ecco il nuovo algoritmo: i consigli di Google28/08/20228Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/3452/alex-baldarelli.webp?20220828120310feedback-ga9b2353ec_1280.webp//doweb.srl/download/decv/3453/feedback-ga9b2353ec-1280.webp?20220828120310Quattro mesi dopo l’ultimo aggiornamento, Google annuncia un nuovo algoritmo per Product Reviews Update. Il sistema di valutazione e classificazione delle pagine web in cui sono presenti recensioni di prodotti, cambia ancora, per dare sempre più importanza alle recensioni dei prodotti che risultano più pertinenti e quindi utili per gli utenti. Almeno per il momento, le novità riguardano solo i prodotti in lingua inglese, ma da Mountain View fanno sapere che è molto probabile che i cambiamenti vengano presto estesi alle recensioni in qualsiasi lingua. Conoscere in anticipo le novità che verranno introdotte, costituisce un vantaggio che non dobbiamo sottovalutare, affinché i nostri contenuti riguardanti le recensioni di prodotti finiscano in alto nel ranking. Un aggiornamento che però non riguarda solo i creatori di contenuti, ma può e deve essere anche un’opportunità da cogliere per le aziende. Vediamo perché. https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Quattro mesi dopo l’ultimo aggiornamento, Google annuncia un nuovo algoritmo per Product Reviews Update. Il sistema di valutazione e classificazione delle pagine web in cui sono presenti recensioni di prodotti, cambia ancora, per dare sempre più importanza alle recensioni dei prodotti che risultano più pertinenti e quindi utili per gli utenti. Almeno per il momento, le novità riguardano solo i prodotti in lingua inglese, ma da Mountain View fanno sapere che è molto probabile che i cambiamenti vengano presto estesi alle recensioni in qualsiasi lingua. Conoscere in anticipo le novità che verranno introdotte, costituisce un vantaggio che non dobbiamo sottovalutare, affinché i nostri contenuti riguardanti le recensioni di prodotti finiscano in alto nel ranking. Un aggiornamento che però non riguarda solo i creatori di contenuti, ma può e deve essere anche un’opportunità da cogliere per le aziende. Vediamo perché.

Cambia ancora l’algoritmo di Product Reviews Update: cosa ha deciso Google
Il nuovo algoritmo è stato elaborato da Google partendo dai feedback pubblicati dagli utenti sulla versione rilasciata il 23 marzo scorso. Si tratta della quarta versione dell’algoritmo, che segue la prima lanciata l’8 aprile 2021, la seconda il 1 dicembre 2021 e la terza, come detto, a marzo.
Questo aggiornamento non può essere sicuramente considerato “principale”, visto che i cambiamenti sono comunque minimi. Hai già lavorato per essere all’altezza, dopo l’aggiornamento dello scorso marzo? Vedrai che sarai già a buon punto!

In sostanza, si darà ancora più importanza ai contenuti delle recensioni, che dovranno dare veramente una mano ai potenziali acquirenti nella valutazione della qualità del prodotto. Questa versione non prevede, tuttavia, particolari penalità per i contenuti di bassa qualità, ma premia maggiormente i prodotti con recensioni più complete e strutturate. Le recensioni inutili, pertanto, saranno scavalcate da quelle valide per gli utenti. Il nuovo algoritmo quindi sarà “più capace” di identificare e valutare la qualità delle recensioni presenti sul web.

Non solo, sarà importantissima anche l’autenticità delle recensioni. Se gli autori hanno testato personalmente i prodotti, aggiungendo una dimostrazione chiara con foto e video, queste saranno sicuramente premiate. L’obiettivo è creare un contenuto non solo originale, ma anche unico. Google, infatti, considera contenuto di bassa qualità una recensione riscritta, che non testimonia l’effettivo test effettuato sul prodotto.
In conclusione, questo aggiornamento dovrebbe avere un impatto diretto solo sul contenuto della recensione del prodotto e non su altri tipi di contenuto.

Questi cambiamenti sull’algoritmo di Product Reviews Update, influenzeranno, tuttavia, anche Google Discover, il feed che Big G rende presente sui device mobili utile per consultare le notizie e i contenuti online, personalizzati in base alle preferenze dell’utente. Ecco che quindi se il vostro sito è presente su Discover, potrete notare, in futuro, delle novità in termini di posizionamento.

Product Reviews Update: recensioni di confronto e schede prodotto
Google ha già chiarito dal terzo aggiornamento dell’algoritmo qual è il suo punto di vista sulle recensioni di confronto tra prodotti. Partiamo col ricordare che Product Reviews Update coinvolge assolutamente anche questo tipo di contenuto, particolarmente apprezzato dagli utenti. Spesso, infatti, quando si ha intenzione di effettuare un acquisto di un determinato prodotto, non ci si accontenta di sapere se effettivamente quello di una determinata marca sia valido, ma l’indecisione si muove su due o più alternative. Ecco che quindi diventa molto utile un articolo di confronto tra prodotti, fino a trovare il migliore di una specifica categoria. E’ per questo che Google ha voluto applicare gli effetti dell’algoritmo anche a questo tipo di recensione.

Tra i consigli che arrivano da Mountain View per le recensioni, è presente anche uno diretto a questo tipo di contenuto. Quando promuovi un prodotto come il migliore della categoria – fa sapere Google – dimostralo! Perché lo consideri il migliore? Cos’è che ha in più rispetto a quello dei competitor? Quali caratteristiche lo rendono veramente unico?

Al contempo, quando si propone un confronto tra prodotti, risulta efficace riportare un elenco, una classifica con le recensioni approfondite di ogni singolo consigliato. Spesso, invece, si trovano contenuti di questa tipologia privi di approfondimento, ma solo una mera “graduatoria” di prodotti arricchita da immagini; in questo modo anche il sistema di analisi di Google farà fatica a riconoscere la vera qualità della recensione, se ha poco testo a disposizione per valutarlo.

Come realizzare quindi recensioni di confronto? E’ necessario equilibrio: devono essere una via di mezzo tra una recensione singola e specifica su un prodotto, che deve essere completa secondo i consigli sopracitati, e una semplice classifica con un punteggio di qualità.

Il creatore deve assolutamente dimostrare elevata competenza ed è ottimo valorizzare l’autenticità della recensione con l’inserimento di immagini relativi a test effettuati. Ma non limitarsi a queste. Si tratta insomma, di recensioni singole sintetizzate e inserite in una classifica di fruizione immediata per l’utente.

Se Google ha deciso di estendere l’applicazione dell’algoritmo anche alle recensioni di confronto, lo stesso non si può dire per le schede prodotto degli e-commerce dove i clienti hanno la possibilità di scrivere le loro recensioni. Questa non viene condizionata dai nuovi cambiamenti.



Product Reviews Update: recensioni di alta qualità secondo Google
Google ha rinnovato e ribadito la serie di consigli che aveva pubblicato in occasione dello scorso aggiornamento. A questo punto, questi diventano ancora più importanti per gli utenti quando pubblicano una recensione su un determinato prodotto.

Si tratta di linee guida che rendono una recensione completa e utile per chi fosse interessato al prodotto: insomma, può fare la differenza sia in termini di ranking che direttamente per la vendita. Possono diventare anche delle vere e proprie best practices da mettere a disposizione degli utenti sul vostro sito, affinché rilascino poi recensioni complete e gradite da Google. Vediamo i consigli di Big G!

  • Spiega dettagliatamente che il prodotto è quello descritto dal produttore, oppure presenta delle differenze. Ma attenzione: evita di riscrivere o ripetere ciò che è già presente sul sito dell’azienda!
  • Elenca i parametri sui quali si è basata la tua verifica della qualità del prodotto e che costituiscono i fattori decisionali più importanti quando si acquista un prodotto di quella determinata categoria.
  • Non dimenticare alcune immagini/video del prodotto, possibilmente nelle tue mani ed eventualmente in funzione, insomma… cerca di dare qualche prova in più rispetto a quelle pubblicate dal produttore e dimostra l’autenticità della tua esperienza.
  • Elenca le differenze del prodotto acquistato, rispetto alla concorrenza.
  • Spiega i vantaggi e gli svantaggi del prodotto.
  • Evita sensazionalismi e troppi aggettivi “pomposi”: l’utente avrà la sensazione che tu voglia a tutti costi pubblicizzare il prodotto, senza un effettiva valutazione critica.
  • Descrivi in che modo un prodotto si è evoluto rispetto a modelli o versioni precedenti.
  • Descrivi come è stato progettato il prodotto.
  • Includi collegamenti a più venditori per dare al lettore la possibilità di acquistare dal loro commerciante preferito.
  • Qualche esperto in materia ha detto la sua sul prodotto? Fallo sapere a tutti!
Abbiamo detto, in precedenza, che ciò che risulta assolutamente importante per Google è l’effettiva competenza dell’autore della recensione, che quindi deve infondere fiducia nel lettore. E’ quella che Google chiama authorship, che si verifica mostrando il nome dell’autore che ha scritto la recensione.

E’ estremamente utile per l’utente ricordarsi dell’affidabilità e dell’autorevolezza dell’autore della recensione, perché consideri valida la recensione stessa. Per questo motivo, per mostrare la competenza degli autori del sito, è utile inserire una breve bio completa di fotografia personale dell’autore della recensione in fondo al testo, magari con link al profilo Linkedin o ad altri contributi su altri siti: insomma, tutto ciò che serve a dimostrare la competenza.

Recensioni di alta qualità: una duplice rilevanza
Concludendo, le recensioni sono oggi una leva oltremodo determinante per l’acquisto. Si stima che 8 persone su 10 considerano una recensione come un consiglio di un amico. Secondo un’indagine di Reevoo, che si occupa di rating online, le recensioni generano un aumento del 18% sulle vendite. E’ per questo che ogni azienda deve monitorare costantemente ciò che il pubblico pensa dei propri prodotti.

Non solo, ora sappiamo che non è sufficiente ottenere recensioni con ottimi giudizi, è importante anche che le recensioni siano complete e utili per l’utente: in questo modo l’azienda potrà avere vantaggi SEO, che, come già noto, è un fattore determinante per incrementare le vendite.

L’aggiornamento dell’algoritmo di Product Reviews Update, che nel breve periodo dovrebbe essere esteso a tutti i Paesi, deve essere quindi un monito non solo ai creatori di contenuti, affinché le pagine del proprio sito contenenti recensioni (che siano di confronto o meno) compaiano tra i primi risultati. Ma deve essere una spinta decisiva anche per le aziende, perché “indottrinino” i propri clienti a rilasciare un vero e proprio giudizio completo.

In questo modo, la recensione costruita come piace a Google, farà sì che compaia tra i primi risultati e tutti conosceranno il valore del prodotto. Potresti provare a spingere i clienti a scrivere una recensione offrendo un buono sconto, oppure un gadget… promuovendo l’iniziativa con un banner sul proprio sito o inserendolo nella mail di riepilogo dell’ordine.
Un’opportunità che può veramente fare la differenza, seppur indirettamente, in termini di vendite.

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1490true02/11/2022 19:17:3004/05/2021 00:12:18Cosa sono gli snippet e qual è l'influenza sul posizionamento?21/04/20208Patrizia Maimoneio.webp//doweb.srl/download/decv/2164/io.webp?20200421161125snippet-google.webp//doweb.srl/download/decv/2165/snippet-google.webp?20200421161125Gli snippet sono un elemento importantissimo in ambito di ricerche sul web. Conoscerne i segreti, l'ottimizzazione e la gestione è importante per dare una marcia in più al proprio sito e migliorare, indirettamente, il posizionamento. Addentriamoci all'interno di questo mondo.https://www.facebook.com/patrizia.maiSe hai un sito internet e lavori per garantirgli un ottimo posizionamento, ti sarai certamente imbattuto nel concetto di "Rich Snippet". Per comprendere meglio, inoltriamoci nell'argomento e cerchiamo di imparare come sfruttarne al meglio le potenzialità per favorire un aumento del CTR.

Cos'è lo snippet

Snippet significa, letteralmente, ritaglio. Per chi opera sul web lo snippet è un elemento fondamentale, cuore delle ricerche effettuate online. Si tratta, in parole brevi, di un box che contiene, al suo interno, un titolo, un link ed una breve descrizione di quanto stiamo ricercando in SERP. Si tratta della prima cosa che gli utenti vedono del nostro sito nel momento stesso in cui effettuano ricerche pertinenti. Da esso comprendono se i contenuti che offriamo sono adatti a soddisfare la loro domanda. Durante la realizzazione di siti internet tenere conto degli snippet significa garantire al sito una marcia in più per il posizionamento su Google.

I Rich Snippet, poi, rappresentano il "plus" della categoria dal momento che, come si comprende bene dall'aggettivo che ne precede il nome, sono arricchiti con diverse tipologie di contenuto aggiuntivo. Anche quando questi "valori aggiunti" non esistevano ancora, comunque, l'attenzione sugli snippet e sulla loro funzione è sempre stata molto alta. Importantissima, innanzitutto, la loro ottimizzazione garantendo, innanzitutto, che Meta Description e contenuti fossero coerenti e monitorando continuamente le preferenze degli algoritmi di Google. Si è sempre cercato di procedere alla costruzione di url che fossero SEO friendly e che dessero ai motori di ricerca ogni dato possibile per sapere come appaiono i siti agli utenti.

Sapere come veniamo visti dai possibili visitatori del nostro sito web: una possibilità molto importante per una svariata quantità di motivazioni. Da un lato, infatti, differenziandoci anche di poco rispetto agli altri riusciamo a catturare sin da subito l'attenzione degli utenti. Integrando i box con informazioni di tipo più dettagliate, poi, possiamo comunicare meglio cosa offriamo con il nostro sito. Se, invece, siamo utenti saremo perfettamente in grado di comprendere, già a prima vista, se un risultato è quello che più fa al caso nostro o se così non è.


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È risaputo: nel momento stesso in cui indicizzi correttamente il tuo sito internet, questo appare nelle SERP dei motori di ricerca mediante blocchi informatici chiamati snippet. La prima cosa da sapere è che non tutti gli snippet sono uguali ma ve ne sono, invece, due categorie differenti. Esistono, infatti, gli snippet comuni ed esistono i cosiddetti featured snippet (conosciuti anche come snippet in primo piano). Indipendentemente dalla loro categoria di appartenenza, ciascuno è presentato automaticamente dagli algoritmi di Google e non è possibile forzare il loro utilizzo. Le uniche eccezioni vi sono nel momento in cui si implementano correttamente le regole SEO (per gli snippet comuni) e nel momento in cui si applica qualche particolare strategia dei contenuti per i featured snippet.

Vediamo, un po' più nel dettaglio, entrambe le tipologie.

Snippet Comuni

Per snippet comuni intendiamo ogni blocco di informazione che viene generato in maniera automatica dai contenuti interni delle pagine/articoli di WordPress a seguito di inserimenti opportuni da parte dei professionisti che realizzano il sito stesso. È proprio per questa ragione che lo snippet comune viene costruito mediante una buona pratica SEO.

All'interno di questa categoria possiamo trovare tre tipologie di snippet. Eccoli.

- Rich Snippet
Il cosiddetto rich snippet è tra i più classici snippet dinnanzi cui ti potresti trovare. Si tratta di quel blocco che viene visualizzato nel momento in cui effettuiamo una ricerca su internet. La struttura è identica per tutti e prevede la presenza di un titolo, di una URL da cliccare e di una breve descrizione. Si tratta di un elemento molto importante in ottica SEO e proprio per questo motivo consigliamo di mettere in atto ogni pratica utile per migliorare il tuo posizionamento e per indicizzare nella maniera ideale il tuo sito.

Un certo rilievo, in questo ambito, hanno i dati strutturati la cui ideazione e creazione è dovuta, ad esempio, a Google, Yahoo e Microsoft con l'obiettivo ultimo di riuscire a dotare ogni sito internet di linguaggi comuni capaci di fornire risposta rapide e concrete ad ogni richiesta che provenga in rete.
Quelli che conosciamo come dati strutturati sono usati dal motore di ricerca per la produzione dei rich snippet.

- Knowledge Graph Snippet
Dal momento in cui si va con sempre maggiore velocità nella direzione di ricerche semantiche mirate e di ricerche vocali, è importante conoscere anche il cosiddetto Knowledge Graph Snippet. All'interno del box, stavolta, troviamo una quantità più completa di informazioni che comprende, in determinate occasioni, anche degli slide media.

- Rich Answer Snippet
Non hanno alcuna influenza dal punto di vista della SEO e non vanno, quindi, ad influire sul posizionamento ma fanno, comunque, parte della categoria degli snippet. Stiamo parlando dei cosiddetti Rich Answer Snippet che sono conosciuti anche come Instant Answer. Come puoi intuire molto facilmente dal nome stesso, si tratta di box all'interno di cui viene fornita una risposta diretta alla richiesta effettuata dall'utente.


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Featured Snippet

I Featured Snippet sono conosciuti anche come Snippet in primo piano rappresentano un'altra alternativa di risposta dei motori di ricerca. La loro identificazione è immediata grazie al fatto che si trovano nella cosiddetta posizione zero (da qui il nome). Ciò vuol dire che i featured snippet sono i box di informazioni che si trovano prima di ogni altro risultato di ricerca e che forniscono riepiloghi completi per fornire risposte agli utenti quanto più dettagliate possibile.

Parlando di questa tipologia di snippet, teniamo a sottolineare un CONCETTO FONDAMENTALE. Qualunque featured snippet non va a modificare il posizionamento dei vari siti all'interno delle SERP (da qui il significato della posizione zero).

Le visualizzazioni dei vari snippet di questo tipo vengono gestite in maniera del tutto automatica dal motore di ricerca. In pratica, utilizzando i suoi vari algoritmi, Google effettua una veloce ricerca tra ogni sito indicizzato e seleziona quello che considera più completo e ideale, dunque, a fornire una risposta perfetta alla richiesta degli utenti. Normalmente questi snippet vengono utilizzati nelle risposte ad una determinata categoria di domande come Chi?, Cosa?, Dove?, Perché?, Come?, e così via. Sono elementi che non risultano essere in alcun modo manipolabili.

Qual è il loro vantaggio? La loro stessa natura ci aiuta ad evidenziarlo! La risposta alle nostre richieste ci vengono fornite in maniera veloce e precisa senza dover necessariamente girare tanti siti per trovare quanto richiesto. Se quello che abbiamo appena evidenziato è il vantaggio principale, però, dobbiamo, per dovere di cronaca, specificare che i featured snippet, per le loro specificità, hanno sia vantaggi che svantaggi che è fondamentale conoscere.

Vantaggi dei Featured Snippet

  • La sopra citata posizione zero che contraddistingue questi snippet portano, innanzitutto, ad un aumento dei click ricevuti. Secondo quanto evidenziato da recentissimi studi, in particolare, la percentuale viene addirittura raddoppiata.
  • Ad un aumentato numero di click corrisponde un aumento di autorità in quanto si accresce notevolmente anche la generazione di traffico.
  • Ulteriore vantaggio è il raddoppio della visibilità dal momento che il sito corrispondente potrebbe apparire sia in posizione zero che in SERP, tra i primi risultati della ricerca.
  • I featured snippet non sono prerogativa di tutti. Come abbiamo visto, infatti, è indispensabile avere determinate caratteristiche per comparirvi. Nel momento stesso in cui questo avviene si acquisisce maggiore credibilità, maggiore visibilità e, quindi, maggiore fiducia da parte di chi naviga in rete.
  • I featured snippet garantiscono la giusta visibilità risparmiando rispetto alle classiche campagne Ads che, spesso e volentieri, risultano anche abbastanza costose.
  • L'apparire tra i risultati delle ricerche vocali è importante dato che, ad oggi, il mondo è sempre più mobile.


Gli svantaggi

Nonostante siano molto meno rispetto ai vantaggi, gli svantaggi sono comunque da evidenziare.
  • Fornendo risposte dirette, veloci e precise è molto probabile che gli utenti, trovato ciò di cui era alla ricerca, non compiranno più altre azioni e, quindi, non clicchino sui link proposti.
  • I featured snippet, poi, sono soggetti ad una possibile data di scadenza. Dal momento in cui la loro generazione avviene in automatico da Google non si può essere certi che se oggi compariamo in posizione zero lo stesso avvenga anche nei giorni successivi o, comunque, in futuro.


Le diverse tipologie di Featured Snippet

Attualmente esistono diversi tipi di Featured Snippet dinnanzi cui puoi trovarti. Si tratta, in particolare, di 6 tipologie differenti ciascuna diversa dalle altre sia nei contesti che nelle forme. Vediamoli un po' più da vicino.

1 - Snippet paragrafo

Partiamo con lo Snippet Paragrafo (Paragraph Featured Snippet) che è, tra tutti, quello che siamo abituati a vedere con maggiore frequenza in SERP. Come ci dice la denominazione stessa, si compone di un testo, scelto da Google, dai testi di pagine o articoli per riuscire a fornire risposte in maniera chiara alle ricerche degli utenti. Google, però, non si ferma alla sola estrapolazione della "parte di testo" più importante ma aggiunge altre informazioni utili all'utente, come ad esempio eventuali link. Lo scopo di questo è chiaro: incrementare il tuo CTR ovvero il tuo Clickthrough Rate. Questa tipologia di snippet è utilissima per i blog o per le sezioni FAQ.

Vedrai uno snippet di questo tipo per ricerche chiare che rispondono a domande del tipo Come fare?, Cos'è?, Perché è?.

2 - Snippet elenco numerato

Lo Snippet elenco numerato (Numbered List Featured Snippet) è un box in cui vengono presentate risposte che contenfono una lista di informazioni da compiere per raggiungere l'obiettivo di cui si è alla ricerca. Le domande a cui rispondono questi snippet sono, ad esempio, Come faccio?, Come?. Tipico esempio è quello della richiesta di ricette.

3 - Snippet elenco puntato

Anche in questo caso, osservando il nome, è facile giungere alla definizione della tipologia di snippet dinnanzi a cui ci troviamo. Si tratta, in particolare, di un box che contiene le informazioni richieste sotto forma di elenco puntato. Sono elenchi che possono rispondere a ricerche su classifiche, prezzi o funzionalità dei più svariati prodotti.

4 - Snippet tabella

Lo Snippet tabella (Table Featured Snippet) risulta essere la tipologia di Snippet più gradita da Big G. I risultati delle ricerche vengono, in questo caso, mostrati all'interno di tabelle estrapolate direttamente dalle pagine del nostro sito. Qualora non sia presente, ci pensa lo stesso Google a crearla in maniera dinamica utilizzando quanto contenuto all'interno delle nostre pagine. Basterà porre richeste su Elenchi, prezzi, consigli o dati per vedere snippet di questo tipo.

5- Snippet Video

Lo Snippet video (Youtube Video Featured Snippet) è un vero e proprio clip video che viene utilizzato per rispondere alla ricerca degli utenti. È sempre Google a provvedere alla sua creazione estrapolando porzioni di video su Youtube che possono rispondere a quanto richiesto. All'interno dei box in questione si trovano delle anteprime dei video con i minuti suggeriti dove possibile trovare le risposte cercate oltre ai titoli e alle brevi descrizioni. Non esiste una tipologia di domanda specifica per uno snippet di questo tipo. È Google a decidere quando la query lo richiede.

6 - Snippet due per uno

Lo Snippet due per uno (Two for one Featured Snippet) è un box in cui Big G inserisce, come risposta ad una ricerca, una parte testuale presa da un sito ed una parte grafica (una foto) presa, invece, da un altro sito. Anche in questo caso non esiste una categoria specifica di query. È sempre Google a decidere quale di questi meritano uno snippet di questo tipo e quali no.

COME ARRIVARE ALLA POSIZIONE ZERO?

Abbiamo già anticipato che è praticamente impossibile riuscire a forzare l'utilizzo degli snippet. Non esiste, quindi, alcuna formula magica o matematica per poter essere certi di raggiungere la tanto ambita posizione zero. Esistono, però, alcuni comportamenti che possiamo mettere in pratica per cercare, quanto meno, di provarci e, in ogni caso di aumentare il nostro CTR ed ottimizzare la SEO.

  • Cerchiamo di utiizzare le migliori keywords per il nostro sito;
  • Google premia la qualità dei contenuti per cui cerchiamo di scrivere sempre testi competenti, autorevoli e professionali;
  • formattiamo correttamente i testi utilizzando correttamente i titoli, le descrizioni e creando paragrafi brevi e ben leggibili;
  • inseriamo i dati strutturati in tutte le pagine del nostro sito.
PERCHE' E' IMPORTANTE OTTIMIZZARE GLI SNIPPET

Abbiamo già chiarito come gli snippet rappresentano il primo immediato contatto tra un sito internet ed un potenziale visitatore. Ottimizzarlo, quindi, è sempre conveniente per chi gestisce siti web. Ogni alternativa aggiunta dai rich snippet, poi, rende la fase di ottimizzazione ancora più semplificata e consente di fornire dettagli specifici a seconda della tipologia di sito che si ha.

Ogni rich snippet utilizza dei markup che si basano sui microdati. Il loro impiego non corrisponde in maniera diretta ad un miglior posizionamento ma va ad interferire in maniera organica e, facendo un buon lavoro, è possibile che si arrivi a migliorare la propria indicizzazione. Ma qual è esattamente il funzionamento dei rich snippet e quali sono, in particolare, le principali informazioni aggiuntive da inserire? Vediamolo.

Va detto, innanzitutto, che dipende dalla categoria di sito su cui stiamo lavorando. Ad ogni tipologia, infatti, può corrispondere un'integrazione differente perché ciascuno si giova di aggiunte differenti per poter esprimere al meglio il proprio valore.

Per un'azienda o per un negozio, ad esempio, è importantissima la geolocalizzazione e, quindi, le informazioni aggiuntive possono riguardare il contatto telefonico, eventuali indirizzi di posta elettronica e l'orario di apertura/chiusura. E per gli altri?

Per gli e-commerce è data la possibilità di fare aggiunte di foto nella descrizione dei prodotti inserendo anche prezzi, disponibilità, recensioni da parte di chi ha già effettuato l'acquisto.

Nel caso dell'organizzazione di eventi è importante mostrare il giorno e l'ora in cui sono previsti, il luogo o le modalità per acquistare i biglietti. Se, invece, ci occupiamo di un sito di ricette potrebbe essere importante l'aggiunta delle foto del prodotto finito, del tempo necessario per la preparazione o delle calorie per porzione (importante per tutti coloro che sono a dieta!).

Qualunque sia la tipologia, in ogni caso, ogni informazione aggiuntiva va ad incrementare il CTR (che indica quanti utenti vanno a cliccare sul tuo sito quando lo trovano tra i risultati di ricerca) che può, alla lunga, andare ad influenzare positivamente il posizionamento del nostro sito internet agli occhi di Big G.

CHI CREA I RICH SNIPPET

Una volta evidenziata la grande importanza dei rich snippet, è giunto il momento di domandarci chi procede con la loro creazione? Questa parte, innanzitutto, da scritture in codice di una pagina. Quando i siti sono programmati da zero, è indispensabile procedere con la scrittura del relativo codice facendolo da sè (se si hanno le giuste competenze) o rivolgendosi agli sviluppatori.


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COME SI CREA UNO SNIPPET UTILE IN SERP

Abbiamo detto più volte che Google va a generare in maniera automatica i titoli e le descrizioni di ogni pagina e per farlo tiene in considerazione il contenuto presentato ed ogni riferimento a questa presente su internet. Non è possibile procedere in maniera manuale alla modifica degli snippet di ogni singolo sito, ma possiamo lavorarci su per migliorarne la pertinenza. Possiamo, ad esempio, migliorare il titolo e gli snippet seguendo alcune semplici indicazioni. In questo modo lo snippet sarà efficace al punto giusto in SERP.

La creazione dei titoli

La creazione di titoli descrittivi è il primo passo da compiere. Il titolo, in particolare, ha un'importanza strategica dal momento che ha lo scopo di fornire all'utente informazioni veloci sul contenuto dei risultati e sulla motivazione per cui sia corrispondente alla query. Il titolo, infatti, rappresenta la primissima informazione che un utente va a considerare nel momento in cui sceglie o meno di cliccare su un link. Ne risulta che è di fondamentale importanza creare titoli di altissima qualità.

Abbiamo riassunto i 6 migliori suggerimenti per la creazione dei titoli.

1 - Assicuriamoci, innanzitutto, che per tutte le pagine del nostro sito siano specificati i titoli all'interno del tag <title>.

2 - Ogni titolo deve essere pensato per essere descrittivo e conciso al tempo stesso. Meglio evitare di divagare nelle descrizioni. Meglio evitare di utilizzare un titolo particolarmente lungo o dettagliato che, con ogni probabilità, verrà scartato già da subito.

3 - Evitiamo di utilizzare un numero eccessivo di keywords. Dato per scontato che, in certi casi, è utile prevedere dei termini descrittivi nel titolo ma non serve ripeterlo per più volte. Un comportamento di questo tipo, inoltre, potrebbe essere penalizzato come spam sia dagli utenti che da Google.

4 - Utilizzare un titolo standardizzato per più pagine è una pratica da evitare quanto più possibile. Ciascuna pagina del nostro sito dovrebbe avere un proprio titolo che sia descrittivo del suo contenuto. Supponiamo, ad esempio, di essere proprietari di un sito di prodotti in offerta. Cosa succederebbe se intitolassimo ogni pagina come "Podotti in vendita in offerta"? Semplice! Gli utenti non riuscirebbero a distinguere tra le varie pagine, creeremmo confusione e perderemmo potenziali clienti.

5 - Nel momento stesso in cui creiamo il titolo, non dimentichiamoci di inserirvi il brand ma facciamolo in maniera concisa. Molto meglio inserirlo, sì, in ogni pagina ma prevedere di distanziarlo dal resto del titolo con un segno di punteggiatura.

6 - Facciamo attenzione all'impedimento al motore di ricerca di procedere con lo scansionare le pagine. Utilizzare i protocolli robots.txt nei siti può portare ad un impedimento a Google nello scansionamento delle pagine. Non accade sempre, però, che a questo corrisponda un impedimento all'indicizzazione. Ad esempio, è possibile che Big G indicizzi delle pagine scoperte attraverso i link inseriti in altri siti. Per arrivare alla visualizzazione delle pagine in SERP, Google parte dalla visualizzazione di titoli qualunque; dal momento che questo non può succedere al contenuto delle pagine, si affiderà ad ogni contenuto che non appartenga alla pagina come, ad esempio, anchor text provenienti da un altro sito. Se vogliamo impedire che un URL venga indicizzato possiamo usare semplicementee l'istruzione noindex.

LA CREAZIONE DELLE META DESCRIZIONI

La creazione delle meta descrizioni degli snippet è di fondamentale importanza. IN genere servono ad informare gli utenti presentando il contenuto della pagina e facendo sì che l'utente vada a sceglierlo e, quindi, a cliccarci sopra. Le meta descrizioni non hanno un limite per quanto concerne la lunghezza ma bisogna sempre tener conto che per esigenze "di forza maggiore" testi troppo lunghi potrebbero essere troncati. Gli utenti, quindi, si troverebbero dinnanzi ad una meta descrizione interrotta a metà. Ma come dobbiamo comportarci per creare una meta descrizione davvero efficace?

1 - Assicuriamoci che tutte le pagine del nostro sito siano dotate di una meta descrizione.

2 - Differenziamo le meta descrizioni in funzione delle varie pagine. Non è affatto consigliabile utilizzare un testo identico per tutte le pagine. Ogni pagina, al contrario, andrebbe descritta in maniera specifica tenendo in considerazione il contenuto di ciascuna. Qualora non ci sia il tempo materiale (e questo può accadere) per creare una descrizione personalizzata per ogni pagina, potremmo dare la priorità ad alcune "sezioni" del sito iniziando a creare una meta descrizione per le pagine essenziali come la Home e le pagine che, supponiamo, potranno essere visitate con una maggiore frequenza.

3 - Includiamo nelle descrizioni delle informazioni da codificare il maniera chiara. Non è indispensabile che le meta descrizioni contengano singole frasi dal momento che è possibile inserire informazioni sulle pagine. Ad esempio, se possediamo un blog possiamo inserire notizie inerenti l'autore o la data in cui ogni post è stato pubblicato. In questo modo, l'utente riceve ulteriori informazioni che, sennò, non potrebbero essere visualizzate negli snippet.

4 - Utilizziamo descrizioni di qualità in modo da assicurarci che ognuna sia quanto più espositiva possibile. Dal momento che la meta descrizione non viene visualizzata dagli utenti può capitare che vengano trascurati. Una descrizione di alta qualità, però, può essere visualizzata nei risultati di ricerca e possono contribuire al meglioramento del posizionamento.

TITOLI NEI RISULTATI DI RICERCA DIVERSI DAL TAG <TITLE>, PERCHE' SUCCEDE?

Nonostante il nostro impegno per creare un titolo ben formulato, conciso e descrittivo può capitare che, nel momento della ricerca, tra i risultati la pagina in questione appaia con un titolo diverso rispetto a quello che abbiamo impostato. Questo avviene per la necessità di renderli ancor più pertinenti alle query. Il tag title che abbiamo impostato, infatti, potrebbe avere solo una caratteristica statica e fissa, in maniera del tutto indipendentemente dalla query.

Nel momento stesso in cui veniamo a conoscenza della query degli utenti, possiamo riuscire a tirar fuori dalle pagine dei testi alternativi che vadano a spiegare meglio il perché sono pertinenti con il risultato. Utilizzare testi alternativi di questo tipo in qualità di titoli è utile sia agli utenti che ai siti stessi. Un utente, normalmente, cerca termini di query nei risultati e per questo, un titolo pertinente con la query può aumentare il numero dei clic ricevuti.


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1430true02/11/2022 19:15:1104/05/2021 00:12:03Linguaggi di Markup : cosa sono e come funzionano19/03/20206Desirée Pucciio.webp//doweb.srl/download/decv/2098/io.webp?20200319140807markup.webp//doweb.srl/download/decv/2099/markup.webp?20200319140807I Linguaggi di Markup sono indispensabili per strutturare le pagine web come noi le vediamo abitualmente. In questo articolo scopriamo quali sono le loro principali caratteristiche.https://www.facebook.com/traduzioniprofessionalifirenze/Quello del web design è un mondo affascinante, dove creatività e competenza tecnica si incontrano.

Quando ci si approccia per la prima volta a questo tipo di attività, è inevitabile entrare in contatto con argomenti che, inizialmente, potranno sembrare anche molto complicati; tra questi, uno dei più ostici è senza dubbio quello relativo al linguaggio di markup.

I linguaggi di markup sono diversi dai linguaggi di programmazione, anche se molto spesso le due tipologie vengono confuse. DOWEB, agenzia seo, per posizionare al meglio i siti utilizza il markup in modo strategico effettuando test A/B in modo costante fino a trovare il rendimento migliore. Questo approccio è essenziale per ottimizzare il tasso di conversione di un sito ecommerce.

Cosa sono i linguaggi di markup?

Prima di tutto, è necessario fornire una spiegazione efficace alla definizione “linguaggio di markup”. Un linguaggio di markup è un linguaggio leggibile dall'uomo che viene utilizzato da un computer per “annotare” un documento elettronico in modo che il computer possa comprendere meglio lo stile e la struttura del documento.

Analizzando la parola "markup" si può dire che i linguaggi relativi vengono utilizzati per specificare bit di informazioni sul contenuto di un documento. Il termine veniva usato in passato in riferimento alla composizione tipografica, in cui le istruzioni venivano "contrassegnate" insieme al tipo.

Un altro campo in cui viene utilizzato il markup è la correzione di bozze, in cui le modifiche specifiche sono indicate con simboli di markup. Con il passare degli anni, il termine ha iniziato ad assumere un significato più ampio e talvolta viene utilizzato oggi con un significato completamente diverso. La maggior parte degli aspetti originari è comunque conservata.

In poche parole, un linguaggio di markup elettronico utilizza i tag per definire diversi elementi in un documento.

Vi siete mai chiesti cosa significa "ML" in "HTML"? Tale “sigla” sta ad indicare l’espressione “Markup Language” ed è inclusa nelle diciture di tutti i principali linguaggi di markup, come :
  • MathML - Mathematical Markup Language
  • SGML - Standard Generalized Markup Language
  • XHTML - eXtensible Hypertext Markup Language
  • XML - eXtensible Markup Language

Tutti i linguaggi di markup hanno una cosa in comune: usano i tag (cioè <>) per interconnettere il contenuto di un documento con le istruzioni di markup. Le parentesi angolari sono quelle che contrassegnano i tag e tutto ciò che viene trovato tra i tag è rappresentato dal contenuto formattato. Il markup può essere semantico o di presentazione, a seconda della sua posizione o utilizzo in un documento.


Quali sono i linguaggi di markup più utilizzati?

Come sanno bene coloro che si occupano di realizzazione siti web professionali, esistono una miriade di opzioni quando si tratta di linguaggi di markup e sarebbe impossibile descriverle tutte in un breve articolo. Nel web design e nello sviluppo, i tre linguaggi di markup più utilizzati sono HTML, XML e XHTML.

Gli sviluppatori Web si affidano principalmente a questi linguaggi di markup perché sono versatili e moderni, facili da imparare e compatibili con i requisiti tecnologici di oggi.


HTML : cos’è e come funziona questo linguaggio di markup

Dopo aver appreso cos'è un linguaggio di markup, sarà facile capire le caratteristiche di ciascun tipo. Il tipo più popolare di linguaggio di markup è il cosiddetto HTML, abbreviazione di Hypertext Markup Language. Tutti gli web designer e gli sviluppatori cominciano il loro percorso all’interno del mondo del web design imparando a conoscere questo linguaggio.

Questa lingua rappresenta la base del World Wide Web. L’HTML viene utilizzato per definire la struttura di un documento Web. Per fare ciò, il linguaggio HTML utilizza tag e attributi.

Normalmente, la struttura di un documento HTML inizia con il tag <html>. Quindi, continua con il tag <head> e poi con il tag <body>. I tag terminano quando viene aggiunto il simbolo /. Ad esempio, <body> termina quando viene inserito il tag </body>, mentre il documento si chiude con il tag</html>.

Indipendentemente dalla diffusione di nuovi linguaggi, l’HTML la fa ancora da padrone per quanto riguarda il markup. Questo linguaggio di markup determina l'aspetto del testo e degli elementi multimediali visualizzati su una pagina.

Tramite esso, è possibile connettere documenti utilizzando link ipertestuali e creare documenti interattivi sfruttando determinate funzioni rese disponibili dall’uso di tag HTML.

Ecco un breve esempio di come utilizzare questo linguaggio di markup per rendere il testo in grassetto:

Questo è un <b> esempio </b> di come usare <b> il grassetto </b> in HTML.

Ed ecco come appare: "questo è un esempio di come usare il grassetto in HTML".


XML : cos’è e come funziona questo linguaggio di markup

XML, abbreviazione di eXtensible Markup Language, è il secondo linguaggio di markup più popolare in circolazione. In effetti, l’XML funziona come un'estensione dell’HTML.

C'è una grande differenza tra XML e HTML, soprattutto per quanto riguarda gli elementi di base; invece di utilizzare i tag, come nel caso dell'HTML, l’XML utilizza i nodi. Questi nodi sono elementi di dati.

I nodi XML possono essere utilizzati per organizzare i dati. Ad esempio, se si possiede un sito Web per un ristorante, il menu può essere organizzato utilizzando i tag XML, mentre il loro aspetto può essere personalizzato tramite HTML. Come accennato in precedenza, i due linguaggi di markup si completano a vicenda per raggiungere obiettivi diversi.

L’XML è diventato ancora più popolare grazie ad AJAX, che significa JavaScript asincrono + XML. La combinazione dei due consente a siti Web e app popolari come Gmail di caricare elementi senza necessariamente aggiornare la pagina.

Ciò consente un'esperienza utente più fluida e meno inconvenienti. Senza nodi XML, ciò non sarebbe stato possibile. I dati XML possono essere considerati auto-definitivi perché la loro struttura è incorporata nei dati.

Ecco un esempio utile per far comprendere meglio il funzionamento di questo linguaggio di markup :

<? xml version = "1.0" standalone = "yes"?>

<Conversazione>

<greeting> Ciao, mondo! </greeting>

<response> Ferma il pianeta, voglio scendere! </response>

</ Conversazione>


XHTML : cos’è e come funziona questo linguaggio di markup

L’ultimo linguaggio di markup preso in considerazione, ovvero l’XHTML, o eXtensible Hypertext Markup Language, è una combinazione tra HTML e XML. Poiché la combinazione di XML e HTML era risultata fin da subito molto interessante, si è pensato bene di creare un ulteriore linguaggio che potesse fondere alla perfezioni i punti di forza di entrambi.

Inizialmente i linguaggio XHTML era stato progettato per i display dei dispositivi Net ed è stato lanciato prima dell'introduzione di HTML5. XHTML è in grado di creare un linguaggio di markup potente e autonomo.

XHTML è anche molto flessibile, poiché gli sviluppatori possono aggiungere i propri tag e utilizzarli per le pagine che creano. È comodo da usare e offre alle persone un maggiore controllo sul design, sia in termini di aspetto che di organizzazione.

Naturalmente, ci sono regole da rispettare per avere un'esperienza priva di errori, poiché l’XHTML è molto rigoroso in termini di sintassi. I tag e gli oggetti personalizzati devono essere definiti in DTD (Document Type Definition). L’XHTML ha una sintassi complessa rispetto al normale HTML o XML.


La differenza tra un linguaggio di markup e un linguaggio di programmazione

Se ancora non è chiaro, la differenza principale tra un linguaggio di markup e un linguaggio di programmazione è che il primo comprende semplicemente una serie di markup che vengono utilizzate insieme al testo normale per consentire a un computer di comprenderlo meglio.

Se questi “segni” vengono rimossi, il contenuto del documento verrà visualizzato come testo normale senza funzioni di formattazione o ipertesto disponibili. I linguaggi di markup sono spesso utilizzati in settori come la grafica vettoriale e la creazione di interfacce.


Che cos'è il CSS?

Partiamo dal significato del termine : CSS sta per Cascading Style Sheets.

Mentre l'HTML viene utilizzato per strutturare un documento Web (definendo cose come titoli e paragrafi e consentendo di incorporare immagini, video e altri media), i file CSS specificano lo stile di tale documento come, ad esempio, layout di pagina, colori e caratteri.

Per comprendere ancora meglio, è possibile pensare all'HTML come alle fondamenta di una casa e al CSS come all’insieme delle scelte di arredo.


Come funziona il linguaggio CSS?

Il linguaggio CSS si occupa sostanzialmente di stilizzare le pagine web interagendo con gli elementi in HTML. Gli elementi sono i singoli componenti HTML di una pagina Web, ad esempio un paragrafo, che in HTML appare così:

<p> Questo è un paragrafo. </p>

Se si vuole che questo paragrafo appaia rosso e in grassetto, è necessario utilizzare un codice CSS simile al seguente:

p {color: red; font-weight: bold; }

In questo caso, "p" (il paragrafo) è chiamato "selettore", ed è la parte del codice CSS che specifica a quale elemento HTML verrà applicato lo stile CSS.

Nel CSS, il selettore è posto alla sinistra della prima parentesi graffa. Le informazioni tra parentesi graffe sono chiamate dichiarazioni e contengono proprietà e valori che vengono applicate al selettore. Le proprietà sono elementi come dimensione del carattere, colore e margini, mentre i valori sono le impostazioni per tali proprietà. Nell'esempio sopra, "color" e "font-weight" sono entrambe proprietà, e "red" e "bold" sono valori.

Questi stessi principi di base possono essere applicati per modificare le dimensioni dei caratteri, i colori di sfondo, i rientri dei margini e altro, come nell’esempio body {background-color: blu; } (in questo caso, lo sfondo della pagina risulterebbe blu).


CSS : è meglio esterno, interno o incorporato?

A questo punto, è lecito chiedersi quali sia il modo migliore per incorporare il codice CSS al contenuto HTML di una pagina web.

Sostanzialmente, esistono tre modi per aggiungere un codice CSS alle pagine HTML. Il foglio di stile (o i fogli di stile), può essere :
  • esterno
  • interno
  • incorporato

I fogli di stile esterni vengono salvati come file .css e possono essere utilizzati per determinare l'aspetto di un intero sito web tramite un unico file. Per utilizzare un foglio di stile esterno, i file .html del sito devono includere una dichiarazione di collegamento al foglio di stile esterno che segue questo tipo di schema:

<head><link rel = "stylesheet" type = "text / css" href = stile.css "></ head>

Questa dichiarazione collegherà il file .html al foglio di stile esterno (in questo caso, stile.css) e tutte le istruzioni CSS in quel file verranno applicate alle pagine .html collegate.

I fogli di stile interni sono istruzioni CSS scritte direttamente nell'intestazione di una specifica pagina html. Un foglio di stile interno, a livello di codice, può essere inserito nel seguente modo :

<head>

<style>

body {background-color: black; }

p {font-size: 20px; color: white; }

</ style>

</ head>

In questo caso, stiamo comunicando la volontà di creare una pagina con sfondo nero e i cui paragrafi abbiano un carattere da 20px di color bianco.

Infine, i fogli di stile incorporati sono frammenti di CSS scritti direttamente nel codice HTML e applicabili solo a una singola istanza di codifica come, ad esempio,

<h1 style = "font-size: 40px; color: black;"> Questo è un titolo </h1>

In questo caso, avremmo un titolo H1 di color nero con un carattere da 40px.

In generale, i fogli di stile esterni sono il metodo più efficiente per l'implementazione di un codice CSS su un sito web, mentre i fogli di stile interni e quelli incorporati possono essere utilizzati quando è necessario apportare modifiche esclusivamente a pochi elementi.


JavaScript: cos’è e come funziona

JavaScript è un linguaggio di scripting utilizzato per creare e controllare contenuti dinamici dei siti web, ovvero, qualsiasi cosa che preveda un’animazione, un aggiornamento o un qualsiasi cambiamento che non renda necessario ricaricare manualmente a pagina. Si tratta sostanzialmente di caratteristiche quali:
  • grafica animata
  • presentazioni fotografiche
  • suggerimenti di testo con completamento automatico
  • moduli interattivi
Un modo ancora migliore per capire cosa fa il JavaScript è quello di pensare a determinate funzionalità web che vengono usate quotidianamente e che probabilmente si danno per scontate, come la cronologia di Facebook che si aggiorna automaticamente sullo schermo o come quando Google suggerisce termini di ricerca basati su alcune lettere digitate.


Automatizzare ed animare tramite Javascript

Come accennato in precedenza, il JavaScript è un "linguaggio di scripting". I linguaggi di scripting sono linguaggi di codifica utilizzati per automatizzare i processi che gli utenti dovrebbero altrimenti eseguire da soli. In assenza di questi script, qualsiasi modifica apportata alle pagine web richiederebbe il ricaricamento manuale della pagina o la navigazione in una serie di menu statici per accedere al contenuto desiderato.

Un linguaggio di scripting come il JavaScript svolge il suo lavoro comunicando ai siti web o applicazioni Web di compiere una determinata azione. Nel caso del JavaScript, ciò riguarda quelle funzionalità dinamiche descritte in precedenza. È lo "script" in JavaScript che fa accadere queste cose.

Poiché il JavaScript è parte integrante della funzionalità Web, tutti i principali browser sono dotati di motori integrati in grado di eseguire il rendering del JavaScript. Ciò significa che i comandi JS possono essere digitati direttamente in un documento HTML e i browser saranno in grado di capirli. In altre parole, l'utilizzo di JavaScript non richiede il download di programmi o compilatori aggiuntivi.


A cosa serve il JavaScript?

Ecco un breve elenco delle funzionalità per cui viene utilizzato il linguaggio JavaScript:
  • Aggiunta di interattività ai siti web: se si desidera che un sito sia più di una pagina di testo statica, è necessario eseguire alcuni JavaScript.
  • Sviluppo di applicazioni mobili: il JavaScript non è utilizzato solo nei siti web, ma viene impiegato anche per la creazione delle app per i dispositivi mobili.
  • Creazione di giochi basati su browser web
  • Sviluppo back-end: sebbene il JavaScript sia un linguaggio utilizzato principalmente per lo sviluppo del front end di un sito web, la sua flessibilità lo rende perfetto anche per progettare al meglio l'infrastruttura del back-end.

Come funziona il JavaScript?

Il JavaScript può essere incorporato direttamente in una pagina web oppure essere sfruttato in modalità file esterno con estensione .js.

L'aggiunta di codice JavaScript a una pagina web è un processo piuttosto semplice (e familiare se si ha dimestichezza con l’HTML e il CSS). Il codice JavaScript può essere aggiunto direttamente a quello della pagina utilizzando i tag <script></script> e assegnando loro l'attributo type text / javascript.

Come è facile intuire, a livello di inserimento del codice, il JavaScript e il CSS si somigliano molto, come è possibile constatare dal seguente esempio :

CSS:

<style>

{codice css}

</ style>


JavaScript:

<script type = "text / javascript">

(codice javascript)

</ script>


Il codice JavaScript può anche essere aggiunto a una pagina come file separato; lo script viene quindi scaricato ed elaborato nel browser di ogni utente, trasformandolo in oggetti dinamici visibili sullo schermo.
SEO Copywriter professionista specializzata in tematiche legate al mondo del Web e della tecnologia 9219
3430true02/11/2022 19:10:2319/03/2022 09:37:39Valore siti web, come calcolarlo e strumenti utili per una stima reale19/03/20228Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/3191/alex-baldarelli.webp?20220319093739pexels-photomix-company-106344.webp//doweb.srl/download/decv/3192/pexels-photomix-company-106344.webp?20220319093741Abbiamo aperto la nostra attività online e abbiamo a disposizione un sito web che riceve visite come se piovesse ogni giorno. Gli dedichiamo tempo e risorse e… ormai ci siamo quasi affezionato a lui, come se fosse una nostra creatura. Già, ma quanto valgono realmente i nostri sforzi? Quanto vale il nostro sito? Vediamo di seguito come effettuare un calcolo preciso, quali parametri prendere in considerazione e una serie di strumenti utili online per ottenere una stima completa. Questo risultato sarà indispensabile per valutare il ROI della propria attività online e se si sta pianificando una cessione del proprio sito, per spostarsi verso nuovi investimenti. In sostanza, conoscere il valore di un sito web è un’informazione molto utile per prendere una decisione ben ponderata in merito al proprio business in rete.https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Abbiamo aperto la nostra attività online e abbiamo a disposizione un sito web che riceve visite come se piovesse ogni giorno. Gli dedichiamo tempo e risorse e… ormai ci siamo quasi affezionato a lui, come se fosse una nostra creatura. Già, ma quanto valgono realmente i nostri sforzi? Quanto vale il nostro sito? Vediamo di seguito come effettuare un calcolo preciso, quali parametri prendere in considerazione e una serie di strumenti utili online per ottenere una stima completa.

Questo risultato sarà indispensabile per valutare il ROI della propria attività online e se si sta pianificando una cessione del proprio sito, per spostarsi verso nuovi investimenti. In sostanza, conoscere il valore di un sito web è un’informazione molto utile per prendere una decisione ben ponderata in merito al proprio business in rete.

Valore di un sito web: i parametri immediati
Abbiamo già detto che i motivi per cui si vuole conoscere il valore di un sito possono essere tanti: tra questi quello di un’eventuale cessione è spesso quello più frequente. Si inizia a pensare che le strategie di crescita pianificate non diano i risultati sperati, oppure che la propria attività non possa rendere più di così; da alcune settimane avete in testa un altro progetto su cui investire ma non avete da parte abbastanza budget, così state pensando di cedere per poi dedicarsi ad altro; semplicemente, volete cambiare la vostra routine fatta di ore ed ore davanti al vostro sito, che non vi sta dando più soddisfazioni. In poche parole, sentite che è ora di cambiare e vendere. Il primo passo è quindi conoscere quanto si possa incassare in termini monetari dalla cessione.

Esistono dei parametri immediati da tenere in considerazione per ottenere una stima che si avvicina a quella reale. Partiamo da quelli strettamente matematici.
  • Parametri aritmetrici. Una regola spesso tenuta in considerazione è quella di moltiplicare le entrate mensili per 24-36: se il vostro sito produce entrate per 1500 euro al mese, potete incassare dalla vendita tra i 36.000 e i 54.000 euro. Come conoscere le entrate mensili di un sito a partire dal numero di visite? La norma asserisce che ogni mille visite al proprio sito corrispondono a un ricavo di un euro. Pertanto, un sito che genera 100.000 visite al mese genererà 100 euro. Sulle visite, incide sicuramente anche la durata della sessione e la frequenza di rimbalzo: utenti che restano per poco tempo sul proprio sito non hanno un significato particolarmente utile per la propria attività, anzi è un puntuale indicatore della scarsa soddisfazione per i prodotti e gli argomenti trattati.
Le stime ottenute sono, ad ogni modo, molto variabili. Un aspetto che incide sul valore finale sono gli argomenti dei contenuti: se il sito che tratta temi molto specifici, la stima matematica potrebbe essere più bassa rispetto a quella reale, altrimenti il calcolo potrebbe risultare addirittura ambizioso.

Non solo parametri matematici, ci sono altri indicatori che permettono di ottenere un’idea del valore del proprio sito. Alcuni di questi sono gli stessi che vengono presi in considerazione anche dai tool che vedremo di seguito, per quanto concerne la valutazione economica di un sito di nostra proprietà. Vediamoli!
  • Traffico SEO. Un traffico di alta qualità, che porti continuamente nuovi lead è sicuramente linfa vitale per il tuo sito. E’ importante, tuttavia, diversificare le fonti di traffico e puntare sempre tanta parte degli investimenti di risorse in traffico SEO. Se hai fatto questo ragionamento, ora che vuoi vendere il tuo sito ne potrai sicuramente tenere conto. Il traffico SEO organico fa tutto al posto tuo, persino, perché no, trovarti un acquirente. Ricordati, che una volta posizionato, riceverai moltissime visite senza fare nulla: un aspetto che fa balzare alle stelle la valutazione del tuo sito. Chi acquisterà la tua attività online, non dovrà ulteriormente investire in campagne a pagamento: quando tratterai ricordalo agli interessati!
  • Storicità. I domini che sono stati registrati da molto tempo, godono di un valore mediamente più alto, rispetto agli altri: pertanto, anche se un sito riceve un numero leggermente inferiore visite, avrà un valore più alto in termini di monetario, rispetto a un sito più giovane, con un numero di visite superiore. Questo dipende anche e soprattutto dal fatto che l’algoritmo di Google “premia” la storicità della registrazione del dominio, ossia da quanto tempo appartiene allo stesso proprietario, il numero dei rinnovi ecc. Si stima che il motore di ricerca attribuisca un valore del 40 % a questo fattore, in termini di posizionamento.
  • Indirizzo. Se l’indirizzo risulta “appetibile”, ovvero semplice e potenzialmente “ricercabile” dagli utenti, allora anche il sito avrà un valore superiore, a prescindere dal traffico che genera.
  • Community e fidelizzati. Se il nostro sito gode di una cospicua fetta di utenti “fissi” che visitano giornalmente le nostre pagine o comunque in maniera costante i nostri prodotti, allora il valore sarà sicuramente più alto. Se il nostro brand è conosciuto, anche il valore del sito incrementerà di conseguenza. A maggior ragione, se questa “fidelizzazione” viene certificata dalla presenza di una community di utenti registrati, tutto andrà a vantaggio di un’impennata del valore. Una fidelizzazione che può essere garantita anche da una lista di iscritti alla newsletter del sito: chiaramente, in questo caso, devi dimostrare che la lista mail stia già portando degli introiti supplementari all’attività.

Calcolare il valore di un sito: gli strumenti utili
Per calcolare il valore di un sito web in maniera più approfondita, precisa e professionale, è indispensabile andare oltre questi parametri visti finora e affidarsi a dei tools che consentono di avere una stima il più possibile reale. Innanzitutto, è bene distinguere tra strumenti utili per calcolare il valore di un sito web di nostra proprietà oppure altrui. Nel primo caso, consigliamo questi tre strumenti, che tuttavia, permettono di avere una stima superficiale, per chiari motivi di privacy. E’ ovvio che se state pensando all’acquisto di un sito web o siete in trattativa, è nel vostro interesse avere dati precisi, per valutare in modo obiettivo e ponderato se procedere o meno. Ecco gli strumenti che potete utilizzare per avere una stima di un sito altrui:
  • siteprice.org: è sufficiente inserire l’url del sito per avere la stima che si basa sulla raccolta e sull’analisi del traffico, delle statistiche del sito e sul posizionamento;
  • siteworthchecker.com: l’algoritmo calcolerà e stimerà i visitatori giornalieri, il pagerank, i dettagli del traffico, le statistiche social ecc.;
  • GoDaddy Evaluate domain: l’algoritmo sfrutta il machine learning, combinandolo con dati di vendita reali. Oltre alla valutazione completa del dominio, vengono forniti esempi di domini simili con il relativo valore, per ottenere una stima più vicina possibile al valore reale.
Per quanto riguarda, invece, il calcolo del valore di un sito, questo risulterà notevolmente più accurato, prendendo in considerazione parametri molto più puntuali. Ricordiamo, tuttavia, che calcolare il valore reale in termini assoluti di un sito web, come di qualsiasi business online richiedi uno studio complesso, che comprende delle previsioni sui possibili introiti e una valutazione di tutto ciò che è già stato fatto per “macinare” introiti. Una valutazione che tiene conto delle prospettive di mercato.
Affidati agli esperti e richiedi subito il nostro parere sul tuo sito web!

Questi servizi online forniscono dei risultati verosimili circa il valore del tuo sito web. Vediamone alcuni:
  • Netvaluator: questo strumento restituisce una valutazione economica basandosi su parametri come la struttura SEO, la storicità, il PageRank. Basta inserire l’URL del dominio per avere la stima in pochi attimi;
  • Website Looker. Hai mente di cedere il tuo business online? Parti da questo tool. Website Looker fornisce una valutazione in base all’anzianità del dominio, le pagine indicizzate sui motori di ricerca e altri criteri come dati di traffico e soprattutto possibili guadagni;
  • Value My Web: è a nostro parere quello più affidabile, tanto che, a differenza degli altri che impiegano pochi secondi per restituire una stima, questo impiega più tempo. Le variabili prese in considerazione, infatti, comprendono diversi fattori SEO (come i backlink, il punteggio di velocità) una stima di traffico, la presenza sui social network e molte altre. Al termine della valutazione, il report viene spedito all’indirizzo mail inserito nel form.
Valore di un sito web: come aumentarlo
Se la tua idea non è quella di vendere subito il tuo sito, ma vuoi comunque aumentare il valore, per poi pensare eventualmente a una cessione, prova a dare un’occhiata ai nostri servizi. Puoi dare la spinta definitiva al tuo sito web, renderlo più attraente e performante! Nel frattempo, ti lasciamo tre consigli preliminari da non dimenticare mai per far rendere al massimo la tua attività online.
  • Inserisci e cura il blog interno: scrivi articoli originali e in ottica SEO per posizionare meglio il sito e diventare un punto di riferimento nel tuo settore;
  • pianifica una strategia di link building, come può essere l’invio di notizie e comunicati ad aggregatori, piattaforme di blog e portali di distribuzione di comunicati stampa;
  • ottimizzazione User Experience e layout originale: un sito user friendly e con un layout attraente avrà dei vantaggi in ottica SEO e un conseguente aumento del valore del sito.
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1410true02/11/2022 19:05:4304/05/2021 00:11:59Guida per i Tag SEO28/02/20206Desirée Pucciio.webp//doweb.srl/download/decv/2076/io.webp?20200228170041meta-tag-seo-2020.webp//doweb.srl/download/decv/2077/meta-tag-seo-2020.webp?20200228170041I meta tag fanno parte dei tag HTML che descrivono il contenuto della pagina ai motori di ricerca e ai visitatori del sito Web e possono rappresentare un valido alleato per le pratiche SEO.https://www.facebook.com/traduzioniprofessionalifirenze/

I meta tag sono elementi chiave per tutti i motori di ricerca che compaiono nel codice HTML di una pagina Web dal momento che indicano al motore stesso di cosa tratta la pagina.

I meta tag sono importanti perché influiscono sul modo in cui un sito appare nelle SERP e sul numero di persone che saranno inclini a cliccare quel sito.

E’ innegabile, dunque, che tali elementi abbiano un impatto sul traffico e sui tassi di coinvolgimento di un determinato contenuto e, in definitiva, sulla SEO e sul posizionamento del sito stesso.

I meta tag sono una parte importante di una solida strategia SEO; sebbene alcuni di questi elementi possano non avere un impatto diretto sulle classifiche, possono influire sulla modalità di visualizzazione del sito all'interno dell'ecosistema digitale e bisogna tenerne conto durante la realizzazione dei siti web. Quanto detto, ovviamente, è tanto più importante per un sito ecommerce, per il quale dal posizionamento nella SERP dipende il numero di visite e di conseguenza il numero di conversioni.

Questo fatto, già di per sé, dovrebbe essere in grado di far capire quanto l’utilizzo appropriato di tali Tag non dovrebbe essere mai trascurato durante lo sviluppo di contenuti per il web.


Meta Tag : come utilizzarli nel 2020

Nel 2020, se si desidera che il proprio sito web possa raggiungere un buon posizionamento all’interno della ricerca di Google, è molto importante concentrarsi su contenuti di alta qualità e grado di soddisfazione degli utenti.

L'obiettivo principale di questo articolo è quello di spiegare quali sono i Meta tag migliori, quali sono quelli che è comunque consigliabile utilizzare e quali, invece, risultano inutili o obsoleti a livello di SEO.


Come controllare i meta tag di un sito

Per controllare quale sono i meta tag impiegati in una determinata pagina web, è sufficiente cliccare sul pulsante destro del mouse in un punto qualsiasi della suddetta pagina e selezionare la voce "Visualizza sorgente pagina".


I meta tag più importanti per la SEO nel 2020

In questo paragrafo, ci concentreremo su quelli che sono i meta tag più rilevanti a livello SEO che possono contribuire a migliorare l'ottimizzazione e il posizionamento di un sito web nel 2020.

Tra i meta tag più importanti, troviamo :

• Title Tag
• Meta Description
• Canonical Tag
• Alternative text (Alt) Tag
• Robots meta tag
• Social Media Meta Tags (Open Graph)
• Header tags
• Responsive Design Meta Tag



Title Tag

Il tag Title è il primissimo elemento HTML che specifica il “titolo” di una determinata pagina web per i motori di ricerca e per i visitatori. L'elemento Title supporta tutti i browser inclusi Chrome, Firefox e Safari.

Questo tag va inserito nella sezione <head> del sito, come nell’esempio seguente : <head> <title> Questo è il titolo della pagina </title> </ head>

La lunghezza ottimale per il tag Title è di circa 55-64 caratteri (il valore consigliato da Google è inferiore a 60).

Il Tag Title è importante sia per quanto riguarda la SEO sia per quanto concerne la user experience, dato che tale denominazione compare sia nella SERP che nelle schede del Browser.

Secondo quanto stabilito da una fonte autorevole come MOZ, i Tag Title sono il secondo fattore on-page più importante per la SEO dopo i contenuti.

E’ importante ricordare che non è possibile aggiungere più di un elemento <title> all’interno di una pagina web.

  • Ecco di seguito alcuni suggerimenti per scrivere un buon Tag Title :
  • Incorporare parole chiave a coda lunga nel tag title
  • Aggiungere numeri al titolo (ad esempio “10 importanti suggerimenti per la SEO”)
  • Iniziare il tag title con la parola chiave di destinazione principale
  • Non esagerare con il numero di parole chiave per evitare il problema del keyword stuffing
  • Ogni pagina dovrebbe avere un tag title unico


Meta Description

Una Meta Description è un elemento HTML che riassume il contenuto di una pagina web. I motori di ricerca in genere mostrano la meta descrption nei risultati di ricerca sotto il tag Title.

Per comprendere meglio come funziona questo tag, è possibile osservare il seguente esempio di codice : <head><meta name = "description" content = "Questo è un esempio di meta description. Possiamo aggiungere fino a 160 caratteri. ”></head>

Google non utilizza la meta description come segnale di classifica; tuttavia, essa ha un effetto importante sul CTR della pagina dal momento che viene visualizzata nei risultati di ricerca.

Nel dicembre 2017, Google ha aumentato la lunghezza degli snippet nei risultati di ricerca ma recentemente la stessa Google ha confermato di aver nuovamente ridotto tale lunghezza, passando da un massimo di 290 caratteri ad un massimo di 158 (in ogni caso, le parole chiave più rilevanti dovrebbero sempre essere inserite tra i primi 120 caratteri).

Per quanto riguarda il mobile, si prediligono attualmente meta description che non superino i 130 caratteri totali.

Ecco di seguito alcuni suggerimenti per scrivere una buona Meta Description:
  • Non porre l'accento sul numero di caratteri, in quanto Google potrebbe estrarre il testo della descrizione Meta dai contenuti in base alla query di un utente.
  • Non aggiungere meta descrizioni duplicate
  • Aggiungere un chiaro invito all'azione (CTA) nelle descrizioni
  • Aggiungere le parole chiave più rilevanti nelle descrizioni
  • Fornire strategicamente soluzioni a un problema
  • Scrivere sempre le meta descriptions pensando agli utenti in modo da invogliarli a visitare una determinata pagina
  • Aggiungere eventuali richiami a sconti o offerte in corso in caso di negozio online


Canonical Tag

Il tag Canonical è un tag di collegamento HTML con attributo "rel = canonical" che viene utilizzato se si dispone di una URL a pagina singola con lo stesso contenuto presente su altre URL a più pagine.

Implementare il tag Canonical nel codice, significa comunicare a Google e agli altri motori di ricerca che una determinata URL è la pagina principale e che non c’è necessità di indicizzare altre URL che potrebbero risultare solo contenuto duplicato.

La sintassi di un canonical tag è la seguente : <link rel = ”canonical” href = ”http://esempiosito.it/” />

Nell’esempio riportato, stiamo comunicando al motore di ricerca la necessità di indicizzare il contenuto presente sulla pagina riferita a tale URL; potrebbero, infatti, essere presenti più versioni della suddetta URL, come, ad esempio :

  • http://www. esempiosito.it
  • https://www. esempiosito.it
  • http://esempiosito.it/index.php

Google vede tutti gli URL di cui sopra come versioni duplicate della home page. E per risolvere questo problema, può essere appunto utilizzato il canonical tag.



Alternative text (Alt) Tag

L’Alt Tag è importante per qualsiasi immagine, poiché i motori di ricerca non possono leggerle, quindi è necessario aggiungere il testo alternativo corretto a questi elementi media in modo che il motore di ricerca possa opportunamente considerarle.

Un esempio di sintassi corretta per l’utilizzo dell'Alt Tag è la seguente : <img src = ”http://sitoesempio.it/foto-di-parigi.jpg” alt = ”foto di parigi” />

Ecco di seguito alcuni suggerimenti per scrivere dei buoni Alt Tag per immagini:
  • Tutte le immagini dovrebbero avere nomi che rimandano ad informazioni specifiche relative all’immagine stessa
  • Il testo alternativo deve essere breve e chiaro
  • Creare sempre una Sitemap per le immagini
  • Usare 50-55 caratteri (fino a 16 parole) nel testo alternativo per l’immagine
  • Utilizzare una dimensione file ottimale senza ridurne la qualità per una maggiore velocità di caricamento della pagina


Robots Meta Tag

Il Robots meta tag è un tag HTML che fornisce istruzioni ai crawler sull'indicizzazione o il noindex di una pagina Web.

Il Robots meta tag ha quattro valori principali per i crawler dei motori di ricerca:
  • Follow : il crawler del motore di ricerca seguirà tutti i collegamenti in quella pagina web
  • Index: il crawler del motore di ricerca indicizzerà l'intera pagina web
  • Nofollow : Il crawler del motore di ricerca NON seguirà la pagina e tutti i collegamenti in quella pagina web
  • Noindex : Il crawler del motore di ricerca NON indicizzerà quella pagina web

Ecco alcuni esempi di sintassi corretta dei robots meta tag :
  • Per indicare al motore di ricerca di non indicizzare o non seguire una data pagina web: <meta name = "robots" content = "noindex, nofollow">
  • Per indicare al motore di ricerca di indicizzare o seguire una data pagina web: <meta name = "robots" content = "index, follow"> - Indica l'indice e segue questa pagina web.

Come gli altri tag, anche il robots meta tag deve essere posizionato nella sezione <head> della pagina web.



Social Media Tags (Open Graph)

I meta tag Open Graph sono frammenti di codice che controllano la modalità di visualizzazione degli URL quando vengono condivisi sui social media.

Fanno parte del protocollo Open Graph di Facebook e sono utilizzati anche da altri siti di social media, inclusi LinkedIn e Twitter.

Identificarli è semplice : un tag Open Graph è caratterizzato dalla presenza della sintassi “og:”.

Ecco alcuni esempi di Open Graph validi per il 2020 :
  • <meta property = "og: title" content = "Come diventare un esperto del posizionamento siti web" />
  • <meta property = "og: description" content = "Diventare un esperto del posizionamento SEO in 8 semplici passaggi." />
  • <meta property = "og: image" content = "https://sitoesempio.it/blog/wp-content/uploads/2020/02/come-diventare-esperto-seo.png" />

Perché i tag Open Graph sono importanti?


Le persone hanno maggiori probabilità di visualizzare ed interagire con contenuti condivisi che presentano tag OG ottimizzati, generando un maggiore traffico proveniente dai social media verso il sito Web.

Questo accade per 3 motivi :
  • Gli Open Graph rendono i contenuti più accattivanti nei feed dei social media
  • Gli Open Graph danno informazioni semplici ed immediato agli utenti sul contenuto in questione
  • Gli Open Graph aiutano Facebook a capire l’argomento del contenuto

Quali sono i tag Open Graph più utilizzati?

Facebook elenca 17 tag OG nella sua documentazione ufficiale, anche se in realtà il colosso dei Social Network ne richiede, di fatto, solo quattro per comprendere le basi di una pagina web, ovvero :

og: title : il titolo della pagina. Un esempio di sintassi corretta può essere il seguente : <meta property = "og: title" content = "SEO: tutto ciò che devi sapere" />

Tra gli accorgimenti che è utile seguire quando si applica questo tag, troviamo :
  • Aggiungere sempre l’Og: title a tutte le pagine "condivisibili".
  • Scegliere un Og:title breve ; sebbene non esistano indicazioni ufficiali sulla lunghezza consigliata di questo tag, è consigliabile attestarsi su un massimo di 40 caratteri per i dispositivi mobili e un massimo di 60 per la visualizzazione desktop.

og: url : l'URL del contenuto. Un esempio di sintassi corretta può essere il seguente : <meta property = "og: url" content = "https://esempiosito.it/blog/seo-cose-da-sapere/" />

Tra gli accorgimenti che è utile seguire quando si applica questo tag, troviamo :
  • Usare sempre l'URL canonico

og: img : l'URL di un'immagine per lo snippet social. Un esempio di sintassi corretta può essere il seguente : <meta property = "og: image" content = "https://esempiosito.it/blog/wp-content/uploads/2020/02/seo-consigli.jpg" />

Tra gli accorgimenti che è utile seguire quando si applica questo tag, troviamo :
  • Usare immagini personalizzate per pagine "condivisibili" (ad es. Homepage, articoli, ecc.)
  • Usare immagini con un rapporto di 1,91: 1 e immagini delle dimensioni minime consigliate di 1200x630 per una visualizzazione ottimale su tutti i dispositivi.

og: type : Il tipo di “oggetto” che si sta condividendo. (ad es. articolo, sito Web, ecc.)

Un esempio di sintassi corretta può essere il seguente : <meta property = "og: type" content = "article" />

Tra gli accorgimenti che è utile seguire quando si applica questo tag, troviamo :
  • Descrivere ulteriormente i tipi di oggetti ove appropriato

og: description : una breve descrizione del contenuto. Un esempio di sintassi corretta può essere il seguente : <meta property = "og: description" content = "Scopri 10 consigli per migliorare la SEO del tuo sito" />

Tra gli accorgimenti che è utile seguire quando si applica questo tag, troviamo :
  • Scrivere una descrizione che funga da completamento al titolo prescelto per rendere lo snippet il più interessante possibile
  • Scrivere una descrizione breve e di impatto immediato. Facebook raccomanda 2-4 frasi.

og: local : definisce la lingua del contenuto.



Header Tag

Un Header Tag viene utilizzato per la creazione e la formattazione di titoli. Gli elementi base sono ovviamente H1, H2, H3, H4, H5 e H6, con H1 come livello più alto e H6 come livello più basso in ordine di rilevanza.

Ecco un esempio di come possiamo usare i tag header:

<h1> 10 consigli per migliorare il posizionamento di un sito web </h1>

<p> Paragrafo del contenuto </p> <p> un altro paragrafo di contenuto </p>

<h2> Analisi delle prestazioni del sito web</h2>

<p> Paragrafo del contenuto </p>

<h3> Analisi delle prestazioni su dispositivi mobili e desktop </h3>



Responsive Design Meta Tag

L’ultimo meta tag che dovrebbe essere sempre impiegato per migliorare la SEO del proprio sito web è quello denominato responsive design meta tag, conosciuto anche come "Viewport Meta Element".

Utilizzando il meta tag viewport possiamo controllare il layout delle pagine Web sui browser dei dispositivi mobili.

Un esempio di sintassi corretta può essere il seguente : <meta name = "viewport" content = "width = device width, initial scale = 1">.



Quali sono i meta tags da ignorare nel 2020

Dopo aver passato in rassegna i meta tags più utili ai fini della SEO per il 2020, passiamo a quelli che, al contrario, possono essere tranquillamente omessi in quanto obsoleti o non funzionanti.

Keywords tag: Google non utilizza le keywords tag nel posizionamento dei siti web nella SERP.

Revisit after: questo tag HTML indica ai robot di tornare su una pagina dopo un periodo specifico. Questo tag non è seguito da nessuno dei principali motori di ricerca e non ha alcun valore nel SEO. È meglio evitare questo tag e lasciare ai motori di ricerca la decisione su come e quando eseguire la scansione dei siti web.

Expiration/date: questo tag definisce la data di scadenza della pagina.

Site verification : si tratta di un tag quantomai obsoleto, in quanto è sufficiente utilizzare la Google Search Console.

Copyright : Ogni sito inserisce il proprio copyright nel piè di pagina, quindi non è necessario un tag separato.

Distribution: il tag "distribution" è presumibilmente utilizzato per controllare chi può accedere al documento in questione ed in genere è impostato su "globale". Dato che la maggior parte delle pagine web viene creata per essere visibile al maggior numero di utenti possibile, non c’è motivo per impiegare questo tag.

Cache control: questo tag consente di definire la frequenza con cui una pagina viene memorizzata nella cache.

ODP Robots Meta Tag : Google non segue più questo meta tag.

Geo Meta Tag: Google non utilizza i Geo meta tag per classificare le pagine.
SEO Copywriter professionista specializzata in tematiche legate al mondo del Web e della tecnologia 4192
1650true02/11/2022 19:02:0404/05/2021 00:12:44Dati Strutturati, cosa sono e perché è importante utilizzarli29/06/20205Patrizia Maimoneio.webp//doweb.srl/download/decv/2274/io.webp?20200701090217dati-strutturati-2-1200x900.webp//doweb.srl/download/decv/2275/dati-strutturati-2-1200x900.webp?20200701085755Avete mai sentito parlare di dati strutturati? Un concetto apparentemente complicato ma che, in realtà, è molto semplice. Data l'importanza che il loro utilizzo, poi, comporta, sapere come approcciarli è fondamentale per tutti i webmaster. Passiamo in rassegna l'argomento e addentriamoci nel mondo dei cosiddetti Schema Markups. https://www.facebook.com/patrizia.maiChi lavora in ambito SEO avrà già sentito parlare di dati strutturati e saprà anche molto bene di cosa si tratta. Se, però, vi state avvicinando adesso a questo affascinante mondo e questa è una delle prime volte in cui vi imbattete in questo termine, siete nel posto giusto per saperne qualcosa in più. Parleremo, infatti, di cosa siano esattamente questi dati strutturati, di quali siano le motivazioni per le quali è bene inserirli all'interno del nostro sito web e del perché il loro utilizzo è utile per l'ottimizzazione SEO. Andiamo con ordine.

Cosa sono i dati strutturati

Per dati strutturati, detti anche structured data (termine inglese che molto spesso, comunque, viene utilizzato anche da noi), si intendono particolari meta informazioni che vengono inseriti a mano nei codici HTML delle pagine. Lo scopo è quello di dare qualche dato aggiuntivo sui vari portali e su ogni pagina al fine di permettere al motore di ricerca semantico di riuscire a classificarne in maniera più efficace i contenuti. Si tratta di formati standard che consentono a Google e ad altri motori di ricerca in generale una navigazione migliore sui siti, comprendendo bene la relazione che intercorre tra le pagine e ottenendo ogni tipo di informazione che possa aiutare a valutarlo nella maniera migliore.

I dati strutturati vengono anche chiamati schema markups e servono, dunque, a facilitare i motori di ricerca nell'indicizzazione, organizzazione e visualizzazione dei contenuti delle varie pagine internet. Se questi dati non esistessero, ogni motore di ricerca dovrebbe lavorare molto di più su ogni singolo dato per comprenderne il significato e la motivazione per cui è stato collocato in quella pagina. Se, ad esempio, cerchiamo un albergo, potremo visualizzarne alcune informazioni principali quali possono essere i prezzi, i punteggi basati sulle recensioni ricevute, l'orario di check in e così via. Proprio questi sono gli output dei cosiddetti schema markup.

Mediante l'utilizzo dei dati strutturati all'interno di un sito internet, riusciamo a facilitare il compito dei motori di ricerca e a restituire agli utenti risultati quanto più pertinenti possibili alla query desiderata. Grazie a questi elementi, Google e gli altri motori di ricerca interpretano le tipologie di documenti e delle pagine internet senza che vi siano fraintendimenti. Ciò significa che mediante i dati strutturati possiamo far comprendere immediatamente a Google di cosa ci stiamo occupando con il nostro sito. E' evidente pertanto, che in fase di realizzazione di un sito, il corretto inserimento dei dati strutturati, è un fattore che contribuisce ad un migliore posizionamento.

Come si presentano i dati strutturati

Se i dati strutturati si chiamano così il motivo è abbastanza semplice. Tutto parte, infatti, dalla maniera in cui le informazioni contenute al loro interno vengono organizzate e, quindi, mostrate. Per farlo viene utilizzato uno schema definito, quello che è noto come schema.org che, ormai da 9 anni viene utilizzato dai motori di ricerca per la definizione di ogni entità e della relazione che intercorre tra esse provvedendo alla trasformazione di ogni contenuto in dato. Per dirla in parole povere, nel momento in cui inseriamo nella maniera corretta ognuno di questi meta-data, ovviamente nel pieno rispetto della sintassi, Google riesce a comprendere i significati di ogni singola informazione, e dopo averla analizzata, riesce a fornire ad ogni utente il risultato migliore e più pertinente alla ricerca effettuata.

Abbiamo parlato di schema.org, ma di cosa si tratta in particolare? Vale la pena fare chiarezza in merito. Schema.org (spesso detto anche semplicemente Schema) è un concetto che possiamo assimilare a quello dei vocabolari e che contiene al suo interno i markups (o dati strutturati, per l'appunto) e che riesce a definire esattamente quelle che sono le varie entità, l'azione e la relazione su internet (in riferimento, ad esempio, ad una pagina internet, al settore della posta elettronica e via discorrendo). Per comprendere meglio il concetto, possiamo fare un esempio pratico. Supponiamo di avere a che fare, ad esempio, con il mondo dei viaggi. Ebbene, Schema riesce a provvedere all'annotazione delle date di partenza, delle date di arrivo e delle descrizioni di ogni singola offerta. Se da un lato, quindi, Big G è impegnato per la costruzione di un web quanto più semantico possibile, i dati strutturati sono alleati sempre più irrinunciabili per comunicare su internet in maniera davvero efficace.

Dubbi sui dati strutturati? Contattateci per maggiori informazioni

A cosa servono i dati strutturati

Detto questo, è lecito chiederci a cosa servono, per la precisione, i dati strutturati. In base a quanto abbiamo detto fino a questo momento, abbiamo appreso che questi vengono utilizzati dai vari motori di ricerca principalmente con tre obiettivi:

  1. riconoscimento di ogni entità presente all'interno delle varie pagine internet;
  2. comprensione della relazione che intercorre tra le varie entity;
  3. restituzione agli utenti delle risposte più pertinenti alle query desiderate.

Sono diversi i siti che, ancora in questo momento, non si servono dei dati strutturati andando ad offrire ai motori di ricerca ogni tipo di dato reperito da database, formattato in HTML e, il più delle volte, difficile da comprendere ed interpretare per i crawler. Se, al contrario, utilizzassero tutti i dati strutturati questo problema non avrebbe motivo di esistere e, a trarne giovamento, sarebbero anche e soprattutto i risultati in SERP.

Come vengono inseriti i dati strutturati in un sito

Data l'importanza, che vedremo a breve, dei dati strutturati, Google facilita non poco i webmaster che vogliono inserire questi elementi all'interno del proprio sito internet. Sono disponibili, infatti, dei dati strutturati che possono essere direttamente copiati, personalizzati ed incollati all'interno delle pagine dei siti internet. Pure su Schema.org sono disponibili vari esempi che possono essere prelevati e, quindi, utilizzati. Ma non finisce qui!

I dati strutturati si possono aggiungere alle pagine del nostro sito anche andando a taggarli all'interno delle pagine mediante l'evidenziatore di dati previsto da Big G. Al momento sono 9 le categorie tra cui scegliere e benché possano apparire poche non è difficile trovare quella più appropriata;

  • articoli
  • eventi
  • attività commerciali di tipo locale
  • film
  • prodotti
  • ristoranti
  • applicazioni software
  • puntate televisive
  • libri.
Anche la Search Console, adesso, ci viene incontro nell'inserimento dei dati strutturati corretti per il nostro sito internet. All'interno di questa sezione troveremo ogni dato strutturato rilevato in base al nostro sito e ci verrà segnalata anche l'eventuale presenza di errori che potrebbero influenzare in maniera negativa le visualizzazioni dei rich snippet o di qualunque altra funzione e che, quindi, è opportuno andare a correggere.

Diversamente, i procedimenti di inserimento possono risultare anche abbastanza lunghi ma i risultati che si ottengono valgono sicuramente la pena. Dipenderà tutto, essenzialmente, dai sitemi che utilizziamo per la gestione del nostro portale e dai livelli di controllo che desideriamo avere durante tutto il procedimento.

Implementazione dei dati strutturati su Wordpress

Se facciamo parte di tutti i webmaster che si avvalgono di WordPress per la gestione dei propri siti, non avremo particolare difficoltà nell'inserimento dei dati strutturati. WordPress, infatti, prevede diverse tipologie di plugin da poter utilizzare allo scopo. Tra i più completi e semplici da utilizzare si colloca, sicuramente, Schema App Structured Data. Utilizzandolo, assisteremo ad una generazione praticamente automatica dei dati strutturati per il nostro sito che, poi, potremo andare anche a modificare a mano qualora lo desideriamo. Normalmente, comunque, non è nemmeno necessario modificare alcunché dal momento che il plugin va ad aggiungere i migliori schema markups per i nostri siti internet.

Contattateci per maggiori informazioni sui dati strutturati

Tipologie di dati strutturati

I dati strutturati sono disponibili in varie tipologie di formato. Stiamo parlando, in particolare, di tre formati che sono il JSON-LD, l'RDFa e i Microdati. Vediamoli nel dettaglio andando ad analizzare ognuno singolarmente.

  • Il JSON-LD sta per JavaScript Object Notation for Linked Data è certamente il formato che Google consiglia maggiormente e che, di conseguenza, viene più utilizzato dai webmaster che intendono utilizzare i dati strutturati. Per procedere con le strutturazioni, in questo caso, si utilizza, come si evince dal nome stesso, il codice JavaScript nella parte iniziale delle pagine in totale indipendenza dai contenuti realmente presenti.
  • I Microdati vengono inseriti in maniera diretta nei codici HTML e vengono utilizzati, in maniera prevalente, per la modifica dei dati strutturati dentro i contenuti HTML. Ogni attributo di tag HTML viene utilizzato per l'assegnazione di nomi alle varie proprietà che desideriamo utilizzare come dato strutturato.
  • L'RDFa è, nuovamente, un acronimo che stavolta sta per Resource Descriptive Framework in Attributes. Si tratta di tipi di codici che possono essere aggiunti ad ogni HTML, XHTML e documento XML. Anche in questo caso viene utilizzato l'attributo di tag HTML come abbiamo appena visto per i microdati.
Qual è l'importanza dei dati strutturati

A questo punto dovrebbe essere abbastanza chiaro che i dati strutturati sono molto importanti per tutti i siti internet e lo sono, di conseguenza, per tutti i webmaster. Ed ecco spiegato, in poche parole, il motivo per cui sono davvero importanti.

Per farlo serviamoci di un esempio pratico considerando un sito internet generico di un'azienda e considerando quella che è la sezione "Contatti" dove possiamo trovare ogni informazione utile per entrare in contatto con l'azienda in questione. Se andiamo ad inserire queste informazioni nella parte più bassa delle pagine, avremo soddisfatto le aspettative di ogni utente. Se, però, i clienti o potenziali tali non faranno fatica ad individuare queste informazioni, non possiamo dire lo stesso per Google e, in generale, per i motori di ricerca.

Questi, infatti, dovranno lavorare un bel po' per riuscire a comprendere cosa significhino, davvero, i dati che abbiamo inserito.

Però, nel caso in cui ci dovessimo avvalere dei dati strutturati sarà possibile procedere con l'indicazione ai motori di ricerca che le informazioni di contatto sono, effettivamente, informazioni utili per contattare l'azienda senza che si tratti, invece, di dati inseriti casualmente e sui quali dovrebbero, invece, indagare ulteriormente.

In pratica, così facendo, stiamo dando una mano ai motori di ricerca nell'analisi dei contenuti delle nostre pagine in maniera semplicissima e questo si traduce anche in vantaggi sotto il profilo SEO e in termini di posizionamento.

Concludendo..

Se nel momento stesso in cui avete iniziato a leggere questo articolo avevate le idee confuse sui dati strutturati e su tutto ciò che ad essi è connesso, speriamo con questo pezzo di aver chiarito ogni dubbio. In fin dei conti, a ben guardare, è tutto molto più facile di quanto appare a prima vista senza dimenticare, comunque, che come per tante altre cose, fare pratica è importante. Cosa ne dite, quindi, di iniziare ad inserire i vostri dati strutturati nel vostro sito?

Per qualsiasi altra informazione in merito non esitate a contattarci
Copy-writer con esperienza decennale e appassionata di tutto quello che riguarda il mondo di internet e della tecnologia. 1371
1450true02/11/2022 18:56:0004/05/2021 00:12:08Noopener, Noreferrer e nofollow, cosa sono e perché li utilizziamo29/03/20205Patrizia Maimoneio.webp//doweb.srl/download/decv/2120/io.webp?20200329150737codice-Html-evidenza-1-730x548.webp//doweb.srl/download/decv/2121/codice-html-evidenza-1-730x548.webp?20200329150737Noopener, noreferrer e nofollow sono tre attributi importanti di cui è bene conoscere il significato e l'utilizzo. Se i primi due, in breve, ci proteggono a livello di sicurezza e privacy, il terzo è utilizzato per evitare di disperdere link juice ed influisce molto in ottica SEO. Avviciniamoci al mondo di questi tre attributi e conosciamoli più da vicino.https://www.facebook.com/patrizia.maiNel momento stesso in cui andiamo ad effettuare una ricerca su Google ci troviamo dinnanzi una pagina contenente i risultati di ricerca. Si tratta della cosiddetta SERP che, per i novizi è semplicemente un elenco di risultati posizionati a caso ma che, invece, gli esperti SEO sanno essere il risultato di un'attenta valutazione dei motori di ricerca basato su vari parametri. Google, ad esempio, utilizza più di 200 fattori di ranking per stabilire il posizionamento delle pagine internet all'interno dei risultati di ricerca.

HTML, comunque, dispone di diversi strumenti attraverso i quali far capire ai browser e ai motori di ricerca ogni dato inerente le pagine web. Tra questi, uno è quello di ricorrere a nofollow, noreferrer e noopener all'interno dei tag link. Anche se per molti è un dettaglio sconosciuto, per gli esperti webmaster si tratta strumenti importanti per il posizionamento di un sito generico o di un ecommerce.


Attributo numero uno, il rel="noopener", cos'è e quando lo utilizziamo

Quando parliamo di rel="noopener" ci riferiamo ad una speciale categoria di attributi che vengono aggiunti ad ogni link che viene selezionato per essere aperto in nuove schede del browser. Ad accompagnarlo troviamo sempre un altro attributo denominato rel="noreferrer".

Si tratta di una nuova funzionalità la cui introduzione è abbastanza recente con lo scopo di limitare le vulnerabilità in termini di sicurezza che potrebbero essere utilizzati da siti malevoli.

Di cosa stiamo parlando, in particolare? Saprete di certo che esiste qualche funzionalità Javascript che consente alle nuove schede di poter controllare le proprie finestre di riferimento. Se si collegano a siti web esterni interessati da questi codici dannosi, questi siti internet possono usare la suddetta proprietà Javascript di Window.opener per effettuare una modifica dei siti originali e, quindi, dei vostri siti internet andando a sottrarre ogni tipo di informazione o dato sensibile e diffondendo, contemporaneamente, i codici dannosi.

Aggiungere il rel="noopener" significa riuscire ad impedire alle nuove schede lo sfruttamento di questa funzionalità. Contemporaneamente l'attributo denominato rel="noreferrer" serve per inibire la trasmissione di informazioni alle nuove schede.

Noi di DOWEB siamo sempre vicini agli utenti nella salvaguardia della sicurezza dei propri siti internet. In definitiva, aggiungendo un link e andando a selezionare la voce "Apri nella nuova scheda" gli attributi rel="noopener" e quello rel="noreferrer" vengono aggiunti in automatico in modo da garantire un'assoluta protezione.

Gli hacker, infatti, potrebbero decidere di usare queste funzioni per arrivare ai siti internet attualmente aperti dagli utenti con siti web falsi e, in questo modo, riuscire a sottrarre informazioni importanti come dettagli d'accesso o, peggio, dati inerenti sistemi di pagamento che si sono utilizzati. Al fine di evitare tutto ciò, utilizziamo rel="noopener", il tag che riesce, come abbiamo visto, a bloccare l'utilizzo dell'oggetto JavasCript denominato window.opener. Il suo utilizzo è limitato all'ambito della sicurezza nel momento in cui nei nostri link si trova il tag target="_blank". Questo, infatti, è un chiaro messaggio che indica l'apertura del link stesso all'interno di una nuova scheda. Questo ha delle conseguenze in termini di vulnerabilità con un processo che è noto come Tabnabbing inverso. Tale problematica si supera con l'aggiunta del nopeener mediante cui le pagine aperte all'interno delle nuove schede non riusciranno a controllare le pagine originali (le nostre). Utilizzando questo attributo, inoltre, si possono riuscire ad evitare alcuni problemi a livello di prestazione del sito internet in quanto se le pagine in collegamento hanno in esecuzione molti JavaScript possono andare ad influenzare molto pesantemente la prestazione della pagina a cui si riferiscono.

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Attributo numero due, il Rel= "noreferrer", cos'è e quando lo utilizziamo

Il cosiddetto rel="noreferrer" è tra le più recenti tipologie di link aggiunte in HTML5 che si utilizza per tenere nascoste le fonti del traffico che vanno da un sito internet ad un altro. Per definirlo in maniera più tecnica, possiamo affermare che se gli utenti seguono dei collegamenti ipertestuali, si impedirà ai browser l'invio di intestazioni di referrer HTTP.

Nel momento stesso in cui aggiungiamo il rel="noreferrer", ci assicureremo che non venga divulgata alcuna informazione sul referral dato che se non risultano informazioni non ci sarà nessuno che potrà procedere a rintracciarle. Gli effetti di questo attributo sono praticamente uguali a quelli del noopener con la differenza che utilizzandolo, come anticipato più volte, saremo in grado di impedire che le intestazioni referrer arrivino alle nuove pagine.

Quando i visitatori raggiungono il nostro sito internet utilizzando il rel="noreferrer" sui propri siti, i nostri dati di analisi non ci mostreranno chi si è, in effetti, riferito a quel determinato link. Ci verranno mostrati, invece, in corrispondenza del traffico diretto. Questo si è tradotto in un problema di portata importante per tutti coloro che possiedono un sito dal momento che ogni dato sul traffico in entrata viene del tutto incasinato e che risulta praticamente impossibile effettuare un monitoraggio delle modalità in cui un utente si sposta attraverso il nostro sito.

In pratica, questo attributo riesce a rimuovere ogni informazione sui referral interessando i browser. Ne consegue che alle risorse linkate da cui, quindi, provengono i link non verrà comunicata alcuna informazione sul referral. Solitamente questo attributo viene utilizzato per i link che si generano, in maniera del tutto automatica, quando un utente, ad esempio, commenta un post su un forum.


Il rel="noopener noreferrer", cos'è e quando viene utilizzato

Ci sono, poi, alcuni casi in cui i due attributi vengono utilizzati contemporaneamente. In questo caso ci troveremo dinnanzi al cosiddetto rel="noopener noreferrer". Questa combinazione significa che ai siti web non verrà passata alcuna informazione e che, allo stesso tempo, sarà impedito un controllo sulle pagine da cui proviene il traffico. Per capire meglio, prima il link era così

<a href="https://esempio.it" target="_blank">Ancora di testo</a>

Da quando è stata effettuata la modifica, invece, è così

<a href="https://esempio.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ancora di testo</a>


Attributo numero tre, il rel="nofollow": cos'è e quando lo utilizziamo

Vi sarà capitato di certo di sentir parlare del cosiddetto rel="nofollow". Di cosa si tratta? Si parla, in questo caso, di un tag da aggiungere nei codici sorgente delle pagine internet con lo scopo di chiedere ai motori di ricerca di non seguire un determinato link a cui si sta facendo riferimento. Il vantaggio principale che ci deriva dall'utilizzarlo risiede nel migliorato controllo delle attività di spam. Non sempre, infatti, ci troviamo nelle condizioni di poter controllare, uno per uno, i commenti che, ad esempio, vengono inseriti all'interno del nostro sito o blog. Questo mancato ed involontario controllo offre, però, un invito ai malintenzionati a poter spammare sul nostro portale. Invito che però, utilizzando il rel="nofollow" viene bloccato. Nessuna penalizzazione, dunque, potrà arrivarci da Google per questa motivazione.

Il motore di ricerca, infatti, con l'utilizzo di questo attributo capirà immediatamente che non approviamo affatto le pagine a cui ci stiamo collegando e che, se lo facciamo, abbiamo altre finalità (che potrebbero, ad esempio, essere quelle prettamente commerciali).

Se, quindi, noi siamo il sito A e puntiamo verso un sito B, utilizzando questo attributo impediremo che il page rank o il link juice del nostro sito si disperda verso l'altro sito che non riteniamo assolutamente valido a questo scopo.

Questa tipologia di attributo rel si può usare nelle sezioni tag <meta> con lo scopo di evitare che i collegamenti sulle pagine siano seguiti o, in alternativa, è possibile scegliere di inserirlo su ciascun tag <a> in maniera separata dagli altri. Nel primo caso l'attributo sarà

<meta name = "robots" content = "nofollow" />

mentre nel secondo avremo

<a href="signin.php" rel="nofollow"> accedi </a>.


Le influenze di noopener, noreferrer e nofollow in ottica SEO

A questo punto, una domanda è più che lecita: utilizzare il noopener, il noreferrer e il nofollow può avere delle conseguenze anche sull'ottimizzazione Seo del nostro sito internet? A questa domanda esiste una risposta che, però, non è univoca per i tre attributi. Partiamo, quindi, con il definire le conseguenze di noopener e noreferrer per passare, successivamente, al nofollow.

I primi due, infatti, non hanno impatti diretti in ottica Seo. Dal momento che i due attributi in questione non interessano i motori di ricerca ma vanno ad impattare solo sulla sicurezza dei collegamenti (e lo abbiamo visto abbondantemente finora), in maniera inevitabile la stessa cosa vale anche per il Seo. In particolare, il rel="noopener" indica ai browser che è indispensabile andare a stoppare immediatamente l'utilizzo di window.opener (completamente estraneo ai motori di ricerca). Il tag rel="noreferrer" serve ad impedire ai link di sapere da dove arriva. Il lavoro viene dunque fatto sui browser e non ha alcun impatto sui motori di ricerca. Utilizzare il noreferrer può semplicemente creare alcuni problemini per tracciare il traffico in entrata sui siti internet ma non avrà alcuna influenza sulle capacità dei motori di ricerca di scansionare, indicizzare e posizionare le pagine web.

Un po' diverso il discorso per quanto riguarda, invece, l'attributo rel="nofollow". In questo caso le conseguenze in ottica Seo possono avere anche una valenza importante dal momento che va ad influire sulle capacità di Big G di scansionare ed indicizzare i collegamenti. Dato l'impatto che, come abbiamo specificato, è considerevole in ambito Seo, il consiglio principale è quello di impiegare questo attributo per i collegamenti ad un contenuto che non riteniamo essere attendibile, per un eventuale collegamento a pagamento o per quello ad un'eventuale pagina a cui i crawler non hanno accesso. L'utilizzo, quindi, deve avvenire sempre in maniera molto giudiziosa.


Concludendo..

Speriamo che questo articolo vi sia stato utile per capire più a fondo le differenze e le funzioni di noopener, noreferrer e nofollow. In linea di massima nessuno dovrà occuparsi del noreferrer fino al momento in cui non si vorranno mantenere segrete alcune informazioni inerenti al proprio sito internet. D'altro canto, il nofollow potrà rivelarsi utile in svariate occasioni a tutti i proprietari di un sito web dal momento che riuscirà a limitare il trasferimento di PageRank su determinati link a pagamento.

Per maggiori informazioni non esitate a contattarci
Copy-writer con esperienza decennale e appassionata di tutto quello che riguarda il mondo di internet e della tecnologia. 5307
1560true02/11/2022 18:48:1204/05/2021 00:12:31Siti responsive, perché sono così importanti e come si costruiscono?28/05/20208Patrizia Maimoneio.webp//doweb.srl/download/decv/2219/io.webp?20200528120232responsive-design-example.webp//doweb.srl/download/decv/2220/responsive-design-example.webp?20200528120232Avere un sito responsive è di fondamentale importanza al giorno d'oggi. Un sito Mobile Friendly che non sacrifichi l'esperienza utente, tanto ricercata da Google. Addentriamoci in questo mondo e scopriamone tutti i segreti.https://www.facebook.com/patrizia.maiFino a qualche anno fa la parola "responsive" non era molto conosciuta. Le cose sono cambiate con il passare del tempo specie da quando i dispositivi mobili sono entrati a far parte della nostra quotidianità cambiando in maniera molto veloce, e per sempre, il nostro modo di andare sul web e il lavoro di chi, come noi, realizza siti internet.

Ciò significa che oggi, per chi lavora in ambito SEO è scontato sapere bene cosa sono i siti responsive e per quale motivo sono così importanti. Il concetto di responsive, però, gira sempre più anche tra i non addetti ai lavori e ci capita molto spesso di sentirci chiedere cos'è un sito responsive. Domanda lecita dal momento che non tutti possono sapere di cosa si tratta. In Doweb ci occupiamo anche di rendere quanto più "responsive" possibile i siti dei nostri clienti dando una notevole impennata alla qualità dei siti stessi. Andiamo, quindi, a spiegare dettagliatamente cosa si intende per sito responsive e qual è l'importanza che questo elemento assume in ottica SEO.

Iniziamo con una premessa per noi importante: il design responsive è quel design che, come agenzia web, utilizziamo per creare pagine internet che rispondano alla tipologia di dispositivi dove vengono visualizzate. Si potrebbe trattare di un pc fisso, di uno smartphone, di un tablet il cui schermo potrebbe essere delle più svariate dimensioni o, ancora, di uno smartphone. Le possibilità sono davvero tante al punto che quello che oggi è noto come Responsive Web Design è diventato uno degli strumenti più utilizzati dal 2012 ad oggi. Il motivo? Semplice, la diffusione sempre più capillare dei dispositivi portatili da cui si può accedere al web e visualizzare, di conseguenza, i siti web.

Vale la pena, poi, fare un'altra precisazione importante: un sito responsive non è assolutamente un'alternativa al sito tradizionale pensata solo ed esclusivamente per i dispositivi mobili. Per comprendere meglio l'argomento che andremo ad affrontare, ancor prima di definirlo in maniera completa, proviamo a giocare con la fantasia. Immaginiamo un sito responsive come se fosse un vestito che assume un aspetto diverso a seconda della persona che lo indossa. Ebbene, allo stesso modo un sito responsive è in grado di adattarsi perfettamente al display dei dispositivi su cui viene visualizzato. Avete presente le interminabili perdite di tempo derivanti dallo scorrere da destra a sinistra un sito internet per leggerne il contenuto su schermi più piccoli? Con i siti responsive potrete dire definitivamente addio a questa spiacevole sensazione.

Considerato che ogni giorno su Google vengono effettuate circa 6 miliardi di ricerche, Big G tende a consigliare una configurazione per i siti ottimizzata per gli smartphone e, quindi, il responsive web design. Google mette, addirittura, a disposizione un test mobile per effettuare una semplice verifica e controllare la facilità con cui i visitatori possono utilizzare il sito attraverso un dispositivo mobile. Per effettuarlo basterà procedere con l'inserimento dell'URL del nostro sito internet per ottenere il relativo punteggio attribuito da Google.


Cos'è un sito responsive e qual è il suo aspetto?

Lo abbiamo già specificato: l'obiettivo del web design responsive è la creazione di siti internet composti da elementi in grado di rispondere differentemente in base alla dimensione del display su cui vengono visualizzati. Facciamo un esempio pratico. Consideriamo un sito tradizionale. Su PC potrebbe comparire suddiviso in colonne ma visualizzabile, comunque, in tutti i suoi elementi. Come anticipato, però, lo stesso sito visitato da mobile potrebbe costringerci a scrollare orizzontalmente per leggerne tutti i dettagli. Operazione, questa, odiatissima da tutti e certamente anche da voi. In alternativa potremmo trovarci dinnanzi ad elementi completamente storpiati, poco visibili o tanto piccoli da essere necessaria una buona zoomata per leggerne il contenuto.

Risultato? Un abbandono immediato del sito e la ricerca delle informazioni richieste su altri siti, possibilmente responsive. Come mai? I siti responsive rispondono, come dice il nome stesso, in maniera diversa in funzione del dispositivo su cui vengono visualizzati. Un po' come l'acqua che si adatta alla forma dei contenitori in cui viene versata, così i siti responsive si adattano perfettamente agli schermi dei vari dispositivi. I contenuti adattati agli spazi disponibili risulteranno così leggibili e di facile navigazione. Allo stesso modo eventuali immagini verranno adattate in modo da non risultare storpiate ed essere perfettamente in linea con gli spazi occupati dalla pagina. Può capitare anche che alcuni elementi, ritenuti inutili o semplicemente decorativi, vengano nascosti per consentire ai navigatori di reperire subito le informazioni richieste. Pratiche di questo tipo vengono utilizzate specialmente per le versioni dei siti dedicate ai dispositivi mobili dove la banda e tempi risultano elementi fondamentali per navigare correttamente in un sito web.

E così, gli elementi che compongono, ad esempio, la home di un sito responsive andranno a spostarsi o modificarsi nel momento in cui ridimensioneremo lo schermo, se cambieremo la risoluzione dello stesso o se, andremo a visualizzare il sito da un dispositivo portatile. Non ci sarà bisogno di creare un sito per ogni tipologia di dispositivo ma si potrà ottenere il meglio sempre e comunque da un unico sito. Niente male, vero?


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Come funzionano i siti responsive?

Come funzionano i siti responsive? Comprenderlo non è troppo complicato. Ogni sito responsive, infatti, utilizza delle griglie fluide che consentono, per la loro caratteristica, di ridimensionare gli elementi di ogni pagina proporzionalmente. Nessuna variazione, quindi, in termini di pixel.

Per i web designer e, quindi, anche per noi di Doweb, partire con la progettazione di un template di tipo responsive si traduce nella progettazione di una grafica apposita oltre che dell'interazione utente con la capacità di controllare i cambiamenti del sito internet in base ai tipi di dispositivi utilizzati per visualizzarne il contenuto. Andremo a considerare tutti gli elementi dentro spazi (o layout) differenti.

Normalmente partiamo con il progettare la versione per desktop dato che spesso è quella che il cliente tende a visualizzare per primo. Successivamente parte il lavoro più scrupoloso in cui andiamo ad adattare i diversi elementi ai layout altrettanto differenti dando sempre la priorità a quelle che sono le informazioni più importanti che non potranno essere "nascoste" sul mobile ma dovranno, al contrario, entrare a pieno titolo all'interno della pagina. In altri casi, comunque, si predilige partire dalla versione mobile e questo vale soprattutto per i siti che hanno maggiori probabilità di ricevere i primi accessi direttamente in mobilità (parleremo, in questo caso, del cosiddetto mobile first). Insomma, un concetto molto più complicato da esprimere a parole che da comprendere nella realtà. Di fatto, però, si tratta di un concetto fondamentale da cui, oggi come oggi, non è assolutamente possibile prescindere se non si vogliono gettare alle ortiche anni di sacrifici (quelli necessari per la costruzione ed il lancio del sito internet).


Perché i siti responsive sono così importanti

Ma da dove arriva la grande importanza che oggi hanno i siti responsive? Per comprenderlo basta conoscere quelli che sono i motivi che dovrebbero spingere verso questo tipo di scelta. Ne abbiamo scelti 9.

  1. Il mobile friendly è molto apprezzato da Google che quindi terrà conto, per il posizionamento in SERP, anche della presenza di un'eventuale versione responsive o meno. Anzi, è possibile affermare che questo è uno dei fattori fondamentali per Google per cui conviene tenerla strettamente in considerazione. Non ha senso applicarsi tanto nel rispetto di mille altre norme SEO se non si parte da questa che per Big G è di vitale importanza.
  2. È ormai provato che tra due siti concorrenti, quello che utilizza un design responsive è molto più apprezzato dai potenziali clienti. La navigazione risulta molto più semplice e la costante diffusione della navigazione da dispositivi mobili fa il resto.
  3. Adottare un design responsive vi pone in buona luce nei confronti degli addetti ai lavori e non solo. Date le caratteristiche di questa speciale tipologia è facile comprendere come verrete apprezzati già soltanto per il vostro essere attenti alle esigenze di ogni visitatore.
  4. Il vostro sito responsive contribuirà a darvi un'immagine al passo con i tempi sul web. Per le aziende è importantissimo data l'espansione del mobile senza abbandonare, però, la più classica visualizzazione da desktop.
  5. I siti responsive registrano aumenti nelle conversioni, una frequenza di rimbalzo minore e una migliorata esperienza utente. Se uno dei vostri scopi principali è di aumentare le conversioni, i siti web responsive sono la giusta risposta. Il tasso di conversione, difatti, dipende dall'esperienza utente che deve essere quanto più soddisfacente possibile indipendentemente dal tipo di dispositivo che viene utilizzato per la navigazione. Mettetevi al posto di un visitatore che deve continuamente zoomare per visualizzare i contenuti del vostro sito. Come vi comportereste? Lascereste il sito in brevissimo tempo.
  6. Per quanto, poi, concerne la citata frequenza di rimbalzo, i siti responsive la abbasseranno dal momento che gli utenti saranno più disponibili a proseguire la navigazione sul vostro sito responsive senza abbandonarlo in maniera prematura.
  7. I siti responsive garantiscono anche miglioramenti in ottica SEO. Abbiamo già detto come Google prediligga i siti con ottimizzazione per il mobile di cui i suoi algoritmi stanno tenendo sempre più conto in questi ultimi anni. Ne consegue che anche se il vostro sito internet ha ottenuto buoni posizionamenti in passato, potrebbe essere presto declassato se non adotterete il prima possibile un design responsive.
  8. Specie per i piccoli imprenditori, il traffico organico è importantissimo. Una volta che avrete ricevuto una penalizzazione semplicemente perché non avete reso il vostro sito responsive, starete rischiando ingenti perdite anche in termini di traffico organico. Per evitare una situazione di questo tipo, è meglio rivolgersi quanto prima ad un'agenzia web specializzata nel settore come siamo noi di Doweb. Saremo lieti di aiutarvi a rimettervi in pista o, se lo siete già, a rimanere tra i primi posti in SERP.
  9. I siti responsive risultano essere molto più facili da gestire. Buona parte delle aziende, difatti, specie se di piccole dimensioni, non possono dedicarsi appieno all'aggiornamento del proprio sito internet. Con un sito responsive gli aggiornamenti potranno essere effettuati in tempi molto più brevi e si potranno eseguire anche da soli.


Gli aspetti fondamentali dei siti responsive

Adesso che abbiamo fatto un po' più luce sui siti responsive andiamo a vedere come procedere nel momento in cui intendiamo costruire un sito di questo tipo. Diciamo sin da subito che gli aspetti da tenere in considerazione sono più d'uno. Sarà necessario progettare l'intero lavoro mediante un apposito "albero genealogico" che permetta ad ogni contenuto inserito di poter essere visualizzato correttamente sia su dispositivi fissi che mobili.

Vediamo, innanzitutto, quelle che sono le componenti fondamentali su cui si deve basare il nostro lavoro. Si tratta, nello specifico, di 4 elementi da cui non possiamo assolutamente prescindere e che sono il Bootstrap, la griglia fluida (cui abbiamo già accennato), le immagini flessibili e la media query. Vogliamo vedere più nel dettaglio di cosa si tratta?

  1. Il Bootstrap altro non è che una speciale tipologia di framework di svilippo che possiamo utilizzare in maniera completamente gratuita. Si tratta di un "prodotto" opensource che viene utilizzato tanto per la creazione di siti aziendali che per lo sviluppo di varie app web. I linguaggi su cui si basa sono HTML, CSS e JS in modo da risultare facile da utilizzare per ogni tipologia di ambito.
  2. La griglia fluida ci è indispensabile per la creazione dei siti con layout reattivi oltre che essere uno dei sistemi più innovativi del tutto avallati nei layout generali dei siti web. Questo tipo di "prodotto", infatti, viene utilizzato dai web designer da diverso tempo sebbene, agli inizi, le modalità erano del tutto differenti. La larghezza iniziale, infatti, era standardizzata ed irremovibile, non si riusciva a renderla adattabile a tipologie diverse di display e non vi era alcun supporto ai layout fluidi. Oggi, invece, utilizzare la griglia fluida permette permette di usufruire di design flessibili e scalabili. Gli elementi verranno distanziati, di volta in volta tra loro a seconda della dimensione del display e si adatteranno (in larghezza) in base ad un preciso valore percentuale.
  3. Il terzo elemento è rappresentato dalle immagini flessibili. Già dal nome comprendiamo che si tratta di immagini in grado di adattarsi, nella visualizzazione, al tipo di dispositivo da cui vengono, per l'appunto, osservate. La capacità di adattarsi ai layout specifici della pagina dipende dal fatto che esse si plasmano in base alle gerarchie di cui abbiamo parlato e che abbiamo impostato mediante il citato CSS. In questo modo anche i testi possono essere letti facilmente in maniera indipendente rispetto al dispositivo utilizzato dagli utenti. Con contenitori flessibili situati dentro la griglia, sia i testi che le immagini si regolano in modo automatico aumentando o diminuendo le dimensioni in funzione della grandezza dei display. Una difficoltà che può presentarsi lavorando con le immagini flessibili riguarda i tempi di caricamento che possono allungarsi leggermente. In ogni caso è possibile scegliere di procedere ad un loro ridimensionamento, ad un'operazione di ritaglio o a nasconderle in base a queli sono i contenuti essenziali per l'esperienza utente attraverso determinati tipi di dispositivo.
  4. Quello del Media Query è un codice che riesce a rendere ancor più flessibili determinati layout di un sito web reattivo. In base a questo elemento riusciamo a specificare quale deve essere il CSS da applicare in una determinata situazione. Ad esempio, opteremo per orientamenti verticali sugli iPhone che diverranno orizzontali per gli iPad e così via. In definitiva, per ogni singola immagine sarà possibile impostare diverse tipologie di layout.

Nella costruzione di un sito responsive è indispensabile andare a testare il browser e la compatibilità con le diverse tipologie di dispositivi. Ci assicuriamo sempre che i layout utilizzati siano reattivi e, quindi, compatibili con ogni browser pertinente e che, quindi, l'esperienza utente non abbia a risentire della nostra scelta. In Doweb controlliamo sempre il sito su cui stiamo lavorando su un gran numero di dispositivi diversi. Consigliamo di farlo sempre perché si rischia davvero di rimanere sorpresi dai cambiamenti di un sistema operativo rispetto ad un altro.

Perché non prendere ispirazione da altri siti web reattivi? Non stiamo parlando di copiare, è ovvio! Questa è una pratica che non va mai presa in considerazione. Si tratta, invece, di osservare come funzionano gli altri siti reattivi e quali sono gli elementi di creatività a cui potreste anche ispirare la vostra creatività.


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L'importanza dei siti responsive

Prima che smartphone e dispositivi mobili in generale entrassero così prepotentemente nella nostra quotidianità, accedevamo ad internet utilizzando esclusivamente i computer, fossero essi portatili o fissi. La risoluzione dello schermo, quindi, era bene o male sempre la stessa e laddove variava questa variazione era davvero minima. Ecco perchè, fino ad allora, i siti internet venivano reaiizati su griglie che avevano larghezze standardizzate. L'arrivo di internet sui dispositivi mobili ha cambiato le cose e ha portato con sé l'esigenza di adattare ogni sito al tipo di dispositivo utilizzato dall'utente, piccolo o grande che fosse.

Si è così iniziato a parlare di "responsive" ed era il 2011. E, da allora, ne abbiamo fatto di strada al punto che attualmente rendere responsive il proprio sito è l'unica maniera per sopravvivere sul mercato del web e cercare di portare avanti al meglio la propria attività.

Dal 2015, poi, il Mobile Friendly è stato specificato da Google come fattore importantissimo per ottenere un buon posizionamento in SERP. Detto in parole povere, ogni sito responsive viene premiato dal motore di ricerca. Ma non è questo l'unico vantaggio che si può trarre dai siti responsive. Secondo quanto riportato da diversi studi, oltre il 60% di coloro che si interfacciano con siti internet difficilmente navigabili da smartphone lo lasciano per andare alla ricerca di un sito che, invece, non dia loro questo tipo di problema. Immedesimiamoci un attimo in un utente qualunque che accede ad un sito da smartphone. Il sito in questione non è stato ottimizzato, è lento a caricarsi e il testo è piccolissimo. Impossibile, in una situazione di questo tipo trovare le informazioni ricercate. Qual è la prima reazione? Ovviamente quella di effettuare una nuova ricerca e rivolgersi alla concorrenza. Ebbene quel sito, non ottimizzato, ha perso l'occasione di essere utile all'utente e di mandare avanti, quindi, il proprio business.

Indispensabile, quindi, correre ai ripari perché il rischio più che concreto è quello di essere superati dai concorrenti.


La creazione di siti responsive: 5 mosse e siamo online

In base a quanto rivelato da recenti sondaggi, il 50% circa degli italiani naviga in rete utilizzando il proprio dispositivo mobile. Credere, dunque, che realizzare un sito internet non debba tenere conto di questo dato è da pazzi dato che precluderemmo la navigazione del nostro sito a circa metà dei potenziali utenti. Come procedere, dunque, per la creazione di un sito web responsive? Nonostante il percorso includa tanto studio e molto materiale da studiare abbiamo deciso di facilitare la comprensione suddividendo il lavoro in un totale di 5 mosse. Vediamole insieme.

- Decidiamo quale contenuto mostrare al visitatore

Tra gli sbagli che si compiono più di frequente con risultati davvero poco confortanti c'è quello di ostinarsi a mantenere intatti tutti i contenuti delle proprie pagine indipendentemente dai display che li visualizzeranno. Errore gravissimo! Ci sono alcuni elementi che, se presenti sul display di un dispositivo piccolo come uno smartphone non solo sono inutili ma, soprattutto, rendono più difficoltosa la navigazione. Banner, qualunque immagine secondaria, immagini in background vanno sacrificati a tutto vantaggio della user experience. Per comprendere meglio il concetto possiamo paragonare il sito su desktop ad un armadio e la versione su smartphone ad una valigia. Nel momento stesso in cui decidiamo di partire, una parte dei vestiti dall'armadio passerà alla valigia. Ma solo, per l'appunto, una parte. Impensabile inserire tutto l'armadio in valigia. Ecco, quindi, che partendo portiamo con noi solo gli abiti che ci serviranno lasciando il superfluo in armadio. Ebbene, con i siti responsive dobbiamo comportarci allo stesso modo! Sacrificare gli elementi superflui ci aiuterà a dare il giusto spazio, invece, agli elementi essenziali.

- Utilizziamo il metatag viewport

Per fare in modo che una pagina diventi responsive è indispensabile, a questo punto, mettere mano ad alcuni codici. Procederemo, dunque, all'inserimento nell'head del codice

<meta name="viewport" content="width=device-width">.

Con il metatag viewport andiamo a specificare quelle che saranno le superfici su cui verranno disegnate le pagine web. Ma attenti! Sugli smartphone le dimensioni del viewport non vanno confuse con la risoluzione dei display. Indipendentemente da quale sia la risoluzione del nostro smartphone, infatti, buona parte dei dispositivi associa a questo viewport una larghezza corrispondente a circa 1.000 pixel.

- Definiamo i breakpoint

Il lavoro che stiamo facendo mira a rendere responsive un sito mantenendo invariato il codice HTML di ogni pagina e andando, invece, ad agire sui layout assegnando una regola diversa in funzione dei dispositivi da cui si naviga. Per far sì che questo avvenga, si devono utilizzare le già citata media query. Con questo elemento, porremo qualche condizione in base a cui un insieme di regole CSS può trovare, o meno, applicazione in base alla larghezza delle dimensioni del viewport. Il consiglio è quello di basare il lavoro sulla larghezza inserendo poi altre query qualora si dovessero notare problemi su particolari tipi di dispositivo. Dal momento che è difficile che per il desktop servano CSS specifici, ci troveremo dinnanzi l'impostazione di due media query: una per gli smartphone ed una per i tablet.

Per gli smartphone useremo valori compresi tra 320 e 480 pixel mentre per i tablet questi valori saranno compresi tra 768 e 1.024 pixel.

- Usiamo un layout fluido

Consci del fatto che nel web design responsive il concetto di pixel si allontana leggermente da quello a cui siamo abituati, è bene specificare che occorrera non utilizzare le dimensioni in pixel ma farlo in valore percentuale adattando i layout ad ogni circostanza e facendo in modo che gli elementi di ogni pagina si possano adattare in maniera conseguente. Quest'idea, unita alle media query, rappresenta il punto di partenza ideale per avvicinarci al mondo dei siti responsive. Bisogno di un esempio pratico? Immaginiamo che il nostro sito su desktop si basi su 3 colonne per le quali la larghezza di ognuna occupa il 33,3% di larghezza. Ebbene, passando su smartphone potremmo pensare di ridurre questa larghezza non in termini di pixel veri e propri ma in termini di percentuali settandola, ad esempio, al 100% per ogni colonna. Questo significa che lo stesso sito che su desktop vediamo suddiviso in 3 colonne, visualizzato su smartphone vedrà una colonna sopra l'altra e per leggere l'intero contenuto sarà sufficiente scorrere normalmente la pagina verso il basso. Molto facile, no?

- Utilizziamo i framework dove necessario

Siamo giunti alla quinta ed ultima mossa indispensabile nella costruzione di siti responsive. Per approfondirla al meglio dobbiamo, però, scindere il lavoro di un sito da mettere su da zero da quello di un sito che già esiste ma che bisogna semplicemente ottimizzare rendendolo responsive. Nel primo caso le alternative sono tante grazie a tanti framework già esistenti che implementano al loro interno tutto quello che abbiamo bisogno e di cui abbiamo ampiamente parlato fin qui.

Nel caso in cui il lavoro che stiamo facendo sia incentrato su un sito già esistente da rendere responsive, introdurre un framework potrebbe risultare un'operazione un po' invasiva quindi, da escludere fintanto possibile. La cosa migliore da fare, in questo caso, è quella di procedere con l'ottimizzazione del CSS già esistente. Ci sono, poi, alcune librerie javascript che possono risultare molto utili e che possiamo facilmente reperire sul web.

Concludendo..

Abbiamo visto quanto importante e fondamentale sia, al giorno d'oggi, il concetto di sito responsive. Fare in modo che un sito funzioni alla perfezione su tutti i dispositivi da cui è possibile navigare in rete è di vitale importanza per non essere tagliati fuori da un mondo che è diventato sempre più mobile. Ribadiamo tutti i vantaggi che ne derivano:

  • tutti gli utenti potranno navigare comodamente sul sito da qualunque tipo di dispositivo;
  • il numero di visite al sito non caleranno a causa dell'inevitabile abbandono da parte di utenti eventualmente scontenti della navigabilità del sito stesso;
  • tempi e costi per la gestione dei siti responsive sono notevolmente ridotti;
  • si diventa sempre più competitivi rispetto alle altre aziende dello stesso settore.
In definitiva, l'obiettivo del web design responsive è quello di offrire agli utenti del web un'esperienza utente sempre migliore, ottimizzata e che non tenga conto del tipo di dispositivo con cui si naviga.

Se avete bisogno di una mano non esitate a contattarci. In Doweb, come Agenzia Web di esperienza pluriennale, sappiamo quanto il concetto di responsive sia importante sul web e lavoriamo ogni giorno per garantire ai nostri clienti la migliore UX per le proprie aziende mediante, appunto, il responsive design. Completeremo, poi, il lavoro con una strategia SEO responsabile e mirata i cui vantaggi non tarderanno ad arrivare.

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Copy-writer con esperienza decennale e appassionata di tutto quello che riguarda il mondo di internet e della tecnologia. 1794
2060true02/11/2022 18:43:1404/05/2021 00:13:58Captcha: cos'è, come funziona e perché serve al tuo sito30/03/20219Alex Baldarelli1516955098520.webp//doweb.srl/download/decv/2560/1516955098520.webp?20210330115038Codice captcha.webp//doweb.srl/download/decv/2561/codice-captcha.webp?20210330115038Molte volte durante la vostra navigazione o quando dovete accedere al vostro account, vi siete trovati di fronte a un test apparentemente semplice: "Non sono un robot". È un captcha e un sito ottimizzato non può farne a meno. Captcha è un acronimo che significa "Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart", ovvero "test di Turing pubblico e completamente automatico per distinguere computer ed esseri umani". Si tratta di un test attraverso il quale l'utente dimostra di essere tale, attraverso sistemi di autenticazione stimolo-risposta. Il captcha fa la differenza tra un sito sicuro e uno vulnerabile.https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/
Il codice captcha trae origine dall'informatico Alan Turing, che nel 1950 elaborò l'omonima macchina a partire dall'assioma che un robot può essere in grado di imitare e automatizzare il comportamento umano. Da quel concetto, l'intelligenza artificiale ha fatto passi da gigante, tuttavia, la base fondamentale resta la stessa. Nonostante la macchina possa imitare l'uomo, c'è sempre almeno una caratteristica di fronte alla quale le macchine si trovano di fronte a difficoltà che non riescono a superare. È su questa difficoltà che lavoriamo quando progettiamo un sito, al fine di ottimizzare la sicurezza sia di chi lo gestisce, sia dei visitatori.

Captcha anti bot e anti spam
Una delle proccupazioni maggiori per un webmaster è quella di garantire la sicurezza e la protezione dei propri siti (o ecommerce) da utenti malintenzionati. Questi spesso utilizzano dei software per automatizzare i loro obiettivi illeciti, come rubare dati, password e informazioni, nonché "spammare" senza criterio. Un danno mastodontico per i visitatori, così come per il sito stesso, che verrà penalizzato dai motori di ricerca, con gravi conseguenze sul posizionamento.

Il codice captcha serve proprio a proteggere gli utenti dallo spam e dalle diverse automatizzazioni messe in atto dai bot. Questi servono agli hacker per realizzare attacchi di forza bruta, una metodologia attraverso la quale un software inserisce iterativamente le credenziali all'interno di un modulo di accesso, finché non riescono a entrare e prendere possesso di un account.

Gli stessi bot possono essere impiegati per uno spamming selvaggio nella sezione commenti, oppure nella vostra casella di posta, tramite il modulo contatti. Per questo, uno dei maggiori utilizzi del captcha è nella sezione contatti, onde evitare che un bot tempesti la nostra email con pubblicità ingannevole, aggressiva e pericolosa.

In sostanza, il captcha protegge il proprietario del sito, il sito stesso e i suoi visitatori da tutti quei software bot, worm, spambot, attacchi di forza bruta e attacchi a dizionario. Se gli attacchi di forza bruta provano tutte le combinazioni possibili, gli attacchi a dizionario sfruttano un dizionario di riferimento, contenente le password ritenute più probabili. Il captcha, riconoscendo l'assenza di un comportamento "da essere umano", impedisce l'accesso al bot. Un codice captcha anti bot e anti spam è quindi indispensabile per proteggersi da intrusioni indesiderate ed evitare un sito compromesso da penalizzazioni, con rischi consistenti anche per l'intero server.

Hai bisogno di informazioni su come ottimizzare il tuo sito?

Codice captcha: dove inserirlo?
Il codice captcha deve essere inserito in diverse sezioni del sito, dove è richiesto l'input dell'utente:
  • form di contatto
  • blog dove gli utenti possono commentare
  • form di registrazione
  • form di recupero password.
Se il vostro sito è realizzato in Wordpress, esistono diversi plugin, integrabili con i moduli contatti, tra questi:
  • Google reCaptcha, un anti bot e anti spam che tiene lontani i software pericolosi. Essendo un reCaptcha, è in grado anche di apprendere automaticamente il comportamento umano e bot tipico sul sito web.
  • Advanced noCaptcha e Invisible Captcha: viene inserito un captcha nei commenti, nella pagina di registrazione o di login o nella pagina di reimpostazione della password. Offre la possibilità di mostrare o nascondere il captcha a utenti loggati.

Algoritmi a prova di robot
Nel corso degli anni, sono stati sviluppati diversi algoritmi che stanno alla base dei captcha antibot, con diverse difficoltà di superamento. Oggi si utilizzano spesso i reCaptcha, ma anche quelli basati sulle immagini sono considerati discretamente affidabili.
  • I captcha di testo, utilizzati già nei primi anni duemila, sono la tipologia di test di verifica più antica. Una sequenza di parole viene distorta, così l'utente, per dimostrare di essere umano, deve essere in grado di leggere la parola nel riquadro e inserirla nell'apposito campo testuale. Questi captcha sono tutt'altro che sicuri. Possono essere considerati affidabili quando la parola è talmente trasfigurata che anche un essere umano farebbe fatica a leggerla. Nel 2017 l'azienda californiana Vicarious, specializzata nello sviluppo dell'intelligenza artificiale, ha realizzato un algoritmo RCN (Recursive Cortical Network), in grado di risolvere un captcha come se fosse un umano. In che modo? Alcuni algoritmi riescono a convertire la casella contenente il testo da inserire in una scala di grigi, poi rimuovono la distorsione e la trasfigurazione creata dagli artefatti di colore. Solo successivamente si focalizzano su determinati schemi e li incrociano con lettere e numeri.
  • Captcha grafici: una volta che la difficoltà di decifrare i captcha testuali è diventata pressoché nulla per i bot, sono stati introdotti i captcha grafici, basati sulle immagini. La versione più semplice di questa tipologia è quella in cui viene richiesto al visitatore di scegliere l'immagine che rappresenta una determinata parola. Non ci sono elementi "disturbanti" all'interno dell'immagine, né l'oggetto in questione viene inserito in un contesto più ampio. È presente esclusivamente la rappresentazione grafica del testo. Esiste, tuttavia, una versione più complessa del captcha grafico, che invita l'utente a riconoscere l'oggetto in una rappresentazione più articolata ed eterogenea. I più frequenti sono semafori e cartelli in una strada trafficata. Fino a qualche anno fa i captcha basati su immagini sembravano inviolabili. Con l'avvento del Deep Learning, tuttavia, alcuni sviluppatori sono riusciti a oltrepassare quello che è tutt'oggi il test di verifica più sicuro in rete. L'intelligenza artificiale non riesce a comprendere il significato delle immagini, ma è in grado di ricordarsi la rappresentazione. Dalla memorizzazione di centinaia di fotografie ogni giorno, confronta se un captcha è simile o uguale a quelli che già conosce e fornisce una risposta.
  • Captcha logici e matematici. Un'evoluzione dei test di verifica testuali è quella basata su quesiti matematici semplici. Un cambiamento che però non ha portato a grandi migliorie in termini di difficoltà per i bot, che riuscivano a inserire correttamente il risultato. Un passo in avanti c'è stato quando questo sistema venne modificato per introdurre la soluzione obbligatoriamente scritta in lettere oppure quesiti logici banali per gli umani, ma complicati per i bot: ad esempio "il colore del cavallo bianco di Napoleone".

Attenzione all'usabilità e all'accessibilità del sito
Uno dei problemi che possono sussistere quando si implementa un captcha all'interno del nostro sito, è che il quesito richiesto risulti eccessivamente complesso da risolvere non solo per i robot, ma anche per l'essere umano. Quando si progetta un sito web, è importante valutare anche l'usabilità, per questo deve essere il più possibile user-friendly. Un utente che deve richiedere informazioni tramite il modulo contatti e si ritrova a dover risolvere un captcha troppo difficile, potrebbe desistere dal farlo e abbandonare il sito. In questo modo, il captcha sarebbe controproducente in ottica SEO e soprattutto disastroso in termini di conversione. Per questo è di importanza vitale scegliere il codice captcha in modo corretto.

Alcuni consigli sull'implementazione di un captcha che non "danneggi" l'usabilità del sito:
  • È consigliato agli sviluppatori e gestori di siti web di aggiungere ai captcha un testo in cui si spiega il funzionamento del test, al fine di consentire agli umani di superarlo senza troppi problemi.
  • L'utente dovrebbe avere la possibilità di saltare captcha eccessivamente complicati e accedere a test più semplici.
  • È bene non fare un uso eccessivo dei captcha: se l'utente ha già effettuato la registrazione, si può omettere un'ulteriore verifica.

L'utente medio su internet non ha pazienza: vuole completare un'azione nel minor tempo possibile e senza troppe difficoltà. È fondamentale, quindi, trovare il giusto equilibrio tra sicurezza e usabilità del sito, quando si inseriscono i captcha anti bot e anti spam. Usabilità, user-experience e accessibilità sono fattori determinanti in ottica SEO e sulla web performance, che tiene conto di diversi parametri, tra cui appunto la facilità con cui l'utente riesce a portare a termine i propri obiettivi di navigazione.

Per questo motivo, oltre ad essere responsive e con un buon livello di user-experience, il sito deve essere accessibile a tutti, a prescindere dal device che si utilizza, dalle competenze informatiche, ma anche da persone con disabilità. Quando si implementa un captcha, quindi, si deve tener conto anche degli utenti ipovedenti. Nell'ottica di una maggiore accessibilità, ai più comuni test grafici e testuali, sono abbinati i captcha sonori, sotto forma di registrazioni audio, che possono essere ascoltati comodamente dall'utente. Questo non farà altro che inserire nell'apposito campo la sequenza numerica pronunciata dalla voce registrata. I suoni, ancor più delle immagini, costituiscono degli ottimi anti bot e anti spam e proteggono dai diversi attacchi di forza bruta. Esistono delle vere e proprie linee guida, elaborate dal World Wide Web Consortium (W3C) sull'accessibilità dei contenuti web.

Google Recaptcha: la soluzione più sicura
Come abbiamo accennato, in precedenza, Google ha fornito una soluzione user-friendly per la verifica: Google reCaptcha v3. Questa versione, a differenza delle precedenti, non si basa né su testi storti, come la prima versione, né su immagini, come la seconda. Nella terza versione, il codice captcha traccia tutte le attività dell'utente sul sito e gli assegna un determinato punteggio di probabilità. In base al punteggio assegnato, il sistema valuta se consentire l'accesso, oppure sottoporre all'utente un'ulteriore verifica. Nella maggiorparte dei casi è sufficiente spuntare il riquadro "Non sono un robot" per superare il test, in altri casi si prevede un secondo test basato sulle immagini.

Il reCaptcha si differenzia dal Captcha, per il fatto che quest'ultimo si basa su una combinazione casuale, mentre il reCaptcha è formato da parole e immagini ben precise che i bot non sono stati in grado di decifrare in passato. Un altro reCaptcha sviluppato da Google e ancora più avanzato è l'Invisible reCaptcha. Questo distingue l'essere umano dal bot grazie all'analisi di movimenti del mouse e indirizzo IP. Il captcha basato su immagini subentrerebbe quando Google ravvisa delle azioni sospette sul sito.

Il vantaggio del reCaptcha di Google è sicuramente un'usabilità e un'accessibilità al limite della perfezione, con tutte le conseguenze a livello di posizionamento e di conversioni che abbiamo già detto. Lo svantaggio riguarda la privacy: diamo un ulteriore possibilità a Google di monitorare le nostre attività e i nostri comportamenti online. Ne vale la pena? Valutazioni che in sede di progettazione di un sito è indispensabile prendere in considerazione.
A colazione mangio scrittura e frutta di stagione. 1298
1780true02/11/2022 18:21:0404/05/2021 00:12:57Redirect 301 e 302, quali sono le differenze e come utilizzarli al meglio in ottica SEO07/08/20206Patrizia Maimoneio.webp//doweb.srl/download/decv/2329/io.webp?20200828170057redirect foto.webp//doweb.srl/download/decv/2330/redirect-foto.webp?20200828170057I Redirect 301 e 302 ci possono tornare utilissimi nel momento in cui una o più risorse, all'interno del nostro sito, sono state spostate o sono momentaneamente irraggiungibili a causa di un'operazione di manutenzione. Nonostante possano sembrare identici, ognuno ha una funzione differente e va, quindi, utilizzato in una specifica circostanza. Imparare a distinguere è fondamentale per non incorrere in errori all'interno del sito e per non essere penalizzati da Google in ottica SEO. Addentriamoci in questo mondo e impariamo tutto sui Redirect 301 e 302. https://www.facebook.com/patrizia.maiRedirect 301 e 302, ne avete mai sentito parlare? Di certo, anche se non avete un sito tutto vostro sarete incappati, a volte, in questi due termini senza, però, soffermarvi molto sul loro significato e sulla loro importanza. Valori che comprenderete indubbiamente meglio nel momento in cui avrete la necessità, per un qualsiasi motivo, di spostare o cambiare il dominio dei vostri siti internet.

La prima cosa da sapere, innanzitutto, è che non bisogna fare confusione tra i due e che ciascuno ha, naturalmente, una funzione tutta sua. Capita, molto più spesso di quanto si possa in realtà immaginare, che i webmaster utilizzino il redirect 302 invece del redirect 301. Questa scelta non solo è impropria ed errata ma può causare, a lungo andare, un danno (a volte molto serio) ad ogni tipo di contenuto che si trova nel loro sito. Ma non è tutto! L'utilizzo improprio di un redirect invece che di un altro viene visto negativamente anche dai motori di ricerca che penalizzano i siti interessati con perdite sia in termini di traffico che di posizionamento. Pertanto, nella realizzazione di un sito è auspicabile rivolgersi sempre a dei webmaster professionisti. Cerchiamo, fatta questa piccola ma doverosa premessa, di fare chiarezza una volta per tutte.

Partiamo rinfrescandoci un attimo la memoria su quelli che è il codice di stato HTTP. Esistono diverse classi che si differenziano, tra loro, proprio in base alla prima cifra che ne compone il codice. In questo caso, in cui ci troviamo dinnanzi a codici la cui cifra iniziale è il 3, la categoria di risposta a cui appartengono entrambi è nota come "redirezione". Nel momento stesso in cui si ottiene in risposta uno di questi codici, i browser vengono messi al corrente che le risorse ricercate non si trovano più agli indirizzi digitati ma sono stati spostati.


Redirect 301, cos'è

Il Redirect 301 è un codice di stato HTTP che si utilizza nel momento in cui vogliamo assicurarci che il motore di ricerca (e gli eventuali visitatori di un sito web venga indirizzato verso le pagine corrette del nostro sito perché abbiamo provveduto a cambiarne l'indirizzo (rispetto a quello noto fino a quel momento). Lo spostamento della pagina è permanente e non verrà mai più "indirizzata" come in precedenza. Proprio in questo caso si utilizza il redirect 301. Per gli utenti e per i motori di ricerca cambia poco e nulla. Questi, infatti, vedranno le nuove pagine come se queste avessero sostituito quelle vecchie in maniera permanente. Grazie a questo codice, poi, i nuovi indirizzi verranno visualizzati all'interno delle SERP in sostituzione di quelli precedenti.

Quando è giusto ricorrere al Redirect 301

Per comprendere quando sia effettivamente corretto ricorrere all'utilizzo di un redirect 301, è sufficiente ricordarci la sua funzione: segnalare spostamenti permanenti delle risorse web. Ci sono quattro circostanze in cui è bene procedere con un redirect 301 ed in cui avremo la certezza di non incorrere in errori che ci penalizzerebbero dal punto di vista SEO. Vediamole un po' più nel dettaglio.

  1. Quando stiamo spostando il nostro sito internet su nuovi domini e vogliamo che il procedimento si svolga nella maniera migliore possibile;
  2. quando siamo proprietari del medesimo dominio a cui, però, sono associate diverse tipologie di estensione e desideriamo renderne una come principale e fare in modo che, anche digitando le altre, si giunga sulla pagina dotata dell'estensione principale;
  3. nel momento in cui ci troviamo dinnanzi a URL che non sono più utilizzati è indispensabile un redirect verso pagine specifiche;
  4. quando abbiamo deciso di effettuare una migrazione da HTTP a HTTPS.


Concretamente, un esempio di redirect 301

Per comprendere in maniera completa di cosa stiamo parlando quando ci troviamo difronte ad un redirect 301, è opportuno affidarci anche ad un esempio pratico. Prenderemo in considerazione il caso di un reindirizzamento di tipo permanente che ha visto migrare i contenuti del nostro sito da un dominio verso altro dominio. Di conseguenza, proprio in virtù di quello che abbiamo detto fino a questo momento, ogni qualvolta un utente richiedeà di accedere al nostro vecchio sito verrà reindirizzato in maniera definitiva e, praticamente, automatica sul nostro nuovo sito. Nel caso di una richiesta per effettuare l'accesso, ad esempio, a anzianosito.com avremo

GET /pagina-abc.html HTTP/1.1
Host: www.anzianosito.com

Seguirà la risposta che reindirizzerà gli utenti sulle stesse pagine ma con una differenza sostanziale, si tratterà di pagine relative al nuovo dominio.

HTTP/1.1 301 Moved Permanently
Location: http://www.attualesito.com/pagina-abc.html

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Cos'è il redirect 302

Passiamo, adesso, a vedere più da vicino cosa intendiamo nel momento in cui parliamo di redirect 302. In questo caso ci troviamo dinnanzi ad un contenuto spostato in via temporanea e non permanente come nel caso precedente. Si tratta, quindi, di cambiare temporaneamente l'indirizzo in modo che sia gli utenti che il motore di ricerca vengano reindirizzati verso una pagina (scelta da noi) esclusivamente per un determinato periodo di tempo.

Con questa tipologia di codice, il motore di ricerca non va a cambiare le nuove URL con quelle vecchie che vengono, invece, ancora mantenute negli indici.

L'impostazione di un codice di questo tipo risulta essere molto più facile rispetto a quanto avviene per la variante 301. Per inserirlo, infatti, è sufficiente semplicemente utilizzare un meta tag.

Quando è più giusto ricorrere al redirect 302?

Come abbiamo già visto per il redirect 301, andiamo a vedere quali sono le circostanze in cui è bene utilizzare il redirect 302. Anche in questo caso possiamo riassumere il tutto in una serie di punti (ne abbiamo scelti, in particolare, tre). Quando è meglio procedere con questo reindirizzamento?

  1. Quando abbiamo la necessità di fare un A/B test sulle funzionalità di una o più pagine del nostro sito internet;
  2. nel caso in cui gestiamo un negozio online e siamo dinnanzi ad una pagina contenente un prodotto esaurito o disponibile solo in alcuni periodi dell'anno. In questo caso potremo rimandare, in maniera temporanea, i nostri clienti direttamente alle pagine contenenti gli articoli sostitutivi tra cui sarà possibile effettuare la scelta;
  3. nel momento in cui desideriamo effettuare l'aggiornamento delle pagine e, mentre siamo al lavoro su esse, desideriamo che i visitatori non possano visualizzare il cambiamento che stiamo effettuando fino al momento in cui non avremo finito.


Concretamente, un esempio di redirect 302

Adesso, proprio come abbiamo fatto con il redirect 301, cerchiamo di comprendere al meglio il ruolo del redirect 302 facendo un esempio concreto. Ricordando che si tratta, in questo caso, di risorse trasferite in via provvisoria, ribadiamo che gli utenti chiederanno l'accesso a pagine del nostro sito che, in quel determinato momento, sono sottoposte a manutenzione e per questo non raggiungibili. Gli utenti verranno reindirizzati ad un'altra pagina.

La richiesta sarà la seguente

GET /index.html HTTP/1.1
Host: www.vecchiosito.com

La risposta del webserver sarà la seguente

HTTP/1.1 302 Found
Location: http://www.veccchiosito.com/manutenzione.html

Il redirect 302, nel nostro esempio, è stato utilizzato in maniera corretta. Il reindirizzamento, infatti, non sarà permanente ma avrà una valenza temporanea. Una volta che le operazioni di manutenzione saranno completate tutto tornerà come prima.


L'importanza dei redirect per i motori di ricerca

Per i visitatori di un sito internet, in fin dei conti, non esiste una sostanziale differenza tra il redirect 301 e il 302. In entrambi i casi, infatti, verranno trasferiti ad altre URL e troveranno, sempre, il contenuto che stavano cercando. Per i motori di ricerca, però, la differenza è davvero importantissima. Se utilizziamo, infatti, un redirect 301 le vecchie URL vengono cancellate in via definitiva e vengono sostituite con quelle nuove. Se, invece, utilizziamo un redirect 302, i motori di ricerca non effettueranno aggiornamenti definitivi delle URL e continueranno a memorizzare il vecchio indirizzo in attesa che questo torni al suo corretto funzionamento.

Detto questo, possiamo affermare con assoluta certezza, che la differenza tra un redirect 301 e 302 e, soprattutto il loro corretto utilizzo, risulta essere fondamentale in ottica SEO per tutti i siti internet. Qualora implementassimo, infatti, dei redirect con errati stati HTTP, potrebbero esserci conseguenze di un certo peso (forse superiore a quanto si possa immaginare).

  • Se le pagine sono state interessate da un trasferimento definitivo ma viene implementato, erroneamente, il redirect 302 (per i trasferimenti provvisori), i motori di ricerca potrebbero considerare ogni pagine interessata come un duplicato delle altre. Si sa che Google attribuisce pesanti penalizzazioni in questi casi.
  • Allo stesso modo, se le pagine sono state interessate da un trasferimento momentaneo ma dovessimo utilizzare, per sbaglio, un redirect 301, la conseguenza potrebbe essere gravissima. Google, infatti, potrebbe arrivare a considerare come definitivamente rimosse quelle pagine e, per questo, cancellarle dai propri indici. In questo caso le penalizzazioni sotto il profilo del posizionamento sarebbero disastrose.


Ne consegue che è indispensabile stare attentissimi allo stato HTTP quando utilizziamo i redirect. Solo così si eviteranno conseguenze spesso molto gravi e spesso irrecuperabili.


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Gli errori da evitare per non essere penalizzati

I redirect sono molto utili per tutti coloro che gestiscono un sito internet. Possono, però, trasformarsi in un'arma a doppio taglio se non vengono utilizzati nella maniera corretta. Per evitare di essere penalizzati, è bene evitare di cadere in alcuni degli errori più frequenti. Di seguito i tre che si verificano più spesso.

  • I redirect a catena sono da evitare. Ma quando possiamo dire di trovarci dinnanzi a dei redirect di questo tipo? La risposta non è complicata. Come facilmente si intuisce dalla denominazione, un redirect a catena si verifica nel momento una pagina X reindirizza ad una pagina Y che, però, a sua volta reindirizza ad una pagina K. Tre pagine, quindi, risultano coinvolte nell'operazione e si tratta di una scelta che ha davvero pochissima efficacia, se non nulla. Il "succo" della prima pagina, ovvero la sua autorità, non si trasferirà mai per intero alla pagina Y e per Google potrebbe essere segnale che non vale la pena passare alla sua esplorazione. Se questa è la "penalizzazione" dal punto di vista SEO per il sito di chi sceglie di attuare questa tecnica vi sono degli svantaggi anche dal punto di vista della User Experience. L'esperienza utente, infatti, ne risentirà negativamente dato che l'ultima pagina della catena (in questo caso la Y) risulterà molto più lenta rispetto alle due precedenti.
  • Altrettanto da scansare risultano essere i redirect effettuati verso qualunque URL. Scegliere il nuovo indirizzo in maniera giusta è importantissimo ed è fondamentale che questo sia del tutto pertinente con il contenuto del sito stesso. Gli argomenti trattati nelle nuove pagine, di conseguenza, dovrebbero risultare quanto più vicini a quelli trattati nelle vecchie pagine.
  • L'ultima tipologia di redirect che ci sentiamo in dovere di sconsigliare a tutti i webmaster (più o meno esperti) è quello definito come redirect a tutto spiano. Nonostante il nome piuttosto coinvolgente, infatti, questa tipologia di operazione non è indicata. Ma quando si verifica? Basta analizzarne il nome. Quando diciamo che facciamo qualcosa a tutto spiano, significa che lo facciamo di continuo. Ebbene, questa pratica non è consigliabile con i redirect, specialmente se parliamo dei redirect 301. Nonostante il redirect 301 sia, infatti, una soluzione molto pratica a nostra disposizione, utilizzarlo esageratamente nel proprio sito porta in maniera inevitabile ad un allungarsi dei tempi di caricamento delle nostre pagine andando ad impattare negativamente sull'esperienza utente all'interno dei sito e sul motore di ricerca che potrebbe non indicizzarlo più. Inevitabili, a questo punto, le conseguenze sul piano SEO con penalizzazioni sul posizionamento.


Nel momento in cui sia stato implementato un redirect 301, è possibile assicurarci che funzioni correttamente utilizzando uno dei tanti strumenti di controllo disponibili per i webmaster. Basterà inserire il vecchio indirizzo e verificare la comparsa del redirect 301 e il successivo reindirizzamento verso il nuovo indirizzo.

Qualora aveste difficoltà nell'impostare i rediret 301 e 302 o, semplicemente, vogliate verificare di aver fatto tutto correttamente, potrete rivolgervi con fiducia a noi di Doweb che facciamo della sicurezza sul web e della soddisfazione dei clienti la nostra maggiore soddisfazione.

Ancora in ambito SEO: meglio il redirect 301 o il redirect 302?

Abbiamo appena scoperto che i redirect hanno un ruolo fondamentale in ambito SEO. Ma quale dei due ha un ruolo più importante? Nessuno dei due dal momento che ciascuno ha la sua importanza e bisogna sempre attenersi strettamente tipologia di scopo che vogliamo raggiungere. Come abbiamo già specificato, dovremo semplicemente stare attenti al tipo di reindirizzamento (definitivo o temporaneo). Il resto del "gioco" sarà svolto dai relativi redirect che aiuteranno i motori di ricerca ad interpretare al meglio tutte le nostre intenzioni.


Contattateci con fiducia per tutte le informazioni sui redirect 301 e 302
Copy-writer con esperienza decennale e appassionata di tutto quello che riguarda il mondo di internet e della tecnologia.3495
640true02/11/2022 18:14:1204/05/2021 00:10:35Differenza tra SEO on-site, on-page e off-site31/08/20194Dario Bongiovannidario-bongiovanni-consulente-seo587-450x450.webp//doweb.srl/download/decv/1614/dario-bongiovanni-consulente-seo587-450x450.webp?20190831084050seo.webp//doweb.srl/download/decv/1615/seo.webp?20190831084051In questo articolo approfondiamo la differenza tra SEO on-site, on-page e off-site.https://www.facebook.com/dariobongiovanni80

Durante la realizzazione di un sito, così come nella sua gestione, è necessario avere cura di apportare tutti quegli accorgimenti tecnici che sono in grado di far percepire il sito come meritevole di grande importanza ai motori di ricerca. La SEO (Search Engine Optimization) è un insieme di tecniche volte a migliorare la posizione del proprio sito web all’interno dell’elenco dei risultati dei motori di ricerca (detta SERP). Queste tecniche vanno applicate nel rispetto degli oltre 200 algoritmi che Google utilizza per determinare la qualità di un sito, e che stabiliscono dunque quali siano i contenuti più affidabili e meritevoli per una specifica ricerca.

Bisogna per questo andare a lavorare su tutti e tre i grandi ambiti della SEO: la SEO on-site, la SEO off-site e la SEO on-page. Vediamo qui in dettaglio quali sono le differenze tra queste tre macro aree dell’ottimizzazione di un sito:

  • SEO on-site: La SEO on-site è l’insieme di tutte quelle tecniche inerenti l’ottimizzazione di un sito nei suoi aspetti generali, ovvero quelli che hanno validità per ogni pagina. Ne fanno parte le caratteristiche che riguardano la velocità di caricamento e le prestazioni del sito così come la sicurezza, la sua usabilità da dispositivi mobili, etc. Come è facilmente intuibile, la SEO on-site è prettamente legata ad ambiti alquanto tecnici, come ad esempio il servizio di l’hosting sul quale il sito è ospitato o il CMS impiegato per la realizzazione dello stesso.

  • SEO on-page: La SEO on-page è probabilmente l’aspetto più noto della SEO e che talvolta può essere confusa con l’intera SEO. In dettaglio, nella SEO on-page si va a migliorare l’ottimizzazione delle singole pagine che compongono il sito, ed uno dei suoi aspetti più importanti è quello inerente l’appropriato utilizzo delle keyword. Lo scopo che si prefigge la SEO è infatti quello di fare in modo che le parole che l’utente va a digitare per la sua ricerca coincidano il più possibile con le parole chiave presenti nel proprio sito, nonché con gli intenti di ricerca manifestati dall’utente. Ottimizzare di conseguenza i contenuti che si pubblicano contribuirà a migliorare il posizionamento di quella specifica pagina per le parole chiave di riferimento, nonché i sinonimi e le correlate. Le keyword vanno per questo inserite in maniera strategica in alcuni punti del contenuto, sia nel titolo che all’interno dei sottotitoli e paragrafi che ne fanno parte, così da essere individuate facilmente dai motori di ricerca e al tempo stesso fare in modo che la lettura sia più facile per chi legge. Altri aspetti della SEO on-apge riguardano invece l’ottimizzazione delle immagini, sia a livello di risoluzione che di codice. Per consentire infatti alla pagina di essere veloce nel caricare, ogni foto deve necessariamente essere alleggerita mediante appositi strumenti prima di essere inserita nel contenuto. Allo stesso modo, bisogna avere cura di valorizzare l’attributo “Alt” di ciascuna immagine in maniera corretta, così da aiutare i motori di ricerca a comprendere cosa questa raffiguri, il che è un importante segnale anche ai fini del posizionamento.

  • SEO off-site: Con il termine SEO off-sitesi fa riferimento all’insieme di quelle attività che avvengono al di fuori del sito web che andremo a creare, e che avvengono invece su altri siti. Lo scopo della SEO off-site è quello di fare in modo da migliorare l’autorevolezza del sito principale agli occhi dei motori di ricerca, e per far questo ci si serve proprio di altri siti internet, possibilmente di argomento inerente il nostro. L’autorità di un sito è infatti un fattore di ranking molto importante per i motori di ricerca, ed uno dei modi più noti e sicuri per aumentarla rapidamente è quello di inserire (su altri siti) dei link che rimandino al nostro. Più questi siti sono autorevoli ed importanti, più questi link avranno valore e di conseguenza migliore sarà il beneficio che ne ricaverà il nostro sito in termini di posizionamento.
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3820true02/11/2022 18:13:3711/08/2022 15:59:41Imagen e gli altri: l'AI crea immagini a partire da un testo11/08/20227Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/3441/alex-baldarelli.webp?20220811155941deepmind-8heReYC6Zt0-unsplash.webp//doweb.srl/download/decv/3442/deepmind-8hereyc6zt0-unsplash.webp?20220811155943Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale ha fatto passi da gigante, tanto da suscitare addirittura polemiche circa la possibilità che la tecnologia sostituisca, in un futuro prossimo, l’uomo in tantissime attività. Abbiamo parlato della potenzialità degli “scrittori-robot” nella realizzazione di contenuti per il web, ora ci troviamo di fronte a uno strumento, avallato proprio da Google, che consente di creare delle immagini a partire da un testo. Proprio Big G aveva espresso scetticismo, per usare un eufemismo, in merito ai testi generati dall’IA, classificandoli negativamente in SERP, sebbene si dimostrino di una qualità perlomeno accettabile. Ecco che allora il colosso di Mountain View ha ideato Imagen: tu scrivi e la piattaforma realizza un’immagine perfettamente in linea con le parole scritte. https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale ha fatto passi da gigante, tanto da suscitare addirittura polemiche circa la possibilità che la tecnologia sostituisca, in un futuro prossimo, l’uomo in tantissime attività.

Abbiamo parlato della potenzialità degli “scrittori-robot” nella realizzazione di contenuti testuali per il web, ora ci troviamo di fronte a uno strumento, avallato proprio da Google, che consente di creare delle immagini a partire da un testo.
Proprio Big G aveva espresso scetticismo, per usare un eufemismo, in merito ai testi generati dall’AI, classificandoli negativamente in SERP, sebbene si dimostrino di una qualità perlomeno accettabile.

Ecco che allora il colosso di Mountain View ha ideato Imagen: tu scrivi e la piattaforma realizza un’immagine perfettamente in linea con le parole scritte.
Al momento Imagen non è a disposizione degli utenti, ma sono online solo i risultati ottenuti dal gruppo di ricerca, che a dire il vero sembrano veramente sensazionali. Proprio Google, ad ogni modo, sembra andarci cauto: “Lo strumento può potenziare la creatività tra uomo e macchina, ma si basa su codificatori di testo addestrati su scala web; pertanto esiste un concreto rischio che Imagen abbia codificato stereotipi e rappresentazioni dannose. Per questo motivo, prima di aver ottenuto ulteriori garanzie, abbiamo deciso di non rilasciare Imagen per uso pubblico”.

In sostanza, il modello sarebbe in grado di produrre immagini di stampo razzista, violento o pornografico, pertanto Google lo ha limitato, almeno per il momento, a beta tester opportunamente selezionati.

Imagen di Google: come funziona
Il Brain Team di Google stavolta ha dato veramente il meglio di sé. Imagen è un modello di diffusione text-to-image che sfrutta machine learning e intelligenza artificiale. Il sistema interpreta un testo e restituisce un’immagine, che sia un cervello a bordo di un’astronave diretta verso la luna, oppure orsacchiotti che nuotano alle olimpiadi.

Si tratta di un modello di diffusione di tipo generativo: viene addestrato a partire da un database di fotografie, combinando gli elementi presenti. Questo sistema text-to-image utilizza, pertanto, set di dati formati da coppie testo-immagine, ossia un’immagine con una propria descrizione fatta di parole scritte.

L’analisi del testo, non avviene esaminando le parole di una frase in sequenza, ma step by step sulla frase nel suo complesso, fino a trovare le relazioni tra le parole, a prescindere dalla loro posizione nella frase, “modellando” l’output generato. Alla base c’è quindi una correlazione tra il contenuto semantico espresso dal testo e la rappresentazione grafica.

Imagen, per i motivi sopra esplicitati da Google, al momento, è limitato in termini di input di testo: diciamo che è tenuto sotto controllo dal Brain Team, altrimenti, per sua natura, potrebbe restituire qualsiasi tipologia di immagine, anche quelle poco piacevoli.
È stato, infatti, creato addirittura un benchmark per la valutazione del modello text-to-image, denominato DrawBench. A partire da questi parametri, il team dei beta tester ha notato una convergenza ottima e sicuramente superiore a quella dell’intelligenza artificiale di Microsoft, messa in gioco anche nello stesso modello text-to-imag

Imagen: l’evoluzione di Deep Dream?
Se Imagen sembra, almeno all’apparenza, uno strumento rivoluzionario, l’assist per cambiare idea arriva proprio da Google. Era il 2015 quando Big G lanciò Deep Dream, il software che utilizza algoritmi e reti neurali per creare immagini legate al mondo dei sogni. Forse è vero, con Imagen siamo su un altro livello, ma non siamo certi lontani dal poter essere considerata un’evoluzione di Deep Dream.

Il tool Deep Dream permette di realizzare degli effetti allucinogeni tipici del mondo onirico e delle sostanze psichedeliche. A differenza, di Imagen, parte da un input grafico, quindi un’immagine, per poi restituire una fotografia dal mood onirico. Si basa su un codice che analizza e identifica alcuni pattern, come i volti e la vegetazione, per modificare l’immagine e trasportarla in un’altra dimensione.

Questa tecnica ci permette di capire e di vedere come le reti neurali sono in grado di svolgere classificazioni complesse, allargare l’architettura della rete e controllare quanto la rete stessa stia imparando” – dichiararono Alexander Mordvintsev, Christopher Olah e Mike Tyka, tre ingegneri del Team Google Depp Dream.

Prima di Imagen, prima di Google: Midjourney e OpenAI
Il progetto di intelligenza artificiale applicata alle immagini avviato da Google non è di certo il capostipite del settore. Uno di quelli che ha anticipato Mountain View è stato Midjourney, un software che sostanzialmente svolge le stesse funzioni di Imagen. Tutto parte da un database di documenti e testi analizzati e appresi dal machine learning. È possibile, con questo strumento, contestualizzare l’immagine in output, selezionando il concept desiderato, che sia un’opera d’arte, oppure una scena distopica. Al momento, questo strumento, viene utilizzato soprattutto in ambito videogame ed è tuttora in fase di beta test.

OpenAI, invece, è un’organizzazione di ricerca sull’intelligenza artificiale fondata da Elon Musk e Sam Altman. Proprio dalle loro menti, sono nati Dall.E e Dall.E2, dei generatori di immagini a partire da una descrizione. Il modello viene addestrato mediante le immagini presenti online a cui corrispondono le rispettive didascalie.

Google sostiene che il suo Imagen restituisca immagini con un’elevata nitidezza e con estrema corrispondenza con il testo inserito, tuttavia DALL-E 2 è ad oggi più di un documento di ricerca, come di fatto lo è Imagen, bensì è una beta privata con persone che lo utilizzano. Lo strumento conta già oltre un milione di utenti che si erano preventivamente inseriti nella lista d'attesa per poterlo provare. Dall.E2 non è però gratuito: dopo un numero limitato di immagini create ogni mese, si dovranno acquistare dei crediti virtuali, per poter continuare a usarlo. Ma ti sveliamo un segreto: dai un’occhiata ai Dall.E mini… e inizia da qui per scoprire il mondo dell’AI applicato alle immagini!







Google vs. Microsoft: Imagen vs. NUWA Infinity
E Microsoft in questa lotta all’ultima AI non sta di certo a guardare. È notizia di queste settimane che il team di ricerca di casa Redmond ha introdotto NUWA Infinity, un modello generativo multimodale in grado di creare immagini e addirittura video a partire da un testo.

Come riporta Microsoft nel suo documento di ricerca, la valutazione dello strumento si è basata su cinque attività:
- Generazione di immagini incondizionata
- Da testo a immagine
- Da testo a video
- Animazione dell'immagine
- Immagine Outpainting.

NUWA Infinity consente, inoltre, di creare dei video da dei semplici schizzi su carta e può prevedere i fotogrammi successivi in un video.
Ciò che distingue Microsoft dai concorrenti sta proprio in questa capacità di realizzare non solo semplici immagini, ma anche video, a partire da un testo o da una semplice fotografia o fotogramma.

Inoltre, a differenza degli strumenti di Google, OpenAI e Midjourney, la piattaforma di Microsoft è in grado di supportare la creazione di immagini di dimensioni arbitrarie, poiché la dimensione delle immagini di output è predefinita prima dell'addestramento del modello. Un addestramento che vedrà presto quattro nuovi database con risoluzione molto elevate.

Google Imagen: gli aspetti SEO da valutare
Se, per quanto riguarda i contenuti testuali generati dall’intelligenza artificiale, Google si è dichiarata contraria, tanto da prevedere delle penalizzazioni in SERP, la questione per le immagini AI potrebbe essere diversa. Ad oggi, non esiste una presa di posizione chiara da parte di Big G sul tema, ma cerchiamo di fare dei ragionamenti che possano prevederla.

A parte Imagen, Google sta lavorando su servizi di Vision AI come AutoML Vision e API Vision, ossia piattaforme che hanno il compito di “leggere” le immagini. La prima automatizza l’addestramento dei modelli di machine learning customizzati e consente di ottimizzare l’accuratezza dei modelli, esportarli e utilizzarli nella piattaforma; la seconda, invece, mette a disposizione modelli avanzati di AI pronti all’uso e pre-addestrati tramite API. Il sistema classifica le immagini attraverso milioni di categorie predefinite ed è in grado di rilevare oggetti e volti e riconoscere luoghi geografici noti.

Quello che fa oggi Google e che farà presumibilmente anche con le immagini generate tramite il proprio strumento è valutare la pertinenza e la rilevanza delle immagini. Gli algoritmi non fanno altro che determinare se le persone mostrano interesse per le immagini, piuttosto che testi, quando fanno una ricerca, per fornire ciò che considerano pertinente e rilevante per gli utenti in quella determinata ricerca. Non è tanto importante l’associazione tra keyword e immagine, ma il contesto della ricerca degli utenti: mostrare agli utenti ciò che realmente vogliono.

Lato utente, invece, è importante capire quante persone possono trovarti tramite un’immagine, quale immagine è più interessante da far vedere in relazione al contenuto. I consigli che ci sentiamo di dare, quando si utilizzeranno immagini generate dall’AI sono:

- Evitare di inserire testo all’interno dell’immagine (può essere letto come una ripetizione).
- Posizionare l’immagine vicino al testo a cui fa riferimento e da completamento.
- Alta priorità alla qualità delle immagini: Google la considera un fattore di ranking molto importante.
- Ricordati sempre dell’attributo ALT all’interno del tag <img>.
- Cerca di ridurre al minimo il tempo di caricamento delle immagini.

In sostanza, in attesa che Google stabilisca dei fattori di ranking dedicati alle immagini AI, occupati sempre delle immagini dal punto di vista SEO. Il principio è che gli utenti devono avere una user experience all’altezza, fatta di pertinenza delle immagini con il contenuto e alta qualità. Questi due elementi non devono mai mancare, che siano immagini intelligenti artificialmente o meno!

Vuoi maggiori informazioni su Google Imagen e sull’ottimizzazione SEO per le immagini? Contattaci!


A colazione mangio scrittura e frutta di stagione.1345
2960true02/11/2022 17:41:3315/06/2021 17:34:43Breadcrumb, cosa sono e come aggiungerli al tuo sito web18/06/20217Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/2720/alex-baldarelli.webp?20210615173443css-cut-up-breadcrumbs.webp//doweb.srl/download/decv/2721/css-cut-up-breadcrumbs.webp?20210615173443Nel racconto dei fratelli Grimm, Hansel e Gretel utilizzarono le briciole del tozzo di pane lasciato loro dal padre, per riconoscere la via percorsa. Questa pratica, infatti, serviva per evitare di perdersi nuovamente all’interno del fitto bosco. Il web, luogo estremamente dinamico e in continua evoluzione, può essere percorso e navigato utilizzando la stessa tecnica, per evitare che l’utente “perda l’orientamento”. In particolare, alcuni siti, soprattutto gli e-commerce, presentano una struttura molto articolata e l’utente rischia di.. perdersi! Per questo scopo, è necessario implementare i breadcrumb nel proprio sito web per semplificare la navigazione tra le categorie all’utente. Vediamo, quindi, cosa sono i Breadcrumb e perché sono importanti anche in ottica SEO. https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/I Breadcrumb, letteralmente “briciole di pane”, sono un percorso di navigazione all’interno di un sito web. Si tratta, nello specifico, di sistemi di navigazione, ovvero collegamenti ipertestuali interni al sito che fungono da briciole, appunto, per permettere all’utente di ritrovare il percorso effettuato precedentemente all’interno del sito. Questi link di navigazione, osservabili nella parte superiore del sito, tengono traccia della posizione dell’utente. Si tratta di una buona locazione poiché, essendo inseriti all’interno della pagina corrente, restano direttamente collegati alla navigazione attuata dall’utilizzatore che può, grazie a questi semplici collegamenti, facilitare il proprio percorso online. Possono essere definiti come menù orizzontali e mostrano una fruibilità accessoria come menù di navigazione secondario.

Importante però ricordare che, seppur condividendo la stessa nomea, non possiedono la stessa funzionalità. Non è infatti compito loro riportare la medesima descrizione del menù a tendina ma anzi, ricoprono una posizione ed una funzione facilmente differenziabile da questa. Ripercorrono, in diverse modalità, il cammino per categorie e sottocategorie riscontrabili e direttamente collegate alla pagina visitata dall’utente.
Altro luogo in cui è possibile riscontrare i Breadcrumb è nella zona superiore alla meta descrizione, sulla Serp. Questo inserimento può portare giovamento sia per l’utente stesso che ai fini SEO, di cui parleremo più tardi.

Le modalità più funzionali e maggiormente utilizzate si presentano sotto forma di frecce oppure definite con il segno maggiore (>), che evidenziano, come se lasciassero delle briciole, il cammino precedentemente effettuato delle categorie e sottocategorie riferibili e legate alla pagina ricercata.
Facilitando le ricerche degli utenti, i Breadcrumb mostrano loro altre pagine connesse all’argomento in questione, cosicché si possa, con volontà, facilmente ampliare la navigazione.



Breadcrumb, funzionalità e tipologie

La funzionalità principale di questi link sono proprio la capacità di migliorare la user experience (UX) dell’utente, dandogli modo di ritrovare o scoprire maggiori informazioni su un determinato argomento. È altresì importante ricordare che una migliore user experience ha effetti positivi anche in ottica SEO. L’utente, infatti, soddisfatto dell’esperienza di navigazione, aumenta il proprio tempo di permanenza sul sito, riducendo così il Bounce Rate, ovvero l’abbandono della pagina nel giro di pochi secondi o dopo la presa visione di una singola pagina. I Breadcrumb possono essere categorizzati sotto tre diverse tipologie. Ogni sito web riporta la tipologia che meglio preferisce e che ritiene più opportuna per il proprio funzionamento.
  • Breadcrumb di gerarchia, ovvero quelli che permettono di tornare a categorie e sottocategorie che, all’interno del sito, ricoprono un livello superiore rispetto la pagina corrente, portando così il fruitore a comprendere la propria posizione.
  • Breadcrumb sugli attributi, ovvero una tipologia ridefinita in base all’utilizzo dei filtri del sito. Facilmente riconoscibile in e-commerce, ove le sezioni vengono suddivise in base al sesso, alla tipologia di oggetti in vendita e ad una qualsiasi sottocategoria di questi.
  • Breadcrumb sulla cronologia dell’utente, ovvero basati sul percorso effettivo dell’utente. Ripercorre ogni singolo passo effettuato, così da rendergli semplice tornare indietro, dandogli così la possibilità di ritrovare le ricerche precedentemente effettuate. Questa tipologia crea percorsi perennemente differenti proprio a causa della personale navigazione dell’utente.

Dove si riscontra l’utilità dei Breadcrumb

La migliore rendita resa dall’utilizzo di questi indicatori è riscontrabile con la presenza di determinate strutture del sito: infatti, l’uso improprio di questi link potrebbe causare solo fastidio o risultare insulso, nel qual caso la struttura si presenti come relativamente semplice. L’inserimento di questi sistemi di navigazione, in questi casi, andrebbero soltanto a rendere più difficile l’utilizzo da parte dell’utente.

Il modello che più giova dell’utilizzo di questi è un sito che riporta una struttura complessa. Parliamo, infatti, di siti web che riportano 3 o più livelli gerarchici. Questo permette di riportare categorie e sottocategorie opportune e utili per l’utente, così che si riesca a navigare attraverso pagine di livello superiore ma che riportano ad argomenti correlati a quelli inizialmente ricercati, percorrendo un cammino all’indietro fino al raggiungimento della pagina principale del sito.
In un ecommerce si possono facilmente ritrovare numerose categorie di prodotti, nelle quali un potenziale cliente potrebbe "perdersi". La breadcrumb aiuta l'utente in una navigazione confortevole, contribuendo a renderlo ben disposto all'acquisto.

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Gli errori da evitare

Come riportato precedentemente, l’utilizzo dei Breadcrumb non risulta essere ottimale in ogni situazione. È altresì vero, però, che la scelta della tipologia riporta all’identificazione di alcuni errori che è preferibile evitare. Infatti, è bene, prima della creazione di questi, ragionare sulla tipologia di parole chiave che si ha la volontà di utilizzare per definire gli attributi. Queste devono essere facilmente riconducibili e riconoscibili per l’utente perché altrimenti è probabile che, non comprendendo il sistema di categorizzazione, questi preferisca chiudere la propria navigazione all’interno del sito.
Stessa problematica si potrebbe presentare all’inserimento delle categorie, portando così all’incongruenza degli elementi e alla difficoltà di ricerca.
Oltretutto, per non creare confusione, sarebbe opportuno soltanto menzionare la pagina corrente nel Breadcrumb. Al fine di evitare balzi inutili, ovvero, è preferibile non linkare come ultima pagina quella aperta dell’utente ma soltanto menzionarla, lasciando così l’ultimo link cliccabile, il link precedente.


L’utilità ai fini della SEO

Questa tipologia di comunicazione ipertestuale può portare risultati e benefici anche ai fini della SEO, poiché l’inserimento e l’utilizzo di link interni ricoprono un ruolo guida per Google e per la sua comprensione della gerarchia strutturale del sito. Creano, infatti, un cammino fruibile ed efficiente sia per l’utente, sia per Google stesso, rendendogli così la scansione effettuata da Googlebot, lo spider web del motore di ricerca, più semplice, presentando i collegamenti in maniera più logica ed evidente, così da semplificargli la ricostruzione dei contenuti per grado di rilevanza.
Come anticipato in precedenza, l’inserimento dei Breadcrumb può essere riscontrato anche al di sopra del meta title visualizzato nelle pagine di ricerca del motore prescelto. Affianco all’url, infatti, si può spesso identificare una tipologia di Breadcrumb, separata dal simbolo maggiore, che permette di identificare in maniera immediata il percorso di navigazione effettuabile fino all’approdo su quel determinato argomento.

È importante ricordare, inoltre, che con l’aggiornamento dell’algoritmo di Google, la user experience diventa sempre più importante. I cosiddetti Core Web Vitals sono un fattore determinante in ottica posizionamento, pertanto implementare i breadcrumb può contribuire in maniera determinante a un’esperienza più agevole, semplice e completa per l’utente.

Nonostante sia riconosciuta l’importanza dei Breadcrumb per un sito, considerarne l’implementazione come l’unico fattore che determina una user experience soddisfacente è oltremodo riduttivo. Per questo motivo, Doweb mette a disposizione la propria esperienza e le proprie competenze per la creazione di siti con un’eccellente esperienza di navigazione per l’utente. Nel frattempo… vediamo come inserire i breadcrumb sul tuo sito in tutta semplicità!


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Breadcrumb, come inserirli sul proprio sito

Appurati i molteplici lati positivi di questi sistemi di navigazione, riportiamo qui di seguito le modalità di fruibilità di queste componenti attraverso l’aggiunta sul proprio sito.
Sono riportate diverse tipologie di attivazione. I più competenti hanno la possibilità di inserire i Breadcrumb tramite l’aggiunta di uno snippet di codice, riportando una determinata stringa all’interno del file header.php. Determinante come consiglio il fatto di effettuare un backup del sito, prima dell’attivazione, evitando così la cancellazione indesiderata dell’intero operato. Per chi, invece, preferisce vie più semplificate, ma non per questo meno efficaci, la piattaforma Wordpress riporta due diverse modalità.

Nella fase di scelta del proprio template, alla creazione del proprio sito web o in fase di modifica, è possibile ricercare alcuni temi che riportano l’attivazione immediata e così fruibile sin da subito, dei Breadcrumb. Infatti, i temi di Wordpress non lavorano esclusivamente sull’estetica ma vanno a suggestionare alcune determinate funzionalità riscontrabili poi sulla scelta effettuata.

Importante notare però che questa modalità, nel caso di un sito preesistente con un tema che non possiede i Breadcrumb integrati, richiede la modifica e, di conseguenza, potrebbe danneggiare la fruibilità.
Per chi preferirebbe non lavorare tramite codici e non è nemmeno interessato a modificare il proprio template, Wordpress mette a disposizione l’aggiunta e l’ attivazione tramite plugin.

Sono due, infatti, quelli che permettono la modifica: stiamo parlando del conosciuto e rinomato Yoast SEO, che permette di ottimizzare il proprio sito e migliorare il posizionamento. Inserendo facilmente un piccolo snippet all’interno del codice del plugin, il sistema di navigazione risulterà subito fruibile.
Altra tipologia di plugin, oltre a questo, è Breadcrumb NavXT. Questo infatti mette a disposizione un widget utilizzabile con l’unico scopo di creare un percorso testuale proprio, predisponendo gli strumenti per personalizzare al meglio l’esperienza.

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1460true02/11/2022 17:32:3604/05/2021 00:12:11Link in uscita, cosa sono e come è meglio utilizzarli31/03/20206Patrizia Maimoneio.webp//doweb.srl/download/decv/2131/io.webp?20200331164018link-in-uscita.webp//doweb.srl/download/decv/2132/link-in-uscita.webp?20200331164018I link in uscita sono importantissimi per tutti i proprietari di siti internet. Sceglierli in maniera accurata e conoscerne i segreti è importante per far "volare" il proprio sito e per non subire inutili penalizzazioni da parte di Google. Avviciniamoci di più a questo mondo affascinante. https://www.facebook.com/patrizia.maiSe gestite o siete proprietari di un sito internet o di un blog, conoscerete di certo i cosiddetti outbound link altrimenti noti come link in uscita. Per quei pochi che non lo sapessero, ricordiamo che un link in uscita è un link attraverso cui si va da un sito ad un altro esterno. Proprio per questa loro caratteristica di trasportare gli utenti al di fuori del proprio sito si differenziano dagli inbound link che permettono, invece, la navigazione tra una pagina e l'altra del medesimo sito internet.

Tornando ai link in uscita, una delle loro principali utilità consiste nel completare le informazioni presenti all'interno di un sito web. Immaginiamo, ad esempio, di scrivere un pezzo riguardante i vari tipi di pasta. Linkando un articolo di un importante marchio di pasta rappresenterà un'occasione importante per i nostri lettori che potranno, in questo modo, integrare le informazioni nella maniera migliore possibile.

Se sul piano dei contenuti la maggiore utilità dei link in uscita è quella di fornire una maggiore completezza, se vogliamo dare un'occhiata pratica agli stessi, utilizzarli aumenterà la popolarità del nostro sito aumentandone, di conseguenza, anche l'autorità sul web. È questa la motivazione per cui è importantissimo sapere come inserire nella maniera migliore link in uscita all'interno dei nostri articoli. Sottovalutare quest'operazione e svolgerla non nel migliore dei modi può, infatti, essere molto svantaggioso, danneggiare il sito e annoiare i lettori. Rischieremmo, dunque, di essere penalizzati dai motori di ricerca.

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Quali caratteristiche devono avere i link in uscita?

Dopo questa doverosa premessa, andiamo a vedere quali sono le caratteristiche che i link in uscita devono assolutamente avere per non danneggiare il nostro sito e tutto il lavoro che abbiamo fatto fino a questo momento.

- Link pertinenti

La prima caratteristica che non deve mai mancare ad un link in uscita è la pertinenza. Cosa significa? Semplice! Scegliendo gli outbound link dobbiamo verificare in maniera preventiva che i loro contenuti siano pertinenti con quelle della nostra pagina. Tornando all'esempio già fatto, se nel nostro articolo parliamo dei vari tipi di pasta presenti in commercio, non ha senso linkare pagine che trattino di automobili o, comunque, di argomenti non correlati. In questo modo rispetteremo le aspettative dei nostri lettori e ci manterremo in linea con quelle che sono gli aspetti che regolano il posizionamento nei motori di ricerca.

- Link autorevoli

Nello scegliere i link in uscita da "collegare" al nostro sito è bene prestare la massima attenzione all'autorevolezza degli stessi. Gli spider di Google, come quello di ogni motore di ricerca, la tengono altamente in considerazione per il posizionamento del nostro sito internet. Linkare verso un sito autorevole, quindi, rappresenta un punto a favore anche per noi e per il nostro lavoro.
Che fare, però, quando per un motivo o per un altro (spesso per scopo commerciale) siamo costretti a linkare una pagina poco autorevole? La soluzione esiste ed è quella di utilizzare l'attributo rel="nofollow" prima di linkare la pagina in questione. In questa maniera indicheremo al motore di ricerca che non desideriamo che segua quella determinata pagina.

Il link, in questo caso, assumerà una forma molto simile alla seguente:

<a href="link" title="titolo link" rel="nofollow">Testo Link</a>.

In questo modo ci metteremo al sicuro da brutte sorprese ed eviteremo che un link in uscita non proprio autorevole vada a danneggiare il posizionamento del nostro sito internet.
Ricordiamo altresì che il nofollow non deve essere uno strumento di cui abusare (cosa che purtroppo avviene davvero molto spesso). Sarebbe meglio, in presenza di un link da lasciar perdere rinunciare all'inserimento di un link in uscita senza dover rinunciare ai link follow.

- Link Unidirezionali

Nel momento stesso in cui andiamo a creare un link in uscita verso una pagina autorevole, non dobbiamo aspettarci che quest'ultima ci ricambi il favore e ci linki a sua volta. Un atteggiamento di questo tipo, infatti, non è visto di buon occhio dai motori di ricerca che potrebbero penalizzarci vedendo un link di scambio in quello che stiamo facendo. I link altruistici, dati cioè perché siamo davvero convinti che una pagina arricchisca il contenuto del nostro sito, sono molto più apprezzati e, di conseguenza, premiati. Vale comunque la pena ricordare una cosa importante: nel momento stesso in cui inseriamo un link in uscita è bene fare in modo che lo stesso si apra in un'altra pagina. In questa maniera non perderemo il traffico sulla nostra pagina.

- Essere moderati nella scelta

Nel momento stesso in cui decidiamo di arricchire un nostro articolo con dei link in uscita dobbiamo farlo con molta moderazione. Non dobbiamo riempire la nostra pagina piena di link solo per farlo e senza coerenza ricordando sempre che è sempre meglio avere pochi link in uscita ma che ognuno di essi sia sempre studiato al meglio. Un numero eccessivo di outbound link, infatti, andrebbe inevitabilmente a penalizzarci sotto il profilo del posizionamento dal momento che un eccessivo utilizzo di questo strumento verrà visto dai motori di ricerca come un tentativo di attirare l'attenzione verso siti con maggiore autorevolezza. Atteggiamento sbagliatissimo e penalizzato da Google che nei suoi 200, ed oltre, fattori che influenzano il posizionamento ne parla molto chiaramente. Il consiglio migliore, in questo caso, è quello di utilizzare al massimo 3 link in uscita per un testo di media lunghezza. Il numero, naturalmente, può anche crescere ma sempre in maniera proporzionale rispetto alla lunghezza. Utilizzare troppi link in uscita, poi, ha anche un altro punto a sfavore, quello di distrarre i lettori e portarli a navigare al di fuori delle nostre pagine perdendo, in questo modo, traffico.

- Link corretti

I link in uscita che decidiamo di utilizzare all'interno delle nostre pagine devono, poi, essere sempre corretti. Cosa significa questo? Semplice! Dobbiamo verificare in maniera costante che le pagine linkate funzionino sempre in maniera corretta dal momento che i cosiddetti link rotti non sono visti di buon occhio dai motori di ricerca che potrebbero, quindi, penalizzarci per la scelta. Importantissimo, inoltre, verificare che le notizie riportate all'interno di queste pagine siano sempre le più aggiornate possibili. Questo porta ad una maggiore soddisfazione dell'utente ed anche ad un punteggio più favorevole da parte dei motori di ricerca.


In conclusione, possiamo affermare che utilizzare in maniera corretta i link in uscita ci consentirà un notevole guadagno in termini di utenti ed autorevolezza. Al contempo, però, è indispensabile prestare la massima attenzione nell'utilizzare correttamente questo importante strumento.

Per maggiori informazioni sugli outbound link non esitate a contattarci

L'attributo rel per la qualificazione dei link in uscita

Era settembre del 2019 quando Google sorprendeva gli addetti ai lavori e non con un annuncio importante, l'arrivo di un cambiamento nella modalità con la quale ogni editore può contrassegnare i link in uscita da ogni pagina del proprio sito. Come di certo saprete, Big G aveva provveduto all'aggiunta di due nuovi rel denominati UGC e Sponsored ed aveva cambiato il modo di interpretare il noto rel nofollow. Dal 1 marzo, quindi da poco meno di un mese, le modifiche sono diventate ufficiali ed il nofollow viene utilizzato anche dal punto di vista del ranking.

Le attenzioni principali si concentrano tutte sull'attributo rel all'interno del tag <a> mediante cui possiamo comunicare ai motori di ricerca qualunque tipo di informazione aggiuntiva inerente i link in uscita andando a stabilire delle relazioni tra le varie pagine. Da settembre 2019 c'è la possibilità di utilizzare tre valori per la segnalazione a Google inerente la relazione tra le pagine di partenza e quelle collegate. Si tratta del rel="sponsored" per i link a pagamento, del rel="ugc" per ogni contenuto generato dagli utenti e il rel="nofollow". Ma qual è il significato che hanno acquisito questi nuovi rel? Vediamolo insieme.

I cambiamenti che Google ha deciso di apportare con le ultime modifiche a cui stiamo facendo riferimento, ci fanno comprendere come sia ancora complicato andare ad individuare i link naturali, e quindi validi per il ranking, da quelli che invece non lo sono. Proprio per questo, con i nuovi attributi, Google chiede una sorta di auto-denuncia per far comprendere la natura di ogni collegamento esterno e favorire la decodifica dei backlink.

Il rel="sponsored" per i link in uscita

Il primo attributo a cui ci andiamo ad avvicinare è il rel="sponsored". Come abbiamo avuto modo di anticipare, questo attributo va ad identificare tutti i link in uscita a pagamento o che vanno a costituire una forma di pubblicità. In base a quanto emerso, nel momento stesso in cui segnaleremo un collegamento di questo tipo, i siti linkati non otterranno alcun passaggio di PageRank. Per incentivare l'utilizzo di questo attributo quando dovuto da parte degli editori, Big G aveva annunciato che il mancato utilizzo nel caso di link a pagamento sarebbe stato pesantemente penalizzato. La "norma", se così possiamo definirla, ha anche valore retroattivo. Una volta inserito da parte dei proprietari di siti, infatti, consentirà a Google di togliere un eventuale beneficio passato a tutti i siti linkati.

Il rel="UGC"

La destinazione del rel="UGC" in cui la sigla UGC sta per User Generated Content è prettamente quella dei commenti e dei post inseriti dagli utenti all'interno di forum o blog con l'inserimento di link a pagine dove ogni contenuto è scritto dai vari utenti e non dal proprietario del forum o del blog che li ospita.
Google ha deciso di inserire questo attributo e di chiedere la segnalazione per individuare in maniera semplice e chiara tutti i collegamenti spam che, quindi, non hanno nulla di naturale e sono, quindi, da penalizzare.

Il rel="nofollow", come dissociarsi dai siti linkati

Il rel="nofollow" è un attributo che conosciamo da tanto tempo dal momento che è stato introdotto già nel 2005. Nato per combattere i commenti spam viene utilizzato per comunicare ai motori di ricerca di non seguire le pagine linkate senza trasferire link juice.

A partire dal 1 marzo 2020 Google potrà decidere se considerarlo o meno decidendo ai attribuirgli la valenza di suggerimento. Cosa cambia da questo momento in avanti rispetto al passato?
Con un'interpretazione completamente diversa di questo attributo, Google potrà usare i link come un segnale per una miglioria ai funzionamenti del proprio sistema di ranking. Conseguentemente, un link con attributo nofollow non verrà più ignorato del tutto in ottica SEO ma potrà contribuire nel classificare al meglio un sito internet.
Google ha tenuto anche a dare qualche indicazione diretta per l'utilizzo corretto di questo attributo. L'utilizzo, in particolare, dovrebbe essere limitato ai casi in cui un altro tipo di valore non è idoneo o se preferiamo che il motore di ricerca non vada ad associare il nostro sito alle pagine collegate o che non venga effettuata la scansione di queste pagine dal nostro sito.

Quale relazione esiste tra i link in uscita e il SEO?

Di frequente sentiamo dire che i link in uscita siano utili al posizionamento delle pagine dal momento che per molti sono considerati come dei veri e propri fattori di ranking. In realtà, per quanto abbiamo detto fino a questo momento, possiamo tranquillamente dire che gli outbound link non sono fondamentali ma utili, con le dovute precauzioni. Se, infatti, dovessimo incappare in una risorsa poco pertinente, poco aggiornata, sempre corrotta e non autorevole potremmo fare più danno che altro vanificando tutti i nostri sacrifici fatti fino a quel momento.

Solitamente dei buoni link in uscita aiutano semplicemente gli utenti a trovare migliori risposte alle proprie ricerche. Aiutano, come detto poc'anzi, la completezza di un sito. L'importante, quindi, è pensare dapprima agli utenti e poi alla SEO evitando di linkare siti spam e qualitativamente scarsi. A questo scopo un altro consiglio utile potrebbe essere il seguente: individuata una possibile pagina esterna al nostro sito da linkare, effettuiamo una ricerca su Google e verifichiamo il posizionamento della pagina in questione. Qualora dovesse trovarsi nelle prime posizioni delle SERP possiamo fidarci, è un contenuto valido che porta valore sia in ottica SEO che nei confronti dei nostri lettori.

Sempre rimanendo in ambito SEO, sono in molti coloro che provano ad evitare i link in uscita all'interno dei siti di cui hanno la gestione. Questo può avvenire per diverse tipologie di motivi. Tra i primi, sicuramente, vi è il fatto che, per loro natura, gli outbound link portano i lettori ad uscire dal sito in cui stanno navigando in quel momento. Un'altra motivazione che pare tenere un po' alla larga dai link in uscita risiederebbe nel fatto che questi tendono a disperdere la cosiddetta Link Juice andando ad indebolire, per questo, il posizionamento del sito originario all'interno delle SERP. Tuttavia, teniamo a ribadire un aspetto essenziale: fornire delle risorse utili ai nostri utenti significa che questi avranno, poi, voglia di premiarci. E come lo faranno? Ritenendo completo il nostro articolo, blog o sito e tornando a trovarci ogni qualvolta ne avranno la necessità.

In conclusione, perché i link in uscita sono importanti

Qualunque tipologia di link in uscita, nel caso abbia tutte le caratteristiche previste, è un aiuto a Google e ai motori di ricerca che possono, in questo modo, effettuare al meglio la catalogazzione dei contenuti delle pagine analizzando la relazione tra i vari contenuti. Naturalmente, come anticipato, l'importanza sarà maggiore per tutti coloro che ci mostreranno la loro fiducia e andranno a cliccare sui collegamenti che abbiamo inserito. Fatto questo è ovvio che si aspettano di trovare, all'interno, le risposte a quanto stanno ricercando.

Avere la massima attenzione nei riguardi dei link in uscita è fondamentale anche per i rischi legati alle penalizzazioni. Ad esempio, se vendiamo link dalle nostre pagine o ci serviamo di una serie di link che, per un motivo o per un altro, non vengono considerati naturali da Google, il pericolo è quello di vedere il nostro sito sparire dalle SERP (con relativa comunicazione di essere stati penalizzati mediante Google Search Console).

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1890true02/11/2022 17:32:0104/05/2021 00:13:22Domain authority and page authority : cosa sono e come aumentarli30/10/20205Desirée Pucciio.webp//doweb.srl/download/decv/2428/io.webp?20201113122604domain-vs-page-authority.webp//doweb.srl/download/decv/2429/domain-vs-page-authority.webp?20201113122604La Domain e la Page Authority sono due fattori di ranking che permettono di migliorare la reputazione (e soprattutto il posizionamento) del proprio sito web all'interno della SERP. Vediamo cosa sono e come aumentarne il valore. https://www.facebook.com/traduzioniprofessionalifirenze/Di questi tempi, anche i migliori sforzi SEO on page non sono sufficienti per classificarsi su Google. Oggi, il motore di ricerca tiene conto di oltre 200 fattori quando determina l'ordine gerarchico di una SERP, quindi è quasi impossibile ottimizzare un tuo sito web e i suoi contenuti per ogni singolo fattore di ranking.
Ma anche se ciò è vero, è sempre possibile ottimizzare il proprio sito web in relazione ad uno dei fattori di ranking più importanti per Google, ovvero, la Domain Authority.
Per Google, la Domain Authority (autorità di dominio) è una sorta di segnalatore della reputazione del proprio sito web. Il motore di ricerca utilizza la Domain Authority per assicurarsi di fornire contenuti della massima qualità su uno specifico argomento. Un sito web che gode di una buona autorità di dominio, migliorerà di conseguenza il posizionamento dei suoi contenuti nella SERP.
Prima di approfondire il modo in cui l'autorità di dominio influisce sul posizionamento dei siti web e su come i webmaster professionisti possono operare per migliorare tale metrica, vediamo nello specifico quali sono le caratteristiche di questo fattore di ranking.

Cos'è la Domain Authority?

Sviluppata dalla società di software SEO Moz, la Domain Authority è un punteggio di posizionamento nei motori di ricerca che prevede la capacità di un sito web di posizionarsi all’interno della SERP. L'autorità di dominio si definisce in base ad un punteggio he va da 1 a 100. Più alto è il punteggio, migliore sarà il ranking del sito web.Per calcolare la Domain Authority di un sito, Moz tiene conto di oltre 40 fattori, come i domini principali e il numero totale di link in entrata. I siti web con una grande quantità di link in entrata di alta qualità, hanno la massima autorità di dominio. I siti web recenti o con pochi o nessun collegamento in entrata in genere hanno un'autorità di dominio pari a uno.

Anche la scala della Domain Authority di Moz è logaritmica, il che significa che quando la Domain Authority è alta, è più difficile migliorarne ulteriormente il valore; ad aumentare l’autorità di dominio da 70 a 80 è più difficile che aumentarla da 20 a 30. Poiché Moz non può assegnare ai siti web con la massima autorità un punteggio di Domain Authority superiore a 100, tale valore viene mantenuto mentre viene abbassato quello di altri siti della stessa nicchia. In altre parole, l'autorità di dominio del proprio sito web è relativa all'autorità di dominio del sito web con la massima autorità.

Cosa significa avere una buona Domain Authority?

Secondo Moz, la Domain Authority è utilizzata al meglio come metrica comparativa: un punteggio "buono" dipende dall'autorità di dominio dei competitors all’interno della SERP. In base a questa consapevolezza, l’obiettivo non dovrebbe essere quello di avere il punteggio di autorità più alto possibile, ma quello di averne uno più alto rispetto ai concorrenti diretti.
Per misurare la Domain Authority di un sito web, è possibile utilizzare MozBar, un'estensione gratuita di Chrome. Lo strumento può anche valutare la probabilità del sito di classificarsi per determinate query e parole chiave.

Come migliorare la Domain Authority?

Controllare i backlinks
Google premia i siti web dove tutti i backlinks siano costituiti da collegamenti ad un'ampia varietà di siti con alto punteggio di Authority. Il motore di ricerca considera questo elemento un fattore di autorevolezza e affidabilità.
Strumenti SEO gratuiti come SEMrush Backlink Checker e Moz's Link Explorer possono aiutare a misurare lo stato di salute dei propri backlinks.

Creare contenuti accattivanti
Parte dell'algoritmo di ricerca di Google classifica i contenuti in base alle metriche di coinvolgimento, come il traffico totale, il traffico organico, il traffico diretto tramite Chrome, il tempo sul sito, la frequenza di rimbalzo, la CTR, le menzioni del sito su siti autorevoli e le visite di ritorno.
Per aumentare il coinvolgimento di un sito web e, a sua volta, la Domain Authority, il modo migliore è quello di attirare e coinvolgere un pubblico fedele creando contenuti di alta qualità.

Guadagnare link di alta qualità
Guadagnare link in entrata di alta qualità da siti Web e pagine con punteggi di autorità elevati è fondamentale per aumentare la propria Domain Authority. Per guadagnare questi backlink, è possibile utilizzare un metodo chiamato “Skyscraper”.
Il metodo skyscraper è una pratica SEO che mira a trovare contenuti che si posizionano bene per determinate parole chiave; se il contenuto di un concorrente è al primo posto per quelle keywords, significa che tale sito avrà un sacco di backlink. A questo punto, è utile creare dei contenuti che risultino migliori di quelli che compaiono in cima alla classifica utilizzando anche gli strumenti SEO per rintracciare tutti i siti che sono collegati ai contenuti del concorrente “in pole position”. Infine, è necessario chiedere ai siti più pertinenti di sostituire il link del competitor con un link al proprio contenuto.
Un altro modo per ottenere link di alta qualità è quello di chiedere ad altri siti Web con un punteggio di Domain Authority o Page Authority più elevato di collegarsi ai propri contenuti principali.

Scegliere un buon nome di dominio
Nel caso di un nuovo sito web, è importante selezionare il giusto nome di dominio. Dovrebbe essere qualcosa di relativamente facile da ricordare in modo che i visitatori non avranno problemi a tornare sul sito perché hanno dimenticato il nome di dominio. E’ anche possibile optare per l’acquisto di un vecchio dominio, in modo da “raccogliere” l’eredità di quanto fatto finora. Se siete già in possesso di un dominio, assicuratevi che non scada a breve rinnovandolo per almeno tre anni.

Ottimizzare i contenuti
La SEO è importante sia per il posizionamento sui motori di ricerca che per l'autorità del dominio; per questo, è sempre bene assicurarsi di ottimizzare tutto il codice presente sulle pagina, inclusi i tag del titolo, i tag alt dell'immagine e il contenuto stesso. Inoltre, è necessario includere varianti delle parole chiave principali, mantenere tutti i permalink brevi e pertinenti e creare una sezione nella barra laterale (se presente) per i nuovi post.

Creare contenuti “linkabili”
Per ottenere collegamenti di alta qualità da più domini, è necessario creare contenuti di alta qualità pubblicati regolarmente. Migliore è il contenuto, più è probabile che un altro sito autorevole si colleghi ad esso. Ciò significa che i contenuti devono essere pertinenti per il proprio target di riferimento, oltre ad essere informativi, creativi e ben scritti.

Migliorare la struttura dei collegamenti interni
Molti siti web sono così preoccupati di guadagnare link esterni da trascurare l'importanza dei link interni. I collegamenti interni aiutano a indirizzare i visitatori a ciò che stanno cercando, migliorando così la loro esperienza utente. Il collegamento interno fornisce ai lettori ulteriori opzioni di lettura e aiuta a promuovere i contenuti meno recenti. I collegamenti interni aiutano a impedire ai visitatori di uscire dalla pagina troppo velocemente mantenendo alto il coinvolgimento col sito web. Inoltre, i link interni rendono più facile per i motori di ricerca indicizzare l'intero sito.

In definitiva, non possiamo affermare che non è possibile controllare direttamente l'autorità di dominio del proprio sito web a breve termine, ma se si monitora costantemente lo stato dei backlinks e se si creano contenuti accattivanti, la Domain Authority migliorerà gradualmente, aumentando il posizionamento su Google e il traffico organico a lungo termine.


Cos'è la Page Authority?

Il valore della Page Authority (PA) è un punteggio sviluppato da Moz che fornisce suggerimenti sul modo in cui un sito web verrà classificato all’interno della SERP. Come avviene per la Domain Authority, anche la Page Authority varia da 1 a 100. La Page Authority è definita allo stesso modo della Domain Authority, dunque, ma vengono presi in considerazione solo i dati relativi ad una specifica pagina. Tuttavia, non prende in considerazione elementi della pagina come la frequenza delle parole chiave o la qualità dei contenuti.

Come viene valutata la Page Authority?

Moz utilizza una scala logaritmica di 100 punti per ottenere il punteggio PA. Proprio come avviene per la Domain Authority, aumentare il punteggio di Page Authority da 70 a 80 è significativamente più difficile che da 20 a 30.

Indicatori di una buona Page Authority

Vogliamo sottolineare che il Page Authority checker è, prima di tutto, uno strumento comparativo, quindi la nozione di punteggio "buono" o "cattivo" non è facilmente definibile. E’ importante conoscere i propri obiettivi prima di utilizzare PA Checker.

Page Authority e Domain Authority

Ogni sito che fa riferimento al proprio sito web trasmette una certa parte dell'autorità di collegamento. Più voti ottieni, più alti saranno i motori di ricerca nel ranking del tuo sito. Quindi il fatto è che sia il sito Web che una determinata pagina hanno i loro livelli di autorità. Lo ottengono in base a criteri simili e per mantenere l'integrità del sito Web è necessario conoscere sia i tassi di dominio che quelli di autorità della pagina. Può succedere che entrambi questi punteggi differiscano in modo significativo.

Come è possibile verificare la Page Authority?

Esistono molte piattaforme online che dispongono di uno strumento di controllo della PA. La piattaforma più affidabile per il controllo PA (Page authority) e DA ( Domain Authority) è Moz. Naturalmente, esistono anche molti altri portali che permettono di controllare questi fattori.

Come è possibile influenzare la Page Authority?

Come la Domain Authority, la Page Authority è calcolata in base a una serie di fattori. Molti processi la influenzano direttamente, quindi trovare il motivo esatto dei cambiamenti di PA è difficile, ma è comunque possibile eseguire esperimenti per migliorare tale punteggio e il livello di Page Authority. Google, infatti, prende in considerazione diversi criteri per classificare le pagine e ciascuno di essi ne influenza il punteggio a livello di Page Authority.

Domain Authority e Page Authority : quali sono le differenze?

Obiettivamente, investire tempo e risorse nel miglioramento del valore di Domain Authority è una tattica consigliabile sulla coda lunga, poiché permetterà di guadagnare più traffico in entrata dato che si andrà ad aumentare il potenziale di ranking per molte pagine contemporaneamente. Pertanto, a Domain Authority richiede un discreto livello di monitoraggio ed attenzione, in quanto concentrarsi su una sola pagina potrebbe rischiare di minare l’autorità generale del sito elevando di fatto solo un singolo contenuto.
Sebbene entrambi siano importanti per la visibilità all’interno del motore di ricerca, la Domain Authority merita un’attenzione maggiore. Tuttavia, è comunque importante considerare anche la Page Authority come uno strumento utile: se all’interno di un sito web è presente un contenuto di grande valore che si desidera enfatizzare all’interno della SERP, può essere una buona idea tentare di aumentarne il PA in modo che tale pagina funga da “catalizzatore” per tutti gli altri contenuti, con la finalità di avere un ritorno maggiore a livello di gradimento e di visite per l’intero sito.

La chiave è utilizzare queste metriche in modo strategico; è importante concentrarsi sulla Domain Authority se l’obiettivo è quello di costruire il proprio “brand” mentre è altrettanto importante focalizzarsi sulla Page Authority quando si possiede un contenuto specifico posizionato su una keyword di alto valore.
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1850true02/11/2022 17:27:2004/05/2021 00:13:14Google Trends, tutto sul database delle ricerche di Google24/10/20205Patrizia Maimoneio.webp//doweb.srl/download/decv/2395/io.webp?20201024122206google trends.webp//doweb.srl/download/decv/2396/google-trends.webp?20201024122206Chiunque si occupi di marketing in ambito digitale, ma non soltanto, ha dalla sua parte uno strumento fondamentale per il proprio lavoro. Stiamo parlando di Google Trends, un "contenitore" enorme che conserva al suo interno ogni informazione derivante da tutte le ricerche che, ogni giorno, vengono effettuate sul motore di ricerca. Ma in cosa consiste esattamente? Quali dettagli comprende? Scopriamolo insieme.https://www.facebook.com/patrizia.maiGoogle Trends, una realtà sempre più conosciuta non soltanto da chi naviga in rete ma, soprattutto, da chi sul web ci lavora ed ha, per questo, necessità di conoscere proprio tutto sul mondo del web e, per l'appunto, sui suoi trend. Ecco perché proprio Google Trends è uno strumento di cui, sempre più, è impossibile fare a meno dato che fornisce dati importantissimi che riguardano proprio l'andamento delle ricerche effettuate su internet. Prima di trattare l'argomento addentrandoci al suo interno, anticipiamo brevemente che Google Trends è un enorme database che contiene ogni tipo di informazione inerente le tantissime ricerche che vengono effettuate giornalmente sul web. Imparare a confrontarsi nella maniera giusta con i dati presenti in Trends è possibile orientarsi correttamente e migliorare la propria strategia di marketing dal momento che si conosceranno nella maniera corretta i gusti, la tendenza e ogni singolo interesse degli utenti del web.

Dopo questa più che doverosa premessa è bene andare a conoscere davvero più da vicino Trends e tutto ciò che lo riguarda. L'obiettivo è quello di ottimizzare il proprio lavoro sul web, e nel caso di un ecommerce aumentare i nostri guadagni.

Per qualunque dubbio non esitate a contattarci

Cos'è Google Trends
Google Trends, di cosa stiamo parlando? Già dall'interpretazione del nome, a prescindere dalla nostra breve premessa, si potrebbe identificarne il carattere principale. Google Trends è un servizio messo a disposizione, naturalmente, da Google che va ad identificare in maniera precisa (e oltretutto completamente gratis) quelle che sono le tipologie di informazioni che vengono ricercate maggiormente sul motore di ricerca specificando, tra l'altro, l'arco temporale interessato o, in alternativa, la zona geografica per la quale si vuole ottenere riscontro. Google Trends è consultabile comodamente su qualunque PC ma non soltanto. Grazie, infatti, all'applicazione Google Trends App, è scaricabile e utilizzabile, quindi, anche sui dispositivi mobili sia con sistema operativo Android che iOS.

Ma come vengono "composti" i trend presenti sul tool? Semplicemente facendo riferimento a quelle che sono le query utilizzate dagli utenti all'interno della barra del motore di ricerca. Al loro interno verranno presi in considerazione un'ampia gamma di fattori. Si tratta delle query che hanno interessato i più svariati servizi di Google come la ricerca delle immagini, dei video, dei prodotti all'interno della sezione relativa allo Shopping e via discorrendo. I risultati che visualizziamo quando consultiamo Google Trends, comunque, non possono per forza di cose andare a riportare il valore esatto delle ricerche effettuate nell'arco di tempo selezionato ma prendono considerazione un valore relativo compreso sempre tra 0 e 100. Ogni dato viene aggiornato praticamente in tempo reale e può essere esportato in CVS per essere poi rielaborato in base a quelle che sono le nostre personali necessità. Allo stesso modo potremmo, ad esempio, procedere con la creazione di un grafico per tenere meglio sotto controllo la situazione e le variazioni, magari, tra un periodo e l'altro o tra una zona geografica ed un'altra.

Per cosa viene utilizzato Google Trends
Adesso che abbiamo chiarito cos'è Google Trends, possiamo lanciarci in un altro aspetto fondamentale: per cosa viene utilizzato? Diciamo che lo abbiamo appena visto analizzando proprio in cosa consiste questo servizio, ovvero nella raccolta di tutte le informazioni inerenti le ricerche effettuate dagli utenti su internet. Chi lavora con il web e sul web, tra l'altro, lo sa molto bene. Per muoverci al meglio sul mercato abbiamo la necessità di conoscere l'evoluzione degli interessi degli utenti giorno dopo giorno. Anche quando ci troviamo nella condizione di creare contenuti per la rete, è praticamente inutile farlo su argomenti che non trovano l'interesse degli utenti. Perderemmo solo tempo e guadagni. Molto meglio, in questo caso, creare contenuti su argomenti di tendenza!

Ecco spiegato bene, quindi, per cosa è bene utilizzare Google Trends ovvero per la corretta valutazione di ogni singolo argomento di tendenza o di tipologie di ricerca specifica effettuate da ogni utente al fine di una programmazione strategica delle nostre attività di marketing online.

Per altre informazioni su Google Trends non esitate a contattarci

Come interpretare al meglio i risultati di Google Trends
Oltre ad essere uno strumento completamente gratuito e completo, Google Trends risulta essere anche molto semplice da utilizzare. Ciò vale anche per tutti coloro che non sono particolarmente pratici alla navigazione sul web ma che vogliono, per un qualunque motivo, consultare le tendenze di ricerca. Vediamo un po' come muoverci in questo senso sintetizzando il tutto in alcuni semplici passaggi.

  • La prima cosa da fare risulta indubbiamente quella di effettuare l'accesso al proprio account Google per passare, quindi, all'apertura della homepage di Google Trends.
  • Proseguiamo, quindi, digitando la query di nostro interesse all'interno della barra di ricerca o utilizzando la voce "Esplora" del menù. Avviamo la ricerca e attendiamo pochi secondi per la comparsa del risultato.
  • Vedremo, a questo punto, comparire un grafico che ci riassume quali sono state le evoluzioni nel tempo per la parola chiave che abbiamo appena ricercato. L'andamento riguarderà le ricerche effettuate sull'intero territorio nazionale, prenderà in considerazione le ricerche effettuate nell'ultimo anno e andrà a considerare ogni categoria (immagini, shopping, web e via dicendo) e ogni motore di ricerca.

Abbiamo detto che i trend verranno mostrati all'interno di un grafico. Nonostante la sua lettura risulti molti semplice già al primissimo sguardo, vale la pena dare qualche chiarimento in merito. L'asse orizzontale riguarda il periodo temporale interessato mentre quello verticale ci mostrerà il valore relativo della query in questione. Il valore più alto è impostato su 100, come abbiamo già anticipato, per cui gli altri saranno rappresentati tenendo in considerazione proprio questo numero. Al di sotto del grafico vero e proprio potremo individuare altre utili informazioni inerenti sempre la query selezionata.

Una delle prime informazioni che possiamo visualizzare riguarda il trend su base territoriale (intera nazione, regione o province singole). Gli interessi regionali, in particolare, vengono rappresentati colorando le varie aree territoriali e andando a indicare il volume di ricerca che cambia con il variare dell'intensità dei colori utilizzati.
Subito al di sotto sono presenti i cosiddetti Argomenti Correlati e le Query Associate. Si tratta di due box che contengono, al loro interno, rispettivamente i termini che sono in stretta relazione con la query e che sono stati adoperati dagli utenti e i termini di ricerca che l'utente interessato ha aggiunto alla query per "filtrare" i risultati. Nel caso di uno smartphone, ad esempio, potrebbe trattarsi della dicitura "prezzo" piuttosto di quella "cover" e via dicendo.
Tutti i dati visualizzati sono sempre condivisibili o integrabili all'interno dei siti internet semplicemente utilizzando la relativa funzione di condivisione presente in corrispondenza dei risultati.

Altro elemento importante di Google Trends è quello che ci consente di confrontare tra loro le chiavi di ricerca. Quest'operazione ci può essere molto utile nel momento stesso in cui desideriamo comprendere se la parola chiave scelta è davvero quella che richiama maggiore interesse da parte del pubblico. Il confronto con altre query (che possono essere simili o correlate) ci può dare un'idea molto chiara su questo aspetto. Rimanendo sull'esempio degli smartphone, ad esempio, sarebbe possibile confrontare la query di un marchio con quelle dei diretti competitors per sapere con la massima certezza quale tra essi è più ricercato dagli utenti e può risultare più interessante per i visitatori del nostro sito.

Come usare Google Trends nella maniera migliore
Adesso che abbiamo chiarito come Google Trends sia una risorsa importantissima per tutti i webmaster e proprietari di siti, è bene anche sapere come utilizzarlo nella maniera migliore. Solo in questa maniera, infatti, è possibile trarne i massimi vantaggi in termini di visite.

L'utilizzo di Google Trends è, innanzitutto, importantissimo per il monitoraggio di quelli che sono gli interessi degli utenti e per la comprensione dei trend topic Google maggiormente "in voga" nell'attimo stesso in cui viene effettuata l'analisi. Per tutti gli argomenti, mediante le ricerche delle keywords, è possibile analizzare i trend di ricerca anche se risalenti a molto tempo prima rispetto al momento della ricerca. In più, le opzioni per confrontare le ricerche in base alla keywords o all'argomento risulta esser molto utile per l'individuazione degli argomenti più di tendenza all'interno di determinati ambiti e per la successiva creazione di contenuti che, potremo essere certi, porteranno davvero volumi di traffico importanti verso il nostro sito internet. Nel momento in cui effettuiamo delle ricerche, consigliamo di andare sempre a selezionare la zona che ci interessa maggiormente sotto il piano geografico. In questo modo il target più interessante sarà riconosciuto in tempi molto più rapidi ed in maniera molto più precisa.
Ma non solo: l'utilizzo di questo filtro risulterà essere basilare nel momento in cui decideremo, ad esempio, di dare il via ad una strategia di Local Marketing.

Se, poi, vogliamo dedicarci ad un preciso argomento e vogliamo trattarlo nella maniera più completa, potremo utilizzare i filtri inerenti le categorie e le varie regioni per ottenere il risultato più pertinente agli argomenti che ci interessano davvero.

Ma non è tutto! Google Trends si dimostra utilissimo anche per gestire il calendario editoriale. Se dobbiamo fare una pianificazione sul quando e come sviluppare ogni singolo contenuto che andremo a pubblicare sul nostro sito, analizzare il trend su base annuale ci consentirà l'individuazione dei momenti giusti per la pubblicazione di ogni contenuto con la certezza di un riscontro, in termini di attenzione, da parte del pubblico. Se, poi, imposteremo il trend per un numero maggiore di anni potremo verificare, ad esempio, se lo stesso si verifica periodicamente ogni anno e se, di volta in volta, il periodo interessato rimane sempre lo stesso o meno. Potremo quindi ottimizzare i nostri lavori nella maniera migliore.

Google Trends, un menù alla portata di tutti
Se si utilizza Google Trends da tempo lo si sa già: questo strumento viene sottoposto spesso ad aggiornamenti che, di volta in volta, tendono a migliorarne l'usabilità da parte di tutti, anche di chi vi si sta avvicinando per la prima volta. Per iniziare ad effettuare una ricerca su Google Trends, innanzitutto, è possibile seguire due vie:
- direttamente mediante l'Home Page;
- selezionando il menù che si trova in alto a sinistra della schermata principale.

Visivamente la pagina di ricerca ci appare sin da subito molto intuitiva anche per, lo abbiamo anticipato, un eventuale utente occasionale che non si è mai realmente interfacciato con Trends o che vi accede davvero per la prima volta.

La prima pagina contiene alcuni degli elementi principali per poter utilizzare al meglio la piattaforma.
- La barra di ricerca è indubbiamente il punto di partenza. Al suo interno dovremo inserire la keyword per la quale vorremmo verificare il trend;
- diversi esempi di ricerche che prendono in considerazione quelle con una maggiore diffusione a livello globale (quindi per tutto il mondo);
- le tendenze di ricerca che sono mostrate mediante una serie di anteprime;
- un riquadro che raggruppa la tendenza delle ricerche suddivise su base annuale;
- un'introduzione a Google News Initiatives.

Se siamo un po' più esperti di Google Trends, possiamo utilizzarlo utilizzando il menù collocato, come anticipato, nella sezione in alto a sinistra della prima schermata. Al suo interno quattro sezioni principali.

Esplora
La voce Esplora permette un rapido accesso alla sezione che ci consente di effettuare una ricerca. Sostituisce, quindi, quella che nella pagina principale è la semplice barra di ricerca. Possiamo effettuarla dando rilevanza ad una zona geografica piuttosto che ad un'altra, ad un lasso di tempo determinato, a categorie e tipologie di servizi su cui effettuare le ricerche.La pagina si chiude con due sezioni. La prima riguarda gli Argomenti (i trend di ricerca più elevati per determinate aree geografiche che, se non impostato diversamente, riguarda l'intero pianeta per default) e le "Query di ricerca" ovvero le parole chiave più cercate, sempre in riferimento ad una determinata area geografica. Di questi due elementi, comunque, ne abbiamo già parlato poco sopra.

Tendenza di ricerca
La sezione inerente le tendenze di ricerca contiene al suo interno i trend per parola chiave e per notizia correlata. Possiamo "spulciare" i trend a livello giornaliero (riferite al giorno in cui effettuiamo la ricerca stessa) o quelle in tempo reale (che vengono aggiornate praticamente minuto per minuto facendoci notare sin da subito quelli che sono i trends al vertice in quel determinato istante.

Un anno di ricerche
Per seguire al meglio i trends è importante, come anticipato, tenere d'occhio quelle che sono le tendenze in un determinato periodo passato. Proprio a questo serve la sezione denominata "Un anno di ricerche". Al suo interno si trova la classifica di quelle che sono le ricerche maggiormente effettuate classificate per periodo e a seconda del Paese da cui sono partite. Uno strumento utilissimo per avere una visione a livello globale.

Iscrizioni
La sezione Iscrizioni consente, se selezionata, di iscriverci per ricevere notifiche (su base settimanale o mensile) contenenti i trend per determinate tipologie di argomenti scelti direttamente da noi.
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Web editor con esperienza pluriennale, appassionata di tecnologia e di gestione di siti internet. La scrittura è la mia passione e sono orgogliosa di averla potuta trasformare nel mio lavoro principale. 362
1360true02/11/2022 17:23:3904/05/2021 00:11:54Larghezza di banda e Trasferimento dei dati: attenzione!23/02/20205Giuseppe Martonefoto.webp//doweb.srl/download/decv/2054/foto.webp?20200223173401data-flow-cover-1024x683.webp//doweb.srl/download/decv/2055/data-flow-cover-1024x683.webp?20200223173401Se stai acquistando un web hosting, devi sapere che i vari servizi presenti sul mercato, quasi sempre, ci parlano della larghezza di banda e del trasferimento dei dati come se fossero la stessa entità. In realtà, sono completamente diversi, ed è bene chiarire questa sostanziale differenza. La larghezza di banda è la quantità ...https://twitter.com/Giumart17Nello scorso articolo abbiamo parlato di web hosting, agli errori che vanno assolutamente evitati e a quali caratteristiche bisogna prestare maggiormente attenzione (se non lo hai ancora fatto, prima di continuare a leggere ti consiglio di recuperare l’articolo sui web hosting, troverai risposte alle precedenti problematiche). Se stai acquistando un web hosting, devi sapere che i vari servizi presenti sul mercato, quasi sempre, ci parlano della larghezza di banda e del trasferimento dei dati come se fossero la stessa entità. In realtà, sono completamente diversi, ed è bene chiarire questa sostanziale differenza, a breve capiremo il perché. La larghezza di banda è la quantità di dati che possono essere trasferiti simultaneamente. Il trasferimento dei dati, invece, è la quantità effettiva di dati che possono essere trasferiti. Per chiarire meglio le idee, immaginate che la larghezza di banda sia una galleria, più grande è questa, più macchine possono attraversarlo. Il trasferimento dei dati invece è il numero di auto autorizzate ad attraversare il tunnel in un determinato periodo di tempo.

Come influisce tutto ciò sul tuo sito web?

Meno larghezza di banda hai, più lento è il caricamento del tuo sito Web, indipendentemente dal tipo di connessione del visitatore. I visitatori dovranno aspettare il loro “turno”. Meno trasferimenti di dati hai, più spesso troverai il tuo sito Web non disponibile perché hai raggiunto la massima quantità di dati consentiti per il trasferimento. Un Web Hosting che offre una bassa larghezza di banda ti verrà a costare sicuramente meno rispetto ad un Web Hosting che offre invece un'alta larghezza di banda. Ma attenzione, seppur il tuo sito non dovesse richiedere una particolare larghezza di banda, è oppurtuno rivolgersi ad un hosting che sia performante, poichè come abbiamo visto sull'articolo dei posizionamenti, un Hosting performante ha sicuramente un buon impatto sulla SEO.

Di quanta larghezza di banda ho bisogno?

Prima di rispondere a questa domanda, bisogna capire cosa realmente è sufficiente per il tuo sito web per far sì che esso funzioni correttamente, senza alcun tipo di problema. Dovrai tenere bene a mente, dunque, alcuni punti fondamentali. Ad esempio le dimensioni del tuo sito web e il numero di visitatori che hai nell’arco di un mese. Il tuo obiettivo è quello di garantire che tutti questi visitatori possano visualizzare il tuo sito Web senza alcun problema.

1) Numero visitatori che visitano il tuo sito

2) Grandezza del sito (incluso testo, grafiche ed altri file)

3) Visualizzazioni di pagine previste da ciascun visitatore

Come faccio a capire a capire quanti dati vengono trasferiti sul sito mensilmente?

Utenti che visitano il sito x La grandezza del sito x Pagine visitate x 30 giorni = trasferimento mensile dei dati del tuo sito Web. Facile, no?

Facciamo un esempio. Supponiamo che il tuo sito sia composto da 5 pagine e che ciascuna di queste sia composta da testo e immagini, con peso totale di 30KB. Supposto, inoltre, che il tuo sito sia raggiunto da 50 persone al giorno e che ciascuno di questi visitatori visualizzerà tutte e 5 le pagine sul tuo sito web, allora andando a sostituire questi dati nella precedente formula, otterremo:

50 visitatori x 30KB x 5 pagine x 30 giorni = 225,000KB , e dunque 0,225GB/ al mese.

Grazie a questi semplici calcoli, riuscirai a risparmiare soldi che potrai investire in altre risorse per migliorare il tuo sito web, o potrai evitare che il tuo sito smetta di funzionare da un momento all’altro. Se invece hai intenzione di affidarti a noi, sappi che prestiamo molta attenzione a questi dettagli, non solo per offrirti un prezzo vantaggioso sul mercato, ma soprattutto per garantirti un corretto funzionamento del sito.
Ciao! Mi chiamo Giuseppe. Studio Ingegneria e amo la tecnologia e la matematica. Sono un appassionato dell'A.I. e credo nel potenziale di quest'ultima.289
3600true02/11/2022 17:17:2530/05/2022 17:38:335 gateway di pagamento più validi per il tuo ecommerce: il confronto31/05/20228Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/3318/alex-baldarelli.webp?20220530173833online-shopping-g71d07fb06_1280.webp//doweb.srl/download/decv/3319/online-shopping-g71d07fb06-1280.webp?20220530173834Fino una decina di anni fa, l’acquisto di beni su marketplace e piattaforme di ecommerce era estremamente saltuario e limitato solo ad alcuni prodotti, come libri e dvd introvabili od oggetti da collezionismo. Oggi, soprattutto in seguito alla pandemia, chiunque acquista online, anche prodotti facilmente reperibili in ogni supermercato, fino a chi fa la spesa comodamente da casa e aspetta la consegna alla porta. In sostanza, oggi l’ecommerce è diventato parte integrante della nostra vita quotidiana.https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Fino una decina di anni fa, l’acquisto di beni su marketplace e piattaforme di ecommerce era estremamente saltuario e limitato solo ad alcuni prodotti, come libri e dvd introvabili od oggetti da collezionismo. Oggi, soprattutto in seguito alla pandemia, chiunque acquista online, anche prodotti facilmente reperibili in ogni supermercato, fino a chi fa la spesa comodamente da casa e aspetta la consegna alla porta. In sostanza, oggi l’ecommerce è diventato parte integrante della nostra vita quotidiana.

Una ricerca di GKF per conto di Visa, infatti, ha dimostrato che l’acquisto su piattaforme e-commerce in Italia dal periodo precedente alla pandemia ad oggi è aumentato del 25%, mentre l’uso del contante è diminuito del 23%. Non solo, un’analisi Axerve mostra come al termine dell’anno 2020 sono stati registrati pagamenti digitali via ecommerce per un giro d’affari di 3.400 miliardi di dollari, arrivati alla fine del 2021 a 4.200 miliardi di dollari.

Ciò che frenava le persone dagli acquisti online era spesso lo scetticismo di fronte ai pagamenti digitali, considerati spesso poco sicuri. Oggi, al contrario, i dubbi su quale gateway di pagamento implementare sul proprio ecommerce attanaglia soprattutto i proprietari di questi siti web per acquisti online. Vediamo quindi in questo articolo, quali sono le differenze e le analogie tra i diversi sistemi di pagamento, per una scelta oculata e user-oriented.


Ecommerce e pagamenti digitali, quale gateway scegliere
Il gateway di pagamento non è altro che un sistema di intermediazione, un canale di collegamento tra il tuo ecommerce e il fornitore di servizi per la gestione dei pagamenti, che prende in carico la cifra pagata dall’acquirente e la “consegna” al tuo “borsellino elettronico”.

In sostanza, quando il tuo cliente inserisce i dati per il pagamento, il gateway li raccoglie e li passa in totale sicurezza al processore di pagamento, che elabora la transazione, verifica che il cliente abbia sufficienti, per poi restituire le informazioni (transazione autorizzata o non).

La scelta del gateway migliore da implementare sul proprio ecommerce dipende da diversi fattori, tutti rilevanti allo stesso modo.
  • Tipologia di attività e volumi di vendita: se vendi articoli di lusso è probabile che avrai pochi acquisti a cifre elevate, se vendi oggettistica da collezionismo, avrai molti più acquisti a cifre modeste.
  • Metodi di pagamento accettati: coprire e offrire più modalità di pagamento possibile può essere un ottimo catalizzatore. Più mezzi di pagamento garantite, più possibilità ci sono che un potenziale cliente scelga il vostro ecommerce piuttosto che un altro. Quando scegliete un gateway, tenete conto anche di questo perché potrebbe fare la differenza!
  • Costi e commissioni: tieni sempre sotto controllo i costi fissi mensili, ma soprattutto le commissioni fisse per transazione e la percentuale su ogni transazione.
  • Sistema di sicurezza: Metti sempre al sicuro i dati personali dei tuoi clienti e soprattutto quelli delle carte di credito. Implementa un sistema antifrode e assicurati il completo rispetto della normativa privacy.
  • Sconti per il volume di vendita: alcuni sistemi propongono dei validi sconti sui volumi di vendita, pertanto se hai un buon giro d’affari, potresti trarne un vantaggio considerevole!
  • Semplicità di integrazione sul proprio ecommerce: capita spesso che per implementare un gateway di pagamento sul proprio ecommerce è necessario un plugin o ancor peggio una porzione di codice. Alcuni gateway sono di facile integrazione, anche senza particolari competenze informatiche, altri richiedono la mano dell’esperto.
Vuoi implementare un nuovo gateway di pagamento sul tuo ecommerce? Contattaci!

Ecommerce: un confronto tra gateway
Dopo aver visto i criteri sulla base dei quali scegliere il gateway di pagamento, proponiamo un confronto tra i diversi sistemi, per una scelta oculata e consapevole. Ecco di seguito una tabella riassuntiva:

GATEWAYVANTAGGISVANTAGGISITO WEB
PAYPAL
  • Trasferimento di denaro immediato
  • Conversione immediata di valuta
  • Semplicità di integrazione e utilizzo
  • Sicurezza
  • Zero canone mensile
  • Molto diffuso
  • Elevate commissioni
  • Scarsa Assistenza
  • Blocco del conto in caso di frequenti reclami, rimborsi o storni
Paypal.com
NEXI (XPAY EASY E XPAY PRO)
  • Sicurezza
  • Molto diffuso
  • Addebiti diretti e ricorrenti (XPAY PRO)
  • Possibilità di personalizzare la pagina di pagamento
  • Semplicità di integrazione
  • Possibilità di ricevere pagamenti in tutte le valute
  • Canone mensile
  • Elevate commissioni sulle transazioni
Nexi.it
STRIPE
  • Basse commissioni per i rivenditori
  • Denaro direttamente sul conto bancario
  • Report avanzati per i rivenditori
  • Zero canone
  • Semplice da integrare
  • Scarsa assistenza
  • Il cliente non necessita di account
  • Limitato a 25 Paesi nel mondo
Stripe.com
GO CARDLESS
  • Semplicità di integrazione e utilizzo
  • Assistenza
  • Addebiti diretti e ricorrenti
  • Sicurezza
  • Ottimo alleato per la contabilità
Pagamenti dopo 3 giorni lavorativiGoCardLess.com
PAYLINE DATA
  • Interfaccia user-oriented
  • Sicurezza e antifrode
  • Nessuna spesa di cancellazione dal contratto
  • Calcolatrice sul sito per verificare la spesa in termini di commissioni
  • Basse commissioni per transazione
  • Integrazione sul proprio ecommerce complessa
  • Canone mensile
  • Assistenza solo lunedì-venerdì
PaylineData.com

Nella tabella soprastante, abbiamo visto che le commissioni sono sempre una discriminante importante da tenere conto quando si sceglie un gateway di pagamento da implementare. Ecco quindi di seguito, per ogni gateway citato precedentemente quali sono le tariffe che ogni venditore deve conoscere:

Paypal: transazioni nazionali

Altro metodo di pagamento (APM)1,20% + tariffa fissa
Pagamento con carta da un utente soggetto alle
Condizioni d'uso PayPal per i pagamenti senza conto PayPal
1,20% + tariffa fissa
Transazioni con codice QR pari o superiori a 10,01 EUR0,50% + tariffa fissa
Transazioni con codice QR pari o inferiori a 10,00 EUR2,00% + tariffa fissa
Tutte le altre transazioni commerciali3,40% + tariffa fissa
Per transazioni internazionali e maggiori informazioni: qui

Nexi Xpay Easy

Canone mensile

14,90€
Commissione merchant*2,4 %

Costo a transazione e-commerce
0,29€
* 7,5 € una tantum + 2,5 € mese; commissione di acquiring inclusiva nel programma Protection Plus


Nexi Xpay Pro

Canone mensile24,90 €
Commissione merchant*1,9 %
Costo a transazione e-commerce0,24 €
* 7,5 € una tantum + 2,5 € mese; commissione di acquiring inclusiva nel programma Protection Plus

Stripe

Carte di credito e di debito1,4 % + 0,25 € per carte CEE
Pagamenti internazionali2,9 % + 0,25 € per carte internazionali
Regolamento in valute diverse1%
Modalità di pagamento locali0,35 € Addebito diretto SEPA
Scopri le tariffe Stripe in dettaglio qui

GoCardLess

Piano StandardPiano PlusPiano Pro
Costo per transazione: 1% + (Min 0,20€ - Max 4 €)+ £50 / mese+ £200 / mese
Il minimo indispensabile per riscuotere i pagamenti una tantum e ricorrentiIl nome della tua azienda sull’estratto conto dei clienti e opzioni di personalizzazione extra sulla pagina di pagamento del tuo ecommerceSviluppo autonomo delle pagine di pagamento per una customer experience personalizzata e integrata
Approfondisci qui i piani GoCardless: puoi ottenere anche un piano personalizzato per il tuo volume di vendita.

Payline Data

Costo per transazione: 0,4% + 0,20 $
Costo mensile: 20 $
Calcola qui il costo che avresti in base al tuo volume di vendita!


Ecommerce: il gateway su misura per le tue esigenze
Abbiamo visto i criteri principali sui quali basare la scelta del gateway di pagamento da implementare sul tuo ecommerce e un confronto tra i 5 gateway che consigliamo in linea generale.

Visto che sei prossimo alla scelta, ti offriamo altri consigli… ma puoi sempre contattarci per altri dubbi!

  • Quale gateway di pagamento supporta la tua piattaforma ecommerce? Progettiamo ecommerce in grado di supportare sistemi di pagamento come Paypal, Nexi, Stripe e GoCardless, ossia quelli che offrono più garanzie in termini di sicurezza, tante funzionalità e commissioni tutto sommato sostenibili.
  • Offri abbonamenti a tuoi servizi? Nexi ti permette di proporre addebiti diretti e ricorrenti, per evitare lunghi periodi di gestione del traffico. Inoltre, realizziamo ecommerce dove potrai offrire tu stesso abbonamenti ai tuoi clienti, per fidelizzarli e avere una entrata costante nel tempo.
  • Combina più gateway di pagamento: abbiamo visto che alcuni gateway, pur proponendo molti aspetti positivi, come basse commissioni, risulta ancora poco diffuso. Per ovviare a questo problema, potresti scegliere di implementare più sistemi, per offrire al cliente i vantaggi dell’uno e dell’altro gateway. Per questo motivo, anche se Paypal richiede commissioni non proprio bassissime, consigliamo sempre di integrarlo nell’ecommerce, vista la sua larga diffusione. Potrai poi valutare di affiancare a Paypal un altro sistema, che garantisca magari opzioni più vantaggiose.

Ecommerce e pagamenti: il trend che devi assolutamente ascoltare
Un trend che sta prendendo sempre più piede nel mondo degli acquisti online è quello dei pagamenti rateizzati. Secondo una ricerca FIS Global, oggi circa il 2% del totale degli acquisti online a livello mondiale è effettuato con pagamento rateali, mentre si stima che entro il 2024 questo dato sia destinato a raddoppiare.
È soprattutto lo scenario europeo ad abbracciare i pagamenti dilazionati: sono circa il 7,4% del totale. Quando si parla di pagamenti rateizzati, tuttavia, è importante distinguere tra pagamento con finanziamento - mediante diversi istituti di credito – oppure una rateizzazione mediante carte di credito “appoggiate” su sistemi di pagamento come paypal.
Le nostre piattaforme ecommerce sono progettate proprio prevedendo la possibilità di garantire al cliente pagamenti rateizzati: sarai quindi già al passo con i tempi!
A colazione mangio scrittura e frutta di stagione.650
1170true02/11/2022 15:46:5004/05/2021 00:11:33Differenza dei browser e compatibilità dei siti13/01/20205Desirée Pucciio.webp//doweb.srl/download/decv/1944/io.webp?20200113161129browser-quale-scegliere.webp//doweb.srl/download/decv/1945/browser-quale-scegliere.webp?20200113161129La guerra tra i browser si fa sempre più accanita; in questo articolo scoprirete quali sono le principali differenze tra i browser e qual è la compatibilità con gli standard attuali dei siti web.https://www.facebook.com/traduzioniprofessionalifirenze/Nel non facile compito di individuare il miglior browser Web, sono tanti i fattori da tenere in considerazione : prestazioni, sicurezza, interfaccia, user experience, set di funzionalità e personalizzazione.

E’ vero anche che, nel 2020, quasi tutti i browser utilizzati dagli utenti soddisfano tali fattori; come fare, dunque, a capire in maniera adeguata le differenza dei browser e scegliere quello più indicato per mantenere alto il livello di compatibilità con i siti web?

Prima di immergerci nell’analisi dei browser più usati dai navigatori digitali di tutto il mondo, è importante comprendere in maniera più approfondita il funzionamento interno di tali strumenti.


Funzionamento interno dei browser Web

Una cosa interessante da sapere sui browser è che oggi la maggior parte di essi si basa su Chromium, un progetto open source di Google ( la maggior parte del codice sorgente di Google Chrome proviene da Chromium).

Anche altri browser come Opera, Brave, Vivaldi e il nuovo Microsoft Edge sono attualmente tutti basati su Chromium.

Firefox è una delle poche rilevanti eccezioni del caso; questo browser, infatti, ha un proprio motore (e anche una vasta gamma di estensioni).

Un'altra differenza tra gli altri browser citati e Firefox è che quest’ultimo è realizzato da un'organizzazione senza fini di lucro, l’ormai nota Mozilla. Brave è una sorta di spin-off di Firefox, in quanto è stato creato da una società fondata da uno dei co-fondatori di Mozilla. Opera è stato acquisito da un consorzio cinese nel 2016 ed è diventato una società pubblica nel 2018.; Vivaldi invece è il prodotto di una società fondata dal co-fondatore ed ex CEO di Opera Software.

Discorso diverso per Safari, il browser proprietario di Apple. Inizialmente, la Apple ha iniziato a creare Safari partendo dal browser open source Konquerer e il suo motore KHTML.

Nel tempo, Apple ha sostituito il codice Konquerer con il proprio codice tanto che Safari è diventato un browser completamente diverso dagli altri e unico nel suo genere.


Come scegliere il browser più adatto alle nostre esigenze

Scegliere un browser non è come selezionare un sistema operativo; quella tra MacOS, Windows o Chrome OS, infatti, è una scelta esclusiva, nel senso che si tratta di selezionare un unico ambiente di lavoro da utilizzare come base per la propria attività digitale.

Selezionare il browser più adatto alle nostre esigenze, invece, non è così complesso, in quanto è possibile testare in totale libertà le funzionalità di ciascun strumento e decidere quello che meglio si allinea con le nostre richieste.

I browser citati finora, compreso Safari per MacOS, sono tutti scaricabili gratuitamente e possono quindi essere messi alla prova in totale tranquillità per verificarne pregi e difetti.

Vediamo nel dettaglio le caratteristiche principali dei browser web interessanti disponibili per il download, ovvero :

  • Firefox
  • Chrome
  • Opera
  • Bravia
  • Safari


Firefox Quantum

Firefox Quantum è la versione revisionata del caro vecchio Firefox.

Alcuni anni fa Firefox aveva subito un netto declino per via di alcune funzionalità poco performanti se paragonate a quelle del tanto utilizzato Chrome.

Il punto di svolta è avvenuto nel 2017 con la presentazione di Firefox Quantum, una nuova versione con un motore revisionato che prometteva una velocità due volte superiore rispetto alla vecchia release.

Il nuovo Firefox è senza dubbio più snello e veloce e, secondo i test riportati da Mozilla, utilizza circa il 30% in meno di RAM rispetto a Chrome.

La privacy degli utenti è sempre stata una preoccupazione centrale per Mozilla, tanto da essere riportata al numero uno tra le priorità dal sito web ufficiale di Firefox.

La protezione avanzata di Firefox riduce enormemente il numero di cookie che si accumulano durante la navigazione, riducendo l'utilizzo dei dati non scaricando il contenuto dai domini di monitoraggio; questa caratteristica, oltre a rendere più sicura la navigazione, contribuisce a migliorare i tempi di caricamento delle pagine web.

Poiché i cookie possono rappresentare un’arma a doppio taglio (nel senso che possono essere utilizzati in modo utile o in modo alquanto discutibile per tracciare l’attività sul web), è importante cercare un equilibrio quando si parla di navigazione online al fine di ottenere il giusto compromesso tra convenienza di utilizzo e protezione della privacy.

Se si sceglie di usare Firefox, è possibile affidarsi alle impostazioni predefinite del browser che bilanciano la privacy e le prestazioni, oppure scegliere un forte blocco dei cookie e fare il lavoro di sblocco manuale di tutti i siti.

Nel complesso, Firefox è paragonabile a Chrome in termini di prestazioni e funzionalità, quindi se preferite affidarvi ad un browser realizzato da una organizzazione no profit con un approccio particolarmente orientato alla protezione della privacy, lo strumento di Mozilla è la scelta migliore.


Chrome

Google Chrome risulta essere il browser più utilizzato in assoluto (si attesta all’81.3% contro il 3.2% di Edge di Microsoft, il 9.2 di Firefox, il 3.5 di Safari e l’1.4 di Opera).

In termini di prestazioni, non è sempre facile affermare che un browser è migliore di un altro perché dipende dal sistema operativo in uso, dai siti visitati, dalle estensioni installate e da altri fattori. Tale valutazione, inoltre, cambia nel corso del tempo : se si eseguono gli stessi test per verificare le performance di un browser a distanza di mesi si otterranno risultati diversi.

Firefox di Mozilla, ad esempio, ha ottenuto risultati di test impressionanti sul sito Web Quantum di Firefox, ma i benchmark indipendenti e abbastanza recenti di PC World attestano che Chrome è superiore rispetto a Firefox in termini di prestazioni.

Tuttavia, questo tipo di test non può dire con certezza quale browser funzionerà meglio per ogni singolo utente : il modo più affidabile resta quello di testare personalmente diversi browser.

In sintesi, il predominio del mercato di Chrome significa che gli sviluppatori tendono a dare la priorità a questo browser assicurandosi che le cose funzionino perfettamente innanzitutto su Chrome. Veloce e sicuro, il browser di Google è davvero efficiente per quanto riguarda la sincronizzazione tra i vari dispositivi e, vista l’origine, garantisce la massima interazione con il proprio account Google.


Opera

Le caratteristiche peculiari di Opera lo distinguono in modo piuttosto evidente dagli altri browser.

Opera è un browser che vanta molte funzionalità interessanti con cui gli altri browser non provano nemmeno a competere, quindi il fatto che la maggior parte degli utenti che non abbia specifiche conoscenze tecniche non lo conosca, è piuttosto anomalo, soprattutto perché si tratta di uno strumento disponibile da metà degli anni Novanta.

La prima cosa che balza all’occhio è che nel browser è integrata una VPN illimitata e gratuita. A prima vista sembra incredibile, ma la VPN di Opera è nota per essere particolarmente lenta. Detto questo, questa è una funzionalità abbastanza nuova, quindi potrebbe migliorare sensibilmente nei prossimi anni, ed è fantastico che un browser stia facendo il possibile per incorporarla direttamente nel software.

E’ bene ricordare, come i professionisti del creazione siti web insegnano, che una VPN migliora la privacy e la sicurezza mettendo una sorta di barriera tra l’utente e il resto del web, sostituendo il proprio IP con uno virtuale in modo che i siti Web non possano procedere con una identificazione.

Si tratta di una funzione particolarmente utile per proteggere la navigazione quando ci si trova in una rete pubblica.

Una delle caratteristiche più interessanti è la presenza di Opera Turbo. Una volta attivata, questa feature permette di comprimere le pagine Web, migliorando notevolmente la velocità di caricamento del contenuto.

Opera ha una barra laterale social che prevede Facebook Messenger e WhatsApp in modo da poter continuare le conversazioni senza cambiare scheda durante la navigazione. C'è un blocco degli annunci incorporato, una modalità scura che rende i siti Web fruibili in maniera più user friendly anche in condizioni precarie di luminosità e una modalità di risparmio batteria che riduce l'attività delle schede in background e mette in pausa i plug-in per risparmiare energia.

Interessante anche la funzione Flow che risolve la disconnessione tra lo smartphone, il tablet e il computer: è possibile, infatti, utilizzare Flow per stabilire una connessione tra i dispositivi mobili e il computer desktop.

Anche se molte di queste features possono essere attivate anche negli altri browser tramite l’utilizzo di estensioni apposite, è comunque notevole che Opera abbia operato scelte intelligenti su quali funzionalità dovrebbero essere integrate nella versione pulita del browser.


Brave

Sebbene poco conosciuto ai più, Brave è un browser dalle caratteristiche molto interessanti che potrebbero far lievitare in maniera sensibile il numero di utilizzatori finali.

Brave è una proposta molto diversa rispetto alla maggior parte dei browser in quanto mira a cambiare il nostro approccio alla navigazione online e alla privacy.

Per impostazione predefinita, Brave blocca annunci e tracker e i plug-in sono disattivati. La maggior parte dei browser scarica molti dati che non avvantaggiano affatto l'utente mentre Brave è in grado di migliorare notevolmente la navigazione e renderla più veloce e sicura (secondo dati recenti, Brave risulta fino ad 8 volte più veloce degli altri browser sui dispositivi mobili).

Poiché Brave si basa su Chromium quasi tutte le estensioni del browser che funzionano con Chorme funzioneranno anche su Brave e sarà possibile installarle direttamente dal Chrome Web Store.

A differenza degli altri browser analizzati in questo articolo, la funzione di sincronizzazione è attualmente in versione beta e sincronizza solo i segnalibri tra i dispositivi.


Safari

Il browser di casa Apple è un browser che, innegabilmente, è stato studiato e realizzato appositamente per i dispositivi che sfruttano il sistema operativo MacOS.

Come browser predefinito di Apple, Safari ha i suoi vantaggi, come la funzionalità integrata per memorizzare i tuoi ssegnalibri e la cronologia di navigazione in iCloud, insieme ai dati di accesso come nome utente e password rendendo più semplice il login e la sincronizzazione della navigazione su tutta la gamma di dispositivi Apple associati appunto all’account iCloud.

Apple afferma di voler occuparsi della privacy in modo ancora più deciso; Safari, infatti, include ciò che Apple chiama la tecnologia di prevenzione del monitoraggio intelligente progettata per limitare la quantità di informazioni identificabili in modo univoco che i siti possono utilizzare per rintracciare l’utente.

All'inizio del 2019, Apple ha rimosso la funzionalità “Do Not Track” da Safari, sostenendo che la funzionalità rendeva più facile per i siti l'identificazione univoca degli utenti, anche se tale feature era stata originariamente progettata per aumentare la privacy.



Internet Explorer : la storia travagliata del browser di Microsoft

Microsoft ha avvertito che il 2020 sarà l’anno che segnerà la fine non solo di Windows 7 ma anche di Internet Explorer 10, apparso per la prima volta nel 2012.

Dopo due anni di tentennamenti, dunque, Microsoft ha deciso che IE10 dovrà essere eliminato completamente.

Le travagliate vicende del browser di casa Microsoft sono ormai entrate nella storia digitale, non ultima la dichiarazione da parte del colosso mondiale IT per voce del cybersecurity architect Chris Jackson secondo cui i clienti aziendali non avrebbero assolutamente dovuto utilizzare IE.

Secondo Jackson, IE non sarebbe al passo con i tempi per questioni di compatibilità con la maggior parte dei siti web che, di fatto, vengono testati su altri browser dall’architettura e dalle funzionalità più moderne.

Volendo fare un salto indietro nel tempo, scopriamo che nei primissimi anni del web era Netscape a farla da padrone per quanto riguarda i browser web.

Questo strumento che consentiva all’utente di navigare tra i contenuti di internet non ebbe in pratica nessuna concorrenza fino al 1995, anno in cui Microsoft uscì con Insternet Explorer.

Internet Explorer non solo era gratuito e si installava automaticamente su Windows, ma la vantaggiosa situazione finanziaria di Microsoft consentiva all’azienda di continuare a implementare nuove funzionalità, come il supporto per gli script e la prima implementazione CSS.

Ciò ha aiutato IE ad avanzare nella corsa contro Netscape e, nel 2003, Internet Explorer è diventato il browser Web più popolare, conquistando circa il 96% della quota di mercato.

Tuttavia, sappiamo che le guerre del browser non finiscono qui. Dopo l'acquisizione di Internet Explorer, Opera si è fatta strada nel mare nostrum del web e, poco dopo, anche Safari, Firefox e Chrome.

Il vero problema, però, non è stata tanto la concorrenza agguerrita ma l’incapacità di Microsoft di rispettare le linee guida del World Wide Web Consortium (W3C), che fornisce specifiche HTML e DOM per i browser, preferendo intraprendere una strada autonoma per quanto riguarda funzionalità e plugin.

Quindi, mentre ogni altro browser seguiva determinate regole e regolamenti, Internet Explorer era un cane sciolto. Con gli utenti divisi tra i nuovi browser compatibili con W3C e Internet Explorer non conforme, i professionisti dello sviluppo siti web che stavano tentando di creare prodotti conformi agli standard si sono imbattuti in una serie di problemi quando si è trattato di IE.

Nel frattempo, Internet Explorer aveva già sviluppato una vasta base di utenti e utilizzato la pubblicità competitiva per segnare un divario con gli altri browser. Sebbene, dunque, i nuovi browser avanzassero inesorabilmente, alcune persone sono rimaste affezionate a IE perché era l'impostazione predefinita su Windows.

L'interesse degli utenti della prima ora ha iniziato a diminuire sensibilmente quando IE ha smesso di rilasciare nuovi sviluppi e aggiornamenti fondamentali per garantire una performance di navigazione migliore.

Microsoft non aggiornava IE6 da 10 anni e quando sono emersi i sistemi operativi mobili Android e iOS, Internet Explorer non era compatibile.

Alla fine, nel 2015, Microsoft ha terminato il supporto per Internet Explorer e lo ha sostituito con Microsoft Edge come browser Windows predefinito.
SEO Copywriter professionista specializzata in tematiche legate al mondo del Web e della tecnologia. 3448
1050true02/11/2022 15:46:2704/05/2021 00:11:14Notifiche Push Web, funzionamento e vantaggi17/12/20195Patrizia Maimoneio.webp//doweb.srl/download/decv/1834/io.webp?20191217161800notifiche-push-web-01.webp//doweb.srl/download/decv/1835/notifiche-push-web-01.webp?20191217161800Navigando in rete ti sarà capitato di imbatterti nella ricezione di notifiche push web da parte di siti internet attraverso cui le aziende ottimizzano il contatto con i proprio visitatori online. Ma cosa sono le notifiche push web e come influenzano il marketing per un sito internet? Vediamolo insieme.https://www.facebook.com/patrizia.maiSe hai uno smartphone avrai certamente ricevuto una notifica push. Si tratta di particolari notifiche che riceviamo direttamente dalle app che abbiamo installato sul nostro dispositivo mobile e che ci informano, ad esempio, su un nuovo contenuto, sulla ricezione di un nuovo messaggio o su qualche offerta speciale. Possiamo dunque affermare con certezza che è ormai normale, sugli smartphone, ricevere le notifiche push. E per quanto riguarda il web? L'abitudine, in questo caso, cala nettamente anche se, capiti i vantaggi che ne derivano, l'utilizzo è in costante aumento. Vediamo insieme cosa sono le notifiche push, come funzionano e, soprattutto, come utilizzarle al meglio.

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Cosa sono le notifiche push e come funzionano

Le notifiche push web sono quei messaggi o avvisi che possiamo visualizzare, molto spesso, sul nostro desktop. Di norma si tratta di finestre dalla forma rettangolare la cui posizione varia in base al tipo di dispositivo che utilizziamo. Su Windows, infatti, le notifiche push vengono visualizzate in basso a destra e su Mac in alto a destra. Posizione a parte, all'interno di queste finestre possiamo trovare un pulsante da premere (se lo si desidera) o un link da cliccare. Possono contenere del testo, un'immagine, dei titoli e, in generale, tutto quello che può essere utile e vantaggioso nello stabilire un contatto, in genere, tra un'azienda ed un visitatore.

Per quanto riguarda il funzionamento, è importante ribadire come una notifica push non andrà mai ad apportare modifiche al tuo sistema. Ciò significa che, a meno che tu non lo consenta, non verrà installato alcun software o prodotto simile. Detto questo, una notifica push web funziona in maniera molto semplice. Una volta che accediamo ad un sito internet visualizziamo un messaggio che ci chiede se vogliamo consentire, o meno, la ricezione di notifiche da quel sito. Il funzionamento, a questo punto, cambierà in base a quella che sarà la nostra decisione.

Se accettiamo, il sito che stiamo visitando ci invierà le notifiche che ritiene più consone sia che noi ci troviamo ancora su quel sito sia che stiamo consultando contenuti differenti. L'importante è che il browser sia avviato. Anche se utilizziamo più di un browser compatibile, potremo ricevere diverse notifiche senza che la prima escluda le successive. Nessuna tipologia di blocco, come ad esempio AdBlock, riuscirà ad impedire la comparsa dei banner.
Nel caso in cui, invece, non dovessimo essere interessati a questi messaggi, possiamo tranquillamente indicare di non accettare e chiudere, semplicemente, il messaggio d'avviso. Il nostro rifiuto, però, non viene memorizzato dal sito e, per questo, riceveremo una seconda richiesta dopo un determinato periodo di tempo. Tale tempistica dipende dall'impostazione interna al sito e dai cookie per cui, se li cancelliamo in automatico, il messaggio riapparirà al prossimo accesso che effettueremo a quel determinato sito web.
Difficilmente, dunque, una notifica push web non viene notata da chi sta navigando in rete. Passare inosservata non è un'opzione contemplata!


Notifiche push web, compatibilità con i vari browser

Dal momento che le notifiche push web vengono visualizzate sul nostro monitor grazie alla piattaforma html5 è necessario che, per essere compatibili, il browser di cui disponiamo vi aderisca. Non tutti i browser, infatti, supportano l'html5 per cui è molto probabile che l'utilizzo di diverse funzionalità ci sia precluso. L'elenco dei browser compatibili, comunque, è in continuo aggiornamento e questo è senza dubbio una notizia di notevole importanza. Il primo a supportare le notifiche push web è Safari 7.0.3 (7%), seguono Mozilla Firefox con il 20% e Google Chrome con una percentuale del 50% che ad oggi, sia per le versioni desktop che mobile, risulta quello con una quota di mercato maggiore. Internet Explorer, per il momento, non ha alcuna compatibilità.


Notifiche Push Web, grande strumento di marketing, ma attenzione agli errori più frequenti

Se gestisci un sito di e-commerce lo saprai bene: le notifiche push hanno un peso notevole nelle strategie di marketing dal momento stesso in cui sono andate ad integrare quello che era il principale canale di comunicazione con i visitatori, le email. Grazie al meccanismo della notifica, infatti, potresti tentare un'ultima rincorsa verso un visitatore che ha appena abbandonato il carrello e, quindi, l'acquisto oppure potresti pensare all'invio di diverse promozioni. Di alternative ce ne sono tantissime ma è bene, comunque, saper anche sfruttare nella maniera migliore le potenzialità delle notifiche push per non urtare i clienti. Ci sono, nel dettaglio, 4 regole che è bene tenere sempre a mente:

  • l'eccessiva insistenza è vista come motivo di disturbo per cui è bene non essere troppo invadenti. Il rischio, tra l'altro altissimo, sarebbe quello di vedersi bloccati ed impossibilitati, quindi, ad inviare notifiche successive;
  • i messaggi o le immagini scelte per le notifiche dovranno sempre essere chiari e adeguati al tipo di comunicazione che si sta fornendo. Immagina, ad esempio, di voler incentivare la vendita di un elettrodomestico: non avrebbe alcun senso inviare una notifica push contenente delle piante;
  • l'interesse del cliente che visualizzerà il messaggio deve sempre essere mantenuto vivo;
  • il momento scelto per l'invio della notifica deve essere quello adatto. Occorre che sia il tempo esatto in cui l'utente non solo si interesserà al messaggio ma porterà anche a termine l'azione che gli viene richiesta.

I pro e i contro delle notifiche push web

Abbiamo visto, fino a questo momento, come una notifica push web ben ideata possa rappresentare uno dei canali più forti per raggiungere tutti i visitatori del nostro sito internet. Ci sono, per questo motivo, diversi motivi per utilizzarle ma anche alcuni aspetti a cui fare attenzione. Ecco, quindi, i pro e i contro di questa forma di comunicazione.

I PRO

  • la natura stessa delle notifiche push web ti permetterà di stabilire un contatto veloce anche con tutti coloro che non stanno attualmente sul tuo sito internet;
  • contrariamente a quanto avviene per email e SMS non è necessario conoscere i dati di contatto per inviare una notifica push web. Gli invii, in base a parametri differenti, vengono effettuati dai sistemi in base ad una serie di dati anonimi ma dotati comunque di rintracciabilità.
  • Gli utenti hanno la possibilità di annullare la ricezione delle notifiche push in ogni momento senza la necessità di inviare i propri dati come indirizzi email o numeri telefonici. Saprai, infatti, che attualmente chi naviga in rete è abbastanza restio a fornire i propri dati personali.
  • La consegna delle notifiche push web è sicura al 100%. Non corri il rischio di non raggiungere determinati utenti perché, ad esempio, il tuo messaggio finisce nella cartella degli spam.
  • In base a recenti indagini di mercato, pare proprio che l'utilizzo delle notifiche push aumenti notevolmente il tasso di conversione rispetto alla classica posta elettronica. L'incremento, infatti, è pari a circa il 30% e contribuisce in parte anche al posizionamento del tuo sito.
I CONTRO

  • Il fatto stesso che si tratti di una tecnologia ancora relativamente giovane fa sì che attualmente essa venga compresa a pieno solo dagli addetti ai lavori e dai più esperti di web. Chi è meno esperto, invece, può rischiare di non dare la giusta importanza al tuo messaggio.
  • Per la loro enorme potenzialità, le notifiche push web andrebbero sempre utilizzate con molta parsimonia ed intelligenza. Andare a “stressare” eccessivamente i visitatori del tuo sito, infatti, potrebbe portarli ad annullare il consenso alla ricezione causandoti, in ogni caso, una grande perdita.

In conclusione

Abbiamo visto come le notifiche push web rappresentino un innovativo strumento di marketing oltretutto molto semplice da utilizzare sia per chi le invia che per chi le riceve. Una strada ricca di sorprese che ti consigliamo vivamente di intraprendere, specie nel caso in cui tu stia cercando di incrementare i contatti con i tuoi clienti (o visitatori) sul web. Rendendo maggiormente visibili i tuoi contenuti farai di certo in modo che il visitatore torni a visitare il tuo sito.

Siamo difronte ad una realtà tutta da scoprire, contattaci per ulteriori informazioni.
Copy-writer con esperienza decennale e appassionata di tutto quello che riguarda il mondo di internet e della tecnologia. 857
760true02/11/2022 15:31:4704/05/2021 00:10:48Immagini WebP: perché utilizzarle?03/11/20195Giuseppe Martonefoto.webp//doweb.srl/download/decv/1713/foto.webp?20191103114812webp-format.webp//doweb.srl/download/decv/1714/webp-format.webp?20191103114812WebP è un formato di immagine sviluppato e rilasciato per la prima volta da Google nel 2010. Supporta la codifica delle immagini in entrambi i formati: lossless e lossy. Una compressione è di tipo Lossy quando l’informazione contenuta nel file compresso è minore di quella contenuta nel file di origine. La compressione è di tipo Lossless quando l’informazione contenuta ...https://twitter.com/Giumart17

WebP è un formato di immagine sviluppato e rilasciato per la prima volta da Google nel 2010. Supporta la codifica delle immagini in entrambi i formati: lossless e lossy. Una compressione è di tipo Lossy quando l’informazione contenuta nel file compresso è minore di quella contenuta nel file di origine. La compressione è di tipo Lossless quando l’informazione contenuta nel file compresso è identica a quella contenuta nel file di origine. Tale compatibilità rende il formato particolarmente versatile per qualsiasi tipo di supporto visivo, ed è un ottimo formato alternativo a PNG o JPEG. La qualità visiva del WebP è spesso paragonabile ai formati più utilizzati. Di seguito è riportato un confronto tra un’immagine WebP e un’immagine JPEG:

Nell’esempio sopra, le differenze visive sono quasi impercettibili, ma le differenze nella dimensione del file sono sostanziali. La versione JPEG a sinistra pesa 90KB, e la versione WebP a destra è circa un terzo più piccola, con un peso di soli 38KB. Non male, soprattutto se si considera che la qualità visiva tra le due è comparabile. Tuttavia, poiché il WebP è una tecnologia di Google, il supporto è fisso per i browser basati su Blink (motore di rendering per browser web proveniente da una fork di Google del componente WebCore di Webkit, sviluppato come parte del progetto Chromium). Questi browser rappresentano una porzione significativa di utenti in tutto il mondo. Ciò significa che, quasi l’80% dei browser in uso supporta il WebP.

Perché usare il formato WebP?
WebP è un formato incredibilmente utile perché offre sia prestazione che funzionalità. E, come già accennato, a differenza di altri formati, WebP supporta la compressione lossy e lossless, nonché la trasparenza e l’animazione.

Nonostante queste funzionalità, WebP offre file di dimensioni costantemente inferiori rispetto alle sue alternative. In uno studio comparativo di questi formati di immagine, è emerso che le immagini con perdita di WebP erano in media inferiori del 30% rispetto a JPG e che invece, le immagini senza perdita di WebP erano in media inferiori del 25% rispetto a PNG.

Come convertire un’immagine nel formato WebP
Esistono diversi strumenti che possiamo utilizzare per convertire i nostri JPG, PNG e atri formati in WebP.
Strumenti Online:

  1. Squoosh – Strumento di compressione e conversione online di immagini
  2. Online-convert.com – Strumento di conversione online di immagini

Entrambi gli strumenti sono molto semplici da utilizzare, nonché gratuiti. Infatti, basta caricare un’immagine di qualsiasi formato e scegliere come formato di conversione il WebP, e il gioco è fatto!

Node Tools:
In alternativa è possibile utilizzare il plugin imagemin-webp, ossia una delle librerie di node più popolari per convertire le immagini nel formato WebP.
Di seguito è riportato uno script di esempio che converte tutti i file PNG e JPG nella Directory di WebP.

E’ possibile poi utilizzare questo script tramite linea di comando o attraverso build tool.

Come utilizzare il WebP sul Web
In questo momento, il formato WebP è supportato dal 78,81% dei browser, globalmente.

Sebbene questo formato risulta essere migliore rispetto ad altri, è giusto precisare che, siccome il formato WebP non è ancora supportato da tutti i browser, inserire esclusivamente immagini in formato WebP nel proprio sito, significherebbe rendere inaccessibili queste immagini al restante 21,19% dei browser. Una percentuale molto alta, direi.

Doweb è in grado di risolvere questo problema in base alle diverse circostanze. Da quelle più semplici a quelle più complesse. Nel primo caso forniamo un fallback alle immagini utilizzando lo specifico elemento <picture>. Questo elemento di HTML5 ci consente di fornire più fonti per una singola immagine.


Per fornire una fonte di immagine alternativa, utilizziamo l’elemento <source> all’interno dell’elemento <picture>. L’elemento <source> ha un numero di attributi che possiamo usare per definire l’immagine:

  1. Type: il tipo MIME della fonte
  2. Srcset: il percorso del file di immagine. E’ possibile utilizzare più file per fornire dimensioni / densità dell’immagine diverse.
  3. Sizes: un elenco di dimensioni di ciascun file di origine.
  4. Media: una query multimediale che determinerà lo specifico utilizzo di una determinata immagine.

Oltre ai vari <source>, è necessario fornire anche un normale elemento <img> come fallback per i browser che non supportano i diversi formati di file tramite l’elemento <picture>. Il tutto sarà gestito da Doweb, che valuterà attentamente ogni singolo dettaglio, garantendo l’ottimizzazione del sito senza trascurarne la qualità e la funzionalità.

Ciao! Mi chiamo Giuseppe. Studio Ingegneria e amo la tecnologia e la matematica. Sono un appassionato dell'A.I. e credo nel potenziale di quest'ultima. 1912
1930true02/11/2022 15:18:4604/05/2021 00:13:34Cosa sono le Web App e quali sono le principali differenze con le app tradizionali?04/01/20216Patrizia Maimoneio.webp//doweb.srl/download/decv/2472/io.webp?20201231094402web app.webp//doweb.srl/download/decv/2473/web-app.webp?20201231094350Quante volte sentiamo parlare di Web App e di applicazioni locali. Ma quali sono le differenze principali? E quando è meglio privilegiare le une rispetto alle altre? Cerchiamo di fare chiarezza.https://www.facebook.com/patrizia.mai

Viviamo nell'epoca in cui la nostra vita è letteralmente scandita dalla tecnologia. Quante volte, riflettendoci, ci capita di utilizzare un'app su smartphone o personal computer? Sicuramente molto più di una, dal momento che, ormai, se ne trovano davvero per tutti i gusti e per tutte le esigenze. Come avviene per tutto il settore, però, anche le applicazioni sono state soggetto di evoluzione dal momento in cui sono apparse per la prima volta (a metà degli anni Ottanta) fino ai giorni d'oggi. Oggi ci addentreremo nel mondo delle Web Application (o Web App) cercando di comprenderle fino in fondo e differenziandole dall'altra "categoria" di app più conosciute al momento, ovvero quelle locali.

Internet è, oggi, la prima fonte di comunicazione al mondo. Viene utilizzato, infatti, sia in ambito privato che aziendale e proprio per quest'ultimo si tratta di un elemento importante dal momento che proprio utilizzando il web si riesce a trovare più facilmente il target perfetto per la proprioa attività. E con il passare del tempo, come è giusto che sia, chi naviga in rete si aspetta sempre di più da quest'"esperienza". Ciò vuol dire che la soddisfazione è massima solo nel momento in cui le aziende riescono a dare alla clientela risposte soddisfacenti e pertinenti con ciò che stanno ricercando. Ecco perché, di base, è nato il concetto della WEB APP che permette ad ogni utente un'interazione con l'azienda quanto più reale possibile abbinando velocità, intuitività e praticità proprio come avviene per le classiche web locali. Nonostante, però, possano sembrare due strumenti uguali tra loro, è indispensabile non confonderli dal momento che si tratta di due "app" del tutto diverse tra loro.

Quanto abbiamo detto fino a questo momento vale ancor di più se pensiamo che le WEB APP sono notevolmente cresciute nell'ultimo periodo. Se agli inizi, infatti, erano nate quasi un po' per gioco, oggi sono indispensabili per ogni azienda che desidera creare un sito internet che appaia come un'applicazione mobile ma che sia scaricabile su tutti i dispositivi. Ma di cosa si tratta esattamente? E dove sta la loro forza?

Cosa sono le WEB APP
Per addentrarci appieno nel mondo delle applicazioni web è indispensabile definirne il concetto. Quando si parla di WEB APP ci si riferisce a particolari programmi applicativi che sono memorizzati su server remoti (che possono trovarsi anche dall'altro lato del continente) e che vengono distribuiti su internet utilizzando semplicemente i comunissimi browser (cui tutti, oggi, siamo abituati). Un mondo, quelle delle WEB APP, che è davvero vastissimo anche per l'utilizzo che se ne può fare. Oltre all'utilizzo da parte dell'utente finale, infatti, si prestano all'utilizzo dei dipendenti delle varie aziende che le possono sfruttare per lo scambio di progetti o fogli di lavoro in maniera molto comoda sia davanti ad una postazione fissa (quindi un pc) sia in mobilità (direttamente dal proprio smartphone).

Ma allora, dove sta la primaria differenza con le app mobili? Ci è utile definirlo brevemente sin da subito per comprendere al meglio proprio il concetto di WEB APP. Le applicazioni mobili hanno un limite importante che sta proprio nella loro progettazione. Queste, infatti, nascono esclusivamente per una piattaforma (che può essere iOS o Android). Questo significa che non saremo assolutamente in grado di scaricare e, quindi, utilizzare un'applicazione dedicata a iOS su dispositivi Android e viceversa. Al contrario, una WEB APP risulta essere accessibile da ogni browser e quindi è capace di funzionare e di essere scaricata su ogni dispositivo, indipendentemente dal sistema operativo che si utilizza. Se, quindi, in termini di aspetto le due tipologie sono simili, non lo sono affatto sul piano dell'utilizzo.

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WEB APP, da dove "arrivano"?
Proseguiamo il viaggio all'interno delle WEB APP, dopo averle definite in breve, all'interno della loro storia. Anche questa, infatti, ci sarà molto utile per comprenderle al meglio. A questo scopo dobbiamo catapultarci indietro negli anni Novanta quando la regola, per i siti web, era quella di essere creati con l'HTML. Nessuno spazio per qualunque cosa non fosse testo. Vedere un video o un'immagine nei siti di allora, quindi, era praticamente impossibile. Nulla a che vedere, quindi, con i siti web che conosciamo oggi. I primi file diversi dal testo hanno trovato spazio dopo poco ma i siti web erano caratterizzati da enorme staticità fino all'avvento del JavaScript con cui sono diventati interattivi. Ulteriore miglioramento è arrivato con l'avvento di Ajax con siti internet che sono diventati persino responsive ed ancor più votati all'interattività. Siamo poi passati attraverso l'HTML5 per arrivare al linguaggio grafico in 3D che, oggi, è fondamentale per creare le WEB APP.

Come sono interfaccia e struttura di una WEB APP?
Le WEB APP, grazie ai più moderni linguaggi di programmazione, hanno un'interfaccia che le rende intuitive da utilizzare e che si avvicina moltissimo agli elementi di un qualunque SO. Gli sviluppatori lavorano costantemente a nuove funzionalità la cui integrazione avviene con script lato client senza che gli utenti se ne accorgano rimarcando, poi, semplicemente i miglioramenti. In questo modo si riesce ad avere un'esperienza utente in cui chi utilizza la WEB APP non deve attendere nemmeno che le singole pagine carichino.

Strutturalmente, invece, le WEB APP prevedono la divisione in vari livelli a cui, a loro volta, vengono affidati ruoli differenti. Normalmente parliamo di tre livelli a cui spettano, rispettivamente, la presentazione, l'applicazione e l'archiviazione). Ovviamente a WEB APP più complesse corrisponde un numero maggiore di livelli. Sta anche nella struttura, quindi, la differenza con le classiche app mobili che, invece, prevedono una costruzione su un unico livello.

Le differenze con i siti web
Viste le differenze tra una WEB APP e un'applicazione mobile, siamo pronti a definire, invece, quelle che sono le differenze con i classici siti web. A questo punto, ci si può chiedere tranquillamente il motivo per cui una WEB APP viene normalmente preferita al sito web e la risposta sta, anche in questo caso, in parte nella struttura stessa di entrambi i "contendenti". Nella creazione di un sito internet, infatti, dobbiamo pensare alla creazione di diverse pagine web, dobbiamo interconnetterle tra loro utilizzando un dominio da ospitare su un server e rendere accessibile mediante la rete.

Le WEB APP, invece, sono per propria definizione dei software accessibili da ogni browser. Ecco che per crearle entrano in gioco i linguaggi a cui abbiamo accennato (come JavaScript) ma non vi sono SDK specifici come nel caso delle applicazioni mobili. Ne consegue che le WEB APP guadagnano in termini di velocità perché le varie "pagine" vengono caricate più in fretta riducendo i fastidiosi tempi di attesa. Oltre a questo, sono perfettamente in grado di adeguarsi ai dispositivi su cui vengono visualizzate e sul piano grafico risultano essere più intuitive dando l'idea proprio di un'applicazione mobile. Ecco spiegate le differenze con i siti internet.

La creazione di una WEB APP, come procedere
La creazione di una WEB APP può apparire complicata ma potrebbe sorprendervi apprendere che non sempre è così in quanto dipende dalla modalità di creazione scelta. Sostanzialmente, infatti, vi sono due strade per creare una WEB APP. La prima è indubbiamente più complessa dal momento che viene richiesta una competenza specifica nel settore e la conoscenza dei liguaggi backend e frontend. La seconda, molto più semplice, permette di utilizzare dei veri e propri generatori che ci aiutano nella creazione dell'app senza la necessità di conoscere linguaggi di programmazione e cose simili. In questo caso, però, esiste il classico "rovescio della medaglia" dal momento che non sempre le app create con questo metodo rispondono alle nostre necessità e si corre davvero il rischio di ottenere, alla fine, un prodotto senza arte né parte e con livelli di performance davvero scadenti. Ecco perché per creare una WEB APP che si rispetti bisognerebbe, innanzitutto, essere competenti e sapere quel che si sta facendo.

Per ulteriori informazioni non esitare a contattarci!

Qualunque sia la strada che, comunque, si sceglierà di intraprendere, dovremo passare attraverso le quattro fasi che contraddistinguono la creazione di una WEB APP. Quali sono? Si tratta della fase di ideazione, di quella di progettazione, di quella di sviluppo e quella di lancio. Vediamole più da vicino.

Fase 1: l'ideazione
Prima di iniziare a lavorare è indispensabile avere l'idea attorno a cui il lavoro dovrà svilupparsi. La prima fase è proprio questa con un occhio di riguardo alla verifica della realizzabilità del progetto. Partiamo dall'idea che solo se aiuteremo gli utenti nella risoluzione dei loro problemi, il nostro business avrà la giusta efficacia. Partiamo, quindi, dai temi che più ci interessano, a cui siamo certi di poterci dedicate con attenzione e pazienza e che possa rappresentare, allo stesso tempo, una soluzione per il nostro target. In questa fase è importantissimo verificare che qualcun'altro non abbia già sviluppato lo stesso progetto e come e quanto vasto possa essere il mercato a cui ci stiamo rivolgendo. Trovata l'idea sarà indispensabile pensare bene alle funzionalità che vorremo inserire nella nostra WEB APP ricordando di scegliere solo quelle davvero importanti per l'utente e cercando di evitare quelle superflue che rischiano solo di confondere l'utilizzatore.

Fase 2: la progettazione
Adesso che abbiamo ben chiara l'idea su cui lavorare, è venuto il momento di iniziare con la sua costruzione. Iniziamo a disegnare la nostra WEB APP, immaginandone i metodi di navigazione, i tipi di pulsante, i colori delle schermate, il posizionamento di ogni singolo elemento sul display. Nella fase di progettazione dovremo scegliere la modalità di accesso all'app dei nostri utenti ed immaginare come funzionerà in generale l'intera app. A questo punto saremo pronti per creare il prototipo, operazione che rientra sempre nella fase di progettazione. Un passaggio sicuramente più complicato rispetto a quelli visti fino a questo momento per cui se non siamo esperti è meglio affidarci a chi lo è più di noi. Creato il prototipo avremo davanti a noi una vera e propria bozza della nostra WEB APP futura e potremo renderci davvero conto di come apparirà agli utenti scegliendo sin da subito se e dove apportare dei miglioramenti.

Fase 3: lo sviluppo
Quando saremo pienamente soddisfatti del prototipo creato, saremo pronti a passare alla fase successiva, quella dello sviluppo. Innanzitutto ci servirà un database ovvero tutto l'insieme dei dati da cui partiremo. Dovremo, quindi, decidere come effettuare la divisione dei dati al fine di evitare che i clienti vedano i dati che, invece, appartengono ad altri clienti. In questo caso potremo optare per un database singolo o, in alternativa, procedere con la creazione di un nuovo database per i singoli clienti. Lo sviluppo della WEB APP proseguirà col costruire gli elementi visivi dell'app stessa. Per farlo si utilizzerà il linguaggio JavaScript anche se buone alternative sono anche il CSS e l'HTML. Dopo aver creato il front-end, dovremo procedere con la creazione del backend, ovvero di tutto quello che andrà a gestire i dati (come per l'appunto i database). Anche in questo caso è importante affidarsi a professionisti che possano sviluppare nella maniera corretta il lavoro.

Fase 4: il lancio
Una volta ideata, progettata e sviluppata, la nostra WEB APP è pronta per l'ultima fase ovvero quella del lancio. Giungere a questo "traguardo" è davvero qualcosa di molto soddisfacente! La prima cosa da fare è la scelta dell'hosting, aspetto da non sottovalutare dal momento che da questo dipenderanno i corretti funzionamenti dell'app. A questo punto saremo pronti per distribuirla all'hosting cloud in modo da renderla immediatamente disponibile e visualizzabile per chi lo desidererà.

Ribadiamo ancora una volta che in ognuna di queste quattro fasi è importante avere ben chiaro il lavoro da svolgere. Questo è il motivo per cui è sempre consigliabile affidarsi ad esperti del settore. In Doweb sappiamo bene come procedere per cui non esitate a contattarci per ulteriori informazioni in merito.

Pregi e difetti delle WEB APP e delle app tradizionali
Come sempre accade, anche per le WEB APP vi sono dei pregi e dei difetti da sottolineare. Queste, nate per rendere i contenuti internet disponibili anche su ogni dispositivo mobile, hanno più che altro due vantaggi rispetto alle app locali.
  • Non necessitano di alcuno spazio di memorizzazione dal momento che non vengono installate o scaricate obbligatoriamente sui dispositivi;
  • la loro realizzazione non richiede costi eccessivi e molto tempo.

Per quanto concerne, invece, i punti deboli, i principali si possono così riassumere.
  • Senza internet le WEB APP non possono funzionare;
  • non essendo pensate per un sistema operativo in particolare, a volte possono esserci dei problemini di adattamento a iOS o ad Android;
  • mancata disponibilità su tutti gli store e relativa impossibilità di essere scaricata;
  • impossibilità di invio di notifiche push ad ogni singolo utente.

Le classiche applicazioni che siamo abituati ad utilizzare sul nostro smartphone sono anch'esse soggette a diversi pregi o difetti. I pro, in questo caso, sembrano superare di gran lunga i contro dal momento che si tratta di vantaggi di cui non è praticamente più possibile fare a meno. Di cosa si tratta?
  • Le app sono veloci ed affidabili dal momento che sono pensate, comunque, per uno specifico sistema operativo;
  • per lo stesso motivo, consentono di accedere immediatamente ad ogni singola funzionalità dello smartphone come, ad esempio, la fotocamera;
  • riescono ad inviare notifiche push;
  • si trovano sugli store;
  • non hanno bisogno di una connessione web per poter essere utilizzate.

Di contro, le app tradizionali hanno bisogno di buone quantità di spazio disponibili dal momento che per un corretto funzionamento necessitano di essere preventivamente installate sullo smartphone.
Appassionata di scrittura e tecnologia, ho maturato esperienza pluriennale nel settore e sono felice di aver potuto fare della mia passione il mio lavoro. 1282
1030true02/11/2022 15:11:4704/05/2021 00:11:11Link dofollow e nofollow, differenze ed utilizzi13/12/20195Patrizia Maimoneio.webp//doweb.srl/download/decv/1812/io.webp?20191213182016link-building-efficace.webp//doweb.srl/download/decv/1813/link-building-efficace.webp?20191213182016I link sono l'anima del web e proprio per questo il loro corretto utilizzo è fondamentale. Vediamo insieme le differenze tra link nofollow e dofollow con i rispettivi campi di applicazione.https://www.facebook.com/patrizia.mai

Stai studiando le strategie SEO e ti sei imbattuto nei link dofollow e nofollow? In effetti, navigare sul web e trovare un sito internet che non presenti, tra le sue pagine, dei collegamenti ipertestuali ad altre pagine (interne o esterne al sito stesso) è praticamente impossibile. Ti renderai ben conto che in una simile ipotesi ogni pagina sarebbe limitata e non offrirebbe ai visitatori l'esperienza di cui sono alla ricerca. Ecco, quindi, che l'inserimento di link che rimandano ad altre pagine è del tutto naturale su internet.

Ma quand'è che parliamo di link dofollow? Quando, invece, ci riferiamo al nofollow? E quali sono le principali differenze?

Nel momento stesso in cui decidiamo di creare un collegamento sul nostro sito che rimandi ad un'altra pagina ci prendiamo una bella responsabilità nei confronti dei visitatori. Dato per scontato che spetterà esclusivamente a questi ultimi scegliere se cliccare sul link o meno, dobbiamo comunque avere la piena consapevolezza che la risorsa che indichiamo sia davvero affidabile. L'affidabilità, infatti, è fondamentale per Google e per il posizionamento di un sito internet nelle SERP, quindi ai primi posti tra i risultati dei motori di ricerca. E proprio a questo punto diventa fondamentale conoscere i link dofollow e quelli nofollow. Per capire la loro importanza è necessario fare un salto indietro nel tempo.

La loro nascita, infatti, coincide con quella del concetto stesso di SEO. Agli inizi, infatti, Google giudicava i vari siti internet in base al cosiddetto PageRank, andando a stabilire quanto fossero popolari le varie pagine in base ai backlink di ciascuna di esse. Eravamo, in quegli anni, al debutto del web marketing e più che puntare sulla qualità, il posizionamento dei siti internet derivava dal numero di backlink.

Adesso le cose sono notevolmente cambiate e l'interesse di Google si è spostato sulla qualità piuttosto che sulla quantità. Di conseguenza è venuto alla luce l'attributo Nofollow che i webmaster potevano associare ad un link per suggerire ai motori di ricerca di non seguire quel collegamento perché ritenuto poco affidabile.

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Ma cos'è un link Nofollow e come si applica?

Come abbiamo anticipato, per link nofollow (o no follow) si intende un collegamento contrassegnato come "da non seguire" per tutti i motori di ricerca. Questo concetto è nato nel 2005 quando Google, Microsoft e Yahoo l'hanno introdotto come mezzo di prevenzione contro lo spam che poteva derivare da ogni singolo articolo pubblicato. In seguito il loro utilizzo è stato esteso anche a tutti i link a pagamento per penalizzare i tentativi di manipolazione sul SEO. Contrariamente a quanto avviene per il dofollow (che vedremo a breve), i link nofollow devono essere applicato manualmente ai collegamenti attraverso il codice HTML <a href=''URL'' rel=''nofollow''>anchor text</a>.


Quando conviene utilizzare i link Nofollow

Per definizione, dunque, abbiamo visto che chiunque vada ad inserire, con le modalità sopra descritte, un nofollow nel proprio sito, va a comunicare ai crawler di Google che non serve seguire il link. Nonostante la natura del web preveda proprio la possibilità di creare una rete di collegamenti, i link nofollow vanno utilizzati in determinate circostanze, vediamo quali sono:

  • nel momento stesso in cui inseriamo un collegamento ad un sito web il cui settore, però, non ha nulla a che vedere con quello del nostro sito;

  • quando ci accorgiamo che l'oggetto del link è un sito poco affidabile, o in ogni caso, che può essere a breve penalizzato da Google;

  • quando il collegamento è realizzato con un sito i cui PA e DA sono nettamente inferiori rispetto a quelli del nostro sito;

  • quando vogliamo essere certi di evitare penalizzati per l'utilizzo di link e fini meramente commerciali.

Sarebbe una buona norma, poi, andare ad utilizzare i nofollow nel momento in cui un utente entra in contatto con il nostro sito e genera dei contenuti. Molte volte, infatti, si è difronte a tentativi di spam effettuati con l'unico obiettivo di ricevere un link in ingresso. Ecco perché non andrebbe seguito dagli altri visitatori o dai bot di Google.


Come verificare se un link è Nofollow oppure no

Nonostante un link nofollow appaia, a prima vista, come un semplice collegamento ad un'altra pagina web è possibile, analizzandolo, scoprire se si tratta effettivamente di un nofollow o meno. Per fare questa verifica è possibile seguire diverse vie.

  • Posizioniamoci con il mouse sul link in questione, clicchiamo con il tasto destro e andiamo a selezionare "Analizza elemento". Vedremo apparire il codice HTML del collegamento da cui potremo comprenderne la natura.

  • In alternativa possiamo utilizzare diverse estenzioni dei svariati browser. Ad esempio per Firefox possiamo utilizzare Nodofollow mentre per Chrome uno strumento utilissimo è rappresentato da NofollowSimple. Provare per credere!

Quali conseguenze per chi riceve un nofollow?

A questo punto, vista la natura del link nofollow che comunica a Google che un collegamento non ha rilevanza, è lecito chiederci quali siano le conseguenze incontro a cui va il destinatario di questo particolare tipo di link. In definitiva possiamo dire che chi è messo in questa condizione riceve pur sempre un collegamento che, seppur in maniera minore, può andare ad influenzare il posizionamento sulle SERP del proprio sito a patto che il link in questione provenga da un sito ad ottimi livelli e con argomentazioni affini. In secondo luogo, la natura stessa di collegamento può portare un maggior traffico di visitatori in tempi anche relativamente brevi. Utilizzando questo tipo di link, comunque, si contrinbuisce a diminuire notevolmente lo spam e si migliora la qualità dei link che rappresentano il vero cuore del web e dai quali ogni utente si aspetta di trovare le giuste informazioni. Ricordiamo, infatti, come per avere una buona strategia di linkbuilding è necessario che i collegamenti siano di buona qualità.


I link Dofollow o follow

Molto più semplice il discorso inerente i link dofollow o, semplicemente, follow. Come si può facilmente intuire si tratta di collegamenti da seguire, utili ai fini SEO e quindi per il miglior posizionamento del proprio sito internet all'interno dei risultati dei motori di ricerca. Essi hanno la peculiarità di apportare un valore aggiunto al sito e non è un caso se Google, rilevando la qualità dei contenuti, attribuisce dei feedback positivi ai siti linkati. Sono in molti a pensare che anche per il dofollow esista un attributo, proprio come avviene nel caso del nofollow. Ebbene, non è così! Non esiste nulla di questo tipo in quanto questa tipologia di link è impostata di default per tutti i collegamenti esterni e non incorre farlo manualmente mediante l'inserimento di un codice HTML. La modalità di verifica di un dofollow è la stessa con la quale si verifica la presenza di un nofollow. A cambiare, naturalmente, il risultato in termini di codice HTML dinnanzi a cui ci troveremo.

Dofollow vs nofollow, qual è la differenza?

La differenza tra nofollow e dofollow, dunque, appare a questo punto chiara. Nel primo caso ci troviamo davanti ad un collegamento la cui presenza autorizza Google a considerarlo in termini di ranking relativi sia al nostro sito che a quello linkato.Questo si traduce in enormi vantaggi nel posizionamento SEO. Con un link nofollow, invece, comunichiamo a Google che il link in questione è irrilevante in termini di posizionamento e quindi non va seguito. Ricordiamo che è sempre possibile convertire un dofollow in nofollow andando semplicemente ad aggiungere l'attributo rel=nofollow all'interno del codice HTML del link stesso.

In conclusione, è chiaro che nella realizzazione di siti web siano importanti sia i link dofollow che i nofollow. Ciascuno a suo modo, come abbiamo visto, è utile ai fini dell'ottimizzazione SEO! In ogni caso, la manipolazione dei link e, quindi, del posizionamento sui motori di ricerca è ormai una strategia passata dal momento che Google non è idiota e premierà solo ed esclusivamente i backlink più spontanei. Se è vero, come lo è, che i dofollow sono più rilevanti che i nofollow, è anche vero che per raggiungere una backlink ottimale è sempre consigliabile che vi sia un rapporto quanto più equilibrato tra i primi ed i secondi.

Contattaci per sapere come utilizzare i link nofollow e dofollow

Copy-writer con esperienza decennale e appassionata di tutto quello che riguarda il mondo di internet e della tecnologia. 1382
3370true02/11/2022 14:50:2928/01/2022 11:16:40Google Chrome 100 in arrivo: siti inaccessibili e problemi security28/01/20228Alex BaldarelliAlex Baldarelli.webp//doweb.srl/download/decv/3127/alex-baldarelli.webp?20220128111640browser-gcadbb9f6f_1920.webp//doweb.srl/download/decv/3128/browser-gcadbb9f6f-1920.webp?20220128111640Ci siamo, l’arrivo di Google Chrome 100 è ormai prossimo. Il colosso di Mountain View dovrebbe rilasciare la nuova versione ufficiale (100.0.4849.0) del browser a marzo, anche se è già presente una prima build sul canale Canary (sconsigliamo l’installazione di questa versione poiché impiegata da Google per i beta test, quindi una versione piena di bug). Sono già tanti i dubbi che ruotano attorno a questo aggiornamento: nello specifico, sembra che questa release potrebbe causare considerevoli problemi a moltissimi siti web, che potrebbero diventare inaccessibili per gli utenti. Nel frattempo Google sta già pensando ad alcune soluzioni per ovviare a quello che sarà un vero e proprio disastro. E’ stata proprio la società del noto motore di ricerca a mettere al corrente delle problematiche in arrivo per gli utenti, proprio con l’annuncio relativo all’aggiornamento sul proprio blog: ma Google, come recita il post, ha un “piano di risanamento”.https://www.linkedin.com/in/alexbaldarelli/Ci siamo, l’arrivo di Google Chrome 100 è ormai prossimo. Il colosso di Mountain View dovrebbe rilasciare la nuova versione ufficiale (100.0.4849.0) del browser a marzo, anche se è già presente una prima build sul canale Canary (sconsigliamo l’installazione di questa versione poiché impiegata da Google per i beta test, quindi una versione piena di bug).

Sono già tanti i dubbi che ruotano attorno a questo aggiornamento: nello specifico, sembra che questa release potrebbe causare considerevoli problemi a moltissimi siti web, che potrebbero diventare inaccessibili per gli utenti. Nel frattempo Google sta già pensando ad alcune soluzioni per ovviare a quello che sarà un vero e proprio disastro. E’ stata proprio la società del noto motore di ricerca a mettere al corrente delle problematiche in arrivo per gli utenti, con un post sul proprio blog.

Google Chrome 100: dalla prima beta alla centesima versione

Quando uscì la prima versione beta di Google Chrome era il 2008 ed era accesa la diatriba tra Mozilla Firefox e Internet Explorer. Tra i due browser più scelti dell’epoca, la spuntò proprio quello multicolor del motore di ricerca più famoso al mondo, tanto che nel 2012 divenne quello più utilizzato. Una lunga storia che troverà tra pochissimi mesi la ciliegina della centesima versione, a testimonianza della continua crescita dell’azienda Google sotto tutti gli aspetti.

I cambiamenti rispetto alle altre versioni non sono evidenti, soprattutto per quanto riguarda la user experience. Un discorso che vale per la versione completa e ufficiale, meno per quella Canary, in continua evoluzione e piena di funzionalità nuove. Questa, infatti, consente di cercare sullo schermo con Google Lens, abilitare un nuovo riquadro laterale con accesso rapido ad “Elenco di lettura” e “Segnalibri”; inoltre permette lo scorrimento delle schede di navigazione verso sinistra e destra, mentre viene implementata completamente di default anche l’icona con la freccia per aprire le informazioni dettagliate sui siti web, andando a sostituire così quella con il lucchetto.
Conviene, in sostanza, aspettare l’uscita di Chrome 100, sicuramente più pronta per tutti gli utenti, anche i meno esperti. Ma non è tutto oro ciò che è di Google. Si vocifera che alcuni siti verranno bloccati… vediamo quali!

Google Chrome 100: quali siti verranno bloccati

Tredici anni dopo, Google fa 100. Il principale effetto collaterale dell’aggiornamento alla centesima versione è quello della cessazione del funzionamento di alcuni siti. Come riporta il Chromium Bug Tracker, sono principalmente quelli sviluppati con Duda (un kit di web design particolarmente centrato sulla progettazione responsive per dispositivi mobile) a essere bloccati.

Durante la normale navigazione, un sito Web verifica quale browser si sta utilizzando e quanto è aggiornato, ossia la versione in uso, al fine di assicurare la corretta fruizione dei contenuti a tutti gli utenti. I siti progettati in Duda, allo stesso modo, vanno a leggere tutti lo stesso codice per verificare la versione di Chrome utilizzata. Come avviene quest’analisi? Viene richiamata la stringa “User agent”, ovvero quella porzione di testo che il browser produce - all’interno dell’intestazione HTTP - per ogni connessione web effettuata al fine di “farsi analizzare” dal sito. In parole povere, attraverso questa stringa il browser comunica con il sito: “Ehi ciao, sono Chrome su Windows!”, quindi è in questo modo che vengono rivelati i dettagli del browser, del sistema operativo e di altri dispositivi dell'utente.

Prendiamo come esempio la seguente stringa:

Mozilla/5.0 (Windows NT 10.0; Win64; x64) AppleWebKit/537.36 (KHTML, like Gecko) Chrome/99.0.4664.45 Safari/537.36

I siti web sviluppati con Duda leggono solo le prime due cifre dopo “Chrome/”, invece di proseguire fino al punto. Finché le cifre sono due (come nel caso soprastante con Chrome/99) nessun problema, ma quando, come dalla versione 100 del browser Chrome, le cifre diventano tre, si verifica un “bug”. I siti web Duda, in sostanza, leggendo solo le prime due cifre, percepirebbero la versione del browser come “10”.

Perché quindi alcuni siti risulterebbero inaccessibili con l’aggiornamento Chrome alla versione 100? Il motivo è semplice: Duda blocca automaticamente qualsiasi versione di Chrome inferiore alla versione 40, rilasciata nell’ormai lontano 2015.

Chrome 100: i test di Google

Google non ha perso tempo. Preso atto della problematica relativa ai siti in Duda, il colosso della Mountain View ha subito pubblicato sul proprio blog un post dedicato agli sviluppatori con alcune indicazioni su come effettuare dei test per riconoscere in anticipo eventuali problematiche e individuare la soluzione migliore per sbloccare i siti. Per la serie "dai una mano a Google!".

Sul post viene indicato uno strumento pratico su come “spingere” la stringa User-Agent a utilizzare il numero di versione principale 100, indipendentemente dal numero di versione effettiva. Con questo flag attivato, Chrome imposta l’User Agent della versione 96, 97, 98 o 99 come se fosse 100, per testare quello che accadrà con il nuovo browser

Per attivare il flag in Chrome che consente di forzare la stringa User Agent, digita chrome:/flags nella barra degli indirizzi e abilita il #force-major-version-to-100flag.

In questo modo, Chrome funzionerà alla versione 100 anche se la versione effettiva è 96 o comunque inferiore o uguale alla 99, con il browser che invierà le seguenti informazioni sull'agente utente ai siti Web a cui ti colleghi:

Mozilla/5.0 (Windows NT 10.0; Win64; x64) AppleWebKit/537.36 (KHTML, like Gecko) Chrome/100.0.4650.4 Safari/537.36

Successivamente, Google consiglia di utilizzare https://is-chrome-100-yet.glitch.me/ per verificare se il browser sta inviando la versione 100 nella User Agent. A questo punto tutti possono controllare quali siti risultano accessibili con la release in uscita, comunicando ogni bug e problematica. Come?

E’ la stessa Google a invitare gli utenti a segnalare eventuali errori e incompatibilità a Web Compat, per poi farsi carico di trovare la soluzione più idonea per far sì che ogni limite di accessibilità web venga effettivamente superato definitivamente.






Chrome 100 e gli altri problemi di Google
E dire che poche settimane fa Google si era già espressa su un aggiornamento, il 96.0.4664.110, invitando gli utenti a procedere con la nuova versione, installandola manualmente, nonostante il browser effettui solitamente l’update in automatico. A dicembre, è stata individuata, infatti, una vulnerabilità zero-day in Chrome, costringendo la società a rilasciare una aggiornamento di emergenza. Una falla segnalata a Google da un ricercatore di sicurezza dovuta nel motore open source JavaScript V8. Ciò che si conosce è che fosse un bug sfruttato per alcuni attacchi, ma la società non ha voluto rilasciare altri dettagli. Nel 2021 sono state ben diciassette le vulnerabilità zero-day rilevate da Google, in netto aumento rispetto all’anno precedente.
Attenzione però a quale aggiornamento installate: durante la navigazione è capitato ad alcuni utenti di trovarsi di fronte a un popup con l’invito a scaricare l’aggiornamento: avviandolo, l'utente lancerà un finto update che attiverà un malware in grado di rubare tutte le password e i dati personali memorizzati su Google Chrome. State in guardia!

Nel frattempo, ancora prima dell’uscita di Google Chrome 100. Chrome, infatti, ha adottato la tecnologia Manifest V3 , una tecnologia impiegata per facilitare lo sviluppo di estensioni compatibili. Con Manifest V3 presente in Chrome, presto tutte le estensioni non aggiornate (basate quindi sulla versione 2) smetteranno di funzionare. Tutte le estensioni del Chrome Web Store devono perciò basarsi sulla tecnologia Manifest V3.

Se da una parte questo va a vantaggio degli utenti in termini di privacy e security, poiché non saranno più presenti estensioni che mettono a rischio la sicurezza del browser, dall’altro Manifest impedirà il funzionamento anche degli Ad-Blocker e, secondo l’ 'Electronic Frontier Foundation, questa tecnologia danneggerà l'innovazione e ridurrà le capacità di estensione e danneggerà le prestazioni del mondo reale”.

Proprio evidenti limiti di privacy e security erano stati portati in luce da Microsoft su Google Chrome. Già dallo scorso dicembre, infatti, Microsoft inviava notifiche a tutti quello che tentavano di scaricare il browser di casa Mountain View, avvisandoli del pericolo in termini di privacy e sicurezza. Sicuramente un chiaro tentativo di delegittimare la concorrenza e spingere gli utenti a preferire il browser Edge, una strategia di marketing poco nobile, ma che incrementa le difficoltà che Google si trova a fronteggiare in quest’ultimo periodo.

E’ notizia di questi giorni, infatti, della rapida diffusione del ransomware Magniber, che attacca proprio Google Chrome, fingendosi un aggiornamento. Il malware nato in Asia, in particolare in Corea del Sud, attaccava inizialmente solo gli utenti di Internet Explorer. Ora però è uscita una nuova versione adattata per Chrome, ma anche per Edge. Ed è proprio un’estensione sviluppata da Microsoft a costituire il veicolo mediante il quale Magniber si diffonde. Si tratta di un file di tipo .appx, utilizzata dagli sviluppatori per l’invio di app Windows, in questo modo riesce a “spacciarsi” per file sicuro con certificati validi. E’ proprio così che crea la sua strada sotto forma di un aggiornamento per Chrome, ma che potrebbe nascondersi anche in siti non sicuri e mediante messaggi phishing diffusi anche via Whatsapp. In sostanza, non sono tempi sereni per Google Chrome e per i suoi utenti, nonostante le candeline sulla torta multicolor a marzo saranno addirittura cento.

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A colazione mangio scrittura e frutta di stagione.101
1300true02/11/2022 13:40:2504/05/2021 00:11:46Errore 404, cos'è, come risolverlo e cosa comporta08/02/20205Patrizia Maimoneio.webp//doweb.srl/download/decv/2010/io.webp?20200208155535Errore-404-cosa-significa-questa-pagina-di-errore.webp//doweb.srl/download/decv/2011/errore-404-cosa-significa-questa-pagina-di-errore.webp?20200208155535L'errore 404 è tra i più frequenti in cui possiamo imbatterci sul web. Ma cosa significa? Possiamo bypassarlo o correggerlo? La risposta è positiva. Conosciamo meglio, in questo articolo, l'errore 404 e le sue conseguenze.https://www.facebook.com/patrizia.maiQuante volte ci capita di digitare l'url di un sito internet e di vedere comparire sul nostro display un errore con cui veniamo avvisati che il contenuto ricercato non è al momento disponibile? Sicuramente molto spesso. Quello in cui incappiamo in questi casi è il cosiddetto errore 404. Possiamo trovarlo scritto in diverse maniere: errore 404, 404 not found, 404 pagina non trovata, HTTP 404 ma il concetto non cambia. Ma di cosa si tratta esattamente? Si tratta di un codice HTTP che i server web inviano al browser nel caso una pagina che si stia ricercando in rete non sia più disponibile e non produca, dunque, alcun risultato.

Ma a cosa è dovuto, in particolare, questo errore? Esso si può generare per diverse cause. Andiamo ad elencare, in breve, quelle che sono le situazioni in cui si verifica con maggiore frequenza:

  • l'URL che stiamo ricercando (e qualunque contenuto che vi si trovava all'interno) è stato eliminato o spostato senza un aggiornamento ai link interni del sito in questione;
  • ci siamo distratti e abbiamo sbagliato a scrivere l'URL del sito che stiamo ricercando;
  • il server che si occupa di quel sito non sta funzionando in quel determinato momento;
  • la connessione al server ha subìto un'interruzione;
  • il nome di dominio oggetto della nostra ricerca non si può convertire in un IP all'interno del Domanin Name System;
  • il nome del dominio che abbiamo cercato non esiste più.

L'errore 404 è riferito a contenuti che, come abbiamo detto, non sono disponibili in quel momento ma che, per definizione, potrebbero tornare ad esserlo prossimamente. Vale comunque la pena ricordare come esista un altro codice d'errore HTTP che ha il compito di indicare una pagina non trovata. Ci riferiamo all'errore 410 (o 410 Gone) che, però, ha una valenza ancor più marcata rispetto al 404. Se, infatti, quest'ultimo indica una pagina non disponibile che potrebbe tornare presto ad esserlo, il 410 caratterizza contenuti che non lo saranno mai più. Inutile dire, comunque, che si tratta pur sempre di un errore che si verifica davvero molto raramente.

In definitiva, perché compare l'errore 404 su un sito internet?

Come abbiamo visto, sono diverse le motivazioni che possono portare alla comparsa dell'errore 404 su una o più pagine del nostro sito web. Possiamo riassumerle in 4 casi:

  1. la pagina che si sta ricercando è stata eliminata dal sito;
  2. abbiamo digitato l'indirizzo in maniera sbagliata. Occorre, dunque, controllare l'esattezza dell'URL;
  3. la pagina ha subìto uno spostamento e non vi è stato alcun redirect;
  4. il server non funziona correttamente.
Gli errori 404 hanno un'influenza sul posizionamento di un sito web?

Detto ciò, è lecito chiederci se l'errore 404 possa influire sul posizionamento SEO del nostro sito internet. La risposta è arrivata direttamente da Google nell'ormai lontano 2011. Big G chiarì, una volta per tutte, che gli errori 404 non influenzano il ranking delle pagine con status code 200 che ci indica che tutto è ok e sta funzionando correttamente (nonostante l'errore). Nonostante questa precisazione di Google, comunque, è meglio procedere alla correzione di questi errori utilizzando una redirezione. Ciò vale soprattutto in alcuni casi specie quando i contenuti ricercati non sono stati eliminati ma semplicemente spostati. Anche se troviamo un backlink con un HTTP 404 legato ad un errore di digitazione nell'URL da parte del webmaster è bene sostituirlo con un errore 301 in modo da non andare incontro a perdite di traffico, economicamente deleterie, soprattutto se il nostro sito è un e-commerce.

Quali pericoli si nascondono dietro l'errore 404?

Nonostante, come abbiamo detto, in molti pensino che la presenza di pagine con errore 404 nel proprio sito possa andare ad influenzare negativamente il ranking, quest'affermazione non è sempre corretta. Nel momento in cui la pagina non viene trovata, viene semplicemente cancellata dagli indici dal momento che non ha più carattere di utilità per gli utenti né risulta essere utile.

Come trovare e correggere gli errori 404

Trovare gli errori 404 all'interno del nostro sito internet non è un'operazione complicata. Possiamo avvalerci, infatti, di alcuni strumenti SEO per farla. Tra i migliori, al momento, ve ne sono tre: Google Search Console e Xenu. Vediamo come procedere per la ricerca dell'errore 404 con ognuno di essi.

  • Google Search Console, scovare gli errori 404

Se il nostro sito risulta verificato con Google Search Console possiamo utilizzare questo strumento per trovare qualunque errore 404 al suo interno. Per farlo

- accediamo al pannello di controllo e dalla voce "Salute" andiamo a selezionare "Errori di scansione". Verranno visualizzati gli errori presenti nel nostro sito. Ogni errore 404, in particolare, verrà mostrato in corrispondenza della voce "Non trovato".

- A seconda di quanti errori sono stati trovati nella scansione del nostro sito, viene creata una lista che li contiene tutti e che possiamo tranquillamente scaricare mediante la voce Download. Per conoscere i dettagli di ogni singolo errore, comunque, ci sarà sufficiente cliccare su ogni singolo risultato.

- Una volta proceduto con le correzioni che è bene effettuare una di seguito all'altra (in modo che non ci sfugga proprio nulla) possiamo comunicare a Google Search Console che abbiamo effettuato la correzione mediante "Segna come corretto".

  • Xenu, come scovare l'errore 404

Xenu è tra i software gratuiti migliori per scovare eventuali errori 404 nel nostro sito internet. L'utilizzo risulta, tra l'altro, molto semplice. Naturalmente prima di poterlo utilizzare, è necessario scaricarlo dal web ed installarlo sul nostro personal computer.

- Apriamo, quindi, il software e clicchiamo su "File". Da qui, poi, andremo a selezionare la voce "Check URL". A questo punto, inseriamo l'URL su cui intendiamo effettuare la scansione. Non dimentichiamoci di iniziare l'indirizzo con http:// e di chiuderlo con /. Qualora lo volessimo, possiamo anche scansionare i link esterni al sito internet selezionando semplicemente la voce "Check External Links".

- All'interno della voce View potremo visualizzare l'elenco degli errori 404. Non ci rimane che individuare le pagine che li contengono. Per farlo, basta cliccare su un risultato rosso (appunto l'errore) con il tasto destro del mouse e scegliere "URL Properties". Nel riquadro più basso della finestra che si aprirà un elenco contenente tutte le pagine che restituiscono un errore 404.

E se non valesse la pena correggere l'errore 404?

È importante sapere che non sempre vale la pena correggere gli errori 404. Ci sono alcuni casi in cui è meglio lasciar perdere. Ne possiamo indicare, in particolare, tre:

  1. quando ci troviamo difronte a pagine eliminate per cui non sono disponibili pagine sostitutive o equivalenti. In questo caso conviene lasciare la pagina in errore ed eliminare gli eventuali link interni che puntano verso questa. In questo modo, con il passare del tempo, le pagine in questione verranno eliminate anche dai risultati di ricerca di Google e, in generale, dei motori di ricerca;
  2. quando ci troviamo difronte a pagine che non sono mai esistite;
  3. qualora non riconoscessimo un indirizzo sul nostro sito internet.

Contattaci per maggiori informazioni sull'errore 404

Alcuni consigli per risolvere un errore 404 e bypassarlo

Una volta che abbiamo scovato l'errore è indispensabile provvedere a risolverlo. Prima di procedere ad una diagnosi avanzata è importante seguire alcuni passaggi che potrebbero, già di per sé, risolvere in maniera molto rapida la problematica.

- Per prima cosa, andiamo ad effettuare l'aggiornamento della pagina. Per farlo forzando l'URL possiamo premere il tasto F5 sulla nostra tastiera. Nel caso in cui la pagina che stiamo cercando non venisse visualizzata in maniera corretta potremmo trovarci difronte ad un errore.

- Cancelliamo la cache e i cookie. Se siamo in grado di connetterci al nostro portale utilizzando altri dispositivi, come ad esempio uno smartphone, svuotare la cache e cancellare i cookie potrebbe risolvere l'errore in maniera semplice.

- Può sembrare banale ma, quando compaiono queste problematiche, occorre sempre verificare di aver digitato correttamente l'URL. Basta un carattere fuori posto per andare incontro al problema.

- Utilizziamo il nostro antivirus e procediamo con la rimozione di eventuali malware presenti nel nostro sistema. La totale protezione del computer è indispensabile per evitare la comparsa del 404 Not Found.

- Se riscontriamo un errore in un sito possiamo contattare il proprietario per informarlo. Se, invece, il sito è nostro possiamo contattare il nostro web host andando a chiedere a lui informazioni in merito alla risoluzione del problema.

Una cosa deve essere sempre chiara. Una pagina che presenta questo errore non è persa per sempre. Dedicandoti qualche minuto potrai visualizzarla comunque e, dunque, bypassare l'errore 404. Ti basterà effettuare l'accesso ad una delle vecchie versioni della pagina in questione che, invece, allo stato attuale genera un errore. Dovrai accedere, dunque, alla cosiddetta copia cache, una vera e propria copia delle pagine web generate automaticamente e ad intervalli regolari. Sono due gli strumenti principali di cui puoi avvalerti per bypassare gli errori 404: la cache di Google e Wayback Machine. Andiamo con ordine.

Cache di Google
La cache di Google è la soluzione più rapida e sicura per ottenere una copia della pagina che ci interessa. Se, infatti, le risorse sono ancora indicizzate su Google, è quasi certo che sia disponibile una copia inn cache. Prima di continuare, però, è doveroso fare una precisazione. Le pagine ricavate attraverso questi metodi non sono mai aggiornate (per ovvio motivi, dato che risalgono a tempi precedenti). Non è utile, dunque, ricorrere al bypassaggio dell'errore 404 se siamo alla ricerca di una notizia attuale per la qual cosa, invece, è meglio contattare il proprietario del sito e comunicargli il problema.
  • A questo punto, iniziamo ad accedere alla cache di Google.
  • Digitiamo l'indirizzo internet della pagina che stiamo ricercando e clicchiamo su Invia per dare il via alla ricerca.
  • Osserviamo la SERP e individuiamo il risultato che mostra maggiore pertinenza con quanto stiamo ricercando. Vicino all'URL dovremmo trovare una freccia che punta verso il basso. Attenzione perché non tutti i risultati saranno "accompagnati" da questa freccetta. Clicchiamo sulla freccia in questione e selezioniamo la voce Copia Cache. Se è stata salvata una copia ci verrà mostrata praticamente subito e ci troveremo, dunque, alla pagina che stavamo cercando.
Un'altra strada che possiamo utilizzare per accedere alla cache di Google è quella di inserire nella barra di ricerca il testo cache:[indirizzo pagina cercata] dove, ovviamente, dovremo sostituire la stringa "indirizzo pagina cercata" con l'URL della pagina che ci interessa trovare.

Wayback Machine

Wayback Machine è un sito specializzato nel conservare le copie cache dei vari siti internet presenti sul web. Una vera e propria risorsa se stiamo cercando una pagina oggetto di errore che ci permette di visualizzarla facendo un salto indietro nel tempo.
  • Accediamo alla pagina principale del sito Wayback Machine.
  • Andiamo ad incollare nell'apposita sezione l'URL della pagina ricercata. Clicchiamo su Invio per dare il via all'operazione di recupero. Ci verrà mostrata una sorta di pagina temporale in cui potremo selezionare anche l'anno che più ci interessa visualizzare (sempre in merito a quella data pagina). Specificando, poi, mese e giorno potremmo trovarci dinnanzi alla soluzione.
Il condizionale, in effetti, è obbligatorio dato che, benché le possibilità di successo siano molto alte, non è detto che si riesca a raggiungere l'obiettivo di visualizzare la pagina oggetto di errore 404. Se ciò non dovesse accadere non ci rimane che contattare il webmaster chiedendogli come fare per accedere alla pagina in questione.

Gli errori Soft 404

Insieme agli errori 404 possiamo trovarci dinnanzi anche ai cosiddetti errori soft 404.

Si tratta di errori che si verificano quando i web servers restituiscono codici di risposta diversi da 404 o 410 nonostante le pagine ricercate siano effettivamente inesistenti.

Questi, differentemente al classico 404, restituisce al browser un codice di risposta 200, ovvero OK. Questo succede quando i server gestiscono indirizzi internet che non funzionano in maniera corretta per cui l'utente che ne ha fatto richiesta viene reindirizzato ad una pagina che, invece, è valida come può essere, ad esempio, una Home Page o una pagina 404 personalizzata che è sempre consigliabile impostare. Differentemente da quanto accade per i 404, ogni pagina che risponde con un soft 404 rappresenta dei problemi per gli spider di Google che potrebbero richiedere parecchio tempo per scansionarli e che andrebbero ad indicizzarle benché si tratti di contenuti che non ha senso indicizzare. Potremmo trovarci difronte ad un tempo perso inutilmente e che potrebbe, invece, essere dedicato a pagine più importanti.

Come procedere alla gestione e all'ottimizzazione delle pagine con errore 404 soft? Occorre innanzitutto che verifichiamo la natura di ciascuna pagina. Se queste non sono disponibili e non siamo in possesso di una pagina che faccia da sostituzione è meglio procedere in modo che le pagine in questione restituiscano, invece di un errore soft, un 400 o un 410. Qualora, invece, si tratti di pagine che abbiamo semplicemente spostato è bene procedere ad un reindirizzamento 301 in modo che gli utenti atterrino nelle destinazioni pertinenti alla loro ricerca.

L'importanza della creazione di una pagina di errore 404

Attualmente sono diversi i CMS che permettono di generare, in maniera del tutto automatica, una pagina di errore 404 nel momento stesso in cui una pagina, all'interno del nostro sito internet, non venga trovata. Quelle previste, in questo caso, sono però pagine standardizzate che, però, è sempre consigliabile personalizzare utilizzando le estensioni previste dai vari CMS. Se questa possibilità non è contemplata occorre creare da zero la pagina di errore 404. Tranquilli! Non è complicato e basteranno pochi passaggi per ottenere un buon risultato.

Andiamo a creare la pagina di errore all'interno della root ed apriamo il file .htaccess nella root. Inseriamo al suo interno un collegamento a "ErrorDocument 404/404.html" e salviamo le modifiche. Utilizzando questo codice si otterrà la generazione della pagina di errore.

Possiamo, a questo punto, verificare di aver fatto correttamente il lavoro aprendo una pagina qualunque che siamo certi non esistere all'interno del nostro sito. Nel momento in cui comparirà la pagina di errore 404 appena creata saremo certi di averla correttamente impostata.

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980true02/11/2022 13:00:3004/05/2021 00:11:02Cos'è la frequenza di rimbalzo?09/12/20194Desirée Pucciio.webp//doweb.srl/download/decv/1790/io.webp?20191209144231frequenza-di-rimbalzo.webp//doweb.srl/download/decv/1791/frequenza-di-rimbalzo.webp?20191209144231La frequenza di rimbalzo è una metrica molto importante per stabilire l'efficacia di un sito web. Ecco perché è importante analizzarla a fondo con gli strumenti messi a disposizione da Google Analytics.https://www.facebook.com/traduzioniprofessionalifirenze/Cos'è la frequenza di rimbalzo?
La frequenza di rimbalzo è una metrica che misura la percentuale di persone che atterrano su un determinato sito web e non producono nessuna azione significativa sulla pagina visitata.

Questo significa, in sostanza, che gli utenti non cliccano su una voce di menu o su un qualsiasi altro link interno presente sulla pagina. In casi come questo il server di Google Analytics non riceve un “trigger”, ovvero un input, dal visitatore.

Si dice che un utente “rimbalza” quando non si è verificato alcun coinvolgimento con la pagina di destinazione e la sua permanenza sul sito web si limita alla sosta su una singola pagina.

La Frequenza di Rimbalzo può essere utilizzata come metrica per capire la qualità di un sito web, una landing page e, di conseguenza, la tipologia e i comportamenti del proprio pubblico di riferimento. Per questa ragione è un fattore da tenere in considerazione quando ci si occupa della realizzazione di siti.


Come calcola la frequenza di Rimbalzo Google Analytics?
Secondo quanto riportato da Google, la frequenza di rimbalzo è una sessione a pagina singola divisa per tutte le sessioni oppure la percentuale di tutte le sessioni in cui gli utenti hanno visualizzato solo una singola pagina e attivato una sola richiesta al server Analytics.

In poche parole, Google Analytics si occupa di raccogliere tutte le sessioni in cui un visitatore ha visitato solo una pagina e la divide per tutte le sessioni occorse.

Per essere ancora più chiari, avere un’alta frequenza di rimbalzo può prospettare uno dei seguenti scenari:

- La qualità della pagina è particolarmente bassa e l’utente non trova niente di interessante con cui interagire per procedere con la visita.

- Il pubblico che visita una pagina del sito non corrisponde allo scopo stesso della pagina in quanto non è portato ad interagire in alcun modo con essa o con altre pagine del sito web.

- I visitatori trovano nella pagina di atterraggio tutte le informazioni di cui necessitavano e quindi non hanno bisogno di proseguire la visita.


Frequenza di rimbalzo : come interpretarla?
La rilevanza della frequenza di rimbalzo dipende molto, secondo quanto riportato dai professionisti del posizionamento siti web, dallo scopo della pagina stessa; se lo scopo di quest’ultima è puramente informativo, una frequenza di rimbalzo elevata non è di per sé una cosa negativa.

Naturalmente, anche nel caso di un sito informativo come può esserlo un blog, l’auspicio è sempre quello che le persone leggano più articoli articoli possibili, che si iscrivano alla Newsletter e molto altro ancora, creando uno status di engagement profondo che li spinga a tornare.

Nel caso della tipologia di sito appena citato, però, è piuttosto normale che un visitatore si limiti a consultare la pagina di atterraggio, magari stuzzicato esclusivamente da quello specifico contenuto. Naturalmente, in questo caso, non viene inviato alcun trigger al server di Google Analytics, quindi si può parlare di “rimbalzo”.

Una cosa intelligente da fare quando si è proprietari di un blog, è creare un segmento che contenga solo i "Nuovi visitatori"al fine di verificare se la frequenza di rimbalzo tra i nuovi utenti è elevata.


Frequenza di rimbalzo : quando è buona?
Come insegnano gli esperti di posizionamento siti web, sono molte le variabili che determinano quando una frequenza di rimbalzo è da considerarsi buona, tra cui :

- tipologia di sito web
- tipologia di attività di riferimento
- tipologia di settore di riferimento
- localizzazione geografica
- tipologia di dispositivi utilizzati
- grado di responsività del sito

Secondo quanto riportato dai principali dati statistici, la maggior parte dei siti web registra una frequenza di rimbalzo che oscilla tra il 26% e il 70%.

Sempre secondo recenti statistiche, la media delle frequenze di rimbalzo in base alla tipologia di sito web è la seguente:

- blog: 70-98%
- siti web di contenuti: 40-60%
- ecommerce B2C: 20-40%
- siti di servizi: 10-30%
- landing Pages: 70-90%

Come regola generale, una frequenza di rimbalzo che cade nell'intervallo tra un 26 e un 40% è eccellente, una che cade tra il 41 e il 55% è approssimativamente nella media, mentre una che cade tra il 56 e il 70% è superiore alla media. Una frequenza di rimbalzo che supera il 70% è da considerarsi insoddisfacente qualsiasi sia la tipologia di sito web.

Quando un sito web presenta una percentuale di rimbalzo tra il 25 e il 30%, molto probabilmente significa che si è raggiunto l’obiettivo prefissato e si è riusciti nell’impresa non sempre semplice di tenere “incollati” al sito stesso i visitatori per un lasso di tempo prolungato che ha consentito la visita di numerose sezioni.

Come già accennato in precedenza, una frequenza di rimbalzo media si attesta tra il 40 e il 55%; in questo caso, dovrebbero essere verificati attentamente tutti i dati riportati da Analytics per riuscire a promuovere una maggiore interazione e, di conseguenza, abbassare ulteriormente la percentuale di rimbalzo.

Il vero problema, dunque, avviene quando la frequenza di rimbalzo supera il 60%; in questo caso è decisamente opportuno fare un’indagine approfondita del proprio segmento di pubblico per capire quali sono gli elementi che comportano una frequenza tanto negativa.

Quando oltre il 75% degli utenti non rimbalza, l'implementazione di una analisi errata dei dati è probabilmente la causa principale. Individuare la motivazione specifica che spinge i visitatori e non creare coinvolgimento con il sito web non è sempre semplice, ma secondo alcuni studi in merito, è possibile che la presenza di “call to action” precedenti all’ingresso vero e proprio nel sito web possano scoraggiare in modo consistente i visitatori dal proseguire la navigazione all’interno del sito.

Per essere più chiari, possiamo prendere ad esempio una modal box che invita l’utente ad iscriversi alla newsletter che compare immediatamente subito dopo l’atterraggio sulla pagina; la gente spesso viene infastidita dalla presenza di una “finestra” intrusiva e tende a lasciare il sito web prima ancora di averlo visitato e prima di aver eseguito qualsiasi tipo di azione.

Quando la frequenza è addirittura superiore al 90%, significa, in parole povere, che tutti gli utenti che atterrano su una determinata pagina del sito rimbalzano.

Anche in questo caso, non è mai semplice individuare in maniera precisa la causa del problema, ma c’è da dire che con una percentuale tanto alta è molto probabile che le cose da aggiustare siano davvero molteplici.

Le cause di una frequenza di rimbalzo tanto alta potrebbero essere una cattiva progettazione del sito per i device mobile, una mancanza di incompatibilità con uno o più browsers o un codice di monitoraggio totalmente errato.

Quando si decide di analizzare a fondo la frequenza di rimbalzo, è molto importante prendere in considerazione i dispositivi mobili; gli utenti che utilizzano lo smartphone o il tablet per navigare sul web hanno maggiori probabilità di rimbalzare.

In genere, si prevede che la frequenza di rimbalzo del cellulare incida circa il 10-20% in più rispetto al desktop.


Come interpretare correttamente la frequenza di rimbalzo
Conoscere le percentuali relative alla frequenza di rimbalzo è importante, ma è ancora più importante capire come valutare e imparare ad interpretare le informazioni di questa metrica. Un modo utile per interpretare la meglio i dati relativi alla frequenza di rimbalzo, è senza dubbio quello di rivolgersi a professionisti specializzati nel settore relativo al posizionamento dei siti web. Per approfondire personalmente la questione, è necessario precedere con una adeguata analisi dei seguenti fattori:

- comportamento dell'utente
- tipologia di pagina
- qualità della pagina
- tipologia di visitatore
- tipologia di dispositivo utilizzato
- tipo di canale di marketing


Comportamento dell'utente
Lo scopo principali di un sito e/o di